“ERA L’ANNO DEI MONDIALI” E’ IL SUO SECONDO ROMANZO: INCONTRO CON JIMMY MORRONE

ERA L'ANNO DEI MONDIALI

Incontro con Jimmy Morrone per parlare di Era l’anno dei mondiali, il suo secondo romanzo dopo Love Hate Love.

Jimmy Morrone è nato a Livorno nel 1979. Ha vissuto sempre e soltanto in località di mare: Bournemouth, Valencia, Zabbar e San Teodoro. Giornalista pubblicista, per anni collaboratore del quotidiano Il Tirreno, oggi si occupa di risorse umane in una grande azienda come Poste Italiane. Ciò che racconta nei suoi scritti è il frutto di esperienze personali, o del succo estratto dai racconti di amici e conoscenti, a cui di solito presta particolare attenzione. Più che parlare di se stesso, infatti, adora ascoltare gli altri.

Nel 2017 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, dal titolo Love Hate Love – un’aquila grande non è un aquilone (Bibliotheka Edizioni), un affresco corale dei giorni nostri, in parte autobiografico. Era l’anno dei mondiali (Augh Edizioni) è il suo secondo romanzo.

Com’è nato questo tuo secondo romanzo?

Ciao Ilaria, e grazie per lo spazio concesso! L’idea di continuare a scrivere dopo l’uscita del mio romanzo d’esordio Love Hate Love è maturata proprio durante le presentazioni del libro. Le domande dei lettori e l’entusiasmo che ho ricevuto durante quegli incontri, mi hanno spinto a proseguire la mia avventura letteraria. Sono sempre a caccia di idee, spunti, amo osservare il mondo che mi circonda. In quel periodo la cronaca ci proponeva di continuo casi di violenza fisica e psicologica sulle donne, uno stillicidio inaccettabile. E allora mi sono domandato? Com’è possibile che un uomo sia così crudele? Cosa c’è dietro le quinte, come si può arrivare a tormentare o persino uccidere? E allora ho preso appunti, e ho ricostruito un’ipotetica vicenda in cui una donna, a causa di una scelta del tutto normale e plausibile (lasciare il fidanzato, il compagno di una storia ormai giunta al capolinea), si troverà ben presto a rischiare la propria vita…

Perché l’idea di collocare la storia nell’anno che non ha visto l’Italia partecipare ai Mondiali?

Perché la stesura è cominciata proprio in quei giorni. E per renderla più credibile, ho immaginato che la storia di Eva, la protagonista, fosse reale, contemporanea al momento in cui stavo vivendo. In più, senza spoilerare troppo, l’assenza dell’Italia dal campionato mondiale di calcio, costituisce un elemento narrativo importante nel contesto della vicenda raccontata.

Il calcio non c’entra nulla nella storia raccontata, ma comunque si gioca una sorta di campionato, sfida, nella storia, la sfida verso sé stessi e verso la paura di oltrepassare i propri limiti, liberandosi delle proprie sovrastrutture mentali, dal timore profondo di lasciarsi andare e di essere felici: è esattamente quello che accade ad Eva Benebelt, la protagonista… perché hai scelto una donna come baricentro della storia?

Il primo romanzo era focalizzato sui punti di vista di tre personaggi maschili; in Era l’anno dei Mondiali volevo spostare il mirino, e mettere al centro lo stato d’animo, i pensieri e le azioni di una donna. Confesso che sono stato aiutato dal fatto che sia in famiglia che in ambito lavorativo sono circondato da donne! E infatti è anche a loro che dedico il libro, perché in un mondo balordo come il nostro, non dev’essere facile capire le reali intenzioni di un uomo che si approccia per la prima volta.

Giorgio Cremano: troppo perfetto per essere vero… porta con sé rivelazioni che si palesano durante la storia.

Esatto. Giorgio incarna un monito: indagate, scavate oltre, mai fidarsi delle apparenze.

Il romanzo assume a un certo punto toni da thriller, in qualche modo, per merito di Ivan che non sembra rassegnarsi alla fine della relazione con Eva…

Sì, il romanzo comincia quasi coma una fiaba, dai contorni rosa, e ben presto si tinge di giallo. Ivan in un primo momento cade in una depressione cosmica, poi però sembra destarsi per progettare desideri di vendetta che metteranno in pericolo la protagonista.

Viareggio e una primavera sullo sfondo sono prorompenti, specie in questo momento di quarantena che stiamo vivendo …

A pensarci ora… il semplice splendore di una piccola località turistica a inizio giugno, un gustoso risotto di mare mangiato in uno stabilimento balneare con il rumore delle onde in sottofondo, o una birra serale in compagnia degli amici ad ammirare le stelle… sono sicuro che quando tutto sarà finito, e torneremo a una pseudo-normalità, apprezzeremo veramente il valore di queste piccole cose.

Il viaggio interiore di Eva condurrà ad epiloghi inaspettati: è il viaggio in cui la vita ci costringe ad avventurarci tutti, prima o poi…

E’ proprio così: si comincia con un tormento interiore, ci si mette in moto, e non sappiamo mai dove andremo a finire… Eva nel romanzo dovrà far luce sui propri desideri, combattere con la volontà di mettere fine ad una storia ormai logora e priva di pathos, e la possibilità di lasciarsi andare al nuovo, un uomo appena conosciuto che sembra saper toccare perfettamente le sue corde come se la conoscesse da sempre. Una ricerca anche introspettiva, che porterà la protagonista, più che a scoprire se stessa, a fare i conti con verità nascoste e pericolose.

Quanto conta dedicarsi alla lettura in questo periodo di riflessioni e di solitudine forzata?

Molto, io personalmente sto leggendo tantissimo, ho divorato quattro romanzi in due settimane. La lettura apre la mente, è passione, è conoscenza, è stimolo a informarsi e a saperne sempre di più. Siamo soli con noi stessi, con tanto tempo a disposizione per riflettere, e questo amplifica il valore e la potenza di ciò che leggiamo. Può nascere una nuova coscienza, io me lo auguro.

C’è un terzo romanzo in divenire?

Vorrei completare un’ideale trilogia che ho in mente: in Love Hate Love sono tre personaggi maschili adulti a reggere la scena; l’affascinante trentenne Eva è la protagonista assoluta di Era l’anno dei Mondiali. Per il terzo romanzo, il progetto è quello di indagare nel mondo degli adolescenti, attraverso una nuova storia romanzata. Raccontare come vivono, i loro sogni e le loro emozioni. Perché in fondo, nei miei libri è di questo che scrivo: emozioni, stati d’animo, volontà di esplorare l’animo, cosa coviamo dentro di noi, e cosa teniamo, nascosto nel profondo, dentro di noi. Sarà una sfida ambiziosa.

Come facciamo a seguirti?

Su Facebook, attraverso la pagina Love Hate Love.

Lascia un messaggio a chi ci legge…

Vi lascio con una citazione di Ennio Flaiano, scrittore, primo vincitore del Premio Strega: “un libro sogna, il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni”.

ILARIA GRASSO