UNA FOTOGRAFIA IMPIETOSA DEI NOSTRI TEMPI IN “LOVE HATE LOVE”, IL ROMANZO DI JIMMY MORRONE

Love Hate Love

In Love Hate Love: Un’aquila grande non è un aquilone, il romanzo dello scrittore e giornalista toscano Jimmy Morrone, sono raccontate le vicende drammatiche e al tempo stesso esilaranti di un gruppo di giovani alle prese con gli urti della vita, le piccole gioie e le difficoltà che quotidianamente imperversano lungo il cammino di ognuno di noi, in modo inevitabile.

Sono tre i protagonisti di questo romanzo corale, che potremmo definire di formazione: Nicolas Mantovani, giovane giornalista, che sogna di diventare redattore e che si prodiga anima e corpo per il quotidiano di punta locale, nonché di riconquistare Giulia, la sua ex, Marcello Francioni, sinistrorso convinto a modo suo, nemico acerrimo del capitalismo e delle ingiustizie in generale, che però non disdegna di praticare, nel suo piccolo, e poi Diego Battaglia, che coltiva il sogno ed il miraggio di andare a Barcellona, lottando con la propria superficialità e contro la caduta dei pochi capelli che ha ancora sulla testa: sullo sfondo sta il borgo immaginario di Monte Guelfi, idealmente collocato in Toscana, la terra dell’autore. Un elemento importante del libro è anche un internet che si fa prepotentemente strada, con il prendere piede delle chat e delle relazioni che iniziano in modo virtuale per poi concretizzarsi, come quella tra Nicolas e Giulia, un fenomeno più che mai attuale.

Ne consegue una fotografia impietosa, quanto irriverente, dei nostri tempi, che non fa sconti né giustifica alcuno dei suoi protagonisti, ognuno fragile e forte, al tempo stesso, con pregi e con difetti, come ogni essere umano.

Le vicende si articolano negli anni intorno al 2010, vicende che assomigliano moltissime alle nostre: la precarietà, nel lavoro quanto nei sentimenti, la libertà che ne deriva, unitamente al senso di smarrimento, è forse il tema principale, la nota dominante, come pure il volersi fare strada a tutti costi, sgomitando e ricorrendo anche alla corruzione, argomento drammaticamente attuale, quella corruzione di cui siamo stati vittime o che, al contrario, abbiamo nostro malgrado praticato, pur di emergere, e che ci costerebbe ammettere.

Nello specifico qui è MarChe, alias Marcello Francioni, che spera di vincere un concorso comunale, a praticare la corruzione, ricorrendo a quell’ “aiutino strategico” che individua possa arrivargli da un amico calciatore.

Hate Love Hate: Un’ Aquila non è un aquilone è un libro pieno di drammatiche verità ma anche di ironia, con molte frasi ed affermazioni che vale la pena ricordare, come aforismi che ben descrivono la nostra quotidianità, mai perfetta, in quanto umana, una quotidianità fatta di luci ed ombre inevitabili.

Un libro, come dicevo, sulla precarietà del lavoro quanto dei sentimenti, su quella precarietà che, se associata, da un lato, ad una parvenza di sottile libertà, rappresenta, di fatto, sgomento e smarrimento nei flutti vorticosi della vita, una lettura piacevole che, pur facendoci sorridere, non ci esime dal costringerci a formulare profonde riflessioni, un libro che esattamente per questo motivo reputo che meriti di essere letto.

ILARIA GRASSO

 

LA GIOIA DELLE PICCOLE COSE IN UNA GRANDE STORIA NE “IL PANE SOTTO LA NEVE” DI VANESSA NAVICELLI

Libro in 3D_formato leggero

Il pane sotto la neve è un romanzo bellissimo, scritto dall’autrice piacentina Vanessa Navicelli, opera che è stata finalista nel concorso letterario Rai La Giara, anno 2012, nella sua prima edizione.

Quasi cinquant’anni di storia italiana (dagli inizi del ‘900 al 1945) attraversano questo libro, con le gioie ed i dolori dei suoi appassionati protagonisti, attori di questo romanzo corale dove nessun uomo è un’isola, ma tutti sono perfettamente interfacciati nelle tre generazioni a cui appartengono: quella dei nonni, quella dei figli e dei nipoti.

Nel romanzo, che è il primo de La saga della Serenella, si raccontano le fatiche del lavoro ed i suoi frutti, di quel pane sotto la neve che sempre si ritrova, come se fosse custodito alla stregua di un tesoro, perché il lavoro duro porta sempre i suoi buoni risultati e, come un detto contadino popolare esprime, quei germogli di grano che di inverno riposano sotto la neve, in primavera daranno sempre il pane, quel pane da cui si ricaveranno sostentamento e vita.

E in questa storia c’è anche l’amore, in tutte le sue forme, dove è amore appunto anche quello per il lavoro e per la propria terra, la patria per la quale si combattono la prima come la seconda guerra mondiale, delle quali si narra attentamente in questa storia e quella stessa patria per cui si fa la Resistenza e si diventa partigiani.

C’è un pezzo di storia, in questo libro, che nessuno di noi dovrebbe mai dimenticare, per poter crescere e per potere migliorare la propria persona, un pezzo di storia popolata da varia umanità di personaggi che entrano nei nostri cuori con facilità, per rimanervi, come fotografie di un’epoca che non c’è più.

E la serenella, per intenderci il fiore di lillà, è poi sempre presente, come a voler incarnare la sottile speranza che aleggia sempre nelle vicende umane che l’autrice ci racconta, una speranza che vince anche in mezzo alle difficoltà maggiori.

L’ambientazione è in Emilia Romagna, un’Emilia quasi senza tempo, nella sua zona ai confini con la Lombardia, eternamente cristallizzata come ci appare nell’amore per quei figli a cui ha dato i natali, laddove anche quando hai il cuore a pezzi trovi la forza ed il coraggio necessari a continuare.

Ne Il pane sotto la neve si celebrano la semplicità e la gioia che si ricava dalle piccole cose, oltre all’amore, la bontà d’animo e la sincerità di valori validi in eterno e che oggi dovrebbero tornare e che oggi, ci auguriamo, possano tornare.

ILARIA GRASSO

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