L’AMORE, L’AMICIZIA E IL DOLORE, NEL NUOVO LIBRO DI LORENZA STROPPA – INTERVISTA

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Incontro con la scrittrice Lorenza Stroppa, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, dal titolo “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te” (Mondadori).

Come ha preso vita la storia contenuta nel tuo nuovo romanzo, da quale esigenza è maturata?

Come accade spesso a chi scrive, la scintilla è nata leggendo, per associazione di idee. In un romanzo della scrittrice americana Erica Bauermeister, la protagonista trovava a terra, in un supermercato, un foglietto con una lista della spesa con su scritto “pane, latte, banane e una pistola”. In quel libro questo ritrovamento non serviva e non portava a nulla, era solo una svirgolata della storia. Nella mia immaginazione, a partire da questa lista, si è creato un mondo. La lista è diventata un’agenda con all’interno una to do list, e la pistola… be’ la pistola, o perlomeno la minaccia che rappresenta, si è trasformata in qualcos’altro, che qui non posso rivelare. Per formulare tutto il resto, in particolare per dare corpo alle sfumature psicologiche dei personaggi, ho attinto a ciò che c’è dentro di me, a quel lato oscuro dove si agitano le paure più inconfessate e le emozioni più forti.

Il mondo maschile e quello femminile sembrano apparentemente incomunicabili, invece nel tuo romanzo si evince l’esatto contrario: esistono punti di incontro molto forti, indispensabili per la sopravvivenza…

E’ una cosa molto strana, pensa che ho amici maschi e femmine, senza distinzione, che affermano con sicurezza che il personaggio femminile, o quello maschile, è molto più intenso e realistico dell’altro. Io ho cercato di calarmi dentro di loro al meglio, divertendomi, lo ammetto, più nei panni di Diego, che è, almeno all’apparenza, un animo più leggero e volubile di Giulia. Con Giulia non è stato facile, per via di ciò che si rimescola dentro di lei, nel suo passato. Credo che, a prescindere da codici e approcci diversi, entrambi i miei protagonisti abbiano dei demoni contro cui lottare e, quando sei in lotta, spesso ti accorgi di non essere l’unico al mondo in quella situazione. Da qui l’esigenza di trovare un punto di contatto, di comprendere come andare avanti.

Giulia è una pittrice, Diego è un editor, quindi entrambi dedicano la loro esistenza a comunicare: questa necessità di comunicare ed esprimere qualcosa li accomuna e li unisce fortemente…

Entrambi hanno qualcosa di inespresso dentro di loro e cercano il modo di comunicarlo. Di più, entrambi hanno difficoltà, anche se per Diego non sembra, a socializzare, a vivere, ad accettarsi. E i colori per Giulia, e le parole per Diego, rappresentano un codice, un filtro per leggere la realtà, per comprendere ciò che accade ma anche per capirsi. E per perdonarsi. I due percorsi in questo caso vanno in due direzioni diverse: Giulia, grazie alla pittura, ai colori, ma soprattutto grazie all’incontro con Diego, riesce ad andare dentro di sé, dove si agitano i suoi spettri; Diego grazie alle parole e all’incontro con Giulia riesce ad andare fuori di sé, a dare voce a ciò che non credeva di poter fare. Sono due consapevolezze diverse che però nascono dal loro incontro e scontro.

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L’amicizia è un tema di grande rilevanza nella storia, sia al maschile che al femminile: si considerino Diego e Frank e, dall’altro lato, Giulia, Teresa e Rita… L’età e le differenze caratteriale e di vissuto non costituiscono una barriera ed anzi favoriscono lo scambio…

Tutti abbiamo bisogno di una voce amica. Di qualcuno che sappia ascoltare e dirti la parola giusta al momento giusto. Dalla parte di Giulia ci sono due “angeli custodi” una all’opposto dell’altra: Rita, cugina e amica, vulcanica, spumeggiante, colorata e piena di forza di vivere e l’anziana Teresa, la merlettaia di Burano, pacata, saggia, consapevole. In qualche modo riescono a tenere Giulia a galla, grazie ai loro “pesi” differenti. Diego invece è puntellato da Frank ma anche da Pietro. Frank, amico di lunga data e suo compagno di merende, è più un terreno di scambio con cui dialogare; il piccolo Pietro, bambino nerd, asociale e impertinente, è invece uno specchio per Diego, un modo per guardarsi e riflettere su se stesso.

Sono convinta che l’età non conti nelle amicizie, ci sono persone che ti entrano dentro, che tu trovi subito in sintonia con te a prescindere dall’età. Persone con cui non smetteresti mai di parlare, o che ti fermeresti ad ascoltare all’infinito. Che senti vicine anche se riesci a vederle poco. E poi ci sono le persone giuste al momento giusto, magari delle meteore, colleghi, amici che frequenti solo per poco tempo, per caso o per necessità, che però svelano lati di te che non conoscevi o sono fondamentali nella maturazione in te di alcune scelte. Magari non saranno dei punti di riferimento fissi, non diventeranno dei “migliori amici”, ma ti ricorderai sempre di loro.

Venezia non sta sullo sfondo, ma è essa stessa un personaggio della storia con i suoi mutamenti, esattamente come l’animo umano, scelta sicuramente non casuale…

La mia famiglia è Veneziana, io sono l’unica a essere nata a Pordenone, città che mio padre scelse per motivi di lavoro. Oltre ad avere dei parenti a Venezia, ci ho anche studiato, ho frequentato infatti l’Università lì per quasi cinque anni (mi sono laureata in Filologia Romanza, alla facoltà di Lettere Moderne). Mi sento molto legata a questa strana città. Oltre alla facciata da cartolina che rivolge ai turisti, c’è molto di più. E’ una città scolpita nella pietra e nell’acqua, fragile e bellissima, abbracciata dal mare che la culla o la strattona, che si dimostra gentile o invadente. E’ una città che trasuda Storia e storie, che ha ombre e riflessi vividi. Se cammini di notte per Venezia non solo senti lo sciabordio dell’acqua e i tuoi passi sui masegni, ma le voci che escono dalle case, la musica che scivola da sotto le porte, il vento che si infila tra le calli, che fa sbattere i panni al vento, che fa vibrare le sartie… Sembra quasi che la città si muova attorno a te, che ti parli. Io ho cercato di restituire questa “voce” nel libro.

Trovo che il tuo sia un libro opportuno, in questo delicato momento storico mondiale…

Quando scrivo mi pongo due obiettivi: da una parte portare il lettore con me, dentro alla storia, facendogli dimenticare per un po’ il presente, dall’altra cercare di suscitare in lui delle domande, sperare che il mio libro lo porti a fare dei paralleli, a riflettere su di sé. “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te”, anche se comincia come una normale commedia d’amore, poi vira e si trasforma in un romanzo che parla di resilienza, di accettazione di sé e del proprio dolore, dell’importanza dell’attesa. Per questo motivo si adatta forse a questo momento “sospeso” che stiamo vivendo. Strattonati come siamo da mille paure e da mille angosce forse è importante che torniamo dentro di noi, che impariamo ad ascoltarci e ad accettarci. Se noi diventiamo un punto fermo – “una briccola saldamente conficcata nel fango della laguna”, per usare le parole di Giulia – tutto intorno può esserci anche la tempesta, ma noi teniamo. Resistiamo.

Progetti per il futuro prossimo, quarantena permettendo…

In questi giorni ho trovato molto difficile scrivere. Gli scrittori hanno bisogno di energia, di stimoli, e la vita monotona e sempre uguale, per lo più bersagliata da notizie sempre più angoscianti, non rema a favore. Però sono riuscita ad andare un po’ avanti con il progetto che sto portando piano piano a termine. E’ una storia ambientata in Bretagna, terra che amo e che ho visitato più volte. Un romanzo corale, non come quello di Giulia e Diego, con diversi personaggi e storie che si intrecciano. E il mare, anzi, l’oceano, come elemento dominante. Di più, al momento, non posso dirti.

Come facciamo a seguirti?

Da qualche mese ho un sito internet, http://www.lorenzastroppa.it, che aggiornerò con nuovi progetti e nuovi libri. In più sono raggiungibile sui social, Facebook e Instagram (il mio nickname di Instagram è libristerica). Siete i benvenuti!

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Roberto Bolaño diceva che i libri sono un labirinto e un deserto. Insomma un posto dove perdersi e dove immaginare, dove portare a spasso la nostra anima inquieta. In questo tempo sospeso, sono una buona cura o perlomeno un’occasione di svago. Un saluto a distanza e buone letture!

ILARIA GRASSO

UN VIAGGIO DELL’ANIMA, IN “DA QUALCHE PARTE STARO’ FERMO AD ASPETTARE TE” (MONDADORI), ROMANZO DI LORENZA STROPPA – RECENSIONE

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Da qualche parte starò fermo ad aspettare te (Mondadori) è la storia di un viaggio interiore, quello di Giulia, la protagonista, un viaggio per ritrovare la libertà di essere se stessa, un viaggio oltre la paura di vivere, che ottenebra e arresta i battiti del cuore.

Giulia compie un viaggio il cui motore è il dolore, un dolore che sarebbe insopportabile a chiunque, anche se si provasse solo a immaginarlo.

Un viaggio, però, perché possa condurci alla destinazione, prevede l’esistenza di un compagno, qualcuno che possa quasi farci da bussola e che illumini la nostra oscurità, come una torcia dentro un tunnel buio, e la torcia è il compagno è Diego.

Diego, che di lavoro svolge editing per una casa editrice e che con l’amore non ha mai fatto i conti, preso com’è da frequentazioni superficiali e prive di coinvolgimento, entra nella vita di Giulia in un modo originale, arrivando a conoscerla in profondità ancor prima di incontrarla; Giulia ama dipingere,  è una pittrice di talento, perché nella pittura riesce a esprimersi ma non a liberarsi totalmente, poiché manca un tassello, il più importante. La sua mancanza di libertà è rappresentata nella sua incapacità assoluta ad utilizzare il rosso, il colore del sangue, nonché della passione e dell’amore

La malinconia è la miglior compagna di Giulia, sebbene non le manchino amicizie autentiche, quali si rivelano la dolcissima e saggia Teresa, non più giovane,  e la cugina Rita, un vulcano vero, persa dietro alle proprie storie, vere o presunte tali, lei che di punti fermi non ne ha, riesce ad essere un punto fermo per la giovane donna.

Prima di incontrare Giulia, la vita di Diego scorre tra il suo rapporto conflittuale con la madre, donna autoritaria che non è disposta certo a fare sconti, tanto meno a suo figlio, l’amore per il suo nipotino Pietro, e la passione per il suo lavoro, con le croci e le delizie che lo stesso implica. Anche a Diego, come a Giulia, mancano le emozioni autentiche, quelle che, probabilmente, sono destinati a ritrovare insieme.

Altra protagonista della storia è Venezia, che non si limita a fare da sfondo alla storia, ma partecipa in maniera attiva ai sentimenti dei personaggi stessi, una Venezia lontanissima da come siamo soliti concepirla, ovvero come una meta turistica, ma che qui, invece, è più vera, quotidiana con le sue gioie e con i suoi dolori, autentica.

Da qualche parte starò fermo ad aspettare te non è solo un romanzo d’amore ma è molto più: rappresenta, pagina dopo pagina, un viaggio verso la libertà, attraverso il dolore e l’abbandono della paura stessa del dolore, un viaggio che tutti dovremmo avere il coraggio di compiere, nella nostra vita, per far ritorno a quello che noi siamo.

ILARIA GRASSO

“Che te ne fai di un cielo senza stelle?” di Alessio Poeta – Recensione

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“Che te ne fai di un cielo senza stelle?” è il romanzo di  Alessio Poeta, scrittore ed articolista per diversi importanti siti di informazione, e, tra questi, Gay.it e Dagospia, dove è presente, appunto, con numerosi articoli ed interviste a personaggi famosi, con cui Alessio discorre di ogni argomento.

Questo suo primo romanzo, che si legge molto piacevolmente, narra le vicende di Valerio Falabella, ragazzo romano pieno di belle speranze e di entusiasmo che, nell’arco di una giornata sola, giunge a perdere tutto: il fidanzato storico, Michele, traditore seriale, e il suo lavoro come commesso in un noto negozio di abbigliamento della città.

Deluso dall’amore e dal lavoro, Valerio si sente come se non avesse alcuna via di uscita, ma la via di uscita gli viene offerta, su un piatto d’argento, dalle amicizie che non lo abbandonano, nemmeno in un momento così difficile per lui, così la sua amica Pamela, una soubrette con un amante autorevole (un noto senatore italiano), gli organizza un colloquio presso una famosa emittente televisiva milanese.

Valerio viene preso per quel lavoro del tutto nuovo per lui, dove ha modo, anche, di mettere a frutto la sua laurea, un lavoro, appunto, come autore televisivo, e inizia, così, la sua nuova avventura milanese, con un nuovo amore, anche, e delle nuove amicizie, tra cui l’imponente Swami, transessuale non operato e sua deliziosa coinquilina, senza dubbio, un personaggio dal quale rimanere profondamente attratti – per svariate ragioni che leggendo capirete – fino alla fine del libro.

Personalmente questo libro, a me, è molto piaciuto: è piaciuto il modo leggero con cui ogni vicenda, anche la più impegnativa, viene raccontata, mi è piaciuta l’ironia con cui procede la narrazione, la descrizione delle scene che consente, al lettore, di calarsi completamente nei fatti, come se fosse, egli stesso, protagonista.

La storia si legge molto scorrevolmente e il finale è, a mio avviso, aperto, probabile preludio (questo, però, bisognerebbe chiederlo all’autore) ad un nuovo libro e, quindi, ad un nuovo capitolo della storia del giovane Valerio Falabella che, in fondo, di valori come l’amore e l’amicizia, dentro alla sua vita, non ha mai dubitato.

Un libro che a me ha fatto passare tre ore piacevolissime e che, per questa ragione, vi consiglio di leggere.

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ILARIA GRASSO

“Dimmi di noi”, il romanzo di Rebecca Quasi: RECENSIONE

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In “Dimmi di noi”, il romanzo di narrativa contemporanea che continua ad essere Best Seller su Amazon da parecchi mesi, l’autrice, Rebecca Quasi, affronta il delicato tema della maternità da sole, attraverso la fecondazione assistita, e lo fa senza retorica, senza emissione di facili giudizi e, soprattutto, con delicatezza.

In questo romanzo, che, personalmente, definisco avvincente, sono affrontate anche tematiche come l’adozione, la solidarietà tra i componenti di una famiglia allargata, la scelta della solitudine ritenuta come scudo contro la paura di soffrire, e la possibilità di lasciarsi andare nell’amare, accettando i propri umani limiti.

Joe, Miriam ed Esther sono gli assoluti protagonisti della vicenda e tutti intorno stanno gli altri personaggi, intrisi della loro varia umanità, forti, ognuno, delle proprie peculiari caratteristiche.

Un romanzo che non manca di stupire il lettore, un romanzo che reca in sé un messaggio positivo e di speranza, secondo il quale è ancora possibile credere ai buoni sentimenti e dedicarsi ad essi, ma soltanto a patto di riconoscere, con sincerità, i propri limiti e le proprie umane necessità.

Lo consiglio.

Di seguito il link per potere scaricare il libro su Amazon:

 

ILARIA GRASSO

Incontro con lo scrittore ed editore Alessio Masciulli

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Oggi ho ospitato sul mio blog il mio amico, scrittore ed editore, Alessio Masciulli, che si è raccontato in una piacevolissima chiacchierata e ci ha parlato della sua nuova avventura che prende inizio proprio in questi giorni: l’avvio della attività della sua neo-nata Casa Editrice, che porta il suo nome, appunto, Masciulli Edizioni.

Ciao Alessio, ben venuto sul mio blog LIBERI LIBRI E NON SOLO, parliamo di “Credi in me”, il tuo nuovo romanzo, pubblicato da Edizioni Il Viandante, libro che sta riscuotendo un grande successo: com’è nata questa tua nuova storia, in cui amicizia e musica si uniscono, come scudo da innalzare alle insidie del mondo e della vita? Quanto c’è in te, dei due ragazzi protagonisti?

Come tutti quelli che scrivono libri rispondo che non c’è nulla di me però poi credo che nessun autore si privi del piacere di inserire qualche sua caratteristica in un personaggio, forse io assomiglio alla segretaria del protagonista Stefano che ha un grande coraggio e voglia di aiutare qualcuno che… beh dovete leggere il libro.

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La musica e l’amicizia, realmente possono salvarci, secondo te?

Le emozioni belle possono salvarci sempre e sia la musica che l’amicizia lo sono. L’unica differenza è che la musica non ci potrà mai fare del male, mentre gli amici, se poi si rivelano falsi, si.

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Ho letto che a marzo uscirà un tuo nuovo romanzo: vuoi darci qualche anticipazione?

In realtà uscirà a Maggio perché lo voglio far coincidere con il mio compleanno e ho spostato la data. Sarà un saggio poetico sui rapporti umani. Poesie e brevi racconti di vita che mescolandosi danno spunti di riflessioni.

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In questi giorni hai mosso i tuoi primi passi per una nuova, fantastica, avventura, creando la tua casa editrice non a pagamento, che porta appunto il tuo nome, Masciulli Edizioni: come ti senti?

Mi sento carico come ogni mia nuova iniziativa. Guai a perdere l’entusiasmo nel fare le cose, diventeremmo tutti automi comandati e siccome già ce ne, sono tanti meglio evitare. Aprire una casa editrice è un grande impegno ma sento che non sono solo.

Chi volesse pubblicare con te, cosa deve fare?

Semplice, mi contatta, mi propone il suo lavoro editoriale, lo leggo e insieme all’autore decidiamo le strategie per iniziare il cammino al meglio, se ci troviamo in linea e il testo si presenta buono si parte. Chi mi conosce sa l’energia che metto nelle cose che amo e promuovere libri è il mio secondo amore. Il primo… bhe immagina tu qual è.

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Come facciamo a seguirti?

Potrei lasciare delle briciole ma se ci sono dei passeri affamati in giro resto solo… dai scherzo, sono sui social un po’ ovunque con il mio nome e cognome e tra poco lancerò il nuovo sito. In ogni caso chi volesse proporre un manoscritto può contattarmi a questa mail masciulliedizioni@gmail.com, grazie a tutti.

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Siamo in chiusura, carissimo Alessio, grazie per essere stato con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Ragazzi non fatevi fregare da nessuno, siate buoni e onesti perché così vi vorranno bene in tanti che tanto la cattiveria colpisce solo a chi la lancia per prima, e poi mi raccomando, sempre positivi!

ILARIA GRASSO

Note: Nella foto in alto, Alessio Masciulli è con la pittrice Alessia Pignatelli, che ha realizzato la copertina del romanzo “Credi in me”

Althea, romanzo di Stefania Mortini – Recensione

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Althea, il romanzo di Stefania Mortini, è una storia d’amore ma soprattutto è una storia di vita, una vita che noi tutti potremmo, ad un certo punto, trovarci a vivere: un’esistenza fatta di colpi di scena, colpi di scena intesi nel bene quanto nel male, quale può essere, ad esempio, un lutto improvviso, la perdita, appunto, di una persona amata, e, nel bene, quale può essere, invece, un sentimento piovuto dentro al nostro cuore all’improvviso.

Althea si snoda attraverso la vicenda, in primo luogo, della bellissima Irene, ragazza di provincia che ignora completamente le sue potenzialità di giovane donna, avvenente, risoluta e tenace, un personaggio che ci parla, appunto, in prima persona, e alla quale finiamo di sentirci legati praticamente da subito, sin dalle prime pagine del romanzo, Irene, una ragazza fragile e forte, un fiore d’acciaio che torna a fiorire nel cuore di Milano, attraverso un nuovo lavoro e con una nuova esistenza.

Irene è, di fatto, ognuno di noi, ognuno di noi con le sue debolezze ed i suoi punti di forza, un caleidoscopio di sentimenti e di desideri, ma anche di paure e di fragilità.

Althea è anche una storia incentrata sul miracolo dell’amicizia e della condivisione, e non soltanto su quello dell’amore: in Althea si esprime anche la possibilità concreta di riuscire ad amare qualcuno, nella vita, con i suoi chiaroscuri, perchè non esiste un amore che possa dirsi perfetto, così come non esiste un’amicizia che possa dirsi perfetta, per l’appunto.

Althea è la storia d’amore tra Alberto ed Irene, due personaggi apparentemente lontani tra loro, ma, nel concreto, vicini, per sensibilità e per vissuto, come solo leggendo potrete scoprire, e, attorno ad Alberto ed Irene, ruotano una serie di altri personaggi che solo in apparenza possiamo definir secondari, come, ad esempio, la madre, la cognata e la nonna di Irene, come suo fratello,e  come Serena alla gestione dell’Althea e come lo stesso impeccabile Mohamed, fragile anch’egli, nonostante la sua imponenza in fatto di fisico: ognuno di loro è un personaggio che riconosciamo tra quelli che ruotano nelle nostre stesse vite e che popolano le nostre giornate, nel quotidiano: in fondo ognuno di noi ha un “uomo lampadario” che fa parte della sua vita, qualcuno che si mostra vittima, appunto, delle proprie ossessioni, e forse “uomo lampadario” siamo forse anche noi.

Althea è un libro da leggere, per la storia ed il garbo, uniti alla raffinatezza, in cui si snoda la vicenda, pagina dopo pagina, attraverso le assai minuziose descrizioni che ci catapultano letteralmente nell’ambiente lussuoso dell’Althea, locale esclusivo di una Milano da bere (la famosa che ricordiamo dagli Anni 80), ma anche di una Milano restia a perdonare, restia a perdonarci le nostre fragilità umana.

L’Autrice

Stefania Mortini nasce in provincia di Pavia nel 1979 e sin dalla prima elementare si evince che ha un’innata fantasia. Alle scuole medie i genitori vengono ripetutamente chiamati dal professore d’italiano poiché loro figlia non si limita a far temi, ma già li suddivide in capitoli come se fossero tesine, generando decine di pagine, che ovviamente non riescono mai ad esser letti per intero data la lunghezza. Si specializza nell’ambito grafico ma la sua passione sfocia in una miriade di lettere dedicate, distribuite ad amici e parenti e un paio di libri mai pubblicati. Il desiderio di scrivere romanzi esplode una notte, quando alle prese col suo ultimo nato che non vuol dormire, comincia a passare il tempo buttando giù una storia, che ben presto si trasforma nel suo primo romanzo di ben 512 pagine. Stefania è una sognatrice, una visionaria che con i suoi scritti ha deciso di mettere un pezzo del suo cuore sul mercato.

 

ILARIA GRASSO

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Recensione: Il poster di New York, di Tamara Brazzi

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Il romanzo di Tamara Brazzi dal titolo “Il poster di New York” (Ibiskos Editrice Risolo) si incentra su una trama che affascina, si lascia leggere molto velocemente, trasmettendo un messaggio di forte positività nei riguardi della vita, quella positività che dovrebbe accompagnarci sempre, anche nonostante tutto, nonostante la solitudine, la vecchiaia, il tempo che avanza, le speranze disattese.

E’ una storia di complicità ed amicizia, al femminile, le cui protagoniste superano le barriere anagrafiche che potrebbero essere per loro motivo di separazione: Claudia è una ragazza molto giovane, mentre Margherita ha 85 anni, ma lo spirito è uguale, poichè entrambe hanno voglia di vivere e di realizzare i sogni nascosti in fondo al loro cuore.

Ad unirle è un viaggio, nella Grande Mela,  New York, la città magica, dove tutto sembra possibile, dove ogni sogno si avvera.

E la magia è che si rimane incollati a leggere questo romanzo dalla prima sino all’ultima pagina, in una girandola di emozioni che solo la vita vera, su cui si fonda la storia, regala.

 

ILARIA GRASSO

Giù nella miniera, di Igor De Amicis e Paola Luciani: recensione

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La storia spiegata ai ragazzi dai ragazzi, questo è “Giù nella miniera”, di Igor De Amicis e Paola Luciani, pubblicato da Einaudi Ragazzi: la tragedia di Marcinelle dell’8 agosto 1956, che ha cambiato la storia degli italiani all’estero, vissuta attraverso gli occhi di un gruppo di giovanissimi, italiani e belgi, compagni di giochi, ed esempio tangibile di come si può abbattere ogni presunta ed arrogante differenza, attraverso la condivisione.

Il sogno di una famiglia, quella del piccolo Fulvio, di sua madre e di suo padre, emigrati in Belgio per poter “fare i signori” e con loro di tantissimi altri italiani, l’onta delle discriminazioni subite in una terra per la quale lavoravano ma che gli era ostile, i cartelli offensivi all’entrata dei negozi: Fulvio vive ogni cosa sulla pelle sua, ma trova il conforto di amicizie vere, amicizie che prescindono dal paese di appartenenza, con quell’impeto di sincerità e spontaneità che si innesca solo tra i ragazzi e giovanissimi.

“Giù nella miniera” nasce come un libro per ragazzi, ma è destinato veramente a tutti, perchè fa riflettere anche noi adulti, sulla vicenda storica di Marcinelle in senso stretto e sul ruolo globale dei migranti in senso lato e in ogni epoca storica, e la tragedia belga si riveste anche oggi di grande attualità, portando con sé il messaggio, in questa opera, che solo l’amicizia, il comune sentire e la condivisione abbattono ogni pregiudizio.

ILARIA GRASSO