INCONTRO CON SAVINO CARONE, POETA E SCRITTORE

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Il mio incontro con lo scrittore e poeta Savino Carone, per parlare del suo amore per la poesia e, in particolare, di “Sator”, il libro che pubblicherà con Lupi Editore.

Ciao Savino, bentrovato sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO: come è nata la tua passione per la scrittura e, nello specifico, per la poesia?

Frequentavo il ginnasio, durante le lezioni noiose si leggeva; avevamo organizzato una piccola libreria circolante all’ultimo banco. Dunque uno di quei giorni, allo stremo della sopportazione, scivolai con non curanza a l’ultimo banco ed affondai la mano: trovai i “Fiori del Male” di Baudelaire…leggere i primi versi e rimanerne folgorato, fu tutt’uno.

Il ruolo della poesia oggi, nel mondo e nella società in cui viviamo…

La linea evolutiva della poesia che a tutt’oggi si stampa, sembra probabile che abbia come meta finale il silenzio più assoluto; difficile poter ricreare sulle sue mute macerie ARTE, tra questa babele di suoni dissonanti e fini a se stessi, banalizzazione e non sense , quasi un nominalismo sciatto privo di un significato più profondo, suono senza significante….

Il Logos, “la parola creatrice” si è smarrita nello snaturamento linguistico e nella banalizzazione lessicale, darle quindi la forza della forma e del colore serva, credo, a ricollocarla, in un insieme armonico, come complessità di una rappresentazione creativa o ri-creativa del reale, una forza evocativa che sembra ormai perduta, un simbolismo che non sia solo verbale ma anche materiale, cromatico, architettonico (nel senso di auto-complementarietà della visione).

Quali sono le maggiori cause di incomunicabilità, oggi, secondo te? Le parole sono più terapeutiche per chi le scrive o per chi le legge?

Le parole non sono terapia anche se sembra dimostrato che la psicanalisi ne faccia largo uso nei casi di “terapia clinica”. Questo uso è secondo me un abuso ma in che senso: nel senso che le parole, direi meglio i fonemi sono usati per raggiungere risultati impropri, feticci lessicali che abilmente introdotti nella conversazione terapeutica svelano le fonti da cui dovrebbe dipendere la patologia, dunque snaturando sovrastrutturalmente la parola, cioè caricandola di significati “allogeni” che non sono suoi propri, riducendola ad un codice iniziatico apparentemente, solo apparentemente, banale.

In quali progetti letterari sei impegnato, attualmente?

C’è qualcosa che bolle in pentola; mentre procedevo alla stesura di questo mio lavoro, “Sator”, avevo intrapreso la lettura dell’Antigone di Sofocle interessato ed allo stesso tempo infastidito dal suo dilemma centrale: la dicotomia tra etica laica (o politica) e l’etica legata alla tradizione ai “mos maiorum” alla religione ed alle credenze ancestrali. È un dilemma di non poco conto in una società così diciamo, secolarizzata come la nostra e con modelli non più legati alla tradizione ma, per lo più di importazione. Molto importante, oltre alla lettura della tragedia originale (ahimè in traduzione), sono state anche le reinterpretazioni di Jean Anouilh e Bertold Brecht, ciascuno con il suo punto di vista ben definito. Sto, nel frattempo dedicando una serie di racconti a fatti di cronaca nera, soprattutto “femminicidi” per asserire con esempi e fatti accaduti la assoluta banalità del male, come già constatava la Arendth.

Come facciamo a seguirti?

Spero che la nuova collaborazione con la Casa Editrice Lupi porterà quei frutti di visibilità che mi attendo, poiché il contratto quinquennale mi obbligherà a pubblicare, se vorrò o potrò, solo con questa per me nuova e presumo eccellente Casa Editrice.

A chi sono indirizzati i tuoi scritti?

A chiunque abbia interesse alla buona letteratura, sia curioso di indagare le sfaccettature del nostro presente e della vita che sembra ci scorra addosso ma di cui ci si voglia riappropriare. Infine, “last but no lost” per coloro che seguiranno; penso che nessuno che scriva con qualche ambizione non abbia l’ambizione di lasciare qualcosa per i lettori di domani.

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

L’unico messaggio che mi viene in mente non è granché ma sicuramente descrittivo di una professione. “carmina non dant panem”.

ILARIA GRASSO

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INCONTRO CON IL POETA GASTONE CAPPELLONI

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Il mio incontro con il poeta Gastone Cappelloni, per parlare delle sue opere e dei suoi progetti futuri.

Gastone Cappelloni nasce il 25 giugno 1957 a Sant’Angelo in Vado, in provincia di Pesaro e Urbino, paese di quattromila anime, ai piedi dell’Appennino Marchigiano, dove vive tuttora.

Inizia a lavorare all’età di quattordici anni in tipografia, proseguendo in una azienda tessile fino al conseguimento della pensione.

Nel 2000 pubblica il suo primo libro: “Vorrei ma non posso”, la sua prima raccolta di poesie dialettali.

Ciao Gastone, bentrovato su LIBERI LIBRI E NON SOLO: cosa significa essere un poeta oggi?

Non mi sento poeta, anzi. Sentirsi poeti potrebbe essere un’essenza che t’ingabbia in un “ruolo definito” e forse anche lontano dallo stile proprio di vita, di pensiero, scrivendo per esaltarsi, per enunciare agli altri le capacità che consciamente arrivano a differenziarti con atteggiamenti trionfali e soprattutto civetteria. Non mi definisco poeta, proprio non riesco a calarmi nei panni che sicuramente appartengono a pochi eletti, amo definirmi cantore e allievo attento di e per trascorso passato, insomma un osservatore con ottima memoria rivolta alla condotta mia amando il racconto che mi appartiene curandomi. Poeti oggi, non saprei forse foglio e penna in eccedenza, e nulla più?

La poesia è più terapeutica per chi la scrive o per chi la legge?

Stesso significato stesso risultato, la poesia come la musica, sa essere terapia irrinunciabile, apportando dei benefici a ciò che siamo o che vorremmo, incanalandoci verso un ristoro mentale imprescindibile, sapendo attraversare il confine sottile del tempo, lo stesso che accomuna chi scrive e il lettore perché forza unica nelle emozioni che assieme sapranno possedere.

“Vorrei ma non posso” è il tuo primo libro, e risale al 2000, una raccolta di poesie dialettali cos’è cambiato per te da allora, da un punto di vista stilistico e di contenuti?

Considerando che è stato il mio primo passo letterario cui legato vuoi perché permettendomi di camminare non perdendo di vista la realtà che vivo, sia per avermi concesso la possibilità di proseguire in quello che sono. Credo che ognuno insegua quella maturità, posso affermare con sincerità che, rispetto al primo libro sia arrivato a destinazione il messaggio che noi stessi abbiamo impresso, nel proseguimento chiamandola vita reale.

“Vorrei ma non posso” oggi compie diciassette anni e Cappelloni Gastone ha acquisito una forza interiore caparbia e tenace rivolto non solo all’inconscio per riscriversi ma la consapevolezza di continuare a migliorarsi.

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Hai dichiarato di avere avuto tanto da questa vita: cosa ti ha dato in particolare la poesia?

Credere nel destino è arrivare a conseguire quello che vorremmo, dilatando nelle attese storie incompiute di realtà inavvicinabile? Poesia e vita, percezione e disillusione, basta crederci per volerlo, chi inseguirà se stesso può arrivare a rendere concreto metaforicamente la certezza di non appartenersi ma sapendo di reinventare il proprio stile di vita. La Poesia ti rimette in gioco senza bleffare dandoti tutto “te stesso”, la cosa rilevante non abusarne senza criterio, scelleratamente solo per definirsi oltre la ragione, portatori di emozioni ed emotività. Spesso mi chiedo, lei è vita è mi ha dato tanto, chissà io che cosa posso avergli trasmesso?

In questo momento in quale progetto sei impegnato?

Quest’anno a giugno, precisamente il venticinque, ho festeggiato sessant’anni, un traguardo ambito e fresco di laurea maturato nei passi positivi della strada da me mai archiviata. E così l’idea interessante e modellata nella convinzione di credere nei progetti che si presentano attuandoli, mi ha permesso di festeggiare con inedite poesie il ventunesimo “figlio”. Così che “6.0” è nato per continuare il viaggio che seguiterà nei progetti mai sopiti e sempre attuali; Italia, Argentina, Spagna, orizzonti da scrutare e da scoprire perché nel carniere di Cappelloni sempre trovano spazio mai limitati tracciati percorsi nella voglia irrefrenabile di ostinati battiti, poi sicuramente altri appetiti poetici in continua ebollizione pazientemente, in attesa di raccontare ancora l’enigma della propria esistenza.

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Hai mai pensato di scrivere un romanzo?

Quando si ama il racconto di vita, e la poesia ti sa accompagnare con caparbia insistenza, quasi impossibile non prenderne atto ascoltandola, chiedendo lei, come a un fratello maggiore di accompagnarti dentro sfumature che sfuggono percependole appena, risvegliando in te la fragranza e, anche se vissute, “in prima persona”, accorgendoti inconsciamente del ruolo che Lei occupa, con risoluta eleganza. No, ancora troppo da ricordare con la poesia, il romanzo può attendere se avrà la pazienza di accodarsi, altrimenti amen se vorrà forzare tempi non ancora nati. Parliamoci chiaro, non amo scrivere tanto per scarabocchiare e riempire di nulla poveri fogli senza nessunissimo futuro.

Come facciamo a seguirti?

Inutile dirti che sarebbe un vero onore continuare a farmi conoscere sapendo di arrivare alla passione che caratterizza la nostra esistenza.

Eventuali contatti su:

– FB dove ho alcuni profili e la pagina personale.

– Canale You Tube.

– Messenger

– Istagram.

– Sito internet continuamente aggiornato con poesie, aforismi e date eventi.

– Cellulare 3292349113

– Email – contatti@gastonecappelloni.com

gasto1957@libero.it

Lascia un messaggio ai lettori di “LIBERI LIBRI E NON SOLO”…

Quale messaggio se oramai è stato “sezionato” di tutto e di più, come ironizzava Edoardo Bennato…

“ … Tutti Dotti, Medici e Sapienti … “ quindi non m’interessa ergermi a salvatore altrui. Tanto ci sarebbe da dire, ma ovviamente ognuno vive la propria vita, il modo di essere e di saper riflettere a immagine e attitudine ”personale”. L’unico consiglio che sento di “appiopparmi” invece, nella continuazione che la dignità sempre m’invita a seguire ammettendo alla corte “gastronomica del cuore” dignità e orgoglio perché possa sempre mettermi in discussione con il candore e l’umiltà della consapevolezza.

ILARIA GRASSO

Fantasy: incontro con la scrittrice Diana Mistera

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Il mio incontro con la scrittrice Diana Mistera, per parlare del suo amore per la scrittura, dei suoi progetti letterari futuri e di tanto altro.

Ciao Diana, ben trovata su LIBERI LIBRI E NON SOLO, scrittrice fantasy e amante della musica: com’è nato il tuo amore per la scrittura e per la musica?

Il mio amore per la scrittura nasce in concomitanza con quello per la musica. Avevo 12 anni ed ero a Fano al mare con la mia famiglia, in tv davano Discoring mi pare, o Hit Parade, non ricordo con precisione, e vidi gli Alphaville con la loro Big In Japan, e mi innamorai follemente di Marian , il cantante. A Natale dello stesso anno mio padre mi regalò il loro Lp dove era l’indirizzo del fan club a Berlino. Scrissi e venni a sapere che avevano una fanzine internazionale, dove Marian , il cantante, era molto attivo. Lui lanciava dei temi, di solito con un suo racconto o una sua poesia, ed i fan nei tre mesi successivi mandavano il loro materiale. Ci leggeva tutti. Io venni pubblicata nella fanzine diverse volte, quindi ero molto motivata ogni volta che dovevo creare qualcosa…lui mi avrebbe letto e vedere il mio lavoro nella fanzine significava che aveva anche approvato. Iniziò tutto così. Dapprima con la lingua inglese mi facevo aiutare da mia mamma, la fanzine, come ho detto era internazionale e la lingua comune era quella inglese, con il passare del tempo non ebbi più bisogno dell’aiuto di mia mamma.

Cosa ti affascina del mondo del fantasy?

Del fantasy mi affascina tutto. Mi sento libera di creare mondi e vivere delle vite parallele con i protagonisti dei miei libri. Mi parlano, mi raccontano storie ed io divento il loro strumento. Essendo mezza inglese ho trascorso molte estati a Londra ed ho avuto modo di conoscere il mondo dei goth, diventando a mia volta goth e quindi abbracciando la cultura gotica nella sua pienezza. Inoltre, amo l’esoterismo ed il paranormale, sono una Wicca quindi è ovvio che scrivendo fantasy mi sento a casa perché scrivo del mio mondo.

Sei anche una assidua lettrice…

Si. Sono anche una lettrice assidua. Io penso che ogni scrittore lo sia. Leggendo altri autori migliori il tuo stile, raccogli idee segui degli esempi, capisci quello che ti piace e che riesci a scrivere e quello che invece non fa proprio per te; per questo amo leggere. Leggendo trovi ispirazione. Scrivo anche recensioni, ma sono lenta; proprio perché quando leggo un libro mi immergo in esso completamente; e, lavorando come addetta alle colazioni e con la sveglia che suona alle 5 ogni mattina…ecco..mi dedico alla lettura nei miei giorni di festa ed a volte essere così limitata è frustrante; non solo per la lettura ma anche per la mia produzione.

Italo-inglese, hai scelto di vivere in Finlandia, dove sei una scrittrice molto conosciuta: come mai questa scelta?

La scelta è stata in un certo senso obbligata. Mio marito è finlandese e fra i due quella che era più libera di trasferirsi ero io, dato che lui ha anche un altro figlio da un matrimonio precedente e così nel 2003 ho lasciato la mia bella Toscana per venire nella terra di Babbo Natale.
Non pensavo che sarei arrivata dove sono quando mi sono trasferita qui. Non mi sarei mai immaginata di essere invitata a fare readings alle fiere del libro sia di Turku che di Helsinki, leggere le poesie davanti ad un pubblico, partecipare a pannelli di discussione. Soprattutto, non pensavo che i finlandesi sarebbero stati interessati alle mie poesie. E mi sbagliavo. I finlandesi sono un popolo che legge molto e la Finlandia supporta moltissimo progetti culturali e negli ultimi anni, ancor di più, quelli multiculturali. Sono stata fortunata ad incontrare persone giuste al momento giusto.

Sei scrittrice e poeta: le differenze che riscontri tra prosa e poesia, dal tuo punto di vista creativo…

Come poeta mi metto a nudo, nelle poesie c’è la mia anima, e non è facile mettersi a nudo perché abbassi tutte le barriere e sei alla mercé degli eventi. Le mie poesie parlano di amore eterno, di amori che esistono in una realtà parallela di un legame che la mia anima ha con un altra anima in particolare, quindi di un tormento che trasporta rimpianti ma anche gioie che non avrei mai creduto possibile provare. Un legame che è cresciuto a suon di versi ( non in rima) e che lentamente mi ha portato alla consapevolezza. Nei miei romanzi parlo di questa consapevolezza. Per me non ci sono poi così tante differenze. Io sono nelle mie poesie ed io sono nei miei romanzi.

Sono due cose che , nel mio caso, sono una il proseguire dell’altra. Nel momento in cui mi metto a nudo nelle poesie, slego anche dei nodi nei miei romanzi. Forse a volte è più facile scrivere un romanzo o un racconto fantasy, che una poesia, questo si.

Cosa significa, per uno scrittore, auto pubblicarsi, oggi?

Un gran lavoro e tanto tanto stress. Un passo avanti comporta sempre due passi indietro e quindi frustrazione e crisi. Se ad esempio, come era successo a me, non conosci i canali giusti è un percorso difficile. Non sai dove sbattere il capo per promuoverti, non sai come far sentire la tua voce. Certo ci sono i social che stanno diventando sempre più importanti nel campo , ma da soli non si va tanto lontano e non sempre si ha la costanza o la voglia di passare quelle 3 ore a fare lo spam sensato nei vari gruppi per farsi conoscere. Si hai letto bene, la voglia. Io spesso tutt’ora, non ho voglia di pubblicare link o estratti o cards, perché i risultati sono deprimenti, le vendite non aumentano.

Io ho impiegato molti anni a raggiungere il livello dove sono adesso. La mia pagina autore ha più di 400 lettori e per arrivare a questo mi ci sono voluti 5 anni e 400 non è un numero enorme se guardo le pagine di alcuni miei colleghi che hanno deciso di auto pubblicarsi; sono soddisfatta del risultato ed ogni settimana arrivano quei 2 o tre mi piace quindi è in crescita ma ancora c’è tanto da fare ed a volte manca proprio la voglia.

Le differenze che hai riscontrato tra autopubblicarti e pubblicare con una casa editrice?

Purtroppo davvero poche. Lettere Animate è piccola anche se in crescita e a parte le promozioni sui più importanti stores o il mandare il manoscritto ai bloggers non è che riesce a fare molto, per cui mi ritrovo a fare promozione da sola. Cerco da sola i blog per interviste, contatto i blogger per chiedere delle recensioni ed io proprio perché sto in Finlandia non devo pensare a fare presentazioni se non sul web. Vedo molti miei colleghi cercare i posti per le promozioni o per le anteprima, quando dovrebbe essere un lavoro che fa la CE, come la realizzazione di un booktrailer che al tempo dei social é di massima importanza, ma no, non lo fanno. Certo, quei colleghi che riescono ad organizzare presentazioni nei loro paesi o nelle città vicine, vendono più di me perché alle presentazioni hanno le copie del libro e quindi magari per una seconda pubblicazione vengono agevolati. Il secondo libro della mia saga Orpheus, ad esempio, lo faranno uscire, se tutto va bene a settembre, un anno dall’uscita del primo libro…troppo lungo…i nuovi lettori che sono riuscita ad acquisire con il primo non è detto che hanno voglia di aspettare così tanto per sapere come continua la storia fra Geena ed Orpheus. Quando guardo a questo, mi viene voglia di tornare self.

Che consiglio daresti ad uno scrittore che volesse autopubblicarsi?

Un consiglio che do a tutti gli autori, non solo a quelli che vogliono autopubblicarsi è di non arrendersi. La costanza alla fine premia. Essere attivi nei social é molto importante, creare una pagina autore o una pagina del libro anche, è un secondo lavoro per chi come me ha già il proprio lavoro, impegnativo tanto quanto il primo.

Geena è la protagonista assoluta dei tuoi fantasy: parlaci di questo tuo personaggio e se c’è qualcosa in lei che potrebbe essere attribuibile a te?

Geena sono io per molti versi. È un po’ la mia storia. È una strega potente e lei stessa non sa di esserlo , lo scoprirà nel procedere della storia e dopo l’incontro con il carismatico Orpheus, una rockstar alla quale è legata energicamente e spiritualmente ancor prima di conoscerlo davvero. Le loro anime si riconosceranno e nascerà un amore immenso fra i due, ma tormentato per diverse ragioni. Orpheus ha un passato oscuro da massone e Geena scoprirà le sue vere origini e dovrà proprio scendere all’inferno per salvare Orpheus e spezzare la maledizione che incombe sulla sua testa.

Geena è timida ed insicura perché non ha avuto una vita facile ed i genitori si sono separati quando lei aveva 21 anni. E allora? Direte voi…bé si a 21 anni sei già una persona adulta però hai sempre bisogno di tua madre, e la madre di Geena diventerà una figura assente che creerà non pochi problemi alla ragazza che è molto affezionata alla nonna materna la quale però, muore lasciandole in eredità un antico bracciale ed un diario, apparentemente composto da poesie, o almeno è quello che Geena vede fin quando non capirà che in realtà è un Grimori che la nonna, nonostante non sia più in in carne ed ossa continua a scrivere per prepararla, insieme al suo sposo immortale, ad una battaglia, perché sulla testa di Geena pende una profezia che abbatterà definitivamente la maledizione che pende su Orpheus. Ci riuscirà? Ed a quale prezzo?

Quanto ti affascina il mondo dei vampiri?

Mi affascina fin troppo. Come ti ho detto sono una goth quindi per molti versi mi ritengo io stessa una vampira. Amo l’età vittoriana, rinascimentale e decadente, dalla quale i goth prendono spunto. Amo passeggiare nei cimiteri, il suono della pioggia ed i temporali, ed amo la notte, la luna. Amo l’idea di una creatura immortale che attraversa i secoli magari cercando quell’amore che ha perduto da mortale, amo il lato oscuro dei vampiri perché si, hanno il loro lato romantico, ma sono comunque creature oscure che si nutrono di sangue ed il loro scopo primario è quello di sopravvivere e per farlo devono illuderti, devono ingannarti perché aspirano al tuo sangue alla fine, non all’amore immortale ed è questo il loro tormento più grande, perché alla fine vorrebbero davvero amare, ma è difficile amare, nel senso in cui lo intendiamo noi mortali, quando davanti a te hai l’eternità. Purtroppo i vampiri moderni hanno perso questo lato oscuro. Io amo Lestat, il vampiro creato da Anne Rice , un’autrice che io adoro, Oppure Carmilla, creata da Le Fanu ed ovviemante come non citare il padre di tutti i vampiri: Dracula di Bram Stocker. Questi sono i veri vampiri.

I tuoi progetti letterari per il futuro prossimo…

A Settembre esce con Lettere Animate, il secondo volume della saga Orpheus intitolato IL DEMONE DELLO SPECCHIO. Nel frattempo sto collaborando con siti e blog con dei racconti. Penso di autopubblicare una silloge poetica o magari due e riprendere a lavorare al terzo ed ultimo libro della saga. Avrei anche il mio primo racconto da riscrivere oltre alla traduzione in inglese di Orpheus, di modo che anche colui che lo ha ispirato possa leggerlo, e poi ho un progetto segreto del quale non posso ancora parlare perché è comunque un processo abbastanza lungo.

Come facciamo a seguirti?

Mi potere trovare su facebook qui:

https://www.facebook.com/diana.mistera/

e potete anche seguire l’evolversi della saga Orpheus qui:

https://www.facebook.com/Orpheusaga/

E su Twitter

@Mistera_d

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Innanzitutto ti ringrazio Ilaria per questa intervista. Spero di non aver annoiato i tuoi lettori e spero che almeno uno di voi si sia incuriosito e voglia leggere Orpheus.Leggere libri ti fa vivere mille e più vite, ti arricchisce. Non smettete mai di leggere ed insegnatelo anche ai vostri figli perché la cultura è un tesoro immenso.

Se mi volete contattare mi trovate su facebook.

ILARIA GRASSO

Intervista alla scrittrice Daniela Frittella

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Incontro con la scrittrice Daniela Frittella, per parlare della sua raccolta di racconti dal titolo “Trentatré”, pubblicata da Lupi Editore, dei suoi progetti futuri e di molto altro.

Ciao Daniela, ben trovata sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO: il tuo incontro con la scrittura ha radici lontanissime nel tempo, o forse non ne ha, perché questo amore è nato con te?

In realtà per me la scrittura è sempre stata una necessità, non ho “scelto” di scrivere ma ho bisogno di scrivere, a causa di una fantasia piuttosto galoppante e dell’esigenza di raccontarmi e raccontare, prima di tutto a me stessa. La mia scrittura è un raptus selvaggio, un furore che mi cattura e mi costringe a buttare giù delle righe, che poi spesso non ricordo, come se un’altra Daniela prendesse possesso delle mie mani, dei miei occhi e della mia mente e andasse avanti da sola per una strada fatta di istinto. Difficilmente modifico quello che scrivo di getto, salvo piccole imperfezioni, perché rappresenta un momento autentico vissuto da quell’altra Daniela lì, che poi se la vado a modificare si incazza!

Trentatré, trentatré racconti, in questo libro pubblicato da Lupi Editore, trentatré donne ma probabilmente trentatré facce della stessa donna, giusto?

Trentatré è il mio primo libro ed è nato dopo aver varcato il confine fra una età e un’altra, appunto superando i trentatré. Le donne personaggio del libro hanno tutte quell’età, e si barcamenano dentro un precarietà di vita e di sentimenti che è la mia, sicuramente. Generazione votata all’incostanza, che per certi versi genera una sete di novità come pure una sorta di perenne intristimento, mai lamentoso ma sottile e onnipresente. Trentatré sono indubbiamente io, le storie vissute e quelle sentite raccontare, quelle rubate alle infinite persone incontrate e a quelle solo immaginate. Trentatré è la capacità di osservazione di una donna che ama stare in silenzio a guardare, anche cazzate come le scarpe che qualcuno indossa, e su quei piedi può ricamare una infinità di vicende. Trentatré è una sola donna, ma ha dentro un po’ tutte le donne nelle loro unicità e nelle loro normalità. Trentatré è il coraggio delle debolezze, degli errori, delle sbandate, della libertà pretesa perché unica strada possibile verso la felicità, anche solo parziale, anche solo desiderata.

La donna che ami di più, tra tutte quelle che racconti…

E’ una domanda alla quale non sono molto in grado di rispondere. Le amo tutte, anche quelle che prenderei a schiaffi e anche quelle che mi somigliano meno. Ogni persona contiene in sé altre infinite persone che sono da scoprire e la scoperta è spesso dolorosa; in questo sicuramente la storia di Ilaria e Caterina (ventinove e trenta) racconta la sofferente, e liberatoria insieme, scoperta delle multiple persone, è un ballo dentro un ospedale psichiatrico, se letta almeno due volte fa decisamente vorticare ed è la sensazione che provavo mentre la scrivevo. Devo dire che in momenti diversi amo di volta in volta racconti diversi; ecco, questi sono i giorni del ventinove e trenta, di Ilaria e Caterina.

La scelta di scrivere racconti: come mai?

Personalmente è un genere che adoro, per la sua completezza raggiunta in poche pagine… ho scritto sempre poesie, ma questa volta l’istinto, quel gran bastardo del mio istinto, mi ha trascinato in una nuova forma perché pensava dovesse essere quella giusta a liberare le storie che affollavano la mia testa. Anche io adoro i racconti, leggerli, ascoltarli e scriverli, ma non è solo questo. Si tratta in realtà comunque di un bisogno, quello di assecondare il momento, l’ispirazione, il raptus che dicevamo prima; volere tutto e subito, volerlo scrivere subito perché non si può perdere un secondo, altrimenti il risveglio delle storie cambierà e non sarà mai più lo stesso racconto che invece forse meritava di essere scritto!

L’universo delle donne è un universo che a me anche affascina, quando leggo e quando scrivo: come mai, anche per te, questa grandiosa fonte di ispirazione scrittoria?

E’ perché sono una di loro, conosco le mie sfaccettature e conosco le loro. Proprio perché scrivere è necessario, è necessario scrivere di ciò che più possiamo capire. Di ciò che più ci assomiglia. Quando leggo non ho la stessa esigenza di legger di donne, ma gli autori li devo sentire dentro le viscere, devono colpirmi in pancia, devo sentire il loro rapimento nella scrittura. Non mi interessa una “trama” in quello che leggo, mi interessa sentire il trasporto e la violenza della penna sul foglio.

Progetti narrativi per il futuro prossimo…

Ce ne sono, come no. Ho iniziato due cose, però nell’ultimo periodo ho assoluto bisogno di scrivere poesie e infatti lo sto facendo. Diciamo che se volessi pubblicare raccolte di poesie potrei farne una enciclopedia visto quanti fogli scarabocchiati mi gironzolano in casa! Sicuramente niente di immediato, visto che Trentatré è uscito a dicembre dello scorso anno, quindi è ancora in tenera età. Continuerò a scrivere, aspetterò il tempo che servirà e poi usciranno anche altri figliuoli, di sicuro.

Come facciamo a seguirti?

Su Facebook, sul mio profilo personale e sulla pagina Trentatré di Daniela Frittella, in più sto usando anche uno spazio blog come una sorta di taccuino (danielafrittella.blogspot.com)

Siamo in chiusura, Daniela, grazie di essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Liberiamoci e godiamoci le meraviglie che ci circondano, questa è la prima cosa che mi viene in mente. Nel racconto uno e due, dove parlo del professore non vedente e del suo originale concetto di fortuna, lascio la storia con la frase “un uomo è fortunato quando riesce a pensare di esserlo già stato”, ecco, riteniamoci tutti fortunati se sappiamo “guardare” alla realtà con occhio critico e il più possibile libero da pregiudizi. Positivo sapersi incazzare e sapersi ribellare, saper accogliere e rifiutare discriminazioni e confini. Vivere la passionalità, l’emozione, l’autenticità. Vivere fuori dagli schemi il più possibile. Trentatré è anche questo, una liberazione da catene comprese, sentite, riflettute e tagliate.

ILARIA GRASSO

Incontro con la scrittrice e poetessa Daniela D’Alimonte

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Il mio incontro per LIBERI LIBRI E NON SOLO con la scrittrice e poetessa abruzzese Daniela D’Alimonte, per parlare della sua attività letteraria, dei suoi progetti e di tanto altro.

Ciao Daniela, benvenuta sul mio blog: partiamo, innanzitutto, dal tuo amore per l’Abruzzo ti ha vista protagonista, assieme ad altri autori, dell’antologia poetica dedicata alla tragedia di Rigopiano: raccontaci di questa tua esperienza, in cui la poesia e l’arte incontrano la solidarietà…

In genere, se devo essere sincera, non riesco a scrivere poesie su un tema dato perché credo che essa sia la massima espressione della libertà umana e imporsi un argomento significherebbe perdere la libertà d’ispirazione, quell’alchimia che fa nascere i versi. In questo caso però, quando mi hanno chiesto se volessi partecipare alla antologia con un mio componimento, ho pensato a lungo a ciò che era successo a Rigopiano e il pensiero mi è andato certamente alle povere persone morte ma anche a coloro che sono rimasti all’indomani della tragedia, ai familiari, ai cari che si ritrovano da un giorno all’altro ad elaborare un lutto improvviso, insensato, impensabile. Ho pensato a cosa provasse chi resta a vivere senza la persona cara. Ed ecco che è nata la mia poesia. “Io che resto” : Forse tu mi dicevi di serbare/ il sorriso per il nero dei giorni /che sarebbero venuti,/ per coprire il pudore di una lacrima / che ha in sé tutto il pianto della terra./ Se rovisto in questi angoli di cuore / non trovo altro che affanni /e fendenti e ferite della morte./ Poi ripongo ogni domani nel suo ieri/ e mi dico che il senso è questo, del respiro./ Risistemo il viso, questa voce / e le parole nel paniere da offrire /e faccio finta di capacitarmi /in questa vita in cui mi trovo./

La poesia poi è universale ed ognuno può sentirla propria, ad esempio, in questo caso, “si resta” e si sopravvive a tante situazioni, tante volte si sopravvive anche ad un amore. L’idea della solidarietà sottesa alla pubblicazione di questo libro mi piaceva molto: tutto il ricavato della vendita è stato donato e sarà donato al gruppo della Protezione civile di Penne che nei giorni della immane tragedia si è distinto per il lavoro svolto. Ancora mi commuovo se ripenso a quanto questa gente ha lavorato e a quanto ha gioito quando sono stati estratti i bimbi vivi. Poter dare un seppur minimo contributo con una mia opera per qualificare ulteriormente il loro impegno, mi ha spinto ancora di più ad accettare questa partecipazione. Vorrei aggiungere che il libro è stato pubblicato da Solfanelli ed è stato curato da Franco Pasquale, si può acquistare in qualsiasi libreria abruzzese. È stato presentato al museo Vittoria Colonna di Pescara e sarà ripresentato in questi giorni anche in altre luoghi d’Abruzzo, compreso Farindola.

Il bisogno di poesia della società attuale, nell’epoca, appunto, che stiamo vivendo, epoca non facile, di certo…

Io vado ripetendo da un po’ di tempo a questa parte, quando me lo chiedono, che la poesia salva l’essere umano. Lo salva da questa vita nella quale è costretto a vivere e che non è quasi mai come quella che pensa di voler o dover vivere. Questa vita ci costringe a comportarci in un certo modo, a fare determinate azioni, a essere, sì, ma in funzione degli altri; quando siamo di fronte alla poesia, ad una pagina bianca da riempire siamo liberi da tutto, siamo davvero noi stessi e possiamo inventarci il mondo che vogliamo. La poesia salva anche perché nei momenti in cui si pensa di sprofondare ci tende la mano e ci aiuta a riemergere dall’abisso. Ci propone un’alternativa e un’ alternativa a questa vita ci vuole. Tuttavia la poesia deve essere vera, reale, non serve scrivere delle parole in rima oppure andare ad un certo punto a capo per pensare di aver fatto la poesia. Per scrivere la poesia ci vuole impegno e dedizione. Nei miei interventi dico sempre che alla poesia bisogna accostarsi con umiltà e con onestà, con il capo chino.

Tu e la poesia: un amore che viene da lontano…

ll mio amore per la poesia viene da lontano, da quando ero ragazza, dai miei studi, soprattutto dagli studi liceali e poi da quelli universitari; devo dire che la poesia mi folgorò al liceo: ricordo quando al terzo anno studiai per la prima volta letteratura e il primo autore incontrato fu San Francesco, la prima poesia in volgare, era il “Cantico delle creature”; fu un colpo di fulmine, un amore a prima vista, per quella poesia e per tutta la poesia in genere; sentii proprio che quella era una mia strada, che quando leggevo le poesie stavo bene e ritrovavo l’armonia con il mondo. Mi dissi che se mai avessi avuto un figlio maschio lo avrei chiamato Francesco e così ho fatto. Poi da lì è stato veramente uno studio matto e disperatissimo: tutti i poeti classici della letteratura italiana e straniera, quella francese in particolare, poi quella latina, uno studio continuato, per l’indirizzo scelto, anche all’università. Qui mi sono imbattuta negli autori più contemporanei da Caproni, Bertolucci a Penna, ed è stato nuovo amore. Infine più recentemente ho conosciuto e sono entrata in contatto con i poeti abruzzesi del calibro di Moretti, Creati e Marianacci. Ricordo con nostalgia quando anni fa il compianto Iginio Creati, uno dei nostri massimi poeti, mi spiegava alcune regole compositive per fare una buona poesia e riempiva di annotazioni i miei primi acerbi componimenti mentre sorseggiavamo un cappuccino al tavolino del bar di fronte al Porto turistico. Posso dire perciò che questo mio amore per la poesia si basa sugli studi dei poeti e della poesia in generale, sulla conoscenza delle regole della poesia, dei suoi livelli di analisi, nonché delle modalità compositive. Prima che cominciassi anch’io a scrivere poesie, le ho studiate a fondo, le ho interiorizzate, ho fatto mio questo genere letterario in tutte le possibili modalità; dopo la laurea, nella ma carriera di insegnante ho cercato anche di trasmetterle ed insegnarle ai miei alunni. Ad un certo momento la scrittura mi è venuta fuori spontanea, senza che me ne accorgessi, da un giorno all’altro ho cominciato a scrivere e poi non ho più smesso; scrivevo una riflessione, poi vi tornavo sopra lavorandovi di lima, rielaborando, e veniva fuori la poesia. La scrittura è per me legata a momenti particolari della vita e continuo ogni qualvolta sento la necessità ma sempre senza imposizione perché con l’imposizione, credo, non si scrive nulla di autentico.

Come facciamo a seguirti?

Io non sono molto “social”, come si dice oggi, soprattutto per mancanza di tempo legata al mio lavoro e poi perché per mio carattere alterno momenti di apertura e voglia di condividere i miei pensieri a momenti di introspezione in cui divento anche ritrosa. Chi mi segue su Facebook può vedere pubblicate le mie cose e le mie attività, i miei impegni letterari . Spesso mi adopero anche come promotrice di eventi culturali, di concorsi letterari, come per esempio il Premio Parco Maiella che è giunto quest’anno alla sua 20ª edizione e di cui sono uno dei direttori artistici, il Premio De Meis ed altri. Poi ho anche un blog: Blog di danieladalimonte dove si possono trovare dei miei scritti che sono più che altro poesie e riflessioni legate a istanti della vita. Non sono molto frequenti o legati al bisogno di avere una rubrica ma li annoto quando sento il bisogno di scrivere,

I tuoi prossimi impegni letterari…

Per quanto riguarda i miei prossimi impegni letterari intanto, dopo la uscita della mia prima raccolta di poesie nel 2015, ho continuato a scriverne e credo che tra quest’anno e l’anno prossimo potrò pubblicare una seconda raccolta, che nasce come tutte le mie opere con molta gestazione e sofferenza perché per me non è mai facile tirare fuori ciò che si ha dentro e poi scegliere il modo migliore per farlo. Ancora non ho pensato al titolo ma le poesie hanno una loro precisa struttura e, ancora più che nella prima raccolta, insistono sul fluire del tempo, seguendo in particolare lo scorrere dei mesi e delle stagioni. Poi continuo sempre la mia ricerca linguistica soprattutto nell’ambito della dialettologia e della toponomastica che è la disciplina nella quale mi sono specializzata nei miei anni come cultrice della materia all’Università di Lettere di Chieti e sto scrivendo un saggio sui nomi delle località della provincia di Pescara. Inoltre sto perfezionando uno studio sulla lingua del poeta abruzzese Modesto Della Porta.

Recitaci un tuo componimento…

Vi lascio una delle poesie che faranno parte della mia prossima raccolta e ha per titolo il mese in cui ci troviamo: “Aprile”

Che poi questo mio sguardo

promette il disincanto che sempre

gli appartiene

anche quando, ad Aprile,

incontro il sorriso dei tuoi occhi,

la festa dei tuoi gesti così avari.

Raccolgo la gioia che mi porta

e la decanto in attimi di tregua

e, se non sparisce ancora,

la conservo, ritagliando

il tuo viso intorno al cuore.

 

ILARIA GRASSO

Incontro con il poeta e scrittore Marco Isone

Incontro con il poeta Alessandro De Cerchio

Alessandro De Cerchio

Il mio incontro con il poeta Alessandro De Cerchio, per parlare del suo amore per la poesia e per la scrittura, e dei suoi progetti letterari futuri.

Ciao Alessandro, ben trovato sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO, come hai incontrato la poesia nella tua vita?

Ciao Ilaria…Un ringraziamento di vero cuore a te per avermi ospitato qua, e un saluto a tutti quelli che avranno la pazienza di leggermi…Come ho incontrato la poesia nella mia vita? Eh…E’ passato tanto tempo, come poterlo ricordare bene? Comunque a parte gli scherzi…E’ noto che alle elementari, da bambini, le poesie costituiscono ampia materia di studio, quindi probabile che qualcosa si sia insinuato in me a quei tempi, ovvero, circa quarant’anni fa. In epoca anagraficamente più matura, è probabile che i testi delle canzoni (amo la musica) mi abbiano fatto di nuovo incontrare la poesia sotto altra forma. Si sa…Spesso, ciò che esce dalla porta, rientra dalla finestra…

Cosa rappresenta la poesia, per te?

La poesia è libertà (anche se talvolta espressa in forma metrica), è amore, è lucida e sana follia, è espressione del vero, del bello e del meno bello di noi stessi e della vita, senza filtri. E’ sogno, è passione, è istinto, è fantasia, è il nostro occhio puro sul mondo.

poesia de cerchio 2

Quanto è grande il bisogno di poesia, nel mondo attuale?

Molto grande, secondo me, perché è vero che abbiamo grande bisogno di concretezza, ma senza tutto quello che la poesia, a mio dire, esprime, rischiamo di vivere un’esistenza con grandi spazi di vuoto, nei quali rischiamo di perderci.

La tua opera che ti rappresenta di più…

Tutto quello che scrivo rappresenta un pezzo di me, però se proprio devo scegliere, direi “La Finestra”…Affacciarvisi è voglia di aprirsi al mondo e mettere da parte lo stare soli con se stessi che pure periodicamente va coltivato, per non inaridirci.

Chi sono i modelli poetici e letterari di riferimenti?

Credo nessuno, anche perché a me piace scrivere, vero, ma sono un pessimo lettore…Mi riferisco semplicemente alla mia interiorità più profonda. Quando lei mi parla, è tutto così semplice…

poesia de cerchio 3

I tuoi progetti letterari per il futuro prossimo…

Non ho mai pubblicato nulla, ma sto lavorando ad una raccolta (la mia “opera prima”) con cui percorrere la strada del cosiddetto “self-publishing”; se tutto va bene, a inizio estate 2017 realizzerò questo mio desiderio. Vuol essere un fotolibro che è soprattutto un viaggio dentro me, e quindi, probabilmente, il viaggio di tanti di noi.

Recitaci una tua poesia…

<< LA FINESTRA >>

“E guardi la finestra

cerchiandola di fumo

sparso dopo l’amore

che non sono più io.

Si perde in contorsioni

come quei tuoi pensieri

sospesi, tristi, allegri,

che sanno del tuo Incanto.

Ma quando eri com me,

la sigaretta, fuori;

pensandola molesta,

e contaminatrice…

…Ma non volevo altro

che respirare Te,

in ogni tuo risvolto

di stupenda imperfezione…”

Come facciamo a seguirti…

Curo una pagina su Facebook (“La Finestra” – Poesie di Alessandro De Cerchio) in cui posto estratti del materiale che intendo utilizzare per la raccolta che ho in progetto di pubblicare.

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Viviate come il vento, liberi per sempre…

ILARIA GRASSO