L’AMORE, L’AMICIZIA E IL DOLORE, NEL NUOVO LIBRO DI LORENZA STROPPA – INTERVISTA

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Incontro con la scrittrice Lorenza Stroppa, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, dal titolo “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te” (Mondadori).

Come ha preso vita la storia contenuta nel tuo nuovo romanzo, da quale esigenza è maturata?

Come accade spesso a chi scrive, la scintilla è nata leggendo, per associazione di idee. In un romanzo della scrittrice americana Erica Bauermeister, la protagonista trovava a terra, in un supermercato, un foglietto con una lista della spesa con su scritto “pane, latte, banane e una pistola”. In quel libro questo ritrovamento non serviva e non portava a nulla, era solo una svirgolata della storia. Nella mia immaginazione, a partire da questa lista, si è creato un mondo. La lista è diventata un’agenda con all’interno una to do list, e la pistola… be’ la pistola, o perlomeno la minaccia che rappresenta, si è trasformata in qualcos’altro, che qui non posso rivelare. Per formulare tutto il resto, in particolare per dare corpo alle sfumature psicologiche dei personaggi, ho attinto a ciò che c’è dentro di me, a quel lato oscuro dove si agitano le paure più inconfessate e le emozioni più forti.

Il mondo maschile e quello femminile sembrano apparentemente incomunicabili, invece nel tuo romanzo si evince l’esatto contrario: esistono punti di incontro molto forti, indispensabili per la sopravvivenza…

E’ una cosa molto strana, pensa che ho amici maschi e femmine, senza distinzione, che affermano con sicurezza che il personaggio femminile, o quello maschile, è molto più intenso e realistico dell’altro. Io ho cercato di calarmi dentro di loro al meglio, divertendomi, lo ammetto, più nei panni di Diego, che è, almeno all’apparenza, un animo più leggero e volubile di Giulia. Con Giulia non è stato facile, per via di ciò che si rimescola dentro di lei, nel suo passato. Credo che, a prescindere da codici e approcci diversi, entrambi i miei protagonisti abbiano dei demoni contro cui lottare e, quando sei in lotta, spesso ti accorgi di non essere l’unico al mondo in quella situazione. Da qui l’esigenza di trovare un punto di contatto, di comprendere come andare avanti.

Giulia è una pittrice, Diego è un editor, quindi entrambi dedicano la loro esistenza a comunicare: questa necessità di comunicare ed esprimere qualcosa li accomuna e li unisce fortemente…

Entrambi hanno qualcosa di inespresso dentro di loro e cercano il modo di comunicarlo. Di più, entrambi hanno difficoltà, anche se per Diego non sembra, a socializzare, a vivere, ad accettarsi. E i colori per Giulia, e le parole per Diego, rappresentano un codice, un filtro per leggere la realtà, per comprendere ciò che accade ma anche per capirsi. E per perdonarsi. I due percorsi in questo caso vanno in due direzioni diverse: Giulia, grazie alla pittura, ai colori, ma soprattutto grazie all’incontro con Diego, riesce ad andare dentro di sé, dove si agitano i suoi spettri; Diego grazie alle parole e all’incontro con Giulia riesce ad andare fuori di sé, a dare voce a ciò che non credeva di poter fare. Sono due consapevolezze diverse che però nascono dal loro incontro e scontro.

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L’amicizia è un tema di grande rilevanza nella storia, sia al maschile che al femminile: si considerino Diego e Frank e, dall’altro lato, Giulia, Teresa e Rita… L’età e le differenze caratteriale e di vissuto non costituiscono una barriera ed anzi favoriscono lo scambio…

Tutti abbiamo bisogno di una voce amica. Di qualcuno che sappia ascoltare e dirti la parola giusta al momento giusto. Dalla parte di Giulia ci sono due “angeli custodi” una all’opposto dell’altra: Rita, cugina e amica, vulcanica, spumeggiante, colorata e piena di forza di vivere e l’anziana Teresa, la merlettaia di Burano, pacata, saggia, consapevole. In qualche modo riescono a tenere Giulia a galla, grazie ai loro “pesi” differenti. Diego invece è puntellato da Frank ma anche da Pietro. Frank, amico di lunga data e suo compagno di merende, è più un terreno di scambio con cui dialogare; il piccolo Pietro, bambino nerd, asociale e impertinente, è invece uno specchio per Diego, un modo per guardarsi e riflettere su se stesso.

Sono convinta che l’età non conti nelle amicizie, ci sono persone che ti entrano dentro, che tu trovi subito in sintonia con te a prescindere dall’età. Persone con cui non smetteresti mai di parlare, o che ti fermeresti ad ascoltare all’infinito. Che senti vicine anche se riesci a vederle poco. E poi ci sono le persone giuste al momento giusto, magari delle meteore, colleghi, amici che frequenti solo per poco tempo, per caso o per necessità, che però svelano lati di te che non conoscevi o sono fondamentali nella maturazione in te di alcune scelte. Magari non saranno dei punti di riferimento fissi, non diventeranno dei “migliori amici”, ma ti ricorderai sempre di loro.

Venezia non sta sullo sfondo, ma è essa stessa un personaggio della storia con i suoi mutamenti, esattamente come l’animo umano, scelta sicuramente non casuale…

La mia famiglia è Veneziana, io sono l’unica a essere nata a Pordenone, città che mio padre scelse per motivi di lavoro. Oltre ad avere dei parenti a Venezia, ci ho anche studiato, ho frequentato infatti l’Università lì per quasi cinque anni (mi sono laureata in Filologia Romanza, alla facoltà di Lettere Moderne). Mi sento molto legata a questa strana città. Oltre alla facciata da cartolina che rivolge ai turisti, c’è molto di più. E’ una città scolpita nella pietra e nell’acqua, fragile e bellissima, abbracciata dal mare che la culla o la strattona, che si dimostra gentile o invadente. E’ una città che trasuda Storia e storie, che ha ombre e riflessi vividi. Se cammini di notte per Venezia non solo senti lo sciabordio dell’acqua e i tuoi passi sui masegni, ma le voci che escono dalle case, la musica che scivola da sotto le porte, il vento che si infila tra le calli, che fa sbattere i panni al vento, che fa vibrare le sartie… Sembra quasi che la città si muova attorno a te, che ti parli. Io ho cercato di restituire questa “voce” nel libro.

Trovo che il tuo sia un libro opportuno, in questo delicato momento storico mondiale…

Quando scrivo mi pongo due obiettivi: da una parte portare il lettore con me, dentro alla storia, facendogli dimenticare per un po’ il presente, dall’altra cercare di suscitare in lui delle domande, sperare che il mio libro lo porti a fare dei paralleli, a riflettere su di sé. “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te”, anche se comincia come una normale commedia d’amore, poi vira e si trasforma in un romanzo che parla di resilienza, di accettazione di sé e del proprio dolore, dell’importanza dell’attesa. Per questo motivo si adatta forse a questo momento “sospeso” che stiamo vivendo. Strattonati come siamo da mille paure e da mille angosce forse è importante che torniamo dentro di noi, che impariamo ad ascoltarci e ad accettarci. Se noi diventiamo un punto fermo – “una briccola saldamente conficcata nel fango della laguna”, per usare le parole di Giulia – tutto intorno può esserci anche la tempesta, ma noi teniamo. Resistiamo.

Progetti per il futuro prossimo, quarantena permettendo…

In questi giorni ho trovato molto difficile scrivere. Gli scrittori hanno bisogno di energia, di stimoli, e la vita monotona e sempre uguale, per lo più bersagliata da notizie sempre più angoscianti, non rema a favore. Però sono riuscita ad andare un po’ avanti con il progetto che sto portando piano piano a termine. E’ una storia ambientata in Bretagna, terra che amo e che ho visitato più volte. Un romanzo corale, non come quello di Giulia e Diego, con diversi personaggi e storie che si intrecciano. E il mare, anzi, l’oceano, come elemento dominante. Di più, al momento, non posso dirti.

Come facciamo a seguirti?

Da qualche mese ho un sito internet, http://www.lorenzastroppa.it, che aggiornerò con nuovi progetti e nuovi libri. In più sono raggiungibile sui social, Facebook e Instagram (il mio nickname di Instagram è libristerica). Siete i benvenuti!

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Roberto Bolaño diceva che i libri sono un labirinto e un deserto. Insomma un posto dove perdersi e dove immaginare, dove portare a spasso la nostra anima inquieta. In questo tempo sospeso, sono una buona cura o perlomeno un’occasione di svago. Un saluto a distanza e buone letture!

ILARIA GRASSO

UN VIAGGIO DELL’ANIMA, IN “DA QUALCHE PARTE STARO’ FERMO AD ASPETTARE TE” (MONDADORI), ROMANZO DI LORENZA STROPPA – RECENSIONE

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Da qualche parte starò fermo ad aspettare te (Mondadori) è la storia di un viaggio interiore, quello di Giulia, la protagonista, un viaggio per ritrovare la libertà di essere se stessa, un viaggio oltre la paura di vivere, che ottenebra e arresta i battiti del cuore.

Giulia compie un viaggio il cui motore è il dolore, un dolore che sarebbe insopportabile a chiunque, anche se si provasse solo a immaginarlo.

Un viaggio, però, perché possa condurci alla destinazione, prevede l’esistenza di un compagno, qualcuno che possa quasi farci da bussola e che illumini la nostra oscurità, come una torcia dentro un tunnel buio, e la torcia è il compagno è Diego.

Diego, che di lavoro svolge editing per una casa editrice e che con l’amore non ha mai fatto i conti, preso com’è da frequentazioni superficiali e prive di coinvolgimento, entra nella vita di Giulia in un modo originale, arrivando a conoscerla in profondità ancor prima di incontrarla; Giulia ama dipingere,  è una pittrice di talento, perché nella pittura riesce a esprimersi ma non a liberarsi totalmente, poiché manca un tassello, il più importante. La sua mancanza di libertà è rappresentata nella sua incapacità assoluta ad utilizzare il rosso, il colore del sangue, nonché della passione e dell’amore

La malinconia è la miglior compagna di Giulia, sebbene non le manchino amicizie autentiche, quali si rivelano la dolcissima e saggia Teresa, non più giovane,  e la cugina Rita, un vulcano vero, persa dietro alle proprie storie, vere o presunte tali, lei che di punti fermi non ne ha, riesce ad essere un punto fermo per la giovane donna.

Prima di incontrare Giulia, la vita di Diego scorre tra il suo rapporto conflittuale con la madre, donna autoritaria che non è disposta certo a fare sconti, tanto meno a suo figlio, l’amore per il suo nipotino Pietro, e la passione per il suo lavoro, con le croci e le delizie che lo stesso implica. Anche a Diego, come a Giulia, mancano le emozioni autentiche, quelle che, probabilmente, sono destinati a ritrovare insieme.

Altra protagonista della storia è Venezia, che non si limita a fare da sfondo alla storia, ma partecipa in maniera attiva ai sentimenti dei personaggi stessi, una Venezia lontanissima da come siamo soliti concepirla, ovvero come una meta turistica, ma che qui, invece, è più vera, quotidiana con le sue gioie e con i suoi dolori, autentica.

Da qualche parte starò fermo ad aspettare te non è solo un romanzo d’amore ma è molto più: rappresenta, pagina dopo pagina, un viaggio verso la libertà, attraverso il dolore e l’abbandono della paura stessa del dolore, un viaggio che tutti dovremmo avere il coraggio di compiere, nella nostra vita, per far ritorno a quello che noi siamo.

ILARIA GRASSO

IL POTERE SALVIFICO DELLA SCRITTURA NEL TERZO ROMANZO DI GIOVANNA GUARDIANI – INTERVISTA

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Incontro con la scrittrice Giovanna Guardiani, per parlare del suo libro, dal titolo Come Salvarsi la Vita, e di tanto altro. Giovanna Guardiani è insegnante, è nata a Sanremo e vive a Silvi. Come Salvarsi la Vita è il suo terzo romanzo.

Ciao Giovanna, ben trovata sul mio blog Liberi Libri e Non Solo: com’è nata nella tua mente e nel tuo cuore la storia di Sofì, protagonista del tuo terzo romanzo dal titolo Come Salvarsi la Vita, pubblicato da Nulla Die?

Avevo bisogno di una protagonista che si trovasse in una situazione di dolore pungente, di sofferenza logorante e farle vivere una separazione sentimentale, ho pensato andasse bene. Il libro pur tratteggiando con cura il rapporto di coppia, cogliendone gli aspetti, a volte, malsani e mettendo in evidenza l’importanza dell’attrazione sessuale, ha un altro scopo; infatti, leggendo il romanzo, fino alla fine, si capisce che il rapporto uomo donna, non è l’elemento fondamentale di questo libro. La storia dei due piano piano, pagina dopo pagina, resta sullo sfondo; la storia dei due serve per trasmettere al lettore un messaggio importante: di fronte a momenti di sofferenza, di qualunque natura siano, è bene trovare soluzioni intelligenti, soluzioni che ci allontanano dalle situazioni catastrofiche e nello stesso tempo ci innalzano, ci proiettano verso qualcosa che prima non c’era. E’ la via è l’arte. “L’arte cura molti malanni” si legge, nel romanzo.

Sofi può essere ognuna di noi: la sua forza quanto le sue debolezze sono le nostre…

Vero, Sofì è donna. E, come molte donne, è forte perché capace di tuffarsi in imprese folli, e… potrebbe anche non uscirne viva ma dentro di lei, come in molte, c’è un sentire, c’è quel qualcosa che indica la via d’uscita. Sofì non sa, cosa l’attenderà fuori dal pozzo dove è scivolata, quasi di proposito, ma è forte, ha maturato saggezza, ha fede nella sua saggezza.

Come salvarsi la vita

L’amore di Sofi per Albert non è un amore finito, ma piuttosto un amore interrotto, per via di una decisione a lei imposta da parte del compagno, e questa rappresenta la vera tragedia per lei, dover smettere di amare, pur amando ancora…

Apparentemente sembrerebbe una decisione consensuale, infatti, insieme gridano “Basta”. Subito, si capisce, che lei non era molto consapevole del significato di questa parola. La decisione, comunque, è stata presa dal tarlo del “come deve essere un rapporto” ed entrambi, Sofì e Albert, fermi, sul come deve essere, dimenticano di osservare l’elemento propulsore di attrazione tra una donna e un uomo, l’eros, e il loro eros è potente, avvolgente, calamitoso. Capirà in seguito, Sofì, piano piano quanto sia importante l’attrazione, all’interno di una coppia e quanto sia deleterio voler avere sempre ragione con i propri discorsi. Sofi, come tutte le persone innamorate che si trovano a vivere il momento della separazione, soffre, si dispera e attraversa tutti gli stadi della sofferenza e nel mentre li attraversa tutti, fa una cosa molto importante vive, senza saperlo crea; crea un nuovo mondo e, mentre fa ciò, si allontana sempre più. Il romanzo finisce con una parola che trovo molto bella “forse”. Sofì rivolta, col pensiero, al suo uomo che non c’è più gli dice “ieri, ho visto che hai aperto il profilo su facebook, forse ti chiederò l’amicizia, forse”. E poco prima si legge : “Vorrei tanto dire ad Albert che non lo penso, da tanto tempo, tutti i giorni, e il dispiacere, il dolore che provavo, hanno lasciato il posto all’affetto.

Giovanna Guardiani 3

A questo punto della sua vita, alla soglia, appunto, dei quarant’anni, Sofi ha il preciso obbligo di reinventarsi, se vuole salvarsi la vita, come si ripete mentalmente nella quotidianità, come se fosse un mantra, e riesce a farlo…

Vero, scrive, scrive tanto, scrive la sua sofferenza, scrive il suo lavoro, scrive i modi in cui le persone attorno a sé si salvano. Ha la fortuna di incontrare persone creative, persone dedite in qualche modo all’arte. E alla fine si salva anche lei…Sofì è in possesso di qualcosa di importante, non è una sprovveduta, sa che ci sono molte strade per salvarsi e ognuno imbocca quella a lei più confacente. E’ con questo pensiero che comincia subito ad agire, inizia a fare il primo passo…il famoso primo passo.

Come salvarsi la vita è il tuo terzo romanzo: reputi che qualcosa, un filo sottile, lo unisca agli altri tuoi romanzi precedenti, ovvero Un dono per me e per te e Tachea?

Domanda interessante. Sì, c’è un bel filo colorato, si chiama “bellezza”. In Un dono per me e per te vi è l’invito a ripercorrere la propria vita soffermandosi sulle esperienze affascinanti. Si legge: “Ognuno di noi ha nella memoria esperienze vissute, emozioni provate stupefacenti e allora invito ognuno a posare lo sguardo più spesso di quanto fa sulle cose interessanti, belle della propria esistenza. Quante belle storie di vita vissuta verrebbero fuori! Da ogni storia emergerebbe che vivere è stupendo, è la cosa più bella che ci possa essere capitata…Tachea, la protagonista del secondo romanzo, è una vecchietta piena di vita, libera. Osserva il mondo e vi coglie la presenza dell’amore, della bellezza, ma, mano a mano che lo sguardo si allarga, ne percepisce, purtroppo, anche la loro assenza, la loro non presenza. Come salvarsi la vita, ultimo romanzo, la risposta è l’arte. L’arte ci avvicina al dio creatore…L’artista crea Bellezza.

Esiste già un quarto romanzo, in divenire oppure nella tua mente?

Sì, c’è. Ogni tanto ci torno, con calma.

Siamo in chiusura, Giovanna, grazie di essere stata con noi: lascia un messaggio ai lettori del blog…

 Leggete, leggete tanto. La lettura permette di penetrare nel mondo, di capirlo, di osservarlo, di amarlo e, tanto per rimanere in tema, di contribuire a costruire un mondo più bello, più sano. Un invito ai giovani: leggete i classici, i pilastri di molti valori, quelli solidi, quelli che fanno bene.

Grazie per l’intervista.

ILARIA GRASSO

UNA NUOVA ANTOLOGIA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: NASCE “PAESAGGI LIBERI” (PUBME EDIZIONI)

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Lo scrittore Pasquale De Falco è l’ideatore e il responsabile del progetto letterario Paesaggi Liberi : contro la violenza sulle donne.

Paesaggi Liberi è un progetto letterario di sensibilizzazione sul tema dell violenza, partire dalle parole per sensibilizzare, perché l’arte può essere anche educativa.

E l’Antologia poetica Paesaggi Liberi in cui sono contenute poesie di vari autori sul tema violenza è nata proprio per questo scopo.

L’antologia, edita da Pubme, è stata presentata ufficialmente l’8 marzo del 2018 e il ricavato dalle vendite andrà in beneficenza e a borse di studio per alunni delle scuole superiori secondarie

Pasquale De Falco racconta che fin da adolescente ha avuto a cuore il problema della violenza sulla donna, un atto che ha sempre ritenuto come uno dei peggiori tra quelli che l’uomo possa compiere. Con il tempo questo problema è diventato una parte molto importante del pensare dell’autore e del suo essere uomo e qualche anno fa ha così deciso di scrivere qualcosa proprio sul tema, di esprimere un proprio pensiero: De Falco aggiunge anche che scrivere di questo argomento è stato molto difficile, dal momento che lui non è una donna, e per questo non capirà mai fino in fondo la violenza, ma la sua sensibilità di scrittore lo ha portato ad immedesimarsi in una donna e a sfiorare così il suo dolore. De Falco conclude che intendeva scrivere qualcosa che raccontasse la violenza, qualcosa di reale e qualcosa che servisse a dare un contributo nella difficile battaglia contro la violenza sulle donne, per questo è nata l’idea di Paesaggi Liberi, un progetto letterario con il contributo di tante persone, un progetto da portare il giro, con la finalità di usare la poesia per sensibilizzare le persone su questo problema.

LINK PER L’ACQUISTO:

https://www.amazon.it/Paesaggi-liberi-contro-violenza-sulle/dp/8871639456/ref=sr_1_5?ie=UTF8&qid=1525157102&sr=8-5&keywords=paesaggi+libri+antologia&dpID=61HprVFt50L&preST=_SY264_BO1,204,203,200_QL40_&dpSrc=srch

La vita e le donne ne “Le stelle di Srebrenica” (Leucotea Edizioni), di Daniela Quadri

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Le stelle di Srebrenica, pubblicato da Leucotea Edizioni, è il primo romanzo di Daniela Quadri, in primo luogo la storia di un’amicizia tra due donne, Elma e Marta, ma in realtà tante storie dentro alla stessa ed un finale aperto, che potrebbe essere l’inizio di altre storie.

Molteplici i temi trattati in questo libro: la violenza di genere, la maternità, la malattia (la sindrome di Down da cui è affetta Nadia, la figlia di Elma), la guerra (i sanguinosi conflitti che hanno affranto la Bosnia oltre vent’anni fa), un giallo da risolvere, ma soprattutto l’amicizia, nello specifico, l’amicizia fra donne, Elma e Marta, appunto, due donne apparentemente lontanissime, tra loro, per vissuto, per cultura e per estrazione sociale, ma strette, in realtà, in quella vicinanza ed empatia che è possibile solo tra le donne.

Due donne con una vita che più diversa non potrebbe essere, ma unite dal filo conduttore del coraggio che ne pervade la quotidianità, la voglia di continuare a lottare, nonostante tutto, in un romanzo in cui il poliziesco ed il genere storico si uniscono, in perfetto equilibrio, con una grande attenzione da parte dell’autrice all’approfondimento psicologico dei singoli personaggi.

C’è la vita con tutti suoi aspetti, in questa storia, che Daniela Quadri racconta usando uno stile asciutto ed incisivo, senza cedere mai alla tentazione di impiegare degli inutili fronzoli che possano solo alterare la scorrevolezza della trama, di per sé intricata, un romanzo che si lascia leggere, dall’inizio, alla fine, senza stancare mai, un’ode non solo alle donne che racconta, ma alla vita stessa, che è femmina, per definizione.

 

 

 

 

Intervista alla scrittrice Daniela Frittella

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Incontro con la scrittrice Daniela Frittella, per parlare della sua raccolta di racconti dal titolo “Trentatré”, pubblicata da Lupi Editore, dei suoi progetti futuri e di molto altro.

Ciao Daniela, ben trovata sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO: il tuo incontro con la scrittura ha radici lontanissime nel tempo, o forse non ne ha, perché questo amore è nato con te?

In realtà per me la scrittura è sempre stata una necessità, non ho “scelto” di scrivere ma ho bisogno di scrivere, a causa di una fantasia piuttosto galoppante e dell’esigenza di raccontarmi e raccontare, prima di tutto a me stessa. La mia scrittura è un raptus selvaggio, un furore che mi cattura e mi costringe a buttare giù delle righe, che poi spesso non ricordo, come se un’altra Daniela prendesse possesso delle mie mani, dei miei occhi e della mia mente e andasse avanti da sola per una strada fatta di istinto. Difficilmente modifico quello che scrivo di getto, salvo piccole imperfezioni, perché rappresenta un momento autentico vissuto da quell’altra Daniela lì, che poi se la vado a modificare si incazza!

Trentatré, trentatré racconti, in questo libro pubblicato da Lupi Editore, trentatré donne ma probabilmente trentatré facce della stessa donna, giusto?

Trentatré è il mio primo libro ed è nato dopo aver varcato il confine fra una età e un’altra, appunto superando i trentatré. Le donne personaggio del libro hanno tutte quell’età, e si barcamenano dentro un precarietà di vita e di sentimenti che è la mia, sicuramente. Generazione votata all’incostanza, che per certi versi genera una sete di novità come pure una sorta di perenne intristimento, mai lamentoso ma sottile e onnipresente. Trentatré sono indubbiamente io, le storie vissute e quelle sentite raccontare, quelle rubate alle infinite persone incontrate e a quelle solo immaginate. Trentatré è la capacità di osservazione di una donna che ama stare in silenzio a guardare, anche cazzate come le scarpe che qualcuno indossa, e su quei piedi può ricamare una infinità di vicende. Trentatré è una sola donna, ma ha dentro un po’ tutte le donne nelle loro unicità e nelle loro normalità. Trentatré è il coraggio delle debolezze, degli errori, delle sbandate, della libertà pretesa perché unica strada possibile verso la felicità, anche solo parziale, anche solo desiderata.

La donna che ami di più, tra tutte quelle che racconti…

E’ una domanda alla quale non sono molto in grado di rispondere. Le amo tutte, anche quelle che prenderei a schiaffi e anche quelle che mi somigliano meno. Ogni persona contiene in sé altre infinite persone che sono da scoprire e la scoperta è spesso dolorosa; in questo sicuramente la storia di Ilaria e Caterina (ventinove e trenta) racconta la sofferente, e liberatoria insieme, scoperta delle multiple persone, è un ballo dentro un ospedale psichiatrico, se letta almeno due volte fa decisamente vorticare ed è la sensazione che provavo mentre la scrivevo. Devo dire che in momenti diversi amo di volta in volta racconti diversi; ecco, questi sono i giorni del ventinove e trenta, di Ilaria e Caterina.

La scelta di scrivere racconti: come mai?

Personalmente è un genere che adoro, per la sua completezza raggiunta in poche pagine… ho scritto sempre poesie, ma questa volta l’istinto, quel gran bastardo del mio istinto, mi ha trascinato in una nuova forma perché pensava dovesse essere quella giusta a liberare le storie che affollavano la mia testa. Anche io adoro i racconti, leggerli, ascoltarli e scriverli, ma non è solo questo. Si tratta in realtà comunque di un bisogno, quello di assecondare il momento, l’ispirazione, il raptus che dicevamo prima; volere tutto e subito, volerlo scrivere subito perché non si può perdere un secondo, altrimenti il risveglio delle storie cambierà e non sarà mai più lo stesso racconto che invece forse meritava di essere scritto!

L’universo delle donne è un universo che a me anche affascina, quando leggo e quando scrivo: come mai, anche per te, questa grandiosa fonte di ispirazione scrittoria?

E’ perché sono una di loro, conosco le mie sfaccettature e conosco le loro. Proprio perché scrivere è necessario, è necessario scrivere di ciò che più possiamo capire. Di ciò che più ci assomiglia. Quando leggo non ho la stessa esigenza di legger di donne, ma gli autori li devo sentire dentro le viscere, devono colpirmi in pancia, devo sentire il loro rapimento nella scrittura. Non mi interessa una “trama” in quello che leggo, mi interessa sentire il trasporto e la violenza della penna sul foglio.

Progetti narrativi per il futuro prossimo…

Ce ne sono, come no. Ho iniziato due cose, però nell’ultimo periodo ho assoluto bisogno di scrivere poesie e infatti lo sto facendo. Diciamo che se volessi pubblicare raccolte di poesie potrei farne una enciclopedia visto quanti fogli scarabocchiati mi gironzolano in casa! Sicuramente niente di immediato, visto che Trentatré è uscito a dicembre dello scorso anno, quindi è ancora in tenera età. Continuerò a scrivere, aspetterò il tempo che servirà e poi usciranno anche altri figliuoli, di sicuro.

Come facciamo a seguirti?

Su Facebook, sul mio profilo personale e sulla pagina Trentatré di Daniela Frittella, in più sto usando anche uno spazio blog come una sorta di taccuino (danielafrittella.blogspot.com)

Siamo in chiusura, Daniela, grazie di essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Liberiamoci e godiamoci le meraviglie che ci circondano, questa è la prima cosa che mi viene in mente. Nel racconto uno e due, dove parlo del professore non vedente e del suo originale concetto di fortuna, lascio la storia con la frase “un uomo è fortunato quando riesce a pensare di esserlo già stato”, ecco, riteniamoci tutti fortunati se sappiamo “guardare” alla realtà con occhio critico e il più possibile libero da pregiudizi. Positivo sapersi incazzare e sapersi ribellare, saper accogliere e rifiutare discriminazioni e confini. Vivere la passionalità, l’emozione, l’autenticità. Vivere fuori dagli schemi il più possibile. Trentatré è anche questo, una liberazione da catene comprese, sentite, riflettute e tagliate.

ILARIA GRASSO

Incontro con la scrittrice Lorena Marcelli

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Il mio incontro con la scrittrice Lorena Marcelli, per parlare dei suoi progetti, di scrittura, editoria e solidarietà, a 360 gradi.

Ciao Lorena, ben trovata sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO, come hai incontrato la scrittura nella tua vita?

Buongiorno e grazie per la tua ospitalità, Ilaria. Ho letto sempre moltissimo e, per questo, l’incontro con la scrittura è stato precoce. Ho iniziato a farlo da adolescente, ma per molti anni ho scritto solo per me stessa, lasciando i racconti chiusi in un cassetto. Cinque anni ho deciso di aprirlo e ho iniziato a pubblicare e a vincere concorsi letterari.

Le gioie e i dolori della scrittura: sei d’accordo sul fatto che scrivere è, a volte, un lavoro fisicamente pesante?

Sono più che d’accordo. Lo è anche psicologicamente, a dire il vero. Spesso mi trovo a scrivere storie che riportano a galla ricordi pesanti e dolorosi e, questo, fa sì che la fatica della scrittura diventi fisica e psicologica.

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Nei tuoi racconti e nei tuoi romanzi c’è l’universo femminile, in tutte le sue sfumature: quanto è difficile scrivere di noi donne?

In realtà per me è semplicissimo perché non uso filtri, quando parlo di donne. Le descrivo senza giustificarle e senza volerle far apparire diverse da quello che sono, nel bene e nel male. Sono nata e cresciuta in una famiglia dove le rappresentanti femminili sono sempre state in maggioranza; ho avuto il tempo per studiarle in tutte le loro sfaccettature e di raccontarle.

I tuoi libri sono destinati anche a un pubblico maschile, a mio avviso: è così?

Certo, che lo sono. I miei libri non sono romance classici e non scrivo per un pubblico prettamente femminile.

A quale tua opera sei più intimamente legata e perchè?

Il mio “figlio di carta” prediletto è “L’enigma del Battista”, un thriller storico che racconta la storia di una donna realmente esistita nell’Irlanda del 1300. Per scriverlo, ricerche storiche comprese, ho impiegato quasi tre anni, ma sono riuscita a unire in maniera credibile la storia vera con la fantasia e, anche, a parlare d’amore. Credo che questo sia il romanzo più completo in assoluto che io abbia scritto fino a questo momento.

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Self publishing e pubblicazione con casa editrice: vantaggi e svantaggi, dell’uno e dell’altra….

La questione andrebbe affrontata in maniera molto dettagliata. Cercherò di sintetizzare quanto più possibile, perché è un argomento che m’interessa moltissimo.

Io sono favorevole al self publishing, ma credo che a questo tipo di pubblicazione ci si debba avvicinare in maniera seria e professionale. Chi pubblica in self ha una grande responsabilità: rispettare le aspettative dell’acquirente, anche se il suo prodotto costa pochi centesimi. Un testo edito da una Casa Editrice (ovviamente non a pagamento), è stato già valutato da esperti del settore e, se arriva alla pubblicazione, fornisce, quanto meno, garanzie di qualità (testo formattato ed editato); non sempre lo scritto pubblicato in self ha fornisce pari garanzie, e, per questo, l’autore che decide di farlo in maniera autonoma dovrebbe diventare, a tutti gli effetti, editore di se stesso, e far curare il testo da editor professionisti e non, come spesso accade, pubblicarlo pieno di errori e incongruenze.

Per quanto riguarda le Case Editrici, io sono del tutto contraria a quelle a pagamento che, in realtà, sono delle semplici stamperie e che, spesso, nemmeno leggono i testi ricevuti. Ci sono tantissime Case Editrici piccole/medie, guidate da editori seri e motivati, che forniscono garanzia di qualità e serietà anche agli autori emergenti; gli stessi dovrebbero rivolgersi proprio a loro, quando decidono di immettersi nel mercato editoriale. Al self ci si dovrebbe arrivare dopo anni di esperienza e non solo per la voglia di vedere il proprio nome su una copertina.

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Cosa pensi delle antologie e del ruolo che queste hanno spesso nel sostenere cause socialmente importanti?

Le promuovo, le curo, le sostengo e le pubblicizzo, organizzando presentazioni dappertutto. Sono fermamente convinta che il lavoro di squadra sia l’unico modo per raggiungere scopi importanti, soprattutto in cause sociali.

In quali progetti letterari sei attualmente impegnata?

In tantissimi progetti. Ho curato due antologie che sostengono cause sociali molto importanti: “Eva non è sola” e “Mi corazòn y tu corazòn”. La prima è una raccolta di poesie e racconti contro la violenza di genere; la seconda è una raccolta di poesie e racconti a tema libero. Con i proventi di “Eva non è sola” si finanzieranno tre Centri Antiviolenza abruzzesi; con quelli di “Mi corazòn” si acquisteranno medicinali da inviare in Venezuela. Tutti gli autori che hanno partecipato (e sono più di ottanta), hanno rinunciato alla royalty e si impegnano quotidianamente per pubblicizzare le due raccolte. Questa è vero lavoro di squadra e, anche se la fatica è tanta, non posso non essere contenta dei risultati. A gennaio, poi, ho dato vita a Elle Emme, una nuova realtà che, dopo appena due mesi, ha già al suo attivo diverse iniziative. Ve ne cito solo un paio: il concorso letterario “Miti, Storie e Leggende in terra d’Abruzzo”, e la pubblicazione di un bellissimo libro per bambini. Infine, il mio blog: http://ilgiardinodeigirasoli.blogspot.it/

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Come facciamo a seguirti?

Potete seguirmi sulla mia pagina facebook, e sulle pagine legate alle mie attività.

www.facebook.com/lorena.marcelli

www.facebook.com/antologiacontrolaviolenzadigenere

www.facebook.com/elleemmeassociazione

Siamo in chiusura, carissima Lorena, grazie per essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Ilaria, grazie ancora per avermi dato la possibilità di essere conosciuta meglio dai tuoi lettori, che voglio salutare in questo modo: “Inseguite i vostri sogni e le vostre aspirazioni, con l’augurio che, ognuno di voi, possa trovare la strada per la felicità”.

ILARIA GRASSO

Intervista alla scrittrice Stefania Chiappalupi

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Il mio incontro con la scrittrice Stefania Chiappalupi, per parlare del suo nuovo romanzo, dal titolo “L’usignolo e occhi di cielo” e di tanto altro ancora…

Ciao Stefania, benvenuta sul mio blog…. Scrivere, cosa rappresenta per te?

Ciao Ilaria ,innanzitutto grazie per la tua intervista, è un vero onore per me.

Scrivere per me è come partire per un viaggio verso l’infinito. E’ il modo migliore di sentirmi viva e in pace con me stessa.

Hai incontrato la scrittura giovanissima: hai scritto le tue prime poesie a dodici anni…

Il mio primo incontro con la poesia è avvenuto proprio intorno ai miei dodici anni. Dopo un concerto di Renato Zero, che mi regalò grandi emozioni, ho avvertito il bisogno di scrivere i mei primi versi ed ho capito che solo attraverso la scrittura ero in grado di spiegare i miei sentimenti. Così è nata, quella che sarà la mia prima poesia “Uomo” dedicata al cantautore romano di cui sono una grande fan.

Il tuo primo romanzo è del 2014, e si intitola “Un’occasione unica”: parliamo un po’ di questa tua prima opera, pubblicata da MR editori…

Un’occasione unica” racconta la storia storia d’amore di una giovane donna europea e un medico di fede islamica, impegnato nella lotto contro la sclerosi multipla. In questo romanzo ho cercato di affievolire le differenze che nascono da culture ed identità diverse.

Sempre per MR editori hai appena dato alle stampe la tua nuova opera, “L’usignolo e occhi di cielo”, un romanzo storico e d’amore, al tempo stesso, dalla trama avvincente: com’è nata quest’idea?

Come prima cosa vorrei dire che questo romanzo è un omaggio a tutte le vittime della seconda guerra mondiale. Mia mamma è orfana di guerra e dalla sua storia ho tratto informazioni ed ispirazioni, inoltre ero a conoscenza di avvenimenti realmente accaduti in quell’epoca e mi sembrava giusto portarli alla luce, con la speranza di donare al lettore pagine di storia inedite.

Le tue eroine sono sempre donne con grande coraggio, spesso controcorrente…

Credo fermamente che la donna sia la colonna portante della nostra sociètà. Noi donne abbiamo la capacità di metterci in gioco in qualsiasi momento della nostra vita, un pò come hanno saputo fare le mie protagoniste: Lavina e Caterina due donne caratterialmente diverse, vissute in epoche diverse, ma legate da un filo impercettibile chiamato “Coraggio”.

Tu e il sociale, un connubio profondo da sempre….

Credo che scrivere sia un dono ed è per questo motivo che mi piace utilizzarlo come strumento per aiutare il prossimo e ogni qualvolta mi viene offerta l’occasione di scrivere qualcosa a scopo benefico lo faccio senza esitazioni.

C’è un momento particolare della giornata nel quale preferisci scrivere?

Solitamente scrivo al mattino, ma solo di notte, quando il silenzio è assordante riesco ad avere l’ispirazione e non a caso tengo carta e penna sul comodino per appuntare i mei pensieri.

Progetti letterari per il futuro prossimo…

Nella mia mente si sta facendo spazio l’idea di un nuovo romanzo, ma al momento è ancora nascosto nei miei pensieri.

Come facciamo a seguirti?

Ho un profilo facebook con una pagina per ogni mio libro. Il tutto è pubblico e accetto volentieri tutte le richieste di amicizia .

Lascia un messaggio ai nostri lettori….

Volentieri, ma sarà Caterina, la protagonista di “Usignolo e occhi di cielo” a farlo: “Qualsiasi cosa succeda nella vosta vita, Non perdete mai la speranza!”

Grazie Ilaria per questa bellissima intervista. Un abbraccio a te e un caloroso saluto a tutti i lettori del tuo blog.

ILARIA GRASSO

Le mani diverse: intervista alla scrittrice Rosaria M. Notarsanto

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Le mani diverse è un romanzo pieno di speranza, difficile da dimenticare, che dona al lettore un ricordo di sé pieno di commozione.

Ho avuto modo di intervistare la sua autrice, Rosaria M. Notarsanto.

Rosaria M. Notarsanto è nata nel 1980 e ha frequentato l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora ad Arezzo. Le mani diverse è il suo primo romanzo.

Ciao Rosaria, ben trovata, grazie per aver accettato questa intervista: parliamo del tuo romanzo, dal titolo Le Mani diverse… come è nato questo progetto?

Buongiorno Ilaria, per me è un vero piacere partecipare a questa intervista. Le mani diverse è il risultato di un lungo percorso durato ben sei anni. Non è un libro autobiografico, ma al suo interno ho parlato di tematiche a me molto care, come, ad esempio: il rapporto che si è venuto a creare tra Marco e Margaret è ispirato alla mia esperienza di vita personale, specialmente gli avvenimenti degli ultimi capitoli. I lettori che hanno già letto il libro sanno a cosa mi sto riferendo e, mi auguro, che possano scoprirlo anche altri appassionati del genere. Le parti più difficili da scrivere per me sono stati i capitoli dedicati a Massimo Torri, soprattutto il capitolo XVII, ovvero, il viaggio in treno con Margaret, che lo confesso, è il viaggio che ho sempre desiderato vivere anch’io, ma nel mio caso la vita reale non ha voluto. Ecco detto, mi sono completamente aperta e ti ho raccontato tutto ciò che di vero c’è in questo romanzo. Il resto è tutto frutto della mia fantasia.

Amore, morte e dolore, strettamente connessi, in questo tuo romanzo dalla trama intensa, esattamente come accade anche nella vita…

Esatto Ilaria, esattamente come accade anche nella vita, solo che nella vita a volte non si ha scelta, non vi è possibilità di dialogo e perdono, cosa che ho voluto assolutamente inserire in questa storia: un punto di vista talmente al di fuori del racconto stesso, come quello di uno spettatore estraneo, proprio per rendere facile l’accettazione e il perdono.

Un romanzo in cui anche l’ambientazione geografica è strettamente curata…

Sì, l’ambientazione è la parte fondamentale che mi ha permesso di rendere il romanzo dinamico. Amo molto viaggiare, penso che il viaggio sia parte basilare per la conoscenza di sé: viaggiando siamo spinti a guardarci dentro e tracciare percorsi di cammino e prendere decisioni, viaggiando siamo responsabili delle nostre azioni. esattamente come i protagonisti del libro.

La grande capacità di sopravvivere al dolore, insita nel cuore delle donne: anche questo ritroviamo nel tuo romanzo…

Noi donne siamo forti, forti nelle nostra fragilità, nel coraggio di mettere a nudo i nostri sentimenti senza paura. Noi donne siamo la parte empatia dell’umanità, questo ci porta ad un alto livello di comprensione della vita, all’accettazione della realtà e alla sconfitta del dolore.

Un amore impossibile, a tuo avviso, può arrivare a salvarci, quando tutto ormai sembra perduto?

Non lo so, sono del parere che quando tutto rema contro, stiamo camminando nella corrente opposta della nostra vita. Credo nell’amore che arriva e non ti lascia tempo di riflettere, che ti innalza al cielo dove puoi respirare l’aria fresca e ti senti leggera. I pesi lasciamo al terreno!

Rosaria, come facciamo a seguirti?

Ho creato una pagina Facebook che porta il nome del romanzo: Le mani diverse.

https://www.facebook.com/lemanidiverse

E ho anche un profilo autore sempre su Facebook: Rosaria M. Notarsanto. Per seguirmi basta mettere mi piace alla pagina, attivando le notifiche…

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I tuoi progetti letterari per il futuro prossimo…

Al momento ho scritto e terminato un nuovo romanzo, nel quale viaggeremo ancora!  Questo testo adesso è in gara in un concorso letterario, a breve i risultati, dopodiché prenderò una decisione su come pubblicarlo. Per quanto riguarda, invece, Le mani diverse è prevista una nuova edizione in inglese, l’uscita sarà una sorpresa.

Siamo in chiusura, lascia un messaggio a chi ci legge e a chi ci leggerà…

Vivere nel presente! Sempre!

ILARIA GRASSO