“PESTE E CORNA” (SPERLING & KUPFER): INCONTRO CON LO SCRITTORE MASSIMO ROSCIA

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Ciao Massimo, ben trovato su Liberi Libri e non solo: parliamo di “Peste e Corna” (Sperling & Kupfer), il tuo terzo libro dedicato alla lingua italiana, croce e delizia, e ai detti di uso comune… Come mai questa esigenza da parte tua?

Partendo dal presupposto – perché si parte sempre da un presupposto – che, volente o nolente, piaccia o non piaccia, la domanda sorge spontanea e, tutto sommato, qui lo dico e qui lo nego, è più che legittima, avverto l’esigenza di dire le cose come stanno. In parole povere e detto in soldoni: avrei potuto passare la mano, cullarmi sugli allori e godermi il meritato successo dei miei precedenti libri, “La strage dei congiuntivi” e “Di grammatica non si muore”, che sono stati a lungo sotto i riflettori e che a tutt’oggi vanno ancora a gonfie vele, continuano a ricevere elogi sperticati e vendere a palate e a fare faville. Ma, come mi insegni, non c’è due senza tre (e si sa che la matematica non è un’opinione). Ecco perché, arrivando al dunque e non tirandola troppo per le lunghe, ho unito l’utile al dilettevole e, senza troppi grilli per la testa, sono partito in quarta e mi sono gettato a capofitto su questo nuovo libro. Un libro da comprare a scatola chiusa, un libro da tenere sempre sul comodino, un libro da leggere e rileggere, un libro che potrà piacere o non piacere, ma che in ogni caso vi farà sorridere e riflettere. Di questo ne sono certo. Sono pronto a metterci una mano sul fuoco, senza se e senza ma.

Hai scelto la forma del romanzo, con Mario protagonista, per celebrare la lingua italiana e per fare il verso alle frasi stereotipate con cui spesso condiamo i nostri discorsi: come mai hai intrapreso questa strada?

Alcuni – più bravi di me – hanno individuato in questo mio nuovo lavoro, ancorché di difficile catalogazione tra i generi letterari, le caratteristiche proprie di un romanzo. Di norma rifuggo etichette e classificazioni, ma devo riconoscere che esistono una voce narrante, una trama, un protagonista, altri personaggi, diversi livelli narrativi, un senso logico e cronologico… Sebbene abbia usato circa ottomila espressioni idiomatiche più o meno cristallizzate e diffuse, “Peste e corna” non è infatti una mera elencazione di frasi fatte, luoghi comuni, cliché linguistici, metafore usurate, luoghi comuni e altri modi di dire; “Peste e corna” è un insieme di storie (‘storie di tutti i giorni’, per usare appunto un’espressione abusata), cose che succedono ‘spesso e volentieri’, episodi di vita vissuta, paradigmi dell’immaginario collettivo, vizi e virtù della nostra lingua ‘e quant’altro’.

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Mario, uno di noi, nel quale io mi sono rivista moltissimo, soprattutto per quanto riguarda il suo rapporto con la madre: mia madre, infatti, fa lo stesso con me, anche se ho “appena” 43 anni…

Per quanto riguarda il rapporto con la propria mamma, i suoi consigli amorevoli, le raccomandazioni e gli ammonimenti, tutti ci riconosciamo in Mario. A chi di noi non è stato detto «Stai attento, con tutto quello che si sente in giro», «Fai attenzione alle correnti d’aria» e «Mi raccomando, mangia»?

Senti, ma è vero che Sean Connery è più bello ora che da giovane?

Se fossi donna e non fossi felicemente coniugato, me lo sposerei ‘su due piedi’.

Caro Massimo, ma tu la vedi la TV? È vero che i film belli li danno solo di notte?

A quanto dicono… Mi spiace non poterti rispondere, cara Ilaria, ma a quell’ora dormo.

Cosa stai scrivendo adesso?

Un biglietto di minacce e altri coloritissimi epiteti che lascerò sul parabrezza di quell’idiota che ha parcheggiato in quarta – e dico quarta! – fila bloccando mezza Tiburtina. ‘cci sua!

ILARIA GRASSO

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IL BICCHIERE MEZZO PIENO (PIEMME EDIZIONI): INCONTRO CON UNA DELLE AUTRICI, ELENA MORA

In occasione dell’8 Marzo, Festa della Donna, ho incontrato Elena Mora, una delle scrittrici che ha preso parte al libro IL BICCHIERE MEZZO PIENO, pubblicato da PIEMME EDIZIONI.

Ciao Elena, innanzitutto bentrovata sul mio BLOG LIBERI LIBRI E NON SOLO: com’è nato questo il progetto scrittorio di IL BICCHIERE MEZZO PIENO ?

Dieci anni fa una ventina di amiche e colleghe decisero di scrivere una raccolta di racconti a favore dell’Unicef. Nessuno lo voleva pubblicare: lo accettò Oscar Mondadori e fu un piccolo successo editoriale, era “Cuori di pietra”. festeggiare il decennale con una nuova iniziativa ci è sembrata una buona idea.

Ventiquattro autrici unite in occasione dell’8 Marzo, grazie ai loro racconti: a chi è destinata la lettura di questo libro e qual è il messaggio più profondo che esso vuole trasmettere?

La lettura è destinata a tutti, direi in particolare a tutte, ma soprattutto a chi è stanco di cattive notizie e ha voglia di un sorriso, di un attimo di buonumore, di un briciolo di speranza.

E’ stato difficile mettere insieme, in un unico progetto, ventiquattro autrici?

Per niente. Sfatiamo il pregiudizio delle donne contro le donne. Tutte sono state estremamente generose, cominciare da Geppi Cucciari che ci ha regalato una meravigliosa prefazione, considerando che conduce una trasmissione radio quotidiana e che ha due trasmissioni tv.

A proposito di 8 Marzo, i ricavati dalla vendita di questo libro sono destinati alle donne del Mozambico: come mai questa scelta?

La scelta è stata dettata da diversi fattori: utilizzare al meglio i soldi dei diritti d’autore, che non sono mai cifre a molti zeri, e trovare un progetto che, in un momento in cui molte organizzazioni internazionali sono sotto accusa proprio per violenza sulle donne, fosse legato a una struttura di garanzia. La abbiamo trovata nella Cooperazione Italiana che con questo progetto in Mozambico offrirà la luce elettrica ai villaggi più poveri coinvolgendo le donne anche nel progetto stesso e permettendo loro, grazie alla luce elettrica, di leggere e studiare anche quando, dopo le 5 del pomeriggio, si fa buio.

La prefazione è affidata a Geppi Cucciari: come mai questa scelta?

Geppi è una amica, ma anche una intelligenza brillantissima e una penna straordinaria; abbiamo pensato che potesse essere lei, all’inizio del libro, a spiegarne le motivazioni. Lo ha fatto al suo meglio: leggere per credere!

Perché è importante che leggiamo questo libro?

Perché è un bel libro, che raccoglie tante storie e tante voci diverse; perché fa pensare, ridere, riflettere; perché è un buon libro e un libro buono.

ILARIA GRASSO

INCONTRO CON LA SCRITTRICE SYLVIE FREDDI

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Il mio incontro con la scrittrice Sylvie Freddi, per parlare del suo nuovo libro, dal titolo Q502 (Stampa Alternativa)  e di tanto altro ancora.

Ciao Sylvie, Bentrovata sul mio blog LIBERI LIBRI E NON SOLO, come è nata l’idea di Q502?

Avevo voglia di evasione, di entrare in un altro spazio-tempo e mettermi alla prova. Scrivere di fantascienza è una sfida difficile, devi essere credibile, c’è dietro un grande lavoro di ricerca scientifica, bisogna creare un mondo dal nulla, i limiti sono solo quelli che tu stesso ti imponi e poi per tutto il romanzo devi rimanere fedele a tutto quello che hai costruito. Così ho acceso il computer e sono partita su Marte.

E’ un romanzo fantascientifico, ma anche una lucida descrizione di una società con tutte le sue divisioni, decisamente simile alla nostra...

Le spinte di certe dinamiche sociali non sono mai cambiate nel corso della storia, quindi penso rimarranno le stesse anche su Marte.

Il protagonista maschile, Dylan, moralmente integro, incorruttibile: quanto c’è in lui di eroico e quanto, invece, di prettamente umano? La sua è la lotta per il bene più grande: la libertà…

Dylan è umano, con i pregi e i difetti che questo comporta, ma ha una lucida sensibilità di riconoscere i limiti del mondo in cui vive. La serie di eventi che deve affrontare lo cambieranno profondamente.

Q502 è il tuo primo romanzo fantascientifico: quanto ti affascina questo genere?

A fantascienza è un genere che implica grande creatività, è meraviglioso poter creare dal nulla una società, percorrere lo spazio, avventurarsi tra i pianeti. Ma il romanzo di avventura in generale ormai è obbligato a spostarsi nello spazio, visto che qui sulla terra non abbiamo più luoghi inesplorati.

Cosa stai scrivendo, attualmente?

Sto prendendomi una parentesi per la promozione del libro e intanto quando sento l’urgenza di raccontare una storia scrivo un racconto breve.

Come facciamo a seguirti?

Ho una pagina Facebook del libro

https://www.facebook.com/librofantascienzaQ502/?ref=aymt_homepage_panel

Siamo in chiusura, Sylvie, grazie di essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Ho cercato di scrivere una storia che vi porti altrove con una scrittura diretta senza lunghe e noiose descrizioni. Il romanzo si legge in un fiato, non vi perderete nello spazio!

ILARIA GRASSO

LINK PER L’ACQUISTO:

https://www.amazon.it/Q502-anni-dopo-grande-esodo/dp/8862226128/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1520450583&sr=8-1&keywords=q502+sylvie+freddi

GLI AUTORI DI WRITERSEDITOR: INCONTRO CON ROSE’ MILITELLO

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Oggi Liberi Libri e Non Solo incontra la scrittrice Rose’ Militello, autrice di “Santi e banditi”, il libro trhiller poliziesco pubblicato da WritersEditor.

Rose’ Militello, è nata a Gela, in provincia di Caltanissetta. Vive in un paese dell’entroterra siciliano, Niscemi.Amante dei libri, del cinema poliziesco e d’azione, sin da bambina ha mostrato un interesse particolare per la scrittura e la lettura, continuando a coltivare queste due passioni, fino a scrivere il romanzo d’esordio “Jack Coogan e il codice d’onore” e “Santi e Banditi”(edito dalla Writers Editor).Due thriller polizieschi da leggere tutto d’un fiato, densi di emozioni e colpi di scena.

Ben trovata su Liberi Libri e Non Solo: come è nata la scelta di scrivere un thriller poliziesco come Santi e Banditi?

Credo di aver avuto, fin da piccola, la passione per i polizieschi americani che, quasi tutte le domeniche, andavo a guardare al cinema in compagnia del mio papà, Enzo, appassionato cinefilo. L’idea di mettere per iscritto una rapina in piena regola, simile a quelle che si vedono spesso sul grande schermo, solleticava da tempo la mia vena creativa. Non è stato molto semplice, lo ammetto! Ho impiegato mesi a coordinare le varie sequenze che potessero caratterizzare una rapina a New York, fuori dai soliti cliché Hollywoodiani. Ma, alla fine, il risultato mi ha convinta ed appassionata. Una rapina del genere non avrei mai potuto ambientarla a Palermo. Alcune atmosfere sono prettamente “americane” e perderebbero il loro fascino se traslocate in altre location. Oltre che la storia di una rapina, “Santi e Banditi” è anche un’analisi investigativa, di attento studio nei meandri deviati della criminalità organizzata newyorkese. E’ il ritorno della figura del Tenente Jack Coogan, protagonista indiscusso dei miei prossimi 8/10 polizieschi.

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Quali studi ed approfondimenti hai dovuto realizzare per la stesura di questa storia?

Quando scrissi la prima puntata di questo filone poliziesco: “Jack e il codice d’onore”, impiegai quasi 5 anni nella documentazione della storia mafiosa italo/americana, dal XIX secolo fino ai nostri giorni. Devo dire che ancora oggi, certe narrazioni di famosi mafiologi, mi appassionano molto. Alcune mi incuriosiscono a tal punto da spingermi ad ulteriori approfondimenti. Queste storie hanno inoltre un legame autobiografico. Possiedono un potente intreccio con la storia della lotta di mafia che caratterizzò il ventennio ‘80/’2000 che ha tristemente caratterizzato le terre in cui vivo. Scrivere un romanzo del genere mi ha aiutata ad esorcizzare un’infanzia segnata dalla paura, dall’esercito nel centro storico, dagli elicotteri che spesso volteggiavano sulla mia città, dagli eventi di cronaca nera che hanno insanguinato le nostre strade, dalle perquisizioni a tappeto. Credo che mi appassionerò ancora per molto tempo alle vicende del Tenente Coogan. Me lo devo. Se non altro per dare anche voce a tutte le vittime innocenti che sono state sacrificate in nome della Legalità. Attraverso i miei romanzi voglio dare voce a chi non ce l’ha più.

Ti sei ispirata a storie realmente accadute?

Tutta la mia vita e gli eventi connessi ad essa rappresentano un incredibile scenario sul quale stendere il velo della mia ispirazione. L’organizzazione mafiosa che opera a New York, la stessa in cui Jack Coogan verrà infiltrato per mesi, si chiama “Stella”. Gli ho dato la stessa denominazione de “ La Stidda”, un’organizzazione brutale e indipendente che per anni ha operato nell’agrigentino, nel trapanese ed è arrivata anche nel triangolo Gela, Niscemi, Vittoria. Questo credo che sia il dato più importante sul quale si impernia la mia ispirazione in questi romanzi e nei prossimi.

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I tuoi personaggi sono molto ben delineati anche dal punto di vista umano e psicologico: come mai questa scelta?

Nel corso degli ultimi anni questi due romanzi, da me scritti, sono stati valutati da alcuni rappresentanti del mondo del cinema e da alcuni registi. Devo dire che mi ha commossa l’affermazione che più che romanzi polizieschi assomigliano a sceneggiature vere e proprie. Lo studio psicologico dei personaggi era assolutamente necessario, al fine di “saziare” il mio attento spirito di osservazione. Volevo che i lettori si appassionassero a ciascun personaggio presentato nei due romanzi. Desideravo che ognuno di loro creasse nella propria mente un’immagine indelebile di essi. Per questo mi sono dilungata sulla figura emotiva, psicologica ed esistenziale dei vari personaggi.

A quale progetto scrittorio stai lavorando, attualmente?

Conto di iniziare un nuovo poliziesco a breve. Sto per ultimare gli ultimi dettagli di una storia criminale che, questa volta, ambienterò a Palermo. Si intitolerà “ Dovere Criminale” e narrerà le vicende di un giovane Magistrato, Lorenzo Elia, che nulla avrà a che fare con le figure indimenticabili di Giudici Eccelsi, come Falcone e Borsellino. E’ una storia ricca di suspense, colpi di scena e imprevisti, degni della migliore fiction poliziesca. Questa storia mi consentirà anche di attuare una grande sperimentazione narrativa: il taglio americano in un thriller ambientato a Palermo. Non vedo l’ora di iniziare!

Come facciamo a seguirti?

Per poterVi confrontare con me, basta aggiungere un “like” alla mia pagina web: “Rose’ Militello”. Sarò lieta di rispondere a tutte le Vostre curiosità ed interrogativi. Potete inoltre comunicare con me anche attraverso la pagina ufficiale Fb della mia Casa Editrice: ”WritersEditor”.

Siamo  chiusura, grazie di essere stata con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Comprendo che l’avvento di una fruizione diretta ad internet, in molti ha generato una diminuzione degli interessi letterari, legati al mondo della letteratura moderna. Ma un libro è, e resterà sempre, un libro. Non smettiamo di acquistarli, di leggerli la sera, disposti sul nostro comodino. Perché un libro è la nostra essenza. Un libro ci rende migliori di ciò che siamo e nessun tempo sacrificato per la lettura di esso sarà mai vano.

Arrivederci a tutti Voi. Con Affetto ed Ammirazione.

ILARIA GRASSO

LINK PER L’ACQUISTO:

http://writerseditorstore.altervista.org/prodotto/santi-e-banditi/

“IL DESTINO DI UNA LACRIMA”: INCONTRO CON LA SCRITTRICE FIORELLA DI MAURO

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Il mio incontro con la scrittrice Fiorella Di Mauro, per parlare della sua passione per la scrittura e del suo romanzo fantasy dal titolo “Il destino di una lacrima”.

Dice Fiorella Di Mauro di sè:  “Ho 32 anni e sono una scrittrice. Dovete sapere che sono diplomata in Grafica Pubblicitaria e, al tempo delle superiori, il mio sogno era diventare una fumettista.

Stessa passione aveva una mia amica con la quale pensai di creare un fumetto. Elaborata la trama iniziai col descrivere le varie scene, i personaggi, le battute… il romanzo. Ebbene sì, alla fine capii che avevo l’esigenza di scrivere un romanzo e non più il fumetto.

Quindi accantonai il fumetto e creai “Il destino in una lacrima”. Al momento sto apportando delle revisioni al mio ultimo romanzo “I falsi Dei”, di genere fantasy spirituale, e, nel frattempo, mi dedico alla scrittura di racconti brevi (La cantilena dei pazzi, Banshee, la diversità dell’anima, vivere la morte) partecipando a vari contest su facebook e concorsi letterari indetti da associazioni culturali”.

Ecco la bella chiacchierata che io e Fiorella abbiamo fatto per LIBERI LIBRI E NON SOLO:

  1. “Il destino una lacrima” è il tuo primo libro nel quale hai deciso di dare luogo a un connubio tra misticismo e fantasy: come è nata questa scelta da parte tua?

Questi due mondi sono più vicini e palpabili fra loro di quanto lo si possa immaginare. Il fantasy in questo romanzo è rappresentato dal sovrannaturale quindi dalla magia mentre il misticismo è rappresentato dalla religione cattolica. Bene la storia insegna che la religione e la magia sono sempre stati in contrasto tra loro ma legati. Io ho solo reso un po’ meno distanti e ostili tra loro il credo della magia dal credo di Dio.

  1. Quali difficoltà ha comportato la stesura del romanzo?

Nessuna difficoltà per il semplice fatto che mi faccio trasportare dal libero arbitrio dei personaggi. Sono loro con la loro personalità a prendere delle scelte e a creare la storia… il romanzo. Quando ho iniziato a scrivere il romanzo avevo con me solo tre certezze da seguire. Chi fossero i protagonisti con il loro passato tormentato, la sacra lacrima di Cristo e l’antagonista dei nostri eroi ossia Dracula il braccio destro di Satana.

  1. Dalia, una strega, Leonard, un sacerdote, due personaggi apparentemente lontanissimi eppure così simili: Com’è avvenuta la loro nascita?

I due protagonisti rappresentano due mondi in cui io credo in ugual modo. Credo in Dio ma credo pure nella magia. Certo nel romanzo ho un po’ esagerato con la veridicità della magia, ma tutto sommato credo nella lettura del futuro, nelle fatture, nell’evocazione e nell’invocazione, nell’energia positiva e nell’energia negativa, nel potere della guarigione etc. etc. Tutto questo può essere usato per fare del bene o fare del male.

  1. Anche la figura di Cristo è in questo romanzo molto presente: sei credente?

Sì e anche molto. Ho da poco terminato di scrivere il mio secondo romanzo di genere fantasy spirituale e psicologico “I Falsi Dei” e la figura di Gesù è presente, ma in quest’ultimo romanzo mi sono superata. Sono difatti presenti le figure degli Elohim e di El.

  1. Cosa ti piacerebbe sentirti dire dai tuoi lettori alla fine del romanzo e qual è il messaggio che intendi dare?

Sarebbe un sogno che si realizza sentirsi amata dai lettori per essere una scrittrice originale.

Il messaggio è unico e facile da leggere. C’è del buono in ognuno di noi e tutti meritano di amare e di sentirsi amati. Giudicare una persona basandosi sulle voci che girano nei suoi confronti è sbagliato. Consiglio di vivere la persona e solo allora potremmo leggerne l’anima. Scoprire le sue paure e le sofferenze.

  1. Cosa stai scrivendo attualmente?

Al momento scrivo di tutto e di più. Sto collaborando con un giornale on-line e pubblico con loro un romance “La ragione del cuore”. Naturalmente si pubblica a capitoli. Partecipo a svariati concorsi letterari con racconti brevi. E a breve inizierò la stesura del quarto romanzo fantasy/gotico dal titolo “Genesi”. La mia mente non si ferma un attimo.

  1. Come facciamo a seguirti?

Tramite la mia pagina facebook “Il destino in una lacrima”

Link: https://www.facebook.com/Il-destino-in-una-lacrima-1910028562548082/?ref=settings

Tramite la mia pagina Amazon.

Link:

https://www.amazon.it/Fiorella-Di-Mauro/e/B0774RX4GQ/ref=dp_byline_cont_book_1

In questi giorni sto pure realizzando il sito web dove troverete tutto su di me come scrittrice e sulle mie creazioni ovvero romanzi, racconti e poesie.

SINOSSI: “IL DESTINO DI UNA LACRIMA” DI FIORELLA DI MAURO

“Il destino in una lacrima”, romanzo fantasy intriso di misticismo.

Ambientato nell’Europa dell’800, Il destino in una lacrima, ha come figure di riferimento due personaggi.

Dalia Lorenzetti è una strega di 20 anni rimasta orfana a 10. È cresciuta nella solitudine di un mondo che la teme e la rifiuta. Leonard è invece un sacerdote: ha 22 anni, e per quanto molto giovane nasconde già un segreto oscuro. Un mistero quello sulla vita di Leonard che prenderà luce piano piano, seguendo una strada tortuosa ricreata con la giusta dose di mistero. Il rapporto tra i due personaggi principali maturerà nel corso delle vicende raccontate fino a giungere al suo apice e alla soluzione di tutti i misteri.

Inizialmente entrambi i protagonisti hanno un unico obiettivo comune: trovare il demone del quale un’antica profezia presagisce l’operato malvagio, ed affrontarlo. Una lunga serie di circostanze porterà entrambi sulle tracce dell’entità soprannaturale.

Lungo il loro cammino incontreranno, per volere del destino, personaggi secondari, ma essenziali. Personaggi ambigui che non chiariscono la loro posizione tra il Bene o il Male. Personaggi le cui vite sono intrecciate tra loro e condurranno alla verità; alla lacrima di Cristo un oggetto sacro i cui benefici deriveranno da chi la userà.

ILARIA GRASSO

INCONTRO CON SAVINO CARONE, POETA E SCRITTORE

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Il mio incontro con lo scrittore e poeta Savino Carone, per parlare del suo amore per la poesia e, in particolare, di “Sator”, il libro che pubblicherà con Lupi Editore.

Ciao Savino, bentrovato sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO: come è nata la tua passione per la scrittura e, nello specifico, per la poesia?

Frequentavo il ginnasio, durante le lezioni noiose si leggeva; avevamo organizzato una piccola libreria circolante all’ultimo banco. Dunque uno di quei giorni, allo stremo della sopportazione, scivolai con non curanza a l’ultimo banco ed affondai la mano: trovai i “Fiori del Male” di Baudelaire…leggere i primi versi e rimanerne folgorato, fu tutt’uno.

Il ruolo della poesia oggi, nel mondo e nella società in cui viviamo…

La linea evolutiva della poesia che a tutt’oggi si stampa, sembra probabile che abbia come meta finale il silenzio più assoluto; difficile poter ricreare sulle sue mute macerie ARTE, tra questa babele di suoni dissonanti e fini a se stessi, banalizzazione e non sense , quasi un nominalismo sciatto privo di un significato più profondo, suono senza significante….

Il Logos, “la parola creatrice” si è smarrita nello snaturamento linguistico e nella banalizzazione lessicale, darle quindi la forza della forma e del colore serva, credo, a ricollocarla, in un insieme armonico, come complessità di una rappresentazione creativa o ri-creativa del reale, una forza evocativa che sembra ormai perduta, un simbolismo che non sia solo verbale ma anche materiale, cromatico, architettonico (nel senso di auto-complementarietà della visione).

Quali sono le maggiori cause di incomunicabilità, oggi, secondo te? Le parole sono più terapeutiche per chi le scrive o per chi le legge?

Le parole non sono terapia anche se sembra dimostrato che la psicanalisi ne faccia largo uso nei casi di “terapia clinica”. Questo uso è secondo me un abuso ma in che senso: nel senso che le parole, direi meglio i fonemi sono usati per raggiungere risultati impropri, feticci lessicali che abilmente introdotti nella conversazione terapeutica svelano le fonti da cui dovrebbe dipendere la patologia, dunque snaturando sovrastrutturalmente la parola, cioè caricandola di significati “allogeni” che non sono suoi propri, riducendola ad un codice iniziatico apparentemente, solo apparentemente, banale.

In quali progetti letterari sei impegnato, attualmente?

C’è qualcosa che bolle in pentola; mentre procedevo alla stesura di questo mio lavoro, “Sator”, avevo intrapreso la lettura dell’Antigone di Sofocle interessato ed allo stesso tempo infastidito dal suo dilemma centrale: la dicotomia tra etica laica (o politica) e l’etica legata alla tradizione ai “mos maiorum” alla religione ed alle credenze ancestrali. È un dilemma di non poco conto in una società così diciamo, secolarizzata come la nostra e con modelli non più legati alla tradizione ma, per lo più di importazione. Molto importante, oltre alla lettura della tragedia originale (ahimè in traduzione), sono state anche le reinterpretazioni di Jean Anouilh e Bertold Brecht, ciascuno con il suo punto di vista ben definito. Sto, nel frattempo dedicando una serie di racconti a fatti di cronaca nera, soprattutto “femminicidi” per asserire con esempi e fatti accaduti la assoluta banalità del male, come già constatava la Arendth.

Come facciamo a seguirti?

Spero che la nuova collaborazione con la Casa Editrice Lupi porterà quei frutti di visibilità che mi attendo, poiché il contratto quinquennale mi obbligherà a pubblicare, se vorrò o potrò, solo con questa per me nuova e presumo eccellente Casa Editrice.

A chi sono indirizzati i tuoi scritti?

A chiunque abbia interesse alla buona letteratura, sia curioso di indagare le sfaccettature del nostro presente e della vita che sembra ci scorra addosso ma di cui ci si voglia riappropriare. Infine, “last but no lost” per coloro che seguiranno; penso che nessuno che scriva con qualche ambizione non abbia l’ambizione di lasciare qualcosa per i lettori di domani.

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

L’unico messaggio che mi viene in mente non è granché ma sicuramente descrittivo di una professione. “carmina non dant panem”.

ILARIA GRASSO

“ROSE BIANCHE PER COLAZIONE” (LUPI EDITORE): INTERVISTA ALL’AUTORE MARCO ISONE

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Il mio incontro con lo scrittore e poeta Marco Isone, per parlare della sua scrittura e della sua nuova opera, la silloge poetica pubblicata da Lupi Editore, dal titolo “Rose bianche per colazione”.

Ciao Marco, bentrovato sul mio blog: com’è nata la passione per la poesia?

Dalla curiosità. Dalla fortuna di poter accedere, da ragazzino, ad una biblioteca molto fornita e la fortuna di incontrare professori competenti, come il mio ex professore di italiano, al quale rivolgo un pensiero, si chiamava Andrea Bonini.

Quale conforto può offrire la poesia a chi la legge e a chi la scrive?

Oggi si vive in un mondo mediocre, fatto di egoismi, arrivismo, pragmatismo..tutte aride facce dello stesso problema. Una goccia di romanticismo non guasta.

“Rose bianche per colazione” è la prima opera che pubblichi con Lupi Editore: si tratta di una raccolta di liriche molto delicate e profonde. Com’è nata quest’opera?

Mi permetta una precisazione. Le mie opere non nascono, sono lì semplicemente. Debbo solamente decidermi a spolverare un po’ di polvere di ricordi e tirarle fuori dai cassetti della mente e del cuore.

In quale progetto sei impegnato attualmente?

E’ un romanzo dal titolo provvisorio: “Angela Daniela …il sempre, il mai, il forse, l’ansia e la speranza,..l’amore.” , una storia d’amore, con risvolti noir e spy, ed un pizzico di sana follia.

Come facciamo a seguirti?

Sulle mie due pagine Facebook: “ Marco Lieto Isone “ e “ isone “, avevo aperto anche un sito web, ma non riesco a seguirlo più. Preferisco quindi concentrarmi sulle mie due pagine.

La poesia e i social: quanto sono importanti, questi ultimi, per far conoscere il proprio modo di scrivere?

Se mi consente di fare ancora una volta una precisazione, le dirò che, ribaltando il problema è l’editoria che dovrebbe farsi carico di scovare le nuove proposte e di portarle alla ribalta, spesso, anzi quasi sempre non è così. Quindi, sì. Utilizzando il doppio del tempo che potrebbero utilizzare gli editori, sono molto importanti per portare alla luce nuovi scrittori e la loro scrittura. E se mi consente ancora, non tutti possono essere fortunati di incontrare sempre editori che non chiedono compensi in danaro per stampare.

Lascia un messaggio a chi ci ha letti sin qui…

Leggete. Leggete sempre. Tutto.

ILARIA GRASSO

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