Intervista alla scrittrice Daniela Frittella

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Incontro con la scrittrice Daniela Frittella, per parlare della sua raccolta di racconti dal titolo “Trentatré”, pubblicata da Lupi Editore, dei suoi progetti futuri e di molto altro.

Ciao Daniela, ben trovata sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO: il tuo incontro con la scrittura ha radici lontanissime nel tempo, o forse non ne ha, perché questo amore è nato con te?

In realtà per me la scrittura è sempre stata una necessità, non ho “scelto” di scrivere ma ho bisogno di scrivere, a causa di una fantasia piuttosto galoppante e dell’esigenza di raccontarmi e raccontare, prima di tutto a me stessa. La mia scrittura è un raptus selvaggio, un furore che mi cattura e mi costringe a buttare giù delle righe, che poi spesso non ricordo, come se un’altra Daniela prendesse possesso delle mie mani, dei miei occhi e della mia mente e andasse avanti da sola per una strada fatta di istinto. Difficilmente modifico quello che scrivo di getto, salvo piccole imperfezioni, perché rappresenta un momento autentico vissuto da quell’altra Daniela lì, che poi se la vado a modificare si incazza!

Trentatré, trentatré racconti, in questo libro pubblicato da Lupi Editore, trentatré donne ma probabilmente trentatré facce della stessa donna, giusto?

Trentatré è il mio primo libro ed è nato dopo aver varcato il confine fra una età e un’altra, appunto superando i trentatré. Le donne personaggio del libro hanno tutte quell’età, e si barcamenano dentro un precarietà di vita e di sentimenti che è la mia, sicuramente. Generazione votata all’incostanza, che per certi versi genera una sete di novità come pure una sorta di perenne intristimento, mai lamentoso ma sottile e onnipresente. Trentatré sono indubbiamente io, le storie vissute e quelle sentite raccontare, quelle rubate alle infinite persone incontrate e a quelle solo immaginate. Trentatré è la capacità di osservazione di una donna che ama stare in silenzio a guardare, anche cazzate come le scarpe che qualcuno indossa, e su quei piedi può ricamare una infinità di vicende. Trentatré è una sola donna, ma ha dentro un po’ tutte le donne nelle loro unicità e nelle loro normalità. Trentatré è il coraggio delle debolezze, degli errori, delle sbandate, della libertà pretesa perché unica strada possibile verso la felicità, anche solo parziale, anche solo desiderata.

La donna che ami di più, tra tutte quelle che racconti…

E’ una domanda alla quale non sono molto in grado di rispondere. Le amo tutte, anche quelle che prenderei a schiaffi e anche quelle che mi somigliano meno. Ogni persona contiene in sé altre infinite persone che sono da scoprire e la scoperta è spesso dolorosa; in questo sicuramente la storia di Ilaria e Caterina (ventinove e trenta) racconta la sofferente, e liberatoria insieme, scoperta delle multiple persone, è un ballo dentro un ospedale psichiatrico, se letta almeno due volte fa decisamente vorticare ed è la sensazione che provavo mentre la scrivevo. Devo dire che in momenti diversi amo di volta in volta racconti diversi; ecco, questi sono i giorni del ventinove e trenta, di Ilaria e Caterina.

La scelta di scrivere racconti: come mai?

Personalmente è un genere che adoro, per la sua completezza raggiunta in poche pagine… ho scritto sempre poesie, ma questa volta l’istinto, quel gran bastardo del mio istinto, mi ha trascinato in una nuova forma perché pensava dovesse essere quella giusta a liberare le storie che affollavano la mia testa. Anche io adoro i racconti, leggerli, ascoltarli e scriverli, ma non è solo questo. Si tratta in realtà comunque di un bisogno, quello di assecondare il momento, l’ispirazione, il raptus che dicevamo prima; volere tutto e subito, volerlo scrivere subito perché non si può perdere un secondo, altrimenti il risveglio delle storie cambierà e non sarà mai più lo stesso racconto che invece forse meritava di essere scritto!

L’universo delle donne è un universo che a me anche affascina, quando leggo e quando scrivo: come mai, anche per te, questa grandiosa fonte di ispirazione scrittoria?

E’ perché sono una di loro, conosco le mie sfaccettature e conosco le loro. Proprio perché scrivere è necessario, è necessario scrivere di ciò che più possiamo capire. Di ciò che più ci assomiglia. Quando leggo non ho la stessa esigenza di legger di donne, ma gli autori li devo sentire dentro le viscere, devono colpirmi in pancia, devo sentire il loro rapimento nella scrittura. Non mi interessa una “trama” in quello che leggo, mi interessa sentire il trasporto e la violenza della penna sul foglio.

Progetti narrativi per il futuro prossimo…

Ce ne sono, come no. Ho iniziato due cose, però nell’ultimo periodo ho assoluto bisogno di scrivere poesie e infatti lo sto facendo. Diciamo che se volessi pubblicare raccolte di poesie potrei farne una enciclopedia visto quanti fogli scarabocchiati mi gironzolano in casa! Sicuramente niente di immediato, visto che Trentatré è uscito a dicembre dello scorso anno, quindi è ancora in tenera età. Continuerò a scrivere, aspetterò il tempo che servirà e poi usciranno anche altri figliuoli, di sicuro.

Come facciamo a seguirti?

Su Facebook, sul mio profilo personale e sulla pagina Trentatré di Daniela Frittella, in più sto usando anche uno spazio blog come una sorta di taccuino (danielafrittella.blogspot.com)

Siamo in chiusura, Daniela, grazie di essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Liberiamoci e godiamoci le meraviglie che ci circondano, questa è la prima cosa che mi viene in mente. Nel racconto uno e due, dove parlo del professore non vedente e del suo originale concetto di fortuna, lascio la storia con la frase “un uomo è fortunato quando riesce a pensare di esserlo già stato”, ecco, riteniamoci tutti fortunati se sappiamo “guardare” alla realtà con occhio critico e il più possibile libero da pregiudizi. Positivo sapersi incazzare e sapersi ribellare, saper accogliere e rifiutare discriminazioni e confini. Vivere la passionalità, l’emozione, l’autenticità. Vivere fuori dagli schemi il più possibile. Trentatré è anche questo, una liberazione da catene comprese, sentite, riflettute e tagliate.

ILARIA GRASSO

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Incontro con la scrittrice e giornalista Elisa Sartarelli

Incontro con la scrittrice e poetessa Daniela D’Alimonte

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Il mio incontro per LIBERI LIBRI E NON SOLO con la scrittrice e poetessa abruzzese Daniela D’Alimonte, per parlare della sua attività letteraria, dei suoi progetti e di tanto altro.

Ciao Daniela, benvenuta sul mio blog: partiamo, innanzitutto, dal tuo amore per l’Abruzzo ti ha vista protagonista, assieme ad altri autori, dell’antologia poetica dedicata alla tragedia di Rigopiano: raccontaci di questa tua esperienza, in cui la poesia e l’arte incontrano la solidarietà…

In genere, se devo essere sincera, non riesco a scrivere poesie su un tema dato perché credo che essa sia la massima espressione della libertà umana e imporsi un argomento significherebbe perdere la libertà d’ispirazione, quell’alchimia che fa nascere i versi. In questo caso però, quando mi hanno chiesto se volessi partecipare alla antologia con un mio componimento, ho pensato a lungo a ciò che era successo a Rigopiano e il pensiero mi è andato certamente alle povere persone morte ma anche a coloro che sono rimasti all’indomani della tragedia, ai familiari, ai cari che si ritrovano da un giorno all’altro ad elaborare un lutto improvviso, insensato, impensabile. Ho pensato a cosa provasse chi resta a vivere senza la persona cara. Ed ecco che è nata la mia poesia. “Io che resto” : Forse tu mi dicevi di serbare/ il sorriso per il nero dei giorni /che sarebbero venuti,/ per coprire il pudore di una lacrima / che ha in sé tutto il pianto della terra./ Se rovisto in questi angoli di cuore / non trovo altro che affanni /e fendenti e ferite della morte./ Poi ripongo ogni domani nel suo ieri/ e mi dico che il senso è questo, del respiro./ Risistemo il viso, questa voce / e le parole nel paniere da offrire /e faccio finta di capacitarmi /in questa vita in cui mi trovo./

La poesia poi è universale ed ognuno può sentirla propria, ad esempio, in questo caso, “si resta” e si sopravvive a tante situazioni, tante volte si sopravvive anche ad un amore. L’idea della solidarietà sottesa alla pubblicazione di questo libro mi piaceva molto: tutto il ricavato della vendita è stato donato e sarà donato al gruppo della Protezione civile di Penne che nei giorni della immane tragedia si è distinto per il lavoro svolto. Ancora mi commuovo se ripenso a quanto questa gente ha lavorato e a quanto ha gioito quando sono stati estratti i bimbi vivi. Poter dare un seppur minimo contributo con una mia opera per qualificare ulteriormente il loro impegno, mi ha spinto ancora di più ad accettare questa partecipazione. Vorrei aggiungere che il libro è stato pubblicato da Solfanelli ed è stato curato da Franco Pasquale, si può acquistare in qualsiasi libreria abruzzese. È stato presentato al museo Vittoria Colonna di Pescara e sarà ripresentato in questi giorni anche in altre luoghi d’Abruzzo, compreso Farindola.

Il bisogno di poesia della società attuale, nell’epoca, appunto, che stiamo vivendo, epoca non facile, di certo…

Io vado ripetendo da un po’ di tempo a questa parte, quando me lo chiedono, che la poesia salva l’essere umano. Lo salva da questa vita nella quale è costretto a vivere e che non è quasi mai come quella che pensa di voler o dover vivere. Questa vita ci costringe a comportarci in un certo modo, a fare determinate azioni, a essere, sì, ma in funzione degli altri; quando siamo di fronte alla poesia, ad una pagina bianca da riempire siamo liberi da tutto, siamo davvero noi stessi e possiamo inventarci il mondo che vogliamo. La poesia salva anche perché nei momenti in cui si pensa di sprofondare ci tende la mano e ci aiuta a riemergere dall’abisso. Ci propone un’alternativa e un’ alternativa a questa vita ci vuole. Tuttavia la poesia deve essere vera, reale, non serve scrivere delle parole in rima oppure andare ad un certo punto a capo per pensare di aver fatto la poesia. Per scrivere la poesia ci vuole impegno e dedizione. Nei miei interventi dico sempre che alla poesia bisogna accostarsi con umiltà e con onestà, con il capo chino.

Tu e la poesia: un amore che viene da lontano…

ll mio amore per la poesia viene da lontano, da quando ero ragazza, dai miei studi, soprattutto dagli studi liceali e poi da quelli universitari; devo dire che la poesia mi folgorò al liceo: ricordo quando al terzo anno studiai per la prima volta letteratura e il primo autore incontrato fu San Francesco, la prima poesia in volgare, era il “Cantico delle creature”; fu un colpo di fulmine, un amore a prima vista, per quella poesia e per tutta la poesia in genere; sentii proprio che quella era una mia strada, che quando leggevo le poesie stavo bene e ritrovavo l’armonia con il mondo. Mi dissi che se mai avessi avuto un figlio maschio lo avrei chiamato Francesco e così ho fatto. Poi da lì è stato veramente uno studio matto e disperatissimo: tutti i poeti classici della letteratura italiana e straniera, quella francese in particolare, poi quella latina, uno studio continuato, per l’indirizzo scelto, anche all’università. Qui mi sono imbattuta negli autori più contemporanei da Caproni, Bertolucci a Penna, ed è stato nuovo amore. Infine più recentemente ho conosciuto e sono entrata in contatto con i poeti abruzzesi del calibro di Moretti, Creati e Marianacci. Ricordo con nostalgia quando anni fa il compianto Iginio Creati, uno dei nostri massimi poeti, mi spiegava alcune regole compositive per fare una buona poesia e riempiva di annotazioni i miei primi acerbi componimenti mentre sorseggiavamo un cappuccino al tavolino del bar di fronte al Porto turistico. Posso dire perciò che questo mio amore per la poesia si basa sugli studi dei poeti e della poesia in generale, sulla conoscenza delle regole della poesia, dei suoi livelli di analisi, nonché delle modalità compositive. Prima che cominciassi anch’io a scrivere poesie, le ho studiate a fondo, le ho interiorizzate, ho fatto mio questo genere letterario in tutte le possibili modalità; dopo la laurea, nella ma carriera di insegnante ho cercato anche di trasmetterle ed insegnarle ai miei alunni. Ad un certo momento la scrittura mi è venuta fuori spontanea, senza che me ne accorgessi, da un giorno all’altro ho cominciato a scrivere e poi non ho più smesso; scrivevo una riflessione, poi vi tornavo sopra lavorandovi di lima, rielaborando, e veniva fuori la poesia. La scrittura è per me legata a momenti particolari della vita e continuo ogni qualvolta sento la necessità ma sempre senza imposizione perché con l’imposizione, credo, non si scrive nulla di autentico.

Come facciamo a seguirti?

Io non sono molto “social”, come si dice oggi, soprattutto per mancanza di tempo legata al mio lavoro e poi perché per mio carattere alterno momenti di apertura e voglia di condividere i miei pensieri a momenti di introspezione in cui divento anche ritrosa. Chi mi segue su Facebook può vedere pubblicate le mie cose e le mie attività, i miei impegni letterari . Spesso mi adopero anche come promotrice di eventi culturali, di concorsi letterari, come per esempio il Premio Parco Maiella che è giunto quest’anno alla sua 20ª edizione e di cui sono uno dei direttori artistici, il Premio De Meis ed altri. Poi ho anche un blog: Blog di danieladalimonte dove si possono trovare dei miei scritti che sono più che altro poesie e riflessioni legate a istanti della vita. Non sono molto frequenti o legati al bisogno di avere una rubrica ma li annoto quando sento il bisogno di scrivere,

I tuoi prossimi impegni letterari…

Per quanto riguarda i miei prossimi impegni letterari intanto, dopo la uscita della mia prima raccolta di poesie nel 2015, ho continuato a scriverne e credo che tra quest’anno e l’anno prossimo potrò pubblicare una seconda raccolta, che nasce come tutte le mie opere con molta gestazione e sofferenza perché per me non è mai facile tirare fuori ciò che si ha dentro e poi scegliere il modo migliore per farlo. Ancora non ho pensato al titolo ma le poesie hanno una loro precisa struttura e, ancora più che nella prima raccolta, insistono sul fluire del tempo, seguendo in particolare lo scorrere dei mesi e delle stagioni. Poi continuo sempre la mia ricerca linguistica soprattutto nell’ambito della dialettologia e della toponomastica che è la disciplina nella quale mi sono specializzata nei miei anni come cultrice della materia all’Università di Lettere di Chieti e sto scrivendo un saggio sui nomi delle località della provincia di Pescara. Inoltre sto perfezionando uno studio sulla lingua del poeta abruzzese Modesto Della Porta.

Recitaci un tuo componimento…

Vi lascio una delle poesie che faranno parte della mia prossima raccolta e ha per titolo il mese in cui ci troviamo: “Aprile”

Che poi questo mio sguardo

promette il disincanto che sempre

gli appartiene

anche quando, ad Aprile,

incontro il sorriso dei tuoi occhi,

la festa dei tuoi gesti così avari.

Raccolgo la gioia che mi porta

e la decanto in attimi di tregua

e, se non sparisce ancora,

la conservo, ritagliando

il tuo viso intorno al cuore.

 

ILARIA GRASSO

Incontro con il poeta e scrittore Marco Isone

Incontro con il poeta Alessandro De Cerchio

Alessandro De Cerchio

Il mio incontro con il poeta Alessandro De Cerchio, per parlare del suo amore per la poesia e per la scrittura, e dei suoi progetti letterari futuri.

Ciao Alessandro, ben trovato sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO, come hai incontrato la poesia nella tua vita?

Ciao Ilaria…Un ringraziamento di vero cuore a te per avermi ospitato qua, e un saluto a tutti quelli che avranno la pazienza di leggermi…Come ho incontrato la poesia nella mia vita? Eh…E’ passato tanto tempo, come poterlo ricordare bene? Comunque a parte gli scherzi…E’ noto che alle elementari, da bambini, le poesie costituiscono ampia materia di studio, quindi probabile che qualcosa si sia insinuato in me a quei tempi, ovvero, circa quarant’anni fa. In epoca anagraficamente più matura, è probabile che i testi delle canzoni (amo la musica) mi abbiano fatto di nuovo incontrare la poesia sotto altra forma. Si sa…Spesso, ciò che esce dalla porta, rientra dalla finestra…

Cosa rappresenta la poesia, per te?

La poesia è libertà (anche se talvolta espressa in forma metrica), è amore, è lucida e sana follia, è espressione del vero, del bello e del meno bello di noi stessi e della vita, senza filtri. E’ sogno, è passione, è istinto, è fantasia, è il nostro occhio puro sul mondo.

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Quanto è grande il bisogno di poesia, nel mondo attuale?

Molto grande, secondo me, perché è vero che abbiamo grande bisogno di concretezza, ma senza tutto quello che la poesia, a mio dire, esprime, rischiamo di vivere un’esistenza con grandi spazi di vuoto, nei quali rischiamo di perderci.

La tua opera che ti rappresenta di più…

Tutto quello che scrivo rappresenta un pezzo di me, però se proprio devo scegliere, direi “La Finestra”…Affacciarvisi è voglia di aprirsi al mondo e mettere da parte lo stare soli con se stessi che pure periodicamente va coltivato, per non inaridirci.

Chi sono i modelli poetici e letterari di riferimenti?

Credo nessuno, anche perché a me piace scrivere, vero, ma sono un pessimo lettore…Mi riferisco semplicemente alla mia interiorità più profonda. Quando lei mi parla, è tutto così semplice…

poesia de cerchio 3

I tuoi progetti letterari per il futuro prossimo…

Non ho mai pubblicato nulla, ma sto lavorando ad una raccolta (la mia “opera prima”) con cui percorrere la strada del cosiddetto “self-publishing”; se tutto va bene, a inizio estate 2017 realizzerò questo mio desiderio. Vuol essere un fotolibro che è soprattutto un viaggio dentro me, e quindi, probabilmente, il viaggio di tanti di noi.

Recitaci una tua poesia…

<< LA FINESTRA >>

“E guardi la finestra

cerchiandola di fumo

sparso dopo l’amore

che non sono più io.

Si perde in contorsioni

come quei tuoi pensieri

sospesi, tristi, allegri,

che sanno del tuo Incanto.

Ma quando eri com me,

la sigaretta, fuori;

pensandola molesta,

e contaminatrice…

…Ma non volevo altro

che respirare Te,

in ogni tuo risvolto

di stupenda imperfezione…”

Come facciamo a seguirti…

Curo una pagina su Facebook (“La Finestra” – Poesie di Alessandro De Cerchio) in cui posto estratti del materiale che intendo utilizzare per la raccolta che ho in progetto di pubblicare.

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Viviate come il vento, liberi per sempre…

ILARIA GRASSO

Incontro con la scrittrice Vanessa Navicelli

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Vanessa Navicelli è nata in provincia di Piacenza, ma da anni vive a Pavia.

È cresciuta coi film neorealisti italiani, con le commedie e i musical americani, coi cartoni animati giapponesi, coi romanzi dell’Ottocento inglese e coi libri di Giovannino Guareschi. (Be’, sì… anche coi suoi genitori.)

Crede nella gentilezza. E nell’umorismo. (Forse è umoristico credere nella gentilezza.)

È stata finalista del Premio Letterario “La Giara” per romanzi inediti, indetto dalla RAI nel 2012; rappresentante e vincitrice per la regione Emilia Romagna.

Ha vinto la sezione “Scritture per Ragazzi” dello Scriba Festival di Carlo Lucarelli e vari premi con la Scuola Holden di Alessandro Baricco. Il Premio Cesare Pavese per la poesia e il Premio Giovannino Guareschi per racconti.

Scrive romanzi per adulti e ragazzi; e storie per bambini.

Quando scrive, cerca di tenere presente quattro cose: la semplicità, l’empatia, l’umorismo, la voglia vera di raccontare una storia.

Ho incontrato Vanessa Navicelli per conoscerla meglio e ne è nata una bellissima e assai piacevole chiacchierata.

Illustrazione - Un sottomarino in paese

Ciao Vanessa, benvenuta sul mio blog LIBERI LIBRI E NON SOLO: come mai, la scelta di scrivere favole, favole per bambini?

Ciao Ilaria, grazie per l’accoglienza! Dunque, dunque. Perché le fiabe.

Una delle cose più belle delle fiabe è che, grazie alla loro semplicità, arrivano dirette a tutti. E in più, anche se il target principale è quello dei bambini… cosa succede? Succede che spesso i genitori leggono la storia assieme ai loro figli. Ho detto genitori, ma vale anche per nonni, zii, amici, insegnanti, ecc. Così facendo, è come se ripassassero un po’ anche loro – gli adulti – certe idee. E in più le rielaborano attraverso gli occhi dei bambini. (Il mondo com’è attraverso gli occhi dei bambini è qualcosa che vale davvero la pena di essere ricordato.)

Quanto credi che abbiamo bisogno di favole, al giorno d’oggi, noi adulti?

Tantissimo. Credo ne abbiamo bisogno più noi dei bambini. E oggi più che mai.

Viviamo un’epoca non semplice. Disillusioni, precarietà, frustrazioni.

La fantasia, i sogni possono essere una grande salvezza. Darci ancora un senso di futuro, speranze.

In più (e questo vale per tutte le epoche), a un certo punto, crescendo, si scopre che difficilmente capiterà di incontrare – fisicamente – fate e altri esseri magici; ma è importante continuare a credere in quello che rappresentano.

Il crederci rende la vita migliore, anche da adulti. Soprattutto da adulti.

UnSottomarinoInPaese_copertina

 

Parliamo di “Un sottomarino in paese”, la prima fiaba che hai pubblicato, nel 2014: com’è nata questa idea?

La storia è quella di un Capitano di un piccolo sottomarino che, avendo fatto guerre per tutta la sua vita e non sapendo stare senza, nel momento in cui si trova senza guerre “ufficiali” da combattere, decide di inventarsene una tutta sua. Spinge il suo sottomarino fin nella piazza centrale di un paese di collina e dichiara una guerra surreale (a colpi di pasticcini) agli abitanti.

Io, come tanti altri, ho sempre avuto la convinzione che le guerre non risolvono problemi ma ne creano di nuovi. Peggiorano sempre le cose. Quando scoppia una guerra, perdiamo tutti, già in partenza.

Così ho pensato: voglio raccontare di un Capitano di un sottomarino che non sa stare senza fare la guerra, anche quando di guerre non ce ne sono. Un Capitano così matto da non chiedersi nemmeno se c’è o no un motivo per attaccare; l’importante è iniziare a combattere, poi il motivo lo si troverà!

Il sottomarino mi è venuto subito in mente perché il messaggio centrale della mia storia è che la guerra è una cosa da matti, senza senso. E cosa c’è di più insensato di un sottomarino che, invece di starsene in mare, si trova nella piazza di un paesino di collina? Vedi, il punto era questo: dare subito l’idea della follia della guerra con un’immagine.

Avevo già scritto un racconto sulla guerra per adulti. Volevo scrivere qualcosa per i bambini, perché loro sono la nostra speranza. E per pensare alla pace ce ne vuole tanta, di speranza.

La dedica all’inizio del libro racconta in due righe quello che è il fulcro di tutto.

Dedicato ai bambini. E a quegli adulti che proveranno sempre a rendere il mondo un posto migliore.”

[“Un sottomarino in paese” esiste anche in lingua inglese, ‘A Submarine in the Village’ – sia ebook che cartaceo.]

Quanto pensi sia importante insegnare la pace, ai bambini?

Penso sia fondamentale. La pace andrebbe seminata davvero da subito nei bambini, in modo che, mentre crescono, possa germogliare e crescere con loro.

Non dovrebbe esistere il concetto di “è troppo piccolo”. In base all’età, bisogna cercare il modo migliore, più adeguato per affrontare un argomento. Magari, con bimbi davvero piccoli, anche solo per accennarlo, per farlo intuire. Ma bisogna (bisognerebbe…) iniziare subito a insegnare i valori più importanti; la pace come altri. Con le parole, con l’esempio. Con un libro, con un cartone animato. Con una canzone, con un disegno. Guarda, vale tutto! Però va fatto.

Sono molti gli studiosi, gli educatori, gli psicologi evolutivi che sostengono che la fase della vita in cui si gioca tutto quello che saremo va dagli 0 ai 6-7 anni. In quel periodo mettiamo le basi, solide o scricchiolanti, della nostra personalità, della nostra mappa emotiva e affettiva. E, senza rendercene conto, dei nostri valori.

Certo, dai 7 anni ai 100 continuiamo ovviamente a crescere, maturare, imparare cose nuove, cambiare. Altroché! Ma quello che abbiamo assorbito in quei primi anni, nel bene e nel male, tornerà sempre a galla.

Illustrazione - Mina e il Guardalacrime

Parliamo di “Mina e il Guardalacrime”, un libro per i bambini dai 4 anni in su…

E per tutti quelli che hanno un cuore aperto alla magia!

Dunque. Mina (diminutivo di LacriMina) è una piccola lacrima in fuga, perché stanca di portare solo dolore a tutti quelli che incontra.

In cerca di una pozzanghera in cui buttarsi, inizia una storia di viaggio e di scoperta, durante la quale farà incontri strabilianti e bizzarri. Intanto, il saggio Guardalacrime, che è appunto un guardiano addetto al conteggio e alla cura delle lacrime, si mette alla sua ricerca e… La ritroverà?

Questa è una storia che affronta il tema delle emozioni e che ci ricorda quanto sia importante non fermarsi alle apparenze. Imparare ad apprezzare se stessi e i propri talenti. Confidarsi con chi ci vuol bene.

Come sempre nelle storie che scrivo, cerco di far sì che ci siano piani di lettura diversi a seconda delle età (anche per gli adulti, sì). L’importante è che a chiunque legga possa restare qualcosa.

Mina e il Guardalacrime” inaugura anche la collana delle Fiabe Bonbon. Fiabe buone, di nome e di fatto. Piccole e dolci come i bonbon.

Magia, poesia e tenerezza (a volte un pizzico di umorismo) sono le caratteristiche di queste storie, che possono far leva anche su lettori più adulti.

Si sa: un bonbon tira l’altro. Ecco perché a questa prima fiaba ne seguiranno molte altre.

Ho cercato di creare un mondo soffice, in cui il bambino (… o il lettore che sia) possa divertirsi, magari imparare qualcosa.

Mina e il Guardalacrime_COPERTINA

L’importanza di belle illustrazioni, dentro una bella storia…

Le illustrazioni hanno un ruolo fondamentale. Dovrebbero rispecchiare, incarnare lo spirito del testo. Più la simbiosi è profonda, tra testo e illustrazioni, e più il libro è di qualità.

Io sono stata veramente fortunata con i miei due libri, perché in entrambi i casi ho collaborato con illustratrici di grande bravura e sensibilità. Sabrina Borron per “Un sottomarino in paese” e Deborah Henking per “Mina e il Guardalacrime”. Due ragazze fantastiche, non potevo chiedere di meglio (professionalmente e umanamente).

Progetti letterari per il futuro prossimo…

Sto preparando (e lo dico a te in anteprima) il primo romanzo per adulti. Che è già lì a guardarmi da tanti anni. Ma non era ancora il suo momento, ha dovuto aspettare. I suoi personaggi mi girano per casa, nervosi e ansiosi di uscire allo scoperto, di diventare reali.

La prossima fiaba bonbon, invece, dovrebbe uscire per Natale (coma sai bene, dobbiamo fare programmi a lunga scadenza).

Come facciamo a seguirti?

Il social dove sono più attiva è sicuramente Facebook. La mia pagina autore è questa: https://www.facebook.com/VanessaNavicelliAutrice/

Sono anche su Google +, Pinterest e Twitter.

Sul mio sito trovate tutti i contatti social e anche un modulo contatti per scrivermi da lì, se vi va.

www.vanessanavicelli.com

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Ogni bambino che smette di credere è una perdita per tutti. Rende questo mondo un po’ più buio.
Per questo bisogna proteggere sempre i sogni dei bambini (e aiutarli a moltiplicarsi!).
Perché un cuore aperto alla magia e alla fantasia è un cuore puro.
Un cuore che illumina il mondo.”

[dall’Introduzione del libro “Mina e il Guardalacrime”]

Link all’acquisto Amazon per “Mina e il Guardalacrime”: http://tinyurl.com/zke7p4f

Link all’acquisto Amazon per “Un sottomarino in paese”: https://tinyurl.com/z85gy43

 

ILARIA GRASSO

 

Incontro con la scrittrice Lorena Marcelli

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Il mio incontro con la scrittrice Lorena Marcelli, per parlare dei suoi progetti, di scrittura, editoria e solidarietà, a 360 gradi.

Ciao Lorena, ben trovata sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO, come hai incontrato la scrittura nella tua vita?

Buongiorno e grazie per la tua ospitalità, Ilaria. Ho letto sempre moltissimo e, per questo, l’incontro con la scrittura è stato precoce. Ho iniziato a farlo da adolescente, ma per molti anni ho scritto solo per me stessa, lasciando i racconti chiusi in un cassetto. Cinque anni ho deciso di aprirlo e ho iniziato a pubblicare e a vincere concorsi letterari.

Le gioie e i dolori della scrittura: sei d’accordo sul fatto che scrivere è, a volte, un lavoro fisicamente pesante?

Sono più che d’accordo. Lo è anche psicologicamente, a dire il vero. Spesso mi trovo a scrivere storie che riportano a galla ricordi pesanti e dolorosi e, questo, fa sì che la fatica della scrittura diventi fisica e psicologica.

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Nei tuoi racconti e nei tuoi romanzi c’è l’universo femminile, in tutte le sue sfumature: quanto è difficile scrivere di noi donne?

In realtà per me è semplicissimo perché non uso filtri, quando parlo di donne. Le descrivo senza giustificarle e senza volerle far apparire diverse da quello che sono, nel bene e nel male. Sono nata e cresciuta in una famiglia dove le rappresentanti femminili sono sempre state in maggioranza; ho avuto il tempo per studiarle in tutte le loro sfaccettature e di raccontarle.

I tuoi libri sono destinati anche a un pubblico maschile, a mio avviso: è così?

Certo, che lo sono. I miei libri non sono romance classici e non scrivo per un pubblico prettamente femminile.

A quale tua opera sei più intimamente legata e perchè?

Il mio “figlio di carta” prediletto è “L’enigma del Battista”, un thriller storico che racconta la storia di una donna realmente esistita nell’Irlanda del 1300. Per scriverlo, ricerche storiche comprese, ho impiegato quasi tre anni, ma sono riuscita a unire in maniera credibile la storia vera con la fantasia e, anche, a parlare d’amore. Credo che questo sia il romanzo più completo in assoluto che io abbia scritto fino a questo momento.

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Self publishing e pubblicazione con casa editrice: vantaggi e svantaggi, dell’uno e dell’altra….

La questione andrebbe affrontata in maniera molto dettagliata. Cercherò di sintetizzare quanto più possibile, perché è un argomento che m’interessa moltissimo.

Io sono favorevole al self publishing, ma credo che a questo tipo di pubblicazione ci si debba avvicinare in maniera seria e professionale. Chi pubblica in self ha una grande responsabilità: rispettare le aspettative dell’acquirente, anche se il suo prodotto costa pochi centesimi. Un testo edito da una Casa Editrice (ovviamente non a pagamento), è stato già valutato da esperti del settore e, se arriva alla pubblicazione, fornisce, quanto meno, garanzie di qualità (testo formattato ed editato); non sempre lo scritto pubblicato in self ha fornisce pari garanzie, e, per questo, l’autore che decide di farlo in maniera autonoma dovrebbe diventare, a tutti gli effetti, editore di se stesso, e far curare il testo da editor professionisti e non, come spesso accade, pubblicarlo pieno di errori e incongruenze.

Per quanto riguarda le Case Editrici, io sono del tutto contraria a quelle a pagamento che, in realtà, sono delle semplici stamperie e che, spesso, nemmeno leggono i testi ricevuti. Ci sono tantissime Case Editrici piccole/medie, guidate da editori seri e motivati, che forniscono garanzia di qualità e serietà anche agli autori emergenti; gli stessi dovrebbero rivolgersi proprio a loro, quando decidono di immettersi nel mercato editoriale. Al self ci si dovrebbe arrivare dopo anni di esperienza e non solo per la voglia di vedere il proprio nome su una copertina.

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Cosa pensi delle antologie e del ruolo che queste hanno spesso nel sostenere cause socialmente importanti?

Le promuovo, le curo, le sostengo e le pubblicizzo, organizzando presentazioni dappertutto. Sono fermamente convinta che il lavoro di squadra sia l’unico modo per raggiungere scopi importanti, soprattutto in cause sociali.

In quali progetti letterari sei attualmente impegnata?

In tantissimi progetti. Ho curato due antologie che sostengono cause sociali molto importanti: “Eva non è sola” e “Mi corazòn y tu corazòn”. La prima è una raccolta di poesie e racconti contro la violenza di genere; la seconda è una raccolta di poesie e racconti a tema libero. Con i proventi di “Eva non è sola” si finanzieranno tre Centri Antiviolenza abruzzesi; con quelli di “Mi corazòn” si acquisteranno medicinali da inviare in Venezuela. Tutti gli autori che hanno partecipato (e sono più di ottanta), hanno rinunciato alla royalty e si impegnano quotidianamente per pubblicizzare le due raccolte. Questa è vero lavoro di squadra e, anche se la fatica è tanta, non posso non essere contenta dei risultati. A gennaio, poi, ho dato vita a Elle Emme, una nuova realtà che, dopo appena due mesi, ha già al suo attivo diverse iniziative. Ve ne cito solo un paio: il concorso letterario “Miti, Storie e Leggende in terra d’Abruzzo”, e la pubblicazione di un bellissimo libro per bambini. Infine, il mio blog: http://ilgiardinodeigirasoli.blogspot.it/

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Come facciamo a seguirti?

Potete seguirmi sulla mia pagina facebook, e sulle pagine legate alle mie attività.

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www.facebook.com/elleemmeassociazione

Siamo in chiusura, carissima Lorena, grazie per essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Ilaria, grazie ancora per avermi dato la possibilità di essere conosciuta meglio dai tuoi lettori, che voglio salutare in questo modo: “Inseguite i vostri sogni e le vostre aspirazioni, con l’augurio che, ognuno di voi, possa trovare la strada per la felicità”.

ILARIA GRASSO