“UNA PASSEGGIATA NELLA STORIA” E’ IL NUOVO LIBRO DELL’AVVOCATO LUCA SALINI – INTERVISTA

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Incontro con l’avvocato e scrittore Luca Salini, per parlare del suo quarto libro, intitolato “Una passeggiata nella storia – tra Eroi, Ricordi e Tradizioni” (Edizioni Il Viandante) e di tanto altro.

Ciao Luca, ben trovato sul mio Blog Liberi Libri e Non Solo, parliamo del tuo quarto libro, dal titolo “Una passeggiata nella storia – tra Eroi, Ricordi e Tradizioni, pubblicato da Edizioni Il Viandante: com’è nato questo tuo ambizioso progetto?

Innanzitutto mi preme ringraziarti per l’opportunità di far conoscere e promuovere la mia quarta pubblicazione. Durante una mia partecipazione come giurato ad un concorso letterario, tra i racconti proposti dai concorrenti sono rimasto particolarmente colpito dall’elaborato dal titolo “La passeggiata del silenzio”. In sintesi il racconto, classificatosi al secondo posto della graduatoria finale, ripercorreva a ritroso le passeggiate tra l’autrice e suo padre, reduce dalla scriteriata spedizione in Russia della Seconda guerra mondiale, da dove era ritornato con una parte del piede amputato a causa della infinita marcia nel gelo e “privo di forza e di giovinezza”. Sono tante le similitudini e le assonanze rispetto al ritratto della persona che ho proposto nel libro, Antonio Malascorta, che quotidianamente incontravo nel corso delle sue lunghe camminate.

Mi preme evidenziare che la spedizione dell’armata italiana in Russia, denominata ARMIR, aveva già catturato il mio interesse nel corso del raduno degli Alpini organizzato nel 2013 a Bisenti. Nell’ambito di una manifestazione collaterale venne proiettato un film toccante sulle vicende del corpo di armata mandato allo sbaraglio in Russia a combattere a fianco dei tedeschi.

Una passeggiata nella storia” è stato ideato con l’intento di proporre una ricostruzione fedele di fatti risalenti ad epoche diverse con il comune denominatore di aver rappresentato segmenti di vita capaci di cambiare radicalmente il corso della storia ed il futuro degli uomini.

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Un libro non strettamente storico, ma un viaggio tra episodi della nostra storia italiana e nella tradizione che da sempre ci caratterizza e che spesso dovrebbe trovare più risalto…

Il libro non ha carattere storico ma si propone esclusivamente di raccontare e ricordare episodi nefasti della recente storia ma anche momenti di vita spensierata e tradizioni forse dimenticate, con particolare riguardo ad una disamina sociale e di costume in merito a fenomeni che hanno cambiato radicalmente il modo di pensare degli italiani.

Nella prima parte vengono approfondite tematiche e vicende relative alla spedizione in Russia avvenuta durante la Seconda guerra mondiale: in particolare ci si sofferma sulla figura e sulle gesta del reduce Antonio Malascorta. Inoltre vengono riportati aneddoti interessanti sulla spedizione in Russia legati alle condizioni climatiche proibitive, ai rapporti tra i soldati italiani e la popolazione russa, alle criticità di equipaggiamento ed all’impreparazione logistica, alle battaglie decisive per il ritorno in patria dei pochi reduci italiani. Inoltre vengono fornite informazioni sui recenti ritrovamenti di corpi di soldati italiani nella fossa di Kirov: ma non anticipiamo altro in merito in quanto nel libro viene fornita una descrizione approfondita.

La seconda parte è dedicata agli anni ’90, rivisitati sulla base di eventi realmente accaduti e seguendo la logica del “come eravamo”, senza alcun intento nostalgico. Vengono toccati svariati argomenti anche in chiave un po’ romanzata; inoltre l’autore si sofferma anche sull’analisi di fenomeni televisivi che hanno rivoluzionato il mondo del tubo catodico, rappresentando gli antesignani degli attuali reality. Della terza parte parleremo di seguito…

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Un libro pieno di emozioni, sia tue che di chi legge…

Le emozioni rappresentano il sale della vita. Per me scrivere rappresenta uno strumento per trasmettere emozioni ai lettori, che si immedesimano pienamente nelle storie e nelle vicende raccontate. Si deve venire a creare una forte empatia tra chi scrive e chi legge. In caso contrario la lettura diventa distaccata e poco partecipata.

PASQUALONE

Un protagonista del tuo libro è Antonio Malascorta, eroe quanto uomo normale della tragica spedizione degli italiani in Russia, durante la Seconda Guerra Mondiale…

Anche la Vallata del Fino, la mia Terra, ha fornito il suo contributo in termini di partecipazione alla Campagna di Russia e ha pagato un dazio di notevole entità. Antonio Malascorta è stato uno dei protagonisti della spedizione in terra russa, fortemente voluta da Mussolini per dare sostegno all’alleato tedesco, un reduce che ha contribuito alla vittoria ed al trionfo della libertà sulla dittatura, un vero e proprio Eroe normale. Spesso ci dimentichiamo di fatti antecedenti che hanno sancito il trionfo della libertà e della democrazia e finiamo per accantonare i protagonisti del suddetto trionfo, ossia coloro che hanno sacrificato la vita al fine di garantire ai loro eredi un mondo pacificato e senza tragedie di portata planetaria. Ecco a mio avviso la figura di Antonio Malascorta andrebbe valorizzata in modo più intenso, evidenziando le virtù di un uomo mite e pragmatico, silenzioso e di poche parole ma dotato di saggezza esemplare, tipica degli uomini d’altri tempi. Antonio è deceduto l’8 dicembre 2012, alla vigilia del compimento del 92° anno di età, e non ho avuto il privilegio di poter parlare direttamente con lui prima dell’uscita del libro. Ma ho avuto l’opportunità di incontrare il suo primo figlio Enzo, che vive a Bisenti e il cui primogenito a sua volta si chiama Antonio Malascorta; l’altro figlio del reduce Antonio si chiama Lino e vive a Pescara. Enzo mi è stato di aiuto, fornendomi informazioni sulla persona e raccontandomi aneddoti interessanti, tutti riportati nel libro.

Nell’ultima parte del libro c’è ancora un accorato omaggio a Bisenti, la tua terra, con la descrizione accurata di un momento che potremmo definire sacro, quello della vendemmia…

La terza parte contiene un aggancio che mi tiene ancorato a Bisenti, il mio paese. Parlo del vino Montonico e della vendemmia intesa come momento di aggregazione, con un inevitabile richiamo al Revival dell’Uva e del Vino Montonico che si tiene ogni anno a Bisenti la prima domenica di ottobre. Il binomio tra il Revival e il paese è indissolubile e gli ideatori di questo evento eccezionale sono riusciti nell’intento di creare un appuntamento per palati fini, unico e singolare.

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In quale progetto sei attualmente impegnato?

Venerdì 28 giugno ho presentato il libro a Bisenti. Ora insieme ad Arturo Bernava, il deus ex machina della casa editrice IlViandante, stiamo predisponendo un calendario di presentazioni. Approfitto dello spazio per ringraziare le persone che hanno reso possibile la pubblicazione del libro: l’editore Arturo Bernava che sostiene con convinzione le mie iniziative non solo letterarie; la Consigliera di parità della Provincia di Teramo Monica Brandiferri che ha curato la prefazione ed ha svolto un ruolo fondamentale e decisivo durante tutto il percorso del libro con consigli e suggerimenti sempre preziosi; la giornalista Mila Cantagallo, presenza costante ed imprescindibile sempre pronta ad ascoltare e sostenere i miei progetti; il giornalista Simone Gambacorta, professionista eccellente e figura di primo piano nel panorama della comunicazione; il Presidente del CO.RE.COM. Abruzzo Filippo Lucci, amico fraterno fin dall’infanzia; il giornalista Lorenzo Valleriani, protagonista importante del panorama sportivo abruzzese”.

Siamo in chiusura, Luca: lascia un messaggio ai nostro lettori…

Ti ringrazio Ilaria per l’opportunità che mi hai concesso attraverso la presente intervista. Il messaggio è il seguente: la cultura deve essere incentivata e deve recuperare un ruolo di centralità nel panorama della conoscenza umana. Nel mio piccolo ho voluto fornire un umile contributo in tal senso.

ILARIA GRASSO

“Il teatro di una favolosa opera” (Edizioni Il Viandante) è il nuovo libro di Luca Salini

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Il teatro di una favolosa opera”, edizioni Il Viandante, 2017

La Sinossi:

Bisenti è il palcoscenico della vita dell’autore, la cornice dei suoi sogni, delle sue aspettative e delle sue azioni quotidiane; è il teatro dove viene inscenata una fantastica opera, composta da eventi, fatti, vicende che contengono significati specifici e assumono una rilevanza notevole. E l’intento è di trasferire un simile coinvolgimento emotivo nel lettore che deve immedesimarsi nella realtà di riferimento e imparare a conoscere le meraviglie di un paese poco considerato, ma capace di emozionare e di regalare una quotidianità mai banale e monotona; un paese ricco di tradizioni e di storia.

Bisenti è il teatro dove viene proiettata un’opera che presenta elementi che captano l’attenzione dello spettatore e aspetti che suscitano meno interesse. Allo stesso modo Bisenti è un paese con pregi e difetti, che suscita delle polemiche e delle perplessità soprattutto per la sussistenza atavica di una mentalità poco incline al cambiamento e spesso troppo critica verso coloro che promuovono eventi, manifestazioni e situazioni innovative ed originali. Di contro Bisenti è un paese che ha dato i natali a tanti illustri personaggi, molto dinamico da un punto di vista artistico-culturale, come testimoniato anche dalla folta schiera di scrittori che anima l’agorà locale.

Già nei suoi due precedenti volumi l’autore ha riportato quadretti suggestivi ed esaurienti di Bisenti: come non citare l’aria incontaminata, i paesaggi mozzafiato, il fatto di trovarsi a distanza eguale dal mare e dalla montagna, la capacità di regalare sensazioni idilliache e momenti favolosi. Ecco che ritorna il tema dominante del libro: opera e favola potrebbero anche apparire come un ossimoro ma rappresentano due facce della stessa medaglia.

A Bisenti, teatro dell’opera, si vive come in una favola o meglio si vive da favola; e poi ogni favola termina con un lieto fine e ciò potrebbe anche rappresentare un allegorico auspicio affinchè il paese, un tempo Regina della Vallata, torni a splendere e a recitare un ruolo di primo piano e di peso a tutti i livelli. Soprattutto tenendo conto dei danni e dei disagi provocati dal maltempo e dal terremoto nel corso degli ultimi mesi, che hanno davvero messo in ginocchio Bisenti e l’area interna della provincia di Teramo.

Il libro presenta un prologo d’eccezione con un ricorso commosso del compianto Rocco Salini, zio dell’autore scomparso di recente ed a cui viene dedicato il volume.

Si passa alla prefazione composta da Simone Gambacorta, responsabile del settore cultura del quotidiano “La città”, un giornalista competente e sensibile alle iniziative letterarie del territorio.

Per il resto? Vi invitiamo a leggere il libro, a trascorrere momenti spensierati in compagnia dell’autore e della sua “penna facile”: leggere rinfresca la mente e aguzza l’ingegno… Sempre…

Dopo “Nato per correre sempre” e “Autobiografia di un sogno: la vita”, Luca Salini “sforna” la sua terza opera letteraria. “Il teatro di una favolosa opera”, edizioni IlViandante, si sofferma su temi afferenti la realtà locale e tocca svariati aspetti del tessuto sociale di un territorio un tempo “isola felice”, oggi lacerato da una profonda crisi economica acuita dalle recenti calamità naturali che hanno sfiancato e fiaccato tutta la popolazione. Si va dalla locale squadra di calcio, di cui vengono ripercorsi dettagliatamente gli ultimi 4 anni vissuti con l’adrenalina a mille da un paese intero, entusiasta per i successi sportivi dei suoi beniamini sportivi: così troviamo i riassunti e la storia delle partite più importanti e determinanti, con retroscena inediti relativi ad una fantastica avventura che ha presentato anche, se non soprattutto, risvolti socio-aggregativi.

Si ripercorre, tornando indietro di 10 anni, la indimenticabile estate 2006 che vide la nazionale di calcio italiana trionfare ai mondiali di Germania e viene presentata una descrizione fedele ed aderente alla realtà dell’Italia dell’epoca.

Inoltre l’autore tratta anche il tema della solidarietà e della vicinanza alle persone indigenti, il tutto traendo spunto dai viaggi in Burundi dell’amico fraterno Filippo Lucci, che racconta in una interessante intervista riportata nel libro esperienze e vicende della sua permanenza nel poverissimo paese africano.

Non poteva mancare qualche richiamo all’ambito politico, questa volta inserito sotto forma di esortazione e di auspicio: esortazione a dare sempre maggior spazio ai giovani, ovviamente capaci e meritevoli; ed auspicio con riferimento al raggiungimento della tanto agognata e desiderata fusione dei comuni della Vallata del Fino, analizzando i pregi ed i vantaggi che potrebbero derivare da un provvedimento teso all’aggregazione politica, geografica e culturale degli attuali 5 paesi.

La presentazione del libro “Il teatro di una favolosa opera” si terrà sabato 4 marzo ore 17.30 presso il ristorante “La Pantera Rosa” in località Piane di Appignano.

Autobiografia di un sogno: la vita. Intervista all’avvocato/scrittore Luca Salini

Il mio incontro con l’avvocato e scrittore Luca Salini, per parlare del suo libro, dal titolo “Autobiografia di un sogno: la vita” (Editpress Edizioni), dei suoi progetti letterari per il futuro prossimo e di molto altro ancora.

Ciao Luca, grazie per aver accettato quest’intervista, parliamo del tuo libro, “Autobiografia di un sogno: la vita”: com’è nata l’esigenza di raccontare la tua vita in un libro?

Innanzitutto mi preme ringraziarti per la tua cortesia e per aver dato spazio alla mia passione per la scrittura. Apprezzo tantissimo la tua professionalità e la tua immensa competenza.

Il mio nuovo libro viene concepito il 22 maggio 2011, il giorno dopo la presentazione del primo libro. Viene concepito come idea, come pensiero in quanto gli episodi e i fatti raccontati risalgono in gran parte all’ultimo anno. Quella giornata fu davvero memorabile e ne ho raccontato i risvolti tragicomici nel primo paragrafo del primo capitolo “Quel giorno a Fontevetica”. Quel giorno capii e mi resi conto che dovevo continuare a scrivere. Anche perché la vena creativa non mi ha mai abbandonato per fortuna. Ecco spiegato il retroterra di riferimento al nuovo libro, la scintilla da cui si è sviluppata l’idea di dare un seguito al precedente volume.

Il titolo è venuto fuori in maniera forse un po’ casuale. Ho pensato a tantissime ipotesi. Alcune mi sembravano banali e poco comunicative, altre troppo eloquenti mentre io preferivo dare un titolo che andasse al di là dei temi trattati, un titolo tipo una parentesi graffa che potesse racchiudere metaforicamente il libro, un titolo “borderline” che in un certo senso potesse invogliare a leggere senza dare per scontato nulla. Incuriosire chi legge. Ecco il mio obiettivo. Di sicuro è presto per realizzare una autobiografia e mi auguro che se un giorno accadrà, sarà un giorno lontanissimo… E’ pur vero che nel libro ci sono spunti realmente accaduti e sono riportate situazioni vere, verificatesi e che mi hanno coinvolto direttamente. Questo in minima parte e quando si verifica è perché il libro contiene un invito a analizzare la vita dal particolare al generale, dal personale all’universale. E questo invito deve indurre a elaborare delle opinioni, dei pensieri, delle considerazioni sulla base di quanto scritto. Ma si tratta dell’autobiografia non di Luca Salini, ma di un sogno, un sogno che si chiama vita con tutte le sfaccettature e le varie interpretazioni. D’altronde quando si racconta un sogno parliamo sempre di frammenti di vita, di eventi vissuti dalla mente che vaga ma sempre attinenti la vita. Sogno e vita viaggiano parallelamente o forse rappresentano due facce della stessa medaglia. E il sogno della vita non si interrompe mai: per questo è bello raccontare il sogno di una vita vissuta a mille, con l’adrenalina a mille per cose naturali, senza mai fermarsi anche di fronte a montagne insormontabili e impossibili da scalare. Il titolo racchiude tutta questa commistione di elementi, basata su una serie di riflessioni su diversi aspetti della vita: si passa dallo sport alla politica, dalla cultura alla vita sociale, dall’amicizia all’amore per il proprio paese. E il salto è sempre collegato in maniera chiara e senza forzature.

Quanto, per chi scrive, è possibile distinguere la propria vita dalla scrittura, o meglio, è possibile scrivere senza mettere qualcosa di sé?

Per quanto concerne la mia esperienza devo premettere che l’attività di scrittura è una pura passione e non è fonte di guadagno. Svolgo l’attività professionale di avvocato e da qui discende la mia unica fonte di sostentamento. Nei miei primi due libri ho voluto raccontare eventi della mia vita che hanno rappresentato tappe significative e che in un certo senso hanno stimolato delle riflessioni su temi di rilevanza generale. Il secondo libro rappresenta per me qualcosa di profondamente sentito, uno spaccato di quello che la vita rappresenta da sempre: un grande dono a volte scartato troppo velocemente ed altre volte invece buttato via inopinatamente e senza riflettere. La vita va intesa anche come un patrimonio inestimabile e senza valore. Patrimonio umano ed emozionale, viscerale e spirituale, da vivere intensamente e da tramandare ai protagonisti successivi; e un patrimonio da tirare fuori all’occorrenza di fronte ad ogni situazione. Il patrimonio appunto. In tal senso il mio libro può essere inteso come un diario, un agenda piena di eventi significativi vissuti dalla comunità bisentina o da un gruppo di persone.

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Il libro è suddiviso in sei parti, ed ognuna è una parte di te: ad esempio, il sentimento, quanto conta per vivere, saper sentire?

La diatriba ragione-sentimento da sempre ingombra le menti di grossi scrittori, pensatori, filosofi e via discorrendo. La domanda che ci si pone con maggior frequenza è la seguente: di fronte a certe situazioni deve prevalere la ragione oppure il sentimento? E soprattutto certe scelte vanno fatte tenendo conto di ciò che proviene dalla mente, quindi il ragionamento ponderato e vagliato, ovvero di ciò che promana dalle sensazioni interiori dettate dal cuore? Il dilemma non è di facile soluzione e a mio avviso non troverà mai una soluzione univoca e definitiva. Ragione e sentimento vanno dosati nella giusta misura senza eccedere in un senso o nell’altro, e vanno combinati tra di loro ed utilizzati in base all’evolversi delle circostanze e tenendo conto dei casi della vita.

Se proprio devo scegliere non esito a dire che sono un convinto sostenitore della prevalenza dell’aspetto emozionale e sentimentale. E lo sarò fino a quando sarà accesa la fiammella nel mio subconscio, la fiammella che mi porta a sperare di poter raggiungere ideali, aspettative ed obiettivi di vita che a volte paiono utopia ma i realtà rappresentano gli unici motivi significativi insiti in ciascuno di noi.

Il sentimento ha ispirato ogni singola pagina della mia vita in quanto credo che “è dolce agire con sentimento e sentire i sentimenti che spingono verso certe mete”.

Tu e lo sport….

Lo sport da sempre rappresenta una componente fondamentale della mia vita. Mi riferisco in modo particolare al calcio e di seguito argomenterò questa mia predilezione. Sono un tifoso della Juventus da sempre ma, a differenza di quanto riportato nel primo libro, questa volta sono a celebrare successi e vittorie della Juventus. E’ stata dura e difficile da digerire l’addio ad Alessandro Del Piero, trattato forse con poca eleganza e rispetto pari a zero dalla società. A differenza di Totti a cui la Roma ha rinnovato il contratto a vita.

Nel capitolo dello sport troverete una parte dedicata alla Juventus più forte. L’UEFA, non Luca Salini, attraverso il magazine Champions, ha stabilito che la Juventus di Lippi è stata la più forte del mondo. E ha vinto poco rispetto alle sue potenzialità effettive. Meglio non pensare alle tre finali di Champions League perse durante l’epopea Lippi. Paulo Sousa, Dechamps. Conte e Di Livio. Il centrocampo delle meraviglie a cui si aggiungerà nel 1995 il mio giocatore preferito: Vladimir Jugovic. Secondo me il centrocampista più forte che ho mai visto giocare. Non a caso la Juventus 1996/97 vince la coppa del mondo per club con Jugovic in campo, grazie ad un fantastico gol di Del Piero.

Negli ultimi quattro anni sono stato dirigente di una società dilettantistica, la squadra del mio amato paese: il Bisenti calcio. Scrissi il capitolo relativo al Bisenti calcio dopo la barbara aggressione dei tifosi laziali ai tifosi del Tottenham che avvenne nel novembre 2012 . Proprio per mettere in evidenza che il calcio può e deve creare delle isole felici dove si gioca per divertirsi e far divertire i tifosi, avendo sempre al centro di ogni comportamento sportività e correttezza. Dentro e fuori il campo. Bisenti è un isola felice, una piccola oasi in un deserto di interessi e quattrini come il mondo del calcio di oggi.

Far parte della società sportiva per me ha rappresentato una grandissima esperienza a livello emotivo. Quando vado al campo e vedo i ragazzi allenarsi, devo dire che provo sensazioni stupende e mi assale un impeto di orgoglio. Sono stato molto legato a tutti i giocatori, che sono dei bravissimi ragazzi e sempre rispettosi nei miei confronti.

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Tu e la politica….

Per rispondere a questa domanda potrei scrivere un altro libro…

Non possono non evidenziarsi le difficoltà e le problematiche del nostro territorio. Ossia della Vallata del Fino, zona a ridosso tra le province di Teramo e Pescara. Un territorio dalle notevoli potenzialità ma obiettivamente isolato e poco considerato dalla politica che conta. Chiediamo a voce un maggior coinvolgimento della Vallata del Fino, un maggior interessamento per la Vallata del Fino. Forse nel corso degli anni siamo stati abituati troppo bene e adesso ci sentiamo un po’ decontestualizzati e abbandonati a noi stessi. Ma personalmente sono convinto che ci sono gli interpreti, i politici che sono in grado di invertire la rotta e dare veramente una mano alla nostra Vallata.

Il capitolo si apre con l’intervista realizzata all’allora Assessore Regionale Gatti nell’ambito di una rubrica dal titolo “I giovani e la politica”.

Ancora in tanti oggi mi chiedono perché alle elezioni amministrative del 2012 scorso i giovani non hanno fatto la lista e non hanno partecipato attivamente. Nel libro potete trovare la risposta nel paragrafo I giovani pronti a collaborare per progetti concreti. I giovani troppo spesso vengono accantonati dal sistema politico e avvertono sempre maggiore sfiducia nei confronti di un mondo distante e distaccato. Io credo che sarebbe opportuno dare maggiore spazio ai giovani e nel libro ho spiegato i motivi alla base del mio pensiero.

Poi un altro tema ho voluto toccare in questo capitolo. Castiglione è la regina della Vallata? Ha assunto il ruolo che un tempo, nemmeno troppo lontano, apparteneva a Bisenti? Il dibattito è aperto. E’ facile dire: Castiglione ha le Piane, una frazione ben posizionata anche geograficamente e più vicina a Pescara, e per questo è avvantaggiata. Le Piane esistevano anche 40 anni fa, ma nessuno era riuscito a creare uno sviluppo commerciale ed industriale così importante. Io credo che il politico debba saper interpretare il cambiamento determinato dal tempo e dalle modifiche socio culturali. E debba saper cavalcare l’onda prodotta da queste esigenze di cambiamento. Le Piane esistevano anche prima, ma i registi ed i fautori dello slancio economico sono stati politici lungimiranti, concreti e aperti al progresso, che negli ultimi 15 anni hanno trasformato la frazione Piane in un’ area in cui pullulano attività commerciali e industriali e vi è ricchezza. Mi riferisco ai sindaci Di Michele e Crescia.

Sempre per quanto riguarda la politica da sempre insisto, insieme a tanti altri, per la creazione di un Comune unico della Vallata che potrebbe garantire mantenimento dei costi e notevole risparmio di risorse da destinare verso altri obiettivi. Si tratta, tuttavia, di una situazione di unione a cui prima o poi si dovrà pervenire per forza anche perché i cinque paesi della Vallata non raggiungono nemmeno i 10.000 abitanti. E lo testimonia il paragrafo “L’unione fa la forza” in cui riporto il parere degli amministratori locali in merito alla proposta di unire i cinque comuni, amministratori che si sono mostrati tutti favorevoli all’idea, convinti che unire i comuni potrebbe sconfiggere una volta per tutte il campanilismo imperante.

Parliamo dell’Associazione Progetto Sviluppo Valfino, a cui dedichi un’intera sezione del libro….

Progetto Sviluppo Valfino, associazione culturale nata nel 2009 e di cui sono presidente, rappresenta un esempio di concretezza, efficacia e solidarietà. L’Associazione Progetto Sviluppo Valfino nasce con l’intento di contribuire alla crescita dell’individuo in tutte le manifestazioni della vita quotidiana. Siamo consapevoli del fatto che senza l’apporto di altri soggetti istituzionali la strada maestra sarebbe impossibile da percorrere. Pertanto da sempre intendiamo coinvolgere anche le istituzioni e le associazioni locali e non, con l’intento appunto di propagare e far giungere ad un pubblico sempre crescente la nostra passione per tutto ciò che è cultura e per tutto ciò che consente all’individuo di evolversi di pari passo con il progresso della scienza e della tecnologia.

Nel corso di questi anni abbiamo realizzato tanti eventi: convegni, manifestazioni culturali, serate dance il cui ricavato è andato in beneficenza, presentazioni di libri, dibattiti tesi a sensibilizzare su importanti tematiche sociali e tante altre iniziative. Forse la creatura più importante partorita dall’associazione è costituita dalla nascita del periodico della Vallata del Fino: mi riferisco al bimestrale Vallata Oggi, di cui Progetto Sviluppo Valfino è fondatore e editore. Il giornale esce ininterrottamente da sette anni e rappresenta un importante strumento di comunicazione per i cittadini della Vallata del Fino. A tal uopo faccio presente che la rivista è stata insignita del Premio Città Valfino nel dicembre 2015.

In questo libro spazi da un aspetto all’altro della vita, con estrema naturalezza e scorrevolezza, rendendo, pur preservando un certo stile ed una scrittura accurati, il libro accessibile a tutti: quanto lavoro e quanta ricerca hanno comportato la sua stesura…

Scrivere un libro comporta anche un notevole sacrificio, compensato solo dalla passione e dal forte desiderio di raggiungere il risultato finale. Sacrificio che mi spinge a fare delle considerazioni: innanzitutto ci vuole tantissimo tempo. Io scrivo per puro diletto, non per lavoro, e pensare di dover realizzare un libro di 200 pagine mi sembrava relativamente facile. Niente affatto, soprattutto se si prende in considerazione il tempo necessario. Io da libero professionista pesavo i miei budget sulle ore stimate di lavoro: se avessi dovuto farlo per questo, avrei strutturato una proposta davvero importante. Per realizzare la bozza ho lavorato 8 mesi, di notte e nel tempo libero, con uno sforzo di concentrazione e costanza davvero notevoli. Non è affatto uno scherzo. E io sono abituato a scrivere tanto e velocemente per lavoro. Altro aspetto è il seguente: pensare alla soddisfazione, non ai guadagni: “ah, scrivi un libro! Quanto ti pagano?” è la domanda che mi sono sentito porre da chiunque. La risposta: “nulla perché me lo pubblico io e non sarà in vendita”. Lo si fa per passione, per soddisfazione, per essere utili a qualcuno. Mica mi pagano. Inoltre bisogna chiedere una mano: all’inizio pensi di potercela fare tutto da solo e non ti spieghi tutti quei ringraziamenti che trovi negli altri libri, per correzione di bozze, consigli e altro. Quando sei a pagina 50, ti accorgi che i tuoi occhi non vedono più refusi, ripetizioni, errori di sintassi, e in un attimo realizzi: hai bisogno di una mano, anzi dieci mani. Io ho la fortuna di avere vicino persone che mi danno una mano, che mi danno consigli. In più, ho chiesto aiuto anche ad altre persone e lo continuerò a fare. Tutto questo per dire che dietro la scrittura di un libro vi è un notevole lavoro necessario anche per rendere il volume comprensibile per i lettori e fruibile da tutte le persone indistintamente.

Come e con che modalità hai incontrato la tua vita nella scrittura?

A questa domanda ho già risposto nel corso delle precedenti risposte.

C’è un momento della giornata in cui scrivere ti è più gradito?

Senza ombra di dubbio la notte, anche perché sono quasi costretto a farlo in virtù del poco tempo a disposizione durante il giorno. Il lavoro mi assorbe gran parte del tempo nelle ore diurne e, così, non mi resta che la notte per portare avanti la mia passione per la scrittura.

A quale/i progetto/i stai lavorando attualmente?

Ho ultimato di scrivere il mio terzo libro che verrà pubblicato all’anno nuovo dalla casa editrice IlViandante, che ringrazio per la fiducia accordatami. Non posso anticipare il titolo del volume, ma posso dire che gli argomenti trattati sono tutti interessanti e coinvolgenti… Per il resto dovete attendere la pubblicazione e l’uscita… Come si dice: viva l’effetto sorpresa…

Il sostegno degli amici quanto è stato importante, per Luca scrittore?

Il sostegno degli amici e delle persone care è fondamentale. E nei miei libri ho voluto rendere omaggio alle persone che da sempre mi manifestano affetto e vicinanza, dedicando dei capitolo a ciascuna di loro. Si tratta di piccoli riconoscimenti che, però, resteranno scolpiti nel cuore e nell’anima.

Siamo in chiusura, Luca: a questo punto ti chiedo di lasciare un messaggio a chi ci legge e a chi ci leggerà….

Mi rivolgo soprattutto ai più giovani e consiglio loro di agire con entusiasmo, freschezza, passione e convinzione nei propri mezzi.

ILARIA GRASSO