“IL DESTINO DI UNA LACRIMA”: INCONTRO CON LA SCRITTRICE FIORELLA DI MAURO

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Il mio incontro con la scrittrice Fiorella Di Mauro, per parlare della sua passione per la scrittura e del suo romanzo fantasy dal titolo “Il destino di una lacrima”.

Dice Fiorella Di Mauro di sè:  “Ho 32 anni e sono una scrittrice. Dovete sapere che sono diplomata in Grafica Pubblicitaria e, al tempo delle superiori, il mio sogno era diventare una fumettista.

Stessa passione aveva una mia amica con la quale pensai di creare un fumetto. Elaborata la trama iniziai col descrivere le varie scene, i personaggi, le battute… il romanzo. Ebbene sì, alla fine capii che avevo l’esigenza di scrivere un romanzo e non più il fumetto.

Quindi accantonai il fumetto e creai “Il destino in una lacrima”. Al momento sto apportando delle revisioni al mio ultimo romanzo “I falsi Dei”, di genere fantasy spirituale, e, nel frattempo, mi dedico alla scrittura di racconti brevi (La cantilena dei pazzi, Banshee, la diversità dell’anima, vivere la morte) partecipando a vari contest su facebook e concorsi letterari indetti da associazioni culturali”.

Ecco la bella chiacchierata che io e Fiorella abbiamo fatto per LIBERI LIBRI E NON SOLO:

  1. “Il destino una lacrima” è il tuo primo libro nel quale hai deciso di dare luogo a un connubio tra misticismo e fantasy: come è nata questa scelta da parte tua?

Questi due mondi sono più vicini e palpabili fra loro di quanto lo si possa immaginare. Il fantasy in questo romanzo è rappresentato dal sovrannaturale quindi dalla magia mentre il misticismo è rappresentato dalla religione cattolica. Bene la storia insegna che la religione e la magia sono sempre stati in contrasto tra loro ma legati. Io ho solo reso un po’ meno distanti e ostili tra loro il credo della magia dal credo di Dio.

  1. Quali difficoltà ha comportato la stesura del romanzo?

Nessuna difficoltà per il semplice fatto che mi faccio trasportare dal libero arbitrio dei personaggi. Sono loro con la loro personalità a prendere delle scelte e a creare la storia… il romanzo. Quando ho iniziato a scrivere il romanzo avevo con me solo tre certezze da seguire. Chi fossero i protagonisti con il loro passato tormentato, la sacra lacrima di Cristo e l’antagonista dei nostri eroi ossia Dracula il braccio destro di Satana.

  1. Dalia, una strega, Leonard, un sacerdote, due personaggi apparentemente lontanissimi eppure così simili: Com’è avvenuta la loro nascita?

I due protagonisti rappresentano due mondi in cui io credo in ugual modo. Credo in Dio ma credo pure nella magia. Certo nel romanzo ho un po’ esagerato con la veridicità della magia, ma tutto sommato credo nella lettura del futuro, nelle fatture, nell’evocazione e nell’invocazione, nell’energia positiva e nell’energia negativa, nel potere della guarigione etc. etc. Tutto questo può essere usato per fare del bene o fare del male.

  1. Anche la figura di Cristo è in questo romanzo molto presente: sei credente?

Sì e anche molto. Ho da poco terminato di scrivere il mio secondo romanzo di genere fantasy spirituale e psicologico “I Falsi Dei” e la figura di Gesù è presente, ma in quest’ultimo romanzo mi sono superata. Sono difatti presenti le figure degli Elohim e di El.

  1. Cosa ti piacerebbe sentirti dire dai tuoi lettori alla fine del romanzo e qual è il messaggio che intendi dare?

Sarebbe un sogno che si realizza sentirsi amata dai lettori per essere una scrittrice originale.

Il messaggio è unico e facile da leggere. C’è del buono in ognuno di noi e tutti meritano di amare e di sentirsi amati. Giudicare una persona basandosi sulle voci che girano nei suoi confronti è sbagliato. Consiglio di vivere la persona e solo allora potremmo leggerne l’anima. Scoprire le sue paure e le sofferenze.

  1. Cosa stai scrivendo attualmente?

Al momento scrivo di tutto e di più. Sto collaborando con un giornale on-line e pubblico con loro un romance “La ragione del cuore”. Naturalmente si pubblica a capitoli. Partecipo a svariati concorsi letterari con racconti brevi. E a breve inizierò la stesura del quarto romanzo fantasy/gotico dal titolo “Genesi”. La mia mente non si ferma un attimo.

  1. Come facciamo a seguirti?

Tramite la mia pagina facebook “Il destino in una lacrima”

Link: https://www.facebook.com/Il-destino-in-una-lacrima-1910028562548082/?ref=settings

Tramite la mia pagina Amazon.

Link:

https://www.amazon.it/Fiorella-Di-Mauro/e/B0774RX4GQ/ref=dp_byline_cont_book_1

In questi giorni sto pure realizzando il sito web dove troverete tutto su di me come scrittrice e sulle mie creazioni ovvero romanzi, racconti e poesie.

SINOSSI: “IL DESTINO DI UNA LACRIMA” DI FIORELLA DI MAURO

“Il destino in una lacrima”, romanzo fantasy intriso di misticismo.

Ambientato nell’Europa dell’800, Il destino in una lacrima, ha come figure di riferimento due personaggi.

Dalia Lorenzetti è una strega di 20 anni rimasta orfana a 10. È cresciuta nella solitudine di un mondo che la teme e la rifiuta. Leonard è invece un sacerdote: ha 22 anni, e per quanto molto giovane nasconde già un segreto oscuro. Un mistero quello sulla vita di Leonard che prenderà luce piano piano, seguendo una strada tortuosa ricreata con la giusta dose di mistero. Il rapporto tra i due personaggi principali maturerà nel corso delle vicende raccontate fino a giungere al suo apice e alla soluzione di tutti i misteri.

Inizialmente entrambi i protagonisti hanno un unico obiettivo comune: trovare il demone del quale un’antica profezia presagisce l’operato malvagio, ed affrontarlo. Una lunga serie di circostanze porterà entrambi sulle tracce dell’entità soprannaturale.

Lungo il loro cammino incontreranno, per volere del destino, personaggi secondari, ma essenziali. Personaggi ambigui che non chiariscono la loro posizione tra il Bene o il Male. Personaggi le cui vite sono intrecciate tra loro e condurranno alla verità; alla lacrima di Cristo un oggetto sacro i cui benefici deriveranno da chi la userà.

ILARIA GRASSO

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INCONTRO CON SAVINO CARONE, POETA E SCRITTORE

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Il mio incontro con lo scrittore e poeta Savino Carone, per parlare del suo amore per la poesia e, in particolare, di “Sator”, il libro che pubblicherà con Lupi Editore.

Ciao Savino, bentrovato sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO: come è nata la tua passione per la scrittura e, nello specifico, per la poesia?

Frequentavo il ginnasio, durante le lezioni noiose si leggeva; avevamo organizzato una piccola libreria circolante all’ultimo banco. Dunque uno di quei giorni, allo stremo della sopportazione, scivolai con non curanza a l’ultimo banco ed affondai la mano: trovai i “Fiori del Male” di Baudelaire…leggere i primi versi e rimanerne folgorato, fu tutt’uno.

Il ruolo della poesia oggi, nel mondo e nella società in cui viviamo…

La linea evolutiva della poesia che a tutt’oggi si stampa, sembra probabile che abbia come meta finale il silenzio più assoluto; difficile poter ricreare sulle sue mute macerie ARTE, tra questa babele di suoni dissonanti e fini a se stessi, banalizzazione e non sense , quasi un nominalismo sciatto privo di un significato più profondo, suono senza significante….

Il Logos, “la parola creatrice” si è smarrita nello snaturamento linguistico e nella banalizzazione lessicale, darle quindi la forza della forma e del colore serva, credo, a ricollocarla, in un insieme armonico, come complessità di una rappresentazione creativa o ri-creativa del reale, una forza evocativa che sembra ormai perduta, un simbolismo che non sia solo verbale ma anche materiale, cromatico, architettonico (nel senso di auto-complementarietà della visione).

Quali sono le maggiori cause di incomunicabilità, oggi, secondo te? Le parole sono più terapeutiche per chi le scrive o per chi le legge?

Le parole non sono terapia anche se sembra dimostrato che la psicanalisi ne faccia largo uso nei casi di “terapia clinica”. Questo uso è secondo me un abuso ma in che senso: nel senso che le parole, direi meglio i fonemi sono usati per raggiungere risultati impropri, feticci lessicali che abilmente introdotti nella conversazione terapeutica svelano le fonti da cui dovrebbe dipendere la patologia, dunque snaturando sovrastrutturalmente la parola, cioè caricandola di significati “allogeni” che non sono suoi propri, riducendola ad un codice iniziatico apparentemente, solo apparentemente, banale.

In quali progetti letterari sei impegnato, attualmente?

C’è qualcosa che bolle in pentola; mentre procedevo alla stesura di questo mio lavoro, “Sator”, avevo intrapreso la lettura dell’Antigone di Sofocle interessato ed allo stesso tempo infastidito dal suo dilemma centrale: la dicotomia tra etica laica (o politica) e l’etica legata alla tradizione ai “mos maiorum” alla religione ed alle credenze ancestrali. È un dilemma di non poco conto in una società così diciamo, secolarizzata come la nostra e con modelli non più legati alla tradizione ma, per lo più di importazione. Molto importante, oltre alla lettura della tragedia originale (ahimè in traduzione), sono state anche le reinterpretazioni di Jean Anouilh e Bertold Brecht, ciascuno con il suo punto di vista ben definito. Sto, nel frattempo dedicando una serie di racconti a fatti di cronaca nera, soprattutto “femminicidi” per asserire con esempi e fatti accaduti la assoluta banalità del male, come già constatava la Arendth.

Come facciamo a seguirti?

Spero che la nuova collaborazione con la Casa Editrice Lupi porterà quei frutti di visibilità che mi attendo, poiché il contratto quinquennale mi obbligherà a pubblicare, se vorrò o potrò, solo con questa per me nuova e presumo eccellente Casa Editrice.

A chi sono indirizzati i tuoi scritti?

A chiunque abbia interesse alla buona letteratura, sia curioso di indagare le sfaccettature del nostro presente e della vita che sembra ci scorra addosso ma di cui ci si voglia riappropriare. Infine, “last but no lost” per coloro che seguiranno; penso che nessuno che scriva con qualche ambizione non abbia l’ambizione di lasciare qualcosa per i lettori di domani.

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

L’unico messaggio che mi viene in mente non è granché ma sicuramente descrittivo di una professione. “carmina non dant panem”.

ILARIA GRASSO

“ROSE BIANCHE PER COLAZIONE” (LUPI EDITORE): INTERVISTA ALL’AUTORE MARCO ISONE

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Il mio incontro con lo scrittore e poeta Marco Isone, per parlare della sua scrittura e della sua nuova opera, la silloge poetica pubblicata da Lupi Editore, dal titolo “Rose bianche per colazione”.

Ciao Marco, bentrovato sul mio blog: com’è nata la passione per la poesia?

Dalla curiosità. Dalla fortuna di poter accedere, da ragazzino, ad una biblioteca molto fornita e la fortuna di incontrare professori competenti, come il mio ex professore di italiano, al quale rivolgo un pensiero, si chiamava Andrea Bonini.

Quale conforto può offrire la poesia a chi la legge e a chi la scrive?

Oggi si vive in un mondo mediocre, fatto di egoismi, arrivismo, pragmatismo..tutte aride facce dello stesso problema. Una goccia di romanticismo non guasta.

“Rose bianche per colazione” è la prima opera che pubblichi con Lupi Editore: si tratta di una raccolta di liriche molto delicate e profonde. Com’è nata quest’opera?

Mi permetta una precisazione. Le mie opere non nascono, sono lì semplicemente. Debbo solamente decidermi a spolverare un po’ di polvere di ricordi e tirarle fuori dai cassetti della mente e del cuore.

In quale progetto sei impegnato attualmente?

E’ un romanzo dal titolo provvisorio: “Angela Daniela …il sempre, il mai, il forse, l’ansia e la speranza,..l’amore.” , una storia d’amore, con risvolti noir e spy, ed un pizzico di sana follia.

Come facciamo a seguirti?

Sulle mie due pagine Facebook: “ Marco Lieto Isone “ e “ isone “, avevo aperto anche un sito web, ma non riesco a seguirlo più. Preferisco quindi concentrarmi sulle mie due pagine.

La poesia e i social: quanto sono importanti, questi ultimi, per far conoscere il proprio modo di scrivere?

Se mi consente di fare ancora una volta una precisazione, le dirò che, ribaltando il problema è l’editoria che dovrebbe farsi carico di scovare le nuove proposte e di portarle alla ribalta, spesso, anzi quasi sempre non è così. Quindi, sì. Utilizzando il doppio del tempo che potrebbero utilizzare gli editori, sono molto importanti per portare alla luce nuovi scrittori e la loro scrittura. E se mi consente ancora, non tutti possono essere fortunati di incontrare sempre editori che non chiedono compensi in danaro per stampare.

Lascia un messaggio a chi ci ha letti sin qui…

Leggete. Leggete sempre. Tutto.

ILARIA GRASSO

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INCONTRO CON IL POETA GASTONE CAPPELLONI

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Il mio incontro con il poeta Gastone Cappelloni, per parlare delle sue opere e dei suoi progetti futuri.

Gastone Cappelloni nasce il 25 giugno 1957 a Sant’Angelo in Vado, in provincia di Pesaro e Urbino, paese di quattromila anime, ai piedi dell’Appennino Marchigiano, dove vive tuttora.

Inizia a lavorare all’età di quattordici anni in tipografia, proseguendo in una azienda tessile fino al conseguimento della pensione.

Nel 2000 pubblica il suo primo libro: “Vorrei ma non posso”, la sua prima raccolta di poesie dialettali.

Ciao Gastone, bentrovato su LIBERI LIBRI E NON SOLO: cosa significa essere un poeta oggi?

Non mi sento poeta, anzi. Sentirsi poeti potrebbe essere un’essenza che t’ingabbia in un “ruolo definito” e forse anche lontano dallo stile proprio di vita, di pensiero, scrivendo per esaltarsi, per enunciare agli altri le capacità che consciamente arrivano a differenziarti con atteggiamenti trionfali e soprattutto civetteria. Non mi definisco poeta, proprio non riesco a calarmi nei panni che sicuramente appartengono a pochi eletti, amo definirmi cantore e allievo attento di e per trascorso passato, insomma un osservatore con ottima memoria rivolta alla condotta mia amando il racconto che mi appartiene curandomi. Poeti oggi, non saprei forse foglio e penna in eccedenza, e nulla più?

La poesia è più terapeutica per chi la scrive o per chi la legge?

Stesso significato stesso risultato, la poesia come la musica, sa essere terapia irrinunciabile, apportando dei benefici a ciò che siamo o che vorremmo, incanalandoci verso un ristoro mentale imprescindibile, sapendo attraversare il confine sottile del tempo, lo stesso che accomuna chi scrive e il lettore perché forza unica nelle emozioni che assieme sapranno possedere.

“Vorrei ma non posso” è il tuo primo libro, e risale al 2000, una raccolta di poesie dialettali cos’è cambiato per te da allora, da un punto di vista stilistico e di contenuti?

Considerando che è stato il mio primo passo letterario cui legato vuoi perché permettendomi di camminare non perdendo di vista la realtà che vivo, sia per avermi concesso la possibilità di proseguire in quello che sono. Credo che ognuno insegua quella maturità, posso affermare con sincerità che, rispetto al primo libro sia arrivato a destinazione il messaggio che noi stessi abbiamo impresso, nel proseguimento chiamandola vita reale.

“Vorrei ma non posso” oggi compie diciassette anni e Cappelloni Gastone ha acquisito una forza interiore caparbia e tenace rivolto non solo all’inconscio per riscriversi ma la consapevolezza di continuare a migliorarsi.

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Hai dichiarato di avere avuto tanto da questa vita: cosa ti ha dato in particolare la poesia?

Credere nel destino è arrivare a conseguire quello che vorremmo, dilatando nelle attese storie incompiute di realtà inavvicinabile? Poesia e vita, percezione e disillusione, basta crederci per volerlo, chi inseguirà se stesso può arrivare a rendere concreto metaforicamente la certezza di non appartenersi ma sapendo di reinventare il proprio stile di vita. La Poesia ti rimette in gioco senza bleffare dandoti tutto “te stesso”, la cosa rilevante non abusarne senza criterio, scelleratamente solo per definirsi oltre la ragione, portatori di emozioni ed emotività. Spesso mi chiedo, lei è vita è mi ha dato tanto, chissà io che cosa posso avergli trasmesso?

In questo momento in quale progetto sei impegnato?

Quest’anno a giugno, precisamente il venticinque, ho festeggiato sessant’anni, un traguardo ambito e fresco di laurea maturato nei passi positivi della strada da me mai archiviata. E così l’idea interessante e modellata nella convinzione di credere nei progetti che si presentano attuandoli, mi ha permesso di festeggiare con inedite poesie il ventunesimo “figlio”. Così che “6.0” è nato per continuare il viaggio che seguiterà nei progetti mai sopiti e sempre attuali; Italia, Argentina, Spagna, orizzonti da scrutare e da scoprire perché nel carniere di Cappelloni sempre trovano spazio mai limitati tracciati percorsi nella voglia irrefrenabile di ostinati battiti, poi sicuramente altri appetiti poetici in continua ebollizione pazientemente, in attesa di raccontare ancora l’enigma della propria esistenza.

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Hai mai pensato di scrivere un romanzo?

Quando si ama il racconto di vita, e la poesia ti sa accompagnare con caparbia insistenza, quasi impossibile non prenderne atto ascoltandola, chiedendo lei, come a un fratello maggiore di accompagnarti dentro sfumature che sfuggono percependole appena, risvegliando in te la fragranza e, anche se vissute, “in prima persona”, accorgendoti inconsciamente del ruolo che Lei occupa, con risoluta eleganza. No, ancora troppo da ricordare con la poesia, il romanzo può attendere se avrà la pazienza di accodarsi, altrimenti amen se vorrà forzare tempi non ancora nati. Parliamoci chiaro, non amo scrivere tanto per scarabocchiare e riempire di nulla poveri fogli senza nessunissimo futuro.

Come facciamo a seguirti?

Inutile dirti che sarebbe un vero onore continuare a farmi conoscere sapendo di arrivare alla passione che caratterizza la nostra esistenza.

Eventuali contatti su:

– FB dove ho alcuni profili e la pagina personale.

– Canale You Tube.

– Messenger

– Istagram.

– Sito internet continuamente aggiornato con poesie, aforismi e date eventi.

– Cellulare 3292349113

– Email – contatti@gastonecappelloni.com

gasto1957@libero.it

Lascia un messaggio ai lettori di “LIBERI LIBRI E NON SOLO”…

Quale messaggio se oramai è stato “sezionato” di tutto e di più, come ironizzava Edoardo Bennato…

“ … Tutti Dotti, Medici e Sapienti … “ quindi non m’interessa ergermi a salvatore altrui. Tanto ci sarebbe da dire, ma ovviamente ognuno vive la propria vita, il modo di essere e di saper riflettere a immagine e attitudine ”personale”. L’unico consiglio che sento di “appiopparmi” invece, nella continuazione che la dignità sempre m’invita a seguire ammettendo alla corte “gastronomica del cuore” dignità e orgoglio perché possa sempre mettermi in discussione con il candore e l’umiltà della consapevolezza.

ILARIA GRASSO

IL MIO INCONTRO CON LO SCRITTORE E POETA ROBERTO GABRIELE CUNEO

Il mio incontro con lo scrittore e poeta Roberto Gabriele Cuneo, per parlare delle sue recenti opere pubblicate da Lupi Editore, la raccolta di racconti dal titolo “UN VELO SOTTILE: RACCONTI IR-REALI SU CAGLIARI E DINTORNI” e la silloge poetica “SENTI MIO SOLE”.

Ciao Roberto, la domanda obbligatoria: come è nata la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la poesia è nata sin da piccolo; la prima poesia, che ho ritrovato da poco in un’agendina di quando avevo otto anni, si intitolava “La primavera”.

Da piccolissimo ho sempre scritto solo poesie, poi l’anno scorso (grazie ad una Musa ispiratrice) ho provato a mettere la mia poesia in un racconto fantastico intitolato “Il Mondo Favoloso di Ognidove – Nanà ed il Bosco Serenoso” con cui ho partecipato ad un concorso nazionale arrivando secondo e come premio la pubblicazione da parte della Giovanelli Edizioni. Nell’entusiasmo, da allora, ho scritto più di 70 racconti brevi e 15 racconti.

Quali sono i momenti della giornata nei quali scrivere ti è più congeniale?

Sicuramente la mattina, accompagnato da musica in sottofondo come Robbie Williams oppure Jamiroquai sino agli antipodi passando al Fado dei Madredeus.

Due opere di recentissima pubblicazione, con Lupi Editore, una raccolta di racconti, dal titolo “Un velo sottile: racconti irreali su Cagliari e dintorni”, ed una silloge poetica, dal titolo “Senti mio sole”: passare da prosa a lirica è per te la cosa più naturale del mondo, mi sembra di capire…

Si, dopo tanto tempo di timore reverenziale nei confronti di una scrittura più lunga e complessa di una semplice poesia; adesso posso dire che il passaggio dalla Poesia alla Narrativa, mi viene naturale.

Un velo sottile

Come sono nate queste due opere e come mai la scelta di pubblicarle nello stesso momento?

In realtà la silloge “Senti Mio Sole” è nata quando c’erano ancora gli SMS (infatti tale sigla è l’acronimo del titolo) e risulta una raccolta dei miei tanti ^buongiorno^ che ho inviato via sms alle persone a me care; mentre la raccolta di racconti nasce nell’arco di quest’anno in corso. Pubblicarle nello stesso istante, è stata una opportunità che mi ha dato la Lupi Editore e la ringrazio.

senti mio sole cover

Cosa stai scrivendo, adesso?

Attualmente scrivo almeno una poesia tutti i giorni che conservo oramai da 6 anni come un diario e saltuariamente mi diverto a mettere racconti brevi sul mio profilo Facebook per gli amici.

Come facciamo a seguirti?

Non ho un blog ed uso solamente il mio profilo Facebook per mettere in evidenza le mie Poesie, i miei Racconti brevi e le foto scattate ed elaborate da me. Il mio profilo è sotto il nome: Roberto Gabriele Cuneo.

Lascia un messaggio ai lettori di LIBERI LIBRI E NON SOLO…

Un grande “Ciao” a tutti i lettori; Vi saluto con affetto e spero tanto che, se avrete per mano un mio libro oppure leggiate le mie poesie ed i miei racconti, adornati dalle mie foto su Facebook, possiate divertirvi!!!

ILARIA GRASSO

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SI INTITOLA “THOMAS VUOLE SAPERE” (LUPI EDITORE) IL NUOVO LIBRO DI EDOARDO DE LUCA – INTERVISTA

Edoardo De Luca

Il mio incontro con lo scrittore Edoardo De Luca, per parlare del suo nuovo libro dal titolo “Thomas vuole sapere”, uscito il 4 dicembre 2017, per Lupi Editore.

Ciao Edoardo, ben tornato su LIBERI LIBRI E NON SOLO: com’è nata l’idea di scrivere un libro che fosse per bambini ed adulti?

L’idea è nata dalla consapevolezza di dover agire sull’educazione dei bambini per migliorare il mondo, perché è nell’età dell’infanzia che si danno le basi alla persona per affrontare il resto della propria vita. Quindi, anche per indirizzarle verso i veri valori e il rispetto della collettività.

Quali difficoltà hai incontrato nello scrivere una serie di storie che potessero essere rivolte ad un pubblico ampio e trasversale?

Quella che potremmo definire “difficoltà”, è stata il rendere facile e fruibile – ed anche che sappia intrattenere – un testo ricco di idee e di spiegazioni.

“Thomas vuole sapere” è un libro sicuramente didattico che non nasce con la pretesa di insegnare: credo sia questo il suo principale punto di forza…

Dici bene, non si pretende di insegnare: si coinvolge il bambino nel voler apprendere, e l’adulto nel perseguire serenamente e senza forzature l’obiettivo di FAR CAPIRE.

Thomas e suo nonno, due figure così intimamente connesse tra di loro: quanto reputi sia importante, al giorno d’oggi, l’entusiasmo verso i giovani e la fiducia verso gli anziani, quanto reputi sia importante, ma anche difficile, per certi versi, mantenere un equilibrio intergenerazionale?

Nella società odierna, plasmata da infinite attrazioni di ogni genere, forse il dialogo tra adulti e bambini si è un po’ indebolito. “Thomas Vuole Sapere” è un incipit a tener sempre acceso il giusto dialogo tra genitori e figli, nonni e nipoti. Quindi, a mantener vivo, attraverso la magia della parola, l’entusiasmo che dà vita all’anima di ognuno di noi.

TEASER THOMAS

“Thomas vuole sapere” è il frutto di molte ricerche e di parecchio studio da parte tua, come del resto è anche la tua opera precedente, dal titolo “Sentirsi sé – Autenticità della vita” (Amaltea Edizioni): quanto è importante, a tuo avviso, la giusta conoscenza degli argomenti che precede il momento di trattarli, attraverso la scrittura?

La conoscenza degli argomenti che si trattano nei propri libri è fondamentale per dare le giuste indicazioni ai lettori e alle persone, in special modo se si offrono nozioni da applicare nella vita di tutti i giorni. Essere precisi in questo, a mio avviso è un dovere di onestà intellettuale. Personalmente, mi sono impegnato in questo sia nel mio primo libro Sentirsi Sé AUTENTICITA’ DELLA VITA, che in “Thomas Vuole Sapere”.

E’ un libro adatto anche alle scuole…

Sì, alcuni docenti mi hanno consigliato di proporre Thomas Vuole Sapere agli istituti scolastici, dato che le tematiche che affronto riguardano le domande dei bambini nel periodo tra l’infanzia e l’adolescenza.

“Thomas vuole sapere” è il primo libro che pubblichi con Lupi Editore, di Sulmona; come è avvenuto questo incontro?

Conosco la Lupieditore di Sulmona (AQ) dell’editore Jacopo Lupi da molto tempo. Da parte di Jacopo c’è stata nei miei confronti un’immediata stima professionale, tanto da indurlo a pubblicare e a promuovere con grandissima visibilità il mio lavoro.

Come facciamo a seguirti? Quanto conta, a tuo avviso, essere social, per fare conoscere la propria scrittura?

Ho un profilo Facebook, una pagina personale da Autore, una pagina del mio primo libro Sentirsi Sé AUTENTCITA’ DELLA VITA e del mio secondo libro: Thomas Vuole Sapere. Con l’occasione invito tutti a lasciare un like a ciascuna delle mie pagine e a recensirle perché, al giorno d’oggi, il web e i social sono quasi indispensabili per un autore e per il messaggio che egli vuole far arrivare a più persone possibili.

Siamo in chiusura: lascia un messaggio a chi ci ha letti sin qui…

Il mio obiettivo è quello di scrivere libri belli e di qualità, in grado di lasciare un segno positivo nella vita delle persone contribuendo anche a migliorarla. Grazie a tutti.

ILARIA GRASSO

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