L’AMORE, L’AMICIZIA E IL DOLORE, NEL NUOVO LIBRO DI LORENZA STROPPA – INTERVISTA

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Incontro con la scrittrice Lorenza Stroppa, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, dal titolo “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te” (Mondadori).

Come ha preso vita la storia contenuta nel tuo nuovo romanzo, da quale esigenza è maturata?

Come accade spesso a chi scrive, la scintilla è nata leggendo, per associazione di idee. In un romanzo della scrittrice americana Erica Bauermeister, la protagonista trovava a terra, in un supermercato, un foglietto con una lista della spesa con su scritto “pane, latte, banane e una pistola”. In quel libro questo ritrovamento non serviva e non portava a nulla, era solo una svirgolata della storia. Nella mia immaginazione, a partire da questa lista, si è creato un mondo. La lista è diventata un’agenda con all’interno una to do list, e la pistola… be’ la pistola, o perlomeno la minaccia che rappresenta, si è trasformata in qualcos’altro, che qui non posso rivelare. Per formulare tutto il resto, in particolare per dare corpo alle sfumature psicologiche dei personaggi, ho attinto a ciò che c’è dentro di me, a quel lato oscuro dove si agitano le paure più inconfessate e le emozioni più forti.

Il mondo maschile e quello femminile sembrano apparentemente incomunicabili, invece nel tuo romanzo si evince l’esatto contrario: esistono punti di incontro molto forti, indispensabili per la sopravvivenza…

E’ una cosa molto strana, pensa che ho amici maschi e femmine, senza distinzione, che affermano con sicurezza che il personaggio femminile, o quello maschile, è molto più intenso e realistico dell’altro. Io ho cercato di calarmi dentro di loro al meglio, divertendomi, lo ammetto, più nei panni di Diego, che è, almeno all’apparenza, un animo più leggero e volubile di Giulia. Con Giulia non è stato facile, per via di ciò che si rimescola dentro di lei, nel suo passato. Credo che, a prescindere da codici e approcci diversi, entrambi i miei protagonisti abbiano dei demoni contro cui lottare e, quando sei in lotta, spesso ti accorgi di non essere l’unico al mondo in quella situazione. Da qui l’esigenza di trovare un punto di contatto, di comprendere come andare avanti.

Giulia è una pittrice, Diego è un editor, quindi entrambi dedicano la loro esistenza a comunicare: questa necessità di comunicare ed esprimere qualcosa li accomuna e li unisce fortemente…

Entrambi hanno qualcosa di inespresso dentro di loro e cercano il modo di comunicarlo. Di più, entrambi hanno difficoltà, anche se per Diego non sembra, a socializzare, a vivere, ad accettarsi. E i colori per Giulia, e le parole per Diego, rappresentano un codice, un filtro per leggere la realtà, per comprendere ciò che accade ma anche per capirsi. E per perdonarsi. I due percorsi in questo caso vanno in due direzioni diverse: Giulia, grazie alla pittura, ai colori, ma soprattutto grazie all’incontro con Diego, riesce ad andare dentro di sé, dove si agitano i suoi spettri; Diego grazie alle parole e all’incontro con Giulia riesce ad andare fuori di sé, a dare voce a ciò che non credeva di poter fare. Sono due consapevolezze diverse che però nascono dal loro incontro e scontro.

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L’amicizia è un tema di grande rilevanza nella storia, sia al maschile che al femminile: si considerino Diego e Frank e, dall’altro lato, Giulia, Teresa e Rita… L’età e le differenze caratteriale e di vissuto non costituiscono una barriera ed anzi favoriscono lo scambio…

Tutti abbiamo bisogno di una voce amica. Di qualcuno che sappia ascoltare e dirti la parola giusta al momento giusto. Dalla parte di Giulia ci sono due “angeli custodi” una all’opposto dell’altra: Rita, cugina e amica, vulcanica, spumeggiante, colorata e piena di forza di vivere e l’anziana Teresa, la merlettaia di Burano, pacata, saggia, consapevole. In qualche modo riescono a tenere Giulia a galla, grazie ai loro “pesi” differenti. Diego invece è puntellato da Frank ma anche da Pietro. Frank, amico di lunga data e suo compagno di merende, è più un terreno di scambio con cui dialogare; il piccolo Pietro, bambino nerd, asociale e impertinente, è invece uno specchio per Diego, un modo per guardarsi e riflettere su se stesso.

Sono convinta che l’età non conti nelle amicizie, ci sono persone che ti entrano dentro, che tu trovi subito in sintonia con te a prescindere dall’età. Persone con cui non smetteresti mai di parlare, o che ti fermeresti ad ascoltare all’infinito. Che senti vicine anche se riesci a vederle poco. E poi ci sono le persone giuste al momento giusto, magari delle meteore, colleghi, amici che frequenti solo per poco tempo, per caso o per necessità, che però svelano lati di te che non conoscevi o sono fondamentali nella maturazione in te di alcune scelte. Magari non saranno dei punti di riferimento fissi, non diventeranno dei “migliori amici”, ma ti ricorderai sempre di loro.

Venezia non sta sullo sfondo, ma è essa stessa un personaggio della storia con i suoi mutamenti, esattamente come l’animo umano, scelta sicuramente non casuale…

La mia famiglia è Veneziana, io sono l’unica a essere nata a Pordenone, città che mio padre scelse per motivi di lavoro. Oltre ad avere dei parenti a Venezia, ci ho anche studiato, ho frequentato infatti l’Università lì per quasi cinque anni (mi sono laureata in Filologia Romanza, alla facoltà di Lettere Moderne). Mi sento molto legata a questa strana città. Oltre alla facciata da cartolina che rivolge ai turisti, c’è molto di più. E’ una città scolpita nella pietra e nell’acqua, fragile e bellissima, abbracciata dal mare che la culla o la strattona, che si dimostra gentile o invadente. E’ una città che trasuda Storia e storie, che ha ombre e riflessi vividi. Se cammini di notte per Venezia non solo senti lo sciabordio dell’acqua e i tuoi passi sui masegni, ma le voci che escono dalle case, la musica che scivola da sotto le porte, il vento che si infila tra le calli, che fa sbattere i panni al vento, che fa vibrare le sartie… Sembra quasi che la città si muova attorno a te, che ti parli. Io ho cercato di restituire questa “voce” nel libro.

Trovo che il tuo sia un libro opportuno, in questo delicato momento storico mondiale…

Quando scrivo mi pongo due obiettivi: da una parte portare il lettore con me, dentro alla storia, facendogli dimenticare per un po’ il presente, dall’altra cercare di suscitare in lui delle domande, sperare che il mio libro lo porti a fare dei paralleli, a riflettere su di sé. “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te”, anche se comincia come una normale commedia d’amore, poi vira e si trasforma in un romanzo che parla di resilienza, di accettazione di sé e del proprio dolore, dell’importanza dell’attesa. Per questo motivo si adatta forse a questo momento “sospeso” che stiamo vivendo. Strattonati come siamo da mille paure e da mille angosce forse è importante che torniamo dentro di noi, che impariamo ad ascoltarci e ad accettarci. Se noi diventiamo un punto fermo – “una briccola saldamente conficcata nel fango della laguna”, per usare le parole di Giulia – tutto intorno può esserci anche la tempesta, ma noi teniamo. Resistiamo.

Progetti per il futuro prossimo, quarantena permettendo…

In questi giorni ho trovato molto difficile scrivere. Gli scrittori hanno bisogno di energia, di stimoli, e la vita monotona e sempre uguale, per lo più bersagliata da notizie sempre più angoscianti, non rema a favore. Però sono riuscita ad andare un po’ avanti con il progetto che sto portando piano piano a termine. E’ una storia ambientata in Bretagna, terra che amo e che ho visitato più volte. Un romanzo corale, non come quello di Giulia e Diego, con diversi personaggi e storie che si intrecciano. E il mare, anzi, l’oceano, come elemento dominante. Di più, al momento, non posso dirti.

Come facciamo a seguirti?

Da qualche mese ho un sito internet, http://www.lorenzastroppa.it, che aggiornerò con nuovi progetti e nuovi libri. In più sono raggiungibile sui social, Facebook e Instagram (il mio nickname di Instagram è libristerica). Siete i benvenuti!

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Roberto Bolaño diceva che i libri sono un labirinto e un deserto. Insomma un posto dove perdersi e dove immaginare, dove portare a spasso la nostra anima inquieta. In questo tempo sospeso, sono una buona cura o perlomeno un’occasione di svago. Un saluto a distanza e buone letture!

ILARIA GRASSO

UN VIAGGIO DELL’ANIMA, IN “DA QUALCHE PARTE STARO’ FERMO AD ASPETTARE TE” (MONDADORI), ROMANZO DI LORENZA STROPPA – RECENSIONE

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Da qualche parte starò fermo ad aspettare te (Mondadori) è la storia di un viaggio interiore, quello di Giulia, la protagonista, un viaggio per ritrovare la libertà di essere se stessa, un viaggio oltre la paura di vivere, che ottenebra e arresta i battiti del cuore.

Giulia compie un viaggio il cui motore è il dolore, un dolore che sarebbe insopportabile a chiunque, anche se si provasse solo a immaginarlo.

Un viaggio, però, perché possa condurci alla destinazione, prevede l’esistenza di un compagno, qualcuno che possa quasi farci da bussola e che illumini la nostra oscurità, come una torcia dentro un tunnel buio, e la torcia è il compagno è Diego.

Diego, che di lavoro svolge editing per una casa editrice e che con l’amore non ha mai fatto i conti, preso com’è da frequentazioni superficiali e prive di coinvolgimento, entra nella vita di Giulia in un modo originale, arrivando a conoscerla in profondità ancor prima di incontrarla; Giulia ama dipingere,  è una pittrice di talento, perché nella pittura riesce a esprimersi ma non a liberarsi totalmente, poiché manca un tassello, il più importante. La sua mancanza di libertà è rappresentata nella sua incapacità assoluta ad utilizzare il rosso, il colore del sangue, nonché della passione e dell’amore

La malinconia è la miglior compagna di Giulia, sebbene non le manchino amicizie autentiche, quali si rivelano la dolcissima e saggia Teresa, non più giovane,  e la cugina Rita, un vulcano vero, persa dietro alle proprie storie, vere o presunte tali, lei che di punti fermi non ne ha, riesce ad essere un punto fermo per la giovane donna.

Prima di incontrare Giulia, la vita di Diego scorre tra il suo rapporto conflittuale con la madre, donna autoritaria che non è disposta certo a fare sconti, tanto meno a suo figlio, l’amore per il suo nipotino Pietro, e la passione per il suo lavoro, con le croci e le delizie che lo stesso implica. Anche a Diego, come a Giulia, mancano le emozioni autentiche, quelle che, probabilmente, sono destinati a ritrovare insieme.

Altra protagonista della storia è Venezia, che non si limita a fare da sfondo alla storia, ma partecipa in maniera attiva ai sentimenti dei personaggi stessi, una Venezia lontanissima da come siamo soliti concepirla, ovvero come una meta turistica, ma che qui, invece, è più vera, quotidiana con le sue gioie e con i suoi dolori, autentica.

Da qualche parte starò fermo ad aspettare te non è solo un romanzo d’amore ma è molto più: rappresenta, pagina dopo pagina, un viaggio verso la libertà, attraverso il dolore e l’abbandono della paura stessa del dolore, un viaggio che tutti dovremmo avere il coraggio di compiere, nella nostra vita, per far ritorno a quello che noi siamo.

ILARIA GRASSO

LA PASSIONE PER L’AVVENTURA: INCONTRO CON LO SCRITTORE ANTONIO RISPOLI

L'anonima M

Il mio incontro con lo scrittore Antonio Rispoli, per parlare della sua passione per la scrittura, delle sue opere attuali e future.

Ciao Antonio, ben trovato sul mio blog LIBERI LIBRI E NON SOLO: giovanissimo, da sempre appassionato di scrittura e, dalle cose che ho letto, scritte appunto da te, mi sembra di capire che il tuo genere preferito sia il racconto/romanzo, storico: come mai questa scelta?

Ciao, Ilaria. Innanzitutto grazie per la possibilità che mi stai dando. Tornando alla tua domanda: in realtà non è stata una vera e propria scelta. Mi spiego meglio. Di solito immaginando una storia, mi faccio trasportare dalla fantasia e, quindi; è solo un caso se da lì, nascono romanzi del genere. Infatti, di per sé non so mai cosa potrò scrivere la prossima volta. Lo scopro solo scrivendo e, devo ammettere che alla fine è una bella sorpresa anche per me.

Cosa rappresenta la scrittura per te, alla quale decidesti di dedicarti completamente, dopo essere stato ampiamente spronato dalla tua famiglia e dalla tua ex fidanzata?

La scrittura per me rappresenta una possibilità di dare libero sfogo alla mia immaginazione. Di trasmettere o, almeno di provarci, delle sensazioni a chi legge i miei libri e, in un certo senso, far dimenticare al lettore i suoi problemi anche solo per 5 minuti.

I tuoi racconti/romanzi sono sempre particolarmente ricchi di colpa di scena e di avventure: sei molto legato, ad esempio, alla figura, da sempre molto affascinante, del pirata, come mai?

Diciamo che sono legato per lo più alla figura del pirata, perché è stato il mio primo libro, da cui ho preso fiducia nelle mie capacità, e ho continuato a scrivere. Diciamo che senza “Dominic Brave” non ci sarebbero stati gli altri libri.

Quello del viaggio è un altro tema che ami…

Sì. Mi piace immaginare i miei personaggi vagare per il Mondo, per affrontare nuove avventure che facciano accrescere la loro consapevolezza. In fondo chi viaggia tanto, lo fa anche per questo. Per crescere.

copertina Cartaceo

Che cosa rappresenta, per te, indirizzare i tuoi scritti, in modo più specifico, a un pubblico di ragazzi?

In realtà io ho un modo di scrivere molto semplice e comprensibile da tutti. In generale mi rivolgo ai ragazzi, perché data la mia giovane età, mi sento più vicino a loro. Ciò non toglie, però, che i miei libri possono essere letti anche da adulti. Infatti come dico sempre, i miei libri sono rivolti a tutti dal più piccolo al più grande, basta che siano disposti a lasciarsi trascinare dalla fantasia.

Il Regno di Aslom

La famiglia, con le sue dinamiche, a volte decisamente intricate, è un’altra protagonista ricorrente delle tue storie…

Siccome la famiglia per me è un punto di riferimento, tendo a trasportare questo mio pensiero anche nei miei libri, attraverso i miei protagonisti.

Seconda Stella

Come facciamo a seguirti?

Su Facebook ho una pagina dedicata ai miei libri che si chiama “Libri & Ebook” lo trovate anche scrivendo @ARispoliAutore.
Su Twitter: @ARispoliAutore
Su Instagram: @ARispoliAutore
E in fine, il mio Sito Web: https://rispoliantonio91.weebly.com

A quale progetto scrittorio sei impegnato, adesso?

Attualmente ho in cantiere un libro un po’ diverso dai precedenti, con trama futuristica e diversi colpi di scena. Non posso aggiungere altro, perché ho il brutto vizio di cambiare la trama in corso; infatti, tendo a lasciarmi trascinare dal immaginazione.

Siamo in chiusura, lascia un messaggio ai nostri lettori…

E’ stata dura! (Ride n.b.) Scherzo! Comunque… Innanzitutto, saluto tutti e vi ringrazio per lo spazio che mi avete dato. Spero che il mio lavoro vi piaccia e, che sappiate coglierne il senso.
Buona lettura!

ILARIA GRASSO

IONONAMO di Jacopo Lupi: recensione

Davis Reno ha 23 anni, apparentemente pochi, ma è come se ne avesse molti di più, tanta è la vita che ha accumulato sulle proprie spalle, senza mai vivere davvero, paralizzato da un’incontrollabile paura di amare, in primo luogo sé stesso, e poi anche gli altri, una paura che ha esorcizzato e che esorcizza facendo finta di amare tutte le donne che incontra sul proprio cammino di studente universitario e di lavoratore part-time presso il Policlinico Sant’Orsola, nella città di Bologna, la città dove tutto può avvenire e dove di fatto tutto avviene, città nella quale, a differenza di quella sua di origine (Sulmona), tutto gli è concesso, quindi ogni perdizione, la droga e l’alcool, luogo lontanissimo dalle sue radici, dove può trascinarsi in un horror vacui eterno, fumandosi il cervello, assieme alla vita, mentre guarda gli altri vivere, fino a toccare con mano il corpo dell’amore, l’amore vero, quello di Ilaria e per Ilaria: comincia così la danza, dal buio del vuoto, fino alla profondità della sua anima, condotta attraverso un viaggio interiore da sempre ostinatamente rimandato, per paura di vivere davvero.

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IONONAMO, il romanzo scritto da Jacopo Lupi (LUPI EDITORE), di cui Davis Reno è il protagonista, non è solo un viaggio geografico, attraverso l’Italia e dall’Italia all’Africa, ma è soprattutto un viaggio che ciascun lettore compie dentro sé, per liberarsi con destrezza dalla trappola dell’autoinganno di ogni falso bisogno quotidiano, un viaggio che ognuno di noi in realtà dovrebbe compiere, alla ricerca del mito, da sempre inseguito, della felicità, per quel bisogno di amore che ciascuno ha, un bisogno troppo spesso travestito da arroganza e finta sicurezza, quel bisogno di essere amati e ancor di più di amare il quale, per paura di non trovare la corresponsione giusta, dà origine alla fuga, prima ancora che dagli altri, da sè stessi.

Questo romanzo torna a dieci anni esatti dalla sua prima, originaria, stesura, per decisione dello stesso Jacopo Lupi, qui nella veste di scrittore e di editore al tempo stesso, che guarda con nuova ottica al protagonista della sua creatura letteraria, un ventenne che ora di anni ne avrebbe più di trenta, un ventenne che sicuramente il tempo e la vita hanno cambiato, come inevitabilmente avviene: con questa nuova pubblicazione Lupi si rimette in gioco e tira le somme per una generazione sempre in lotta e sempre in fuga, da tutto e da sé stessa, e lo fa con uno stile essenziale e al tempo stesso accurato e ricercato, uno stile ad ogni modo senza fronzoli, forte ed incisivo, che a volte arriva come un pugno nello stomaco, come, del resto, fa solo la vita.