UNO SPACCATO DI VITA CON LE SUE GIOIE E DOLORI: RECENSIONE DI “ERA L’ANNO DEI MONDIALI”, IL SECONDO ROMANZO DI JIMMY MORRONE

ERA L'ANNO DEI MONDIALI

Era l’anno dei mondiali è il secondo romanzo di Jimmy Morrone, una nuova storia, dopo Love Hate Love, in cui i protagonisti erano tre uomini, qui, invece, la protagonista assoluta è una donna e tutti gli altri personaggi girano intorno, rivestendo un’importanza differente.

Eva Benebelt è una giovane donna con un lavoro ed una relazione/convivenza fissi da anni, con un’esistenza condotta senza infamia né lode, con i sogni chiusi ancora tutti nel cassetto, ossia il desiderio inconsapevole e profondo di affermarsi, un giorno, come pittrice di successo,

Il suo fidanzato Ivan è un uomo che invece non sembra desiderare più nulla dalla vita, dopo aver perso il suo lavoro da magazziniere.

Giorgio è un ragazzo brillante, pieno di entusiasmo: lavora nel bar Lola, abitualmente frequentato da Eva. Il loro incontro avviene, però, solo dopo, in occasione di un piccolo quanto imbarazzante incidente, un incontro che risulta essere devastante, in senso buono, dal momento che provocare un vero terremoto nell’esistenza di Eva, quasi un risveglio, e la induce a trovare il coraggio necessario per cambiare la sua vita, per prima cosa lasciando Ivan, e intessendo così una nuova relazione con colui che ha acceso una inaspettata luce in mezzo al buio.

Paolino è il miglior amico di Eva, l’amico storico, impenitente scapolo che, dopo essere stato profondamente deluso negli affetti, si rifugia, al di fuori del lavoro, in un mondo virtuale, conducendo una vita social molto attiva, e impegnandosi in relazioni d’amore che di reale hanno ben poco.

Sullo sfondo, Viareggio e Livorno, un’Italia che vive la sua estate senza la propria squadra di calcio coinvolta nei Mondiali: è l’anno 2018 e il calcio sembra non avere alcun ruolo della storia, mentre forse, al contrario, è tutto, probabilmente è addirittura l’asse centrale.

La storia narrata da Morrone inizia come un romanzo, un romanzo che ci appare d’amore ma che poi, durante il proseguimento della lettura, si capisce che d’amore non è, poiché assume tinte di noir, a causa del comportamento improvvisamente persecutorio adottato da Ivan nei riguardi di Eva, delle bugie di Giorgio che probabilmente ha qualcosa da nascondere, e a causa di Paolino, l’amico benevolo di Eva che poi alla fine tanto benevolo non è, e lo scopriremo.

Una girandola di emozioni è dunque quella che ci coglie nella lettura di quest’opera, suscitando in noi interesse sempre maggiore nel proeguire, con la curiosità crescente di scoprire come andrà a finire e soprattutto quale sarà il destino dei vari personaggi.

Il linguaggio e lo stile sono fluidi, privi di errori e di refusi, per cui il libro si lascia leggere senza intoppi, non si registrano attimi di noia, la descrizione attenta di uno spaccato di vita sicuramente necessaria in questo particolare momento storico che stiamo vivendo, ovvero l’Emergenza Covid, in un paese e in un mondo in cui tutto è fermo, ma ferme non sono le nostre anime che fremono di vivere e che vivono, seppur recluse dentro quattro mura.

Un libro da leggere soprattutto oggi, dunque,  ma al tempo stesso un libro da tenere a mente soprattutto domani, quando la vita cosiddetta normale riprenderà con le sue gioie ma anche con le sue tante insidie e con le trappole da cui bisognerà trovare il modo di salvarci, in quanto donne e non solo per noi.

ILARIA GRASSO

“ERA L’ANNO DEI MONDIALI” E’ IL SUO SECONDO ROMANZO: INCONTRO CON JIMMY MORRONE

ERA L'ANNO DEI MONDIALI

Incontro con Jimmy Morrone per parlare di Era l’anno dei mondiali, il suo secondo romanzo dopo Love Hate Love.

Jimmy Morrone è nato a Livorno nel 1979. Ha vissuto sempre e soltanto in località di mare: Bournemouth, Valencia, Zabbar e San Teodoro. Giornalista pubblicista, per anni collaboratore del quotidiano Il Tirreno, oggi si occupa di risorse umane in una grande azienda come Poste Italiane. Ciò che racconta nei suoi scritti è il frutto di esperienze personali, o del succo estratto dai racconti di amici e conoscenti, a cui di solito presta particolare attenzione. Più che parlare di se stesso, infatti, adora ascoltare gli altri.

Nel 2017 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, dal titolo Love Hate Love – un’aquila grande non è un aquilone (Bibliotheka Edizioni), un affresco corale dei giorni nostri, in parte autobiografico. Era l’anno dei mondiali (Augh Edizioni) è il suo secondo romanzo.

Com’è nato questo tuo secondo romanzo?

Ciao Ilaria, e grazie per lo spazio concesso! L’idea di continuare a scrivere dopo l’uscita del mio romanzo d’esordio Love Hate Love è maturata proprio durante le presentazioni del libro. Le domande dei lettori e l’entusiasmo che ho ricevuto durante quegli incontri, mi hanno spinto a proseguire la mia avventura letteraria. Sono sempre a caccia di idee, spunti, amo osservare il mondo che mi circonda. In quel periodo la cronaca ci proponeva di continuo casi di violenza fisica e psicologica sulle donne, uno stillicidio inaccettabile. E allora mi sono domandato? Com’è possibile che un uomo sia così crudele? Cosa c’è dietro le quinte, come si può arrivare a tormentare o persino uccidere? E allora ho preso appunti, e ho ricostruito un’ipotetica vicenda in cui una donna, a causa di una scelta del tutto normale e plausibile (lasciare il fidanzato, il compagno di una storia ormai giunta al capolinea), si troverà ben presto a rischiare la propria vita…

Perché l’idea di collocare la storia nell’anno che non ha visto l’Italia partecipare ai Mondiali?

Perché la stesura è cominciata proprio in quei giorni. E per renderla più credibile, ho immaginato che la storia di Eva, la protagonista, fosse reale, contemporanea al momento in cui stavo vivendo. In più, senza spoilerare troppo, l’assenza dell’Italia dal campionato mondiale di calcio, costituisce un elemento narrativo importante nel contesto della vicenda raccontata.

Il calcio non c’entra nulla nella storia raccontata, ma comunque si gioca una sorta di campionato, sfida, nella storia, la sfida verso sé stessi e verso la paura di oltrepassare i propri limiti, liberandosi delle proprie sovrastrutture mentali, dal timore profondo di lasciarsi andare e di essere felici: è esattamente quello che accade ad Eva Benebelt, la protagonista… perché hai scelto una donna come baricentro della storia?

Il primo romanzo era focalizzato sui punti di vista di tre personaggi maschili; in Era l’anno dei Mondiali volevo spostare il mirino, e mettere al centro lo stato d’animo, i pensieri e le azioni di una donna. Confesso che sono stato aiutato dal fatto che sia in famiglia che in ambito lavorativo sono circondato da donne! E infatti è anche a loro che dedico il libro, perché in un mondo balordo come il nostro, non dev’essere facile capire le reali intenzioni di un uomo che si approccia per la prima volta.

Giorgio Cremano: troppo perfetto per essere vero… porta con sé rivelazioni che si palesano durante la storia.

Esatto. Giorgio incarna un monito: indagate, scavate oltre, mai fidarsi delle apparenze.

Il romanzo assume a un certo punto toni da thriller, in qualche modo, per merito di Ivan che non sembra rassegnarsi alla fine della relazione con Eva…

Sì, il romanzo comincia quasi coma una fiaba, dai contorni rosa, e ben presto si tinge di giallo. Ivan in un primo momento cade in una depressione cosmica, poi però sembra destarsi per progettare desideri di vendetta che metteranno in pericolo la protagonista.

Viareggio e una primavera sullo sfondo sono prorompenti, specie in questo momento di quarantena che stiamo vivendo …

A pensarci ora… il semplice splendore di una piccola località turistica a inizio giugno, un gustoso risotto di mare mangiato in uno stabilimento balneare con il rumore delle onde in sottofondo, o una birra serale in compagnia degli amici ad ammirare le stelle… sono sicuro che quando tutto sarà finito, e torneremo a una pseudo-normalità, apprezzeremo veramente il valore di queste piccole cose.

Il viaggio interiore di Eva condurrà ad epiloghi inaspettati: è il viaggio in cui la vita ci costringe ad avventurarci tutti, prima o poi…

E’ proprio così: si comincia con un tormento interiore, ci si mette in moto, e non sappiamo mai dove andremo a finire… Eva nel romanzo dovrà far luce sui propri desideri, combattere con la volontà di mettere fine ad una storia ormai logora e priva di pathos, e la possibilità di lasciarsi andare al nuovo, un uomo appena conosciuto che sembra saper toccare perfettamente le sue corde come se la conoscesse da sempre. Una ricerca anche introspettiva, che porterà la protagonista, più che a scoprire se stessa, a fare i conti con verità nascoste e pericolose.

Quanto conta dedicarsi alla lettura in questo periodo di riflessioni e di solitudine forzata?

Molto, io personalmente sto leggendo tantissimo, ho divorato quattro romanzi in due settimane. La lettura apre la mente, è passione, è conoscenza, è stimolo a informarsi e a saperne sempre di più. Siamo soli con noi stessi, con tanto tempo a disposizione per riflettere, e questo amplifica il valore e la potenza di ciò che leggiamo. Può nascere una nuova coscienza, io me lo auguro.

C’è un terzo romanzo in divenire?

Vorrei completare un’ideale trilogia che ho in mente: in Love Hate Love sono tre personaggi maschili adulti a reggere la scena; l’affascinante trentenne Eva è la protagonista assoluta di Era l’anno dei Mondiali. Per il terzo romanzo, il progetto è quello di indagare nel mondo degli adolescenti, attraverso una nuova storia romanzata. Raccontare come vivono, i loro sogni e le loro emozioni. Perché in fondo, nei miei libri è di questo che scrivo: emozioni, stati d’animo, volontà di esplorare l’animo, cosa coviamo dentro di noi, e cosa teniamo, nascosto nel profondo, dentro di noi. Sarà una sfida ambiziosa.

Come facciamo a seguirti?

Su Facebook, attraverso la pagina Love Hate Love.

Lascia un messaggio a chi ci legge…

Vi lascio con una citazione di Ennio Flaiano, scrittore, primo vincitore del Premio Strega: “un libro sogna, il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni”.

ILARIA GRASSO

UNA FOTOGRAFIA IMPIETOSA DEI NOSTRI TEMPI IN “LOVE HATE LOVE”, IL ROMANZO DI JIMMY MORRONE

Love Hate Love

In Love Hate Love: Un’aquila grande non è un aquilone, il romanzo dello scrittore e giornalista toscano Jimmy Morrone, sono raccontate le vicende drammatiche e al tempo stesso esilaranti di un gruppo di giovani alle prese con gli urti della vita, le piccole gioie e le difficoltà che quotidianamente imperversano lungo il cammino di ognuno di noi, in modo inevitabile.

Sono tre i protagonisti di questo romanzo corale, che potremmo definire di formazione: Nicolas Mantovani, giovane giornalista, che sogna di diventare redattore e che si prodiga anima e corpo per il quotidiano di punta locale, nonché di riconquistare Giulia, la sua ex, Marcello Francioni, sinistrorso convinto a modo suo, nemico acerrimo del capitalismo e delle ingiustizie in generale, che però non disdegna di praticare, nel suo piccolo, e poi Diego Battaglia, che coltiva il sogno ed il miraggio di andare a Barcellona, lottando con la propria superficialità e contro la caduta dei pochi capelli che ha ancora sulla testa: sullo sfondo sta il borgo immaginario di Monte Guelfi, idealmente collocato in Toscana, la terra dell’autore. Un elemento importante del libro è anche un internet che si fa prepotentemente strada, con il prendere piede delle chat e delle relazioni che iniziano in modo virtuale per poi concretizzarsi, come quella tra Nicolas e Giulia, un fenomeno più che mai attuale.

Ne consegue una fotografia impietosa, quanto irriverente, dei nostri tempi, che non fa sconti né giustifica alcuno dei suoi protagonisti, ognuno fragile e forte, al tempo stesso, con pregi e con difetti, come ogni essere umano.

Le vicende si articolano negli anni intorno al 2010, vicende che assomigliano moltissime alle nostre: la precarietà, nel lavoro quanto nei sentimenti, la libertà che ne deriva, unitamente al senso di smarrimento, è forse il tema principale, la nota dominante, come pure il volersi fare strada a tutti costi, sgomitando e ricorrendo anche alla corruzione, argomento drammaticamente attuale, quella corruzione di cui siamo stati vittime o che, al contrario, abbiamo nostro malgrado praticato, pur di emergere, e che ci costerebbe ammettere.

Nello specifico qui è MarChe, alias Marcello Francioni, che spera di vincere un concorso comunale, a praticare la corruzione, ricorrendo a quell’ “aiutino strategico” che individua possa arrivargli da un amico calciatore.

Hate Love Hate: Un’ Aquila non è un aquilone è un libro pieno di drammatiche verità ma anche di ironia, con molte frasi ed affermazioni che vale la pena ricordare, come aforismi che ben descrivono la nostra quotidianità, mai perfetta, in quanto umana, una quotidianità fatta di luci ed ombre inevitabili.

Un libro, come dicevo, sulla precarietà del lavoro quanto dei sentimenti, su quella precarietà che, se associata, da un lato, ad una parvenza di sottile libertà, rappresenta, di fatto, sgomento e smarrimento nei flutti vorticosi della vita, una lettura piacevole che, pur facendoci sorridere, non ci esime dal costringerci a formulare profonde riflessioni, un libro che esattamente per questo motivo reputo che meriti di essere letto.

ILARIA GRASSO