“ERA UNA GIORNATA DI SOLE”, DI MARIANO BRUSTIO – RECENSIONE

Una storia di mare e di amore quella di Eugenio e di Susanne in Era una giornata di sole, il primo romanzo di Mariano Brustio, pubblicato da Calibano Editore.

Uno spaccato dell’Italia a cavallo tra gli anni 60 e 80, i progressi di allora, l’evolversi della televisione e sullo sfondo sta una Genova meravigliosa e amara come è solo la vita, se vissuta pienamente.

La prefazione dell’opera è affidata a Giancarlo De Cataldo, che pensa ad introdurci subito i due protagonisti che bastano a se stessi perché si amano con la sincerità di un sentimento puro che come tale non conosce le contaminazioni del mondo, pur facendone intrinsecamente parte.

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Ed Eugenio è un marinaio che coinvolge la sua compagna in un viaggio geografico, e non soltanto nel viaggio della vita.

Eugenio e Susanne sono appunto i due protagonisti e tutti intorno a loro stanno altri personaggi che solo alla apparenza risultano marginali, ma che, al contrario, sono parte viva della storia, in un caleidoscopio di storie personali, emozioni, gioie e di vicissitudini, come avviene in ogni singola esistenza umana, anche la più semplice.

Susanne è orfana dei genitori ed è cresciuta in un sanatorio ligure ed Eugenio rappresenta dunque la sua roccia, il vincastro a cui appoggiarsi, giorno dopo giorno, lungo il cammino incerto dell’esistere.

E il sole splende, splende sempre, pure in mezzo alle tempeste che agitano i mari che Eugenio e Susanne navigano, imperterriti, forti dell’unica forza di cui dispongono pienamente, l’amore, l’amor che vince sempre, perché l’amore è il sole che illumina e riscalda.

Mariano Brustio, classe 1959, ha collaborato alla stesura dei volumi su Fabrizio De André “E poi il futuro” – Mondadori 2001, “Belin, sei sicuro?” – Giunti 2003, come coautore al libro “Volammo Davvero” – Fondazione De André – Bur 2007 e per diversi mesi ha lavorato fianco a fianco a Fernanda Pivano durante la preparazione del volume “The Beat Goes On” – Mondadori. Storico socio fondatore della omonima Fondazione, ha curato decine di mostre itineranti su Fabrizio De André e la sua opera, dal 2000 ad oggi, spesso con il regista Pepi Morgia. Ha pubblicato suoi scritti e collaborato alla realizzazione del CD “Ed avevamo gli occhi troppo belli” ed al DVD “Ma la divisa di un altro colore” per la “editrice A”, con la quale tuttora collabora pubblicando articoli sulla rivista mensile “A”. Ha collaborato alla pubblicazione di un dossier relativo al cantautore francese Georges Brassens (A rivista n. 371) e ad un dossier relativo alle condizioni del Mar Mediterraneo (A rivista n.373). Ha collaborato alla realizzazione del DVD “Fabrizio De André in Concerto” – edito dalla Fondazione Fabrizio De André – BMG-Ricordi 2004 curandone la dettagliata discografia ufficiale. Nel 2016 ha pubblicato un suo racconto sul volume Fondazione “Nelle ferite del Tempo” (Photocity 2016), pro terremotati. Ha recensito racconti e romanzi di vari autori, non solo in ambito musicale e ne ha curato la presentazione pubblica in Italia. Vive e lavora accanto al lago Maggiore.

ILARIA GRASSO

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UN ROMANZO SULLE RELAZIONI E SULLA VITA “CATARINA E LA PORTA DELLA VERITA'” DI MARIA GIOVANNA FARINA E MAX BONFANTI (RUPE MUTEVOLE EDIZIONI)

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Athos e Catarina sono due mondi apparentemente lontanissimi che un bel giorno, grazie al destino o alla fortuna o, più semplicemente, a quella buona occasione che tutti aspettiamo nella vita, si incontrano, perché è Catarina a bussare alla porta di Athos, proprio quando questo più niente s’aspetta.

Inizia così la loro strana avventura insieme, il loro relazionarsi reciproco, giorno per giorno, in mezzo a mille vicissitudini e peripezie dagli stessi nemmeno lontanamente immaginate prima del momento del loro inaspettato incontro.

Il romanzo Catarina e la porta della verità della filosofa e scrittrice Maria Giovanna Farina  e del filosofo Max Bonfanti (Rupe Mutevole Edizioni) è una storia sulle relazioni che sono così indispensabili per il nostro vivere quotidiano, quelle relazioni senza le quali non ci è concesso esistere, sebbene troppe volte, per la nostra passione smodata per la solitudine, ci convinciamo che stiamo bene senza, quando in realtà non è possibile neanche la sopravvivenza, senza che esista la condivisione.

E nel romanzo di Maria Giovanna Farina e Max Bonfanti la condivisione tra Athos e Catarina inizia subito e va al di là delle loro più profonde convinzioni, instaurandosi prepotentemente, come avviene solamente nelle relazioni vere: il non poter più fare a meno dell’altro perché l’altro incarna, in un certo modo, il nostro viaggio intimo dentro quella che rappresenta la nostra vera essenza, quell’essenza troppe volte nascosta al mondo, soltanto per paura.

Non mancano nemmeno i colpi di scena, in questa storia, che è un romanzo sulle relazioni, è vero, ma che è anche una storia d’azione, con un mistero profondo da chiarire, quello che ci trattiene nella lettura fino all’ultima pagina della vicenda stessa.

Non mancano di certo i respiri di sollievo, le boccate d’aria e l’ironia, i momenti di libertà, in questo romanzo di Maria Giovanna Farina e Max Bonfanti incentrato sulla vita, in tutte le sue sfumature, una storia di cui vi consiglio fortemente la lettura.

ILARIA GRASSO

LA GIOIA DELLE PICCOLE COSE IN UNA GRANDE STORIA NE “IL PANE SOTTO LA NEVE” DI VANESSA NAVICELLI

Libro in 3D_formato leggero

Il pane sotto la neve è un romanzo bellissimo, scritto dall’autrice piacentina Vanessa Navicelli, opera che è stata finalista nel concorso letterario Rai La Giara, anno 2012, nella sua prima edizione.

Quasi cinquant’anni di storia italiana (dagli inizi del ‘900 al 1945) attraversano questo libro, con le gioie ed i dolori dei suoi appassionati protagonisti, attori di questo romanzo corale dove nessun uomo è un’isola, ma tutti sono perfettamente interfacciati nelle tre generazioni a cui appartengono: quella dei nonni, quella dei figli e dei nipoti.

Nel romanzo, che è il primo de La saga della Serenella, si raccontano le fatiche del lavoro ed i suoi frutti, di quel pane sotto la neve che sempre si ritrova, come se fosse custodito alla stregua di un tesoro, perché il lavoro duro porta sempre i suoi buoni risultati e, come un detto contadino popolare esprime, quei germogli di grano che di inverno riposano sotto la neve, in primavera daranno sempre il pane, quel pane da cui si ricaveranno sostentamento e vita.

E in questa storia c’è anche l’amore, in tutte le sue forme, dove è amore appunto anche quello per il lavoro e per la propria terra, la patria per la quale si combattono la prima come la seconda guerra mondiale, delle quali si narra attentamente in questa storia e quella stessa patria per cui si fa la Resistenza e si diventa partigiani.

C’è un pezzo di storia, in questo libro, che nessuno di noi dovrebbe mai dimenticare, per poter crescere e per potere migliorare la propria persona, un pezzo di storia popolata da varia umanità di personaggi che entrano nei nostri cuori con facilità, per rimanervi, come fotografie di un’epoca che non c’è più.

E la serenella, per intenderci il fiore di lillà, è poi sempre presente, come a voler incarnare la sottile speranza che aleggia sempre nelle vicende umane che l’autrice ci racconta, una speranza che vince anche in mezzo alle difficoltà maggiori.

L’ambientazione è in Emilia Romagna, un’Emilia quasi senza tempo, nella sua zona ai confini con la Lombardia, eternamente cristallizzata come ci appare nell’amore per quei figli a cui ha dato i natali, laddove anche quando hai il cuore a pezzi trovi la forza ed il coraggio necessari a continuare.

Ne Il pane sotto la neve si celebrano la semplicità e la gioia che si ricava dalle piccole cose, oltre all’amore, la bontà d’animo e la sincerità di valori validi in eterno e che oggi dovrebbero tornare e che oggi, ci auguriamo, possano tornare.

ILARIA GRASSO

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L’AMORE OLTRE OGNI COSA IN “DESTINO”, IL ROMANZO DI THONY BRANDON – RECENSIONE

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Lucio Dalla nella sua bellissima Henna cantava che sarebbe stato l’amore a salvarci: su questo concetto ben preciso si incentra la storia di Margherita Castrozza e del Conte Luca Capobianco, i protagonisti del romanzo di Thony Brandon, dal titolo Destino.

E il destino sembra quello che ordisce le sorti dei protagonisti in questo libro, sembra perché sono Luca e Margherita i protagonisti indiscussi del loro esistere, guidati unicamente dalla forza inarrestabile del proprio sentimento autentico, che si afferma contro tutto e tutti, perché non ha paura, forte della propria sincerità.

Il destino esiste, è un dato di fatto, ma nessuno può salvarsi veramente se non possiede la volontà esatta di salvarsi e nessuno può salvarsi solo, a questo mondo: a metà tra fiaba, fantasia e realtà, le vicissitudini dei due protagonisti si snodano in un labirinto di disavventure, colpi di scena, attese, conquiste e poi di nuovo attese, fino all’epilogo finale che per ovvie ragioni qui non sveleremo, con la voglia dell’autore di condurre i suoi lettori mano nella mano, affinché la passione per la storia che racconta non si spenga mai, sino alla fine della narrazione stessa.

Le differenze sociali, i contrasti tra le famiglie, in un’Italia del Settecento, pervasa dalle credenze sulla stregoneria, e il cuore dell’autore che pulsa all’unisono con i suoi due protagonisti che, malgrado il destino, finiranno per scegliere, un giorno dopo l’altro, chi vogliono essere davvero, in nome dell’amore.

ILARIA GRASSO

FAMIGLIA E SENSO DEL DOVERE AL CENTRO DELLA VITA DI DEBORAH STAGNER, PROTAGONISTA DI “LA LETTERA K”, DI VALERIA DE GIORGI – RECENSIONE

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La lettera K (Editore La Feluca) è il nuovo libro di Valeria De Giorgi, insegnante e giornalista che ci regala questa storia a metà fra il giallo e il thriller, ambientata in una piccola cittadina americana.

Misteriosi quanto efferate morti sconvolgono una città solo apparentemente tranquilla ed il giovane sergente Deborah Stagner, madre della piccola Annette, ha il compito di indagare sulle stesse, venendo a conoscenza di realtà, anche psicologiche, che ignorava completamente, e venendo a conoscenza, a poco a poco, anche di se stessa e delle sue paure, come pure dei suoi punti di forza.

L’autrice, oltre che narrare situazioni piene di tensione e dominate dall’imprevisto, scava nella profondità dei propri personaggi, come anche nella mente e nell’anima del misterioso assassino, quasi a voler trovare una dimensione umana anche in quello che è molto lontano in realtà dall’essere umano, perché ognuno, buono o cattivo che possa essere ritenuto, nasconde ombre inconfessabili, dietro alle luci. Per lo stesso sergente Deborah il punto di debolezza è quello che rappresenta il suo stesso punto di forza, ovvero il senso del dovere, che ne animerà i comportamenti durante tutta la vicenda, nel lavoro quanto nella vita familiare, l’attaccamento alla figlia Annette, come il profondo rispetto per gli anziani genitori. Accanto a questi elementi, sta però il senso di aver fallito nel proprio matrimonio, ormai finito, con Roberto, unione terminata a causa dell’attaccamento al suo lavoro che l’uomo stesso le attribuisce, non senza provocare un’inquietudine in Deborah. E poi, ancora, il nuovo rapporto in divenire col collega Carl.

L’oscura vicenda si apre con il feroce assassino di due bambine e da lì, tanti altri omicidi spietati, che permetteranno a Deborah di viaggiare nella mente quasi inafferrabile dell’assassino, oltre che nella sua, scoprendo, appunto, di sé dei lati ancora del tutto inesplorati, fino a raggiungere l’inaspettato epilogo, a cui l’autrice ci conduce, pagina dopo pagina, senza battute d’arresto, e, nella storia, c’è spazio anche per l’amore stesso, che sia afferrato oppure solo sfiorato, con le mani.

Il libro è ben scritto e la storia è incalzante: una lettura sicuramente consigliata.

ILARIA GRASSO

L’AUTRICE:

Valeria De Giorgi nasce in Svizzera ma vive e lavora in Italia. Grazie alla passione per la scrittura, in ogni sua forma, scrive nel 1997 il suo primo romanzo “Preludio per una fata morgana” (Edizioni del Grifo). Nel 2002 diventa giornalista pubblicista, collaborando come corrispondente di zona per varie testate locali. Nel 2004 si laurea in Scienze della Comunicazione. Negli anni vissuti a Brescia si cimenta come attrice in due compagnie teatrali. Da dieci anni è docente di scuola primaria.

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IN CUCINA COME NELLA VITA E’ L’AMORE CHE CONFERISCE SAPORE A TUTTO: RECENSIONE A “D’AMORE E BACCALA'” DI ALESSIO ROMANO

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Amore, cibo e passione per i viaggi sono gli ingredienti principali del nuovo romanzo di Alessio Romano, dal titolo D’Amore e Baccalà (EDT Edizioni) assieme a quello che è un altro elemento chiave della storia, la saudade portoghese, ovvero la tristezza di essere felici unitamente alla gioia di essere tristi.

Questo è di fatto la saudade, vale a dire il sentimento più bello del mondo.

Alessio, il protagonista del romanzo, si trova a Lisbona per scrivere una guida di locali e ristoranti che si trovano in questa magica città e appena arrivato, dopo una rovinosa caduta dal Tram numero 28, incontra l’amore, nello sguardo seducente quanto inaspettato di una giovane cameriera che risponde al nome di Beatriz.

Alessio e Beatriz, però, si perderanno subito di vista, e tutta la storia sarà  dunque incentrata sul desiderio, da parte di Alessio, di riuscire a ritrovarla, unitamente alla paura folle di averla persa, e persa per sempre, ancora prima di essere riuscito a conquistarla, e il tutto si snoda tra poesia, sapori deliziosi e atmosfere oniriche dove si muovono, discreti e complici, personaggi insoliti quali Fernando Pessoa, Amalia Rodrigues, Pereira e Antonio Tabucchi.

Il vedere questi ultimi intorno a sé quasi in ogni luogo e in ogni momento conferisce al protagonista la forza ed il coraggio necessari per credere nel proprio sogno d’amore, l’amore che è poi quello che conferisce il vero sapore al libro, alla stregua di un ingrediente indispensabile per la buona riuscita di ogni ricetta, sia questa una ricetta di cucina quanto nella stessa vita quotidiana.

E il protagonista Alessio rappresenta in fondo ognuno di noi, perché ciascuno custodisce un sogno vero che confessa agli altri assai difficilmente e ognuno custodisce infatti una Beatriz segreta dentro al cuore, come a proteggerla da ogni male, quanto dalla realtà stessa, con lo scopo di elevarla ad una dimensione celeste e incorruttibile.

In questo suo nuovo romanzo Alessio Romano prende per mano i propri lettori e li conduce assieme a lui in una sorta di viaggio immaginario dove i grandi miti letterari viaggiano unitamente a loro, altrettanto complici e partecipi al loro stesso soffrire, perché non si è mai soli, con un libro in mano, come non si è certamente soli mentre si legge D’Amore e Baccalà.

ILARIA GRASSO

AMA, SCRIVE E VIVE FILOMENA GRASSO IN “VOGLIO ESSERE ECCEZIONE” (IL VIANDANTE EDIZIONI) – RECENSIONE

 

COPERTINA Voglio essere Eccezione

Questa raccolta di liriche di Filomena Grasso dal titolo “Voglio essere eccezione” (Il Viandante Edizioni, collana La Forma Delle Nuvole) è un autentico inno al coraggio, all’amore e alla vita e in un mondo come il nostro voglio essere eccezione significa mantenere alta la speranza, nonostante tutto.

Coraggio è la parola chiave di queste liriche accorate, e il coraggio è il vero filo conduttore, un monito, da parte dell’autrice, non solo a se stessa ma soprattutto a noi, affinché sia proprio sul coraggio che fondiamo l’esistenza.

La speranza è la somma di tutti i colori: e Filomena questo concetto non avrebbe potuto esprimerlo meglio di così!

E poi, ancora, la passione dell’autrice per l’arte culinaria, in particolare per l’utilizzo del cioccolato, il cibo degli dei, la chiamata necessaria, la memoria dell’infanzia e simbolo culinario, appunto, per antonomasia della versatilità e duttilità, camaleontico, come l’autrice stessa che brilla e assume forma nuova in ogni lirica, spaziando da un argomento all’altro, istruita dalla scuola del dolore – come ognuno di noi del resto e per ragioni differenti – a celebrare la vita, in modo universale, senza maledirla mai, ma scegliendola comunque ed ogni giorno come suprema musa del proprio poetare.

Filomena Grasso

E poi, ancora, l’inno a quella fanciullesca illusione a cui ognuno di noi, qualunque sia l’età, si aggrappa ancora, custodendola orgoglioso e in gran segreto nello scrigno del proprio cuore.

Poi, ancora, l’inno al cibo prelibato, con la brochure di delizie che giunge quasi alla fine del libro, dove ogni dolce descritto diviene poesia, poesia d’amore, amore per la vita, anche attraverso le lodi per le cose buone, per poi chiudere con l’inno alla scrittura, compagna fidata, complice a volte non compresa, ma indispensabile per continuare a vivere, la sola àncora che possa salvare, in mezzo al dolore e in mezzo ai pericoli stessi della vita: Filomena, Filò, scrive, e scrivendo non può starsene in disparte perché scrivere è partecipazioneprendere parte, provare sentimenti assieme ad altri, portando alto il miracolo dell’empatia e se scrivendo Filò sente di vivere, allo stesso modo, amando, sa di essere, Filomena, amata, come l’origine greca del suo nome suggerisce, è una creatura fortemente amata che fortemente ama, facendolo giorno dopo giorno.

ILARIA GRASSO

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