“I QUATTRO REGNI” (ASTRO EDIZIONI): INCONTRO CON LO SCRITTORE PIETRO TULIPANO

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Il mio incontro con lo scrittore Pietro Tulipano, per parlare del suo libro dal titolo “I Quattro Regni” (Astro Edizioni), un romanzo fantasy sui generis, in quanto, oltre ad essere pieno di colpi di scena, risulta anche straordinariamente ricco di umanità, senza dubbio un valore aggiunto per una storia fantasy.

  1. Com’è nata l’idea di concepire un fantasy?

A dire il vero, è stata una scelta poco ragionata. Nel momento in cui ho deciso di iniziare a scrivere il mio primo romanzo, quella di scrivere un fantasy è stata una decisione automatica. Indubbiamente hanno pesato molto le grandi saghe che mi appassionano da sempre e che sono state capaci di stimolare la mia fantasia.

C’è però anche un altro fattore proprio di questo genere che mi ha sempre affascinato, ed è la sua capacità di ritrarre (in altri mondi o universi) dei tratti caratteristici della nostra realtà o della nostra storia. Tali rappresentazioni fantastiche hanno per me l’inestimabile pregio di allontanarci dalla realtà per capirla meglio; in altre parole ci presentano alcune tematiche sotto una luce diversa e più distaccata, così che ci sia data la possibilità di indagarle senza essere condizionati dalle passioni che magari intaccano il nostro giudizio quando quelle stesse situazioni ci riguardano nella realtà.

  1. I quattro regni è un romanzo fantasy accuratamente strutturato: quanta ricerca e quanto lavoro ha richiesto, da parte tua, la sua stesura?

Parecchia, tenevo molto al fatto che la storia avesse una sua coerenza interna. E se è indubbio e ovvio, visto il genere, che certi elementi di fantasia possano essere irrealistici, inseriti nel loro contesto acquistano senso.

In fase di stesura ha richiesto molta attenzione anche lo svolgimento della trama, ho voluto fare in modo che tutti i tasselli del puzzle si incastrassero in modo naturale, senza forzature e senza alcun tipo di contraddizione o illogicità.

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  1. I personaggi de I quattro regni, seppur protagonisti di una storia di fantasia, appaiono, agli occhi dei lettori, straordinariamente umani…

È una cosa che mi fa davvero piacere sentire e ogni volta che un lettore me lo comunica sono felice del risultato.

Come dicevo prima, una realtà immaginaria permette importanti parallelismi e riflessioni su quella in cui noi viviamo, allo stesso modo dei personaggi di fantasia sono fondamentali per riflettere sull’uomo, la sua natura, i suoi sentimenti, la sua etica e molto altro ancora. Per far questo però, occorre appunto che questi personaggi siano umani, che si pongano domande, si mettano in discussione e soprattutto che abbiano un’evoluzione importante; non devono essere statici man mano che il tempo passa e che gli eventi si susseguono, nessuno di noi lo è.

  1. Da sempre sei un attento lettore, in particolar modo, appunto, del genere fantasy: quanto è importante essere un accanito lettore, a tuo avviso, per riuscire ad imbastire una storia che, pur nella sua complessità, risulti credibile?

È fondamentale! Non solo per la storia e il suo grado di complessità ma per poter scrivere qualsiasi cosa. La lettura è la prima, e la più importate, fase di formazione per uno scrittore.

Per quanto riguarda la trama, il discorso non varia. Bisogna aver conosciuto le grandi storie di chi ha scritto prima di noi per riuscire a immaginarsene di simili, sia grazie al loro esempio (vedendo come hanno gestito gli elementi dei loro libri) sia grazie ai loro sbagli (magari notando in una loro storia un particolare che non ci convince e che ci aiuterà a non commettere quello stesso errore).

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  1. Chi sono i tuoi maestri letterari?

Sono tanti ma cercherò di essere sintetico e citare solo i più importanti.

Grazie a scrittori come Buzzati e Pennac, di cui ho letto molte storie già da bambino, ho imparato ad apprezzare la presenza di sentimenti profondi nei personaggi dei libri e quell’evoluzione interiore di cui parlavo prima.

In seguito, grazie a Omero e Tolkien (che non affianco a caso, visto che Tolkien con le sue opere ha voluto creare una nuova mitologia nordica per farne una letteratura simile a quella greca e latina), ho amato la dimensione del mito, l’efficacia del simbolismo e i personaggi e luoghi leggendari capaci di suscitare emozioni profonde e di restare indelebili nella memoria.

In ultimo, Melville e Dostoevskij mi hanno accompagnato alla scoperta di un esistenzialismo puro e profondissimo, capace di sondare ogni angolo della psiche umana e di fare delle loro opere sia delle storie magnifiche che dei trattati antropologici.

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  1. In quale progetto sei impegnato, allo stato attuale?

Al momento sto scrivendo altri libri ambientati nel mondo dei quattro regni, ambientati molti secoli prima rispetto al primo libro, saranno una sorta di prequel che spiegheranno come si è venuta a creare la situazione politica che troviamo all’inizio della storia.

In più, mi sto dedicando anche a un altro fantasy del tutto diverso, dove di fantastico ci sarà l’ambientazione e qualche elemento magico ma nulla di più, in quanto l’anima del romanzo è soprattutto di carattere esistenziale. La storia parla infatti di un eroe apparentemente immacolato ma che nasconde un grande dolore e che dovrà cacciare e affrontare un uomo terribile che diventerà la sua ossessione. Sarà incentrato soprattutto sul rapporto tra l’eroe e questa figura malvagia a cui dà la caccia, che fungerà da simbolo sia del male interiore del protagonista (e quindi dell’essere umano) sia di quello presente nel mondo.

  1. Come facciamo a seguirti?

Mi potete seguire sia sulla mia pagina Facebook (I Quattro Regni – Pietro Tulipano) che su Instagram (pietrotulipano). Su entrambi i profili pubblico periodicamente contenuti riguardanti il mio lavoro e i miei interessi, dalla letteratura al cinema.

  1. Lascia un messaggio a chi ci ha seguiti sin qui…

Prima di tutto, grazie a chiunque abbia avuto la pazienza di leggere tutta l’intervista.

Vi lascio poche parole dette da Edwar, un personaggio dei quattro regni, che invita a ricordare quanto sia importante sapersi porre sempre delle domande e, quando serve, anche mettersi in discussione: «La vita è troppo breve per permettersi di avere delle certezze, concediti sempre il beneficio del dubbio.»

ILARIA GRASSO

E’ uscito “Clubbing For Heroes” (Editrice Zona): incontro con lo scrittore Bruno Casini

Clubbing for Heroes

Il mio incontro con lo scrittore Bruno Casini, per parlare del suo nuovo libro, dal titolo “Clubbing for Heroes. Il ritorno degli anni 80” e di tanto altro.

Ciao Bruno, benvenuto su LIBERI LIBRI E NON SOLO! “Clubbing for Heroes. Il ritmo degli anni 80”, pubblicato da Editrice Zona, è il tuo nuovo libro, un autentico tributo alla rinascita rock degli anni 80: cosa ti ha ispirato nella scelta di tale argomento, anche se, lo ricordiamo, la musica è, da sempre, la protagonista assoluta della tua scrittura…

In tutti i miei libri la musica è presente,fondamentale,assolutamente importante. La musica è il mio viaggio della mia vita,non potrei vivere senza la mia colonna sonora quotidiana. Quando scrivo ho sempre la musica che mi accompagna,in fondo ai miei libri cito sempre gli artisti che mi hanno invogliato e supportato. In “Clubbing for Heroes” la musica è l’asse principale di queste cronache degli anni ottanta,mi trovo dentro la new wave italiana,dai GazNevada ai Neon,dai Litfiba ai Cafè Caracas,dai Luti Chroma ai Pankow,da Johnson Righeira ai Pale TV,dai Band Aid ai Metal Vox,dai Diaframma ai Moda,dai Rinf ai Confusional Quartet. E poi tutti gli artisti internazionali che sono passati da quest spazi,dai New Order al Tenax ai Sound di Adrian Borland al Manila,da Snakefinger al Casablanca a Echo And The Bunnymen agli Uffizi fino a Peter Gabriel al Parco Delle Cascine. E poi tutte le nostre corse a comprare vinile,sempre d’importazione,vinile che oggi ha un valore incredibilmente innovativo.Tutti alla Contempo Records a comprare dischi che oggi sono diventati la nostra ricchezza interiore,la nostra ricchezza creativa. Al Banana Moon di Firenze passavo tutta quella musica che si ascoltava a Londra o a San Francisco,le nostre nottate infinite,le nostre nottate consumate,le nostre albe vissute,le nostre albe eccitanti.Dormivamo poco in quegli anni,vivevamo sempre accanto ai nostri artisti,alle nostre musiche,alle nostre letture,ballavamo giorno e notte,day clubbing e night clubbing forever !

E’ come se per te non esistesse la scrittura, senza la musica, ed è come se le due arti, in effetti, fossero intimamente connesse: è così?

Musica e scrittura, esperienze e progetti,memoria e cronache rock, ecco la mia vita. Non mi piace fare amarcord nei miei libri,io racconto le mie dimensioni,il mio vissuto,sono uno che piace raccontare con ancora l’energia di oggi nel 2017. Ancora oggi faccio le stesse cose che facevo trenta anni fa,ancora oggi mi occupo di comunicazione e movimenti giovanili.La memoria è importante,bisogna raccontare quelle bellissime storie che abbiamo consumato e costruito. Ecco perché oggi scrivo libri,tra l’altro pochi mesi fa ho realizzato anche un documentario con Carlo Gardenti “Scintille.Firenze Generazione Trend” una full immersion nel costume giovanile,nella moda e raccontiamo l’esperienza del Pitti Trend negli anni ottanta.

In questo tuo nuovo lavoro, parli, in particolar modo, dei templi di divertimento rappresentati dai club, quei luoghi in cui avveniva l’incontro tra le varie forme d’arte, quali il teatro, la moda, la musica, appunto, e l’arte visiva: quanto era grande, a tuo avviso, il miracolo dei club?

Il Clubbing neli anni ottanta ha rappresentato il nostro percorso di vita,uscivamo quasi tutte le sere,tutti i club erano aperti quasi tutti i giorni.Molti di quest club purtroppo non ci sono più,resiste solo l’inossidabile Tenax che ancora ogni tanto regala eventi come il concerto dei Tuxedomoon dell’anno passato. Molti di questi spazi lanciavano mode culturali,eventi straordinari,happening spettacolari,concerti mozzafiato.Il Banana Moon nei suoi tre anni di vita ha raccontato la cultura rock di questa nazione,dagli Skiantos ad Ivan Cattaneo,da Claudio Rocchi ad Alberto Camerini,da Francesco Messina a Roberto Cacciapaglia,dal teatro omosex di Mario Mieli al gay cabaret di Alfredo Cohen. Dalla Mephistofesta dei Litfiba ai Rova Saxophone Quatet al Casablanca. E poi il grande Manila di Campi Bisenzio,con un palcoscenico che ha mixato moda,musica,teatro,performance,installazioni artistiche,feste di riviste come quella di Rockstar dove sono passati tutti gli stilisti dell’underground fiorentino,festa diretta da Roberto D’Agostinp oppure concerti come Nick Cave,Gun Club, Polyrock, Dream Syndacate, Flesh For Lulu, The Lotus Eaters, Mark Almond, Denovo, Steve Piccolo ex Lounge Lizards. Ancora alla Rokkoteca Brighton con i Litfiba al loro primo concerto quel 6 Dicembre 1980.O al Tenax con D:A.F, o Virgin Prunes,Killing Joke, Psichefelic Furs, James White, Talk Talk. Firenze negli anni ottanta è stato un giocattolo creativo,ci siamo divertiti,poi stressati e poi è diventato il nostro lavoro di oggi.I clubs,le discoteche,gli spazi negli anni ottanta avevano un grande coraggio culturale,osavano,sperimentavano,progettavano oggi questa filosofia dell’intrattenimento non esiste più.

Alcuni di questi club esistono ancora, ma la maggior parte di essi non esistono più: sarebbe auspicabile, secondo te, al giorno d’oggi, un miracolo della stessa portata di quegli anni 80?

Gli anni ottanta non torneranno più, fanno parte del nostro “weekend postmoderno” come ci ha raccontato PierVittorio Tondelli nelle sue cronache letterarie, Gli anni ottanta sono stati il decennio della sperimentazione. La nostra vita aveva questo planning, tutto veniva progettato,consumato,vissuto,oggi tutto questo non è preso in considerazione.A Firenze oggi ci sono tante esperienze,spazi,club,ma penso che fra 30 anni nessuno parlerà di questo periodo come degli anni novanta che francamente non ricordo proprio niente.

Molti club leggendari del mondo rock sono annoverati in questo tuo libro: parliamo, ad esempio, di Banana Moon, Rokkoteca Brighton, Casablanca, Manila, Boper, Tenax, Flog, Paramatta, Salt Peanuts, Plegyne : ricordiamo che proprio da qui hanno preso il largo Litfiba, Diaframma, Krypton, Magazzini Criminali e tanti altri, e sempre da qui è passato il meglio dello spettacolo internazionale…

Devo dire che a distanza di parecchi decenni si continua a parlare di questi eventi,di quello che è successo,escono libri,documentari,mostre,si organizzano incontri non solo a Firenze ma anche in altre città. Esperienze come Magazzini Criminali sono pezzi di storia come il loro spettacolo “Crollo Nervoso” con musiche di Brian Eno oppure “Sulla strada” di Jack Kerouac con le scenografie di Tanino Liberatore e le musiche di Jon Hassel. Firenze in quel periodo è stata una citta dove tutti venivano e tutti vi restavano come Steven Brown dei Tuxedomoon, o PierVittorio Tondelli,Adi Newton dei Clock DVA, David Leawitt, Fernanda Pivano, Steve Piccolo dei Lounge Lizards. Tutti rimanevano affascinati dal ritmo culturale che aveva questa città. Ripeto ancora oggi Firenze è densa di avvenimenti interessanti ma non come quel periodo. Oggi ad esempio, pop la Flog resiste e fa una bellissima programmazione, tra l’altro proprio qui il 20 Gennaio 2018 si svolgerà un grande happenig ovvero i 40 anni della etichetta indipendente Contempo Records con un cast pazzesco.

A chi è rivolto questo tuo nuovo libro?

Il mio libro è rivoto a tutti, pensa che ricevo più messaggi da ragazzi giovani che persone della mie età.Dai social network o dalle presentazioni che faccio in tutta italia la maggior parte sono generazioni che non superano i 30 anni che mi chiedono con curiosità intelligente tutte quelle avventure culturali di quegli anni,specialmente i fans dei Litfiba che sono quelli più numerosi e quelli più affamati di notizie,

Progetti scrittorii presenti e futuri…

Il prossimo libro sarà un viaggio solo di immagini su quegli anni….foto mai uscite dal mio archivio privato.

Siamo in chiusura, Bruno: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Alle giovani generazioni…..sperimentate…….la vita deve essere fatto di scelte culturali coraggiose ed alternative….

ILARIA GRASSO

SI INTITOLA “POETICHE IMMAGINI DELL’ANIMA” (MASCIULLI EDIZIONI) IL NUOVO LIBRO DI STEFANO CATONI – INTERVISTA

Poetiche immagini dell'anima

Il mio incontro con il comico e poeta Stefano Catoni, per parlare del suo libro “Poetiche immagini dell’anima” (Masciulli Edizioni) e dei suoi progetti presenti e futuri.

Come nasce la passione della poesia e come fa a coesistere con la tua vena comica?

La passione per la poesia, per la scrittura, nasce sin da piccolo.

Si è sviluppata di pari passo con la passione per il canto, tanto è vero che la mia carriera artistica nasce come cantautore e paroliere, ho scritto e cantato nel 2000 una canzone intitolata

“Le gesta del presidente” dedicata al compianto Dino Viola, presidente della Roma degli anni 80 che ebbe molto successo tra i tifosi, non solo romanisti e artisti di grande livello, da li nacquero delle collaborazioni importanti,cito quella a me più cara, il mio amico Giò Di Tonno.

Negli anni poi il clown che è in me si è fatto strada, amo far ridere la gente, ma la scrittura resta la mia più grande passione.

“Poetiche immagini dell’anima”, pubblicato da Masciulli Edizioni, con copertina realizzata dall’artista Alessia Pignatelli, è il tuo primo libro: una raccolta di liriche molto intense, che molto si discostano dall’immagine che siamo abituati a vedere di te, in tv, quella del comico, appunto, con i personaggi che di solito interpreti: come è nato questo progetto?

Il progetto nasce proprio per il desiderio di far arrivare al pubblico la parte più in ombra del clown, di far conoscere la mia anima eternamente tormentata e vogliosa d’amore e grazie a Masciulli edizioni, alla sensibilità di Alessio Masciulli, si realizza un sogno per me, il primo di una lunga serie…

Tu e la televisione: in che rapporti siete?

L’accendo e la spengo come tutti…Non aggiungo altro!

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Progetti poetici/letterari per il futuro prossimo: so che pensavi alla realizzazione di un nuovo genere letterario, che definirei quasi rivoluzionario, vuoi parlarcene?

Ci sono diversi progetti, è già pronta un altra raccolta di “afopoesie” termine da me coniato, credo, per descrivere una forma di aforismi messi in rima, racconti e poesie, tra cui ci sarà una sezione dedicata all’erotismo…

Un altro progetto molto divertente e credo innovativo che sto portando avanti insieme ad una mia collega geniale, della quale non faccio il nome perchè sarà una sorpresa, sarà una serie di racconti comico/erotici che ricalcheranno le storie dei famosi romanzi “Cinquanta sfumature” in versione chiaramente ironica e dissacrante.

Come facciamo a seguirti?

Facile…su Facebook sul mio profilo personale e pagina “Stefano Catoni” e sulla pagina Facebook “Poetiche immagini dell’anima” e chiaramente su Instagram.

Il tuo rapporto con i social?

I social sono lo specchio della società, sono inchiostro per gli scrittori moderni.

Lascia un messaggio a chi ci ha seguiti sin qui…

Come direbbe il personaggio da me creato “Romolo Faraoni” l’attentatore goffo egiziano “Dovete de la seguirme e combrari el miu libru, altrimenti Boooommm!! Beric

ILARIA GRASSO

“HO SCELTO DI SBAGLIARE” (IL LEGGIO CASA EDITRICE): INCONTRO CON ENRICO NASCIMBENI

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Il mio incontro con lo scrittore, poeta, giornalista e cantautore Enrico Nascimbeni, per parlare del suo nuovo libro dal titolo “Ho scelto di sbagliare”, pubblicato dalla Casa Editrice Il Leggio.

Ben trovato su Liberi Libri e Non Solo, carissimo Enrico: poeta, giornalista, scrittore e cantautore, oggi, in particolare, focalizziamo la nostra attenzione sul tuo ultimo libro dal titolo “Ho scelto di sbagliare” (Casa Editrice Il Leggio) e già il titolo mi sembra una provocazione voluta, un’intenzione, da parte tua, di provocare già dalla copertina una reazione da parte dei tuoi lettori… E’ un libro di prosa e poesia, al tempo stesso: come mai la scelta di regalarci un ibrido, forse perché ognuno di noi è un ibrido, un insieme del tutto?

Mi hanno spiegato che il mio libro è un prosimetro. Non essendo io molto avvezzo alle definizioni ne ho preso atto. Ibrido mi piace. Si. Siamo ibridi in cerca di autore. Scomodando Pirandello. Non siamo mai una sola persona. Molteplici le nostre anime. Scrivere per me è un modo come tanti per mettermi a nudo. Pescare nelle mie tra presente e passato. Il futuro non mi interessa. Sicuramente è nel passato che incontro i miei personaggi e le mie storie. Che poi mentre scrivo queste parole sono già passato. Chi sceglie di sbagliare come me lo faccia. Ma lo faccia da professionista. Tra il bene e il male. Tra la dolcezza e l’autodistruzione. Come il protagonista di questo libro.

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Inviato di guerra, hai guardato il dolore umano dritto negli occhi: in che modo ti ha cambiato, il dolore della guerra?

Raramente scrivo di quello che ho visto nelle guerre che ho raccontato. Sì, certo che quello che ho visto mi ha cambiato. Mi ha cambiato per sempre. Banale dirlo ma quando in tv c’è un film di guerra cambio canale. Faccio fatica a vedere le immagini anche nel telegiornali o nelle foto. Perché non rendono l’idea di cosa sia una guerra veramente. Ho visto bambini morti ammazzati per strada e soldati con i quali parlavo un secondo prima morire un secondo dopo. Per lo più ragazzini. Non esistono guerre giuste. La guerra è una merda.

Enrico e Giulio, tuo padre, una delle figure culturali più importanti del nostro paese, giornalista, poeta e scrittore: c’è molto, probabilmente tutto, di lui, in questo tuo nuovo libro, una scelta da te volutissima, quasi un tributo…

Sì, il libro racconta molto di mio papà. Forse l’uomo più buono che ho conosciuto in vita mia. Essere stato suo figlio per molti anni non è stato facile. Era un eterno paragone con lui. Enrico Nascimbeni figlio di… E devo dire che un po’ mi rompeva le balle. Poi ho capito. Ho capito la fortuna che ho avuto. E ho deciso di camminare a modo mio al suo fianco. Di continuare il suo lavoro. Ho costruito nel sogno e nella realtà una piccola impresa di famiglia. Fatta di parole, libri e cultura. Sono sicuro che Giulio di questo è felice. Ovunque sia.

La scrittura e il pensiero poetico, ai tempi dei social, i social, croce e delizia, croce perché spesso pulpito inappropriato della mediocrità elevata a verbo, delizia perché consente di stringere reti, reti tra gli uomini, con qualche bel risultato: questa stessa intervista è, del resto, un frutto dei social…

Uso sfrenatamente i social da sempre. Trovo giusto che tutti possano dire la loro. Imbecilli compresi. E sono tanti. Per quanto riguarda l’arte dello scrivere libri, romanzi, racconti e poesie beh, si c’è posto per tutti. Anche se l’arte e il talento accarezzano una persona su un milione. Il rischio è che questa persona si perda nel marasma. Ma credo che se una persona scrive bene prima o poi viene fuori. Non serve scrivere cento libri. Bisogna scrivere il libro.

Progetti presenti ed imminenti di Enrico scrittore e cantautore…

Un nuovo album che sto preparando dopo sei anni di silenzio per quanto riguarda la musica. Promuovere questo libro. Un libro nuovo? Ne scrivo uno ogni giorno. Ma ne pubblico uno ogni cinque anni. L’importante è scrivere. E soprattutto leggere. Poi si vedrà.

Siamo in chiusura, nel ringraziarti di averci dedicato il tuo tempo, ti chiedo di lasciare un pensiero a quanti ci hanno seguiti fin qui…

Intanto grazie per lo spazio che mi hai dato. Un pensiero? Ho trovato più poesia in un pezzo di pane che nei tanti mari che ho navigato.

ILARIA GRASSO

LA LIBERTA’ DI SCEGLIERE: INTERVISTA ALLA SCRITTRICE E FILOSOFA MARIA GIOVANNA FARINA

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Incontro con la scrittrice e filosofa Maria Giovanna Farina, per parlare di “ La libertà di scegliere”, il suo nuovo libro, pubblicato da Rupe Mutevole.

“La libertà di scegliere” rappresenta l’ideale prosieguo di “Ho messo le ali”: in entrambe le tue opere è elevato, infatti, il desiderio di volare alto…

Volare significa sollevarsi dalla quotidianità, dalla visione unilaterale per osservare la vita da tutti i punti di vista così da trovare la soluzione migliore alle difficoltà. Ne “La libertà di scegliere” vado oltre e do suggerimenti per scegliere le persone migliori da tenerci accanto eliminando invece le peggiori, quelle che ci fanno soffrire.

Non a caso è un’aquila, ad essere raffigurata nella copertina di La libertà di scegliere…

L’aquila è l’unico uccello che non ha predatori, a parte l’uomo, vola ad alta quota ed ha una vista proverbiale. Direi che è il simbolo della libertà e della lungimiranza

Scegliere significa essere liberi ed essere liberi è la chiave della felicità: in questo tuo nuovo lavoro scrittorio tu affronti l’argomento libertà soprattutto incentrato sull’allontanamento delle cosiddette figure negative dalla nostra vita, quelli che, per dirla come in una famosa canzone di Franco Battiato sono sabbie mobili che tirano giù…

Perfetta definizione! Tra le persone peggiori analizzo, a proposito di sabbie mobili, gli infangatori, quelli che cercano di rovinarci per migliorare la loro posizione. E che dire degli assassini dell’anima? Quelli che ci illudono, che ci fanno credere di amarci e invece cercano solo di sfruttare il nostro potenziale. Ci sono persone meravigliose, però, sul nostro cammino, quelle che ci amano e che non dobbiamo lasciarci sfuggire. Nel libro sottolineo il fatto che spesso diamo per scontate le persone che ci vogliono bene, in realtà credo sia importate ringraziarle ogni giorno per la loro presenza nella nostra vita. Ringraziarle non con una parola ma con la vicinanza, la stima, l’affetto.

Quali sono, a tuo avviso, gli strumenti a nostra disposizione per riconoscere i cosiddetti individui molesti presenti nella nostra vita?

La prima cosa è provarli sulla nostra pelle, come affermo nel libro, personalmente prendo appunti sulla pelle e poi me li studio accuratamente. Per riconoscere le persone peggiori dobbiamo sperimentarle e non scordarle perché l’esperienza è un grande strumento in grado aiutaci a non ricascare più nelle loro reti. Uno strumento che indico con forza è lo strumento dell’amaro: dobbiamo diventare “amari” soprattutto con gli adulatori molesti, quelli che ci usano senza ritegno. Non è poi così complicato.

La protagonista de La libertà di scegliere è ancora una donna: quanto, secondo te, questo libro può sostenere noi donne nel trovare il giusto stimolo ad essere, quotidianamente, libere di scegliere?

Sì, è una donna, ma questa volta sono io: Maria Giovanna, la filosofa e la donna che insieme si mettono in gioco a servizio dei lettori. Come dico nell’introduzione, non mi rivolgo solo alle donne ma anche agli uomini: solo insieme agli uomini migliori intravedo un vero riscatto femminile e una liberazione dalla violenza dilagante. Nel libro mi soffermo anche sulla violenza e sulla nonviolenza come antidoto alla violenza. Venendo alla specifica domanda, possiamo essere libere di scegliere dopo aver messo la ali, vale a dire dopo esserci liberate dalla sottomissione. Non è tanto difficile, ci vuole sono un piccolo impegno quotidiano. Una regola utile per non essere usati è: osserviamo e ascoltiamo gli altri, ma prima di aprirci assicuriamoci che siano persone di fiducia.

Molte presentazioni previste, per questo libro, in giro per l’Italia: quali sono le tue prossime tappe?

A dicembre mi muovo al nord in varie librerie, ma anche in un teatro. Trovate tutto nel mio sito www.mariagiovannafarina.itnell’area appuntamenti, segnalo anche un evento che mi onora, mi sarà consegnato il 2 dicembre all’Università di Pavia il premio “Donne che ce l’hanno fatta”.

In quale altro lavoro letterario sei attualmente impegnata?

Un romanzo d’amore scritto a quattro mani col mio collega filosofo Max Bonfanti che dovrebbe rientrare in una collana che curerò personalmente…ma ne parleremo più avanti. E poi sto scrivendo altri libri, è un lavoro senza fine!

Ricorda ai nostri amici lettori come fare per seguirti…

Dal mio sito www.mariagiovannafarina.it si accede a tutto ciò di cui mi occupo e agli eventi pubblici come ho detto pocanzi…

Lascia un messaggio a chi ci ha seguite sin qui…

Non arrendetevi mai pensando che qualcosa non si può risolvere, c’è sempre una soluzione: non dovete mai smettere di ricercarla anche se in certi casi è difficile. Ve lo dice chi nella vita si è guadagnata tutto senza sconti.

ILARIA GRASSO

“Pappe fatate per principi e principesse” (Edizioni Il Viandante): intervista all’autrice Marina Nunziato

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Oggi ho incontrato la scrittrice Marina Nunziato, e, nella nostra bella chiacchierata, abbiamo parlato del suo nuovo libro, “Pappe fatate per principi e principesse”, pubblicato da Edizioni Il Viandante. 

Com’è nata l’idea di questo libro?

L’idea di questo libro è nata da una necessità. Ho lavorato per più di 16 anni come assistente in un ambulatorio pediatrico e tra le tante cose mi occupavo dello svezzamento e dell’alimentazione dei bambini. Ho risposto a migliaia di mamme e le ho indirizzate verso un’alimentazione semplice e sana, da qui l’idea del libro che serviva per avere sempre a portata di mano qualcosa che potesse rendere più facile il momento della pappa, ma il libro non è solo un ricettario ci sono favole consigli e interviste fatte ai bambini.

A quale pubblico è rivolto?

‘Pappe fatate per principi e principesse’ è un libro rivolto a tutti, piccoli e grandi proprio perché un’alimentazione giusta è il primo passo verso una vita sana.

Quali sono le finalità?

Le finalità sono molteplici: aiutare le mamme ad affrontare un periodo importante con serenità, fare dell’ora della pappa un momento di condivisione e soprattutto insegnare a rispettare e amare il cibo.

Il ricavato sarà devoluto ai bambini bisognosi: come mai questa scelta?

Il ricavato dei diritti d’autore, come quello di tutti i miei libri, servirà a fornire un pasto completo ai bambini bisognosi e questo perché sono stata a mia volta una bambina con poche risorse e so cosa significa non potersi permettere le cose necessarie.

Cosa significa essere madre, oggi, in un mondo spesso così negativo?

Essere madre oggi spaventa perché si è più consapevoli di qualche tempo fa. Oggi sappiamo tutti di cosa ha bisogno un bambino per crescere e in questo mondo così egoista e frettoloso, serve un tantino di coraggio e un pizzico di incoscienza per mettere al mondo un altro essere umano che avrà bisogno non solo d’amore, ma anche di cose molto materiali. Quindi essere madri oggi significa fare i conti con una realtà che tende a disumanizzarci.

I tuoi prossimi impegni letterari…

All’inizio del 2018 uscirà il mio terzo romanzo e naturalmente parlerà di quell’amore che non si spegne neppure con la morte.

Lascia un messaggio a chi ci legge…

Il messaggio che voglio lasciare ai lettori è questo: “Non bisogna andare lontano per trovare i poveri, spesso essi vivono nell’appartamento accanto al nostro quindi… Teniamo bene gli occhi aperti”. Grazie a tutti!

ILARIA GRASSO