“LA MIA ROVINA SEI TU”, IL NUOVO ROMANCE DI L.A. COTTON: SEGNALAZIONE

Cover LA Cotton

TITOLO: La mia rovina sei tu

SERIE: Rixon Raiders Vol.3

AUTORE: L.A. Cotton

EDITORE: Queen Edizioni

GENERE: New Adult

PAGINE: 340

FORMATO: Ebook – Copertina flessibile

PREZZO: 3,99 Ebook – 12.90 copertina flessibile

DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 Maggio 2020

NB: Ebook disponibile nei vari store

Sinossi.

Mya Hernandez ha delle cicatrici. Quel tipo di cicatrici che vanno in profondità e lasciano il segno.

Rixon doveva essere solo un luogo temporaneo in cui nascondersi, ma sta diventando qualcosa di più. Sicuramente questo non ha niente a che fare con il giocatore di football biondo dagli occhi blu che riesce a farla ridere e a credere ancora nelle favole. Anche se lei sa che la sua vita è destinata a essere solo una tragedia.

Asher Bennet ha dei segreti. Non segreti scandalosi, ma segreti che ti logorano e ti divorano l’anima. Visto da fuori, lui è Mr Popolarità, sempre pronto a fare festa e a causare un po’ di guai.

Ma vorrebbe che qualcuno riuscisse a vedere chi è. Chi è davvero. È un peccato che l’unica ragazza

che ha saputo guardare oltre la sua maschera lo consideri solo un amico. Probabilmente è la cosa migliore, però. Lei è diversa. Una combattente. Lei è tutto ciò che lui vuole e non può avere.

Ma presto il passato di Mya e il presente di Asher si scontrano in un modo che nessuno dei due credeva possibile. E all’improvviso la cosa di cui hai più bisogno è l’unica cosa che dovresti odiare.

Biografia Autore.

Autrice di Young Adult e New Adult Romance.

Scrive le storie che vorrebbe leggere: storie che creano dipendenza, piene di rabbia adolescenziale, tensione, colpi di scena e svolte. Vive in una piccola città nel centro dell’Inghilterra, dove al momento si destreggia tra l’essere una scrittrice a tempo pieno e fare da madre/arbitro a due bambini. Nel suo tempo libero (e quando non è accampata di fronte al computer) è probabile trovarla immersa in un libro,

lontana dal caos della vita. Le piace connettersi e interagire con i suoi lettori, e puoi trovarla su:

http://www.lacotton.com

“HO SBLOGGATO” OPERA PRIMA DELLA BLOGGER CINZIA CAPPELLI – RECENSIONE

HO SBLOGGATO

Un piccolo grande gioiello, uno spaccato di vita moderna che passa attraverso gli occhi dell’autrice , senza subire distorsioni.

La blogger pone sotto la luce del microscopio esperienze di vita vissuta, sua e qualche volta di altri, senza mai incorrere nell’errore di esprimere un facile quanto affrettato giudizio, fornendo lo spunto per numerose riflessioni.

Non mancano, nella narrazione, ingredienti vincenti quali l’ironia e l’autoironia che da sempre caratterizzano la personalità di Cinzia e il suo modo di scrivere.

Ogni capitolo pone in evidenza un aspetto particolare dell’esistenza, donando al lettore la capacita di immedesimarsi, in nome di quell’empatia che contrassegna il modo di essere dell’autrice, ossia una di quelle persone che lei stessa, in un capitolo dell’opera , definisce con l’acronimo P.A.S., ovvero persone altamente sensibili.

Consiglio pertanto la lettura di questo primo lavoro dell’autrice che, dopo anni trascorsi a leggere e a recensire con passione sincera le opere altrui, ha finalmente maturato l’esigenza di scriverne una sua: sono certa che non ne rimarrete deluse.

UNA VITA PER LA POESIA: INCONTRO CON ANTONELLA MASSA

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Ciao Antonella, benvenuta sul mio blog Liberi Libri e Non Solo: come e quando ti sei avvicinata alla poesia?

Ciao Ilaria, molto lieta di partecipare al tuo blog.

Sono cresciuta in mezzo ai libri, alla musica e all’arte. Ho sempre respirato poesia e già da piccola amavo leggere libri. Ho imparato poi ad apprezzarla davvero al liceo fino a prendere consapevolezza che potevo scrivere in versi entrando cosi in un mondo meraviglioso, colmo di pace e d’amore.

La vera produzione poetica comincia però solo alcuni fa, in concomitanza di un periodo un po’ burrascoso della mia vita, e trovare la strada della bellezza e dei sogni è stata una sorpresa, una fortuna e un valido aiuto. In seguito ho conosciuto altri autori e poeti con i quali ho condiviso bellissimi e poetici momenti e ho imparato molto.

Cosa rappresenta la poesia per te, una fuga od un appiglio alla realtà?

La poesia rappresenta tante cose e a secondo dei momenti ma direi che è soprattutto espressione del vero sè e quando è autentica è un’oasi dove l’anima si ristora dalla vita quotidiana e da una realtà talvolta arida e pesante. Ma è’ anche un modo di essere, di vivere la vita e di affrontare la realtà. Innalza la nostra prospettiva e la consapevolezza di noi stessi e del mondo. Ciò che ci manca o non è lo troviamo comunque dentro di noi……l’Amore, la bellezza, la pace, i sogni, i ricordi sono linfa vitale ed energia positiva e credo inoltre nella funzione terapeutica e catartica della poesia.

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Sei raccolte di liriche e molte partecipazioni ad antologie poetiche: quanto ti senti legata alle tue opere e quanto ti rappresentano?

Sono molto legata alle mie opere perchè raccontano momenti di vita, sogni, ricordi ed emozioni. Ogni libro è di valore solo perchè scritto con il cuore, per me stessa in primis, ed è sempre lì disponibile a regalare magia. Mi piace pensare che sia anche un dono al mondo oltre che una bella esperienza onirica, metafisica se vogliamo, lungo un percorso di ricerca interiore. Si parla d’ amore nei vari aspetti, di sogni luminosi e nostalgie ma il messaggio e sempre colorato, positivo e rasserenante. Credo che i poeti debbano soffiare amore nel vento, seminare fiori e accendere stelle e indugiare poco nella tristezza o in sentimenti cupi perchè se impari a volare puoi scegliere le emozioni che preferisci o ti fanno stare meglio. Mi rappresentano in quanto esprimono il mio modo di essere e sentire.. i miei ideali.. c’è la mia anima.. ed il cuore…..sono parte di me… ognuno diverso eppure simili… sono i miei figli!

Molti e prestigiosi sono i riconoscimenti che hai ricevuto: quanto, gli stessi, sono stati uno stimolo per te per il tuo poetare?

I riconoscimenti letterari sono sempre una bella notizia e fanno piacere perchè si viene considerati e apprezzati anche da altri in ambito letterario ma sinceramente non sono un obbiettivo importante e/o un grande stimolo per me perchè io scrivo solo se sono ispirata, soprattutto per me ed eventualmente per chi gradisce, e partecipo in genere a pochi concorsi. Certo, se qualcosa di mio piace anche ad altri è comunque una soddisfazione e l’autostima sorride.

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Poesia e musica si incontrano per te in Petali di Luce nell’ambito del progetto La melodia delle parole, a cura della associazione Teatro-Cultura Beniamino Joppolo di Patti (Me): vuoi parlarcene?

Ho aderito a questo importante progetto della prestigiosa Fondazione nel 2014, un Cd musicale con mie 24 mie liriche, su invito del presidente Dott. Ruggeri. Nasceva dall’ esigenza di portare avanti la poesia come una nobile missione e dove la musica, in armonia con le parole, ne amplificava il messaggio, in un momento storico come il nostro caratterizzato dalla crisi di valori, e da condizioni di solitudine e di buio per molte persone. Una bellissima pubblicazione in cui le poesie sono declamate dallo stesso presidente Dott. Ruggeri con un sottofondo musicale di Franco Caliò autore ed esecutore dei brani.

In quali progetti sei impegnata, attualmente?

Sono impegnata in attività di presentazioni,reading letterari e confronti su vari temi con altri autori che trovo sempre molto interessanti. E un periodo in cui non sto scrivendo molto…. ascolto, osservo, medito, leggo di più forse e mi dimentico di scrivere…però sto valutando nuove opportunità e idee…. cosi come ho in mente un nuovo libro che sto cercando di focalizzare al meglio… e chissà !

Lascia un messaggio ai nostri lettori...

In questo mondo frenetico in cui i valori sono spesso trascurati e dimenticati e dove spesso le apparenze contano di più della sostanza prendo le parole di Pavese a Fernanda Pivano del 1943 si faccia una vita interiore – di studio, di affetti, d’interessi umani che non siano soltanto di «arrivare», ma di «essere» – e vedrà che la vita avrà un significato ” e il mio personale anche “ cercate la strada della bellezza e della verità e non dimenticate i vostri sogni.. loro non si dimenticano di voi ”

ILARIA GRASSO

TACHEA, IL ROMANZO DI GIOVANNA GUARDIANI SULL’AMORE PER SE STESSI

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Tachea, il romanzo di Giovanna Guardiani, pubblicato da Nulla Die, è una storia sul bisogno intimo di leggerezza che mostra Tachea, appunto, la protagonista e che appartiene intimamente ad ognuno di noi.

Tachea è una dolce signora che ha raggiunto ormai un’età e con essa la consapevolezza che spesso non è tipica della giovinezza, ovvero quella che ogni giorno è un dono e come tale va vissuto e va vissuto con la liberazione della proprie zavorre che limiterebbero la felicità di un’esistenza.

Tachea è, al tempo stesso, protagonista ed osservatrice di questa storia narrata con accuratezza e con linearità: la storia si lascia leggere dal momento che, oltre che coinvolgente, è lineare, come sempre i romanzi di Giovanni Guardiani.

Tachea è un libro sull’amore, ma prima ancora è un libro sulle relazioni umane, sulle relazioni su cui si fonda la vita di ogni persona, e delle quali è impossibile riuscire a fare senza.

Tachea è un libro sulla capacità di dubitare perché il dubbio rappresenta lo stimolo a cercare, il motore profondo della curiosità e perché solo gli sciocchi non hanno dubbi mai.

Tachea è un libro sulla passione, sulla passione per un uomo, sulla passione per il proprio lavoro e sulla passione per le cose in genere e tutti gli argomenti della storia passano come immagini dagli occhi di Tachea che giunge a cogliere l’origine più intrinseca dell’amore vero: l’amore verso sé.

ILARIA GRASSO

TRASFORMARE LA PROPRIA ESISTENZA IN UN’OPERA D’ARTE: RECENSIONE A “COME SALVARSI LA VITA”, IL ROMANZO DI GIOVANNA GUARDIANI

Giovanna Guardiani

“Ci sono individui in grado di trasformare la propria vita in un’opera d’arte”: credo che il cuore e il fulcro del libro di Giovanna Guardiani, “Come salvarsi la vita”, edito da Nulla Die, sia rappresentato proprio da questo concetto che lei esprime esplicitamente ad un certo punto della sua storia.

Quello in cui riesce appunto la sua protagonista, Sofi, nel momento esatto in cui decide di salvarsi, e ci riesce.

Sofi decide di salvarsi quando, dopo la fine della sua tormentata storia con Albert, acquista un computer a cui affidare pensieri ed emozioni, attraverso la scrittura.

Il rapporto con Albert era tormentato, è vero, ma l’amore nei riguardi del suo ex partner, psicanalista, esiste ancora forte dentro lei, ben radicato: Sofi è perfettamente consapevole che quello per Albert è un sentimento solo interrotto, per giunta volutamente, e NON finito. Un sentimento d’amore che è smarrito, ma che non è affatto perso: ESISTE.

E la giovane Sofi dispone di due grandi appigli, per salvarsi: uno è la sua professione, quella di insegnante, e l’altra è la sua propensione a scrivere, la sua passione intima per la quale riesce ad affidare ad un computer i suoi pensieri, come ad interlocutore silenzioso e complice, e più che mai vicino.

Sofi decidendo di comune accordo con Albert di chiudere la sua storia sentimentale ha ignorato di non esser preparata a vivere nella sua assenza, che resta in lei, in effetti, una presenza tacita, intima, socchiusa nelle stanze più recondite del cuore e che la spinge a decidere addirittura di non farne parola con nessuno.

Sofi desidera infatti conservare appieno la dignità del suo dolore proprio evitandolo di condividere: il suo scopo è quello di non cadere vittima delle varie interpretazioni, che inevitabilmente arriverebbero, spesso troppo superficialmente anche da chi ci vuole veramente bene o dice di volercene.

Sofi è una giovane donna piena d’amore, amore che la stessa riversa sui suoi piccoli alunni, rappresentando per loro una preziosa guida non solo a scuola, ma anche nella vita, perché vita e scuola procedono parallelamente, come in effetti avviene da sempre.

“Come salvarsi la vita” è un libro sull’amore in primo luogo per se stessi, ma è anche un libro sulle relazioni umane, di ogni tipo, perché se è vero che possediamo i mezzi per salvarci, è altrettanto vero che nessun uomo è un’isola e che nessuno, poi, si salva solo.

E se è vero che l’artista (in questo caso, Giovanna Guardiani) si avvicina al Dio Creatore poiché in grado di creare la bellezza, l’autrice di questo libro vi è riuscita appieno nell’impresa.

ILARIA GRASSO

RECENSIONE DI “MADRE NATURA”, DI BLOND PORN FERRET, A CURA DI THONY BRANDON

Madre natura

Ilaria Grasso, in arte Blond Porn Ferret, è una scrittrice e redattrice di talento, carismatica, dal fascino semplice e di grande flessibilità nel raccontare storie appassionanti e avvincenti come quelle di questo libro ovvero ” Madre Natura”, che ho avuto modo di leggere in anteprima, e che invita pagina dopo pagina a una lettura scorrevole e piacevole. Una carrellata di racconti che sottolineano il rapporto tra madre e figli, per figli non s’intende solo quelli propri ma anche di terzi. Figli voluti ma mai avuti davvero e che per amore universale arrivano riempiendoti la vita così, miracolosamente. Storie avvincenti, drammatiche, con lieto fine o che ti lasciano l’amaro in bocca. L’essere madre senza perfezione e senza riserva alcuna. L’amore incondizionato, che abbraccia le mille sfaccettature del rapporto genitori e figli. Le condizioni delle donne dei tempi moderni a quelli più lontani. Storie di figli legittimi o adottivi, ma pur sempre figli, figli di eterosessuali e figli di famiglie arcobaleno. Figli di donne forti e fragili allo stesso tempo, che mirano a una vita migliore perché la loro condizione è fatiscente, incongrua con la realtà. Figli nati dall’amore , figli nati tra la disperazione, figli nati dalla prostituzione. Madri gentili, madri crudeli. Questo libro racconta una serie di situazioni, madri giovani con forte personalità, pronte a tutto pur di vivere i propri figli in modi differenti. Ognuna esprime le emozioni in modo vero e ben dettagliato, con sfumature culturali, etnie e pensieri differenti. Donne forti, accomunate dal filo rosso del coraggio, animate dalla voglia di combattere e di restare in piedi sempre, nonostante le avverse condizioni della vita.

Di questo libro il racconto che mi ha segnato di più è quello di una ragazzina di 13 anni venduta dalla propria madre in un bordello di Dacca sito in Bangladesh. Dove il tasso di prostituzione giovanile è un business non indifferente e legale in quelle terre.

La protagonista è persa nell’ovvio di una vita costretta, di un non accettare la sconfitta della sua esistenza. Smarrita l’autostima, Maimoona si racconta con gran rancore e rammarico, colei che l’aveva messa al mondo, invece di proteggerla l’abbandonò tra le braccia dei carnefici, uomini che non vedevano in lei una bambina ma un oggetto sessuale, da usare, pagare e gettare via ogni giorno.

“Se non mi amò mia madre, chi mai dovrebbe farlo?”

Speranze assenti, la luce entra a fatica nella sua vita buia e incatenata a vizi carnali lussuriosi. Un continuo calvario, che la protagonista cerca di ricordare il meno possibile con la speranza di sopravvivere all’inferno, nonostante tutto. Dimenticare le mani, l’odore, il sesso violento e sporco, non fu per niente facile.

“Ho rimosso per continuare a vivere una vita che non mi appartiene e non mi è mai appartenuta e che mai sarà veramente mia, perché ho fatto un giuramento terribile. Ogni giorno sono in mostra, nella vetrina sporca del piacere ad ore, alla mercé di uomini di ogni età ed estrazione, di ogni luogo e da nessuno”.

Difficile trovare le giuste parole, difficile giudicare nel mondo il vivere di queste bellezze rubate e depredate della purezza della loro esistenza. Donne, ragazze, bambine. Bambine che dovrebbero giocare e ridere, ma che spesso vediamo nelle strade delle nostre città, nelle vetrine di città non solo indiane, ma europee, vendute come merce, tra gli affari loschi, sporchi di uomini disumani e ingordi di potere e lussurie. Quante volte queste donne vengono insultate pesantemente e senza sapere nulla del loro vissuto, del perché si ritrovano a fare una vita così ingiusta, c’è chi lo fa per scelta, c’è chi invece come Maimoona è costretta dalla propria madre mostro a vivere una vita sporca che ti macchia il velo dell’innocenza per l’intera vita. Una svolta davvero importante è la gravidanza che si trova a vivere, la speranza nel cuore di Maimoona quando dice “spero che sia maschio così da avere un destino differente dal mio e lo chiamerò Amir, perché Amir in persiano, significa RE. Lui è i mio Re e io lavorerò duro per lui, perché per una volta nell’ombra della sua esistenza ha trovato un’ancora di speranza e salvezza”.

THONY BRANDON, PITTORE E SCRITTORE

Noi e i nostri demoni interiori: recensione a Pericoloso come il cioccolato, di Eva Mangas

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Pericoloso come il cioccolato è il nuovo romanzo di Eva Mangas, una storia, senza dubbio, originale, che unisce il terreno all’ultraterreno, la vita reale a quella sovrannaturale, il regno dei vivi a quello dei morti, e lo fa con naturalezza e con delicatezza.

La storia è quella di Sara che, alle soglie dei quarant’anni si trova a rivedere un po’ tutta la sua vita, anche se ha un’attività di cioccolateria molto ben avviata, un marito che la ama e due bambine splendide: anche se tutto è luce, dentro alla sua vita, Sara comunque nasconde un’ombra che da sempre la perseguita e che diventa forte ed intensa tutto a un tratto, in un giorno apparentemente qualunque, quello in cui torna a farle visita, del tutto inaspettato, Davide, il suo ex, colui che l’ha lasciata alle soglie delle nozze e che è morto tragicamente, 8 mesi circa prima di apparirle.

E il fantasma di Davide non fa che evocare in Sara i fantasmi di un passato di fatto mai dimenticato, il ricordo di un amore solo interrotto e mai finito, un amore il cui ricordo è ancora perfettamente vivido, all’interno del suo cuore di donna ormai matura.

E l’incontro/scontro con il suo Davide riaccende, in Sara, una passione mai sopita, la passione intima e carnale che li aveva uniti tanto tempo prima e che ancora li unisce, nonostante Sara abbia ormai una famiglia ed un’esistenza che sembra proseguire liscia, ed è tutto in quel “sembra”, in verità.

Pericoloso come il cioccolato è una storia originale nel suo genere, un viaggio introspettivo oltre che nella vita di una donna, Sara, che appunto è protagonista della storia, assieme al cioccolato, a proposito del quale l’autrice è attenta a riportare numerose citazioni, in apertura di ogni capitolo.

Pericoloso come il cioccolato è una storia che consiglio, un po’ ad esorcizzare i propri demoni interiori: tutti ne abbiamo, in fondo.

ILARIA GRASSO

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La vita e le donne ne “Le stelle di Srebrenica” (Leucotea Edizioni), di Daniela Quadri

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Le stelle di Srebrenica, pubblicato da Leucotea Edizioni, è il primo romanzo di Daniela Quadri, in primo luogo la storia di un’amicizia tra due donne, Elma e Marta, ma in realtà tante storie dentro alla stessa ed un finale aperto, che potrebbe essere l’inizio di altre storie.

Molteplici i temi trattati in questo libro: la violenza di genere, la maternità, la malattia (la sindrome di Down da cui è affetta Nadia, la figlia di Elma), la guerra (i sanguinosi conflitti che hanno affranto la Bosnia oltre vent’anni fa), un giallo da risolvere, ma soprattutto l’amicizia, nello specifico, l’amicizia fra donne, Elma e Marta, appunto, due donne apparentemente lontanissime, tra loro, per vissuto, per cultura e per estrazione sociale, ma strette, in realtà, in quella vicinanza ed empatia che è possibile solo tra le donne.

Due donne con una vita che più diversa non potrebbe essere, ma unite dal filo conduttore del coraggio che ne pervade la quotidianità, la voglia di continuare a lottare, nonostante tutto, in un romanzo in cui il poliziesco ed il genere storico si uniscono, in perfetto equilibrio, con una grande attenzione da parte dell’autrice all’approfondimento psicologico dei singoli personaggi.

C’è la vita con tutti suoi aspetti, in questa storia, che Daniela Quadri racconta usando uno stile asciutto ed incisivo, senza cedere mai alla tentazione di impiegare degli inutili fronzoli che possano solo alterare la scorrevolezza della trama, di per sé intricata, un romanzo che si lascia leggere, dall’inizio, alla fine, senza stancare mai, un’ode non solo alle donne che racconta, ma alla vita stessa, che è femmina, per definizione.

 

 

 

 

Intervista alla scrittrice Daniela Frittella

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Incontro con la scrittrice Daniela Frittella, per parlare della sua raccolta di racconti dal titolo “Trentatré”, pubblicata da Lupi Editore, dei suoi progetti futuri e di molto altro.

Ciao Daniela, ben trovata sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO: il tuo incontro con la scrittura ha radici lontanissime nel tempo, o forse non ne ha, perché questo amore è nato con te?

In realtà per me la scrittura è sempre stata una necessità, non ho “scelto” di scrivere ma ho bisogno di scrivere, a causa di una fantasia piuttosto galoppante e dell’esigenza di raccontarmi e raccontare, prima di tutto a me stessa. La mia scrittura è un raptus selvaggio, un furore che mi cattura e mi costringe a buttare giù delle righe, che poi spesso non ricordo, come se un’altra Daniela prendesse possesso delle mie mani, dei miei occhi e della mia mente e andasse avanti da sola per una strada fatta di istinto. Difficilmente modifico quello che scrivo di getto, salvo piccole imperfezioni, perché rappresenta un momento autentico vissuto da quell’altra Daniela lì, che poi se la vado a modificare si incazza!

Trentatré, trentatré racconti, in questo libro pubblicato da Lupi Editore, trentatré donne ma probabilmente trentatré facce della stessa donna, giusto?

Trentatré è il mio primo libro ed è nato dopo aver varcato il confine fra una età e un’altra, appunto superando i trentatré. Le donne personaggio del libro hanno tutte quell’età, e si barcamenano dentro un precarietà di vita e di sentimenti che è la mia, sicuramente. Generazione votata all’incostanza, che per certi versi genera una sete di novità come pure una sorta di perenne intristimento, mai lamentoso ma sottile e onnipresente. Trentatré sono indubbiamente io, le storie vissute e quelle sentite raccontare, quelle rubate alle infinite persone incontrate e a quelle solo immaginate. Trentatré è la capacità di osservazione di una donna che ama stare in silenzio a guardare, anche cazzate come le scarpe che qualcuno indossa, e su quei piedi può ricamare una infinità di vicende. Trentatré è una sola donna, ma ha dentro un po’ tutte le donne nelle loro unicità e nelle loro normalità. Trentatré è il coraggio delle debolezze, degli errori, delle sbandate, della libertà pretesa perché unica strada possibile verso la felicità, anche solo parziale, anche solo desiderata.

La donna che ami di più, tra tutte quelle che racconti…

E’ una domanda alla quale non sono molto in grado di rispondere. Le amo tutte, anche quelle che prenderei a schiaffi e anche quelle che mi somigliano meno. Ogni persona contiene in sé altre infinite persone che sono da scoprire e la scoperta è spesso dolorosa; in questo sicuramente la storia di Ilaria e Caterina (ventinove e trenta) racconta la sofferente, e liberatoria insieme, scoperta delle multiple persone, è un ballo dentro un ospedale psichiatrico, se letta almeno due volte fa decisamente vorticare ed è la sensazione che provavo mentre la scrivevo. Devo dire che in momenti diversi amo di volta in volta racconti diversi; ecco, questi sono i giorni del ventinove e trenta, di Ilaria e Caterina.

La scelta di scrivere racconti: come mai?

Personalmente è un genere che adoro, per la sua completezza raggiunta in poche pagine… ho scritto sempre poesie, ma questa volta l’istinto, quel gran bastardo del mio istinto, mi ha trascinato in una nuova forma perché pensava dovesse essere quella giusta a liberare le storie che affollavano la mia testa. Anche io adoro i racconti, leggerli, ascoltarli e scriverli, ma non è solo questo. Si tratta in realtà comunque di un bisogno, quello di assecondare il momento, l’ispirazione, il raptus che dicevamo prima; volere tutto e subito, volerlo scrivere subito perché non si può perdere un secondo, altrimenti il risveglio delle storie cambierà e non sarà mai più lo stesso racconto che invece forse meritava di essere scritto!

L’universo delle donne è un universo che a me anche affascina, quando leggo e quando scrivo: come mai, anche per te, questa grandiosa fonte di ispirazione scrittoria?

E’ perché sono una di loro, conosco le mie sfaccettature e conosco le loro. Proprio perché scrivere è necessario, è necessario scrivere di ciò che più possiamo capire. Di ciò che più ci assomiglia. Quando leggo non ho la stessa esigenza di legger di donne, ma gli autori li devo sentire dentro le viscere, devono colpirmi in pancia, devo sentire il loro rapimento nella scrittura. Non mi interessa una “trama” in quello che leggo, mi interessa sentire il trasporto e la violenza della penna sul foglio.

Progetti narrativi per il futuro prossimo…

Ce ne sono, come no. Ho iniziato due cose, però nell’ultimo periodo ho assoluto bisogno di scrivere poesie e infatti lo sto facendo. Diciamo che se volessi pubblicare raccolte di poesie potrei farne una enciclopedia visto quanti fogli scarabocchiati mi gironzolano in casa! Sicuramente niente di immediato, visto che Trentatré è uscito a dicembre dello scorso anno, quindi è ancora in tenera età. Continuerò a scrivere, aspetterò il tempo che servirà e poi usciranno anche altri figliuoli, di sicuro.

Come facciamo a seguirti?

Su Facebook, sul mio profilo personale e sulla pagina Trentatré di Daniela Frittella, in più sto usando anche uno spazio blog come una sorta di taccuino (danielafrittella.blogspot.com)

Siamo in chiusura, Daniela, grazie di essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Liberiamoci e godiamoci le meraviglie che ci circondano, questa è la prima cosa che mi viene in mente. Nel racconto uno e due, dove parlo del professore non vedente e del suo originale concetto di fortuna, lascio la storia con la frase “un uomo è fortunato quando riesce a pensare di esserlo già stato”, ecco, riteniamoci tutti fortunati se sappiamo “guardare” alla realtà con occhio critico e il più possibile libero da pregiudizi. Positivo sapersi incazzare e sapersi ribellare, saper accogliere e rifiutare discriminazioni e confini. Vivere la passionalità, l’emozione, l’autenticità. Vivere fuori dagli schemi il più possibile. Trentatré è anche questo, una liberazione da catene comprese, sentite, riflettute e tagliate.

ILARIA GRASSO

E’ uscito il libro di Melina Craxi, si intitola “Figlia della mattanza” (Leucotea Project)

“Figlia della mattanza”, il romanzo di Melina Craxi, pubblicato per Leucotea Project, rappresenta sicuramente un’intensa opera sul destino avverso e contro il quale sembra inutile lottare.

Con protagonista un’adolescente che non conosce il significato di famiglia, ma molto bene quello di violenza, l’opera si dipana come un diario negli intricati labirinti della mente.

Perché il titolo: “Figlia della Mattanza?”

La mattanza è un antico metodo di pesca del tonno rosso, della tradizione sicula. Verso aprile squadre esperte di pescatori, posizionano le tonnare, che consistono in un sistema di reti fisse, calate lungo il percorso che i tonni compiono dall’inizio della primavera alla fine dell’estate, alla ricerca di acque calde dove effettuare la riproduzione.

I tonnaroti a bordo delle loro tradizionali barche piatte, con grandi reti fino a 16 Km di lunghezza, preparano una serie di corridoi, costringendo i tonni a nuotare dentro una serie di camere, fino ad arrivare all’ultima, la cosiddetta ‘camera della morte’, nella quale vengono ammassati, per poi essere infilzati e massacrati.

E Sofia, alla stregua di un tonno condotto alla mattanza, attraversa il lungo cunicolo che la porta a relazionarsi con la famiglia, con la società e con se stessa, in una continua ansia di trovare la felicità tanto agognata. Solo l’amore le darà la forza di lottare per sfuggire alla triste sorte della tonnare.

Un perverso gioco che la porterà ad odiare a allo stesso tempo a cercare una madre alla quale importa solo di se stessa e una sorella, che subito lo stesso destino di violenza e abuso, la odierà come meccanismo di difesa di una fragilità che non va mai mostrata. La costruzione di una maschera di sarcasmo e ironia sarà lo scudo di Sofia, un modo di relazionarsi con un mondo impossibile da escludere completamente, senza mostrare le cicatrici del suo cuore e della sua anima.

Una narrazione a tratti onirica che rende autentici i momenti di alienazione dovuti alla droga, spesso usata dalla protagonista come fuga. Un’opera intensa e cruda dalla profonda analisi psicologica, scrittura agile e spesso intrisa di poesia.

Melina Craxi è nata il 20 giugno del 1977 in Sicilia (Messina). Da nove anni vive in Piemonte, con i suoi due figli, il suo compagno di vita e un felino pazzo, Penelope.

Il libro è disponibile online, solo Formato Cartaceo, sui siti:

Amazon: https://www.amazon.it/Figlia-della-mattanza-Melina-Craxi/dp/8899067686/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1489320124&sr=8-1&keywords=figlia+della+mattanza

IBS Libri: https://www.ibs.it/figlia-della-mattanza-libro-melina-craxi/e/9788899067687

E’, inoltre, ordinabile anche in tutte le librerie d’Italia.