La vita e le donne ne “Le stelle di Srebrenica” (Leucotea Edizioni), di Daniela Quadri

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Le stelle di Srebrenica, pubblicato da Leucotea Edizioni, è il primo romanzo di Daniela Quadri, in primo luogo la storia di un’amicizia tra due donne, Elma e Marta, ma in realtà tante storie dentro alla stessa ed un finale aperto, che potrebbe essere l’inizio di altre storie.

Molteplici i temi trattati in questo libro: la violenza di genere, la maternità, la malattia (la sindrome di Down da cui è affetta Nadia, la figlia di Elma), la guerra (i sanguinosi conflitti che hanno affranto la Bosnia oltre vent’anni fa), un giallo da risolvere, ma soprattutto l’amicizia, nello specifico, l’amicizia fra donne, Elma e Marta, appunto, due donne apparentemente lontanissime, tra loro, per vissuto, per cultura e per estrazione sociale, ma strette, in realtà, in quella vicinanza ed empatia che è possibile solo tra le donne.

Due donne con una vita che più diversa non potrebbe essere, ma unite dal filo conduttore del coraggio che ne pervade la quotidianità, la voglia di continuare a lottare, nonostante tutto, in un romanzo in cui il poliziesco ed il genere storico si uniscono, in perfetto equilibrio, con una grande attenzione da parte dell’autrice all’approfondimento psicologico dei singoli personaggi.

C’è la vita con tutti suoi aspetti, in questa storia, che Daniela Quadri racconta usando uno stile asciutto ed incisivo, senza cedere mai alla tentazione di impiegare degli inutili fronzoli che possano solo alterare la scorrevolezza della trama, di per sé intricata, un romanzo che si lascia leggere, dall’inizio, alla fine, senza stancare mai, un’ode non solo alle donne che racconta, ma alla vita stessa, che è femmina, per definizione.

 

 

 

 

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Intervista alla scrittrice Daniela Frittella

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Incontro con la scrittrice Daniela Frittella, per parlare della sua raccolta di racconti dal titolo “Trentatré”, pubblicata da Lupi Editore, dei suoi progetti futuri e di molto altro.

Ciao Daniela, ben trovata sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO: il tuo incontro con la scrittura ha radici lontanissime nel tempo, o forse non ne ha, perché questo amore è nato con te?

In realtà per me la scrittura è sempre stata una necessità, non ho “scelto” di scrivere ma ho bisogno di scrivere, a causa di una fantasia piuttosto galoppante e dell’esigenza di raccontarmi e raccontare, prima di tutto a me stessa. La mia scrittura è un raptus selvaggio, un furore che mi cattura e mi costringe a buttare giù delle righe, che poi spesso non ricordo, come se un’altra Daniela prendesse possesso delle mie mani, dei miei occhi e della mia mente e andasse avanti da sola per una strada fatta di istinto. Difficilmente modifico quello che scrivo di getto, salvo piccole imperfezioni, perché rappresenta un momento autentico vissuto da quell’altra Daniela lì, che poi se la vado a modificare si incazza!

Trentatré, trentatré racconti, in questo libro pubblicato da Lupi Editore, trentatré donne ma probabilmente trentatré facce della stessa donna, giusto?

Trentatré è il mio primo libro ed è nato dopo aver varcato il confine fra una età e un’altra, appunto superando i trentatré. Le donne personaggio del libro hanno tutte quell’età, e si barcamenano dentro un precarietà di vita e di sentimenti che è la mia, sicuramente. Generazione votata all’incostanza, che per certi versi genera una sete di novità come pure una sorta di perenne intristimento, mai lamentoso ma sottile e onnipresente. Trentatré sono indubbiamente io, le storie vissute e quelle sentite raccontare, quelle rubate alle infinite persone incontrate e a quelle solo immaginate. Trentatré è la capacità di osservazione di una donna che ama stare in silenzio a guardare, anche cazzate come le scarpe che qualcuno indossa, e su quei piedi può ricamare una infinità di vicende. Trentatré è una sola donna, ma ha dentro un po’ tutte le donne nelle loro unicità e nelle loro normalità. Trentatré è il coraggio delle debolezze, degli errori, delle sbandate, della libertà pretesa perché unica strada possibile verso la felicità, anche solo parziale, anche solo desiderata.

La donna che ami di più, tra tutte quelle che racconti…

E’ una domanda alla quale non sono molto in grado di rispondere. Le amo tutte, anche quelle che prenderei a schiaffi e anche quelle che mi somigliano meno. Ogni persona contiene in sé altre infinite persone che sono da scoprire e la scoperta è spesso dolorosa; in questo sicuramente la storia di Ilaria e Caterina (ventinove e trenta) racconta la sofferente, e liberatoria insieme, scoperta delle multiple persone, è un ballo dentro un ospedale psichiatrico, se letta almeno due volte fa decisamente vorticare ed è la sensazione che provavo mentre la scrivevo. Devo dire che in momenti diversi amo di volta in volta racconti diversi; ecco, questi sono i giorni del ventinove e trenta, di Ilaria e Caterina.

La scelta di scrivere racconti: come mai?

Personalmente è un genere che adoro, per la sua completezza raggiunta in poche pagine… ho scritto sempre poesie, ma questa volta l’istinto, quel gran bastardo del mio istinto, mi ha trascinato in una nuova forma perché pensava dovesse essere quella giusta a liberare le storie che affollavano la mia testa. Anche io adoro i racconti, leggerli, ascoltarli e scriverli, ma non è solo questo. Si tratta in realtà comunque di un bisogno, quello di assecondare il momento, l’ispirazione, il raptus che dicevamo prima; volere tutto e subito, volerlo scrivere subito perché non si può perdere un secondo, altrimenti il risveglio delle storie cambierà e non sarà mai più lo stesso racconto che invece forse meritava di essere scritto!

L’universo delle donne è un universo che a me anche affascina, quando leggo e quando scrivo: come mai, anche per te, questa grandiosa fonte di ispirazione scrittoria?

E’ perché sono una di loro, conosco le mie sfaccettature e conosco le loro. Proprio perché scrivere è necessario, è necessario scrivere di ciò che più possiamo capire. Di ciò che più ci assomiglia. Quando leggo non ho la stessa esigenza di legger di donne, ma gli autori li devo sentire dentro le viscere, devono colpirmi in pancia, devo sentire il loro rapimento nella scrittura. Non mi interessa una “trama” in quello che leggo, mi interessa sentire il trasporto e la violenza della penna sul foglio.

Progetti narrativi per il futuro prossimo…

Ce ne sono, come no. Ho iniziato due cose, però nell’ultimo periodo ho assoluto bisogno di scrivere poesie e infatti lo sto facendo. Diciamo che se volessi pubblicare raccolte di poesie potrei farne una enciclopedia visto quanti fogli scarabocchiati mi gironzolano in casa! Sicuramente niente di immediato, visto che Trentatré è uscito a dicembre dello scorso anno, quindi è ancora in tenera età. Continuerò a scrivere, aspetterò il tempo che servirà e poi usciranno anche altri figliuoli, di sicuro.

Come facciamo a seguirti?

Su Facebook, sul mio profilo personale e sulla pagina Trentatré di Daniela Frittella, in più sto usando anche uno spazio blog come una sorta di taccuino (danielafrittella.blogspot.com)

Siamo in chiusura, Daniela, grazie di essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Liberiamoci e godiamoci le meraviglie che ci circondano, questa è la prima cosa che mi viene in mente. Nel racconto uno e due, dove parlo del professore non vedente e del suo originale concetto di fortuna, lascio la storia con la frase “un uomo è fortunato quando riesce a pensare di esserlo già stato”, ecco, riteniamoci tutti fortunati se sappiamo “guardare” alla realtà con occhio critico e il più possibile libero da pregiudizi. Positivo sapersi incazzare e sapersi ribellare, saper accogliere e rifiutare discriminazioni e confini. Vivere la passionalità, l’emozione, l’autenticità. Vivere fuori dagli schemi il più possibile. Trentatré è anche questo, una liberazione da catene comprese, sentite, riflettute e tagliate.

ILARIA GRASSO

Incontro con la scrittrice Lorena Marcelli

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Il mio incontro con la scrittrice Lorena Marcelli, per parlare dei suoi progetti, di scrittura, editoria e solidarietà, a 360 gradi.

Ciao Lorena, ben trovata sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO, come hai incontrato la scrittura nella tua vita?

Buongiorno e grazie per la tua ospitalità, Ilaria. Ho letto sempre moltissimo e, per questo, l’incontro con la scrittura è stato precoce. Ho iniziato a farlo da adolescente, ma per molti anni ho scritto solo per me stessa, lasciando i racconti chiusi in un cassetto. Cinque anni ho deciso di aprirlo e ho iniziato a pubblicare e a vincere concorsi letterari.

Le gioie e i dolori della scrittura: sei d’accordo sul fatto che scrivere è, a volte, un lavoro fisicamente pesante?

Sono più che d’accordo. Lo è anche psicologicamente, a dire il vero. Spesso mi trovo a scrivere storie che riportano a galla ricordi pesanti e dolorosi e, questo, fa sì che la fatica della scrittura diventi fisica e psicologica.

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Nei tuoi racconti e nei tuoi romanzi c’è l’universo femminile, in tutte le sue sfumature: quanto è difficile scrivere di noi donne?

In realtà per me è semplicissimo perché non uso filtri, quando parlo di donne. Le descrivo senza giustificarle e senza volerle far apparire diverse da quello che sono, nel bene e nel male. Sono nata e cresciuta in una famiglia dove le rappresentanti femminili sono sempre state in maggioranza; ho avuto il tempo per studiarle in tutte le loro sfaccettature e di raccontarle.

I tuoi libri sono destinati anche a un pubblico maschile, a mio avviso: è così?

Certo, che lo sono. I miei libri non sono romance classici e non scrivo per un pubblico prettamente femminile.

A quale tua opera sei più intimamente legata e perchè?

Il mio “figlio di carta” prediletto è “L’enigma del Battista”, un thriller storico che racconta la storia di una donna realmente esistita nell’Irlanda del 1300. Per scriverlo, ricerche storiche comprese, ho impiegato quasi tre anni, ma sono riuscita a unire in maniera credibile la storia vera con la fantasia e, anche, a parlare d’amore. Credo che questo sia il romanzo più completo in assoluto che io abbia scritto fino a questo momento.

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Self publishing e pubblicazione con casa editrice: vantaggi e svantaggi, dell’uno e dell’altra….

La questione andrebbe affrontata in maniera molto dettagliata. Cercherò di sintetizzare quanto più possibile, perché è un argomento che m’interessa moltissimo.

Io sono favorevole al self publishing, ma credo che a questo tipo di pubblicazione ci si debba avvicinare in maniera seria e professionale. Chi pubblica in self ha una grande responsabilità: rispettare le aspettative dell’acquirente, anche se il suo prodotto costa pochi centesimi. Un testo edito da una Casa Editrice (ovviamente non a pagamento), è stato già valutato da esperti del settore e, se arriva alla pubblicazione, fornisce, quanto meno, garanzie di qualità (testo formattato ed editato); non sempre lo scritto pubblicato in self ha fornisce pari garanzie, e, per questo, l’autore che decide di farlo in maniera autonoma dovrebbe diventare, a tutti gli effetti, editore di se stesso, e far curare il testo da editor professionisti e non, come spesso accade, pubblicarlo pieno di errori e incongruenze.

Per quanto riguarda le Case Editrici, io sono del tutto contraria a quelle a pagamento che, in realtà, sono delle semplici stamperie e che, spesso, nemmeno leggono i testi ricevuti. Ci sono tantissime Case Editrici piccole/medie, guidate da editori seri e motivati, che forniscono garanzia di qualità e serietà anche agli autori emergenti; gli stessi dovrebbero rivolgersi proprio a loro, quando decidono di immettersi nel mercato editoriale. Al self ci si dovrebbe arrivare dopo anni di esperienza e non solo per la voglia di vedere il proprio nome su una copertina.

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Cosa pensi delle antologie e del ruolo che queste hanno spesso nel sostenere cause socialmente importanti?

Le promuovo, le curo, le sostengo e le pubblicizzo, organizzando presentazioni dappertutto. Sono fermamente convinta che il lavoro di squadra sia l’unico modo per raggiungere scopi importanti, soprattutto in cause sociali.

In quali progetti letterari sei attualmente impegnata?

In tantissimi progetti. Ho curato due antologie che sostengono cause sociali molto importanti: “Eva non è sola” e “Mi corazòn y tu corazòn”. La prima è una raccolta di poesie e racconti contro la violenza di genere; la seconda è una raccolta di poesie e racconti a tema libero. Con i proventi di “Eva non è sola” si finanzieranno tre Centri Antiviolenza abruzzesi; con quelli di “Mi corazòn” si acquisteranno medicinali da inviare in Venezuela. Tutti gli autori che hanno partecipato (e sono più di ottanta), hanno rinunciato alla royalty e si impegnano quotidianamente per pubblicizzare le due raccolte. Questa è vero lavoro di squadra e, anche se la fatica è tanta, non posso non essere contenta dei risultati. A gennaio, poi, ho dato vita a Elle Emme, una nuova realtà che, dopo appena due mesi, ha già al suo attivo diverse iniziative. Ve ne cito solo un paio: il concorso letterario “Miti, Storie e Leggende in terra d’Abruzzo”, e la pubblicazione di un bellissimo libro per bambini. Infine, il mio blog: http://ilgiardinodeigirasoli.blogspot.it/

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Come facciamo a seguirti?

Potete seguirmi sulla mia pagina facebook, e sulle pagine legate alle mie attività.

www.facebook.com/lorena.marcelli

www.facebook.com/antologiacontrolaviolenzadigenere

www.facebook.com/elleemmeassociazione

Siamo in chiusura, carissima Lorena, grazie per essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Ilaria, grazie ancora per avermi dato la possibilità di essere conosciuta meglio dai tuoi lettori, che voglio salutare in questo modo: “Inseguite i vostri sogni e le vostre aspirazioni, con l’augurio che, ognuno di voi, possa trovare la strada per la felicità”.

ILARIA GRASSO

Intervista alla scrittrice Stefania Chiappalupi

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Il mio incontro con la scrittrice Stefania Chiappalupi, per parlare del suo nuovo romanzo, dal titolo “L’usignolo e occhi di cielo” e di tanto altro ancora…

Ciao Stefania, benvenuta sul mio blog…. Scrivere, cosa rappresenta per te?

Ciao Ilaria ,innanzitutto grazie per la tua intervista, è un vero onore per me.

Scrivere per me è come partire per un viaggio verso l’infinito. E’ il modo migliore di sentirmi viva e in pace con me stessa.

Hai incontrato la scrittura giovanissima: hai scritto le tue prime poesie a dodici anni…

Il mio primo incontro con la poesia è avvenuto proprio intorno ai miei dodici anni. Dopo un concerto di Renato Zero, che mi regalò grandi emozioni, ho avvertito il bisogno di scrivere i mei primi versi ed ho capito che solo attraverso la scrittura ero in grado di spiegare i miei sentimenti. Così è nata, quella che sarà la mia prima poesia “Uomo” dedicata al cantautore romano di cui sono una grande fan.

Il tuo primo romanzo è del 2014, e si intitola “Un’occasione unica”: parliamo un po’ di questa tua prima opera, pubblicata da MR editori…

Un’occasione unica” racconta la storia storia d’amore di una giovane donna europea e un medico di fede islamica, impegnato nella lotto contro la sclerosi multipla. In questo romanzo ho cercato di affievolire le differenze che nascono da culture ed identità diverse.

Sempre per MR editori hai appena dato alle stampe la tua nuova opera, “L’usignolo e occhi di cielo”, un romanzo storico e d’amore, al tempo stesso, dalla trama avvincente: com’è nata quest’idea?

Come prima cosa vorrei dire che questo romanzo è un omaggio a tutte le vittime della seconda guerra mondiale. Mia mamma è orfana di guerra e dalla sua storia ho tratto informazioni ed ispirazioni, inoltre ero a conoscenza di avvenimenti realmente accaduti in quell’epoca e mi sembrava giusto portarli alla luce, con la speranza di donare al lettore pagine di storia inedite.

Le tue eroine sono sempre donne con grande coraggio, spesso controcorrente…

Credo fermamente che la donna sia la colonna portante della nostra sociètà. Noi donne abbiamo la capacità di metterci in gioco in qualsiasi momento della nostra vita, un pò come hanno saputo fare le mie protagoniste: Lavina e Caterina due donne caratterialmente diverse, vissute in epoche diverse, ma legate da un filo impercettibile chiamato “Coraggio”.

Tu e il sociale, un connubio profondo da sempre….

Credo che scrivere sia un dono ed è per questo motivo che mi piace utilizzarlo come strumento per aiutare il prossimo e ogni qualvolta mi viene offerta l’occasione di scrivere qualcosa a scopo benefico lo faccio senza esitazioni.

C’è un momento particolare della giornata nel quale preferisci scrivere?

Solitamente scrivo al mattino, ma solo di notte, quando il silenzio è assordante riesco ad avere l’ispirazione e non a caso tengo carta e penna sul comodino per appuntare i mei pensieri.

Progetti letterari per il futuro prossimo…

Nella mia mente si sta facendo spazio l’idea di un nuovo romanzo, ma al momento è ancora nascosto nei miei pensieri.

Come facciamo a seguirti?

Ho un profilo facebook con una pagina per ogni mio libro. Il tutto è pubblico e accetto volentieri tutte le richieste di amicizia .

Lascia un messaggio ai nostri lettori….

Volentieri, ma sarà Caterina, la protagonista di “Usignolo e occhi di cielo” a farlo: “Qualsiasi cosa succeda nella vosta vita, Non perdete mai la speranza!”

Grazie Ilaria per questa bellissima intervista. Un abbraccio a te e un caloroso saluto a tutti i lettori del tuo blog.

ILARIA GRASSO

Le mani diverse: intervista alla scrittrice Rosaria M. Notarsanto

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Le mani diverse è un romanzo pieno di speranza, difficile da dimenticare, che dona al lettore un ricordo di sé pieno di commozione.

Ho avuto modo di intervistare la sua autrice, Rosaria M. Notarsanto.

Rosaria M. Notarsanto è nata nel 1980 e ha frequentato l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora ad Arezzo. Le mani diverse è il suo primo romanzo.

Ciao Rosaria, ben trovata, grazie per aver accettato questa intervista: parliamo del tuo romanzo, dal titolo Le Mani diverse… come è nato questo progetto?

Buongiorno Ilaria, per me è un vero piacere partecipare a questa intervista. Le mani diverse è il risultato di un lungo percorso durato ben sei anni. Non è un libro autobiografico, ma al suo interno ho parlato di tematiche a me molto care, come, ad esempio: il rapporto che si è venuto a creare tra Marco e Margaret è ispirato alla mia esperienza di vita personale, specialmente gli avvenimenti degli ultimi capitoli. I lettori che hanno già letto il libro sanno a cosa mi sto riferendo e, mi auguro, che possano scoprirlo anche altri appassionati del genere. Le parti più difficili da scrivere per me sono stati i capitoli dedicati a Massimo Torri, soprattutto il capitolo XVII, ovvero, il viaggio in treno con Margaret, che lo confesso, è il viaggio che ho sempre desiderato vivere anch’io, ma nel mio caso la vita reale non ha voluto. Ecco detto, mi sono completamente aperta e ti ho raccontato tutto ciò che di vero c’è in questo romanzo. Il resto è tutto frutto della mia fantasia.

Amore, morte e dolore, strettamente connessi, in questo tuo romanzo dalla trama intensa, esattamente come accade anche nella vita…

Esatto Ilaria, esattamente come accade anche nella vita, solo che nella vita a volte non si ha scelta, non vi è possibilità di dialogo e perdono, cosa che ho voluto assolutamente inserire in questa storia: un punto di vista talmente al di fuori del racconto stesso, come quello di uno spettatore estraneo, proprio per rendere facile l’accettazione e il perdono.

Un romanzo in cui anche l’ambientazione geografica è strettamente curata…

Sì, l’ambientazione è la parte fondamentale che mi ha permesso di rendere il romanzo dinamico. Amo molto viaggiare, penso che il viaggio sia parte basilare per la conoscenza di sé: viaggiando siamo spinti a guardarci dentro e tracciare percorsi di cammino e prendere decisioni, viaggiando siamo responsabili delle nostre azioni. esattamente come i protagonisti del libro.

La grande capacità di sopravvivere al dolore, insita nel cuore delle donne: anche questo ritroviamo nel tuo romanzo…

Noi donne siamo forti, forti nelle nostra fragilità, nel coraggio di mettere a nudo i nostri sentimenti senza paura. Noi donne siamo la parte empatia dell’umanità, questo ci porta ad un alto livello di comprensione della vita, all’accettazione della realtà e alla sconfitta del dolore.

Un amore impossibile, a tuo avviso, può arrivare a salvarci, quando tutto ormai sembra perduto?

Non lo so, sono del parere che quando tutto rema contro, stiamo camminando nella corrente opposta della nostra vita. Credo nell’amore che arriva e non ti lascia tempo di riflettere, che ti innalza al cielo dove puoi respirare l’aria fresca e ti senti leggera. I pesi lasciamo al terreno!

Rosaria, come facciamo a seguirti?

Ho creato una pagina Facebook che porta il nome del romanzo: Le mani diverse.

https://www.facebook.com/lemanidiverse

E ho anche un profilo autore sempre su Facebook: Rosaria M. Notarsanto. Per seguirmi basta mettere mi piace alla pagina, attivando le notifiche…

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I tuoi progetti letterari per il futuro prossimo…

Al momento ho scritto e terminato un nuovo romanzo, nel quale viaggeremo ancora!  Questo testo adesso è in gara in un concorso letterario, a breve i risultati, dopodiché prenderò una decisione su come pubblicarlo. Per quanto riguarda, invece, Le mani diverse è prevista una nuova edizione in inglese, l’uscita sarà una sorpresa.

Siamo in chiusura, lascia un messaggio a chi ci legge e a chi ci leggerà…

Vivere nel presente! Sempre!

ILARIA GRASSO