“L’ULTIMA RISATA”, IL NUOVO ROMANZO DI ELENA GENERO SANTORO: SEGNALAZIONE

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L’ultima risata

Elena Genero Santoro

Genere: narrativa

130 pagine

2,99 euro digitale

15 euro cartaceo

Quarta di copertina

In quella che doveva essere una spensierata vacanza, Futura apprende che a suo padre rimangono poche settimane di vita. Decide pertanto di rimanere presso i genitori per trascorrere con lui l’ultimo periodo. Suo marito Patrick, rientrato a Barcellona per lavoro, deve destreggiarsi tra le avance di un’allieva invadente e i nuovi problemi del suo amico attore Mac. Mentre Giovanni, il fratello di Futura, soffre per il timore di perdere il padre, la sua fidanzata Manuela non disdegna le attenzioni di un nuovo collega che pare essere l’uomo perfetto. Per costruire gli ultimi ricordi col padre, Futura affronterà un percorso a ritroso; le toccherà un inaspettato salto nel passato, tra i frammenti di una famiglia disgregata e un’adolescenza disagiata. Avrà un incontro destabilizzante con il ragazzo che al liceo le aveva rubato il cuore, ma qualcuno la aiuterà a ricomporre i pezzi e le ricorderà che la vita deve essere affrontata con più leggerezza, anzi, con una risata.

“LA MIA ROVINA SEI TU”, IL NUOVO ROMANCE DI L.A. COTTON: SEGNALAZIONE

Cover LA Cotton

TITOLO: La mia rovina sei tu

SERIE: Rixon Raiders Vol.3

AUTORE: L.A. Cotton

EDITORE: Queen Edizioni

GENERE: New Adult

PAGINE: 340

FORMATO: Ebook – Copertina flessibile

PREZZO: 3,99 Ebook – 12.90 copertina flessibile

DATA DI PUBBLICAZIONE: 22 Maggio 2020

NB: Ebook disponibile nei vari store

Sinossi.

Mya Hernandez ha delle cicatrici. Quel tipo di cicatrici che vanno in profondità e lasciano il segno.

Rixon doveva essere solo un luogo temporaneo in cui nascondersi, ma sta diventando qualcosa di più. Sicuramente questo non ha niente a che fare con il giocatore di football biondo dagli occhi blu che riesce a farla ridere e a credere ancora nelle favole. Anche se lei sa che la sua vita è destinata a essere solo una tragedia.

Asher Bennet ha dei segreti. Non segreti scandalosi, ma segreti che ti logorano e ti divorano l’anima. Visto da fuori, lui è Mr Popolarità, sempre pronto a fare festa e a causare un po’ di guai.

Ma vorrebbe che qualcuno riuscisse a vedere chi è. Chi è davvero. È un peccato che l’unica ragazza

che ha saputo guardare oltre la sua maschera lo consideri solo un amico. Probabilmente è la cosa migliore, però. Lei è diversa. Una combattente. Lei è tutto ciò che lui vuole e non può avere.

Ma presto il passato di Mya e il presente di Asher si scontrano in un modo che nessuno dei due credeva possibile. E all’improvviso la cosa di cui hai più bisogno è l’unica cosa che dovresti odiare.

Biografia Autore.

Autrice di Young Adult e New Adult Romance.

Scrive le storie che vorrebbe leggere: storie che creano dipendenza, piene di rabbia adolescenziale, tensione, colpi di scena e svolte. Vive in una piccola città nel centro dell’Inghilterra, dove al momento si destreggia tra l’essere una scrittrice a tempo pieno e fare da madre/arbitro a due bambini. Nel suo tempo libero (e quando non è accampata di fronte al computer) è probabile trovarla immersa in un libro,

lontana dal caos della vita. Le piace connettersi e interagire con i suoi lettori, e puoi trovarla su:

http://www.lacotton.com

L’AMORE, L’AMICIZIA E IL DOLORE, NEL NUOVO LIBRO DI LORENZA STROPPA – INTERVISTA

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Incontro con la scrittrice Lorenza Stroppa, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, dal titolo “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te” (Mondadori).

Come ha preso vita la storia contenuta nel tuo nuovo romanzo, da quale esigenza è maturata?

Come accade spesso a chi scrive, la scintilla è nata leggendo, per associazione di idee. In un romanzo della scrittrice americana Erica Bauermeister, la protagonista trovava a terra, in un supermercato, un foglietto con una lista della spesa con su scritto “pane, latte, banane e una pistola”. In quel libro questo ritrovamento non serviva e non portava a nulla, era solo una svirgolata della storia. Nella mia immaginazione, a partire da questa lista, si è creato un mondo. La lista è diventata un’agenda con all’interno una to do list, e la pistola… be’ la pistola, o perlomeno la minaccia che rappresenta, si è trasformata in qualcos’altro, che qui non posso rivelare. Per formulare tutto il resto, in particolare per dare corpo alle sfumature psicologiche dei personaggi, ho attinto a ciò che c’è dentro di me, a quel lato oscuro dove si agitano le paure più inconfessate e le emozioni più forti.

Il mondo maschile e quello femminile sembrano apparentemente incomunicabili, invece nel tuo romanzo si evince l’esatto contrario: esistono punti di incontro molto forti, indispensabili per la sopravvivenza…

E’ una cosa molto strana, pensa che ho amici maschi e femmine, senza distinzione, che affermano con sicurezza che il personaggio femminile, o quello maschile, è molto più intenso e realistico dell’altro. Io ho cercato di calarmi dentro di loro al meglio, divertendomi, lo ammetto, più nei panni di Diego, che è, almeno all’apparenza, un animo più leggero e volubile di Giulia. Con Giulia non è stato facile, per via di ciò che si rimescola dentro di lei, nel suo passato. Credo che, a prescindere da codici e approcci diversi, entrambi i miei protagonisti abbiano dei demoni contro cui lottare e, quando sei in lotta, spesso ti accorgi di non essere l’unico al mondo in quella situazione. Da qui l’esigenza di trovare un punto di contatto, di comprendere come andare avanti.

Giulia è una pittrice, Diego è un editor, quindi entrambi dedicano la loro esistenza a comunicare: questa necessità di comunicare ed esprimere qualcosa li accomuna e li unisce fortemente…

Entrambi hanno qualcosa di inespresso dentro di loro e cercano il modo di comunicarlo. Di più, entrambi hanno difficoltà, anche se per Diego non sembra, a socializzare, a vivere, ad accettarsi. E i colori per Giulia, e le parole per Diego, rappresentano un codice, un filtro per leggere la realtà, per comprendere ciò che accade ma anche per capirsi. E per perdonarsi. I due percorsi in questo caso vanno in due direzioni diverse: Giulia, grazie alla pittura, ai colori, ma soprattutto grazie all’incontro con Diego, riesce ad andare dentro di sé, dove si agitano i suoi spettri; Diego grazie alle parole e all’incontro con Giulia riesce ad andare fuori di sé, a dare voce a ciò che non credeva di poter fare. Sono due consapevolezze diverse che però nascono dal loro incontro e scontro.

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L’amicizia è un tema di grande rilevanza nella storia, sia al maschile che al femminile: si considerino Diego e Frank e, dall’altro lato, Giulia, Teresa e Rita… L’età e le differenze caratteriale e di vissuto non costituiscono una barriera ed anzi favoriscono lo scambio…

Tutti abbiamo bisogno di una voce amica. Di qualcuno che sappia ascoltare e dirti la parola giusta al momento giusto. Dalla parte di Giulia ci sono due “angeli custodi” una all’opposto dell’altra: Rita, cugina e amica, vulcanica, spumeggiante, colorata e piena di forza di vivere e l’anziana Teresa, la merlettaia di Burano, pacata, saggia, consapevole. In qualche modo riescono a tenere Giulia a galla, grazie ai loro “pesi” differenti. Diego invece è puntellato da Frank ma anche da Pietro. Frank, amico di lunga data e suo compagno di merende, è più un terreno di scambio con cui dialogare; il piccolo Pietro, bambino nerd, asociale e impertinente, è invece uno specchio per Diego, un modo per guardarsi e riflettere su se stesso.

Sono convinta che l’età non conti nelle amicizie, ci sono persone che ti entrano dentro, che tu trovi subito in sintonia con te a prescindere dall’età. Persone con cui non smetteresti mai di parlare, o che ti fermeresti ad ascoltare all’infinito. Che senti vicine anche se riesci a vederle poco. E poi ci sono le persone giuste al momento giusto, magari delle meteore, colleghi, amici che frequenti solo per poco tempo, per caso o per necessità, che però svelano lati di te che non conoscevi o sono fondamentali nella maturazione in te di alcune scelte. Magari non saranno dei punti di riferimento fissi, non diventeranno dei “migliori amici”, ma ti ricorderai sempre di loro.

Venezia non sta sullo sfondo, ma è essa stessa un personaggio della storia con i suoi mutamenti, esattamente come l’animo umano, scelta sicuramente non casuale…

La mia famiglia è Veneziana, io sono l’unica a essere nata a Pordenone, città che mio padre scelse per motivi di lavoro. Oltre ad avere dei parenti a Venezia, ci ho anche studiato, ho frequentato infatti l’Università lì per quasi cinque anni (mi sono laureata in Filologia Romanza, alla facoltà di Lettere Moderne). Mi sento molto legata a questa strana città. Oltre alla facciata da cartolina che rivolge ai turisti, c’è molto di più. E’ una città scolpita nella pietra e nell’acqua, fragile e bellissima, abbracciata dal mare che la culla o la strattona, che si dimostra gentile o invadente. E’ una città che trasuda Storia e storie, che ha ombre e riflessi vividi. Se cammini di notte per Venezia non solo senti lo sciabordio dell’acqua e i tuoi passi sui masegni, ma le voci che escono dalle case, la musica che scivola da sotto le porte, il vento che si infila tra le calli, che fa sbattere i panni al vento, che fa vibrare le sartie… Sembra quasi che la città si muova attorno a te, che ti parli. Io ho cercato di restituire questa “voce” nel libro.

Trovo che il tuo sia un libro opportuno, in questo delicato momento storico mondiale…

Quando scrivo mi pongo due obiettivi: da una parte portare il lettore con me, dentro alla storia, facendogli dimenticare per un po’ il presente, dall’altra cercare di suscitare in lui delle domande, sperare che il mio libro lo porti a fare dei paralleli, a riflettere su di sé. “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te”, anche se comincia come una normale commedia d’amore, poi vira e si trasforma in un romanzo che parla di resilienza, di accettazione di sé e del proprio dolore, dell’importanza dell’attesa. Per questo motivo si adatta forse a questo momento “sospeso” che stiamo vivendo. Strattonati come siamo da mille paure e da mille angosce forse è importante che torniamo dentro di noi, che impariamo ad ascoltarci e ad accettarci. Se noi diventiamo un punto fermo – “una briccola saldamente conficcata nel fango della laguna”, per usare le parole di Giulia – tutto intorno può esserci anche la tempesta, ma noi teniamo. Resistiamo.

Progetti per il futuro prossimo, quarantena permettendo…

In questi giorni ho trovato molto difficile scrivere. Gli scrittori hanno bisogno di energia, di stimoli, e la vita monotona e sempre uguale, per lo più bersagliata da notizie sempre più angoscianti, non rema a favore. Però sono riuscita ad andare un po’ avanti con il progetto che sto portando piano piano a termine. E’ una storia ambientata in Bretagna, terra che amo e che ho visitato più volte. Un romanzo corale, non come quello di Giulia e Diego, con diversi personaggi e storie che si intrecciano. E il mare, anzi, l’oceano, come elemento dominante. Di più, al momento, non posso dirti.

Come facciamo a seguirti?

Da qualche mese ho un sito internet, http://www.lorenzastroppa.it, che aggiornerò con nuovi progetti e nuovi libri. In più sono raggiungibile sui social, Facebook e Instagram (il mio nickname di Instagram è libristerica). Siete i benvenuti!

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Roberto Bolaño diceva che i libri sono un labirinto e un deserto. Insomma un posto dove perdersi e dove immaginare, dove portare a spasso la nostra anima inquieta. In questo tempo sospeso, sono una buona cura o perlomeno un’occasione di svago. Un saluto a distanza e buone letture!

ILARIA GRASSO

UN VIAGGIO DELL’ANIMA, IN “DA QUALCHE PARTE STARO’ FERMO AD ASPETTARE TE” (MONDADORI), ROMANZO DI LORENZA STROPPA – RECENSIONE

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Da qualche parte starò fermo ad aspettare te (Mondadori) è la storia di un viaggio interiore, quello di Giulia, la protagonista, un viaggio per ritrovare la libertà di essere se stessa, un viaggio oltre la paura di vivere, che ottenebra e arresta i battiti del cuore.

Giulia compie un viaggio il cui motore è il dolore, un dolore che sarebbe insopportabile a chiunque, anche se si provasse solo a immaginarlo.

Un viaggio, però, perché possa condurci alla destinazione, prevede l’esistenza di un compagno, qualcuno che possa quasi farci da bussola e che illumini la nostra oscurità, come una torcia dentro un tunnel buio, e la torcia è il compagno è Diego.

Diego, che di lavoro svolge editing per una casa editrice e che con l’amore non ha mai fatto i conti, preso com’è da frequentazioni superficiali e prive di coinvolgimento, entra nella vita di Giulia in un modo originale, arrivando a conoscerla in profondità ancor prima di incontrarla; Giulia ama dipingere,  è una pittrice di talento, perché nella pittura riesce a esprimersi ma non a liberarsi totalmente, poiché manca un tassello, il più importante. La sua mancanza di libertà è rappresentata nella sua incapacità assoluta ad utilizzare il rosso, il colore del sangue, nonché della passione e dell’amore

La malinconia è la miglior compagna di Giulia, sebbene non le manchino amicizie autentiche, quali si rivelano la dolcissima e saggia Teresa, non più giovane,  e la cugina Rita, un vulcano vero, persa dietro alle proprie storie, vere o presunte tali, lei che di punti fermi non ne ha, riesce ad essere un punto fermo per la giovane donna.

Prima di incontrare Giulia, la vita di Diego scorre tra il suo rapporto conflittuale con la madre, donna autoritaria che non è disposta certo a fare sconti, tanto meno a suo figlio, l’amore per il suo nipotino Pietro, e la passione per il suo lavoro, con le croci e le delizie che lo stesso implica. Anche a Diego, come a Giulia, mancano le emozioni autentiche, quelle che, probabilmente, sono destinati a ritrovare insieme.

Altra protagonista della storia è Venezia, che non si limita a fare da sfondo alla storia, ma partecipa in maniera attiva ai sentimenti dei personaggi stessi, una Venezia lontanissima da come siamo soliti concepirla, ovvero come una meta turistica, ma che qui, invece, è più vera, quotidiana con le sue gioie e con i suoi dolori, autentica.

Da qualche parte starò fermo ad aspettare te non è solo un romanzo d’amore ma è molto più: rappresenta, pagina dopo pagina, un viaggio verso la libertà, attraverso il dolore e l’abbandono della paura stessa del dolore, un viaggio che tutti dovremmo avere il coraggio di compiere, nella nostra vita, per far ritorno a quello che noi siamo.

ILARIA GRASSO

UNO SPACCATO DI VITA CON LE SUE GIOIE E DOLORI: RECENSIONE DI “ERA L’ANNO DEI MONDIALI”, IL SECONDO ROMANZO DI JIMMY MORRONE

ERA L'ANNO DEI MONDIALI

Era l’anno dei mondiali è il secondo romanzo di Jimmy Morrone, una nuova storia, dopo Love Hate Love, in cui i protagonisti erano tre uomini, qui, invece, la protagonista assoluta è una donna e tutti gli altri personaggi girano intorno, rivestendo un’importanza differente.

Eva Benebelt è una giovane donna con un lavoro ed una relazione/convivenza fissi da anni, con un’esistenza condotta senza infamia né lode, con i sogni chiusi ancora tutti nel cassetto, ossia il desiderio inconsapevole e profondo di affermarsi, un giorno, come pittrice di successo,

Il suo fidanzato Ivan è un uomo che invece non sembra desiderare più nulla dalla vita, dopo aver perso il suo lavoro da magazziniere.

Giorgio è un ragazzo brillante, pieno di entusiasmo: lavora nel bar Lola, abitualmente frequentato da Eva. Il loro incontro avviene, però, solo dopo, in occasione di un piccolo quanto imbarazzante incidente, un incontro che risulta essere devastante, in senso buono, dal momento che provocare un vero terremoto nell’esistenza di Eva, quasi un risveglio, e la induce a trovare il coraggio necessario per cambiare la sua vita, per prima cosa lasciando Ivan, e intessendo così una nuova relazione con colui che ha acceso una inaspettata luce in mezzo al buio.

Paolino è il miglior amico di Eva, l’amico storico, impenitente scapolo che, dopo essere stato profondamente deluso negli affetti, si rifugia, al di fuori del lavoro, in un mondo virtuale, conducendo una vita social molto attiva, e impegnandosi in relazioni d’amore che di reale hanno ben poco.

Sullo sfondo, Viareggio e Livorno, un’Italia che vive la sua estate senza la propria squadra di calcio coinvolta nei Mondiali: è l’anno 2018 e il calcio sembra non avere alcun ruolo della storia, mentre forse, al contrario, è tutto, probabilmente è addirittura l’asse centrale.

La storia narrata da Morrone inizia come un romanzo, un romanzo che ci appare d’amore ma che poi, durante il proseguimento della lettura, si capisce che d’amore non è, poiché assume tinte di noir, a causa del comportamento improvvisamente persecutorio adottato da Ivan nei riguardi di Eva, delle bugie di Giorgio che probabilmente ha qualcosa da nascondere, e a causa di Paolino, l’amico benevolo di Eva che poi alla fine tanto benevolo non è, e lo scopriremo.

Una girandola di emozioni è dunque quella che ci coglie nella lettura di quest’opera, suscitando in noi interesse sempre maggiore nel proeguire, con la curiosità crescente di scoprire come andrà a finire e soprattutto quale sarà il destino dei vari personaggi.

Il linguaggio e lo stile sono fluidi, privi di errori e di refusi, per cui il libro si lascia leggere senza intoppi, non si registrano attimi di noia, la descrizione attenta di uno spaccato di vita sicuramente necessaria in questo particolare momento storico che stiamo vivendo, ovvero l’Emergenza Covid, in un paese e in un mondo in cui tutto è fermo, ma ferme non sono le nostre anime che fremono di vivere e che vivono, seppur recluse dentro quattro mura.

Un libro da leggere soprattutto oggi, dunque,  ma al tempo stesso un libro da tenere a mente soprattutto domani, quando la vita cosiddetta normale riprenderà con le sue gioie ma anche con le sue tante insidie e con le trappole da cui bisognerà trovare il modo di salvarci, in quanto donne e non solo per noi.

ILARIA GRASSO

TACHEA, IL ROMANZO DI GIOVANNA GUARDIANI SULL’AMORE PER SE STESSI

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Tachea, il romanzo di Giovanna Guardiani, pubblicato da Nulla Die, è una storia sul bisogno intimo di leggerezza che mostra Tachea, appunto, la protagonista e che appartiene intimamente ad ognuno di noi.

Tachea è una dolce signora che ha raggiunto ormai un’età e con essa la consapevolezza che spesso non è tipica della giovinezza, ovvero quella che ogni giorno è un dono e come tale va vissuto e va vissuto con la liberazione della proprie zavorre che limiterebbero la felicità di un’esistenza.

Tachea è, al tempo stesso, protagonista ed osservatrice di questa storia narrata con accuratezza e con linearità: la storia si lascia leggere dal momento che, oltre che coinvolgente, è lineare, come sempre i romanzi di Giovanni Guardiani.

Tachea è un libro sull’amore, ma prima ancora è un libro sulle relazioni umane, sulle relazioni su cui si fonda la vita di ogni persona, e delle quali è impossibile riuscire a fare senza.

Tachea è un libro sulla capacità di dubitare perché il dubbio rappresenta lo stimolo a cercare, il motore profondo della curiosità e perché solo gli sciocchi non hanno dubbi mai.

Tachea è un libro sulla passione, sulla passione per un uomo, sulla passione per il proprio lavoro e sulla passione per le cose in genere e tutti gli argomenti della storia passano come immagini dagli occhi di Tachea che giunge a cogliere l’origine più intrinseca dell’amore vero: l’amore verso sé.

ILARIA GRASSO

VERSI DAL CUORE: INCONTRO CON LA POETESSA POLACCA DANUTA ANNA KIDA

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Il mio incontro con la poetessa polacca Danuta Anna Kida, per parlare della sua passione per la scrittura e della sua prima raccolta poetica, dal titolo “Da Me a Te – Versi dal cuore”, pubblicata dall’editore Cristalli e Dintorni.

Ciao Danuta, ben trovata sul mio blog Liberi Libri e Non Solo: parliamo della tua prima raccolta di liriche, dal titolo “Da me a te – Versi dal cuore”, un libro in cui emerge forte la tradizione poetica del tuo paese natale, la Polonia…

Come è nato il desiderio di questa raccolta, pubblicata dall’editore Casa Cristalli e Dintorni, nella persona di Salvo Colucci?

Il desiderio di voler, più che pubblicare. trasmettere le mie emozioni, c’è sempre stato, e il mio Editore, che insieme alla sua Associazione Culturale Casa Cristalli e Dintorni, hanno creduto nelle mie poesie e hanno permesso di realizzare il mio sogno.

L’amore è il protagonista indiscusso di questa tua opera, l’amore che salva e mortifica, perché esattamente questo è l’amore, ciò che ci eleva ma che pure atterrisce…

Io senza amore non potrei vivere, come penso non possa esistere ogni cosa e non possano vivere tutti coloro che ci circondano.  L’Amore ci muove, l’amore ci guida, l’amore ci fa sbagliare e ci fa piangere, ma principalmente ci fa vivere.

La prefazione è stata realizzata da Massimo Pasqualone, che sottolinea, appunto, nella stessa come la tradizione poetica polacca, nelle figure di Wisława Szymborska, Czesław Miłosz, Zbigniew Herbert, Adam Zagajewski, Grzegorz Kwiatkowski, Halina Poświatowska, ti abbia fortemente formata, nel modo di scrivere…

Sono tutte poetesse di fama internazionale, io non mi ritengo tale, ma il mio impegno sarà quello di poter ripercorrere i loro passi e magari un giorno leggere anche il mio nome accanto al loro. Bisogna sempre esagerare nei sogni.

cover da me a te

C’è un componimento a cui ti senti più intimamente legata e per quale ragione?

Non uno, ma tutti in particolare, ognuno di loro è legato ad un pezzo della mia vita, delle mie emozioni…

In quale progetto letterario sei attualmente impegnata?

Finito questo ultimo giro di presentazioni di “Da me a te – Versi dal cuore” siamo già pronti con la mia Casa Editrice a questo nuovo progetto che al momento non posso svelare. ma non sarà un semplice libro di solo poesie, sarà qualcosa di più.

Siamo in chiusura, Danuta, grazie per essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Grazie a voi e il messaggio che lascio ai lettori è questo “leggete, leggete sempre, perché solo leggendo possiamo colmare le emozioni che ci mancano”.

ILARIA GRASSO

IL POTERE SALVIFICO DELLA SCRITTURA NEL TERZO ROMANZO DI GIOVANNA GUARDIANI – INTERVISTA

Giovanna Guardiani 2

Incontro con la scrittrice Giovanna Guardiani, per parlare del suo libro, dal titolo Come Salvarsi la Vita, e di tanto altro. Giovanna Guardiani è insegnante, è nata a Sanremo e vive a Silvi. Come Salvarsi la Vita è il suo terzo romanzo.

Ciao Giovanna, ben trovata sul mio blog Liberi Libri e Non Solo: com’è nata nella tua mente e nel tuo cuore la storia di Sofì, protagonista del tuo terzo romanzo dal titolo Come Salvarsi la Vita, pubblicato da Nulla Die?

Avevo bisogno di una protagonista che si trovasse in una situazione di dolore pungente, di sofferenza logorante e farle vivere una separazione sentimentale, ho pensato andasse bene. Il libro pur tratteggiando con cura il rapporto di coppia, cogliendone gli aspetti, a volte, malsani e mettendo in evidenza l’importanza dell’attrazione sessuale, ha un altro scopo; infatti, leggendo il romanzo, fino alla fine, si capisce che il rapporto uomo donna, non è l’elemento fondamentale di questo libro. La storia dei due piano piano, pagina dopo pagina, resta sullo sfondo; la storia dei due serve per trasmettere al lettore un messaggio importante: di fronte a momenti di sofferenza, di qualunque natura siano, è bene trovare soluzioni intelligenti, soluzioni che ci allontanano dalle situazioni catastrofiche e nello stesso tempo ci innalzano, ci proiettano verso qualcosa che prima non c’era. E’ la via è l’arte. “L’arte cura molti malanni” si legge, nel romanzo.

Sofi può essere ognuna di noi: la sua forza quanto le sue debolezze sono le nostre…

Vero, Sofì è donna. E, come molte donne, è forte perché capace di tuffarsi in imprese folli, e… potrebbe anche non uscirne viva ma dentro di lei, come in molte, c’è un sentire, c’è quel qualcosa che indica la via d’uscita. Sofì non sa, cosa l’attenderà fuori dal pozzo dove è scivolata, quasi di proposito, ma è forte, ha maturato saggezza, ha fede nella sua saggezza.

Come salvarsi la vita

L’amore di Sofi per Albert non è un amore finito, ma piuttosto un amore interrotto, per via di una decisione a lei imposta da parte del compagno, e questa rappresenta la vera tragedia per lei, dover smettere di amare, pur amando ancora…

Apparentemente sembrerebbe una decisione consensuale, infatti, insieme gridano “Basta”. Subito, si capisce, che lei non era molto consapevole del significato di questa parola. La decisione, comunque, è stata presa dal tarlo del “come deve essere un rapporto” ed entrambi, Sofì e Albert, fermi, sul come deve essere, dimenticano di osservare l’elemento propulsore di attrazione tra una donna e un uomo, l’eros, e il loro eros è potente, avvolgente, calamitoso. Capirà in seguito, Sofì, piano piano quanto sia importante l’attrazione, all’interno di una coppia e quanto sia deleterio voler avere sempre ragione con i propri discorsi. Sofi, come tutte le persone innamorate che si trovano a vivere il momento della separazione, soffre, si dispera e attraversa tutti gli stadi della sofferenza e nel mentre li attraversa tutti, fa una cosa molto importante vive, senza saperlo crea; crea un nuovo mondo e, mentre fa ciò, si allontana sempre più. Il romanzo finisce con una parola che trovo molto bella “forse”. Sofì rivolta, col pensiero, al suo uomo che non c’è più gli dice “ieri, ho visto che hai aperto il profilo su facebook, forse ti chiederò l’amicizia, forse”. E poco prima si legge : “Vorrei tanto dire ad Albert che non lo penso, da tanto tempo, tutti i giorni, e il dispiacere, il dolore che provavo, hanno lasciato il posto all’affetto.

Giovanna Guardiani 3

A questo punto della sua vita, alla soglia, appunto, dei quarant’anni, Sofi ha il preciso obbligo di reinventarsi, se vuole salvarsi la vita, come si ripete mentalmente nella quotidianità, come se fosse un mantra, e riesce a farlo…

Vero, scrive, scrive tanto, scrive la sua sofferenza, scrive il suo lavoro, scrive i modi in cui le persone attorno a sé si salvano. Ha la fortuna di incontrare persone creative, persone dedite in qualche modo all’arte. E alla fine si salva anche lei…Sofì è in possesso di qualcosa di importante, non è una sprovveduta, sa che ci sono molte strade per salvarsi e ognuno imbocca quella a lei più confacente. E’ con questo pensiero che comincia subito ad agire, inizia a fare il primo passo…il famoso primo passo.

Come salvarsi la vita è il tuo terzo romanzo: reputi che qualcosa, un filo sottile, lo unisca agli altri tuoi romanzi precedenti, ovvero Un dono per me e per te e Tachea?

Domanda interessante. Sì, c’è un bel filo colorato, si chiama “bellezza”. In Un dono per me e per te vi è l’invito a ripercorrere la propria vita soffermandosi sulle esperienze affascinanti. Si legge: “Ognuno di noi ha nella memoria esperienze vissute, emozioni provate stupefacenti e allora invito ognuno a posare lo sguardo più spesso di quanto fa sulle cose interessanti, belle della propria esistenza. Quante belle storie di vita vissuta verrebbero fuori! Da ogni storia emergerebbe che vivere è stupendo, è la cosa più bella che ci possa essere capitata…Tachea, la protagonista del secondo romanzo, è una vecchietta piena di vita, libera. Osserva il mondo e vi coglie la presenza dell’amore, della bellezza, ma, mano a mano che lo sguardo si allarga, ne percepisce, purtroppo, anche la loro assenza, la loro non presenza. Come salvarsi la vita, ultimo romanzo, la risposta è l’arte. L’arte ci avvicina al dio creatore…L’artista crea Bellezza.

Esiste già un quarto romanzo, in divenire oppure nella tua mente?

Sì, c’è. Ogni tanto ci torno, con calma.

Siamo in chiusura, Giovanna, grazie di essere stata con noi: lascia un messaggio ai lettori del blog…

 Leggete, leggete tanto. La lettura permette di penetrare nel mondo, di capirlo, di osservarlo, di amarlo e, tanto per rimanere in tema, di contribuire a costruire un mondo più bello, più sano. Un invito ai giovani: leggete i classici, i pilastri di molti valori, quelli solidi, quelli che fanno bene.

Grazie per l’intervista.

ILARIA GRASSO

L’AMORE CONTRO LE TENEBRE NEL NUOVO ROMANZO DI THONY BRANDON

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Luna piena è il secondo capitolo della saga Destino, di Thony Brandon, un romanzo nel quale appare evidente quanto lo stile e la scrittura dell’autore siano maturati rispetto alla precedente opera.

La storia è quella di Luca e Margherita, nobili che hanno perso i loro titoli a causa del loro amore fortemente contrastato dalle loro famiglie di appartenenze, novelli Giulietta e Romeo di un’epoca senza tempo.

I personaggi di questa nuova storia sono soprattutto alle prese con i loro limiti di creature umane pervase da paure e sentimenti, come erranti nel limbo senza fine dei loro pensieri oscuri, contrastati, al tempo stesso, dalla voglia intrinseca di trovare via d’uscita a questo loro limbo.

Magia, mistero, vampirismo e licantropia anche in questa storia, ma in fondo non è l’amore stesso un mistero insondabile?

Cosa ci lega, all’improvviso, a una persona, conferendoci la straordinaria forza di opporci ad ogni ostacolo, qualunque esso sia, incuranti del rischio quanto del pericolo oggettivo.

E l’amore tra Margherita e Luca è “vittima sacrificale della dannazione eterna” ma in fondo è solo l’amore che guarisce tutto, perché solo l’amore è in grado di donare luce in mezzo alle tenebre.

L’amore è il grido in grado di scacciare l’odio, come l’autore fa dire al suo protagonista Luca, E la bellezza di una persona è tutta racchiusa nella dimensione umana della persona stessa, dice ancora il Conte Luca Capobianco, mentre descrive la sua amata, e per quella bellezza è pronto a sacrificar se stesso e la sua stirpe, attraverso una serie di vicissitudini e tormenti che Luca quanto Margherita affrontano senza riserva alcuna.

La trama della storia si presenta anche questa volta ricca di colpi di scena, e con profili psicologici dei singoli personaggi, per lasciare spazio ad un finale aperto che rappresenta l’inizio del prossimo, attesissimo, capitolo per chiunque si accosti alla lettura di quest’opera.

Lo stile e la scrittura di Thony sono molto maturati, grazie agli approfondimenti e agli studi compiuti, nel tempo, dallo stesso e la lettura si presenta fluida e coinvolgente.

Gli intrighi e le passione dei vari personaggi sembrano essere vissuti in prima persona dell’autore, la cui anima indiscutibilmente muove tutte le figure che si muovono sul palcoscenico della storia che narra e probabilmente ogni personaggio contiene in sé qualche elemento che sia possibile attribuire a Thony.

ILARIA GRASSO

RECENSIONE DI “MADRE NATURA”, DI BLOND PORN FERRET, A CURA DI THONY BRANDON

Madre natura

Ilaria Grasso, in arte Blond Porn Ferret, è una scrittrice e redattrice di talento, carismatica, dal fascino semplice e di grande flessibilità nel raccontare storie appassionanti e avvincenti come quelle di questo libro ovvero ” Madre Natura”, che ho avuto modo di leggere in anteprima, e che invita pagina dopo pagina a una lettura scorrevole e piacevole. Una carrellata di racconti che sottolineano il rapporto tra madre e figli, per figli non s’intende solo quelli propri ma anche di terzi. Figli voluti ma mai avuti davvero e che per amore universale arrivano riempiendoti la vita così, miracolosamente. Storie avvincenti, drammatiche, con lieto fine o che ti lasciano l’amaro in bocca. L’essere madre senza perfezione e senza riserva alcuna. L’amore incondizionato, che abbraccia le mille sfaccettature del rapporto genitori e figli. Le condizioni delle donne dei tempi moderni a quelli più lontani. Storie di figli legittimi o adottivi, ma pur sempre figli, figli di eterosessuali e figli di famiglie arcobaleno. Figli di donne forti e fragili allo stesso tempo, che mirano a una vita migliore perché la loro condizione è fatiscente, incongrua con la realtà. Figli nati dall’amore , figli nati tra la disperazione, figli nati dalla prostituzione. Madri gentili, madri crudeli. Questo libro racconta una serie di situazioni, madri giovani con forte personalità, pronte a tutto pur di vivere i propri figli in modi differenti. Ognuna esprime le emozioni in modo vero e ben dettagliato, con sfumature culturali, etnie e pensieri differenti. Donne forti, accomunate dal filo rosso del coraggio, animate dalla voglia di combattere e di restare in piedi sempre, nonostante le avverse condizioni della vita.

Di questo libro il racconto che mi ha segnato di più è quello di una ragazzina di 13 anni venduta dalla propria madre in un bordello di Dacca sito in Bangladesh. Dove il tasso di prostituzione giovanile è un business non indifferente e legale in quelle terre.

La protagonista è persa nell’ovvio di una vita costretta, di un non accettare la sconfitta della sua esistenza. Smarrita l’autostima, Maimoona si racconta con gran rancore e rammarico, colei che l’aveva messa al mondo, invece di proteggerla l’abbandonò tra le braccia dei carnefici, uomini che non vedevano in lei una bambina ma un oggetto sessuale, da usare, pagare e gettare via ogni giorno.

“Se non mi amò mia madre, chi mai dovrebbe farlo?”

Speranze assenti, la luce entra a fatica nella sua vita buia e incatenata a vizi carnali lussuriosi. Un continuo calvario, che la protagonista cerca di ricordare il meno possibile con la speranza di sopravvivere all’inferno, nonostante tutto. Dimenticare le mani, l’odore, il sesso violento e sporco, non fu per niente facile.

“Ho rimosso per continuare a vivere una vita che non mi appartiene e non mi è mai appartenuta e che mai sarà veramente mia, perché ho fatto un giuramento terribile. Ogni giorno sono in mostra, nella vetrina sporca del piacere ad ore, alla mercé di uomini di ogni età ed estrazione, di ogni luogo e da nessuno”.

Difficile trovare le giuste parole, difficile giudicare nel mondo il vivere di queste bellezze rubate e depredate della purezza della loro esistenza. Donne, ragazze, bambine. Bambine che dovrebbero giocare e ridere, ma che spesso vediamo nelle strade delle nostre città, nelle vetrine di città non solo indiane, ma europee, vendute come merce, tra gli affari loschi, sporchi di uomini disumani e ingordi di potere e lussurie. Quante volte queste donne vengono insultate pesantemente e senza sapere nulla del loro vissuto, del perché si ritrovano a fare una vita così ingiusta, c’è chi lo fa per scelta, c’è chi invece come Maimoona è costretta dalla propria madre mostro a vivere una vita sporca che ti macchia il velo dell’innocenza per l’intera vita. Una svolta davvero importante è la gravidanza che si trova a vivere, la speranza nel cuore di Maimoona quando dice “spero che sia maschio così da avere un destino differente dal mio e lo chiamerò Amir, perché Amir in persiano, significa RE. Lui è i mio Re e io lavorerò duro per lui, perché per una volta nell’ombra della sua esistenza ha trovato un’ancora di speranza e salvezza”.

THONY BRANDON, PITTORE E SCRITTORE