UNA VITA PER LA POESIA: INCONTRO CON ANTONELLA MASSA

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Ciao Antonella, benvenuta sul mio blog Liberi Libri e Non Solo: come e quando ti sei avvicinata alla poesia?

Ciao Ilaria, molto lieta di partecipare al tuo blog.

Sono cresciuta in mezzo ai libri, alla musica e all’arte. Ho sempre respirato poesia e già da piccola amavo leggere libri. Ho imparato poi ad apprezzarla davvero al liceo fino a prendere consapevolezza che potevo scrivere in versi entrando cosi in un mondo meraviglioso, colmo di pace e d’amore.

La vera produzione poetica comincia però solo alcuni fa, in concomitanza di un periodo un po’ burrascoso della mia vita, e trovare la strada della bellezza e dei sogni è stata una sorpresa, una fortuna e un valido aiuto. In seguito ho conosciuto altri autori e poeti con i quali ho condiviso bellissimi e poetici momenti e ho imparato molto.

Cosa rappresenta la poesia per te, una fuga od un appiglio alla realtà?

La poesia rappresenta tante cose e a secondo dei momenti ma direi che è soprattutto espressione del vero sè e quando è autentica è un’oasi dove l’anima si ristora dalla vita quotidiana e da una realtà talvolta arida e pesante. Ma è’ anche un modo di essere, di vivere la vita e di affrontare la realtà. Innalza la nostra prospettiva e la consapevolezza di noi stessi e del mondo. Ciò che ci manca o non è lo troviamo comunque dentro di noi……l’Amore, la bellezza, la pace, i sogni, i ricordi sono linfa vitale ed energia positiva e credo inoltre nella funzione terapeutica e catartica della poesia.

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Sei raccolte di liriche e molte partecipazioni ad antologie poetiche: quanto ti senti legata alle tue opere e quanto ti rappresentano?

Sono molto legata alle mie opere perchè raccontano momenti di vita, sogni, ricordi ed emozioni. Ogni libro è di valore solo perchè scritto con il cuore, per me stessa in primis, ed è sempre lì disponibile a regalare magia. Mi piace pensare che sia anche un dono al mondo oltre che una bella esperienza onirica, metafisica se vogliamo, lungo un percorso di ricerca interiore. Si parla d’ amore nei vari aspetti, di sogni luminosi e nostalgie ma il messaggio e sempre colorato, positivo e rasserenante. Credo che i poeti debbano soffiare amore nel vento, seminare fiori e accendere stelle e indugiare poco nella tristezza o in sentimenti cupi perchè se impari a volare puoi scegliere le emozioni che preferisci o ti fanno stare meglio. Mi rappresentano in quanto esprimono il mio modo di essere e sentire.. i miei ideali.. c’è la mia anima.. ed il cuore…..sono parte di me… ognuno diverso eppure simili… sono i miei figli!

Molti e prestigiosi sono i riconoscimenti che hai ricevuto: quanto, gli stessi, sono stati uno stimolo per te per il tuo poetare?

I riconoscimenti letterari sono sempre una bella notizia e fanno piacere perchè si viene considerati e apprezzati anche da altri in ambito letterario ma sinceramente non sono un obbiettivo importante e/o un grande stimolo per me perchè io scrivo solo se sono ispirata, soprattutto per me ed eventualmente per chi gradisce, e partecipo in genere a pochi concorsi. Certo, se qualcosa di mio piace anche ad altri è comunque una soddisfazione e l’autostima sorride.

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Poesia e musica si incontrano per te in Petali di Luce nell’ambito del progetto La melodia delle parole, a cura della associazione Teatro-Cultura Beniamino Joppolo di Patti (Me): vuoi parlarcene?

Ho aderito a questo importante progetto della prestigiosa Fondazione nel 2014, un Cd musicale con mie 24 mie liriche, su invito del presidente Dott. Ruggeri. Nasceva dall’ esigenza di portare avanti la poesia come una nobile missione e dove la musica, in armonia con le parole, ne amplificava il messaggio, in un momento storico come il nostro caratterizzato dalla crisi di valori, e da condizioni di solitudine e di buio per molte persone. Una bellissima pubblicazione in cui le poesie sono declamate dallo stesso presidente Dott. Ruggeri con un sottofondo musicale di Franco Caliò autore ed esecutore dei brani.

In quali progetti sei impegnata, attualmente?

Sono impegnata in attività di presentazioni,reading letterari e confronti su vari temi con altri autori che trovo sempre molto interessanti. E un periodo in cui non sto scrivendo molto…. ascolto, osservo, medito, leggo di più forse e mi dimentico di scrivere…però sto valutando nuove opportunità e idee…. cosi come ho in mente un nuovo libro che sto cercando di focalizzare al meglio… e chissà !

Lascia un messaggio ai nostri lettori...

In questo mondo frenetico in cui i valori sono spesso trascurati e dimenticati e dove spesso le apparenze contano di più della sostanza prendo le parole di Pavese a Fernanda Pivano del 1943 si faccia una vita interiore – di studio, di affetti, d’interessi umani che non siano soltanto di «arrivare», ma di «essere» – e vedrà che la vita avrà un significato ” e il mio personale anche “ cercate la strada della bellezza e della verità e non dimenticate i vostri sogni.. loro non si dimenticano di voi ”

ILARIA GRASSO

TACHEA, IL ROMANZO DI GIOVANNA GUARDIANI SULL’AMORE PER SE STESSI

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Tachea, il romanzo di Giovanna Guardiani, pubblicato da Nulla Die, è una storia sul bisogno intimo di leggerezza che mostra Tachea, appunto, la protagonista e che appartiene intimamente ad ognuno di noi.

Tachea è una dolce signora che ha raggiunto ormai un’età e con essa la consapevolezza che spesso non è tipica della giovinezza, ovvero quella che ogni giorno è un dono e come tale va vissuto e va vissuto con la liberazione della proprie zavorre che limiterebbero la felicità di un’esistenza.

Tachea è, al tempo stesso, protagonista ed osservatrice di questa storia narrata con accuratezza e con linearità: la storia si lascia leggere dal momento che, oltre che coinvolgente, è lineare, come sempre i romanzi di Giovanni Guardiani.

Tachea è un libro sull’amore, ma prima ancora è un libro sulle relazioni umane, sulle relazioni su cui si fonda la vita di ogni persona, e delle quali è impossibile riuscire a fare senza.

Tachea è un libro sulla capacità di dubitare perché il dubbio rappresenta lo stimolo a cercare, il motore profondo della curiosità e perché solo gli sciocchi non hanno dubbi mai.

Tachea è un libro sulla passione, sulla passione per un uomo, sulla passione per il proprio lavoro e sulla passione per le cose in genere e tutti gli argomenti della storia passano come immagini dagli occhi di Tachea che giunge a cogliere l’origine più intrinseca dell’amore vero: l’amore verso sé.

ILARIA GRASSO

“TRECENTOTRENTANOVE I GIORNI DELLA CONDIVISIONE – LUDWIG”: INCONTRO CON LA SCRITTRICE DONATELLA LIGUORI

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Il mio incontro con la scrittrice Donatella Liguori, autrice del libro “Trecentotrentanove I giorni della condivisione – Ludwig”, pubblicato da Edizioni Rupe Mutevole, nella Collana “Le relazioni”, diretta dalla scrittrice e filosofa Maria Giovanna Farina.

Com’è nato “ Trecentotrentanove I giorni della condivisione – Ludwig” ?

E’ stata un’idea del mio coprotagonista “Ludwig”, uomo colto e lungimirante, che accortosi della capacità di scrittura con cui descrivevo su lettera le mie riflessioni, mi esorta più volte ad avventurarmi nella stesura di un romanzo. Nelle sue lettere si incontrano messaggi esortativi del tipo: lei è un’artista, ha le doti per diventare una scrittrice, non mi stupirei se un giorno vedessi una sua pubblicazione in libreria e altri ancora.

A parte la titubanza iniziale, retaggio ancorato al mio senso di inadeguatezza di allora, come fare a non lasciarsi convincere da un tale tifo, soprattutto in virtù del fatto che Ludwig è una persona integra, i suoi complimenti sono veraci mai dettati da oscuri secondi fini, tutt’al più di incoraggiamento se necessario. Ad un tratto, l’opaca pesantezza dell’impegno lascia il posto al colore rosso della sfida, quella con me stessa e mi accorgo dell’importanza del consenso, quello che genitori ed insegnanti avrebbero dovuto trasmettermi nell’età della formazione della personalità e la cui mancanza mi aveva causato il senso di inadeguatezza nell’adultità.

9.05.2019 con Max Bonfanti filosofo analista e Maria Giovanna Farina filosofa e scrittrice

Un romanzo epistolare, un genere letterario che personalmente apprezzo molto: come mai questa scelta ?

Le lettere sono le fondamenta su cui si erge questo romanzo, ma quando iniziò il carteggio neanche lontanamente avrei pensato divenisse un libro. Il materiale era tanto, ricco di esperienze e dinamiche interiori da sviluppare, un lavoro che trovò fin da subito il plauso del mio analista, che intravide in esso un’estensione del percorso di analisi più la catarsi della scrittura, meno entusiasta sicuramente io che non sapevo da che parte si iniziasse a scrivere un libro.

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Quanto c’è di autobiografico in questa storia, nel fitto carteggio intercorrente fra Ludwig e Antonella, la protagonista del libro?

Tutto direi, ho solamente sostituito i nomi. Mi sono attenuta ai fatti in quanto il racconto di questi era alquanto suggestivo senza bisogno di inventare qualcosa per renderlo maggiormente avvincente. Le riflessioni che fanno da legante fra una lettera e l’altra sono naturalmente successive, ma di poco in quanto l’inizio del carteggio risale al giugno del 2008 mentre la stesura del romanzo è avvenuta nel 2009, eccezion fatta per la parte conclusiva che mi ha richiesto una lunga pausa di distacco dalle tante emozioni, molte delle quali rivivo ancora oggi, per essere il più obiettiva possibile.

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Il carteggio con Ludwig, così amato, condurrà letteralmente per mano Antonella alla propria guarigione: scrivere è dunque terapeutico?

Ludwig ed il mio analista, come poc’anzi detto, intravedono nella stesura di questo libro tanti aspetti positivi a mio vantaggio: il riordino del carteggio, il trovare un filo conduttore a cui tenerlo finemente collegato, l’ inevitabile rielaborazione delle tematiche, che una volta scritte potranno divenire utili anche in futuro sia a me sia ai lettori , la scrittura significativa e liberatoria per un percorso di guarigione, l’ imparare a fare emergere senza timore le sensazioni attraverso un linguaggio che raggiunga anche agli altri. Se tutto questo non è terapeutico…..!

Diverse le figure femminili del libro, che è quindi, secondo te, di aiuto per le donne?

Di figure femminili ce ne sono e con personalità piuttosto forti, a parte la protagonista, Antonella: si incontrano madri severe che condizionano i figli e no, donne sagge e coraggiose capaci di lasciare un’importante eredità, ma qui le protagoniste sono le fragilità nelle quali sia donne che uomini potranno riconoscersi e sentirsi meno soli nel disagio nonché accompagnati in questo stesso percorso di guarigione.

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Qual è il ruolo del personaggio di Virgilio nella storia?

Come già detto, in questo romanzo-verità ho utilizzato nomi di fantasia. Essendo che Dante nel Canto I° della Divina Commedia viene condotto per una Selva Oscura da Virgilio non potevo che attribuire, a colui che mi conduce attraverso l’oscurità sinistra della foresta né del peccato né della dannazione bensì della mia psiche, cioè al mio analista, il nome “Virgilio”, presso il quale avevo intrapreso da qualche anno un percorso di analisi. Egli, ricevuto dalla collega l’ accorato appello, trovato su internet, con cui un certo Ludwig si rivolge ad una donna probabilmente estinta nella società attuale, d’animo nobile e conservatrice delle buone maniere, con cui condividere un piacevole dialogo epistolare, mi mette di fronte a questa opportunità relazionale e rimarrà il supervisore del carteggio e di tutta la vicenda narrativa.

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Cosa verrà dopo questa tua opera: a quale progetto stai lavorando?

Questo romanzo è uscito a maggio di quest’anno, quindi sono ancora all’inizio della sua promozione, che mi vedrà a fine agosto al Festival dell’Autobiografia di Anghiari, durante la rubrica “Letture al Leggio”ed in altre città per il firma copie. Nel frattempo resterò in ascolto di me stessa e di ciò che mi arriverà dall’esterno, in attesa di sentire l’esigenza di condividere di nuovo un percorso con i lettori.

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Siamo in chiusura, lascia un messaggio ai nostri lettori…..

Sto ricevendo molti giudizi positivi su questo mio primo lavoro e quindi mi sento di rischiare consigliandone la lettura anche ad un pubblico difficile come quello adolescenziale, che vive gli anni del confronto/scontro col mondo degli adulti e molte personalità ne escono debilitate. Ma“Trecentotrentanove I giorni della condivisione – Ludwig” è un libro per tutte le età, dal linguaggio raffinato e rispettoso; un romanzo un po’ fuori dal comune in cui il lettore rimarrà affascinato dai protagonisti e dalle storie da essi narrate.

ILARIA GRASSO

UN’ANIMA DEDICATA ALLA SCRITTURA: INCONTRO CON PASQUALE DE FALCO

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Incontro con lo scrittore Pasquale De Falco, nato a Napoli l’8 marzo del 1978, che attualmente vive in Lombardia. Pasquale ama leggere, scrivere e osservare la realtà oltre i suoi limiti e si definisce un giocoliere di parole e frasi.

Ha pubblicato un romanzo e due libri di poesie.

Ben trovato su Liberi e Libri e Non Solo, carissimo Pasquale, la tua passione per la poesia nasce molto presto, con la lettura di Rimbaud ed altrettanto presto nasce quella per la scrittura: in che modo, a un certo punto della tua vita, sei riuscito ad unirle?


Leggendo molto fin da adolescente sono cresciuto dando un immenso valore alla scrittura come espressione del proprio pensiero. Il mio amore per la scrittura nasce quindi per esprimere le mie idee, i miei pensieri e sopratutto i miei silenzi. I silenzi messi su carta, sono le mie miglior espressioni.

Un accenno a Rimbaud, il mio artista preferito, è grazie a lui che oggi amo la poesia.

Sei laureato in Farmacia, una facoltà dove la razionalità e la buona memoria la fanno da padrone: come vivi dunque la poesia, come un bisogno di riscatto per la volontà di dedicarsi al sogno e all’evasione dal reale?

Sai, anche la chimica (materia importante nel corso di studi in Farmacia) spesso è costruzione e fantasia, con ovviamente come dici anche tu una gran base razionale.

La poesia per me? Sono due i concetti fondamentali dei miei scritti: bellezza e libertà. Voglio andare oltre la bruttezza di cui a volte la realtà è piena e creare la bellezza con le mie parole, mi definisco un sognatore visionario.

Sono un poeta che non sarà e non vorrà mai essere il migliore ma vorrà essere sempre diverso, andare sempre oltre le convezioni e trasmettere sempre la libertà soprattutto di pensiero con le mie parole.

Due sillogi poetiche ed un romanzo, già all’attivo: adesso cosa stai scrivendo?

Sto lavorando ad un progetto poetico dedicato ai cosiddetti “ultimi”, agli emarginati della società e a coloro che subiscono violenza sia fisica che psicologica ( pedofilia, omosessualità, vittime di guerra, tossicodipendenza, senzatetto e etc).

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Il tuo impegno nella lotta contro la violenza sulle donne si esprime sia nei tuoi versi che nel concreto, in particolare con la raccolta di liriche Paesaggi Fantastici, di due anni fa: vuoi dirci come sono nati l’opera ed il tuo impegno a riguardo?


Fin da adolescente ho avuto a cuore il problema della violenza sulla donna, un atto che ho sempre ritenuto uno dei peggiori che l’uomo possa compiere. Con il tempo questo problema è diventato una parte molto importante del mio pensare e del mio essere uomo e qualche anno fa ho deciso di scrivere qualcosa sul tema, esprimere un mio pensiero e ti confesso che scrivere su questo tema per me è molto difficile, non sono una donna, non capirò mai fino in fondo la violenza, ma spesso la mia sensibilità mi porta ad immedesimarmi in una donna e sfiorare il suo dolore, sensazione che mi colpisce molto. Inoltre volevo scrivere qualcosa che raccontasse la violenza, qualcosa di reale e qualcosa che servisse a dare un contributo nella difficile battaglia contro la violenza sulle donne, quindi è nato l’idea di Paesaggi Liberi, un progetto letterario con il contributo di tante persone e non solo il mio, un progetto da portare il giro, usare la poesia per sensibilizzare le persone su questo problema. Ho sempre ritenuto che l’arte possa essere anche educativa.

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Profumo è un romanzo, una storia intima, tra sogno e realtà, tra il poetico e il prosaico: quanto ti lega ad esso?

Profumo è il mio libro che amo di più. Perché dentro a parole ci sono, la mia intimità intellettuale. In ogni parola di Profumo ritrovo i miei pensieri più nascosti e veri. Nel libro c’è il mio grande sogno:la libertà. “Profumo” per me è un libro poco ordinario, che non segue nessuna regola specifica se non quella di voler a tutti i costi dimostrare quanto sia difficile, ostica ed appassionante la ricerca della libertà interiore.

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Amore: anima e corpo è la tua seconda raccolta di poesie, in cui amore spirituale ed amore fisico risultano inscindibili, fratelli, appunto, indivisibili: pensi che tutti gli amori in fondo contemplino il terreno ed il trascendentale?

Passione e desiderio, dolcezza e carezze, sguardi che vanno oltre la pelle, mani che accarezzano delicati sentimenti, questo è amore.

Sguardi che vanno oltre la carne,

tu vai spogliata dentro

nudi i tuoi pensieri

si dirigono silenziosamente

verso la strada dei piaceri.

(Tratto da Carezze, poesia contenuta in Amore: anima e corpo)

Qual è il bisogno di poesia nel mondo oggi?

Oggi avremmo bisogno di tanta poesia per rendere meno cupa la nostra realtà.

Un poeta è un uomo che mette una scala su una stella e vi sale mentre suona un violino.(Edmond de Goncourt).

Ecco rendere tutto più bello, combattere le brutture del mondo.

La poesia è legame con la realtà o, piuttosto, un evadere da essa?

La poesia può essere entrambe le cose nello stesso momento. Può rappresentare la realtà dure e cruda ma può anche stravolgere la realtà.

Io personalmente uso la poesia in entrambe i modi.

Lascia un messaggio ai nostri lettori, in chiusura di intervista…
Non dovete mai aver mai paura di scrivere o di dire ciò che pensate, mai nascondere i propri pensieri avendo paura che essi non possono piacere. La prima regola della nostra vita deve essere libertà di pensiero e mai chiudersi dentro le convezioni sociali.

ILARIA GRASSO

S’INTITOLA “LOVE EACH OTHER” IL NUOVO ROMANZO DI VIOLA RAFFEI

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Titolo: Love each other

Autrice: Viola Raffei

Genere: Romanzo contemporaneo

Pagine: 248

Prezzo ebook: € 1,99

Data di uscita: 18 Maggio 2019

Trama:

New York – Ispirato a una storia vera

Quante volte, guardando al futuro, ci chiediamo che piega stia prendendo la vita o se, a causa di scelte sbagliate, non sia, invece, pronta a metterci al tappeto? E se fosse il futuro stesso a volerci mettere alla prova?

La storia d’amore che andrò a raccontare vuole insegnarci proprio questo, imparare dai nostri errori perché niente è impossibile se non ci arrendiamo.

Violet ha alle spalle un passato fatto di violenze da parte dell’uomo che diceva di amarla. Stanca di subire, con il tempo trova la forza di fuggire pagando, però, uno scotto molto alto. Ma guarda avanti, alla vita, perché c’è sempre una seconda occasione di felicità e lei la trova in Josh, l’unico capace di regalarle serenità, amore e rispetto per se stessa.

“Se stasera lei fosse qui, sarei il più felice del mondo. La stringerei fra le braccia per rassicurarla e le direi di non temere ciò che ancora non conosce, ma di lasciarsi andare. Voglio essere il porto sicuro che tanto cerca, l’ancora di cui ha bisogno per sostenersi e restare a galla… È un incantesimo che conoscono in pochi.”

Ma basterà l’amore di Josh? Riuscirà a sconfiggere quei mostri che potrebbero tornare da un momento all’altro?

Lascio a voi la curiosità di scoprirlo!

“ERA UNA GIORNATA DI SOLE”, DI MARIANO BRUSTIO – RECENSIONE

Una storia di mare e di amore quella di Eugenio e di Susanne in Era una giornata di sole, il primo romanzo di Mariano Brustio, pubblicato da Calibano Editore.

Uno spaccato dell’Italia a cavallo tra gli anni 60 e 80, i progressi di allora, l’evolversi della televisione e sullo sfondo sta una Genova meravigliosa e amara come è solo la vita, se vissuta pienamente.

La prefazione dell’opera è affidata a Giancarlo De Cataldo, che pensa ad introdurci subito i due protagonisti che bastano a se stessi perché si amano con la sincerità di un sentimento puro che come tale non conosce le contaminazioni del mondo, pur facendone intrinsecamente parte.

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Ed Eugenio è un marinaio che coinvolge la sua compagna in un viaggio geografico, e non soltanto nel viaggio della vita.

Eugenio e Susanne sono appunto i due protagonisti e tutti intorno a loro stanno altri personaggi che solo alla apparenza risultano marginali, ma che, al contrario, sono parte viva della storia, in un caleidoscopio di storie personali, emozioni, gioie e di vicissitudini, come avviene in ogni singola esistenza umana, anche la più semplice.

Susanne è orfana dei genitori ed è cresciuta in un sanatorio ligure ed Eugenio rappresenta dunque la sua roccia, il vincastro a cui appoggiarsi, giorno dopo giorno, lungo il cammino incerto dell’esistere.

E il sole splende, splende sempre, pure in mezzo alle tempeste che agitano i mari che Eugenio e Susanne navigano, imperterriti, forti dell’unica forza di cui dispongono pienamente, l’amore, l’amor che vince sempre, perché l’amore è il sole che illumina e riscalda.

Mariano Brustio, classe 1959, ha collaborato alla stesura dei volumi su Fabrizio De André “E poi il futuro” – Mondadori 2001, “Belin, sei sicuro?” – Giunti 2003, come coautore al libro “Volammo Davvero” – Fondazione De André – Bur 2007 e per diversi mesi ha lavorato fianco a fianco a Fernanda Pivano durante la preparazione del volume “The Beat Goes On” – Mondadori. Storico socio fondatore della omonima Fondazione, ha curato decine di mostre itineranti su Fabrizio De André e la sua opera, dal 2000 ad oggi, spesso con il regista Pepi Morgia. Ha pubblicato suoi scritti e collaborato alla realizzazione del CD “Ed avevamo gli occhi troppo belli” ed al DVD “Ma la divisa di un altro colore” per la “editrice A”, con la quale tuttora collabora pubblicando articoli sulla rivista mensile “A”. Ha collaborato alla pubblicazione di un dossier relativo al cantautore francese Georges Brassens (A rivista n. 371) e ad un dossier relativo alle condizioni del Mar Mediterraneo (A rivista n.373). Ha collaborato alla realizzazione del DVD “Fabrizio De André in Concerto” – edito dalla Fondazione Fabrizio De André – BMG-Ricordi 2004 curandone la dettagliata discografia ufficiale. Nel 2016 ha pubblicato un suo racconto sul volume Fondazione “Nelle ferite del Tempo” (Photocity 2016), pro terremotati. Ha recensito racconti e romanzi di vari autori, non solo in ambito musicale e ne ha curato la presentazione pubblica in Italia. Vive e lavora accanto al lago Maggiore.

ILARIA GRASSO

INCANTESIMI NARRATIVI: INCONTRO CON LO SCRITTORE GIUSEPPE GALLATO

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Il mio incontro con lo scrittore Giuseppe Gallato, per parlare della sua nuova raccolta di racconti, dal titolo “Incantesimi nelle vie della memoria” (Caravaggio Editore), un’opera fantasy, a tratti anche horror, che non disdegna di soffermarsi su un’attenta descrizione psicologica di personaggi.

Giuseppe Gallato è nato a Ragusa nel 1982. Laureato in Filosofia, docente, redattore e giornalista, ama liberare il suo estro creativo nella stesura di scritti di genere fantasy, sci-fi e horror. Vincitore di diversi concorsi, ha all’attivo oltre venti pubblicazioni in ambito letterario.

Master di giochi di ruolo, nel tempo libero si diletta a suonare il pianoforte e a comporre musica strumentale.

Ciao Giuseppe, ben trovato su LIBERI LIBRI E NON SOLO: come è nata la scelta di scrivere una raccolta di racconti, quale è di fatto la tua opera, dal titolo “Incantesimi nelle vie della memoria”?

Nel corso degli anni, da quando ho iniziato a condividere con il mondo esterno questa mia passione, i miei scritti, ho avuto la fortuna di essere stato insignito subito di diversi riconoscimenti: vincere concorsi legati al mondo del fantasy con questi racconti e, soprattutto, ricevere critiche positivo-costruttive, è stato più che motivante. Ma non è stata solo questa la ragione che mi ha portato a dare vita a “Incantesimi nelle vie della memoria”. Tutto nasce, per così dire, dai miei studi universitari: erano anni in cui oltre a studiare filosofia, mi ero avvicinato molto alle teorie sui sogni e a ciò che caratterizza l’uomo, ovvero la memoria. Da qui il desiderio di infondere alla mia scrittura, ai miei personaggi e alle mie trame significati legati al mondo onirico in tutte le sue molteplici accezioni.

Si tratta di racconti appartenenti al genere fantasy, a tratti anche horror, nei quali, però, non si disdegna di approfondire il profilo psicologico dei personaggi…

Le storie presentate in questo libro oscillano dal fantasy puro allo sci-fi, ricco di ambientazioni dark, in cui non manca una vena horror e una predilezione per temi inquietanti quali le incursioni dal mondo dell’aldilà e le lotte contro mostri emersi dallo stesso inconscio dei protagonisti. È un fantasy che io definisco “onirico”, dalle molte sfumature psicologiche e dalle tante contaminazioni filosofiche. Tuttavia, lo stile di “Incantesimi” – così come il mio stile in generale – è caratterizzato da trame intriganti, ritmi serrati e adrenalinici. L’azione, cioè, è preponderante nei miei scritti, detta legge e conduce inevitabilmente il lettore a tuffarsi in trame che si sviluppano in una terra di confine tra realtà e fantasia, sul margine sottile di quella linea astrale/onirica dove condizionamenti psicologici, esperienze di vita e paure si fondono a vari livelli. Un confine inscindibile tra due mondi, mai nettamente distinto, che spesso rischia di disorientarci, ingannarci e confonderci.

Il filo conduttore, quello che lega i racconti, l’uno all’altro, è la paura dell’ignoto, quella che del resto è la paura di ogni essere umano: non pensi di averla in qualche modo esorcizzata, grazie alla stesura di quest’opera?

Rispondo a questa domanda citando l’incipit del racconto “I Sigilli dell’Etere”: “Siamo anime in costante divenire, fatte di sangue e memoria”, una frase emblematica che getta luce su uno dei significati cardine del libro, ovvero quello relativo alla potenza della mente e al suo infinito espandersi oltre i confini imposti dalla realtà. Confini, tuttavia, che non troviamo nel sogno, dato che quando la notte spegne i riflettori della coscienza razionale, la mente è libera di condurci dove il nostro Sé più autentico, la nostra natura, può vagare per rigenerarsi. Successivamente, il passo recita: “Siamo un ineffabile viaggio, immerso nell’eterno Etere del tempo”. Già, ma questo viaggio introspettivo, questo viaggio dentro noi stessi, non è mai facile. È irto di pericoli e di insidie, in cui i protagonisti si trovano immersi nella loro stessa coscienza, nei loro desideri e nelle loro paure più profonde. E quindi… “Siamo il frutto delle passioni, dei desideri e delle volontà che al rintocco di ogni alba lottano contro un passato, un presente e un futuro che non ci appartengono.”

Incantesimi nelle vie della memoria”, insomma, offre una lettura ricca di spunti di riflessione, e tra le diverse tematiche affrontate ritroviamo la paura dell’ignoto, metaforicamente espressa dallo sconfinato orizzonte del sogno. Attraverso l’opera non cerco di esorcizzare tale paura, ma più che altro di “assimilarla”, di renderla sincrona al concetto assoluto d’identità. Una mente consapevole, proprio nei momenti di abbandono e di fragilità, è in grado di ritrovare la sua vera vocazione, e l’uomo così può sentirsi libero di essere pienamente se stesso.

Particolarmente attuale è il racconto “Rintocchi di tenebra” che evidenzia una sorta di schizofrenia dei personaggi, mettendo appunto a confronto l’immagine che ognuno ha di sé, con quella che, al contrario, è la natura autentica: una realtà che ci caratterizza un po’ tutti, oggi, soprattutto nel mondo dei social…

Le differenti dimensioni soggettive evidenziate in questo racconto si ricollegano alla natura conflittuale dei rapporti tra Io, Es e Super-Io. Da questi concetti di matrice psicologica, arrivo a trattare argomenti quali il disturbo dissociativo dell’identità, la repressione del proprio Io, il desiderio di assecondare e sfogare le proprie pulsioni inconsce, ecc.

Uno dei simboli maggiormente ricorrenti nel libro è quello dello specchio, una metafora che veicola significati ben precisi: svela l’identità a se stessa, accresce l’auto-riflessione, desta la coscienza. Ma mentre da una parte si parla di rinascita, dall’altra c’è il rischio dell’accecamento egoistico. Lo specchio ci mostra sia le passioni più pure che le pulsioni più buie. E sì, debolezze che ci caratterizzano sempre più, soprattutto nella sfera dei social. Realtà questa che abbiamo il dovere di cambiare, di migliorare… per noi stessi, per il mondo.

Realtà e illusione, combinati in una sorta di stato onirico, dominano tutta la tua opera, come metafora perfetta della vita umana: quanto ritrovi del tuo lavoro scrittorio in tale definizione?

Esatto, filo conduttore dell’opera è proprio il confine tra sogno e realtà, due sfere che non devono essere considerate come meramente appartenenti a dimensione diverse, antitetiche tra loro, ma in grado di riflettersi, di comunicare, di ricercarsi. Nella stessa introduzione del libro, infatti, scrivo che tali parabole dell’esistenza umana sono viste come due facce della stessa medaglia che si sfiorano, si sfidano senza sosta, ognuna perseguendo il proprio indipendente moto creativo. Forze che si imitano tra esaltazione e reticenza, dove l’attore umano si racconta, si plasma, si crea e si ricrea attraverso un incessante fluire di percezioni.

Quello dell’onirismo è un tema che ricorre spesso in tutta la mia produzione letteraria. Ma il sogno e i suoi infiniti meandri non fanno parte solo del mio stile… fanno proprio parte di me. D’altronde, la passione per la scrittura nasce in me contemporaneamente all’esigenza di voler studiare i fenomeni legati all’universo onirico e di comprendere quel filo sottile che lega il reale con l’irreale.

Questo principio è fortemente evidente ne “Il portatore d’anime”, forse il più drammatico tra i tuoi racconti…

Come già detto precedentemente, il fantasy descritto non è il solito fantasy. Per l’appunto, il genere è presente nelle sue molteplici declinazioni e sfumature, con storie diverse per tema trattato, ambientazione, tono della narrazione e profondità. Come nel caso del dark fantasy “Il Portatore di anime”, in cui il protagonista, Ron Grey Shar, possiede i tratti tipici dell’antieroe, un guerriero che uccide a sangue freddo per vendicare la piccola Aeryn… una storia amara sulla liberazione di un’anima intrappolata nel confine tra vita e morte, tanto simile a quello tra realtà e sogno.

In quale progetto scrittorio sei attualmente impegnato?

Sono diversi i progetti letterari in cantiere, alcuni conclusi e altri ancora in fase di stesura. Allo stato attuale sto lavorando a un romanzo di genere sci-fi/horror, che sto presentando attraverso degli episodi sulla piattaforma Edizioni Open. Tra i progetti conclusi, invece, ci sarebbe un libro epic fantasy di stampo ironico, basato sulle vicende di un gigante e un nano, due guerrieri tanto leggendari quanto rozzi e non molto inclini a prendere la vita con… saggezza. Storie che alla fine daranno vita a un’unica trama, in cui non mancheranno tanti colpi di scena.

Come facciamo a seguirti?

Attraverso la mia pagina Facebook “Giuseppe Gallato” e il mio profilo Instagram “@giuseppegallato”, in cui aggiorno costantemente i miei contatti e followers con delle stories, immagini e notizie inerenti la mia produzione letteraria. Inoltre, potete trovarmi anche su www.giuseppegallato.it, il mio personale sito web e blog dov’è possibile leggere articoli, recensioni e altre rubriche di genere.

Siamo in chiusura, Giuseppe, grazie di essere stato con noi: lascia un messaggio ai lettori di LIBERI LIBRI E NON SOLO…

Vi saluto citando le parole con cui lo scrittore Matthew Reilly conclude i ringraziamenti in ogni suo libro, una frase per me diventata emblematica: “Per chiunque conosca uno scrittore, non sottovalutate mai l’importanza del vostro incoraggiamento”.

ILARIA GRASSO

IL VINO E LE ROSE. L’ETERNA SFIDA TRA IL BENE E IL MALE (ARMANDO CURCIO EDITORE) E’ IL NUOVO LIBRO DI CLAUDIA CONTE

TITOLO: IL VINO E LE ROSE. L’ETERNA SFIDA TRA IL BENE E IL MALE.

AUTORE: CLAUDIA CONTE

EDITORE: ARMANDO CURCIO EDITORE

LA TRAMA:

Il nostro tempo è caratterizzato dall’apatia, dalla disgregazione sociale, da una sorta di individualismo autistico, che determina enormi difficoltà, se non un vero e proprio senso di disagio, nelle relazioni tra noi esseri umani. Ci muoviamo nel nostro piccolo giardino, che a noi sembra invece necessario e sufficiente per contenere il nostro ego. Basta avere gli occhi fissi al nostro smartphone e il gioco è fatto: l’automa che è in noi ha il suo bel campo d’azione e non ha bisogno di altro, tantomeno di soffermarsi a guardare in profondità ciò che vive intorno e dentro di sè, i moti della sua anima.

Non cediamo spesso al dolce abbandono alla riflessione e scegliamo di scacciare la solitudine, connaturata al nostro io, dedicandoci agli aspetti materiali della vita, quelli che ci appaiono più imminenti, trascurando la nostra essenza di pensatori. In realtà bisogno innato dell’essere umano è quello di porsi domande, e più importanti ed essenziali sono tali domande, più significativa diventa la sua esistenza e la sua presenza su questa terra.

Qual è il senso della vita? In essa prevale il bene o il male? Siamo ineluttabilmente segnati dall’inquietudine e dal vuoto esistenziale, o possiamo essere felici?

Questo saggio, travestito da romanzo, propone questi e molti altri quesiti, tentando anche di fornire delle risposte, frutto proprio di meditazioni, di letture di testi laici ed ecclesiali e soprattutto di chiacchierate con esperti di teologia, sociologi e psicologi.

Alle riflessioni si intrecciano le storie di tre donne moderne, tre amiche che, in costante ricerca del proprio equilibrio, si confrontano e crescono insieme. Particolare attenzione sarà rivolta ai momenti più salienti delle loro vite, dall’infanzia fino all’età della maturità, trascorse in un turbinio di sentimenti opposti tra loro, senza soluzione di continuità, che vanno dagli estremi della gioia e della disperazione, passando per la malinconia e la serenità.

I personaggi della storia narrata, attraverso i loro dialoghi, hanno espresso varie opinioni, punti di vista su come tentare di vincere i mostri del degrado psicologico che regna nell’uomo nell’epoca postmoderna.

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L’AUTRICE:

Attrice e scrittrice.

Nata a Cassino nel 1992. Consegue la maturità presso il Liceo Classico N.Turriziani di Frosinone e il diploma teatrale presso la scuola Il Teatro Dell’Appeso di Amedeo Di Sora.


Nonostante la giovane età ha alle spalle tournée teatrali con la pièce “Il canto del cigno” di Cechov e recital poetici come “Dino Campana e Sibilla Aleramo”. Recentemente protagonista femminile dei recital di Vincenzo Bocciarelli “Solo l’Amore resta” “Shakespear’s Dream” e “Vita di Francesco” , dello spettacolo “Eros Italiano” di Mariano Rigillo e di “Comizio d’amore” di Marcello Veneziani.

Attualmente affianca sulla scena Valerio Massimo Manfredi nello spettacolo tratto dal suo romanzo “Ulisse. Il mio nome è Nessuno”.

Appassionata di scrittura poetica, ha pubblicato la silloge “Frammenti rubati al Destino”, per l’editore Galassia Arte. Nel 2013 è fondatrice di “Nova Era”, Associazione di promozione sociale che si occupa, attraverso l’espressione artistica e in particolare l’audiovisivo, di progetti con tematica sociale, cui è particolarmente sensibile.

Nel Giugno 2014 pubblica il suo primo romanzo “Soffi Vitali. Quando il cuore ricomincia a battere”. Premiata a Villa Sarsina con Antonio Lubrano e Filippo Laporta. È l’autrice più giovane ad aver presentato un’opera al Salone Internazionale del libro di Torino. Lo scorso dicembre ha ricevuto il prestigioso Premio in Campidoglio “Oscar dei Giovani” per il suo poliedrico impegno in campo culturale, all’interno della “Giornata d’Europa”. Consegue la Laurea Magistrale in Giurisprudenza. Collabora alla realizzazione di svariati progetti artistici. Presentatrice di eventi e di programmi televisivi. Ospite in trasmissioni televisive e radio, giurata e madrina di eventi. 

SITO WEB: 

http://www.claudiaconte.com

 

“Anche il Salvatore ha esercitato il mestiere di scrivere”: ebook, disponibile su Amazon

  • Titolo: Anche il Salvatore ha esercitato il mestiere di scrivere
  • Autore: Ilaria Grasso
  • Formato: Formato Kindle
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ASIN: B06XJD4KL9

 

SINOSSI:

Contea del Nulla, in un luogo e in un tempo imprecisati: la giovane Carol, come tutti gli abitanti di quel medesimo e non definito luogo, vive senza poter esercitare la libertà di pensiero e di espressione, dal momento che il Governatore e il suo Comitato di Sostegno, con uno stuolo di spietati Gendarmi al loro seguito, vietano severamente al popolo di accedere alla lettura e alla scrittura, confinandolo, in questo modo, ineluttabilmente, a quell’ignoranza necessaria per mantenerlo, completamente, alla propria mercè.
Una notte Carol sogna un uomo stravagante quanto ricco di fascino: è il poeta inglese Lord Byron che torna, poi, ogni notte a illuminarla, permettendole, così, in modo graduale, di aprire una strada nuova nel pieno del deserto dei pensieri e delle idee del posto dove vive, e di farlo, non solo per sè stessa, ma, soprattutto, per la propria gente.

Link per l’acquisto:

 

RICOMINCIARE DA NOI: “DIMENTICANDO SANTORINI” E’ IL NUOVO ROMANZO DI MARTA LOCK

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In questo suo nuovo lavoro letterario, dal titolo “Dimenticando Santorini”, pubblicato da Talos Edizioni, la scrittrice Marta Lock mostra, ancora una volta, la sua grande abilità nel passare, con estrema naturalezza, da un genere all’altro: subito prima di questo romanzo l’abbiamo letta, infatti, nel saggio, pubblicato da Harmakis Edizioni, dal titolo Ricomincia da Te. Nelle due opere, io, personalmente, ho riscontrato dei punti di contatto, come un sottile filo rosso che li unisce, rappresentato, fondamentalmente, da quelle paure che troppo spesso, nel nostro quotidiano vivere, ci impediscono di vivere la vita appieno, perché ci inducono verso la rinuncia, rinuncia compiuta per la paura che nutriamo verso quei nostri limiti che spesso siamo noi stessi ad erigere, ogni volta, oppure rinuncia compiuta per la paura atavica del giudizio altrui.

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Dimenticando Santorini” è prevalentemente una storia d’amore, quella tra Damian e Jade, una vicenda che si estrinseca nel corso dei decenni, tra l’incantevole e senza tempo Grecia e la moderna America, una storia che non conosce limiti, spaziali e temporali, una storia che supera le divisioni imposte dalle situazioni contingenti, una storia di conflitti generazionali e di relazioni complicate tra sorelle. Il linguaggio di Marta è come sempre fluido e raffinato, e la narrazione è tale da introdurci sin dalla prima pagina nella dinamica piena della storia e nella psicologia dei suoi personaggi, e in ognuno di loro, in fondo, ritroviamo noi, con le paure che ci accompagnano per mano ogni giorno, maggiormente con la paura che abbiamo di essere felici, una tentazione che spesso rifuggiamo, per il timore di danneggiare gli altri, e rifuggendola, in realtà, perdiamo noi, e quella che è la nostra vera essenza.

Questo romanzo non ci lascia privi, poi, di colpi di scena che appaiono del tutto inaspettati, esattamente come avviene nella vita, perché non è mai tardi, per essere felici, e perché non è mai tardi per ricominciare, da noi e da quelli che sono i nostri veri sentimenti, e Jade e Damian, dalla fanciullezza, fino alla maturità, ce lo dimostrano. Non possiamo dimenticare i luoghi, perché troppo spesso i luoghi son persone.

Dimenticando Santorini”, di Marta Lock, è una lettura che consiglio vivamente.

ILARIA GRASSO