L’AMORE, L’AMICIZIA E IL DOLORE, NEL NUOVO LIBRO DI LORENZA STROPPA – INTERVISTA

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Incontro con la scrittrice Lorenza Stroppa, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, dal titolo “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te” (Mondadori).

Come ha preso vita la storia contenuta nel tuo nuovo romanzo, da quale esigenza è maturata?

Come accade spesso a chi scrive, la scintilla è nata leggendo, per associazione di idee. In un romanzo della scrittrice americana Erica Bauermeister, la protagonista trovava a terra, in un supermercato, un foglietto con una lista della spesa con su scritto “pane, latte, banane e una pistola”. In quel libro questo ritrovamento non serviva e non portava a nulla, era solo una svirgolata della storia. Nella mia immaginazione, a partire da questa lista, si è creato un mondo. La lista è diventata un’agenda con all’interno una to do list, e la pistola… be’ la pistola, o perlomeno la minaccia che rappresenta, si è trasformata in qualcos’altro, che qui non posso rivelare. Per formulare tutto il resto, in particolare per dare corpo alle sfumature psicologiche dei personaggi, ho attinto a ciò che c’è dentro di me, a quel lato oscuro dove si agitano le paure più inconfessate e le emozioni più forti.

Il mondo maschile e quello femminile sembrano apparentemente incomunicabili, invece nel tuo romanzo si evince l’esatto contrario: esistono punti di incontro molto forti, indispensabili per la sopravvivenza…

E’ una cosa molto strana, pensa che ho amici maschi e femmine, senza distinzione, che affermano con sicurezza che il personaggio femminile, o quello maschile, è molto più intenso e realistico dell’altro. Io ho cercato di calarmi dentro di loro al meglio, divertendomi, lo ammetto, più nei panni di Diego, che è, almeno all’apparenza, un animo più leggero e volubile di Giulia. Con Giulia non è stato facile, per via di ciò che si rimescola dentro di lei, nel suo passato. Credo che, a prescindere da codici e approcci diversi, entrambi i miei protagonisti abbiano dei demoni contro cui lottare e, quando sei in lotta, spesso ti accorgi di non essere l’unico al mondo in quella situazione. Da qui l’esigenza di trovare un punto di contatto, di comprendere come andare avanti.

Giulia è una pittrice, Diego è un editor, quindi entrambi dedicano la loro esistenza a comunicare: questa necessità di comunicare ed esprimere qualcosa li accomuna e li unisce fortemente…

Entrambi hanno qualcosa di inespresso dentro di loro e cercano il modo di comunicarlo. Di più, entrambi hanno difficoltà, anche se per Diego non sembra, a socializzare, a vivere, ad accettarsi. E i colori per Giulia, e le parole per Diego, rappresentano un codice, un filtro per leggere la realtà, per comprendere ciò che accade ma anche per capirsi. E per perdonarsi. I due percorsi in questo caso vanno in due direzioni diverse: Giulia, grazie alla pittura, ai colori, ma soprattutto grazie all’incontro con Diego, riesce ad andare dentro di sé, dove si agitano i suoi spettri; Diego grazie alle parole e all’incontro con Giulia riesce ad andare fuori di sé, a dare voce a ciò che non credeva di poter fare. Sono due consapevolezze diverse che però nascono dal loro incontro e scontro.

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L’amicizia è un tema di grande rilevanza nella storia, sia al maschile che al femminile: si considerino Diego e Frank e, dall’altro lato, Giulia, Teresa e Rita… L’età e le differenze caratteriale e di vissuto non costituiscono una barriera ed anzi favoriscono lo scambio…

Tutti abbiamo bisogno di una voce amica. Di qualcuno che sappia ascoltare e dirti la parola giusta al momento giusto. Dalla parte di Giulia ci sono due “angeli custodi” una all’opposto dell’altra: Rita, cugina e amica, vulcanica, spumeggiante, colorata e piena di forza di vivere e l’anziana Teresa, la merlettaia di Burano, pacata, saggia, consapevole. In qualche modo riescono a tenere Giulia a galla, grazie ai loro “pesi” differenti. Diego invece è puntellato da Frank ma anche da Pietro. Frank, amico di lunga data e suo compagno di merende, è più un terreno di scambio con cui dialogare; il piccolo Pietro, bambino nerd, asociale e impertinente, è invece uno specchio per Diego, un modo per guardarsi e riflettere su se stesso.

Sono convinta che l’età non conti nelle amicizie, ci sono persone che ti entrano dentro, che tu trovi subito in sintonia con te a prescindere dall’età. Persone con cui non smetteresti mai di parlare, o che ti fermeresti ad ascoltare all’infinito. Che senti vicine anche se riesci a vederle poco. E poi ci sono le persone giuste al momento giusto, magari delle meteore, colleghi, amici che frequenti solo per poco tempo, per caso o per necessità, che però svelano lati di te che non conoscevi o sono fondamentali nella maturazione in te di alcune scelte. Magari non saranno dei punti di riferimento fissi, non diventeranno dei “migliori amici”, ma ti ricorderai sempre di loro.

Venezia non sta sullo sfondo, ma è essa stessa un personaggio della storia con i suoi mutamenti, esattamente come l’animo umano, scelta sicuramente non casuale…

La mia famiglia è Veneziana, io sono l’unica a essere nata a Pordenone, città che mio padre scelse per motivi di lavoro. Oltre ad avere dei parenti a Venezia, ci ho anche studiato, ho frequentato infatti l’Università lì per quasi cinque anni (mi sono laureata in Filologia Romanza, alla facoltà di Lettere Moderne). Mi sento molto legata a questa strana città. Oltre alla facciata da cartolina che rivolge ai turisti, c’è molto di più. E’ una città scolpita nella pietra e nell’acqua, fragile e bellissima, abbracciata dal mare che la culla o la strattona, che si dimostra gentile o invadente. E’ una città che trasuda Storia e storie, che ha ombre e riflessi vividi. Se cammini di notte per Venezia non solo senti lo sciabordio dell’acqua e i tuoi passi sui masegni, ma le voci che escono dalle case, la musica che scivola da sotto le porte, il vento che si infila tra le calli, che fa sbattere i panni al vento, che fa vibrare le sartie… Sembra quasi che la città si muova attorno a te, che ti parli. Io ho cercato di restituire questa “voce” nel libro.

Trovo che il tuo sia un libro opportuno, in questo delicato momento storico mondiale…

Quando scrivo mi pongo due obiettivi: da una parte portare il lettore con me, dentro alla storia, facendogli dimenticare per un po’ il presente, dall’altra cercare di suscitare in lui delle domande, sperare che il mio libro lo porti a fare dei paralleli, a riflettere su di sé. “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te”, anche se comincia come una normale commedia d’amore, poi vira e si trasforma in un romanzo che parla di resilienza, di accettazione di sé e del proprio dolore, dell’importanza dell’attesa. Per questo motivo si adatta forse a questo momento “sospeso” che stiamo vivendo. Strattonati come siamo da mille paure e da mille angosce forse è importante che torniamo dentro di noi, che impariamo ad ascoltarci e ad accettarci. Se noi diventiamo un punto fermo – “una briccola saldamente conficcata nel fango della laguna”, per usare le parole di Giulia – tutto intorno può esserci anche la tempesta, ma noi teniamo. Resistiamo.

Progetti per il futuro prossimo, quarantena permettendo…

In questi giorni ho trovato molto difficile scrivere. Gli scrittori hanno bisogno di energia, di stimoli, e la vita monotona e sempre uguale, per lo più bersagliata da notizie sempre più angoscianti, non rema a favore. Però sono riuscita ad andare un po’ avanti con il progetto che sto portando piano piano a termine. E’ una storia ambientata in Bretagna, terra che amo e che ho visitato più volte. Un romanzo corale, non come quello di Giulia e Diego, con diversi personaggi e storie che si intrecciano. E il mare, anzi, l’oceano, come elemento dominante. Di più, al momento, non posso dirti.

Come facciamo a seguirti?

Da qualche mese ho un sito internet, http://www.lorenzastroppa.it, che aggiornerò con nuovi progetti e nuovi libri. In più sono raggiungibile sui social, Facebook e Instagram (il mio nickname di Instagram è libristerica). Siete i benvenuti!

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Roberto Bolaño diceva che i libri sono un labirinto e un deserto. Insomma un posto dove perdersi e dove immaginare, dove portare a spasso la nostra anima inquieta. In questo tempo sospeso, sono una buona cura o perlomeno un’occasione di svago. Un saluto a distanza e buone letture!

ILARIA GRASSO

UN VIAGGIO DELL’ANIMA, IN “DA QUALCHE PARTE STARO’ FERMO AD ASPETTARE TE” (MONDADORI), ROMANZO DI LORENZA STROPPA – RECENSIONE

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Da qualche parte starò fermo ad aspettare te (Mondadori) è la storia di un viaggio interiore, quello di Giulia, la protagonista, un viaggio per ritrovare la libertà di essere se stessa, un viaggio oltre la paura di vivere, che ottenebra e arresta i battiti del cuore.

Giulia compie un viaggio il cui motore è il dolore, un dolore che sarebbe insopportabile a chiunque, anche se si provasse solo a immaginarlo.

Un viaggio, però, perché possa condurci alla destinazione, prevede l’esistenza di un compagno, qualcuno che possa quasi farci da bussola e che illumini la nostra oscurità, come una torcia dentro un tunnel buio, e la torcia è il compagno è Diego.

Diego, che di lavoro svolge editing per una casa editrice e che con l’amore non ha mai fatto i conti, preso com’è da frequentazioni superficiali e prive di coinvolgimento, entra nella vita di Giulia in un modo originale, arrivando a conoscerla in profondità ancor prima di incontrarla; Giulia ama dipingere,  è una pittrice di talento, perché nella pittura riesce a esprimersi ma non a liberarsi totalmente, poiché manca un tassello, il più importante. La sua mancanza di libertà è rappresentata nella sua incapacità assoluta ad utilizzare il rosso, il colore del sangue, nonché della passione e dell’amore

La malinconia è la miglior compagna di Giulia, sebbene non le manchino amicizie autentiche, quali si rivelano la dolcissima e saggia Teresa, non più giovane,  e la cugina Rita, un vulcano vero, persa dietro alle proprie storie, vere o presunte tali, lei che di punti fermi non ne ha, riesce ad essere un punto fermo per la giovane donna.

Prima di incontrare Giulia, la vita di Diego scorre tra il suo rapporto conflittuale con la madre, donna autoritaria che non è disposta certo a fare sconti, tanto meno a suo figlio, l’amore per il suo nipotino Pietro, e la passione per il suo lavoro, con le croci e le delizie che lo stesso implica. Anche a Diego, come a Giulia, mancano le emozioni autentiche, quelle che, probabilmente, sono destinati a ritrovare insieme.

Altra protagonista della storia è Venezia, che non si limita a fare da sfondo alla storia, ma partecipa in maniera attiva ai sentimenti dei personaggi stessi, una Venezia lontanissima da come siamo soliti concepirla, ovvero come una meta turistica, ma che qui, invece, è più vera, quotidiana con le sue gioie e con i suoi dolori, autentica.

Da qualche parte starò fermo ad aspettare te non è solo un romanzo d’amore ma è molto più: rappresenta, pagina dopo pagina, un viaggio verso la libertà, attraverso il dolore e l’abbandono della paura stessa del dolore, un viaggio che tutti dovremmo avere il coraggio di compiere, nella nostra vita, per far ritorno a quello che noi siamo.

ILARIA GRASSO

RECENSIONE DI “MADRE NATURA”, DI BLOND PORN FERRET, A CURA DI THONY BRANDON

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Ilaria Grasso, in arte Blond Porn Ferret, è una scrittrice e redattrice di talento, carismatica, dal fascino semplice e di grande flessibilità nel raccontare storie appassionanti e avvincenti come quelle di questo libro ovvero ” Madre Natura”, che ho avuto modo di leggere in anteprima, e che invita pagina dopo pagina a una lettura scorrevole e piacevole. Una carrellata di racconti che sottolineano il rapporto tra madre e figli, per figli non s’intende solo quelli propri ma anche di terzi. Figli voluti ma mai avuti davvero e che per amore universale arrivano riempiendoti la vita così, miracolosamente. Storie avvincenti, drammatiche, con lieto fine o che ti lasciano l’amaro in bocca. L’essere madre senza perfezione e senza riserva alcuna. L’amore incondizionato, che abbraccia le mille sfaccettature del rapporto genitori e figli. Le condizioni delle donne dei tempi moderni a quelli più lontani. Storie di figli legittimi o adottivi, ma pur sempre figli, figli di eterosessuali e figli di famiglie arcobaleno. Figli di donne forti e fragili allo stesso tempo, che mirano a una vita migliore perché la loro condizione è fatiscente, incongrua con la realtà. Figli nati dall’amore , figli nati tra la disperazione, figli nati dalla prostituzione. Madri gentili, madri crudeli. Questo libro racconta una serie di situazioni, madri giovani con forte personalità, pronte a tutto pur di vivere i propri figli in modi differenti. Ognuna esprime le emozioni in modo vero e ben dettagliato, con sfumature culturali, etnie e pensieri differenti. Donne forti, accomunate dal filo rosso del coraggio, animate dalla voglia di combattere e di restare in piedi sempre, nonostante le avverse condizioni della vita.

Di questo libro il racconto che mi ha segnato di più è quello di una ragazzina di 13 anni venduta dalla propria madre in un bordello di Dacca sito in Bangladesh. Dove il tasso di prostituzione giovanile è un business non indifferente e legale in quelle terre.

La protagonista è persa nell’ovvio di una vita costretta, di un non accettare la sconfitta della sua esistenza. Smarrita l’autostima, Maimoona si racconta con gran rancore e rammarico, colei che l’aveva messa al mondo, invece di proteggerla l’abbandonò tra le braccia dei carnefici, uomini che non vedevano in lei una bambina ma un oggetto sessuale, da usare, pagare e gettare via ogni giorno.

“Se non mi amò mia madre, chi mai dovrebbe farlo?”

Speranze assenti, la luce entra a fatica nella sua vita buia e incatenata a vizi carnali lussuriosi. Un continuo calvario, che la protagonista cerca di ricordare il meno possibile con la speranza di sopravvivere all’inferno, nonostante tutto. Dimenticare le mani, l’odore, il sesso violento e sporco, non fu per niente facile.

“Ho rimosso per continuare a vivere una vita che non mi appartiene e non mi è mai appartenuta e che mai sarà veramente mia, perché ho fatto un giuramento terribile. Ogni giorno sono in mostra, nella vetrina sporca del piacere ad ore, alla mercé di uomini di ogni età ed estrazione, di ogni luogo e da nessuno”.

Difficile trovare le giuste parole, difficile giudicare nel mondo il vivere di queste bellezze rubate e depredate della purezza della loro esistenza. Donne, ragazze, bambine. Bambine che dovrebbero giocare e ridere, ma che spesso vediamo nelle strade delle nostre città, nelle vetrine di città non solo indiane, ma europee, vendute come merce, tra gli affari loschi, sporchi di uomini disumani e ingordi di potere e lussurie. Quante volte queste donne vengono insultate pesantemente e senza sapere nulla del loro vissuto, del perché si ritrovano a fare una vita così ingiusta, c’è chi lo fa per scelta, c’è chi invece come Maimoona è costretta dalla propria madre mostro a vivere una vita sporca che ti macchia il velo dell’innocenza per l’intera vita. Una svolta davvero importante è la gravidanza che si trova a vivere, la speranza nel cuore di Maimoona quando dice “spero che sia maschio così da avere un destino differente dal mio e lo chiamerò Amir, perché Amir in persiano, significa RE. Lui è i mio Re e io lavorerò duro per lui, perché per una volta nell’ombra della sua esistenza ha trovato un’ancora di speranza e salvezza”.

THONY BRANDON, PITTORE E SCRITTORE

L’AMORE CHE TROVA LA FORZA NEL DOLORE, NE “LA STANZA VUOTA”, OPERA PRIMA DELLA SCRITTRICE GIULIA MADONNA

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La stanza vuota (Edizioni Albatros) è il primo romanzo della scrittrice Giulia Madonna, il quale, malgrado si tratti di un’opera prima, non mostra, per quello che è il mio giudizio personale, i segni di una immaturità dal punto di vista letterario, ma risulta, al contrario, ben scritto e con una trama ben definita.

Al centro del romanzo vi è la storia d’amore travagliata di Elena e Adriano, due personaggi diversi per età, carattere e intenzioni, che, a un certo punto della vita, un sentimento profondamente sincero quanto fuori dagli schemi unisce e trova vicini, inevitabilmente.

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La loro storia avvince, dalla prima all’ultima pagina, e a un certo punto si arricchisce d’amore, ulteriormente, di un amore universale, che si sviluppa ad un certo punto della narrazione e che risulta, per certi versi, singolare, come un colpo di scena, graditissimo a chi legge.

Il messaggio profondo de La stanza vuota è, a mio avviso, rappresentato dal concetto che segue: l’amore trova la sua forza nella vita vera e nel dolore, dal momento che l’amore non può nutrirsi soltanto di romanticismo ma, al contrario, per diventare grande per davvero deve essere saldamente ancorato alla realtà dei fatti e non può diventare forte e invincibile, senza prima conoscere il dolore.

La stanza vuota di Giulia Madonna è, dunque, una lettura che consiglio.

ILARIA GRASSO

La vita quando ci sorprende: “Inaspettato”, di Lily Jay – Recensione

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Giovanna e Luca, i due protagonisti di “Inaspettato”, il nuovo romance di Lily Jay, sono due mondi apparentemente lontanissimi, che convergono, ad un certo punto della loro vita, a unire inaspettatamente i loro destini: personalità decisamente opposte, che sembrano, appunto, non essere accomunate da nulla, e la chiave di tutto è proprio in quel “sembrano”, perchè, nella realtà, essi sono più vicini di quanto loro stessi possano di fatto immaginare.

Luca è spavaldo e sprezzante, mentre Giovanna è dolce e sensibile, sempre pronta ad offrire il suo sorriso a chi ne abbia bisogno: una storia tra di loro sembrerebbe, appunto, impossibile se la vita non avesse, invece, più fantasia di loro stessi, una vita che avrebbe il solo scopo di riscattarne le rispettive sorti, per accantonare un passato che ha portato con sé molto dolore, per entrambi.

Con questo suo nuovo romance, apparentemente destinato ad un pubblico di giovanissimi, ma, in realtà, un libro che può essere letto ed apprezzato da qualsiasi fascia di età di lettori, Lily Jay ci conduce, ancora una volta, nel mondo dei giovani, un mondo fatto di sentimenti, gioie, passioni e di dolori, un mondo più difficile di quanto si possa immaginare ponendo, al contrario, uno sguardo poco attento sullo stesso.

“Inaspettato” è, ancora una volta, un libro che si lascia leggere con facilità, data la scorrevolezza del linguaggio, e dato il contenuto: ancora una volta, infatti, Lily Jay conquista il suo pubblico, con il suo modo di descrivere la vita, che osserva quotidianamente con i suoi occhi attenti, senza tralasciare mai quell’ironia che da sempre caratterizza e impreziosisce la sua scrittura.

“Inaspettato”, di Lily Jay è una lettura che consiglio, certamente.

ILARIA GRASSO

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Just a taste – Volume 1: il gusto della vita – Recensione

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La storia d’amore di Nora e Richard in Just a taste – Volume 1 di S.P. Elettra  mi ha catturata sin dal primo istante: mi ha catturata, in particolare, la forza del loro legame, la passione con cui lo vivono, i suoi protagonisti, e mi ha catturata lo stesso stile dell’autrice che si presenta a noi con questo che è il primo capitolo di una trilogia che promette molto bene.

Nora è una giovane donna piena di coraggio, un fiore d’acciaio che ha avuto anche i suoi guai, durante l’esistenza, e che, andata via da Firenze, ha ricominciato daccapo in quel di Londra, diventando socia in affari con Tara, con la quale ha aperto una pasticceria, con Tara, appunto, che da subito diventa il punto di riferimento fisso e la più grande amica della giovane italiana fuggita da una vita che non le appartiene più e che forse non le è mai appartenuta.

E dopo l’amicizia, la vita rende a Nora un altro dono: quello dell’amore, nelle fattezze di un giovane magnate del mattone, di nome Richard Campbell, che, come Nora stessa, ha avuto le sue beghe nella vita.

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I due amanti intrecciano così i loro destini, all’interno di una spirale di passione, sentimento e voglia di ricominciare a vivere, gettandosi alle spalle ogni paura.

Just a taste è il romanzo di esordio di S.P. Elettra, autrice che, nonostante si tratti di un esordio, mostra già una grande maturità nella scrittura, mostrando un linguaggio ed uno stile assai accurati, probabilmente perchè è vero che è la sua opera prima, la prima intesa, appunto, come la prima pubblicata, ma c’è da essere sicuri, leggendo le sue righe, che Elettra abbia scritto e scriva pressocchè da sempre.

Just a taste – Volume 1 è una lettura che, dunque, consiglio, poichè tutti abbiamo bisogno di credere che qualcosa di bello nella vita può accadere, anche dopo dei percorsi costellati di dolore e solitudine, e perchè, per citare i versi di Claudio Baglioni, che da sempre amo, “la vita è adesso, il sogno è sempre” e questo libro che vi consiglio incarna, a mio giudizio, questa grande e incontrastata verità.

ILARIA GRASSO

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Le mani diverse: intervista alla scrittrice Rosaria M. Notarsanto

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Le mani diverse è un romanzo pieno di speranza, difficile da dimenticare, che dona al lettore un ricordo di sé pieno di commozione.

Ho avuto modo di intervistare la sua autrice, Rosaria M. Notarsanto.

Rosaria M. Notarsanto è nata nel 1980 e ha frequentato l’Accademia di Belle Arti. Vive e lavora ad Arezzo. Le mani diverse è il suo primo romanzo.

Ciao Rosaria, ben trovata, grazie per aver accettato questa intervista: parliamo del tuo romanzo, dal titolo Le Mani diverse… come è nato questo progetto?

Buongiorno Ilaria, per me è un vero piacere partecipare a questa intervista. Le mani diverse è il risultato di un lungo percorso durato ben sei anni. Non è un libro autobiografico, ma al suo interno ho parlato di tematiche a me molto care, come, ad esempio: il rapporto che si è venuto a creare tra Marco e Margaret è ispirato alla mia esperienza di vita personale, specialmente gli avvenimenti degli ultimi capitoli. I lettori che hanno già letto il libro sanno a cosa mi sto riferendo e, mi auguro, che possano scoprirlo anche altri appassionati del genere. Le parti più difficili da scrivere per me sono stati i capitoli dedicati a Massimo Torri, soprattutto il capitolo XVII, ovvero, il viaggio in treno con Margaret, che lo confesso, è il viaggio che ho sempre desiderato vivere anch’io, ma nel mio caso la vita reale non ha voluto. Ecco detto, mi sono completamente aperta e ti ho raccontato tutto ciò che di vero c’è in questo romanzo. Il resto è tutto frutto della mia fantasia.

Amore, morte e dolore, strettamente connessi, in questo tuo romanzo dalla trama intensa, esattamente come accade anche nella vita…

Esatto Ilaria, esattamente come accade anche nella vita, solo che nella vita a volte non si ha scelta, non vi è possibilità di dialogo e perdono, cosa che ho voluto assolutamente inserire in questa storia: un punto di vista talmente al di fuori del racconto stesso, come quello di uno spettatore estraneo, proprio per rendere facile l’accettazione e il perdono.

Un romanzo in cui anche l’ambientazione geografica è strettamente curata…

Sì, l’ambientazione è la parte fondamentale che mi ha permesso di rendere il romanzo dinamico. Amo molto viaggiare, penso che il viaggio sia parte basilare per la conoscenza di sé: viaggiando siamo spinti a guardarci dentro e tracciare percorsi di cammino e prendere decisioni, viaggiando siamo responsabili delle nostre azioni. esattamente come i protagonisti del libro.

La grande capacità di sopravvivere al dolore, insita nel cuore delle donne: anche questo ritroviamo nel tuo romanzo…

Noi donne siamo forti, forti nelle nostra fragilità, nel coraggio di mettere a nudo i nostri sentimenti senza paura. Noi donne siamo la parte empatia dell’umanità, questo ci porta ad un alto livello di comprensione della vita, all’accettazione della realtà e alla sconfitta del dolore.

Un amore impossibile, a tuo avviso, può arrivare a salvarci, quando tutto ormai sembra perduto?

Non lo so, sono del parere che quando tutto rema contro, stiamo camminando nella corrente opposta della nostra vita. Credo nell’amore che arriva e non ti lascia tempo di riflettere, che ti innalza al cielo dove puoi respirare l’aria fresca e ti senti leggera. I pesi lasciamo al terreno!

Rosaria, come facciamo a seguirti?

Ho creato una pagina Facebook che porta il nome del romanzo: Le mani diverse.

https://www.facebook.com/lemanidiverse

E ho anche un profilo autore sempre su Facebook: Rosaria M. Notarsanto. Per seguirmi basta mettere mi piace alla pagina, attivando le notifiche…

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I tuoi progetti letterari per il futuro prossimo…

Al momento ho scritto e terminato un nuovo romanzo, nel quale viaggeremo ancora!  Questo testo adesso è in gara in un concorso letterario, a breve i risultati, dopodiché prenderò una decisione su come pubblicarlo. Per quanto riguarda, invece, Le mani diverse è prevista una nuova edizione in inglese, l’uscita sarà una sorpresa.

Siamo in chiusura, lascia un messaggio a chi ci legge e a chi ci leggerà…

Vivere nel presente! Sempre!

ILARIA GRASSO