IL QUOTIDIANO INCONTRO CON I NOSTRI FRATELLI ANIMALI CELEBRATO NEL NUOVO LIBRO DELLA FILOSOFA MARIA GIOVANNA FARINA

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Il mio incontro con la scrittrice e filosofa Maria Giovanna Farina, per parlare del suo nuovo lavoro letterario, dedicato ai nostri amici animali, dal titolo Non siamo solo cagnolini, edizioni Gilgamesh.

Come è nata l’idea di questo libro e quali sono i tuoi obiettivi?

È un’idea che viene da lontano, erano parecchi anni che desideravo parlare del più fedele amico dell’uomo ma non sapevo come procedere. È stata Milly, una meticcia portata a casa dal canile a farmi venire l’idea di raccontare il nostro rapporto. Divenuta la voce narrante del libro, lei mi ha permesso di entrare nel racconto con facilità. Il fine è sensibilizzare e far conoscere cosa significa vivere con una quattro zampe.

Come mai la scelta di far parlare direttamente la sua protagonista, ossia la cagnolina Milly?

Per rendere tutto più vero, appassionato ed empatico. Il cane ci trasmette le sue emozioni, gli stati d’animo più profondi e decodificandoli ho potuto trasformarli in scrittura: credo sia il modo più fedele e sincero di parlare della sua vita con me e con tutti gli atri personaggi che ruotano intorno a lei, a noi.

Milly ci parla degli umani, dei loro pregi e difetti, e lo fa con una certa obiettività, mettendo soprattutto in risalto la piaga e l’infamia dell’abbandono…

Sì, lo fa con gli occhi dell’amore. Questo libro è un atto d’amore nei confronti degli animali ed è sincero fino in fondo. Se da un lato lei racconta pregi e difetti degli umani io le lascio dire anche i miei stessi difetti, quindi il libro nella suo essere un’autobiografia diventa un modo per parlare al lettore senza maschere. Quanto all’abbandono, non poteva non metterlo in risalto perché Milly stessa è stata abbandonata a pochi mesi. Naturalmente il libro contiene delle riflessioni filosofiche alla portata di tutti dove viene messo a nudo il motivo per cui si abbandonano gli animali senza alcuna pietà. Giustamente è una piaga, come tu affermi, ma le piaghe si curano e in questo caso con la conoscenza di cosa sia un cane, di come avverte il dolore, la sofferenza, il non amore. E poi la gioia, la serenità, l’entusiasmo…

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In realtà i nostri animali, in particolare i nostri cani, ci “parlano” ogni giorno, con il loro linguaggio molto particolare e straordinariamente comprensibile…

Certamente, è un linguaggio non verbale ma ricco di significato che da quasi quarant’anni studio con passione. Faccio un esempio, Milly non ha mai gradito farsi pettinare e così qualche anno fa mise in atto un siparietto davvero esilarante. Quando da cucciola le chiedevo di salire sulla bilancia, lei aveva una terribile paura perché ila pedana della bilancia aveva una certa instabilità, poi ha vinto il timore e da quel momento per lei la bilancia è diventata una via di fuga dalla spazzola. Ad un certo punto quando le chiesi vieni a pettinarti lei di colpo salì sulla bilancia, come a dirmi “Sono disposta a pesarmi se non mi sottoponi alla tortura della spazzola!”. Ciò sottintende un ragionamento, un certo grado di intelligenza.

Trovo che questa storia potrebbe essere introdotta nelle scuole elementari, per educare i piccoli all’amore verso queste straordinarie creature e quindi anche verso gli esseri umani, perché un’educazione del genere è fondamentale, del resto il libro, per il suo linguaggio lineare e semplice, lo consente…

Sono d’accordo. Il libro può essere letto anche a partire dalla V elementare e se qualche concetto ha bisogno del supporto di un adulto è solo perché alcuni rimandi prevedono un’esperienza culturale che un pre-adolescente non può possedere. Il racconto come dici tu si legge senza difficoltà, cattura e trasporta nel mondo di Milly che poi è il mondo di tutti i pelosi. Credo che imparare a rispettare e ad amare gli animali sia un passo avanti della civiltà, per le scuole può rappresentare uno strumento per fare educazione civica.

Quanto credi che sia terapeutico per noi il rapporto quotidiano con i nostri fratelli animali?

Un cane può aiutarci a comprendere noi stessi, è un rapporto rispecchiante, è una relazione che si basa sulla fiducia e sulla fedeltà. Ne siamo sicuri, un cane non ci tradirà mai. Semmai siano noi umani a tradire lui. Ciò che sottolineo nel libro è la love-pet-therapy, è la possibilità che amando un cane noi si possa riacquistiate la fiducia nell’amore che magari a causa di delusioni avevamo perduto. Questa è una delle ragioni per cui un cane è terapeutico e di conseguenza chi impara ad amare un cane è più portato ad amare un essere umano, giusto per sfatare lo stereotipo per cui chi ama gli animali non ama le persone. E poi la pet-therapy tradizionale ci insegna quanto siano utili nella cura del malato, quanto siano un rimedio contro la solitudine, etc.

Cosa ha rappresentato per te metterti nei panni dei Milly e qual è il tuo ricordo più dolce legato al vostro incontro, sicuramente non casuale?

È stato un viaggio nella purezza e nell’innocenza al fine di sensibilizzare chi non immagina cosa ci sia in un rapporto con i nostri amici animali e poi per cercare di contrastare la violenza, la crudeltà e l’abuso. Il mio ricordo più dolce? Quando l’ho presa tra le braccia la prima volta appena uscita dalla gabbia. Nel libro lei lo esprime attraverso parole che, ogni volta le rileggo, mi emozionano. “È la prima volta che io e Giovanna possiamo abbracciarci, i miei occhi incontrano i suoi, le sue braccia circondano il mio corpo, vivo una grande emozione: non c’è cane senza un essere umano che lo possa amare e non esiste un essere umano veramente felice se non ama un cane”.

Andate al canile, il cane vi sceglierà e sarà una grande avventura ricca di amore.

Non siamo solo cagnolini, ed Gilgamesh – disponibile in cartaceo e in e-book.

Immagine di copertina @Roberto Passeri, fotografo e collaboratore associazione Fonopoli.

ILARIA GRASSO

LA VALENTINA DI CREPAX DEL 2020: INCONTRO CON LA FOTOMODELLA E ATTRICE EUGENIA SALVATORE

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Il mio incontro con la fotomodella e attrice pescarese Eugenia Salvatore.

Ciao Eugenia, ben trovata sul mio blog, che per noi in realtà è un ritrovarci dato che ti ho già intervistata in passato, nel tuo ruolo di Marilyn Monroe impersonator, ma ora ci sono delle importanti novità che riguardano il tuo ruolo di modella e attrice. vogliamo parlarne?

Ciao carissima Ilaria grazie per questa intervista e per esserci ritrovate di nuovo! Come sempre sei un’ottima padrona di casa! Beh, si, ho lasciato il personaggio della bomb Shell Monroe, ed ho abbracciato un nuovo progetto che mi vede in vesti diverse, ma sempre ” femminili” come fotomodella e attrice: sarò la Valentina di Crepax del 2020.

Hai sempre avuto la passione per le trasformazioni e tu stessa ti definisci una personalità camaleontica…

Esattamente Ilaria, sono una personalità camaleontica, cambio look e personaggi come abiti, però che mi vestano bene…

Parliamo del tuo nuovo personaggio, Valentina di Crepax: come mai questa scelta, oltre che per una evidente somiglianza che hai con lei?

Ho scelto questo personaggio perché lo trovo molto femminile e sensuale. Valentina ha la mia stessa passione (una delle mie tante passioni) che è la fotografia. Amo scattare, ritrarre momenti di vissuto, amo estrarre l’anima nelle persone e nelle cose. Voglio che esprimano sensazioni, emozioni. Beh non ti nascondo che la Valentina mi è sempre piaciuta fisicamente, poi quel caschetto colore asfalto lo adoro da quando ero piccola e infatti costringevo mia madre a farmelo fare!

Parlaci del tuo nuovo progetto artistico: dopo un periodo di pausa in cui ti sei dedicata anima e corpo al tuo ruolo di mamma di due bambini meravigliosi, stai ripartendo alla grande con il lavoro, con delle importanti collaborazioni…

Vero, sì, mi sono dedicata completamente ai miei due figli. Un anno e mezzo fa rimasi incinta della seconda figlia e decisi di fermarmi appunto per fare la mamma H24. Ora, dopo ben due anni, ritorno sotto i miei tanto amati riflettori, a cui ancora non so rinunciare del tutto. Ora sto collaborando con una agenzia pubblicitaria di fotomodelle per dei saloni di bellezza per l’Abruzzo e per tutta Italia. La prima che mi ha “adottata” è M a d Hair concept , un salone di bellezza di Pescara.

Ecco, possiamo dirlo: sei il volto ufficiale di Made Hair Concept di Alessandra Catena e Davide Spagnoli, come è iniziata questa vostra avventura insieme?

Esatto, sono il volto ufficiale di M a d Hair concept di Davide Spagnoli e Alessandra Catena , che organizzano la loro campagna pubblicitaria con il mio volto. Il tutto è iniziato tre anni fa, quando andai lì per farmi il colore, e mi dissero che avevo il volto che faceva per loro, per i loro progetti commerciali. Poi devo dire che mi curano il look in modo molto soggettivo, cioè esclusivo: il mio taglio e il mio colore (anche se visti in riviste di moda) è solo studiato per il mio volto, a nessun’altra verrà applicato il mio look. Questo è molto importante perché essere diversi per me è un privilegio e una grande fortuna.

Come facciamo a seguirti?

Per seguirmi lo si può fare su Facebook, su Instagram come Eugenia Salvatore e soprattutto sulla pagina di M a d Hair concept su Facebook.

Siamo in chiusura, grazie di essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Il mio messaggio che vorrei lasciare è molto semplice, è quello di inseguire sempre i propri sogni e di non rinunciarvi mai; non si è mai troppo grandi per farlo, la vita è una sola e va vissuta fino alla fine! Un grande bacio ed un immenso abbraccio a tutti i lettori di questo splendido tuo blog Liberi Libri e non solo….Ciao!

ILARIA GRASSO

Credits Photo: Pasquale Favale

INCONTRO CON GIANCARLO GHEZZANI, GIOVANE E PROMETTENTE SCRITTORE

Il mio incontro con Giancarlo Ghezzani,  giovane e promettente scrittore.

Ciao Giancarlo, benvenuto sul mio blog Liberi Libri e Non Solo, sei giovanissimo e già così deciso nel modo in cui scrivi e ti poni: come è nata la tua passione per la scrittura?

È nata come naturale reazione alla lettura. Leggendo mi sono creato dubbi e certezze di più o meno grande spessore ed è proprio su questi aspetti che baso le mie riflessioni e sono arrivato al punto in cui sento la necessità di condividerle in forma scritta. La “decisione” con la quale scrivo è da imputare oltre che alla mia età, alla stima e alla fiducia che ripongo nei libri che mi hanno dato modo di sviluppare e padroneggiare i concetti o principi a cui mi appello nella vita comune, avendo quindi modo di esprimerli senza incertezze.

Il tuo talento scrittorio è già così definito che il direttore della rivista Il foglio letterario, Vincenzo Trama, tramite la tua insegnante, Melisanda Massei Autunnali, ha deciso di affidarti una rubrica a cui tu hai dato il titolo di Largo all’Uroboro: come hai accolto questa notizia?

È stata una vera sorpresa. È veramente un privilegio alla mia età poter curare una rubrica in un prestigioso spazio come quello de Il Foglio Letterario, dove le mie produzioni si affiancano a quelle di personaggi affermatissimi nel modo della letteratura. La lungimiranza di Vincenzo Trama e quella di Gordiano Lupi sono impagabili: già le prime bozze che ho condiviso con loro suscitarono un sano interesse, e io, che non ero nessuno, che neanche immaginavo di poter produrre un qualcosa di interessante agli occhi di personaggi di quel calibro, mi sono trovato improvvisamente tra le mani la possibilità di dire ciò che pensavo nel modo che più ritenevo opportuno. Però tutto questo non sarebbe mai iniziato senza il contributo fondamentale di Melisanda Massei Autunnali, che fin da subito ha creduto in me e mi ha dato il coraggio di condividere alcune bozze con Gordiano e Vincenzo, grazie ai quali adesso posso esprimermi in un posto d’eccezione.

Il tuo primo articolo è già stato pubblicato e ha come titolo Il ritorno buonista del diritto: rimandando comunque chi ci legge ora ad accostarsi personalmente a quanto hai scritto, vuoi darci comunque qualche anticipazione a riguardo?

Il ritorno buonista del diritto è una riflessione su come la società odierna stia ricadendo nel baratro del buonismo, per il quale si ritiene che la morale – la mutevole morale – sia imperativo del diritto umano che invece abbiamo faticato secoli per ponderare attraverso i valori: come dico nell’articolo, infatti, la verità è assoluta, la morale no.

Sai già di cosa parlerai nel tuo prossimo articolo?

Sinceramente no, posso dire che il tema dell’edizione di dicembre sarà “Il cenone”, non escludo una riflessione sul concetto di famiglia

I giovani e la scrittura: secondo te in che rapporto sono, nella società attuale?

Sicuramente c’è un maggiore approccio all’argomento rispetto al passato da parte dei miei coetanei. Non che prima mancassero il desiderio o i giovani autori: solo che a differenza di ieri, oggi abbiamo la possibilità di condividere di tutto con tutti in qualsiasi forma. Sono stati abbattuti i muri dell’editoria convenzionale e conseguentemente sono stati eliminati i paletti nei confronti del giovanissimo autore che adesso si sente libero ed è effettivamente libero di pubblicare tutto ciò che vuole. Il rovescio della medaglia è che adesso ci sono così tanti autori che pubblicano in svariate forme da aver saturato il mercato. È sempre più difficile per un giovane autore emergere, e non per mancanza di talento, quanto più per mancanza da parte dei publisher di leggere effettivamente e recensire/pubblicare quanto loro fornito: e infatti la tanto vantaggiosa libertà di pubblicare come e cosa vogliamo ci si sta ritorcendo contro perché adesso basta pubblicare qualcosa su un dominio internet autonomo o spendere cifre astronomiche per stampare 50 copie di un libro presso una casa editrice che non ti controlla neanche l’ortografia del titolo per sentire persone definirsi scrittori. Nella società odierna dove i titoli superano i meriti, tutti sono scrittori, ma nessuno è più lettore.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Per l’immediato futuro sto concludendo la stesura del mio primo libro che spero sarà pubblicato con le Edizioni Il Foglio di Gordiano Lupi.

Lascia un messaggio ai nostri lettori, dato che siamo in chiusura: grazie di essere stato con noi!

Ai carissimi lettori non posso altro che dire di non leggere tanto per dire di aver letto, dico di leggere con l’intenzione di ottenere il massimo profitto dal tempo investito in tale azione. E si, ci si può rilassare pensando, se leggendo un libro riuscite solo a distrarvi da ciò che vi circonda e una volta finito vi sentite esattamente uguali a prima, allora avete sprecato del tempo e fatto arricchire una persona che non ha nulla da dire ma che vuole solo dire qualcosa. Grazie!

ILARIA GRASSO

“COME OMBRA ALL’IMBRUNIRE”: INCONTRO CON L’AUTRICE MANUELA STANGONI

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Incontro con l’autrice Manuela Stangoni per parlare del suo nuovo libro dal titolo “Come ombra all’imbrunire”  e del suo amore per la scrittura.

Ciao Manuela, ben trovata sul mio blog Liberi Libri e Non Solo: come e quando ti sei avvicinata al mondo della scrittura?

Leggere e scrivere sono stati i verbi che ho imparato dopo Essere e Avere, ma in effetti per quanto riguarda la stesura del primo romanzo ho dovuto attendere un po’ di anni. Il primo libro in effetti è nato per caso e in seguito a un’esigenza familiare. Mia figlia Aurora stava entrando nel difficile periodo dell’adolescenza e volevo trasmetterle dei valori. Dopo i primi dialoghi che avvertivo cadere nella noia ho pensato a una strada alternativa. Così è nata Luna: la protagonista di “Come per la luna il sole” e adesso del seguito “Come ombra all’imbrunire”. Oltre ad Aurora ho un figlio più piccolo, Andrea, e mentre facevano i compiti io ero accanto a loro a scrivere di Luna e delle sue vicissitudini. La sua storia è paragonabile a quella di molte vite reali: ardua, dolorosa, complicata; ma lei non molla. Luna attende, e questa attesa la forma e la rafforza, e quando è finalmente pronta, affronta la vita in modo fiero e vigoroso: senza paura.

Per rendere più appetibile a un adolescente il romanzo l’ho condito con l’amore e il sentimento, poi, ho cercato di renderlo veloce creando situazioni che lo rendessero un page turner: per questo al rosa ho affiancato anche un po’ di giallo e di imprevisti. Per dare l’impronta didattica invece ho posto all’inizio una breve riflessione sul senso della vita e altre nascoste tra i dialoghi… Luna è molto riflessiva.

Sia nel primo sia nel secondo romanzo Luna ci accompagna in posti meravigliosi come la Sardegna, Genova e anche il Sud Dakota. E lo fa mettendo in gioco tutta se stessa. Perché la vita è cadere, viverla, è rialzarsi.

“Come ombra all’imbrunire” è il tuo secondo romanzo, pubblicato appunto dopo Come per la luna il sole di cui in realtà è il sequel, anche se, per come è scritto, può essere letto tranquillamente da solo…

La stesura di Come ombra all’imbrunire nasce dall’esigenza di completare la formazione di Luna. Nel primo il concetto base è quello del rialzarsi mentre nel secondo quello del forgiarsi. Temendo che qualcuno invogliato a leggere il secondo non lo facesse perché mancava il tassello del primo, ho descritto, tipo sinossi, gli accadimenti principali nelle prime pagine. Ma non solo, Come ombra all’imbrunire ha un’identità tutta sua, che il lettore scoprirà pagina per pagina. Solo i protagonisti restano gli stessi: con pregi e difetti che li caratterizzano a partire dal primo romanzo.

viti e olivi (Ottobre)

Un romanzo in cui si piange ma si ride anche, il tutto per tua esplicita volontà, in particolare grazie alla creazione del tuo personaggio Luna, dotata di grande ironia…

Per intenderci vi lascio un piccolo estratto:

Quando arrivammo, erano appena le 10:00, il sole era ancora un tiepido disco giallo, il mare una tavola e il vento ci sfiorava timido e discreto. All’apparenza non era presente nessun altro, ma intravidi un asciugamano che mi fece presumere la presenza di almeno un’altra persona.

Vedi che non era il tizio del cocco…” commentai rivolgendomi a Gianni.

Perché?”

Mi rispose con una domanda. Tuttavia la cosa che più mi aveva sorpresa fu che, mentre pronunciava quel perché, si era girato attorno, scontrando gli sguardi di tutti, come in cerca di un aiuto.

Perché c’è un asciugamano e nessuno zaino frigo con probabili pezzi di cocco dentro. Può bastare come spiegazione?” affermai dura.

Perché tutti mi guardano come se fossi una fuori di testa?, pensai mentre esploravo le loro espressioni incerte.

Sarà appunto con lo zaino in giro a vendere il cocco” aggiunse Pier.

Certo e poi viene a sdraiarsi per prendere un po’ di sole” dissi sprezzante.

Però l’asciugamano potrebbe essere anche di qualcun altro.”

Mi rispondete come se fosse un caso di cronaca. Perché ogni volta che si parla del tizio del cocco, ve la prendete così? Non ce l’ho mica con lui e se per caso fosse qui non me ne fregherebbe niente. A meno che…” La mia pausa si trasformò in un sorriso sardonico.

Che cosa?” Elisa si era guardata attorno come se dovesse comparire qualcuno all’improvviso.

A meno che non abbiate intenzione di farmi mettere con lui” dissi acida. “Spero che non abbiate pensato neppure lontanamente una cosa del genere.” Il silenzio di tutti mi turbò. “Ma perché proprio con il tipo che vende il cocco in spiaggia? Non avete trovato nessun altro da presentarmi? Io non ricordo neppure che faccia abbia. Se è biondo o moro.”

È moro, è moro” affermò Pier.

Peccato che subito dopo iniziò a ridere così forte che gli uscì persino un raglio dalla bocca.

Allora avete organizzato questa gita con l’idea di farmi conoscere uno?” Nessuno rispose. “È così, è così? Porca miseria ma qualcuno può rispondermi?”

Luna sta’ tranquilla non c’è nessuno che voglia farti conoscere nessuno.”

Oh, be’ la risata di Pier, poco fa, diceva tutto il contrario.”

È che ti immaginavo a vendere cocco anche tu pur di stare con il tuo nuovo spasimante.”

Sai che siamo al mare e che la gente a volte muore annegata?”

Luna.” Elisa mi richiamò. Forse stavo esagerando, ma non mi importava.

E mica perché qualcuno ti tiene sotto. Anneghi e basta. Qualcuno muore anche passeggiando sugli scogli e non perché ci sia uno che lo spinge; è solo perché scivola o mette un piede in fallo.” Adesso fui io a ridere.

Non ti vedo nella veste di una serial killer” intervenne Gianni sogghignando.

Il tempo passa Gianni e le persone cambiano” risposi io.

Ti metterai una tutina nera tutta aderente per non farti riconoscere?”

No, Pier. Credo che se ucciderò te mi daranno un premio, quindi non avrò bisogno di travestimenti. Tuttavia per i successivi potrei organizzarmi. La tutina nera snellisce pure.” Scoppiai a ridere pure io con loro.

Nel tuo libro i due protagonisti, Leonardo e Luna, compiono sia un viaggio geografico che dentro sé…

Il mio obiettivo era proprio questo, permettere al lettore di fare un viaggio in posti meravigliosi come la Sardegna, Genova e il Sud Dakota (tutti posti che io amo profondamente); ma anche introspettivo.

Leggere mi ha formata e mi ha concesso di capire che la lettura non deve limitarsi a un mero viaggio di fantasia in luoghi, situazioni o nella vita di persone o personaggi… deve lasciare qualcosa di più: invitare a una morale di vita sobria e ricca di valori positivi.

L’assenza ed il distacco sono gli altri grandi protagonisti indiscussi del romanzo: è così?

Assenze e distanze devono diventare per te il fuoco e l’acciaio mediante il quale forgiare le tue fragilità; e il fragore che adesso fanno dentro di te, col tempo, si farà pace e silenzio.

Zio Toni è il personaggio di maggior spessore morale e Luna si rifà ai suoi insegnamenti quando è in difficoltà. Spesso dimentichiamo che i nostri vecchi hanno un bagaglio di conoscenze ed esperienze alle quali è bene attingere per aggirare gli ostacoli che la vita ci propone e ci propina.

In quale progetto letterario sei attualmente impegnata?

Ho un figlio maschio che mi ha chiesto di scrivere una storia per lui: dinamica e avventurosa. Sono già a buon punto ma ho ancora un po’ di lavoro da fare. Si tratta di un distopico dove amore, coraggio, solidarietà e amicizia combattono contro una società in cui il desiderio di potere è tale da eliminare ogni forma di integrità morale.

Un altro progetto letterario del quale ho già tratteggiato i primi tasselli parla di resilienza.

Lavoro da trent’anni in ospedale e ho conosciuto molteplici persone dalle quale ho imparato molto su come affrontare una diagnosi di tumore, un incidente che ti lascia esiti e molto altro.

L’unico mio problema è il tempo: avrei bisogno di giornate di 48 ore per poter fare tutto ciò che mi prefiggo.

Come facciamo a seguirti?

Ho un profilo facebook con il mio nome e cognome e una pagina per entrambe i romanzi:

https://www.amazon.it/Come-ombra-allimbrunire-Manuela-Stangoni-ebook/dp/B07VG9T2GL/ref=tmm_kin_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=&sr=

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Le parole sono come fiori. Quando le mettiamo insieme in un libro componiamo un giardino.

Auguro ad ogni lettore uno splendido viaggio nei miei giardini e che i fiori che vi troveranno siano per loro stimolo di vita sobria e serena.

ILARIA GRASSO

LA VIOLENZA NON DEVE VINCERE: INTERVISTA ALLA SCRITTRICE E FILOSOFA MARIA GIOVANNA FARINA

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Il mio incontro con la scrittrice e filosofa Maria Giovanna Farina, per parlare del suo libro “Il giardino delle mele”, un’opera contro la violenza di genere, finalizzato, innanzitutto, alla sua prevenzione.

Ciao Maria Giovanna, ben tornata sul mio blog, Liberi Libri e Non Solo: “Il giardino delle mele, la violenza non deve vincere”, è un breve saggio divulgativo sulla violenza di genere che tutte le donne dovrebbero leggere in modo da poterlo diffondere alle nuove generazioni: quanto c’è di vero in questa definizione?

Direi che è perfetta! Lo scopo del libro è prevenire la violenza sulle donne e contribuire ad un’educazione del rispetto della donna che potenzialmente è madre. Nel libro parlo infatti di sacralità del ventre materno. Leggerlo è un’occasione per trasferirlo poi alle figlie, alle nipoti, alle amiche, è creare un dialogo anche con l’altro sesso. Il titolo rimanda alla coppia delle origini alla quale “chiedo” un cambiamento di rotta: se fosse stato Adamo a mangiare la mela come sarebbe andata a finire la storia dell’umanità? Ne parlo in modo ironico per poi, nella seconda parte, affrontare la questione con tutti i suggerimenti e la serietà del caso. Si trovano anche esempi di differenti tipi di violenza: la violenza non è solo il femminicidio ma tutte le altre forme con cui una donna viene vessata e umiliata.

Questa tua opera è uscita di recente, in formato ebook su Amazon, ma in realtà rappresenta una pubblicazione di alcuni anni fa, con la quale hai avuto modo di girare l’Italia in librerie, associazioni e scuole, confrontandoti con adulti ma anche ragazzi e ragazze: che esperienza è stata?

È stata un’esperienza formativa e di proficuo scambio di idee. Per questa ragione ho deciso per la pubblicazione su Amazon così da consentire a tutti e in tempo reale di acquistare il libro. L’e-book diventa anche un sussidio didattico nei corsi di formazione come già lo è stato nella versione cartacea. Da questa nuova versione mi aspetto nuovi confronti, ho scritto questo piccolo libretto per il desiderio di dare il mio contributo alla causa.

Un libro, innanzitutto, per prevenire la violenza, non solo combatterla quando si è ormai consumata…

La prevenzione è sempre la miglior cura anche in questo caso specifico dove la cura è formare i bambini fin dalla più tenera età per far loro comprendere il valore del femminile; le bambine devono essere invece educate per crescere come persone libere dal maschilismo e condurle così sulla strada dell’autodeterminazione. Il libro è breve ed essenziale proprio per essere letto anche da chi non è abituato a grossi tomi, mentre lo scrivevo lo immaginavo come un compagno fedele e prezioso con cui sentirsi più sicure.

C’è un capitolo tra quelli contemplati nell’opera che ritieni, per qualche ragione, maggiormente significativo?

Ce ne è più di uno, ma sicuramente quello a cui guardo con maggiore orgoglio è L’ultimo appuntamento, argomento che ho trattato con suggerimenti pratici, come tutto il libro del resto; tra l’altro sono tra le prime scrittrici in Italia ad aver affrontato questo momento critico. È fondamentale, se si accetta di andare, presentarsi all’ultimo appuntamento con gli strumenti idonei se non si vuole che sia l’ultimo della nostra vita. Se ci fate caso, si muore spesso durante quell’appuntamento che l’uomo chiede alla donna e mentre lei glielo concede lui ha già pianificato, nella maggior parte dei casi, di ucciderla.

Siamo in conclusione, lascia un messaggio ai lettori del blog Liberi Libri e Non Solo…

Prima di tutto grazie a te per l’interesse e ai lettori chiedo, se se la sentono, di darmi un riscontro dopo la lettura.

Link per l’acquisto

https://www.amazon.it/giardino-delle-mele-violenza-vincere-ebook/dp/B07YGVJCXZ/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=il+giardino-delle-mele-violenza-vincere+ebook&qid=1570631830&s=books&sr=1-1

il libro è acquistabile anche Iniziative “18app” e “Carta del Docente”

ILARIA GRASSO

UNA VITA PER LA POESIA: INCONTRO CON ANTONELLA MASSA

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Ciao Antonella, benvenuta sul mio blog Liberi Libri e Non Solo: come e quando ti sei avvicinata alla poesia?

Ciao Ilaria, molto lieta di partecipare al tuo blog.

Sono cresciuta in mezzo ai libri, alla musica e all’arte. Ho sempre respirato poesia e già da piccola amavo leggere libri. Ho imparato poi ad apprezzarla davvero al liceo fino a prendere consapevolezza che potevo scrivere in versi entrando cosi in un mondo meraviglioso, colmo di pace e d’amore.

La vera produzione poetica comincia però solo alcuni fa, in concomitanza di un periodo un po’ burrascoso della mia vita, e trovare la strada della bellezza e dei sogni è stata una sorpresa, una fortuna e un valido aiuto. In seguito ho conosciuto altri autori e poeti con i quali ho condiviso bellissimi e poetici momenti e ho imparato molto.

Cosa rappresenta la poesia per te, una fuga od un appiglio alla realtà?

La poesia rappresenta tante cose e a secondo dei momenti ma direi che è soprattutto espressione del vero sè e quando è autentica è un’oasi dove l’anima si ristora dalla vita quotidiana e da una realtà talvolta arida e pesante. Ma è’ anche un modo di essere, di vivere la vita e di affrontare la realtà. Innalza la nostra prospettiva e la consapevolezza di noi stessi e del mondo. Ciò che ci manca o non è lo troviamo comunque dentro di noi……l’Amore, la bellezza, la pace, i sogni, i ricordi sono linfa vitale ed energia positiva e credo inoltre nella funzione terapeutica e catartica della poesia.

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Sei raccolte di liriche e molte partecipazioni ad antologie poetiche: quanto ti senti legata alle tue opere e quanto ti rappresentano?

Sono molto legata alle mie opere perchè raccontano momenti di vita, sogni, ricordi ed emozioni. Ogni libro è di valore solo perchè scritto con il cuore, per me stessa in primis, ed è sempre lì disponibile a regalare magia. Mi piace pensare che sia anche un dono al mondo oltre che una bella esperienza onirica, metafisica se vogliamo, lungo un percorso di ricerca interiore. Si parla d’ amore nei vari aspetti, di sogni luminosi e nostalgie ma il messaggio e sempre colorato, positivo e rasserenante. Credo che i poeti debbano soffiare amore nel vento, seminare fiori e accendere stelle e indugiare poco nella tristezza o in sentimenti cupi perchè se impari a volare puoi scegliere le emozioni che preferisci o ti fanno stare meglio. Mi rappresentano in quanto esprimono il mio modo di essere e sentire.. i miei ideali.. c’è la mia anima.. ed il cuore…..sono parte di me… ognuno diverso eppure simili… sono i miei figli!

Molti e prestigiosi sono i riconoscimenti che hai ricevuto: quanto, gli stessi, sono stati uno stimolo per te per il tuo poetare?

I riconoscimenti letterari sono sempre una bella notizia e fanno piacere perchè si viene considerati e apprezzati anche da altri in ambito letterario ma sinceramente non sono un obbiettivo importante e/o un grande stimolo per me perchè io scrivo solo se sono ispirata, soprattutto per me ed eventualmente per chi gradisce, e partecipo in genere a pochi concorsi. Certo, se qualcosa di mio piace anche ad altri è comunque una soddisfazione e l’autostima sorride.

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Poesia e musica si incontrano per te in Petali di Luce nell’ambito del progetto La melodia delle parole, a cura della associazione Teatro-Cultura Beniamino Joppolo di Patti (Me): vuoi parlarcene?

Ho aderito a questo importante progetto della prestigiosa Fondazione nel 2014, un Cd musicale con mie 24 mie liriche, su invito del presidente Dott. Ruggeri. Nasceva dall’ esigenza di portare avanti la poesia come una nobile missione e dove la musica, in armonia con le parole, ne amplificava il messaggio, in un momento storico come il nostro caratterizzato dalla crisi di valori, e da condizioni di solitudine e di buio per molte persone. Una bellissima pubblicazione in cui le poesie sono declamate dallo stesso presidente Dott. Ruggeri con un sottofondo musicale di Franco Caliò autore ed esecutore dei brani.

In quali progetti sei impegnata, attualmente?

Sono impegnata in attività di presentazioni,reading letterari e confronti su vari temi con altri autori che trovo sempre molto interessanti. E un periodo in cui non sto scrivendo molto…. ascolto, osservo, medito, leggo di più forse e mi dimentico di scrivere…però sto valutando nuove opportunità e idee…. cosi come ho in mente un nuovo libro che sto cercando di focalizzare al meglio… e chissà !

Lascia un messaggio ai nostri lettori...

In questo mondo frenetico in cui i valori sono spesso trascurati e dimenticati e dove spesso le apparenze contano di più della sostanza prendo le parole di Pavese a Fernanda Pivano del 1943 si faccia una vita interiore – di studio, di affetti, d’interessi umani che non siano soltanto di «arrivare», ma di «essere» – e vedrà che la vita avrà un significato ” e il mio personale anche “ cercate la strada della bellezza e della verità e non dimenticate i vostri sogni.. loro non si dimenticano di voi ”

ILARIA GRASSO

“TRECENTOTRENTANOVE I GIORNI DELLA CONDIVISIONE – LUDWIG”: INCONTRO CON LA SCRITTRICE DONATELLA LIGUORI

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Il mio incontro con la scrittrice Donatella Liguori, autrice del libro “Trecentotrentanove I giorni della condivisione – Ludwig”, pubblicato da Edizioni Rupe Mutevole, nella Collana “Le relazioni”, diretta dalla scrittrice e filosofa Maria Giovanna Farina.

Com’è nato “ Trecentotrentanove I giorni della condivisione – Ludwig” ?

E’ stata un’idea del mio coprotagonista “Ludwig”, uomo colto e lungimirante, che accortosi della capacità di scrittura con cui descrivevo su lettera le mie riflessioni, mi esorta più volte ad avventurarmi nella stesura di un romanzo. Nelle sue lettere si incontrano messaggi esortativi del tipo: lei è un’artista, ha le doti per diventare una scrittrice, non mi stupirei se un giorno vedessi una sua pubblicazione in libreria e altri ancora.

A parte la titubanza iniziale, retaggio ancorato al mio senso di inadeguatezza di allora, come fare a non lasciarsi convincere da un tale tifo, soprattutto in virtù del fatto che Ludwig è una persona integra, i suoi complimenti sono veraci mai dettati da oscuri secondi fini, tutt’al più di incoraggiamento se necessario. Ad un tratto, l’opaca pesantezza dell’impegno lascia il posto al colore rosso della sfida, quella con me stessa e mi accorgo dell’importanza del consenso, quello che genitori ed insegnanti avrebbero dovuto trasmettermi nell’età della formazione della personalità e la cui mancanza mi aveva causato il senso di inadeguatezza nell’adultità.

9.05.2019 con Max Bonfanti filosofo analista e Maria Giovanna Farina filosofa e scrittrice

Un romanzo epistolare, un genere letterario che personalmente apprezzo molto: come mai questa scelta ?

Le lettere sono le fondamenta su cui si erge questo romanzo, ma quando iniziò il carteggio neanche lontanamente avrei pensato divenisse un libro. Il materiale era tanto, ricco di esperienze e dinamiche interiori da sviluppare, un lavoro che trovò fin da subito il plauso del mio analista, che intravide in esso un’estensione del percorso di analisi più la catarsi della scrittura, meno entusiasta sicuramente io che non sapevo da che parte si iniziasse a scrivere un libro.

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Quanto c’è di autobiografico in questa storia, nel fitto carteggio intercorrente fra Ludwig e Antonella, la protagonista del libro?

Tutto direi, ho solamente sostituito i nomi. Mi sono attenuta ai fatti in quanto il racconto di questi era alquanto suggestivo senza bisogno di inventare qualcosa per renderlo maggiormente avvincente. Le riflessioni che fanno da legante fra una lettera e l’altra sono naturalmente successive, ma di poco in quanto l’inizio del carteggio risale al giugno del 2008 mentre la stesura del romanzo è avvenuta nel 2009, eccezion fatta per la parte conclusiva che mi ha richiesto una lunga pausa di distacco dalle tante emozioni, molte delle quali rivivo ancora oggi, per essere il più obiettiva possibile.

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Il carteggio con Ludwig, così amato, condurrà letteralmente per mano Antonella alla propria guarigione: scrivere è dunque terapeutico?

Ludwig ed il mio analista, come poc’anzi detto, intravedono nella stesura di questo libro tanti aspetti positivi a mio vantaggio: il riordino del carteggio, il trovare un filo conduttore a cui tenerlo finemente collegato, l’ inevitabile rielaborazione delle tematiche, che una volta scritte potranno divenire utili anche in futuro sia a me sia ai lettori , la scrittura significativa e liberatoria per un percorso di guarigione, l’ imparare a fare emergere senza timore le sensazioni attraverso un linguaggio che raggiunga anche agli altri. Se tutto questo non è terapeutico…..!

Diverse le figure femminili del libro, che è quindi, secondo te, di aiuto per le donne?

Di figure femminili ce ne sono e con personalità piuttosto forti, a parte la protagonista, Antonella: si incontrano madri severe che condizionano i figli e no, donne sagge e coraggiose capaci di lasciare un’importante eredità, ma qui le protagoniste sono le fragilità nelle quali sia donne che uomini potranno riconoscersi e sentirsi meno soli nel disagio nonché accompagnati in questo stesso percorso di guarigione.

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Qual è il ruolo del personaggio di Virgilio nella storia?

Come già detto, in questo romanzo-verità ho utilizzato nomi di fantasia. Essendo che Dante nel Canto I° della Divina Commedia viene condotto per una Selva Oscura da Virgilio non potevo che attribuire, a colui che mi conduce attraverso l’oscurità sinistra della foresta né del peccato né della dannazione bensì della mia psiche, cioè al mio analista, il nome “Virgilio”, presso il quale avevo intrapreso da qualche anno un percorso di analisi. Egli, ricevuto dalla collega l’ accorato appello, trovato su internet, con cui un certo Ludwig si rivolge ad una donna probabilmente estinta nella società attuale, d’animo nobile e conservatrice delle buone maniere, con cui condividere un piacevole dialogo epistolare, mi mette di fronte a questa opportunità relazionale e rimarrà il supervisore del carteggio e di tutta la vicenda narrativa.

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Cosa verrà dopo questa tua opera: a quale progetto stai lavorando?

Questo romanzo è uscito a maggio di quest’anno, quindi sono ancora all’inizio della sua promozione, che mi vedrà a fine agosto al Festival dell’Autobiografia di Anghiari, durante la rubrica “Letture al Leggio”ed in altre città per il firma copie. Nel frattempo resterò in ascolto di me stessa e di ciò che mi arriverà dall’esterno, in attesa di sentire l’esigenza di condividere di nuovo un percorso con i lettori.

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Siamo in chiusura, lascia un messaggio ai nostri lettori…..

Sto ricevendo molti giudizi positivi su questo mio primo lavoro e quindi mi sento di rischiare consigliandone la lettura anche ad un pubblico difficile come quello adolescenziale, che vive gli anni del confronto/scontro col mondo degli adulti e molte personalità ne escono debilitate. Ma“Trecentotrentanove I giorni della condivisione – Ludwig” è un libro per tutte le età, dal linguaggio raffinato e rispettoso; un romanzo un po’ fuori dal comune in cui il lettore rimarrà affascinato dai protagonisti e dalle storie da essi narrate.

ILARIA GRASSO

INCONTRO CON LA BAND ELECTROPOP “LA LUNA”

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Incontro con la band electropop La Luna, per parlare di “Niente succede”, il loro nuovo singolo e di tanto altro.

Com’è nato il progetto del brano Niente succede?

Il brano nasce anni fa quando con Alex Marton partimmo con la prima produzione. Dopo il singolo “Il giro del mondo” scrivemmo “Niente succede” e ci piacque sin da subito.

E’ un pezzo sulla immobilità umana, sul nostro apparente eterno movimento, mentre in realtà siamo fermi, in balia delle nostre idee e radicate convinzioni da cui per comodo o forse per paura non ci stacchiamo mai…

Gli errori degli uomini si ripercorrono costantemente nel tempo, cambiano nome e soggetti ma niente cambia, o meglio, niente succede…

Come e quando è nata la vostra band electropop?

Il progetto La Luna, che vede me come artista solista, nasce nel 2014, quando inizia la mia collaborazione con Luca Vicini, bassista dei Subsonica. Nei tre anni di stop che mi sono data proprio per scrivere, ho dedicato il mio tempo nel creare un sound e trovare dei suoni che mi appartenessero. Una volta pronto il tutto ho contattato i musicisti che più si avvicinavano a me come idee e caratteristiche e da lì si è formata la band che ormai é come una famiglia, dalla quale non mi stacco mai.

Parliamo della vostra collaborazione con Alex Marton, con il quale avete scritto “Niente succede”…

Alex è la prima persona che ha creduto in me. Iniziò la collaborazione con lui nel 2010.. e un anno fa, pensando ad arrangiare i miei nuovi pezzi, ho subito pensato a lui. Oltre alla sua bravura e conoscenza in merito a produzioni artistiche, Alex mi conosce molto bene, sia artisticamente che personalmente. Sa capire nell’immediato il senso di ciò che scrivo e come penso ad un mio pezzo nel suo complesso..

Siamo in chiusura, lasciate un messaggio ai nostri lettori…

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ILARIA GRASSO

“UNA PASSEGGIATA NELLA STORIA” E’ IL NUOVO LIBRO DELL’AVVOCATO LUCA SALINI – INTERVISTA

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Incontro con l’avvocato e scrittore Luca Salini, per parlare del suo quarto libro, intitolato “Una passeggiata nella storia – tra Eroi, Ricordi e Tradizioni” (Edizioni Il Viandante) e di tanto altro.

Ciao Luca, ben trovato sul mio Blog Liberi Libri e Non Solo, parliamo del tuo quarto libro, dal titolo “Una passeggiata nella storia – tra Eroi, Ricordi e Tradizioni, pubblicato da Edizioni Il Viandante: com’è nato questo tuo ambizioso progetto?

Innanzitutto mi preme ringraziarti per l’opportunità di far conoscere e promuovere la mia quarta pubblicazione. Durante una mia partecipazione come giurato ad un concorso letterario, tra i racconti proposti dai concorrenti sono rimasto particolarmente colpito dall’elaborato dal titolo “La passeggiata del silenzio”. In sintesi il racconto, classificatosi al secondo posto della graduatoria finale, ripercorreva a ritroso le passeggiate tra l’autrice e suo padre, reduce dalla scriteriata spedizione in Russia della Seconda guerra mondiale, da dove era ritornato con una parte del piede amputato a causa della infinita marcia nel gelo e “privo di forza e di giovinezza”. Sono tante le similitudini e le assonanze rispetto al ritratto della persona che ho proposto nel libro, Antonio Malascorta, che quotidianamente incontravo nel corso delle sue lunghe camminate.

Mi preme evidenziare che la spedizione dell’armata italiana in Russia, denominata ARMIR, aveva già catturato il mio interesse nel corso del raduno degli Alpini organizzato nel 2013 a Bisenti. Nell’ambito di una manifestazione collaterale venne proiettato un film toccante sulle vicende del corpo di armata mandato allo sbaraglio in Russia a combattere a fianco dei tedeschi.

Una passeggiata nella storia” è stato ideato con l’intento di proporre una ricostruzione fedele di fatti risalenti ad epoche diverse con il comune denominatore di aver rappresentato segmenti di vita capaci di cambiare radicalmente il corso della storia ed il futuro degli uomini.

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Un libro non strettamente storico, ma un viaggio tra episodi della nostra storia italiana e nella tradizione che da sempre ci caratterizza e che spesso dovrebbe trovare più risalto…

Il libro non ha carattere storico ma si propone esclusivamente di raccontare e ricordare episodi nefasti della recente storia ma anche momenti di vita spensierata e tradizioni forse dimenticate, con particolare riguardo ad una disamina sociale e di costume in merito a fenomeni che hanno cambiato radicalmente il modo di pensare degli italiani.

Nella prima parte vengono approfondite tematiche e vicende relative alla spedizione in Russia avvenuta durante la Seconda guerra mondiale: in particolare ci si sofferma sulla figura e sulle gesta del reduce Antonio Malascorta. Inoltre vengono riportati aneddoti interessanti sulla spedizione in Russia legati alle condizioni climatiche proibitive, ai rapporti tra i soldati italiani e la popolazione russa, alle criticità di equipaggiamento ed all’impreparazione logistica, alle battaglie decisive per il ritorno in patria dei pochi reduci italiani. Inoltre vengono fornite informazioni sui recenti ritrovamenti di corpi di soldati italiani nella fossa di Kirov: ma non anticipiamo altro in merito in quanto nel libro viene fornita una descrizione approfondita.

La seconda parte è dedicata agli anni ’90, rivisitati sulla base di eventi realmente accaduti e seguendo la logica del “come eravamo”, senza alcun intento nostalgico. Vengono toccati svariati argomenti anche in chiave un po’ romanzata; inoltre l’autore si sofferma anche sull’analisi di fenomeni televisivi che hanno rivoluzionato il mondo del tubo catodico, rappresentando gli antesignani degli attuali reality. Della terza parte parleremo di seguito…

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Un libro pieno di emozioni, sia tue che di chi legge…

Le emozioni rappresentano il sale della vita. Per me scrivere rappresenta uno strumento per trasmettere emozioni ai lettori, che si immedesimano pienamente nelle storie e nelle vicende raccontate. Si deve venire a creare una forte empatia tra chi scrive e chi legge. In caso contrario la lettura diventa distaccata e poco partecipata.

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Un protagonista del tuo libro è Antonio Malascorta, eroe quanto uomo normale della tragica spedizione degli italiani in Russia, durante la Seconda Guerra Mondiale…

Anche la Vallata del Fino, la mia Terra, ha fornito il suo contributo in termini di partecipazione alla Campagna di Russia e ha pagato un dazio di notevole entità. Antonio Malascorta è stato uno dei protagonisti della spedizione in terra russa, fortemente voluta da Mussolini per dare sostegno all’alleato tedesco, un reduce che ha contribuito alla vittoria ed al trionfo della libertà sulla dittatura, un vero e proprio Eroe normale. Spesso ci dimentichiamo di fatti antecedenti che hanno sancito il trionfo della libertà e della democrazia e finiamo per accantonare i protagonisti del suddetto trionfo, ossia coloro che hanno sacrificato la vita al fine di garantire ai loro eredi un mondo pacificato e senza tragedie di portata planetaria. Ecco a mio avviso la figura di Antonio Malascorta andrebbe valorizzata in modo più intenso, evidenziando le virtù di un uomo mite e pragmatico, silenzioso e di poche parole ma dotato di saggezza esemplare, tipica degli uomini d’altri tempi. Antonio è deceduto l’8 dicembre 2012, alla vigilia del compimento del 92° anno di età, e non ho avuto il privilegio di poter parlare direttamente con lui prima dell’uscita del libro. Ma ho avuto l’opportunità di incontrare il suo primo figlio Enzo, che vive a Bisenti e il cui primogenito a sua volta si chiama Antonio Malascorta; l’altro figlio del reduce Antonio si chiama Lino e vive a Pescara. Enzo mi è stato di aiuto, fornendomi informazioni sulla persona e raccontandomi aneddoti interessanti, tutti riportati nel libro.

Nell’ultima parte del libro c’è ancora un accorato omaggio a Bisenti, la tua terra, con la descrizione accurata di un momento che potremmo definire sacro, quello della vendemmia…

La terza parte contiene un aggancio che mi tiene ancorato a Bisenti, il mio paese. Parlo del vino Montonico e della vendemmia intesa come momento di aggregazione, con un inevitabile richiamo al Revival dell’Uva e del Vino Montonico che si tiene ogni anno a Bisenti la prima domenica di ottobre. Il binomio tra il Revival e il paese è indissolubile e gli ideatori di questo evento eccezionale sono riusciti nell’intento di creare un appuntamento per palati fini, unico e singolare.

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In quale progetto sei attualmente impegnato?

Venerdì 28 giugno ho presentato il libro a Bisenti. Ora insieme ad Arturo Bernava, il deus ex machina della casa editrice IlViandante, stiamo predisponendo un calendario di presentazioni. Approfitto dello spazio per ringraziare le persone che hanno reso possibile la pubblicazione del libro: l’editore Arturo Bernava che sostiene con convinzione le mie iniziative non solo letterarie; la Consigliera di parità della Provincia di Teramo Monica Brandiferri che ha curato la prefazione ed ha svolto un ruolo fondamentale e decisivo durante tutto il percorso del libro con consigli e suggerimenti sempre preziosi; la giornalista Mila Cantagallo, presenza costante ed imprescindibile sempre pronta ad ascoltare e sostenere i miei progetti; il giornalista Simone Gambacorta, professionista eccellente e figura di primo piano nel panorama della comunicazione; il Presidente del CO.RE.COM. Abruzzo Filippo Lucci, amico fraterno fin dall’infanzia; il giornalista Lorenzo Valleriani, protagonista importante del panorama sportivo abruzzese”.

Siamo in chiusura, Luca: lascia un messaggio ai nostro lettori…

Ti ringrazio Ilaria per l’opportunità che mi hai concesso attraverso la presente intervista. Il messaggio è il seguente: la cultura deve essere incentivata e deve recuperare un ruolo di centralità nel panorama della conoscenza umana. Nel mio piccolo ho voluto fornire un umile contributo in tal senso.

ILARIA GRASSO

S’INTITOLA “BALLARE BALLARE” IL NUOVO SINGOLO DI STEFANO FUCILI – INTERVISTA

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Il mio incontro con il cantautore Stefano Fucili per parlare del suo nuovo singolo dal titolo “Ballare Ballare” e di tanto altro.

Ciao Stefano, ben trovato sul mio Blog Liberi Libri e Non Solo, parliamo del tuo nuovo singolo dal titolo “Ballare Ballare”, un pezzo decisamente estivo: com’è nato questo progetto?

Lo scorso settembre ho iniziato a scrivere delle nuove canzoni, ispirato dal nuovo indie pop italiano in una nuova direzione electro-pop, tra i pezzi è venuta fuori anche Ballare Ballare una mattina alle 5 mi sono svegliato e ho scritto il testo e la melodia di getto pensando alla voglia di fuggire dagli stress della vita quotidiana, ripensando ai colpi di fulmine che la vita a volte ci regala, alla voglia di liberazione, di ballare, di amare.

Cosa ti aspetti da questo tuo nuovo lavoro?

Sono molto felice perché questo è il primo singolo che esce per una prestigiosa etichetta italiana la RNC Music di Nico Spinosa, una “piccola major” che vanta successi internazionali, sappiamo già che il pezzo uscirà anche in Russia, Repubblica Ceca e Nord Corea e stiamo realizzando anche la versione in spagnolo per il mercato latino.

Inoltre il pezzo appena uscito è subito entrato nella classifica Dance di iTunes e il videoclip , realizzato dalla DNA di Carlo Rossetti, sta ottenendo ottimi risultati su You Tube.

“Ballare Ballare” è il preludio al tuo nuovo album?

Si, le canzoni dell’album le ho già scritte tutte, stiamo lavorando alla produzione musicale con il producer Raf Marchesini e il mio manager Giordano Donati che hanno firmato diverse hit internazionali nella Dance. Probabilmente usciremo con altri singoli nei prossimi mesi e poi con l’album.

Hai nel tuo curriculum collaborazioni con artisti davvero importanti (Lucio Dalla, Paola Turci, Giorgia e Luca Carboni, per citare alcuni): come sono state queste esperienze e c’è qualche collega artista a cui tu ti senta in qualche modo più legato?

A Turci, Carboni, Nomandi, Giorgia e Ron ho avuto il piacere di aprire i concerti alcuni anni fa, ma in assoluto la collaborazione più importante è stata quella con il grande Lucio Dalla che fu il mio primo produttore alla fine degli anni 90 e con cui ho scritto alcuni brani come il pezzo Anni Luce che Dalla cantò nel suo album Luna Matana del 2001. Dal 2012 ad oggi parallelamente alla mia attività di scrittura e produzione dei mie album inediti, ho portato in piazza e teatri Italiani il progetto Piazza Grande omaggio a Lucio Dalla, con una band eccezionale ospitando spesso sul palco storici collaboratori di Lucio come Iskra Menarini e Riccardo Majorana (recentemente scomparso prematuramente). Sicuramente Lucio mi ha insegnato tanto e cantare ed interpretare i suoi capolavori nei concerti di Piazza Grande mi ha sicuramente lasciato un segano anche per la scrittura dei testi di questo nuovo progetto.

Siamo in chiusura, lascia un messaggio ai nostri lettori…

Auguro a tutti di vivere un’estate stupenda, di divertimento, gioia, amore senza mai smettere di Ballare Ballare , a dimenticavo andatevi a vedere il video, ne vale la pena!

ILARIA GRASSO