ENRICO NASCIMBENI E’ IL PIU’ GRANDE POETA ITALIANO VIVENTE

Dopo la lettura dell’ultimo libro di Enrico Nascimbeni HO SCELTO DI SBAGLIARE stampato dalla casa editrice Il leggio e anche se è un prosimetro, non posso che affermare che Nascimbeni è il più grande poeta italiano vivente. Non ha, al maschile e al femminile, eguali attualmente il suo stile limpido, avvolgente, apparentemente semplice ma filosofico e profondo. Nascimbeni ha raccolto molte eredità poetiche, da Pessoa a Montale, da Borges a Penna. Le ha messe tutte insieme ed ha creato un suo personale stile che surclassa queste vecchie e nuove generazioni di poetini che fanno il compitino. Niente da fare, Nascimbeni è il poeta che aspettavamo tutti da tempo e la sua poesia è vita vissuta sulla sua pelle e questo si capisce bene leggendo i suoi libri, da “Sognando di vivere a trecento all’ora su una macchinina a pedali” a “Generazione meno X”.

La cultura italiana da anni e anni aspettava un poeta come lui ed è arrivato. Nascimbeni scrive con una forchetta, con un cucchiaio, con un coltello e soprattutto con la semplicità che solo i grandi possiedono.

Se il padre Giulio scrisse la prima edizione della biografia di Eugenio Montale quando Montale era ancora in vita che qualcuno si affretti a scrivere quella di Enrico Nascimbeni, poeta in odore di Nobel per la Letteratura, questo dicono i rumors. E sarebbe un Nobel strameritato. Nessuno come lui sa descrivere coi sui versi e nelle sue righe il nostro disastrato mondo attuale, attingendo da quello antico.

Brindo alla nascita di un grande poeta italiano, ed era ora che ne nascesse di nuovo uno.

ALBERTO MITRINI

MI HANNO BLOCCATO SU FACEBOOK PER UN MESE PER AVER POSTATO UNA FOTO DI UN MIGRANTE TORTURATO IN LIBIA – DI ENRICO NASCIMBENI

enrico canta

Essere bloccati per un mese da Facebook per aver postato una foto di profughi torturati dai libici. Mi è successo oggi.

Uno pensa a quello che ha fatto e fa nella sua vita. Il giornalista, lo scrittore e il cantautore. Non conta più nulla. Basta una segnalazione e vieni virtualmente azzittito come fossi un criminale della parola.

Non fosse altro che tra l’altro su Facebook svolgo un lavoro. Per un mese mi viene impedito di lavorare. Cioè di comunicare.

Non ho veramente più parole da spendere. Mi mancano le parole. Le ho perse. Sono addolorato e disgustato.

Quindi mi affido ad Eugenio Montale per esprimere tutto quello che sento.

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato

l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco

lo dichiari e risplenda come un croco

perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l’uomo che se ne va sicuro,

agli altri ed a se stesso amico,

e l’ombra sua non cura che la canicola

stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.

Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”

IL MIO INCONTRO SENZA FILTRI CON ENRICO NASCIMBENI, ARTISTA POLIEDRICO E UOMO CHE NON CONOSCE CONFINI

enrico firma

Con somma gioia con quest’articolo/intervista dò il benvenuto ad un collaboratore d’eccezione, senza ombra di dubbio il migliore che potessi avere, in questo blog: lui è Enrico Nascimbeni, cantautore, scrittore, poeta e giornalista italiano che da adesso in poi prenderà, al mio fianco, le redini di LIBERI LIBRI E NON SOLO, scrivendo di musica, libri, attualità e tanto altro.

Ma a questo punto mi sembra doveroso soffermarmi sulla biografia di questo artista poliedrico.

Diplomatosi al liceo classico Beccaria, Enrico stringe un’amicizia con Roberto Vecchioni e collabora con lui in vari brani tra i quali Vincent e L’ultima notte di un vecchio sporcaccione interpretata con Vecchioni durante il Premio Tenco nell’edizione del 2003 che gli è valso il premio della critica assegnato da una giuria presieduta da Fernanda Pivano.

Dopo due lauree in Lettere Moderne e Filosofia, inizia la propria carriera come giornalista nel 1985 seguendo le orme del padre Giulio Nascimbeni. Ha collaborato con Corriere d’Informazione e il Corriere della Sera ed ha lavorato stabilmente per Il Giorno, L’Arena, L’Indipendente, Studio Aperto, Verissimo e Sette. Nel 2000 per La 7 Gold ha condotto una trasmissione sportiva e un programma di intrattenimento pomeridiano in diretta della durata di quattro ore. Si è occupato di cronaca nera, di cronaca giudiziaria e di guerre seguendo, in particolare, l’inchiesta di Mani Pulite, intervistando per l’occasione Bettino Craxi ad Hammamet. Su questa vicenda ha scritto per la Mondadori, con Andrea Pamparana, il libro Le mani pulite. È stato nominato inviato speciale durante la guerra dei Balcani a Sarajevo. Precedentemente aveva seguito in loco la guerra in Libano. È stato anche inviato di guerra a Kabul in Afghanistan. Collabora con La Stampa e All Music Italia. Nel 2015 ha curato per un anno la collana letteraria Le due anime per la casa editrice Rupe Mutevole.

Dal 2001 riprende a fare il cantautore e a scrivere canzoni per altri artisti. Nascimbeni ha scritto brani per e con Tom Waits, Leonard Cohen, Joaquin Sabina, Suzanne Vega, Roberto Vecchioni, Paola Turci, Mango, Francesco Baccini, Mietta, Marco Carta.

Tra i suoi concerti più famosi quello del 1979 con Peter Hammil dei Van der Graaf Generator al Palalido di Milano.

Nel 2003 vince il Premio della Critica al Club Tenco con Roberto Vecchioni e partecipa come autore al Festival di Sanremo con il testo di “Chiama di notte” degli Allunati.

Nel 2009 vince la classifica annuale iTunes Rewind come primo artista italiano con l’album “Uomini sbagliati” (Emi Penthar-Mizar) davanti a lui gli U2 e Michael Jackson. E per lui arrivano disco d’oro e disco di platino.

Nel 2010 compare nella classifica annuale di iTunes Rewind è nei primi dieci artisti che hanno venduto di più. E’ al secondo posto con l’album “Il serpente tonto” (Emi Penthar-Mizar) e al sesto posto con l’album “Hotel Costarica 1983” (Warner ). E arriva per lui il secondo disco d’oro.

Nel 2016 vince in Venezuela quello che viene definito “Il piccolo Nobel del Sudamerica” cioè il premio Simon Bolivar per il suo impegno artistico e sociale. Che Nascimbeni rifiuta in contrasto con la dittatura del presidente venezuelano Maduro e con la giuria formata da giornalisti e uomini di cultura seguaci e sostenitori dell’ex presidente Chavez e di Maduro, Viene poi insignito del Premio “Amico del Popolo Rom” per il suo impegno attivo contro tutti i razzismi e del “Premio Internazionale Phralipe”, destinato ad enti, organizzazioni o persone che esprimono disinteressatamente la loro solidarietà verso il popolo Rom. Dal novembre 2016 si occupa della comunicazione dell’Associazione laica Saman fondata da Mauro Rostagno per il recupero delle tossicodipendenze, reinserimento nel tessuto sociale degli ex carcerati e tutela e sostegno delle donne che hanno subito violenze.

Dal marzo 2017 Enrico Nascimbeni ha assunto la direzione della testata web “Border On Line” del gruppo Saman, un mese dopo cura la collana editoriale “L’uomo delle luci” per la casa editrice Il Leggio. Il 20 giugno 2017 riceve il Premio “Arte e spettacolo” e “Premio giornalismo e impegno civile”.

Enrico Nascimbeni è Ambasciatore dell’UNICEF.

Enrico Nascimbeni è’ stato nominato Commendatore della Repubblica dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante il governo Monti.

Di seguito l’intervista che mi ha rilasciato, a suggellare l’inizio di questa nostra proficua e mi auguro lunga collaborazione.

enrico canta

Ecco cosa ci siamo detti io ed Enrico durante il nostro incontro.

Magliette rosse. Tu sei un “comunista col Rolex” come Gad Lerner? 

Certo come no. Ne ho trenta. Ovviamente viste le mie origini anche rom li rubo. Scherzi a parte, trovo indegno l’attacco dei fascisti a questa nobile e sacrosanta iniziativa partita da Don Ciotti. Sì, faccio parte di quel circa mezzo milione di italiani che ha messo una sua foto con la maglietta rossa in favore dell’apertura dei porti ai migranti e contro una ignobile e schifosa chiusura dei porti. Sono sempre stato laicamente dalla parte degli ultimi. E continuo ad esserlo. La risposta che i fascisti hanno dato a questa iniziativa è immorale. Sui social leggo odio e rancore da parte di chi segue un fascista che ha giurato sul Vangelo. Ovviamente senza averlo letto. Non faccio più distinzioni di partito o colore. Li chiamo fascisti. Punto.

Un artista che si occupa del sociale e prende posizioni anche politiche. Giusto o no farlo? 

Sì, personalmente lo ritengo un dovere per un artista. Per un uomo che fa il mio mestiere (i miei mestieri). Non amo chi fa arte e vive tra le fate e i gattini piccini piccini picciò. Ritengo anzi un dovere per un artista dire la sua. Senza pudore alcuno e senza problemi. Scendevo in piazza da ragazzo e continuo a scendere in piazza. Chi mi impedisce o mi impedirà di esprimere il mio libero pensiero lo considero e lo considererò il nemico. I nemici esistono è inutile che ce la raccontiamo. E vanno combattuti. Con il pensiero. La penna. La voce. Lo studio. Coi libri. Anche a calci nel culo se capita.

Cos’è la libertà per te? 

Poter dire quello che si pensa e agire di conseguenza senza che nessuno te lo impedisca.

Nei tuoi libri e nelle tue canzoni parli di politica? 

No. Non ne ho mai parlato e nemmeno cantato. Citando Erri De Luca “Considero valore” tutte le piccole grandi cose della vita. Dall’amore al pane. Dal dolore al sorriso. Dall’acqua alle montagne. Considero valore lo scrivere cose che tutti possono capire. Considero valore esprimere con chiarezza e semplicità concetti profondi. Considero valore mettersi a nudo senza vergogna. La cultura è politica. La politica dovrebbe essere cultura. In questa Italia ignorante e stracolma di livore canta al sole come una cicala il mio essere una piccola voce contro la dittatura mascherata che ci sta ammazzando.

ILARIA GRASSO

“HO SCELTO DI SBAGLIARE” (IL LEGGIO CASA EDITRICE): INCONTRO CON ENRICO NASCIMBENI

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Il mio incontro con lo scrittore, poeta, giornalista e cantautore Enrico Nascimbeni, per parlare del suo nuovo libro dal titolo “Ho scelto di sbagliare”, pubblicato dalla Casa Editrice Il Leggio.

Ben trovato su Liberi Libri e Non Solo, carissimo Enrico: poeta, giornalista, scrittore e cantautore, oggi, in particolare, focalizziamo la nostra attenzione sul tuo ultimo libro dal titolo “Ho scelto di sbagliare” (Casa Editrice Il Leggio) e già il titolo mi sembra una provocazione voluta, un’intenzione, da parte tua, di provocare già dalla copertina una reazione da parte dei tuoi lettori… E’ un libro di prosa e poesia, al tempo stesso: come mai la scelta di regalarci un ibrido, forse perché ognuno di noi è un ibrido, un insieme del tutto?

Mi hanno spiegato che il mio libro è un prosimetro. Non essendo io molto avvezzo alle definizioni ne ho preso atto. Ibrido mi piace. Si. Siamo ibridi in cerca di autore. Scomodando Pirandello. Non siamo mai una sola persona. Molteplici le nostre anime. Scrivere per me è un modo come tanti per mettermi a nudo. Pescare nelle mie tra presente e passato. Il futuro non mi interessa. Sicuramente è nel passato che incontro i miei personaggi e le mie storie. Che poi mentre scrivo queste parole sono già passato. Chi sceglie di sbagliare come me lo faccia. Ma lo faccia da professionista. Tra il bene e il male. Tra la dolcezza e l’autodistruzione. Come il protagonista di questo libro.

Ho scelto di sbagliare cover

Inviato di guerra, hai guardato il dolore umano dritto negli occhi: in che modo ti ha cambiato, il dolore della guerra?

Raramente scrivo di quello che ho visto nelle guerre che ho raccontato. Sì, certo che quello che ho visto mi ha cambiato. Mi ha cambiato per sempre. Banale dirlo ma quando in tv c’è un film di guerra cambio canale. Faccio fatica a vedere le immagini anche nel telegiornali o nelle foto. Perché non rendono l’idea di cosa sia una guerra veramente. Ho visto bambini morti ammazzati per strada e soldati con i quali parlavo un secondo prima morire un secondo dopo. Per lo più ragazzini. Non esistono guerre giuste. La guerra è una merda.

Enrico e Giulio, tuo padre, una delle figure culturali più importanti del nostro paese, giornalista, poeta e scrittore: c’è molto, probabilmente tutto, di lui, in questo tuo nuovo libro, una scelta da te volutissima, quasi un tributo…

Sì, il libro racconta molto di mio papà. Forse l’uomo più buono che ho conosciuto in vita mia. Essere stato suo figlio per molti anni non è stato facile. Era un eterno paragone con lui. Enrico Nascimbeni figlio di… E devo dire che un po’ mi rompeva le balle. Poi ho capito. Ho capito la fortuna che ho avuto. E ho deciso di camminare a modo mio al suo fianco. Di continuare il suo lavoro. Ho costruito nel sogno e nella realtà una piccola impresa di famiglia. Fatta di parole, libri e cultura. Sono sicuro che Giulio di questo è felice. Ovunque sia.

La scrittura e il pensiero poetico, ai tempi dei social, i social, croce e delizia, croce perché spesso pulpito inappropriato della mediocrità elevata a verbo, delizia perché consente di stringere reti, reti tra gli uomini, con qualche bel risultato: questa stessa intervista è, del resto, un frutto dei social…

Uso sfrenatamente i social da sempre. Trovo giusto che tutti possano dire la loro. Imbecilli compresi. E sono tanti. Per quanto riguarda l’arte dello scrivere libri, romanzi, racconti e poesie beh, si c’è posto per tutti. Anche se l’arte e il talento accarezzano una persona su un milione. Il rischio è che questa persona si perda nel marasma. Ma credo che se una persona scrive bene prima o poi viene fuori. Non serve scrivere cento libri. Bisogna scrivere il libro.

Progetti presenti ed imminenti di Enrico scrittore e cantautore…

Un nuovo album che sto preparando dopo sei anni di silenzio per quanto riguarda la musica. Promuovere questo libro. Un libro nuovo? Ne scrivo uno ogni giorno. Ma ne pubblico uno ogni cinque anni. L’importante è scrivere. E soprattutto leggere. Poi si vedrà.

Siamo in chiusura, nel ringraziarti di averci dedicato il tuo tempo, ti chiedo di lasciare un pensiero a quanti ci hanno seguiti fin qui…

Intanto grazie per lo spazio che mi hai dato. Un pensiero? Ho trovato più poesia in un pezzo di pane che nei tanti mari che ho navigato.

ILARIA GRASSO