LA VENEZIA OSCURA DI ANNA PIA FANTONI IN “IO SONO LA PREDA” – INTERVISTA

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Incontro con Anna Pia Fantoni, originaria di Parma, scrittrice, correttrice di bozze dal 1999 e quasi editor, ha tradotto libri dall’inglese e lavorato come interprete di inglese, francese e tedesco per oltre vent’anni. In quest’intervista ci parla del suo nuovo libro, dal titolo Io sono la preda: Venezia oscura, uscito l’8 Maggio 2019.

Ciao Anna Pia, ben trovata sul mio Blog Liberi Libri e Non Solo: com’è nato il tuo romanzo, Io sono la preda? In che modo è scattata la scintilla fra te e questa storia così intensa?

È nato al Lido di Venezia, di notte, in giardino. Ho immaginato una scena, quella del colloquio di lavoro a Castello. Ho visto Samuele, un ragazzo benestante, un po’ viziatello e piacione, che incontra questa ragazza che è esattamente il contrario di lui e di tutte le donne che ha frequentato fino a quel momento. E ti dirò che mi sono innamorata di Giuditta da subito, da quel momento, ed è stata lei a suggerirmi la sua storia.

Nel romanzo si parla di un fenomeno purtroppo molto diffuso, la manipolazione psicologica che poi conduce alla sottomissione fisica: come mai la scelta di un tema così delicato, drammaticamente attuale?

Questo libro è nato nella mia testa nel 2004, e come dici tu è ancora drammaticamente attuale. Immagina quanto è stato fatto, in quindici anni, per tamponare o risolvere questo problema… Te lo dico io: quasi niente. Ecco perché ho deciso di riprenderlo in mano, farlo rieditare da uno dei migliori editor italiani, Diego Di Dio, e ritornare alla carica per sensibilizzare su questa piaga che viene, ancora, spesso, sottovalutata o liquidata con un’alzata di spalle o con un “Sì, però, un po’ se l’è meritata”.

Io sono la preda cover

Spesso i manipolatori sono uomini, spesso narcisisti patologici, ma è vero anche il contrario…

Qui si parla di due cose completamente diverse, però. Per quanto una donna possa essere manipolatrice e, diciamolo serenamente, stronza, a questo non puoi paragonare nemmeno lontanamente la tragedia di un rapporto a due in cui una donna è alla totale mercé del suo carnefice, spesso anche economicamente, e vittima di un rapporto in cui rischia la vita. Non stiamo parlando di gelosia, ma di un senso morboso e profondamente sbagliato di possesso che, se tradito, può portare alla morte di chi cerca di scappare. Stiamo parlando di donne picchiate che vanno al pronto soccorso con la mandibola spezzata o la milza spappolata e si rifiutano di sporgere denuncia perché ‘sono cadute dalle scale’. Perché sono state convinte, negli anni, di non meritare nulla, di non valere nulla. Perché, in fondo, sono convinte di essersi meritate i pugni, i calci, i ceffoni. Il primo insulto, un mazzo di fiori. Il primo schiaffone, una richiesta di perdono e tante coccole. Sai cosa mi ha spiegato un’operatrice di un centro antiviolenza? Che se un rapporto del genere dura per anni, poi è quasi impossibile salvare la vittima, perché è lei, per prima, a non avere la forza di salvarsi.

Giuditta, la protagonista femminile dell’opera, è fragile e forte nel contempo, apparentemente impulsiva, ma anche capacissima di riflettere e soffermarsi sulle cose, con grande sensibilità: quanto, a tuo avviso, la sensibilità di una persona rappresenta croce e delizia?

Ma cosa vuoi che ti dica, Ilaria, parli a una che si commuove a vedere i video dei cani…

Per me, personalmente, l’empatia è una croce. E ascoltare testimonianze di violenze, o vedere la frustrazione di chi non riesce ad aiutare le vittime per mancanza di finanziamenti e corsi specializzati per gli operatori, o sapere che c’è gente che sa e tace mi ferisce e mi fa imbestialire. Perché continuano a tagliare fondi, altro che le promesse roboanti che sentiamo da anni.

Samuele è la controparte maschile, anche lui con una personalità complessa, tanto razionale nella propria attività lavorativa quanto distaccato dalla realtà in taluni frangenti: una figura divisa esattamente a metà, potremmo dire…

Ma Samuele non è distaccato dalla realtà, lui è molto pragmatico, ed è esattamente quello che serve a Giuditta, che ‘vive in un mondo di nuvole’ (apparentemente). È solo un uomo profondamente innamorato di questa persona straordinaria e, spesso, indecifrabile.
Gabriele sì, invece, che è distaccato dalla realtà… ma con lui apriremmo un altro capitolo.

Come avviene l’incontro di questi due personaggi nella storia non è un caso, giusto?

No, sicuramente non è un caso (lei non trova nessuno che si presenti in agenzia, lui va a fare il colloquio decisamente scoglionato, ma…) e come ti dicevo è esattamente la prima scena che mi è venuta in mente e a cui è seguito tutto il resto. Se poi ci pensi, quel lavoro per lei è una rinascita, e chi può aiutarla se non quel veneziano tenero e forte allo stesso tempo?

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In quale lavoro letterario sei attualmente impegnata?

Sto per diventare editor, continuo con le mie ventennali correzioni di bozze, leggo tonnellate di pagine per lavoro e studio, e ogni tanto riesco anche a leggere per diletto se non mi addormento di colpo (l’età…) Ho in progetto di iniziare l’editing di un altro mio libro per settembre, sempre con Di Dio, e mi piacerebbe ripubblicare il libro grazie al quale io e te ci siamo conosciute, Parentele di cuore, scritto a quattro mani con Lorenza Caravelli. Insomma, non mi annoio, dai.

Siamo in chiusura, Anna Pia, grazie di essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Leggete Io sono la preda senza giudicare. Giuditta è un’iperbole, ma probabilmente ogni giorno, di fianco a voi, passano donne che nascondono dolore e vergogna dietro a un sorriso timido o una risata sfacciata.
Tenete presente, comunque, che è un libro impossibile da incasellare: vi farà ridere, commuovere, rabbrividire e arrabbiare. O, perlomeno, lo spero.
Fatemi sapere, anche in privato, cosa ne penserete.
Grazie a te, Ilaria, per avere avuto voglia di ascoltarmi.

ILARIA GRASSO

UNA NUOVA ANTOLOGIA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: NASCE “PAESAGGI LIBERI” (PUBME EDIZIONI)

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Lo scrittore Pasquale De Falco è l’ideatore e il responsabile del progetto letterario Paesaggi Liberi : contro la violenza sulle donne.

Paesaggi Liberi è un progetto letterario di sensibilizzazione sul tema dell violenza, partire dalle parole per sensibilizzare, perché l’arte può essere anche educativa.

E l’Antologia poetica Paesaggi Liberi in cui sono contenute poesie di vari autori sul tema violenza è nata proprio per questo scopo.

L’antologia, edita da Pubme, è stata presentata ufficialmente l’8 marzo del 2018 e il ricavato dalle vendite andrà in beneficenza e a borse di studio per alunni delle scuole superiori secondarie

Pasquale De Falco racconta che fin da adolescente ha avuto a cuore il problema della violenza sulla donna, un atto che ha sempre ritenuto come uno dei peggiori tra quelli che l’uomo possa compiere. Con il tempo questo problema è diventato una parte molto importante del pensare dell’autore e del suo essere uomo e qualche anno fa ha così deciso di scrivere qualcosa proprio sul tema, di esprimere un proprio pensiero: De Falco aggiunge anche che scrivere di questo argomento è stato molto difficile, dal momento che lui non è una donna, e per questo non capirà mai fino in fondo la violenza, ma la sua sensibilità di scrittore lo ha portato ad immedesimarsi in una donna e a sfiorare così il suo dolore. De Falco conclude che intendeva scrivere qualcosa che raccontasse la violenza, qualcosa di reale e qualcosa che servisse a dare un contributo nella difficile battaglia contro la violenza sulle donne, per questo è nata l’idea di Paesaggi Liberi, un progetto letterario con il contributo di tante persone, un progetto da portare il giro, con la finalità di usare la poesia per sensibilizzare le persone su questo problema.

LINK PER L’ACQUISTO:

https://www.amazon.it/Paesaggi-liberi-contro-violenza-sulle/dp/8871639456/ref=sr_1_5?ie=UTF8&qid=1525157102&sr=8-5&keywords=paesaggi+libri+antologia&dpID=61HprVFt50L&preST=_SY264_BO1,204,203,200_QL40_&dpSrc=srch

Recensione: Era mio padre, di Claudia Saba

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Si intitola “Era mio padre” (Laura Capone Editore) primo libro di Claudia Saba, un libro denuncia, la testimonianza concreta di una ferita interiore che sanguina ancora, nonostante l’inesorabile incedere del tempo, che ha condotto la sua protagonista Sara alias Claudia dall’essere bambina all’essere donna, trasformazione che è avvenuta, però, in modo anomalo, perchè Claudia/Sara non ha ha avuto l’amore destinato ai bambini, le carezze e i giochi infantili.

Claudia/Sara ha incontrato l’orco sui suoi primissimi passi di vita ed ha avuto la sfortuna di incontrarlo nella sua casa, in suo padre, che ha agito, impunemente, per anni, grazie al supporto di una moglie complice in quanto assente: Claudia/Sara è pertanto un’orfana, nonostante i genitori vivano ancora.

Il libro si legge tutto di un fiato ed è una denuncia crudele e al tempo stesso accorata di una tragedia vissuta sulla propria pelle quotidianamente: Claudia scrive in terza persona e si cala nelle fattezze di Sara, ma non c’è confine, in realtà, tra le due figure femminili, che non sono altro che una, la stessa che vive prima il dramma di figlia violata e poi quello di moglie stuprata, vittima di un marito dispotico, una donna che arriva a perdere i figli, per poi riconquistare sè stessa, con una nuova maternità inaspettata, quando la vita le sembra finita, perduta.

“Era mio padre” nasce dalla penna, ma prima ancora, dal cuore, di Claudia Saba, con l’intento preciso di salvare altre donne e bambine da un destino crudele, di donar loro la voce per riuscire a gridare il dolore di anime ingiustamente violate, prima ancora che nel corpo.

La prefazione è affidata a Monica Cattaneo, Presidente Onorario dell’A.I.D.E. (Associazione Indipendente Donne Europee) Nettuno e il libro rappresenta, appunto, un vero e proprio manifesto per tutte le donne che portano le loro ferite interiori in silenzio, nonostante queste sanguinino ancora.

ILARIA GRASSO