TACHEA, IL ROMANZO DI GIOVANNA GUARDIANI SULL’AMORE PER SE STESSI

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Tachea, il romanzo di Giovanna Guardiani, pubblicato da Nulla Die, è una storia sul bisogno intimo di leggerezza che mostra Tachea, appunto, la protagonista e che appartiene intimamente ad ognuno di noi.

Tachea è una dolce signora che ha raggiunto ormai un’età e con essa la consapevolezza che spesso non è tipica della giovinezza, ovvero quella che ogni giorno è un dono e come tale va vissuto e va vissuto con la liberazione della proprie zavorre che limiterebbero la felicità di un’esistenza.

Tachea è, al tempo stesso, protagonista ed osservatrice di questa storia narrata con accuratezza e con linearità: la storia si lascia leggere dal momento che, oltre che coinvolgente, è lineare, come sempre i romanzi di Giovanni Guardiani.

Tachea è un libro sull’amore, ma prima ancora è un libro sulle relazioni umane, sulle relazioni su cui si fonda la vita di ogni persona, e delle quali è impossibile riuscire a fare senza.

Tachea è un libro sulla capacità di dubitare perché il dubbio rappresenta lo stimolo a cercare, il motore profondo della curiosità e perché solo gli sciocchi non hanno dubbi mai.

Tachea è un libro sulla passione, sulla passione per un uomo, sulla passione per il proprio lavoro e sulla passione per le cose in genere e tutti gli argomenti della storia passano come immagini dagli occhi di Tachea che giunge a cogliere l’origine più intrinseca dell’amore vero: l’amore verso sé.

ILARIA GRASSO

VERSI DAL CUORE: INCONTRO CON LA POETESSA POLACCA DANUTA ANNA KIDA

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Il mio incontro con la poetessa polacca Danuta Anna Kida, per parlare della sua passione per la scrittura e della sua prima raccolta poetica, dal titolo “Da Me a Te – Versi dal cuore”, pubblicata dall’editore Cristalli e Dintorni.

Ciao Danuta, ben trovata sul mio blog Liberi Libri e Non Solo: parliamo della tua prima raccolta di liriche, dal titolo “Da me a te – Versi dal cuore”, un libro in cui emerge forte la tradizione poetica del tuo paese natale, la Polonia…

Come è nato il desiderio di questa raccolta, pubblicata dall’editore Casa Cristalli e Dintorni, nella persona di Salvo Colucci?

Il desiderio di voler, più che pubblicare. trasmettere le mie emozioni, c’è sempre stato, e il mio Editore, che insieme alla sua Associazione Culturale Casa Cristalli e Dintorni, hanno creduto nelle mie poesie e hanno permesso di realizzare il mio sogno.

L’amore è il protagonista indiscusso di questa tua opera, l’amore che salva e mortifica, perché esattamente questo è l’amore, ciò che ci eleva ma che pure atterrisce…

Io senza amore non potrei vivere, come penso non possa esistere ogni cosa e non possano vivere tutti coloro che ci circondano.  L’Amore ci muove, l’amore ci guida, l’amore ci fa sbagliare e ci fa piangere, ma principalmente ci fa vivere.

La prefazione è stata realizzata da Massimo Pasqualone, che sottolinea, appunto, nella stessa come la tradizione poetica polacca, nelle figure di Wisława Szymborska, Czesław Miłosz, Zbigniew Herbert, Adam Zagajewski, Grzegorz Kwiatkowski, Halina Poświatowska, ti abbia fortemente formata, nel modo di scrivere…

Sono tutte poetesse di fama internazionale, io non mi ritengo tale, ma il mio impegno sarà quello di poter ripercorrere i loro passi e magari un giorno leggere anche il mio nome accanto al loro. Bisogna sempre esagerare nei sogni.

cover da me a te

C’è un componimento a cui ti senti più intimamente legata e per quale ragione?

Non uno, ma tutti in particolare, ognuno di loro è legato ad un pezzo della mia vita, delle mie emozioni…

In quale progetto letterario sei attualmente impegnata?

Finito questo ultimo giro di presentazioni di “Da me a te – Versi dal cuore” siamo già pronti con la mia Casa Editrice a questo nuovo progetto che al momento non posso svelare. ma non sarà un semplice libro di solo poesie, sarà qualcosa di più.

Siamo in chiusura, Danuta, grazie per essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Grazie a voi e il messaggio che lascio ai lettori è questo “leggete, leggete sempre, perché solo leggendo possiamo colmare le emozioni che ci mancano”.

ILARIA GRASSO

IL POTERE SALVIFICO DELLA SCRITTURA NEL TERZO ROMANZO DI GIOVANNA GUARDIANI – INTERVISTA

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Incontro con la scrittrice Giovanna Guardiani, per parlare del suo libro, dal titolo Come Salvarsi la Vita, e di tanto altro. Giovanna Guardiani è insegnante, è nata a Sanremo e vive a Silvi. Come Salvarsi la Vita è il suo terzo romanzo.

Ciao Giovanna, ben trovata sul mio blog Liberi Libri e Non Solo: com’è nata nella tua mente e nel tuo cuore la storia di Sofì, protagonista del tuo terzo romanzo dal titolo Come Salvarsi la Vita, pubblicato da Nulla Die?

Avevo bisogno di una protagonista che si trovasse in una situazione di dolore pungente, di sofferenza logorante e farle vivere una separazione sentimentale, ho pensato andasse bene. Il libro pur tratteggiando con cura il rapporto di coppia, cogliendone gli aspetti, a volte, malsani e mettendo in evidenza l’importanza dell’attrazione sessuale, ha un altro scopo; infatti, leggendo il romanzo, fino alla fine, si capisce che il rapporto uomo donna, non è l’elemento fondamentale di questo libro. La storia dei due piano piano, pagina dopo pagina, resta sullo sfondo; la storia dei due serve per trasmettere al lettore un messaggio importante: di fronte a momenti di sofferenza, di qualunque natura siano, è bene trovare soluzioni intelligenti, soluzioni che ci allontanano dalle situazioni catastrofiche e nello stesso tempo ci innalzano, ci proiettano verso qualcosa che prima non c’era. E’ la via è l’arte. “L’arte cura molti malanni” si legge, nel romanzo.

Sofi può essere ognuna di noi: la sua forza quanto le sue debolezze sono le nostre…

Vero, Sofì è donna. E, come molte donne, è forte perché capace di tuffarsi in imprese folli, e… potrebbe anche non uscirne viva ma dentro di lei, come in molte, c’è un sentire, c’è quel qualcosa che indica la via d’uscita. Sofì non sa, cosa l’attenderà fuori dal pozzo dove è scivolata, quasi di proposito, ma è forte, ha maturato saggezza, ha fede nella sua saggezza.

Come salvarsi la vita

L’amore di Sofi per Albert non è un amore finito, ma piuttosto un amore interrotto, per via di una decisione a lei imposta da parte del compagno, e questa rappresenta la vera tragedia per lei, dover smettere di amare, pur amando ancora…

Apparentemente sembrerebbe una decisione consensuale, infatti, insieme gridano “Basta”. Subito, si capisce, che lei non era molto consapevole del significato di questa parola. La decisione, comunque, è stata presa dal tarlo del “come deve essere un rapporto” ed entrambi, Sofì e Albert, fermi, sul come deve essere, dimenticano di osservare l’elemento propulsore di attrazione tra una donna e un uomo, l’eros, e il loro eros è potente, avvolgente, calamitoso. Capirà in seguito, Sofì, piano piano quanto sia importante l’attrazione, all’interno di una coppia e quanto sia deleterio voler avere sempre ragione con i propri discorsi. Sofi, come tutte le persone innamorate che si trovano a vivere il momento della separazione, soffre, si dispera e attraversa tutti gli stadi della sofferenza e nel mentre li attraversa tutti, fa una cosa molto importante vive, senza saperlo crea; crea un nuovo mondo e, mentre fa ciò, si allontana sempre più. Il romanzo finisce con una parola che trovo molto bella “forse”. Sofì rivolta, col pensiero, al suo uomo che non c’è più gli dice “ieri, ho visto che hai aperto il profilo su facebook, forse ti chiederò l’amicizia, forse”. E poco prima si legge : “Vorrei tanto dire ad Albert che non lo penso, da tanto tempo, tutti i giorni, e il dispiacere, il dolore che provavo, hanno lasciato il posto all’affetto.

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A questo punto della sua vita, alla soglia, appunto, dei quarant’anni, Sofi ha il preciso obbligo di reinventarsi, se vuole salvarsi la vita, come si ripete mentalmente nella quotidianità, come se fosse un mantra, e riesce a farlo…

Vero, scrive, scrive tanto, scrive la sua sofferenza, scrive il suo lavoro, scrive i modi in cui le persone attorno a sé si salvano. Ha la fortuna di incontrare persone creative, persone dedite in qualche modo all’arte. E alla fine si salva anche lei…Sofì è in possesso di qualcosa di importante, non è una sprovveduta, sa che ci sono molte strade per salvarsi e ognuno imbocca quella a lei più confacente. E’ con questo pensiero che comincia subito ad agire, inizia a fare il primo passo…il famoso primo passo.

Come salvarsi la vita è il tuo terzo romanzo: reputi che qualcosa, un filo sottile, lo unisca agli altri tuoi romanzi precedenti, ovvero Un dono per me e per te e Tachea?

Domanda interessante. Sì, c’è un bel filo colorato, si chiama “bellezza”. In Un dono per me e per te vi è l’invito a ripercorrere la propria vita soffermandosi sulle esperienze affascinanti. Si legge: “Ognuno di noi ha nella memoria esperienze vissute, emozioni provate stupefacenti e allora invito ognuno a posare lo sguardo più spesso di quanto fa sulle cose interessanti, belle della propria esistenza. Quante belle storie di vita vissuta verrebbero fuori! Da ogni storia emergerebbe che vivere è stupendo, è la cosa più bella che ci possa essere capitata…Tachea, la protagonista del secondo romanzo, è una vecchietta piena di vita, libera. Osserva il mondo e vi coglie la presenza dell’amore, della bellezza, ma, mano a mano che lo sguardo si allarga, ne percepisce, purtroppo, anche la loro assenza, la loro non presenza. Come salvarsi la vita, ultimo romanzo, la risposta è l’arte. L’arte ci avvicina al dio creatore…L’artista crea Bellezza.

Esiste già un quarto romanzo, in divenire oppure nella tua mente?

Sì, c’è. Ogni tanto ci torno, con calma.

Siamo in chiusura, Giovanna, grazie di essere stata con noi: lascia un messaggio ai lettori del blog…

 Leggete, leggete tanto. La lettura permette di penetrare nel mondo, di capirlo, di osservarlo, di amarlo e, tanto per rimanere in tema, di contribuire a costruire un mondo più bello, più sano. Un invito ai giovani: leggete i classici, i pilastri di molti valori, quelli solidi, quelli che fanno bene.

Grazie per l’intervista.

ILARIA GRASSO

L’AMORE CONTRO LE TENEBRE NEL NUOVO ROMANZO DI THONY BRANDON

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Luna piena è il secondo capitolo della saga Destino, di Thony Brandon, un romanzo nel quale appare evidente quanto lo stile e la scrittura dell’autore siano maturati rispetto alla precedente opera.

La storia è quella di Luca e Margherita, nobili che hanno perso i loro titoli a causa del loro amore fortemente contrastato dalle loro famiglie di appartenenze, novelli Giulietta e Romeo di un’epoca senza tempo.

I personaggi di questa nuova storia sono soprattutto alle prese con i loro limiti di creature umane pervase da paure e sentimenti, come erranti nel limbo senza fine dei loro pensieri oscuri, contrastati, al tempo stesso, dalla voglia intrinseca di trovare via d’uscita a questo loro limbo.

Magia, mistero, vampirismo e licantropia anche in questa storia, ma in fondo non è l’amore stesso un mistero insondabile?

Cosa ci lega, all’improvviso, a una persona, conferendoci la straordinaria forza di opporci ad ogni ostacolo, qualunque esso sia, incuranti del rischio quanto del pericolo oggettivo.

E l’amore tra Margherita e Luca è “vittima sacrificale della dannazione eterna” ma in fondo è solo l’amore che guarisce tutto, perché solo l’amore è in grado di donare luce in mezzo alle tenebre.

L’amore è il grido in grado di scacciare l’odio, come l’autore fa dire al suo protagonista Luca, E la bellezza di una persona è tutta racchiusa nella dimensione umana della persona stessa, dice ancora il Conte Luca Capobianco, mentre descrive la sua amata, e per quella bellezza è pronto a sacrificar se stesso e la sua stirpe, attraverso una serie di vicissitudini e tormenti che Luca quanto Margherita affrontano senza riserva alcuna.

La trama della storia si presenta anche questa volta ricca di colpi di scena, e con profili psicologici dei singoli personaggi, per lasciare spazio ad un finale aperto che rappresenta l’inizio del prossimo, attesissimo, capitolo per chiunque si accosti alla lettura di quest’opera.

Lo stile e la scrittura di Thony sono molto maturati, grazie agli approfondimenti e agli studi compiuti, nel tempo, dallo stesso e la lettura si presenta fluida e coinvolgente.

Gli intrighi e le passione dei vari personaggi sembrano essere vissuti in prima persona dell’autore, la cui anima indiscutibilmente muove tutte le figure che si muovono sul palcoscenico della storia che narra e probabilmente ogni personaggio contiene in sé qualche elemento che sia possibile attribuire a Thony.

ILARIA GRASSO

RECENSIONE DI “MADRE NATURA”, DI BLOND PORN FERRET, A CURA DI THONY BRANDON

Madre natura

Ilaria Grasso, in arte Blond Porn Ferret, è una scrittrice e redattrice di talento, carismatica, dal fascino semplice e di grande flessibilità nel raccontare storie appassionanti e avvincenti come quelle di questo libro ovvero ” Madre Natura”, che ho avuto modo di leggere in anteprima, e che invita pagina dopo pagina a una lettura scorrevole e piacevole. Una carrellata di racconti che sottolineano il rapporto tra madre e figli, per figli non s’intende solo quelli propri ma anche di terzi. Figli voluti ma mai avuti davvero e che per amore universale arrivano riempiendoti la vita così, miracolosamente. Storie avvincenti, drammatiche, con lieto fine o che ti lasciano l’amaro in bocca. L’essere madre senza perfezione e senza riserva alcuna. L’amore incondizionato, che abbraccia le mille sfaccettature del rapporto genitori e figli. Le condizioni delle donne dei tempi moderni a quelli più lontani. Storie di figli legittimi o adottivi, ma pur sempre figli, figli di eterosessuali e figli di famiglie arcobaleno. Figli di donne forti e fragili allo stesso tempo, che mirano a una vita migliore perché la loro condizione è fatiscente, incongrua con la realtà. Figli nati dall’amore , figli nati tra la disperazione, figli nati dalla prostituzione. Madri gentili, madri crudeli. Questo libro racconta una serie di situazioni, madri giovani con forte personalità, pronte a tutto pur di vivere i propri figli in modi differenti. Ognuna esprime le emozioni in modo vero e ben dettagliato, con sfumature culturali, etnie e pensieri differenti. Donne forti, accomunate dal filo rosso del coraggio, animate dalla voglia di combattere e di restare in piedi sempre, nonostante le avverse condizioni della vita.

Di questo libro il racconto che mi ha segnato di più è quello di una ragazzina di 13 anni venduta dalla propria madre in un bordello di Dacca sito in Bangladesh. Dove il tasso di prostituzione giovanile è un business non indifferente e legale in quelle terre.

La protagonista è persa nell’ovvio di una vita costretta, di un non accettare la sconfitta della sua esistenza. Smarrita l’autostima, Maimoona si racconta con gran rancore e rammarico, colei che l’aveva messa al mondo, invece di proteggerla l’abbandonò tra le braccia dei carnefici, uomini che non vedevano in lei una bambina ma un oggetto sessuale, da usare, pagare e gettare via ogni giorno.

“Se non mi amò mia madre, chi mai dovrebbe farlo?”

Speranze assenti, la luce entra a fatica nella sua vita buia e incatenata a vizi carnali lussuriosi. Un continuo calvario, che la protagonista cerca di ricordare il meno possibile con la speranza di sopravvivere all’inferno, nonostante tutto. Dimenticare le mani, l’odore, il sesso violento e sporco, non fu per niente facile.

“Ho rimosso per continuare a vivere una vita che non mi appartiene e non mi è mai appartenuta e che mai sarà veramente mia, perché ho fatto un giuramento terribile. Ogni giorno sono in mostra, nella vetrina sporca del piacere ad ore, alla mercé di uomini di ogni età ed estrazione, di ogni luogo e da nessuno”.

Difficile trovare le giuste parole, difficile giudicare nel mondo il vivere di queste bellezze rubate e depredate della purezza della loro esistenza. Donne, ragazze, bambine. Bambine che dovrebbero giocare e ridere, ma che spesso vediamo nelle strade delle nostre città, nelle vetrine di città non solo indiane, ma europee, vendute come merce, tra gli affari loschi, sporchi di uomini disumani e ingordi di potere e lussurie. Quante volte queste donne vengono insultate pesantemente e senza sapere nulla del loro vissuto, del perché si ritrovano a fare una vita così ingiusta, c’è chi lo fa per scelta, c’è chi invece come Maimoona è costretta dalla propria madre mostro a vivere una vita sporca che ti macchia il velo dell’innocenza per l’intera vita. Una svolta davvero importante è la gravidanza che si trova a vivere, la speranza nel cuore di Maimoona quando dice “spero che sia maschio così da avere un destino differente dal mio e lo chiamerò Amir, perché Amir in persiano, significa RE. Lui è i mio Re e io lavorerò duro per lui, perché per una volta nell’ombra della sua esistenza ha trovato un’ancora di speranza e salvezza”.

THONY BRANDON, PITTORE E SCRITTORE

“ERA UNA GIORNATA DI SOLE”, DI MARIANO BRUSTIO – RECENSIONE

Una storia di mare e di amore quella di Eugenio e di Susanne in Era una giornata di sole, il primo romanzo di Mariano Brustio, pubblicato da Calibano Editore.

Uno spaccato dell’Italia a cavallo tra gli anni 60 e 80, i progressi di allora, l’evolversi della televisione e sullo sfondo sta una Genova meravigliosa e amara come è solo la vita, se vissuta pienamente.

La prefazione dell’opera è affidata a Giancarlo De Cataldo, che pensa ad introdurci subito i due protagonisti che bastano a se stessi perché si amano con la sincerità di un sentimento puro che come tale non conosce le contaminazioni del mondo, pur facendone intrinsecamente parte.

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Ed Eugenio è un marinaio che coinvolge la sua compagna in un viaggio geografico, e non soltanto nel viaggio della vita.

Eugenio e Susanne sono appunto i due protagonisti e tutti intorno a loro stanno altri personaggi che solo alla apparenza risultano marginali, ma che, al contrario, sono parte viva della storia, in un caleidoscopio di storie personali, emozioni, gioie e di vicissitudini, come avviene in ogni singola esistenza umana, anche la più semplice.

Susanne è orfana dei genitori ed è cresciuta in un sanatorio ligure ed Eugenio rappresenta dunque la sua roccia, il vincastro a cui appoggiarsi, giorno dopo giorno, lungo il cammino incerto dell’esistere.

E il sole splende, splende sempre, pure in mezzo alle tempeste che agitano i mari che Eugenio e Susanne navigano, imperterriti, forti dell’unica forza di cui dispongono pienamente, l’amore, l’amor che vince sempre, perché l’amore è il sole che illumina e riscalda.

Mariano Brustio, classe 1959, ha collaborato alla stesura dei volumi su Fabrizio De André “E poi il futuro” – Mondadori 2001, “Belin, sei sicuro?” – Giunti 2003, come coautore al libro “Volammo Davvero” – Fondazione De André – Bur 2007 e per diversi mesi ha lavorato fianco a fianco a Fernanda Pivano durante la preparazione del volume “The Beat Goes On” – Mondadori. Storico socio fondatore della omonima Fondazione, ha curato decine di mostre itineranti su Fabrizio De André e la sua opera, dal 2000 ad oggi, spesso con il regista Pepi Morgia. Ha pubblicato suoi scritti e collaborato alla realizzazione del CD “Ed avevamo gli occhi troppo belli” ed al DVD “Ma la divisa di un altro colore” per la “editrice A”, con la quale tuttora collabora pubblicando articoli sulla rivista mensile “A”. Ha collaborato alla pubblicazione di un dossier relativo al cantautore francese Georges Brassens (A rivista n. 371) e ad un dossier relativo alle condizioni del Mar Mediterraneo (A rivista n.373). Ha collaborato alla realizzazione del DVD “Fabrizio De André in Concerto” – edito dalla Fondazione Fabrizio De André – BMG-Ricordi 2004 curandone la dettagliata discografia ufficiale. Nel 2016 ha pubblicato un suo racconto sul volume Fondazione “Nelle ferite del Tempo” (Photocity 2016), pro terremotati. Ha recensito racconti e romanzi di vari autori, non solo in ambito musicale e ne ha curato la presentazione pubblica in Italia. Vive e lavora accanto al lago Maggiore.

ILARIA GRASSO

LA GIOIA DELLE PICCOLE COSE IN UNA GRANDE STORIA NE “IL PANE SOTTO LA NEVE” DI VANESSA NAVICELLI

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Il pane sotto la neve è un romanzo bellissimo, scritto dall’autrice piacentina Vanessa Navicelli, opera che è stata finalista nel concorso letterario Rai La Giara, anno 2012, nella sua prima edizione.

Quasi cinquant’anni di storia italiana (dagli inizi del ‘900 al 1945) attraversano questo libro, con le gioie ed i dolori dei suoi appassionati protagonisti, attori di questo romanzo corale dove nessun uomo è un’isola, ma tutti sono perfettamente interfacciati nelle tre generazioni a cui appartengono: quella dei nonni, quella dei figli e dei nipoti.

Nel romanzo, che è il primo de La saga della Serenella, si raccontano le fatiche del lavoro ed i suoi frutti, di quel pane sotto la neve che sempre si ritrova, come se fosse custodito alla stregua di un tesoro, perché il lavoro duro porta sempre i suoi buoni risultati e, come un detto contadino popolare esprime, quei germogli di grano che di inverno riposano sotto la neve, in primavera daranno sempre il pane, quel pane da cui si ricaveranno sostentamento e vita.

E in questa storia c’è anche l’amore, in tutte le sue forme, dove è amore appunto anche quello per il lavoro e per la propria terra, la patria per la quale si combattono la prima come la seconda guerra mondiale, delle quali si narra attentamente in questa storia e quella stessa patria per cui si fa la Resistenza e si diventa partigiani.

C’è un pezzo di storia, in questo libro, che nessuno di noi dovrebbe mai dimenticare, per poter crescere e per potere migliorare la propria persona, un pezzo di storia popolata da varia umanità di personaggi che entrano nei nostri cuori con facilità, per rimanervi, come fotografie di un’epoca che non c’è più.

E la serenella, per intenderci il fiore di lillà, è poi sempre presente, come a voler incarnare la sottile speranza che aleggia sempre nelle vicende umane che l’autrice ci racconta, una speranza che vince anche in mezzo alle difficoltà maggiori.

L’ambientazione è in Emilia Romagna, un’Emilia quasi senza tempo, nella sua zona ai confini con la Lombardia, eternamente cristallizzata come ci appare nell’amore per quei figli a cui ha dato i natali, laddove anche quando hai il cuore a pezzi trovi la forza ed il coraggio necessari a continuare.

Ne Il pane sotto la neve si celebrano la semplicità e la gioia che si ricava dalle piccole cose, oltre all’amore, la bontà d’animo e la sincerità di valori validi in eterno e che oggi dovrebbero tornare e che oggi, ci auguriamo, possano tornare.

ILARIA GRASSO

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