GRATZIAS, UNA CANZONE PER GUARDARE AVANTI: INTERVISTA A QUINTOMORO, ARTISTA A 360 GRADI

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Incontro con Quintomoro, alias Gianluca Quintomoro Cotza, un artista a 360 gradi, cantautore, poeta e autore di satira molto apprezzato.

Il “Quintomoro sardinentale”: così ama definirsi Gianluca Cotza, cantautore di origini sarde nato e cresciuto a Torino, dove tuttora vive.

Profondamente attaccato alle proprie radici, Gianluca è da sempre appassionato di tutto ciò che riguarda la propria terra: storia, cultura, tradizioni, letteratura, lingua e – soprattutto – musica.

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Ha collaborato attivamente con le riviste di musica e cultura sarda “Sonos & Contos” e “Boghes Noas”, ed anche in terra sabauda non perde occasione di promuovere la Sardegna ed esternare la propria smisurata “sardità”, essendo stato per diversi anni membro del direttivo di “Kinthales – Associazione dei sardi in Torino”. Ha al suo attivo numerose edizioni del “Festival della canzone sarda”, di cui è stato una volta finalista con “Bandhidu” ed una volta vincitore del premio della critica, per il testo della sua “Quintomoro”. Ha partecipato a svariate trasmissioni radio e tv sia in ambito regionale sardo che in quello nazionale. E’ stato co-conduttore di una trasmissione radiofonica dedicata alla musica e cultura sarda, su un’importante emittente privata torinese.

Molto attivo nel circuito delle associazioni e circoli sardi sparsi sulla penisola ed in Europa, con spettacoli in cui spesso si propone-oltre che in veste di cantautore-anche come presentatore e cabarettista. Il contest che porta il nome della canzone di cui è autore (per quanto riguarda il testo) ed interprete Gratzias è il progetto nel quale è fortemente coinvolto in questo momento.

La musica di Gratzias è invece di Giuseppe Pigureddu.

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Com’è nato il progetto di Gratzias e da quale particolare esigenza?

E’ nato dalla volontà e dalla necessità di “evadere” un po’ da questa triste e surreale situazione che stiamo vivendo. Mi piaceva molto l’idea di cantare una canzone “positiva” tutti insieme, come fossimo uniti in un grande coro pur essendo a centinaia di km di distanza.

Il nome Gratzias è stato scelto con un preciso scopo…

No, non proprio: ho scritto il testo di Gratzias quasi un anno fa, in tempi “non sospetti”. Era lì, chiusa nel cassetto, e mi sono chiesto spesso il motivo per cui l’avessi scritta, visto che è un testo parecchio lontano da ciò che scrivo abitualmente. Tutto ad un tratto, il motivo mi si è palesato e mi è venuto spontaneo cercare di condividerlo con più persone possibili, da qui l’idea del contest.

Chi può partecipare al contest?

Al contest possono partecipare tutti: dai cantanti e musicisti professionisti, a quelli dilettanti, alla casalinga stonata “che stira cantando” (cit.). Per partecipare è sufficiente iscriversi al gruppo Facebook “Gratzias contest – una canzone per guardare avanti”, ascoltare la canzone, impararla, cantarla e postare il proprio video sul gruppo. Si può cantare utilizzando la base fornita, o suonandola nel modo che si preferisce e in qualsiasi genere musicale.

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Qual è lo scopo finale del contest?

Lo scopo finale del contest è quello di creare un video mosaico con spezzoni di ogni video pubblicato. E, se aderissero anche cantanti professionisti o comunque di quelli “bravi”, a fine contest registrare il singolo in studio e commercializzarlo per racimolare qualche soldo, per aiutare (direttamente, non tramite sms, associazioni etc.) qualche famiglia particolarmente disagiata messa ancora più in difficoltà da questa situazione. Ma questa, purtroppo, credo sia utopia.

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Che ruolo riveste la musica in questo particolare momento storico?

In questo momento così particolare, la musica ha un ruolo ancora più importante di quello di sempre: può essere un ottimo mezzo per alleviare le proprie ansie, per sollevare il morale e ritrovare un po’ di ottimismo. E tramite il contest può anche essere un bel modo di conoscere gente nuova, intrecciare nuove collaborazioni, farsi conoscere ed apprezzare, o anche semplicemente condividere la propria arte.

Come possiamo seguire i tuoi progetti?

Sono molto attivo sui vari social: ho 3 canali youtube (“Quintomoro”, per la mia attività artistica inerente la Sardegna, “Gianluca Cotza”, come cantautore in italiano e spagnolo, e “Grazias Contest2, riservato a questa iniziativa”) . Ho un profilo FB (Gianluca Quintomoro Cotza” , Twitter ed Instagram, anche con la mia pagina di satira “Il Graffio”.

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Siamo in chiusura, Gianluca, grazie di essere stato con noi: lascia un messaggio ai lettori di Liberi Libri e Non Solo…

Ringrazio immensamente “Liberi Libri e non solo” per la graditissima ospitalità ed attenzione, ed in particolare Ilaria. Se si leggesse di più e si odiasse di meno, questo sarebbe davvero un pianeta Felice!

ILARIA GRASSO

ANIMALI E’ IL NUOVO SINGOLO DI MILLE: INTERVISTA ALLA GIOVANE ARTISTA

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Mille, nome d’arte di Elisa Pucci, è una cantautrice nata nella provincia di Roma e milanese d’adozione. Eye-liner, frangetta e gonne a vita alta, le stesse che amava vedere indossate dalla mamma negli anni della sua giovinezza, quando con i suoi lunghi capelli rosso rame cantava Caruso di Lucio Dalla. Considerata da bambina la garibaldina di casa per il suo temperamento (alla spedizione dei Mille deve il suo nome) falsifica la firma del papà per iscriversi allo Zecchino d’Oro, partecipandovi con una canzone scritta da Memo Remigi. Qualche giorno dopo aver discusso la tesi di Laurea nelle aule di Economia de “La Sapienza” di Roma entra a far parte di una compagnia teatrale come attrice. Nello stesso periodo fonda la band Moseek di cui diventa autrice e manager per booking e comunicazione. Conquista il cuore di Skin partecipando con la band all’edizione numero 9 di xFactor; gira l’Italia facendo concerti, fa un minitour in Inghilterra e calca il palco dello Sziget Festival a Budapest. “Animali”, suo singolo d’esordio, è già disponibile sulle piattaforme digitali. 

Com’è nata l’esigenza di lanciare questo tuo primo singolo, dal titolo Animali, in questo particolare momento storico, per l’Italia e per il mondo?

Dinanzi alle emergenze tutti i pensieri vanno solo all’emergenza. E’ una reazione fisiologica, di quelle a caldo che durano giorni. Poi è necessario lasciare lo spazio adeguato alla lucidità e darsi una mano per affrontare la crisi, ci vuole un po’ di coraggio per tenere a mente il ruolo di ciascuno di noi.

Abbiamo bisogno di chi ci racconta ogni giorno i fatti che accadono nella loro drammaticità, ma allo stesso tempo c’è bisogno di bellezza e la musica in questo senso ha un ruolo importante. E’ per questo motivo che non mi sono tirata indietro nel fare in questo momento così delicato quello che faccio nella vita. Il mio primo singolo è stato pubblicato poco prima dell’inizio dell’emergenza, avevamo girato il video, eravamo tutti pronti. Darsi e dare una possibilità di gioia è sempre qualcosa di sano.

Il videoclip non a caso è stato girato proprio in questo periodo, in cui tutto è apparentemente fermo, tranne le nostre anime di animali, appunto: quelle sono sempre in movimento…

Abbiamo fatto in tempo a girare il video a febbraio, si stava delineando l’emergenza, ma non eravamo ancora in piena crisi e nessuno si aspettava che da lì a dieci giorni si sarebbe fermato tutto. Ma poi cos’è che è fermo? Noi dentro casa, col mondo fuori fermo stiamo capendo che possiamo comunque muoverci, perché possiamo inventare mille modi per impiegare questo tempo che abbiamo a disposizione, e non mi riferisco solo a chi si diletta in cucina e si scopre chef. La necessità sta portando molta virtù, in numerosi campi, nella moda, nell’arte, nella musica, per quello che riguarda l’ambiente. Stiamo capendo che quello che accade, succede nella misura in cui siamo in grado di reagire alle cose.

L’eterna lotta tra ragione ed istinto è al centro del tuo pezzo, di cui, appunto, oltre che interprete, sei anche autrice…

L’istinto è la verità più grande che possediamo. Ci vuole coraggio a dargli retta, perché quello che la ragione stabilisce con le abitudini, con i limiti, con i punti fermi, è ciò che ci permette di farci sentire al sicuro. La cosa speciale è che questa canzone ha un doppio valore per me: da una parte mette nero su bianco la malinconia di una delle più importanti storie d’amore della mia vita,e dall’altra ha rappresentato per me il modo in cui ho scardinato i limiti e il range di abitudini in cui mi davo la possibilità di scrivere in italiano.

Il tuo rapporto con il teatro e con la recitazione…

Durante le tournèè ogni sera prima di andare in scena arrivava la domanda chi me l’ha fatto fare?. Non ho mai sognato di fare l’attrice, ma è capitato, per caso e senza aspettarmi niente, era semplicemente il mio lavoro, tra i mille che ho fatto prima, durante e dopo l’università. Mi ha insegnato a tenere botta sera dopo sera, a teatro non hai scampo, se sbagli ti devi appellare alla tua capacità di improvvisazione e ai nervi saldi.

Progetti per il futuro…

Uscire di casa io e le canzoni che ho scritto, oltre Animali.

Come facciamo a seguirti?

Aprire il famoso instagram e digitare mille_ingram

Lascia un messaggio a chi ci legge…

Ogni mattina preparati come se dovessi andare ad un appuntamento importante. Chi ti guarda? Tu, ti guardi tu.

ILARIA GRASSO

LA MUSICA ERI TU: LA RAGAZZA DEL MAGLIONE, DI ROSSANA LOZZIO – RECENSIONE

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Ho avuto il piacere e la fortuna di leggere in anteprima La musica eri tu: la ragazza del maglione, di Rossana Lozzio, romanzo dai contenuti profondi affrontati in maniera delicata, e dal taglio decisamente autobiografico (io che a grandi linee conosco la storia personale dell’autrice potrei dire che è così), nel quale tutti gli amori e tutte le passioni di Roberta, la protagonista, sono tenuti in considerazione.

Il tema principale del romanzo è la passione sconfinata per Giulio Assanti, cantautore a cui Roberta dedica tutta se stessa, e al quale sente di appartenere senza che ci siano mai di fatto scambi fisici tra loro ma quelli, sappiamo tutti, non sono sempre del tutto necessari perché si possa parlare di amore vero.

E il loro amore dura fino alla fine, fino a quel 7 dicembre trascorso da Assanti sul palco, purtroppo l’ultimo.

Giulio Assanti è sempre presente nella storia come nella vita di Roberta, la ragazza del maglione, pur non facendone fisicamente parte, c’è sempre, ogni istante.

Poi abbiamo la relazione clandestina tra Roberta e lo cheff Luca Sacchi, il suo datore di lavoro, burbero e amabile, nonostante tutto, che dura da una vita e si alimenta di una quotidianità che, al contrario delle relazioni cosiddette ufficiali, non conoscono la trappola dei ricatti e dei doveri.

Poi l’amicizia, quella tra Roberta, Daniele, Micaela e Federico, valore inscindibile per poter sopravvivere ogni giorno.

E ancora, l’amore per la scrittura, e un grande maestro, lo scrittore noir Samuele Loy, che guida e consiglia Roberta, nei suoi primi passi nel mondo dell’editoria.

Roberta si mostra agli occhi del lettore come una donna concreta e sognatrice al tempo stesso, una che sogna ma, che pur sognando, ha ben impresso nella mente ciò che vuole, quello che desidera realmente.

Luca Sacchi è molto riconducibile a Carlo Cracco, almeno per il modo in cui ci appare, e la sua determinazione come anche il suo essere scontroso, esigente e puntiglioso sono i suoi veri elementi di forza, che inevitabilmente finiscono di attrarre Roberta.

Samuele Loy è invece un uomo completamente preso da se stesso e dalla sua scrittura, ma che è disposto a fare un’eccezione quando incontra Roberta, perché ne coglie le doti e l’entusiasmo.

Daniele è l’amico del cuore di Roberta che poi, proprio a causa di uno scherzo del cuore, se ne va, ma che occupa una parte importante della vita della sua grande amica: Daniele è la persona che tutte noi vorremo almeno una volta accanto, in questa esistenza.

Poi, ancora il rapporto di Roberta con la madre, la profonda ferita lasciata dalla sua prematura dipartita e l’amore di Roberta per i cani, il suo cagnolino, a testimonianza di come i nostri amici a quattro zampe sono indispensabili, come se fossero degli angeli consolatori.

Sullo sfondo sta una Milano magica, che non dimentica i suoi figli, nemmeno per un attimo, anche quando si mostra indifferente ed algida.

E tutto intorno, dopo, è solo musica, compagna indispensabile ad ogni esistenza, da quella più semplice, a quella anche più complicata.

Il romanzo, che sarà acquistabile su Amazon dall’8 marzo 2019, è già disponibile in pre-order al seguente link:

ILARIA GRASSO

“FARE MUSICA E’ UN FATTO POLITICO PERCHE’ E’ UN FATTO CULTURALE. DIVERSAMENTE SEI SOLO UN INTRATTENITORE.”

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Woody Guthrie aveva scritto sulla sua chitarra “questa macchina uccide i fascisti”. Joan Baez era al fianco di Martin Luther King nelle sue battaglie per i diritti civili. Pete Seeger cantava contro la guerra e per i diritti dei lavoratori. Bob Dylan si rifiutò di andare in tv perché non volevano fargli cantare “John Birch Society Blues” contro un gruppo neonazista che vedeva comunisti dappertutto. Crosby Stills Nash e Young attaccarono il governo per i quattro morti a una manifestazione studentesca in Ohio e per le cariche poliziesche contro gli studenti a Chicago, Jimi Hendrix stravolse l’inno americano per denunciare l’inutile guerra in Vietnam, gli U2 hanno celebrato il bloody sunday irlandese quando l’esercito britannico sparò sulla folla pacifica, Bob Geldof ha riunito due volte i migliori musicisti del mondo a sostegno dell’Africa affamata, Bono si è speso per l’eliminazione del debito pubblico dei paesi poveri, ed è stato fatto dai musicisti un embargo al Sudafrica razzista, per poi sostenere e celebrare la liberazione di Mandela. E qualcuno oggi se ne viene fuori che i musicisti dovrebbero fare i musicisti e non occuparsi di politica? Ma fare musica è un fatto politico perché è un fatto culturale. Diversamente sei solo un intrattenitore.

GIO’ ALAIMO

LA VITA DI OGNUNO, TRA HORROR VACUI ED AMORE, NEL NUOVO LIBRO DI ROMANO DE MARCO “SE LA NOTTE TI CERCA” (PIEMME EDIZIONI)

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Se la notte ti cerca, come a dire se il tuo lato oscuro ti chiama quando nemmeno te lo aspetti, allora la sola cosa che puoi fare è rispondere, a quella chiamata.

E ognuno di noi possiede il suo lato oscuro, il lato che anche a lui sfugge, per mancata consapevolezza o perché la consapevolezza del proprio lato oscuro è scomoda, genera fastidio.

Su questo concetto di fondo si basa il nuovo libro di Romano De Marco (Piemme Edizioni), Se la notte ti cerca, appunto, un thriller che ho letto in un solo pomeriggio, malgrado sia “fatto” di 318 pagine. Questo perché (almeno per me è stato così) una volta che inizi a leggere non puoi più staccarti, desideri che il mistero che avvolge la storia, assai complessa, finalmente si sveli, davanti ai tuoi occhi.

Ognuno dei personaggi di questo libro un po’ ci rappresenta, perlomeno per me è stato così: c’è la protagonista femminile, il commissario Laura Damiani, reduce da un passato prossimo, sentimentale quanto lavorativo non così bello, a Milano ed ora tornata a Roma, in cerca di un riscatto professionale e, implicitamente, anche sentimentale dato che ha sempre sacrificato la sfera privata in nome del lavoro, e c’è poi il protagonista maschile, l’alterego di Laura, il cantante Andy Lovato, cinquantenne col fisico da trentenne, famoso per la sua musica, nel mondo ma in Italia ancora troppo poco conosciuto, ingiustamente.

Attorno ai due protagonisti ruota un vasto universo umano, figure contrassegnate, ognuna, dalla propria ossessione che la tiene in vita, il proprio lato oscuro, a cominciare dall’altra protagonista della storia, Claudia Longo, la prima vittima di uno spietato killer senza cuore.

Claudia è l’emblema della donna che non si è rassegnata all’incedere del tempo ed è questa sua non rassegnazione che la porta a ricorrere in modo spasmodico alla chirurgia plastica, ad incarnare  il suo vero lato oscuro, il lato che finirà per consegnarla in pasto alla morte.

Sullo sfondo sta una Roma spettrale, una Roma sull’orlo del baratro, ma che implicitamente nutre velleità di riscatto.

L’autore Romano De Marco sembra voler sottolineare il vuoto esistenziale in cui ognuno fluttua in quella frase che fa pronunciare più volte ai suoi personaggi: il resto è recita. E il resto è recita fin troppo spesso, nella società in cui stiamo vivendo, come sui social network, su Facebook in primo luogo: l’emblema assoluto di quell’horror vacui in cui spesso i social ci confinano è la sedicente scrittrice e speaker radiofonica Angela Scala, che cela dietro a una vita che nemmeno esiste la propria solitudine profonda, vestendola di molti fotoscatti che poi pubblica sui social, appunto, consegnando al mondo un’ingannevole imagine di sé, l’immagine che la tradirà, il suo lato oscuro.

C’è, ancora, il poliziotto Leo Fragassi che si ostina a vivere a metà, dal momento che non accetta e non ammette a sé stesso quelle che siano le sue vere propensioni, c’è, poi, Paolo Silveri, vittima consapevole della sua ossessione d’amore.

E cos’è, l’amore, se non un’ossessione? E se tutti i sentimenti che provassimo, nel nome dell’amore, fossero solamente il sintomo di una malattia mentale, che non ci concede tregua?

Questo è sicuramente uno degli interrogativi più importanti, in questa storia, dove l’altra protagonista, assieme all’horror vacui di ogni personaggio, oltre alla solitudine, è la musica, la musica di Andy Lovato, creato da De Marco traendo ispirazione dall’artista Danny Losito, che personalmente apprezzo ed ho sempre apprezzato molto, e che ha raggiunto il successo prima oltreoceano che in Italia.

Invitandovi alla lettura di questo libro che giudico un capolavoro, concludo con un pensiero del filosofo francese Vladimir Jankélévitch, che ben si adatta alla storia che De Marco narra, dal momento che, nonostante il valzer della solitudine danzato dai suoi protagonisti, l’autore ci lancia, comunque, un messaggio positivo, un messaggio di riscatto per ognuno: “Si può vivere senza musica, senza gioia, senza amore e senza filosofia. Ma mica tanto bene”.

L’AUTORE:

Romano De Marco

ROMANO DE MARCO, classe 1965, esordisce nel 2009 nel Giallo Mondadori con Ferro e fuoco, ripubblicato in libreria nel 2012 da Pendragon. Nel 2011 esce il suo Milano a mano armata (Foschi, Premio Lomellina in Giallo, 2012). Con Fanucci pubblica, nel 2013, A casa del diavolo e con Feltrinelli Morte di Luna, Io la troverò (finalista Premio Scerbanenco 2014) e Città di polvere (finalista Premio Scerbanenco 2015). Per Piemme, nel 2017, esce L’uomo di casa, che ottiene un grande successo di pubblico, con cinque ristampe, e di critica, finalista del Premio Scerbanenco e vincitore del Premio dei Lettori. I suoi racconti sono apparsi su giornali e riviste, tra cui «Linus» e il «Corriere della sera», e sui periodici del Giallo Mondadori. Vive tra l’Abruzzo, Modena e Milano. 

ILARIA GRASSO

LINK PER L’ACQUISTO:

Incontro con lo scrittore ed editore Alessio Masciulli

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Oggi ho ospitato sul mio blog il mio amico, scrittore ed editore, Alessio Masciulli, che si è raccontato in una piacevolissima chiacchierata e ci ha parlato della sua nuova avventura che prende inizio proprio in questi giorni: l’avvio della attività della sua neo-nata Casa Editrice, che porta il suo nome, appunto, Masciulli Edizioni.

Ciao Alessio, ben venuto sul mio blog LIBERI LIBRI E NON SOLO, parliamo di “Credi in me”, il tuo nuovo romanzo, pubblicato da Edizioni Il Viandante, libro che sta riscuotendo un grande successo: com’è nata questa tua nuova storia, in cui amicizia e musica si uniscono, come scudo da innalzare alle insidie del mondo e della vita? Quanto c’è in te, dei due ragazzi protagonisti?

Come tutti quelli che scrivono libri rispondo che non c’è nulla di me però poi credo che nessun autore si privi del piacere di inserire qualche sua caratteristica in un personaggio, forse io assomiglio alla segretaria del protagonista Stefano che ha un grande coraggio e voglia di aiutare qualcuno che… beh dovete leggere il libro.

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La musica e l’amicizia, realmente possono salvarci, secondo te?

Le emozioni belle possono salvarci sempre e sia la musica che l’amicizia lo sono. L’unica differenza è che la musica non ci potrà mai fare del male, mentre gli amici, se poi si rivelano falsi, si.

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Ho letto che a marzo uscirà un tuo nuovo romanzo: vuoi darci qualche anticipazione?

In realtà uscirà a Maggio perché lo voglio far coincidere con il mio compleanno e ho spostato la data. Sarà un saggio poetico sui rapporti umani. Poesie e brevi racconti di vita che mescolandosi danno spunti di riflessioni.

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In questi giorni hai mosso i tuoi primi passi per una nuova, fantastica, avventura, creando la tua casa editrice non a pagamento, che porta appunto il tuo nome, Masciulli Edizioni: come ti senti?

Mi sento carico come ogni mia nuova iniziativa. Guai a perdere l’entusiasmo nel fare le cose, diventeremmo tutti automi comandati e siccome già ce ne, sono tanti meglio evitare. Aprire una casa editrice è un grande impegno ma sento che non sono solo.

Chi volesse pubblicare con te, cosa deve fare?

Semplice, mi contatta, mi propone il suo lavoro editoriale, lo leggo e insieme all’autore decidiamo le strategie per iniziare il cammino al meglio, se ci troviamo in linea e il testo si presenta buono si parte. Chi mi conosce sa l’energia che metto nelle cose che amo e promuovere libri è il mio secondo amore. Il primo… bhe immagina tu qual è.

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Come facciamo a seguirti?

Potrei lasciare delle briciole ma se ci sono dei passeri affamati in giro resto solo… dai scherzo, sono sui social un po’ ovunque con il mio nome e cognome e tra poco lancerò il nuovo sito. In ogni caso chi volesse proporre un manoscritto può contattarmi a questa mail masciulliedizioni@gmail.com, grazie a tutti.

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Siamo in chiusura, carissimo Alessio, grazie per essere stato con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Ragazzi non fatevi fregare da nessuno, siate buoni e onesti perché così vi vorranno bene in tanti che tanto la cattiveria colpisce solo a chi la lancia per prima, e poi mi raccomando, sempre positivi!

ILARIA GRASSO

Note: Nella foto in alto, Alessio Masciulli è con la pittrice Alessia Pignatelli, che ha realizzato la copertina del romanzo “Credi in me”

Incontro con il poeta pescarese Lucio Vitullo

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Il mio incontro con il poeta pescarese Lucio Vitullo, per parlare della sua poesia e dei suoi progetti artistici futuri.

Ciao Lucio, benvenuto sul mio blog LIBERI LIBRI E NON SOLO: il tuo incontro con la poesia quando è avvenuto e, soprattutto, quando hai scritto la tua prima lirica?

Ciao Ilaria, grazie per avermi ospitato nel tuo blog. Ho cominciato a scrivere poesie nel 1990 ed in maniera del tutto casuale, perché ero innamorato di una mia compagna di scuola. In quel periodo appunto andavo ancora a scuola e ti confesso che non amavo imparare le poesie a memoria. Poi con il tempo è diventata parte integrante di me ed il foglio di carta era un po’ come un amico al quale confidavo i miei stati d’animo, gioie e dispiaceri.

Che cosa è cambiato, da allora ad oggi?

Allora scrivevo soltanto per esprimere i miei stati d’animo, non pensavo minimamente di rendere pubblico quello che facevo soprattutto perché per troppa timidezza mi vergognavo di dire che scrivevo. Ancora oggi la priorità è questa ma a volte mi capita di dover scrivere per eventi in cui si tratta una tematica particolare, quale quella della violenza sulle donne che mi sta particolarmente a cuore. E devo dire che non me ne vergogno più.

Quanto ti ha sostenuto e quanto ti sostiene, quotidianamente, la poesia?

Come ti dicevo per me scrivere è un po’ come confidarsi con un amico. Parlo soprattutto di fatti vissuti personalmente, belli o tristi che siano, e parlarne mi aiuta ad esorcizzare il malessere che a volte posso provare dentro. Ormai non posso più farne a meno, è diventata la mia compagna di vita.

Quanto è grande il bisogno di poesia, a tuo avviso, nella società attuale?

C’è una frase che recita così: bisogna vivere d’arte per non morire di realtà, concetto che sposo pienamente. La poesia, così come altre forme d’arte quali la pittura possono aiutarti a fuggire dalla realtà anche se non risolvono i problemi di una società in cui i valori materiali hanno ormai preso il sopravvento su quelli umani quali l’amicizia. Ma per un attimo ti fanno sperare che le cose possano cambiare.

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Quanto ti ispira l’amore, nel comporre?

L’amore è stata e sarà sempre la mia 1° fonte di ispirazione. Dall’età dello sviluppo in poi cominciamo a fare tutto in funzione dell’amore perché secondo me è quello che muove tutto e che ci fa assumere determinati comportamenti. E’ la più importante fonte di vita che abbiamo. Non parlo solo dell’amore che ci può essere tra due persone, ma anche di amore per la vita e per tutto ciò che ci circonda e che va rispettato.

Hai ricevuto parecchi riconoscimenti e premi letterari importanti, ma scommetto che ogni volta è un’emozione nuova e fortissima, per te…

Proprio così e che sia primo o ultimo premio posso dire che l’emozione è sempre la stessa. Faccio molti concorsi perché mi da anche la possibilità di vedere posti nuovi e conoscere poeti e scrittori di altre regioni, con alcuni è nata anche una bella amicizia ed è sempre un’emozione rincontrarsi in qualche posto dell’Italia. Ecco posso dire che alla fine i premi più belli sono i rapporti che si creano anche se a volte sono a distanza.

Sei anche paroliere, nel senso che hai il titolo necessario per poter scrivere testi di canzoni: per chi ti piacerebbe scrivere una canzone?

Ho una forte ammirazione per Giusy Ferreri e Laura Pausini e poter scrivere per loro sarebbe una soddisfazione unica per me, ma chiunque mi proponesse di farlo sarebbe il benvenuto nella mia vita poiché la musica è l’altra mia grande passione dopo la scrittura. Ho avuto la possibilità di incontrare la Ferreri e regalarle i miei libri, chissà che un giorno magari…

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“A piccoli passi” e “Acrostici e non… ” sono due raccolte di liriche a cui sei particolarmente legato: spieghiamo perchè…

Sono due piccole raccolte frutto di due partecipazioni a concorsi letterari. Sono legato in particolare ad “Acrostici e non…” perché è arrivato dopo il premio alla carriera ottenuto l’anno scorso al Premio Histonium di Vasto e perché rappresenta un po’ una svolta in quanto utilizzo una nuova forma poetica: l’acrostico, dove le prime lettere di ogni verso lette in verticale formano una frase. Praticamente il titolo lo si può leggere così. E nella 1° si possono leggere il mio nome e cognome.

Non tralasciamo, naturalmente, “Alla solita luce”, la tua raccolta di liriche di qualche tempo fa: cos’è la luce per te?

Alla solita luce” è l’ultima riga dell’ultima poesia dal titolo “Alla prima luce” che termina così: “Buonanotte mondo/a te ed ogni tua specie/ci vediamo domani, come sempre/alla solita luce”. E’ la luce dell’arte ma anche la luce di tutto quello che ho trovato negli ultimi 6 anni: tante soddisfazioni letterarie e tanti amici tra cui metto ovviamente anche te. E devo dire che questa luce mi ha cambiato totalmente la vita. Il desiderio di vita stesso è per me luce.

I tuoi progetti letterari per il futuro prossimo….

Sto organizzando un evento per il 1° aprile con la casa editrice Tracce in cui ci saranno tanti nomi tra cui spicca quello del poeta Davide Rondoni. Il 1° maggio parteciperò all’evento Florviva ed il 27 al Festival Rosadonna in cui presenterò la mia ultima raccolta. In programma c’è anche un evento all’Aurum dal titolo “Fuori dall’ombra progetto fotografico al femminile” in cui l’universo femminile sarà al centro. E ovviamente ancora tanti concorsi.

Dedica dei tuoi versi a chi ci ha seguiti sin qui…

Un sogno non vola stando sotto una coperta, perché spiega ogni sua ala soprattutto all’aria aperta”. E’ un invito a seguire sempre i propri sogni perché è meglio provarci e fallire che non averci provato per niente.

ILARIA GRASSO

La musica che eleva: “Da Zero alle Stelle”, di Maria Giovanna Farina – RECENSIONE

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Il 9 dicembre 2016 è uscita la nuova edizione del saggio filosofico di Maria Giovanna Farina, dal titolo Da zero alle stelle (KKIEN edizioni), un vero e proprio excursus che la filosofa e scrittrice compie nella storia della musica italiana, dagli anni 70 ad oggi, attraverso quattro eminenti figure della musica, italiana, appunto, ed internazionale: il viaggio inizia con Renato Zero che una adolescente Maria Giovanna scopre ascoltandolo, per caso, in spiaggia (per poi non più separarsene) e prosegue con Alberto Fortis, raffinato punto di incontro tra l’Italia e il mondo britannico, l’incarnazione viva di quello che è una metafora, e infine attraverso due creature femminili, uguali e diverse tra di loro, come Mariella Nava – raffinata cantautrice che ha applicato la filosofia alla propria vita, scegliendo la discrezione, il più delle volte, del dietro le quinte che ne ha preservato la nobiltà quanto la delicatezza d’animo – e, infine, Cristiana Pegoraro, pianista italiana di mondiale fama, che applica la passione e l’amore alla musica e che ne eleva il profondo significato terapeutico.

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Renato Zero, la grande madre, entra nella vita di Maria Giovanna Farina alla stregua di una visione di pura libertà, nell’esplosione dei colori di ogni suo spettacolo che la nostra autrice segue in modo fedele attraverso gli anni e che le consente di scorgere, sempre di più, le analogie dell’artista con Cartesio: entrambi, il cantante ed il filosofo, sono infatti dei profondi osservatori del mondo che attraversano e verso il quale conservano uno spirito ribelle, perchè non v’è rivoluzione che arrivi senza una premessa che non sia di ribellione.

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Alberto Fortis è invece incarnazione, in musica, della metafora, il ponte raffinato, abbiamo detto, tra l’italianità e il mondo britannico: Fortis è la melodia che incontra la poesia dei testi con spontaneità, la stessa con cui affronta temi delicati come quello stesso della morte per suicidio per la mancata accettazione della sofferenza fisica e morale del protagonista de La sedia di lillà, costretto a vivere, altrimenti, confinato ad una sedia a rotelle.

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La terza gemma preziosa di questo libro è poi Mariella Nava, cantautrice che ha avuto il pregio di portar nel mondo la sua canzone Per amore, interpretata da Andrea Bocelli: Mariella, un’artista discreta che della discrezione ha fatto il suo punto di forza, Mariella che canta la poesia, canta l’amore ma canta anche il dolore, della violenza, ad esempio, sulle donne, e canta la tragedia quotidiana dei migranti che lasciano la loro vita in mezzo al mare, in cerca di un destino migliore, che individuano altrove.

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E ultima, ma non ultima, arriva anche Cristiana Pegoraro che oltre a suonare il piano, comporre musica, sa scrivere poesie: arte che cura, la sua, perchè il fine più grande della vita è la felicità e il vero crimine che ognuno di noi può veramente compiere è sottrarsi ad essa, a lei, alla felicità, a quel diritto che in America è contemplato addirittura nella Costituzione, e che molti di noi ignorano, schiacciati dal senso del dovere e da quelle attenzioni che perlopiù concentrano sul concetto dell’assenza e della mancanza, che fa dimenticare la gioia di tutto quanto possiedano di fatto, inconsapevolmente.

ILARIA GRASSO

Al via la 37^ edizione del Festival “NUOVI SPAZI MUSICALI”

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Il 6 Ottobre prenderà il via ad Ascoli Piceno la 37^ edizione del Festival “Nuovi Spazi Musicali” dedicato alla musica del ‘900 e curato dalla compositrice Ada Gentile. La realizzazione della rassegna, che si articolerà in 5 concerti che si terranno nel Foyer del Teatro V.Basso, è stata resa possibile grazie ai contributi della Regione Marche, del Comune di Ascoli Piceno, della Banca Intesa San Paolo, della Fondazione Carisap , della Camera di Commercio di Ascoli e della Piceno Gas Vendita Srl. Questo Festival è conosciuto in tutto il mondo sia per il suo livello artistico sia perché propone all’ascolto opere in 1^ assoluta (alcune delle quali commissionate appositamente) o in 1^ esecuzione italiana di compositori di vari Paesi offrendo così un panorama vastissimo e variegato della produzione musicale contemporanea. L’edizione di quest’anno si aprirà Giovedi 6 Ottobre, alle ore 20.30, con due “operine tascabili” di 25’ ciascuna, dal titolo “Brancalione” e “L’ultima prece”, commissionate rispettivamente ai compositori Stefano TAGLIETTI (Pescara) e Mario BERLINGUER (Roma) che hanno utilizzato testi molto divertenti scritti per l’occasione da Luis Gabriel Santiago e da Francesca Fornario.

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L’esecuzione sarà affidata a 6 eccellenti musicisti oltre al soprano Annalisa Di Ciccio ed al basso Stefano Stella . Il secondo concerto è in programma l’11 Ottobre con il “TRIO ZODIAC”, formato dalla pianista giapponese Riko Higuma, dalla violinista francese Vanessa Mollard e dal clarinettista russo Kliment Kryvlovskij , che proporranno all’ascolto opere di Shostakovich, Stravinsky, Schoenfield, List, Gershwin, Panni e Gentile. Il 13 Ottobre, per il terzo concerto, sarà di scena la pianista svizzera Esther FLUCKIGER con un programma molto originale, da lei ideato per l’Associazione “Suono Donne”, dal titolo “Sull’eco di Leonardo da Vinci”, con testi delle poetesse marchigiane Franca Maroni, Ivana Manni ed Enrica Loggi e dello stesso Leonardo e con musiche di Debussy, Ravel e, in 1^ assoluta, di 3 compositrici contemporanee: Beatrice Campodonico, Silvia Bianchera e Carla Magnan. Il quarto appuntamento è fissato per lunedi 17 Ottobre con un insolito duo formato da due virtuosi come il sassofonista Massimo MAZZONI ed il fisarmonicista Christian RIGANELLI, con un programma virtuosistico dal titolo “New klezmer tales”, comprendente, tra l’altro, un’ opera in 1^ assoluta di Paolo Rosato. La rassegna si concluderà il 20 Ottobre con il ritorno “a grande richiesta” ad Ascoli del pianista armeno HAYK MELYKIAN che ha riscosso un clamoroso successo alla sua prima apparizione nell’edizione del 2013 e che si ripresenterà con un programma molto interessante dedicato in gran parte ad autori armeni con l’aggiunta di due brani di Stravinskj e di Gorecki ed uno dell’autore italiano Andrea Mannucci. Questo concerto è stato organizzato per celebrare il 25° anno dell’indipendenza della Repubblica di Armenia ed in ricordo del centenario del genocidio del popolo armeno. Come per i due anni precedenti tutti i concerti saranno mandati in onda in differita da RADIO CEMAT e sarà perciò possibile ascoltarli in tutto il mondo collegandosi al sito www.radiocemat.org

L’ingresso sarà libero.

Per ulteriori info contattare il numero 0736/261492.

Un miracolo di note: intervista al Maestro Vincenzo Sorrentino

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Il mio incontro con il grande Maestro, direttore d’orchestra, pianista e compositore, Vincenzo Sorrentino, per parlare del libro sulla sua vita, dal titolo “Miracolo di note”, pubblicato da Turisa Editore, e di tanto altro ancora…

Maestro Sorrentino, innanzitutto bentrovato, e grazie per aver accettato quest’intervista: come è nata l’idea di “Un miracolo di note”, il suo libro, pubblicato da Turisa Edizioni?

Non ho mai pensato di scrivere un libro sulla mia vita, infatti fino all’incontro con la “Turisa Editrice”, ero concentrato unicamente sulla realizzazione dei miei dischi e dei miei progetti musicali. Poi, un giorno pubblicai il video di una mia interpretazione pianistica sul mio profilo Facebook e venni notato da “Il Mattino” e dalla stessa “Turisa”. Gli editori, incuriositi, mi proposero di scrivere un libro sulla mia vita è da lì è nato “Un miracolo di note”.

A proposito della musica: come e quando l’ha incontrata?

Subito dopo il coma, a quattro anni, ho iniziato a suonare pur non conoscendo la musica! Riuscivo ad interpretare brani solo ascoltandoli ad orecchio. Il mio primo brano suonato è stato “O’ sole mio”: avevo appena quattro o forse cinque anni e suonavo su una piccola tastierina regalatemi dai miei genitori. Da lì ho scoperto di avere l’orecchio assoluto che mi ha aiutato tantissimo nella mia carriera pianistica.

Maestro, in cosa è impegnato, attualmente, e quali sono invece i suoi progetti per il futuro prossimo?

Adesso sto lavorando come direttore musicale nazionale di “Tra sogno e Realtà” un programma che andrà in onda su La5 ben ventidue puntate compresi due prime-time. A breve uscirà il mio primo film intitolato “Fausto e Furio” con Enzo Salvi e Maurizio Battista e tantissimi altri attori importanti Da Ascapece a Mattioli ad Ernesto Majehaux , solo per citarne alcuni. Il film sarà trasmesso in prima serata su Italia 1. In questo film ho curato personalmente tutta la colonna sonora. Una bellissima esperienza. A novembre curerò le musiche di dieci puntate su Rete 4 in seconda serata di un programma…ma di più non posso svelare per motivi tecnici! Inoltre curerò sempre su Rete 4 le musiche di “Sai cosa mangi?”, programma di cucina presentata da Emanuela Folliero

Un suo consiglio a un giovanissimo che inizia a studiare musica….

Il consiglio che posso dare ai giovani che vogliono fare questo mestiere è quello di studiare e di perfezionare il proprio talento, di non arrendersi mai e di guardare sempre avanti nonostante le difficoltà che si possano incontrare in questo percorso. Seguire i propri sogni senza pensare al denaro…. quelli poi arriverà!

La musica è un messaggio universale: le chiedo, a tal proposito, un messaggio, prima di chiudere, a coloro che ci stanno leggendo…

Il consiglio, invece, che posso dare ai lettori è quello di ascoltare tutti i generi musicali senza pregiudizi, dalla classica al jazz al pop al rock, non trascurando neppure le nostre origini musicali. (Ridendo) Consiglio anche di comprarsi il libro e di ascoltare la mia musica con gli occhi chiusi ed aprendo il cuore. 

ILARIA GRASSO