UN VIAGGIO NEL CUORE DEI NOSTRI FRATELLI ANIMALI IL NUOVO LIBRO DELLA FILOSOFA MARIA GIOVANNA FARINA – RECENSIONE

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“Non siamo solo cagnolini”, il nuovo libro della filosofa Maria Giovanna Farina (Gilgamesh Edizioni) è un vero e proprio viaggio nel cuore e nella mente del nostro amico a quattro zampe che attraverso i propri occhi svela il rapporto di grande complicità che lo lega a noi, ma non trascura certo di parlare dei nostri difetti di esseri umani. La protagonista è Milly, appunto, la cagnolina adottata da Maria Giovanna Farina alcuni anni fa, e parte integrante della sua vita quanto della sua famiglia. Milly descrive con entusiasmo i propri compagni di viaggio, dal primo fortuito e fortunato incontro nel canile al dopo, il giorno in cui fu abbandonata e quello in cui ritrovò l’amore, negli occhi della nuova padrona e mamma umana. Un viaggio nel cuore dei nostri piccoli ed indispensabili amici che ci offrono quotidianamente gran sostegno, ma soprattutto un viaggio nei nostri punti deboli e di forza, un viaggio che conduce a un’unica ed inequivocabile risposta, ovvero che solo l’amore salva, l’amore, l’amore, quello universale.

ILARIA GRASSO

Per acquistare il libro, in ebook e in formato cartaceo:

IL QUOTIDIANO INCONTRO CON I NOSTRI FRATELLI ANIMALI CELEBRATO NEL NUOVO LIBRO DELLA FILOSOFA MARIA GIOVANNA FARINA

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Il mio incontro con la scrittrice e filosofa Maria Giovanna Farina, per parlare del suo nuovo lavoro letterario, dedicato ai nostri amici animali, dal titolo Non siamo solo cagnolini, edizioni Gilgamesh.

Come è nata l’idea di questo libro e quali sono i tuoi obiettivi?

È un’idea che viene da lontano, erano parecchi anni che desideravo parlare del più fedele amico dell’uomo ma non sapevo come procedere. È stata Milly, una meticcia portata a casa dal canile a farmi venire l’idea di raccontare il nostro rapporto. Divenuta la voce narrante del libro, lei mi ha permesso di entrare nel racconto con facilità. Il fine è sensibilizzare e far conoscere cosa significa vivere con una quattro zampe.

Come mai la scelta di far parlare direttamente la sua protagonista, ossia la cagnolina Milly?

Per rendere tutto più vero, appassionato ed empatico. Il cane ci trasmette le sue emozioni, gli stati d’animo più profondi e decodificandoli ho potuto trasformarli in scrittura: credo sia il modo più fedele e sincero di parlare della sua vita con me e con tutti gli atri personaggi che ruotano intorno a lei, a noi.

Milly ci parla degli umani, dei loro pregi e difetti, e lo fa con una certa obiettività, mettendo soprattutto in risalto la piaga e l’infamia dell’abbandono…

Sì, lo fa con gli occhi dell’amore. Questo libro è un atto d’amore nei confronti degli animali ed è sincero fino in fondo. Se da un lato lei racconta pregi e difetti degli umani io le lascio dire anche i miei stessi difetti, quindi il libro nella suo essere un’autobiografia diventa un modo per parlare al lettore senza maschere. Quanto all’abbandono, non poteva non metterlo in risalto perché Milly stessa è stata abbandonata a pochi mesi. Naturalmente il libro contiene delle riflessioni filosofiche alla portata di tutti dove viene messo a nudo il motivo per cui si abbandonano gli animali senza alcuna pietà. Giustamente è una piaga, come tu affermi, ma le piaghe si curano e in questo caso con la conoscenza di cosa sia un cane, di come avverte il dolore, la sofferenza, il non amore. E poi la gioia, la serenità, l’entusiasmo…

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In realtà i nostri animali, in particolare i nostri cani, ci “parlano” ogni giorno, con il loro linguaggio molto particolare e straordinariamente comprensibile…

Certamente, è un linguaggio non verbale ma ricco di significato che da quasi quarant’anni studio con passione. Faccio un esempio, Milly non ha mai gradito farsi pettinare e così qualche anno fa mise in atto un siparietto davvero esilarante. Quando da cucciola le chiedevo di salire sulla bilancia, lei aveva una terribile paura perché ila pedana della bilancia aveva una certa instabilità, poi ha vinto il timore e da quel momento per lei la bilancia è diventata una via di fuga dalla spazzola. Ad un certo punto quando le chiesi vieni a pettinarti lei di colpo salì sulla bilancia, come a dirmi “Sono disposta a pesarmi se non mi sottoponi alla tortura della spazzola!”. Ciò sottintende un ragionamento, un certo grado di intelligenza.

Trovo che questa storia potrebbe essere introdotta nelle scuole elementari, per educare i piccoli all’amore verso queste straordinarie creature e quindi anche verso gli esseri umani, perché un’educazione del genere è fondamentale, del resto il libro, per il suo linguaggio lineare e semplice, lo consente…

Sono d’accordo. Il libro può essere letto anche a partire dalla V elementare e se qualche concetto ha bisogno del supporto di un adulto è solo perché alcuni rimandi prevedono un’esperienza culturale che un pre-adolescente non può possedere. Il racconto come dici tu si legge senza difficoltà, cattura e trasporta nel mondo di Milly che poi è il mondo di tutti i pelosi. Credo che imparare a rispettare e ad amare gli animali sia un passo avanti della civiltà, per le scuole può rappresentare uno strumento per fare educazione civica.

Quanto credi che sia terapeutico per noi il rapporto quotidiano con i nostri fratelli animali?

Un cane può aiutarci a comprendere noi stessi, è un rapporto rispecchiante, è una relazione che si basa sulla fiducia e sulla fedeltà. Ne siamo sicuri, un cane non ci tradirà mai. Semmai siano noi umani a tradire lui. Ciò che sottolineo nel libro è la love-pet-therapy, è la possibilità che amando un cane noi si possa riacquistiate la fiducia nell’amore che magari a causa di delusioni avevamo perduto. Questa è una delle ragioni per cui un cane è terapeutico e di conseguenza chi impara ad amare un cane è più portato ad amare un essere umano, giusto per sfatare lo stereotipo per cui chi ama gli animali non ama le persone. E poi la pet-therapy tradizionale ci insegna quanto siano utili nella cura del malato, quanto siano un rimedio contro la solitudine, etc.

Cosa ha rappresentato per te metterti nei panni dei Milly e qual è il tuo ricordo più dolce legato al vostro incontro, sicuramente non casuale?

È stato un viaggio nella purezza e nell’innocenza al fine di sensibilizzare chi non immagina cosa ci sia in un rapporto con i nostri amici animali e poi per cercare di contrastare la violenza, la crudeltà e l’abuso. Il mio ricordo più dolce? Quando l’ho presa tra le braccia la prima volta appena uscita dalla gabbia. Nel libro lei lo esprime attraverso parole che, ogni volta le rileggo, mi emozionano. “È la prima volta che io e Giovanna possiamo abbracciarci, i miei occhi incontrano i suoi, le sue braccia circondano il mio corpo, vivo una grande emozione: non c’è cane senza un essere umano che lo possa amare e non esiste un essere umano veramente felice se non ama un cane”.

Andate al canile, il cane vi sceglierà e sarà una grande avventura ricca di amore.

Non siamo solo cagnolini, ed Gilgamesh – disponibile in cartaceo e in e-book.

Immagine di copertina @Roberto Passeri, fotografo e collaboratore associazione Fonopoli.

ILARIA GRASSO

LA VIOLENZA NON DEVE VINCERE: INTERVISTA ALLA SCRITTRICE E FILOSOFA MARIA GIOVANNA FARINA

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Il mio incontro con la scrittrice e filosofa Maria Giovanna Farina, per parlare del suo libro “Il giardino delle mele”, un’opera contro la violenza di genere, finalizzato, innanzitutto, alla sua prevenzione.

Ciao Maria Giovanna, ben tornata sul mio blog, Liberi Libri e Non Solo: “Il giardino delle mele, la violenza non deve vincere”, è un breve saggio divulgativo sulla violenza di genere che tutte le donne dovrebbero leggere in modo da poterlo diffondere alle nuove generazioni: quanto c’è di vero in questa definizione?

Direi che è perfetta! Lo scopo del libro è prevenire la violenza sulle donne e contribuire ad un’educazione del rispetto della donna che potenzialmente è madre. Nel libro parlo infatti di sacralità del ventre materno. Leggerlo è un’occasione per trasferirlo poi alle figlie, alle nipoti, alle amiche, è creare un dialogo anche con l’altro sesso. Il titolo rimanda alla coppia delle origini alla quale “chiedo” un cambiamento di rotta: se fosse stato Adamo a mangiare la mela come sarebbe andata a finire la storia dell’umanità? Ne parlo in modo ironico per poi, nella seconda parte, affrontare la questione con tutti i suggerimenti e la serietà del caso. Si trovano anche esempi di differenti tipi di violenza: la violenza non è solo il femminicidio ma tutte le altre forme con cui una donna viene vessata e umiliata.

Questa tua opera è uscita di recente, in formato ebook su Amazon, ma in realtà rappresenta una pubblicazione di alcuni anni fa, con la quale hai avuto modo di girare l’Italia in librerie, associazioni e scuole, confrontandoti con adulti ma anche ragazzi e ragazze: che esperienza è stata?

È stata un’esperienza formativa e di proficuo scambio di idee. Per questa ragione ho deciso per la pubblicazione su Amazon così da consentire a tutti e in tempo reale di acquistare il libro. L’e-book diventa anche un sussidio didattico nei corsi di formazione come già lo è stato nella versione cartacea. Da questa nuova versione mi aspetto nuovi confronti, ho scritto questo piccolo libretto per il desiderio di dare il mio contributo alla causa.

Un libro, innanzitutto, per prevenire la violenza, non solo combatterla quando si è ormai consumata…

La prevenzione è sempre la miglior cura anche in questo caso specifico dove la cura è formare i bambini fin dalla più tenera età per far loro comprendere il valore del femminile; le bambine devono essere invece educate per crescere come persone libere dal maschilismo e condurle così sulla strada dell’autodeterminazione. Il libro è breve ed essenziale proprio per essere letto anche da chi non è abituato a grossi tomi, mentre lo scrivevo lo immaginavo come un compagno fedele e prezioso con cui sentirsi più sicure.

C’è un capitolo tra quelli contemplati nell’opera che ritieni, per qualche ragione, maggiormente significativo?

Ce ne è più di uno, ma sicuramente quello a cui guardo con maggiore orgoglio è L’ultimo appuntamento, argomento che ho trattato con suggerimenti pratici, come tutto il libro del resto; tra l’altro sono tra le prime scrittrici in Italia ad aver affrontato questo momento critico. È fondamentale, se si accetta di andare, presentarsi all’ultimo appuntamento con gli strumenti idonei se non si vuole che sia l’ultimo della nostra vita. Se ci fate caso, si muore spesso durante quell’appuntamento che l’uomo chiede alla donna e mentre lei glielo concede lui ha già pianificato, nella maggior parte dei casi, di ucciderla.

Siamo in conclusione, lascia un messaggio ai lettori del blog Liberi Libri e Non Solo…

Prima di tutto grazie a te per l’interesse e ai lettori chiedo, se se la sentono, di darmi un riscontro dopo la lettura.

Link per l’acquisto

https://www.amazon.it/giardino-delle-mele-violenza-vincere-ebook/dp/B07YGVJCXZ/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=il+giardino-delle-mele-violenza-vincere+ebook&qid=1570631830&s=books&sr=1-1

il libro è acquistabile anche Iniziative “18app” e “Carta del Docente”

ILARIA GRASSO

“TRECENTOTRENTANOVE I GIORNI DELLA CONDIVISIONE – LUDWIG”: INCONTRO CON LA SCRITTRICE DONATELLA LIGUORI

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Il mio incontro con la scrittrice Donatella Liguori, autrice del libro “Trecentotrentanove I giorni della condivisione – Ludwig”, pubblicato da Edizioni Rupe Mutevole, nella Collana “Le relazioni”, diretta dalla scrittrice e filosofa Maria Giovanna Farina.

Com’è nato “ Trecentotrentanove I giorni della condivisione – Ludwig” ?

E’ stata un’idea del mio coprotagonista “Ludwig”, uomo colto e lungimirante, che accortosi della capacità di scrittura con cui descrivevo su lettera le mie riflessioni, mi esorta più volte ad avventurarmi nella stesura di un romanzo. Nelle sue lettere si incontrano messaggi esortativi del tipo: lei è un’artista, ha le doti per diventare una scrittrice, non mi stupirei se un giorno vedessi una sua pubblicazione in libreria e altri ancora.

A parte la titubanza iniziale, retaggio ancorato al mio senso di inadeguatezza di allora, come fare a non lasciarsi convincere da un tale tifo, soprattutto in virtù del fatto che Ludwig è una persona integra, i suoi complimenti sono veraci mai dettati da oscuri secondi fini, tutt’al più di incoraggiamento se necessario. Ad un tratto, l’opaca pesantezza dell’impegno lascia il posto al colore rosso della sfida, quella con me stessa e mi accorgo dell’importanza del consenso, quello che genitori ed insegnanti avrebbero dovuto trasmettermi nell’età della formazione della personalità e la cui mancanza mi aveva causato il senso di inadeguatezza nell’adultità.

9.05.2019 con Max Bonfanti filosofo analista e Maria Giovanna Farina filosofa e scrittrice

Un romanzo epistolare, un genere letterario che personalmente apprezzo molto: come mai questa scelta ?

Le lettere sono le fondamenta su cui si erge questo romanzo, ma quando iniziò il carteggio neanche lontanamente avrei pensato divenisse un libro. Il materiale era tanto, ricco di esperienze e dinamiche interiori da sviluppare, un lavoro che trovò fin da subito il plauso del mio analista, che intravide in esso un’estensione del percorso di analisi più la catarsi della scrittura, meno entusiasta sicuramente io che non sapevo da che parte si iniziasse a scrivere un libro.

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Quanto c’è di autobiografico in questa storia, nel fitto carteggio intercorrente fra Ludwig e Antonella, la protagonista del libro?

Tutto direi, ho solamente sostituito i nomi. Mi sono attenuta ai fatti in quanto il racconto di questi era alquanto suggestivo senza bisogno di inventare qualcosa per renderlo maggiormente avvincente. Le riflessioni che fanno da legante fra una lettera e l’altra sono naturalmente successive, ma di poco in quanto l’inizio del carteggio risale al giugno del 2008 mentre la stesura del romanzo è avvenuta nel 2009, eccezion fatta per la parte conclusiva che mi ha richiesto una lunga pausa di distacco dalle tante emozioni, molte delle quali rivivo ancora oggi, per essere il più obiettiva possibile.

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Il carteggio con Ludwig, così amato, condurrà letteralmente per mano Antonella alla propria guarigione: scrivere è dunque terapeutico?

Ludwig ed il mio analista, come poc’anzi detto, intravedono nella stesura di questo libro tanti aspetti positivi a mio vantaggio: il riordino del carteggio, il trovare un filo conduttore a cui tenerlo finemente collegato, l’ inevitabile rielaborazione delle tematiche, che una volta scritte potranno divenire utili anche in futuro sia a me sia ai lettori , la scrittura significativa e liberatoria per un percorso di guarigione, l’ imparare a fare emergere senza timore le sensazioni attraverso un linguaggio che raggiunga anche agli altri. Se tutto questo non è terapeutico…..!

Diverse le figure femminili del libro, che è quindi, secondo te, di aiuto per le donne?

Di figure femminili ce ne sono e con personalità piuttosto forti, a parte la protagonista, Antonella: si incontrano madri severe che condizionano i figli e no, donne sagge e coraggiose capaci di lasciare un’importante eredità, ma qui le protagoniste sono le fragilità nelle quali sia donne che uomini potranno riconoscersi e sentirsi meno soli nel disagio nonché accompagnati in questo stesso percorso di guarigione.

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Qual è il ruolo del personaggio di Virgilio nella storia?

Come già detto, in questo romanzo-verità ho utilizzato nomi di fantasia. Essendo che Dante nel Canto I° della Divina Commedia viene condotto per una Selva Oscura da Virgilio non potevo che attribuire, a colui che mi conduce attraverso l’oscurità sinistra della foresta né del peccato né della dannazione bensì della mia psiche, cioè al mio analista, il nome “Virgilio”, presso il quale avevo intrapreso da qualche anno un percorso di analisi. Egli, ricevuto dalla collega l’ accorato appello, trovato su internet, con cui un certo Ludwig si rivolge ad una donna probabilmente estinta nella società attuale, d’animo nobile e conservatrice delle buone maniere, con cui condividere un piacevole dialogo epistolare, mi mette di fronte a questa opportunità relazionale e rimarrà il supervisore del carteggio e di tutta la vicenda narrativa.

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Cosa verrà dopo questa tua opera: a quale progetto stai lavorando?

Questo romanzo è uscito a maggio di quest’anno, quindi sono ancora all’inizio della sua promozione, che mi vedrà a fine agosto al Festival dell’Autobiografia di Anghiari, durante la rubrica “Letture al Leggio”ed in altre città per il firma copie. Nel frattempo resterò in ascolto di me stessa e di ciò che mi arriverà dall’esterno, in attesa di sentire l’esigenza di condividere di nuovo un percorso con i lettori.

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Siamo in chiusura, lascia un messaggio ai nostri lettori…..

Sto ricevendo molti giudizi positivi su questo mio primo lavoro e quindi mi sento di rischiare consigliandone la lettura anche ad un pubblico difficile come quello adolescenziale, che vive gli anni del confronto/scontro col mondo degli adulti e molte personalità ne escono debilitate. Ma“Trecentotrentanove I giorni della condivisione – Ludwig” è un libro per tutte le età, dal linguaggio raffinato e rispettoso; un romanzo un po’ fuori dal comune in cui il lettore rimarrà affascinato dai protagonisti e dalle storie da essi narrate.

ILARIA GRASSO

MILANO E LE DONNE IN DIALOGO CON CATERINA DELLA TORRE E LA SCRITTRICE E FILOSOFA MARIA GIOVANNA FARINA

Incontro con la scrittrice e filosofa Maria Giovanna Farina, in occasione di Donne in dialogo, l’incontro culturale e sociale che si terrò tra alcuni giorni a Milano.

Donne in dialogo è l’incontro pubblico che si terrà il 28 Febbraio 2019 alle 18 a Milano, presso l’associazione culturale ChiAmaMilano: come nasce l’esigenza di un incontro tra donne che è aperto anche agli uomini?

Nasce da una mia idea appoggiata con entusiasmo da un’altra donna: Caterina Della Torre, direttrice del portale Dol’s, acronimo di Donne on-line, uno spazio per le donne e con le donne. Il dialogo è uno strumento fondamentale del vivere civile, un poggetto di studio privilegiato: si dice sempre che bisogna dialogare per appianare i conflitti e allora facciamolo! Tutto nasce da un forte moto interiore, provo dolore ogni giorno nell’osservare tutta la violenza che ci circonda. Vigliaccamente essa colpisce i più deboli e allora dobbiamo fare qualcosa. L’incontro non si ferma al tema della violenza, ma è costruito per dialogare attorno alla donna nelle sue diverse esperienze, compreso il rapporto con l’altro sesso.

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Quanto è grande la forza delle parole, quanto è importante farle circolare?

Le parole muovono il mondo, lo sappiamo tutti che con una parola sbagliata possiamo rovinare il futuro di un bambino, possiamo mandare in prigione qualcuno, al contrario una parola buona aggiusta tutto. Ecco, dobbiamo migliorare questa società malata di protagonismo, di effimero desiderio di apparire, di indifferenza…. tutte forma di violenza. Come lo è non lasciare parlare l’altro o non ascoltarlo. Il dialogo può salvarci e per questo Donne in dialogo è una chiamata pubblica, la seconda mentre la prima si è realizzata lo scorso novembre, che desidera coinvolgere anche gli uomini. Con loro dobbiamo confrontarci senza scoraggiarci per impegnarci al fine di migliorare la nostra vita comune.

Quali sono le basi del comportamento violento di alcuni uomini?

Come ho spiegato nel mio libro Ho messo le ali (seconda edizione per Rupe Mutevole) tutto nasce dal “potere perduto” ossia le donne si sono emancipate e di conseguenza non sono più facili da sottomettere: oggi la donna sa viver da sola, non ha bisogno necessariamente di un uomo e ciò ha provocato in lui un vuoto. Egli ha perso il suo ruolo storico, direi atavico, e tu capisci quanto per molti sia destabilizzante, con ciò non giustifico la violenza, la sto solo analizzando. Solo comprendendo in pieno certi comportamenti si possono correggere gli errori e partire da questo aspetto credo sia utile alla causa.

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Il tema della violenza sulle donne ricorre spesso nei tuoi scritti: quanto è importante leggere e documentarsi, per poterla riconoscere?

È fondamentale educare i bambini fin dalla più tenera età alla conoscenza di sé e delle proprie emozioni negative per differenziarle dalle positive. Poi col tempo si impara a comprendere che si discute con le parole e non con la violenza.

Quanto è importante l’autostima, il credere in se stesse, a proteggere le donne da ogni forma di violenza?

Credere in sé stesse è il primo fondamentale strumento, è importante anche ammettere le proprie fragilità per lasciare che qualcuno ci aiuti a metterci al riparo da un violento. Fondamentale è riconoscerlo prima che lui entri nella nostra vita

Quali sono le finalità di questo incontro milanese?

A parte tutto ciò che ho già detto, il suo fine è combattere la violenza con il dialogo che è uno strumento nonviolento. Poi vorrei ricordare che non si parlerà solo di violenza ma c’è spazio per parlare delle donne e dei loro punti critici, dei rapporti con la famiglia, del lavoro… della solidarietà tra donne.

A chi è aperto questo incontro e, soprattutto, ce ne saranno altri?

È aperto a tutti e sì, il nostro intento è continuare, il titolo, Donne in dialogo, racchiude la parola “in” e quel “in” indica ciò che non ha fine perché è permanente Il dialogo non deve mai interrompersi.

Lascia un messaggio che sproni le persone a partecipare numerose…

Grazie alle tue domande credo di aver dato un quadro chiaro del nostro obiettivo, Caterina ed io vi aspettiamo in questo spazio di confronto che sarà utile a tutti e a noi comprese.

ILARIA GRASSO

UN ROMANZO SULLE RELAZIONI E SULLA VITA “CATARINA E LA PORTA DELLA VERITA'” DI MARIA GIOVANNA FARINA E MAX BONFANTI (RUPE MUTEVOLE EDIZIONI)

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Athos e Catarina sono due mondi apparentemente lontanissimi che un bel giorno, grazie al destino o alla fortuna o, più semplicemente, a quella buona occasione che tutti aspettiamo nella vita, si incontrano, perché è Catarina a bussare alla porta di Athos, proprio quando questo più niente s’aspetta.

Inizia così la loro strana avventura insieme, il loro relazionarsi reciproco, giorno per giorno, in mezzo a mille vicissitudini e peripezie dagli stessi nemmeno lontanamente immaginate prima del momento del loro inaspettato incontro.

Il romanzo Catarina e la porta della verità della filosofa e scrittrice Maria Giovanna Farina  e del filosofo Max Bonfanti (Rupe Mutevole Edizioni) è una storia sulle relazioni che sono così indispensabili per il nostro vivere quotidiano, quelle relazioni senza le quali non ci è concesso esistere, sebbene troppe volte, per la nostra passione smodata per la solitudine, ci convinciamo che stiamo bene senza, quando in realtà non è possibile neanche la sopravvivenza, senza che esista la condivisione.

E nel romanzo di Maria Giovanna Farina e Max Bonfanti la condivisione tra Athos e Catarina inizia subito e va al di là delle loro più profonde convinzioni, instaurandosi prepotentemente, come avviene solamente nelle relazioni vere: il non poter più fare a meno dell’altro perché l’altro incarna, in un certo modo, il nostro viaggio intimo dentro quella che rappresenta la nostra vera essenza, quell’essenza troppe volte nascosta al mondo, soltanto per paura.

Non mancano nemmeno i colpi di scena, in questa storia, che è un romanzo sulle relazioni, è vero, ma che è anche una storia d’azione, con un mistero profondo da chiarire, quello che ci trattiene nella lettura fino all’ultima pagina della vicenda stessa.

Non mancano di certo i respiri di sollievo, le boccate d’aria e l’ironia, i momenti di libertà, in questo romanzo di Maria Giovanna Farina e Max Bonfanti incentrato sulla vita, in tutte le sue sfumature, una storia di cui vi consiglio fortemente la lettura.

ILARIA GRASSO

COMUNICARE E’ APRIRE LE PORTE: INCONTRO CON LA SCRITTRICE E FILOSOFA MARIA GIOVANNA FARINA

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Il mio incontro con la scrittrice e filosofa Maria Giovanna Farina per parlare del suo nuovo libro dal titolo “Catarina e la porta della verità”, scritto a quattro mani con il filosofo Max Bonfanti, ed edito da Rupe Mutevole.

Catarina e la porta della verità, si intitola il tuo nuovo libro, pubblicato da Rupe Mutevole: cosa intendi per porta della verità?

Si tratta di una porta reale alla quale la protagonista suona e che le viene aperta da un uomo che sarà fondamentale per la scoperta della verità… ma è anche una metafora della comunicazione. Quando una porta si apre abbiamo la possibilità di confronto, viceversa una porta chiusa blocca l’incontro con l’altro.

Questo è un libro sulle relazioni, d’amore ma non solo: quanto conta essere in relazione, per il genere umano e in questa particolare epoca storica?

Noi esseri umani siamo una rete di relazioni, viviamo immersi nelle relazioni non solo con i nostri simili, ma anche con gli animali e gli oggetti. Le relazioni sono il mio oggetto di studio privilegiato e lo è stato con il collega filosofo Max Bonfanti coautore del romanzo. Per venire alla parte finale della domanda, ti dico che nell’epoca attuale le relazioni sono sempre meno naturali e sempre più mediate da mezzi digitali come pc e smartphone. Ciò rema contro le buone relazioni che hanno necessità di contatto, di sguardi ravvicinati e fisici… leggere un libro di carta aiuta il ritorno necessario alle relazioni naturali.

Athos e Catarina, due solitudini che si uniscono ed annullano la solitudine: un incontro che definirei necessario…

Certamente, è stato necessario per entrambi. Insieme hanno intrapreso un percorso reale per cercare la soluzione agli intrighi familiari di Catarina e ciò ha consentito ad entrambi di conoscersi reciprocamente, ma anche di scoprire nuove parti di sé. Nella vicenda narrata, l’amore, nelle sue diverse espressioni, si mostra come un’irrinunciabile esperienza del prendersi cura reciproco.

Athos e Catarina, appartenenti a generazioni e a contesti sociali diversi, eppure così vicini, l’uno all’altro: un incontro che sembra combinato dal destino, nel suo momento iniziale, ma che poi diventa per loro una scelta quotidiana. Credo che sia così per tutti noi…

Sì, certo, alle volte chiamiamo destino una concatenazione di eventi così ben inanellati in una serie di situazioni ai nostri occhi quasi perfette alle quali non sappiamo trovare una spiegazione razionale. Nel caso di Athos e Catarina, l’amore ha fatto da collante e propulsione tanto da spronarli senza tregua a ricercare la verità. Se c’è una spinta iniziale, quasi magica, che fa incontrare due persone, poi c’è il quotidiano e la scelta di continuare a stare inseme oppure no.

Nella tua storia Athos e Catarina viaggiano moltissimo, ma oserei dire che il loro viaggio è più interiore che geografico…

Sì, viaggiano molto, direi che esistono entrambe le situazioni. È un viaggio geografico che li porta dall’Italia alle Antille e in Grecia, ma anche a Milano, a Genova e dintorni; allo stesso tempo questo viaggiare simbolizza la ricerca di sé e la capacità di muovere il pensiero, un pensiero che cerca e trova soluzioni. Insieme diventano una squadra vincente: lui è meticoloso, lei ha un carattere determinato, ma durante il viaggio emergeranno altre caratteristiche di entrambi.

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Una storia d’amore, una storia di relazioni in generale, ma anche una vicenda misteriosa da chiarire, con colpi di scena non trascurabili: amore e azione, dunque, nel tuo romanzo…

Certo, i colpi di scena non mancano, c’è amore ed azione, ma come ho già detto non mancano altri sentimenti e situazioni imprevedibili. Leggerlo è entrare in un modo ricco di passione, solidarietà, amore, ironia, fratellanza, ricerca e tanto altro.

Qual è il messaggio che speri che i tuoi lettori traggano da questa storia?

Non bisogna arrendersi, mai! Desidero, inoltre, farli riflettere anche sulle relazioni familiari difficili, a volte paradossali, per scoprire quanto sappiano farci crescere come individui. E poi sull’amore di coppia per rendersi conto pienamente quanto sia importante per la nostra vita, ma non solo questo perché nel romanzo c’è anche l’amore amicale, per i figli, per gli animali… per la vita.

ILARIA GRASSO

NEI “NO” RISIEDE LA VERA LIBERTA’ DI SCEGLIERE: RECENSIONE AL NUOVO LIBRO DELLA FILOSOFA MARIA GIOVANNA FARINA

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La libertà di scegliere, il nuovo libro di Maria Giovanna Farina, pubblicato da Rupe Mutevole Edizioni, è un libro che ho letto tutto di un fiato, desiderando proseguire oltre, dopo ogni rigo. La libertà di scegliere è un importante ampliamento ed approfondimento che Maria Giovanna Farina ha scelto,  a proposito di scelte, appunto, di apportare alla sua precedente opera scrittoria, dal titolo Ho messo le ali, pubblicato sempre da Rupe Mutevole Edizioni.

La libertà di scegliere è un libro che definisco, senza ombra di dubbio, terapeutico, per chi lo legge, come lo è stato per me, che ne ho appena terminato, appunto, la lettura, in questa fredda domenica di inverno, in cui leggere certamente rincuora e riscalda l’anima.

Attraverso il personaggio di Francesca Chicchi e del suo mentore, il filosofo Paolo, molto sui generis e privi di fronzoli e di sovrastrutture, come Diogene chiuso nella botte, Maria Giovanna Farina coglie l’occasione di illustrarci le varie tipologie umane con le quali veniamo in contatto, inevitabilmente, nel nostro quotidiano: tra queste figure abbiamo gli infangatori, i traditori, gli sfacciati, quelli che in nome del loro presunto e fittizio amore ci succhiano, alla stregua di vampiri, ogni risorsa, e poi, ancora, le persone sempre profondamente critiche che non perdono nemmeno un’occasione per minare, inesorabilmente e a poco a poco, la nostra preziosa autostima, preziosa per permetterci di vivere la nostra unicità di essere umani e il nostro, a volte, essere geniali, perché la nostra genialità è oscurata se non c’è nessuno che ce la riconosca e valorizzi.

E Maria Giovanna Farina, ancora una volta, non trascura un argomento che le sta da sempre enormemente a cuore: quello della violenza sulle donne, psicologica o fisica che sia, la differenza certamente è nulla, e nel capitolo apposito, inerente alla stessa, l’autrice coglie ancora l’occasione per invitare a disertare a tutti i costi un ultimo appuntamento richiesto ormai da un proprio ex compagno.

In conclusione, il messaggio più forte contenuto ne La Libertà di scegliere è, a mio avviso, che la vera scelta non sia pronunciare un sì, ma, al contrario, sia imparare a dire no quando è opportuno, quei no che non sono affatto negativi, quei no che invece salvano, quei no che spesso si traducono in dei sì, dei sì alla vita e alle sue meraviglie, dei sì impliciti all’affermazione delle proprie qualità, alla propria autostima, appunto, dei sì che rappresentano traguardi unici, raggiunti e raggiungibili solo grazie alla filosofia che sa essere più terapeutica rispetto a quanto ognuno di noi solo lontanamente immagini.

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ILARIA GRASSO

LA LIBERTA’ DI SCEGLIERE: INTERVISTA ALLA SCRITTRICE E FILOSOFA MARIA GIOVANNA FARINA

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Incontro con la scrittrice e filosofa Maria Giovanna Farina, per parlare di “ La libertà di scegliere”, il suo nuovo libro, pubblicato da Rupe Mutevole.

“La libertà di scegliere” rappresenta l’ideale prosieguo di “Ho messo le ali”: in entrambe le tue opere è elevato, infatti, il desiderio di volare alto…

Volare significa sollevarsi dalla quotidianità, dalla visione unilaterale per osservare la vita da tutti i punti di vista così da trovare la soluzione migliore alle difficoltà. Ne “La libertà di scegliere” vado oltre e do suggerimenti per scegliere le persone migliori da tenerci accanto eliminando invece le peggiori, quelle che ci fanno soffrire.

Non a caso è un’aquila, ad essere raffigurata nella copertina di La libertà di scegliere…

L’aquila è l’unico uccello che non ha predatori, a parte l’uomo, vola ad alta quota ed ha una vista proverbiale. Direi che è il simbolo della libertà e della lungimiranza

Scegliere significa essere liberi ed essere liberi è la chiave della felicità: in questo tuo nuovo lavoro scrittorio tu affronti l’argomento libertà soprattutto incentrato sull’allontanamento delle cosiddette figure negative dalla nostra vita, quelli che, per dirla come in una famosa canzone di Franco Battiato sono sabbie mobili che tirano giù…

Perfetta definizione! Tra le persone peggiori analizzo, a proposito di sabbie mobili, gli infangatori, quelli che cercano di rovinarci per migliorare la loro posizione. E che dire degli assassini dell’anima? Quelli che ci illudono, che ci fanno credere di amarci e invece cercano solo di sfruttare il nostro potenziale. Ci sono persone meravigliose, però, sul nostro cammino, quelle che ci amano e che non dobbiamo lasciarci sfuggire. Nel libro sottolineo il fatto che spesso diamo per scontate le persone che ci vogliono bene, in realtà credo sia importate ringraziarle ogni giorno per la loro presenza nella nostra vita. Ringraziarle non con una parola ma con la vicinanza, la stima, l’affetto.

Quali sono, a tuo avviso, gli strumenti a nostra disposizione per riconoscere i cosiddetti individui molesti presenti nella nostra vita?

La prima cosa è provarli sulla nostra pelle, come affermo nel libro, personalmente prendo appunti sulla pelle e poi me li studio accuratamente. Per riconoscere le persone peggiori dobbiamo sperimentarle e non scordarle perché l’esperienza è un grande strumento in grado aiutaci a non ricascare più nelle loro reti. Uno strumento che indico con forza è lo strumento dell’amaro: dobbiamo diventare “amari” soprattutto con gli adulatori molesti, quelli che ci usano senza ritegno. Non è poi così complicato.

La protagonista de La libertà di scegliere è ancora una donna: quanto, secondo te, questo libro può sostenere noi donne nel trovare il giusto stimolo ad essere, quotidianamente, libere di scegliere?

Sì, è una donna, ma questa volta sono io: Maria Giovanna, la filosofa e la donna che insieme si mettono in gioco a servizio dei lettori. Come dico nell’introduzione, non mi rivolgo solo alle donne ma anche agli uomini: solo insieme agli uomini migliori intravedo un vero riscatto femminile e una liberazione dalla violenza dilagante. Nel libro mi soffermo anche sulla violenza e sulla nonviolenza come antidoto alla violenza. Venendo alla specifica domanda, possiamo essere libere di scegliere dopo aver messo la ali, vale a dire dopo esserci liberate dalla sottomissione. Non è tanto difficile, ci vuole sono un piccolo impegno quotidiano. Una regola utile per non essere usati è: osserviamo e ascoltiamo gli altri, ma prima di aprirci assicuriamoci che siano persone di fiducia.

Molte presentazioni previste, per questo libro, in giro per l’Italia: quali sono le tue prossime tappe?

A dicembre mi muovo al nord in varie librerie, ma anche in un teatro. Trovate tutto nel mio sito www.mariagiovannafarina.itnell’area appuntamenti, segnalo anche un evento che mi onora, mi sarà consegnato il 2 dicembre all’Università di Pavia il premio “Donne che ce l’hanno fatta”.

In quale altro lavoro letterario sei attualmente impegnata?

Un romanzo d’amore scritto a quattro mani col mio collega filosofo Max Bonfanti che dovrebbe rientrare in una collana che curerò personalmente…ma ne parleremo più avanti. E poi sto scrivendo altri libri, è un lavoro senza fine!

Ricorda ai nostri amici lettori come fare per seguirti…

Dal mio sito www.mariagiovannafarina.it si accede a tutto ciò di cui mi occupo e agli eventi pubblici come ho detto pocanzi…

Lascia un messaggio a chi ci ha seguite sin qui…

Non arrendetevi mai pensando che qualcosa non si può risolvere, c’è sempre una soluzione: non dovete mai smettere di ricercarla anche se in certi casi è difficile. Ve lo dice chi nella vita si è guadagnata tutto senza sconti.

ILARIA GRASSO

SI INTITOLA “LA LIBERTA’ DI SCEGLIERE” (EDIZIONI RUPE MUTEVOLE) IL NUOVO LIBRO DELLA FILOSOFA MARIA GIOVANNA FARINA

foto MariaGiovannaFarina

La libertà di scegliere” nasce dopo aver imparato a volare alto, ma se le ali non sono robuste faticano a sostenere il lungo volo, le turbolenze e i vuoti d’aria. Maria Giovanna Farina, riprendendo il suo fortunato libro “Ho messo le ali”, dà continuità al percorso elaborandone i punti nodali e andando oltre ci consegna un nuovo lavoro capace di accompagnare con determinazione alla scelta. Scegliere è un passaggio fondamentale dell’esistenza soprattutto quando si tratta di riconoscere le persone che ci faranno soffrire; dobbiamo però salvare e non perdere nell’ufficio degli oggetti smarriti chi ci ama, sia esso un innamorato, un amico o un collega. L’autrice, con una originale analisi degli esseri umani molesti da allontanare e dei migliori da non perdere, ci mostra che dove c’è scelta c’è libertà. I paradossi accompagnano la sua scrittura e a noi strappano sorrisi.

La storia di Francesca, una donna incatenata dalla sottomissione, diventa il destino di tanti di noi incapaci di difenderci da chi ci vuole tenere in scacco. Lei incontra Paolo, il filosofo della strada, e la sua esistenza muta orizzonte: nulla sarà più come prima, avviene un cambiamento senza possibilità di ritorno al passato. Sulla panchina del dialogo, la protagonista trova il riscatto e grazie alla “cura delle parole” impara a scegliere. Scegliere le persone giuste e accantonare i traditori, gli infangatori, gli assassini dell’anima, i finti amici e tanti altri personaggi negativi è il traguardo che ci attende. Osservare, analizzare e trarre conclusioni dopo un attento esame di chi ci sta intorno è possibile solo attraverso una visione d’insieme nata grazie a Francesca che ci ha insegnato a volare alto. Solo allora giungeremo alla scelta tra il bene e il male.

BIOGRAFIA:

Maria Giovanna Farina, filosofa, consulente filosofico e analista della comunicazione, è autrice di libri per aiutare le persone a risolvere le difficoltà relazionali. Nei suoi testi divulgativi ha affrontato temi quali l’amore, la musica, la violenza di genere, la filosofia insegnata ai bambini e nell’ultimo l’ottimismo in “Dialoghi con un ottimista, in salotto con Francesco Alberoni”. Per Rupe Mutevole è uscito nel 2013 “Ho messo le ali”. Pioniera nel campo delle pratiche filosofiche, nel 2002 fonda Heuristic Institution, dove si dedica anche alla ricerca di metodi e strategie da applicare alla risoluzione delle difficoltà esistenziali. Esperta di relazioni umane, è autrice di numerosi articoli su varie riviste, ha intervistato anche in video alcuni tra i più noti personaggi della cultura e dello spettacolo. Creatrice della rivista filosofica on-line “L’accento di Socrate”, è attiva in rete anche come blogger dove sperimenta l’applicazione della filosofia alla vita quotidiana anche sulla nuova rivista diretta da Francesco Alberoni “L’amore e gli amori”. Per conoscere nel dettaglio pubblicazioni e lavori: www.mariagiovannafarina.it