GRATZIAS, UNA CANZONE PER GUARDARE AVANTI: INTERVISTA A QUINTOMORO, ARTISTA A 360 GRADI

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Incontro con Quintomoro, alias Gianluca Quintomoro Cotza, un artista a 360 gradi, cantautore, poeta e autore di satira molto apprezzato.

Il “Quintomoro sardinentale”: così ama definirsi Gianluca Cotza, cantautore di origini sarde nato e cresciuto a Torino, dove tuttora vive.

Profondamente attaccato alle proprie radici, Gianluca è da sempre appassionato di tutto ciò che riguarda la propria terra: storia, cultura, tradizioni, letteratura, lingua e – soprattutto – musica.

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Ha collaborato attivamente con le riviste di musica e cultura sarda “Sonos & Contos” e “Boghes Noas”, ed anche in terra sabauda non perde occasione di promuovere la Sardegna ed esternare la propria smisurata “sardità”, essendo stato per diversi anni membro del direttivo di “Kinthales – Associazione dei sardi in Torino”. Ha al suo attivo numerose edizioni del “Festival della canzone sarda”, di cui è stato una volta finalista con “Bandhidu” ed una volta vincitore del premio della critica, per il testo della sua “Quintomoro”. Ha partecipato a svariate trasmissioni radio e tv sia in ambito regionale sardo che in quello nazionale. E’ stato co-conduttore di una trasmissione radiofonica dedicata alla musica e cultura sarda, su un’importante emittente privata torinese.

Molto attivo nel circuito delle associazioni e circoli sardi sparsi sulla penisola ed in Europa, con spettacoli in cui spesso si propone-oltre che in veste di cantautore-anche come presentatore e cabarettista. Il contest che porta il nome della canzone di cui è autore (per quanto riguarda il testo) ed interprete Gratzias è il progetto nel quale è fortemente coinvolto in questo momento.

La musica di Gratzias è invece di Giuseppe Pigureddu.

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Com’è nato il progetto di Gratzias e da quale particolare esigenza?

E’ nato dalla volontà e dalla necessità di “evadere” un po’ da questa triste e surreale situazione che stiamo vivendo. Mi piaceva molto l’idea di cantare una canzone “positiva” tutti insieme, come fossimo uniti in un grande coro pur essendo a centinaia di km di distanza.

Il nome Gratzias è stato scelto con un preciso scopo…

No, non proprio: ho scritto il testo di Gratzias quasi un anno fa, in tempi “non sospetti”. Era lì, chiusa nel cassetto, e mi sono chiesto spesso il motivo per cui l’avessi scritta, visto che è un testo parecchio lontano da ciò che scrivo abitualmente. Tutto ad un tratto, il motivo mi si è palesato e mi è venuto spontaneo cercare di condividerlo con più persone possibili, da qui l’idea del contest.

Chi può partecipare al contest?

Al contest possono partecipare tutti: dai cantanti e musicisti professionisti, a quelli dilettanti, alla casalinga stonata “che stira cantando” (cit.). Per partecipare è sufficiente iscriversi al gruppo Facebook “Gratzias contest – una canzone per guardare avanti”, ascoltare la canzone, impararla, cantarla e postare il proprio video sul gruppo. Si può cantare utilizzando la base fornita, o suonandola nel modo che si preferisce e in qualsiasi genere musicale.

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Qual è lo scopo finale del contest?

Lo scopo finale del contest è quello di creare un video mosaico con spezzoni di ogni video pubblicato. E, se aderissero anche cantanti professionisti o comunque di quelli “bravi”, a fine contest registrare il singolo in studio e commercializzarlo per racimolare qualche soldo, per aiutare (direttamente, non tramite sms, associazioni etc.) qualche famiglia particolarmente disagiata messa ancora più in difficoltà da questa situazione. Ma questa, purtroppo, credo sia utopia.

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Che ruolo riveste la musica in questo particolare momento storico?

In questo momento così particolare, la musica ha un ruolo ancora più importante di quello di sempre: può essere un ottimo mezzo per alleviare le proprie ansie, per sollevare il morale e ritrovare un po’ di ottimismo. E tramite il contest può anche essere un bel modo di conoscere gente nuova, intrecciare nuove collaborazioni, farsi conoscere ed apprezzare, o anche semplicemente condividere la propria arte.

Come possiamo seguire i tuoi progetti?

Sono molto attivo sui vari social: ho 3 canali youtube (“Quintomoro”, per la mia attività artistica inerente la Sardegna, “Gianluca Cotza”, come cantautore in italiano e spagnolo, e “Grazias Contest2, riservato a questa iniziativa”) . Ho un profilo FB (Gianluca Quintomoro Cotza” , Twitter ed Instagram, anche con la mia pagina di satira “Il Graffio”.

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Siamo in chiusura, Gianluca, grazie di essere stato con noi: lascia un messaggio ai lettori di Liberi Libri e Non Solo…

Ringrazio immensamente “Liberi Libri e non solo” per la graditissima ospitalità ed attenzione, ed in particolare Ilaria. Se si leggesse di più e si odiasse di meno, questo sarebbe davvero un pianeta Felice!

ILARIA GRASSO

ANIMALI E’ IL NUOVO SINGOLO DI MILLE: INTERVISTA ALLA GIOVANE ARTISTA

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Mille, nome d’arte di Elisa Pucci, è una cantautrice nata nella provincia di Roma e milanese d’adozione. Eye-liner, frangetta e gonne a vita alta, le stesse che amava vedere indossate dalla mamma negli anni della sua giovinezza, quando con i suoi lunghi capelli rosso rame cantava Caruso di Lucio Dalla. Considerata da bambina la garibaldina di casa per il suo temperamento (alla spedizione dei Mille deve il suo nome) falsifica la firma del papà per iscriversi allo Zecchino d’Oro, partecipandovi con una canzone scritta da Memo Remigi. Qualche giorno dopo aver discusso la tesi di Laurea nelle aule di Economia de “La Sapienza” di Roma entra a far parte di una compagnia teatrale come attrice. Nello stesso periodo fonda la band Moseek di cui diventa autrice e manager per booking e comunicazione. Conquista il cuore di Skin partecipando con la band all’edizione numero 9 di xFactor; gira l’Italia facendo concerti, fa un minitour in Inghilterra e calca il palco dello Sziget Festival a Budapest. “Animali”, suo singolo d’esordio, è già disponibile sulle piattaforme digitali. 

Com’è nata l’esigenza di lanciare questo tuo primo singolo, dal titolo Animali, in questo particolare momento storico, per l’Italia e per il mondo?

Dinanzi alle emergenze tutti i pensieri vanno solo all’emergenza. E’ una reazione fisiologica, di quelle a caldo che durano giorni. Poi è necessario lasciare lo spazio adeguato alla lucidità e darsi una mano per affrontare la crisi, ci vuole un po’ di coraggio per tenere a mente il ruolo di ciascuno di noi.

Abbiamo bisogno di chi ci racconta ogni giorno i fatti che accadono nella loro drammaticità, ma allo stesso tempo c’è bisogno di bellezza e la musica in questo senso ha un ruolo importante. E’ per questo motivo che non mi sono tirata indietro nel fare in questo momento così delicato quello che faccio nella vita. Il mio primo singolo è stato pubblicato poco prima dell’inizio dell’emergenza, avevamo girato il video, eravamo tutti pronti. Darsi e dare una possibilità di gioia è sempre qualcosa di sano.

Il videoclip non a caso è stato girato proprio in questo periodo, in cui tutto è apparentemente fermo, tranne le nostre anime di animali, appunto: quelle sono sempre in movimento…

Abbiamo fatto in tempo a girare il video a febbraio, si stava delineando l’emergenza, ma non eravamo ancora in piena crisi e nessuno si aspettava che da lì a dieci giorni si sarebbe fermato tutto. Ma poi cos’è che è fermo? Noi dentro casa, col mondo fuori fermo stiamo capendo che possiamo comunque muoverci, perché possiamo inventare mille modi per impiegare questo tempo che abbiamo a disposizione, e non mi riferisco solo a chi si diletta in cucina e si scopre chef. La necessità sta portando molta virtù, in numerosi campi, nella moda, nell’arte, nella musica, per quello che riguarda l’ambiente. Stiamo capendo che quello che accade, succede nella misura in cui siamo in grado di reagire alle cose.

L’eterna lotta tra ragione ed istinto è al centro del tuo pezzo, di cui, appunto, oltre che interprete, sei anche autrice…

L’istinto è la verità più grande che possediamo. Ci vuole coraggio a dargli retta, perché quello che la ragione stabilisce con le abitudini, con i limiti, con i punti fermi, è ciò che ci permette di farci sentire al sicuro. La cosa speciale è che questa canzone ha un doppio valore per me: da una parte mette nero su bianco la malinconia di una delle più importanti storie d’amore della mia vita,e dall’altra ha rappresentato per me il modo in cui ho scardinato i limiti e il range di abitudini in cui mi davo la possibilità di scrivere in italiano.

Il tuo rapporto con il teatro e con la recitazione…

Durante le tournèè ogni sera prima di andare in scena arrivava la domanda chi me l’ha fatto fare?. Non ho mai sognato di fare l’attrice, ma è capitato, per caso e senza aspettarmi niente, era semplicemente il mio lavoro, tra i mille che ho fatto prima, durante e dopo l’università. Mi ha insegnato a tenere botta sera dopo sera, a teatro non hai scampo, se sbagli ti devi appellare alla tua capacità di improvvisazione e ai nervi saldi.

Progetti per il futuro…

Uscire di casa io e le canzoni che ho scritto, oltre Animali.

Come facciamo a seguirti?

Aprire il famoso instagram e digitare mille_ingram

Lascia un messaggio a chi ci legge…

Ogni mattina preparati come se dovessi andare ad un appuntamento importante. Chi ti guarda? Tu, ti guardi tu.

ILARIA GRASSO

INCONTRO CON LO SCRITTORE E STORICO STEFANO CONTI

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Incontro con lo scrittore Stefano Conti, laureato in Lettere Classiche a Siena e dottore di ricerca in Storia e Filosofia antica all’Università di Jena – Germania.

Già docente di Didattica del Latino alla Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento, ha tenuto corsi di Epigrafia Romana al Master Europeo in Conservazione e Gestione dei beni archeologici e storico-artistici. È poi divenuto professore di Storia Romana ed Epigrafia Latina all’Università di Siena. Dopo aver scritto libri e numerosi saggi di storia romana ed epigrafia latina, ha pubblicato un giallo storico, Io sono l’imperatore. Il romanzo si è aggiudicato il Premio speciale della giuria al Rende Book Festival e la Menzione d’Onore al Premio Letterario Residenze Gregoriane.

Bentrovato sul mio blog, parliamo oggi della tua scrittura, nella quale prediligi il genere storico e quello giallo: nel tuo romanzo Io sono l’imperatore i due generi coesistono con naturalezza, com’è nato questo progetto?

Come docente universitario di Storia Romana, mi sono appassionato alla figura dell’imperatore Giuliano detto l’Apostata. Ho pubblicato così in passato due monografie storiche su di lui, ma Giuliano per me è una figura viva, che può affascinare anche i non addetti ai lavori, se presentata nel modo giusto, magari evidenziandone gli aspetti ignoti. Ecco, quindi, l’idea di un romanzo: il mistero, ancora irrisolto, alla base della trama è la scomparsa del corpo dell’imperatore e del tesoro sepolto con lui. Si segue il protagonista tra città d’arte e siti archeologici, nel tentativo di decifrare il motivo degli sposamenti nei secoli del cadavere imperiale. L’enigma parte dall’età romana per poi svilupparsi nel Medioevo fino a giungere al Rinascimento e all’epoca contemporanea.

Francesco e Chiara sono i protagonisti, lui bancario con la passione per la storia romana e lei amante della storia dell’arte, e si trovano a vivere una avventura inaspettata ricca di colpi di scena… Cosa ti ha ispirato in parte nella stesura di questa storia?

Il protagonista principale, Francesco Speri, ha un passato da ricercatore universitario, ma fa l’impiegato di banca. Nonostante la delusione per l’ambiente universitario che l’ha illuso e poi deluso, Francesco, spinto dalla passione mai sopita per l’imperatore filosofo, si dimostrerà in grado di superare ogni difficoltà per risolvere l’enigma del corpo scomparso. Verrà aiutato da Chiara Rigoni, esperta di opere d’arte: con lei intraprende una storia d’amore delicata e tormentata.

Nel protagonista inevitabilmente mi rispecchio: oltre che nella fissazione per Giuliano, i suoi pensieri e azioni sono i miei; anche gli episodi che racconto, per ironizzare e spezzare il ritmo, sono tutti realmente accaduti (anche quelli più curiosi, come ad es. la cena muta e al buio o la ragazza che ha paura delle farfalle).

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Lo stile è fluido e lineare e non induce nel lettore confusione: la storia si lascia leggere ed appassiona…

Nel mio romanzo sono mescolate storia e ironia, archeologia e mistero, arte e viaggi. Il lettore viene proiettato in una sorta di viaggio nel tempo. Può essere considerato una risposta italiana ai tanti romanzi stranieri di questo tipo, dai quali si differenzia per la fondatezza storica innanzitutto, e in secondo luogo, per il tono ironico e quotidiano della vicenda, pervasa da una sottile vena umoristica. Ecco perché alla ricerca del corpo scomparso dell’Apostata ho immaginato non un docente di iconologia religiosa o un archeologo all’Indiana Jones, ma un semplice cassiere di banca. La volontà è che il lettore si riveda nel protagonista, nelle sue debolezze e incertezze: Francesco non è un supereroe, ma uno di noi, che si trova invischiato in una ricerca più grande di lui.

Nei precedenti lavori letterari ti sei occupato molto di saggistica, sempre in ambito storico, in sintonia perfetta con il tuo primo lavoro, quello di docente universitario: come è nata, a un certo punto, l’esigenza di scrivere?

La passione per la lettura e la scrittura credo siano innate in me. Certo ci sono voluti molti anni per trasformare questo amore in un lavoro, coinvolgente e appassionante.

La storia antica ha sempre esercitato un grande fascino su di me. Negli anni ho approfondito gli studi e le ricerche, fino a decidere di dedicarmi completamente allo studio di uno specifico periodo storico, la storia romana, e a pubblicare saggi su argomenti di grande interesse relativi a quest’epoca.

Mi sono poi molto divertito a immaginare e scrivere la vicenda di “io sono l’imperatore”, dove alla mia passione per la storia ho potuto aggiungere alcuni ingredienti intriganti: una morte in circostanze misteriose, una setta pagana, i segreti della famiglia dei Medici, le vie misteriose di Istanbul e antichi codici da decifrare. La voglia era di comunicare questo piacere al lettore, trasmettendogli il mio interesse per l’archeologia, i gialli e i viaggi.

A quale progetto stai lavorando attualmente?

Fino a quando era possibile, ho girato biblioteche, licei e musei di tutta Italia per far conoscere il mio romanzo con un incontro-spettacolo interessante e coinvolgente, accompagnato da immagini, dall’interpretazione da parte di attori teatrali di letture, ma anche dall’ascolto di brani musicali e visione di spezzoni di film.

In questo periodo di sosta forzata mi sono dedicato alla stesura finale del mio nuovo romanzo, “Seguimi se vuoi”, un giallo che è una sorta di ideale seguito di “Io sono l’imperatore” e che sarà presto disponibile.

Come facciamo a seguirti?

Oltre alla mia pagina Facebook e Instagram “Stefano Conti Scrittore”, chi volesse maggiori informazioni sui miei libri (e nel caso acquistarli) l’invito è a dare un’occhiata al mio sito: http://www.stefanoconti.org.

Siamo in chiusura, grazie di essere stato con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Vi lascio con una citazione tratta da “Io sono l’imperatore”, che sia di buon auspicio per tutti:

Inseguendo questo sogno

ho ripreso a viaggiare, a fare ricerche:

ho ripreso a vivere!”.

ILARIA GRASSO

L’AMORE, L’AMICIZIA E IL DOLORE, NEL NUOVO LIBRO DI LORENZA STROPPA – INTERVISTA

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Incontro con la scrittrice Lorenza Stroppa, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, dal titolo “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te” (Mondadori).

Come ha preso vita la storia contenuta nel tuo nuovo romanzo, da quale esigenza è maturata?

Come accade spesso a chi scrive, la scintilla è nata leggendo, per associazione di idee. In un romanzo della scrittrice americana Erica Bauermeister, la protagonista trovava a terra, in un supermercato, un foglietto con una lista della spesa con su scritto “pane, latte, banane e una pistola”. In quel libro questo ritrovamento non serviva e non portava a nulla, era solo una svirgolata della storia. Nella mia immaginazione, a partire da questa lista, si è creato un mondo. La lista è diventata un’agenda con all’interno una to do list, e la pistola… be’ la pistola, o perlomeno la minaccia che rappresenta, si è trasformata in qualcos’altro, che qui non posso rivelare. Per formulare tutto il resto, in particolare per dare corpo alle sfumature psicologiche dei personaggi, ho attinto a ciò che c’è dentro di me, a quel lato oscuro dove si agitano le paure più inconfessate e le emozioni più forti.

Il mondo maschile e quello femminile sembrano apparentemente incomunicabili, invece nel tuo romanzo si evince l’esatto contrario: esistono punti di incontro molto forti, indispensabili per la sopravvivenza…

E’ una cosa molto strana, pensa che ho amici maschi e femmine, senza distinzione, che affermano con sicurezza che il personaggio femminile, o quello maschile, è molto più intenso e realistico dell’altro. Io ho cercato di calarmi dentro di loro al meglio, divertendomi, lo ammetto, più nei panni di Diego, che è, almeno all’apparenza, un animo più leggero e volubile di Giulia. Con Giulia non è stato facile, per via di ciò che si rimescola dentro di lei, nel suo passato. Credo che, a prescindere da codici e approcci diversi, entrambi i miei protagonisti abbiano dei demoni contro cui lottare e, quando sei in lotta, spesso ti accorgi di non essere l’unico al mondo in quella situazione. Da qui l’esigenza di trovare un punto di contatto, di comprendere come andare avanti.

Giulia è una pittrice, Diego è un editor, quindi entrambi dedicano la loro esistenza a comunicare: questa necessità di comunicare ed esprimere qualcosa li accomuna e li unisce fortemente…

Entrambi hanno qualcosa di inespresso dentro di loro e cercano il modo di comunicarlo. Di più, entrambi hanno difficoltà, anche se per Diego non sembra, a socializzare, a vivere, ad accettarsi. E i colori per Giulia, e le parole per Diego, rappresentano un codice, un filtro per leggere la realtà, per comprendere ciò che accade ma anche per capirsi. E per perdonarsi. I due percorsi in questo caso vanno in due direzioni diverse: Giulia, grazie alla pittura, ai colori, ma soprattutto grazie all’incontro con Diego, riesce ad andare dentro di sé, dove si agitano i suoi spettri; Diego grazie alle parole e all’incontro con Giulia riesce ad andare fuori di sé, a dare voce a ciò che non credeva di poter fare. Sono due consapevolezze diverse che però nascono dal loro incontro e scontro.

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L’amicizia è un tema di grande rilevanza nella storia, sia al maschile che al femminile: si considerino Diego e Frank e, dall’altro lato, Giulia, Teresa e Rita… L’età e le differenze caratteriale e di vissuto non costituiscono una barriera ed anzi favoriscono lo scambio…

Tutti abbiamo bisogno di una voce amica. Di qualcuno che sappia ascoltare e dirti la parola giusta al momento giusto. Dalla parte di Giulia ci sono due “angeli custodi” una all’opposto dell’altra: Rita, cugina e amica, vulcanica, spumeggiante, colorata e piena di forza di vivere e l’anziana Teresa, la merlettaia di Burano, pacata, saggia, consapevole. In qualche modo riescono a tenere Giulia a galla, grazie ai loro “pesi” differenti. Diego invece è puntellato da Frank ma anche da Pietro. Frank, amico di lunga data e suo compagno di merende, è più un terreno di scambio con cui dialogare; il piccolo Pietro, bambino nerd, asociale e impertinente, è invece uno specchio per Diego, un modo per guardarsi e riflettere su se stesso.

Sono convinta che l’età non conti nelle amicizie, ci sono persone che ti entrano dentro, che tu trovi subito in sintonia con te a prescindere dall’età. Persone con cui non smetteresti mai di parlare, o che ti fermeresti ad ascoltare all’infinito. Che senti vicine anche se riesci a vederle poco. E poi ci sono le persone giuste al momento giusto, magari delle meteore, colleghi, amici che frequenti solo per poco tempo, per caso o per necessità, che però svelano lati di te che non conoscevi o sono fondamentali nella maturazione in te di alcune scelte. Magari non saranno dei punti di riferimento fissi, non diventeranno dei “migliori amici”, ma ti ricorderai sempre di loro.

Venezia non sta sullo sfondo, ma è essa stessa un personaggio della storia con i suoi mutamenti, esattamente come l’animo umano, scelta sicuramente non casuale…

La mia famiglia è Veneziana, io sono l’unica a essere nata a Pordenone, città che mio padre scelse per motivi di lavoro. Oltre ad avere dei parenti a Venezia, ci ho anche studiato, ho frequentato infatti l’Università lì per quasi cinque anni (mi sono laureata in Filologia Romanza, alla facoltà di Lettere Moderne). Mi sento molto legata a questa strana città. Oltre alla facciata da cartolina che rivolge ai turisti, c’è molto di più. E’ una città scolpita nella pietra e nell’acqua, fragile e bellissima, abbracciata dal mare che la culla o la strattona, che si dimostra gentile o invadente. E’ una città che trasuda Storia e storie, che ha ombre e riflessi vividi. Se cammini di notte per Venezia non solo senti lo sciabordio dell’acqua e i tuoi passi sui masegni, ma le voci che escono dalle case, la musica che scivola da sotto le porte, il vento che si infila tra le calli, che fa sbattere i panni al vento, che fa vibrare le sartie… Sembra quasi che la città si muova attorno a te, che ti parli. Io ho cercato di restituire questa “voce” nel libro.

Trovo che il tuo sia un libro opportuno, in questo delicato momento storico mondiale…

Quando scrivo mi pongo due obiettivi: da una parte portare il lettore con me, dentro alla storia, facendogli dimenticare per un po’ il presente, dall’altra cercare di suscitare in lui delle domande, sperare che il mio libro lo porti a fare dei paralleli, a riflettere su di sé. “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te”, anche se comincia come una normale commedia d’amore, poi vira e si trasforma in un romanzo che parla di resilienza, di accettazione di sé e del proprio dolore, dell’importanza dell’attesa. Per questo motivo si adatta forse a questo momento “sospeso” che stiamo vivendo. Strattonati come siamo da mille paure e da mille angosce forse è importante che torniamo dentro di noi, che impariamo ad ascoltarci e ad accettarci. Se noi diventiamo un punto fermo – “una briccola saldamente conficcata nel fango della laguna”, per usare le parole di Giulia – tutto intorno può esserci anche la tempesta, ma noi teniamo. Resistiamo.

Progetti per il futuro prossimo, quarantena permettendo…

In questi giorni ho trovato molto difficile scrivere. Gli scrittori hanno bisogno di energia, di stimoli, e la vita monotona e sempre uguale, per lo più bersagliata da notizie sempre più angoscianti, non rema a favore. Però sono riuscita ad andare un po’ avanti con il progetto che sto portando piano piano a termine. E’ una storia ambientata in Bretagna, terra che amo e che ho visitato più volte. Un romanzo corale, non come quello di Giulia e Diego, con diversi personaggi e storie che si intrecciano. E il mare, anzi, l’oceano, come elemento dominante. Di più, al momento, non posso dirti.

Come facciamo a seguirti?

Da qualche mese ho un sito internet, http://www.lorenzastroppa.it, che aggiornerò con nuovi progetti e nuovi libri. In più sono raggiungibile sui social, Facebook e Instagram (il mio nickname di Instagram è libristerica). Siete i benvenuti!

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Roberto Bolaño diceva che i libri sono un labirinto e un deserto. Insomma un posto dove perdersi e dove immaginare, dove portare a spasso la nostra anima inquieta. In questo tempo sospeso, sono una buona cura o perlomeno un’occasione di svago. Un saluto a distanza e buone letture!

ILARIA GRASSO

“ERA L’ANNO DEI MONDIALI” E’ IL SUO SECONDO ROMANZO: INCONTRO CON JIMMY MORRONE

ERA L'ANNO DEI MONDIALI

Incontro con Jimmy Morrone per parlare di Era l’anno dei mondiali, il suo secondo romanzo dopo Love Hate Love.

Jimmy Morrone è nato a Livorno nel 1979. Ha vissuto sempre e soltanto in località di mare: Bournemouth, Valencia, Zabbar e San Teodoro. Giornalista pubblicista, per anni collaboratore del quotidiano Il Tirreno, oggi si occupa di risorse umane in una grande azienda come Poste Italiane. Ciò che racconta nei suoi scritti è il frutto di esperienze personali, o del succo estratto dai racconti di amici e conoscenti, a cui di solito presta particolare attenzione. Più che parlare di se stesso, infatti, adora ascoltare gli altri.

Nel 2017 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, dal titolo Love Hate Love – un’aquila grande non è un aquilone (Bibliotheka Edizioni), un affresco corale dei giorni nostri, in parte autobiografico. Era l’anno dei mondiali (Augh Edizioni) è il suo secondo romanzo.

Com’è nato questo tuo secondo romanzo?

Ciao Ilaria, e grazie per lo spazio concesso! L’idea di continuare a scrivere dopo l’uscita del mio romanzo d’esordio Love Hate Love è maturata proprio durante le presentazioni del libro. Le domande dei lettori e l’entusiasmo che ho ricevuto durante quegli incontri, mi hanno spinto a proseguire la mia avventura letteraria. Sono sempre a caccia di idee, spunti, amo osservare il mondo che mi circonda. In quel periodo la cronaca ci proponeva di continuo casi di violenza fisica e psicologica sulle donne, uno stillicidio inaccettabile. E allora mi sono domandato? Com’è possibile che un uomo sia così crudele? Cosa c’è dietro le quinte, come si può arrivare a tormentare o persino uccidere? E allora ho preso appunti, e ho ricostruito un’ipotetica vicenda in cui una donna, a causa di una scelta del tutto normale e plausibile (lasciare il fidanzato, il compagno di una storia ormai giunta al capolinea), si troverà ben presto a rischiare la propria vita…

Perché l’idea di collocare la storia nell’anno che non ha visto l’Italia partecipare ai Mondiali?

Perché la stesura è cominciata proprio in quei giorni. E per renderla più credibile, ho immaginato che la storia di Eva, la protagonista, fosse reale, contemporanea al momento in cui stavo vivendo. In più, senza spoilerare troppo, l’assenza dell’Italia dal campionato mondiale di calcio, costituisce un elemento narrativo importante nel contesto della vicenda raccontata.

Il calcio non c’entra nulla nella storia raccontata, ma comunque si gioca una sorta di campionato, sfida, nella storia, la sfida verso sé stessi e verso la paura di oltrepassare i propri limiti, liberandosi delle proprie sovrastrutture mentali, dal timore profondo di lasciarsi andare e di essere felici: è esattamente quello che accade ad Eva Benebelt, la protagonista… perché hai scelto una donna come baricentro della storia?

Il primo romanzo era focalizzato sui punti di vista di tre personaggi maschili; in Era l’anno dei Mondiali volevo spostare il mirino, e mettere al centro lo stato d’animo, i pensieri e le azioni di una donna. Confesso che sono stato aiutato dal fatto che sia in famiglia che in ambito lavorativo sono circondato da donne! E infatti è anche a loro che dedico il libro, perché in un mondo balordo come il nostro, non dev’essere facile capire le reali intenzioni di un uomo che si approccia per la prima volta.

Giorgio Cremano: troppo perfetto per essere vero… porta con sé rivelazioni che si palesano durante la storia.

Esatto. Giorgio incarna un monito: indagate, scavate oltre, mai fidarsi delle apparenze.

Il romanzo assume a un certo punto toni da thriller, in qualche modo, per merito di Ivan che non sembra rassegnarsi alla fine della relazione con Eva…

Sì, il romanzo comincia quasi coma una fiaba, dai contorni rosa, e ben presto si tinge di giallo. Ivan in un primo momento cade in una depressione cosmica, poi però sembra destarsi per progettare desideri di vendetta che metteranno in pericolo la protagonista.

Viareggio e una primavera sullo sfondo sono prorompenti, specie in questo momento di quarantena che stiamo vivendo …

A pensarci ora… il semplice splendore di una piccola località turistica a inizio giugno, un gustoso risotto di mare mangiato in uno stabilimento balneare con il rumore delle onde in sottofondo, o una birra serale in compagnia degli amici ad ammirare le stelle… sono sicuro che quando tutto sarà finito, e torneremo a una pseudo-normalità, apprezzeremo veramente il valore di queste piccole cose.

Il viaggio interiore di Eva condurrà ad epiloghi inaspettati: è il viaggio in cui la vita ci costringe ad avventurarci tutti, prima o poi…

E’ proprio così: si comincia con un tormento interiore, ci si mette in moto, e non sappiamo mai dove andremo a finire… Eva nel romanzo dovrà far luce sui propri desideri, combattere con la volontà di mettere fine ad una storia ormai logora e priva di pathos, e la possibilità di lasciarsi andare al nuovo, un uomo appena conosciuto che sembra saper toccare perfettamente le sue corde come se la conoscesse da sempre. Una ricerca anche introspettiva, che porterà la protagonista, più che a scoprire se stessa, a fare i conti con verità nascoste e pericolose.

Quanto conta dedicarsi alla lettura in questo periodo di riflessioni e di solitudine forzata?

Molto, io personalmente sto leggendo tantissimo, ho divorato quattro romanzi in due settimane. La lettura apre la mente, è passione, è conoscenza, è stimolo a informarsi e a saperne sempre di più. Siamo soli con noi stessi, con tanto tempo a disposizione per riflettere, e questo amplifica il valore e la potenza di ciò che leggiamo. Può nascere una nuova coscienza, io me lo auguro.

C’è un terzo romanzo in divenire?

Vorrei completare un’ideale trilogia che ho in mente: in Love Hate Love sono tre personaggi maschili adulti a reggere la scena; l’affascinante trentenne Eva è la protagonista assoluta di Era l’anno dei Mondiali. Per il terzo romanzo, il progetto è quello di indagare nel mondo degli adolescenti, attraverso una nuova storia romanzata. Raccontare come vivono, i loro sogni e le loro emozioni. Perché in fondo, nei miei libri è di questo che scrivo: emozioni, stati d’animo, volontà di esplorare l’animo, cosa coviamo dentro di noi, e cosa teniamo, nascosto nel profondo, dentro di noi. Sarà una sfida ambiziosa.

Come facciamo a seguirti?

Su Facebook, attraverso la pagina Love Hate Love.

Lascia un messaggio a chi ci legge…

Vi lascio con una citazione di Ennio Flaiano, scrittore, primo vincitore del Premio Strega: “un libro sogna, il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni”.

ILARIA GRASSO

S’INTITOLA “CENT’ANNI” IL NUOVO SINGOLO DEL RAPPER GANOONA: INTERVISTA

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Il mio incontro con Ganoona, per parlare di “Cent’anni”, il suo nuovo singolo.

Ganoona è un cantante, rapper e songwriter italo messicano e vive a Milano. La sua musica è una combinazione di sonorità black, latin e hip-hop accompagnata da liriche intense ed originali. Si esibisce sia in Italia che in Messico distinguendosi per i suoi live energici e coinvolgenti. Ganoona collabora a tutti gli aspetti del progetto artistico, spesso è anche compositore dei suoi brani. A dicembre 2018 il brano in collaborazione con Kayla, prodotto da Polezski (già produttore di Gemitaiz e altri), viene selezionato da Youtube Music come “Artists to watch – il suono del 2019”. L’ultimo inedito “Cent’Anni” (Noize Hills Records) è in rotazione radiofonica dal 31 gennaio 2020.

Ganoona è un cantante, rapper e songwriter italo messicano e vive a Milano. La sua musica è una combinazione di sonorità black, latin e hip-hop accompagnata da liriche intense ed originali. Si esibisce sia in Italia che in Messico distinguendosi per i suoi live energici e coinvolgenti. Ganoona collabora a tutti gli aspetti del progetto artistico, spesso è anche compositore dei suoi brani. A dicembre 2018 il brano in collaborazione con Kayla, prodotto da Polezski (già produttore di Gemitaiz e altri), viene selezionato da Youtube Music come “Artists to watch – il suono del 2019”. L’ultimo inedito “Cent’Anni” (Noize Hills Records) sarà in rotazione radiofonica dal prossimo 31 gennaio.

Com’è nato il brano “Cent’anni”? Da quale esigenza particolare ha avuto origine?

Nasce da un’esperienza personale. Per la prima volta nella mia vita mi sono sentito davvero tradito da una persona, non in senso romantico ma altrettanto dolorosamente. Un’ amicizia tossica può essere dannosa quanto un amore tossico. Avevo bisogno di buttare fuori queste sensazioni. In generale per me scrivere è come fare terapia. E’ un modo per conoscermi meglio e capire meglio quello che mi succede nella vita.

Qual è il messaggio più profondo nascosto in questo tuo brano e a chi è indirizzato?

Il messaggio più profondo probabilmente è rivolto a questo amico, o meglio, a questa persona che era un amico. Quello che avrei voluto dirgli nella vita, ma non è stato possibile, è: “Abbi il coraggio di guardarti allo specchio. Abbi il coraggio di essere vulnerabile, di raccontare in primis a te stesso i tuoi “cent’anni di solitudine”, le tue fragilità, le tue ombre che ti portano ad agire come una serpe.”Io questo l’ho fatto anche grazie a questa canzone, ed ora sono più sereno.

Come sei riuscito a trovare una commistione così equilibrata, come è quella che si percepisce nei tuoi pezzi, tra hip-hop, musica latina e sonorità black?

E’ stato un percorso. In passato ho sperimentato in tutti questi generi, semplicemente perché sono i generi che amo e che mi porto dentro, nel DNA. L’obbiettivo fin dall’inizio era quello di riuscire a creare poi una “musica ponte”, che potesse conciliare tutte queste sfumature. Sicuramente tutte le ore passate in studio, d’estate e d’inverno, sono state essenziali per iniziare a creare qualcosa di originale.

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Nel tuo brano Cent’anni è chiaro ed evidente, specie nel ritornello, il riferimento a “Cent’anni” di solitudine, di Garbiel Garcia Marquez: come mai questa scelta da parte tua?

Nel romanzo di Marquez la linea di confine tra vivi e morti è indefinita, creando una sensazione di spaesamento simile a quella che ho provato in quel rapporto di amicizia tossica. Inoltre “Cent’anni di solitudine” è un romanzo appartenente al cosiddetto realismo magico. Ho sempre avuto un debole per questa corrente artistica, di cui fanno parte altri artisti che sono stati per me di grande influenza, come Frida Khalo nella pittura, Isabel Allende, Kafka e il nostro Gianni Rodari nella letteratura. Sicuramente quindi sento una vicinanza stilistica, in quanto anche nella mia scrittura spesso il razionale si mischia con l’irrazionale in maniera fluida, e il lato mistico della vita acquista un ruolo centrale, reale come un tavolo o un taglio su una mano.

Come facciamo a seguirti?

Purtroppo o per fortuna esistono i social, quindi potete trovarmi su Instagram, su Facebook, su Spotify e su Youtube. Oltre che all’Esselunga spesso la domenica mattina, ma secondo me faccio più bella figura se ci becchiamo sui social. Scherzi a parte, sono soprattutto attivo su Instagram, seguitemi lì per rimanere aggiornati su tutti i live e le prossime uscite.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sto lavorando a un sacco di musica nuova che non vedo l’ora di condividere. A breve uscirà il prossimo singolo ma di più non posso svelare. In seguito tutte le uscite di questi mesi confluiranno in un EP. Stiamo fissando le prossime esibizioni. Posso già anticipare che il 7 agosto suoneremo all’Indiependenza Festival in Piemonte.

Siamo in chiusura, lascia un messaggio ai nostri lettori?

A degli individui definiti “lettori” va in generale la mia totale stima, visto che oggi giorno leggere è un’azione piuttosto in disuso. Quindi gli direi grazie così, in generale. Poi gli direi di amarsi un sacco nella vita, da soli e anche reciprocamente, e di iscriversi al mio canale Spotify. Non se ne pentiranno.

ILARIA GRASSO

IL NUOVO SINGOLO S’INTITOLA “COME GODO SE”: INCONTRO CON LA RAP BAND OVERTURE

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Il mio incontro con gli Overture per parlare del loro nuovo singolo dal titolo “Come godo” e di tanto altro.

Gli Overture sono una band di Alessandria nata nel 2018. Il gruppo è formato da Davide Boveri (voce), Jacopo Cipolla (basso), Andrea Barbera (chitarra e tastiere), Jacopo Cardillo (chitarra) e Giacomo Martinello (percussioni). Ogni componente della band arriva da mondi musicalmente diversi. Il progetto Overture parte dalle sonorità del Rap Metal per poi svecchiarle e creare un nuovo crossover che tiene come riferimento principale il rap e la trap più moderni e vi accorpa i suoni funk, soul, rock e reggae. L’obiettivo del gruppo è sperimentare nuove sonorità partendo dalle esperienze musicali vicine alle sensibilità dei singoli componenti. Il nuovo singolo degli Overture “Come Godo Se” è uscito nel gennaio 2020.

Come nasce il pezzo “Come godo se” e quanto è volutamente e fortemente provocatorio verso chi lo ascolta?

“Come godo se” se è uno tra i primi progetti inventati in sala prove, è nato circa due anni fa ed è sempre stato un pezzo molto crossover e aggressivo, fatto in gran parte di powerchord distorti e un mood provocante e liberatorio; una volta portata in studio, con la collaborazione della nostra etichetta Noize hills, abbiamo cercato invece di renderla più elegante e moderna ma sempre con un mood trascinante e cercando di trasmettere il messaggio… di non giudicare E ripudiare il comportamento altrui.

 

Nei vostri pezzi, unite generi diversi, forti del fatto di provenire ognuno di voi da mondi musicalmente differenti: quanto ha giovato questa caratteristica alla vostra band?

Abbiamo tutti influenze diverse che trovano però un riscontro comune nel rap, per esempio chi dal rock anni 70, chi dal funky, altri dall’underground anni 90 e dalla trap odierna; questo fatto però può essere un’arma a doppio taglio perché il nostro intento è creare nuove sonorità e sperimentare sempre di più, ma bisogna avere la capacità e l’attenzione di non arrivare a fare qualcosa di già sentito e che soprattutto risulti confuso e disordinato, come se fosse un minestrone di generi musicali che poco c’entrano l’uno con L’altro.

Come godo se sembra un pezzo cattivo ma in realtà non lo è: è piuttosto un brano che invita al risveglio, al raggiungimento della consapevolezza estrema che il nostro vero nemico è il nostro ego e non quello che ci circonda…

Quali sono i vostri progetti futuri?

Come progetti abbiamo un importante passo che faremo tra fine aprile e inizi maggio con l’uscita di un EP composto da 6, fiume in piena, come godo se e altri quattro inediti e il conseguente inizio della stagione estiva che sarà sicuramente piena di live ed esperienze un più diritte con la musica suonata e il pubblico

Quanto è importante per voi suonare in pubblico e stabilire un rapporto di complicità con chi vi ascolta?

Per noi suonare in pubblico è molto importante ed è lo scopo sopratutto per cui abbiamo iniziato il tutto. Abbiamo una grande passione per il suonato vero con strumenti, cosa che ultimamente si è persa molto tra le generazioni odierne.

Proprio per questo motivo, circa un anno fa, appena si era formato il gruppo, abbiamo deciso di organizzare un Quanto è importante per voi suonare in pubblico e stabilire un rapporto di complicità con chi vi ascolta?live acustico privato per soli amici e conoscenti in occasione del compleanno del chitarrista Andrea Barbera; abbiamo invitato circa 50 persone, facendo prima un aperitivo e chiudendo in bellezza con una bella bevuta, è stata un esperienza molto importante perché ci ha fatto capire ciò che volessimo fare davvero nella vita.

Come facciamo a seguirvi?

Ci sono due possibilità per poterci seguire, sul nostro profilo Instagram @overture.official, dove siamo più attivi e pratici e sul profilo Facebook Overture.

Lasciate un messaggio ai nostri lettori…

Per gli ascoltatori, soprattutto quelli più giovani, un consiglio: tutti abbiamo dei problemi e delle difficoltà ma isolarsi e chiudersi in se stesso peggiora solo le cose, bisogna capire ciò che ci fa stare o chi e aprirsi al mondo con voglia di fare e coraggio di osare.

ILARIA GRASSO

S’INTITOLA “ANNABELLE” IL NUOVO SINGOLO DI TAVO: INCONTRO CON IL CANTAUTORE

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Il mio incontro con il giovane cantautore Tavo, per parlare del suo nuovo singolo, uscito nel dicembre 2019 ed intitolato “Annabelle”, e di tanto altro…

Francesco Taverna, in arte TAVO, è un cantautore alessandrino classe ‘93 che figura tra gli artisti emergenti del panorama indie pop italiano. Dopo il suo primo concerto, al Circolo Ohibò di Milano, TAVO trova presto spazio su palchi come Rocket club (Linoleum), Spaghetti Unplugged, Le Mura, Tendenze Festival, Radical Sheep Festival, Arezzo Wave e molti altri ottenendo riconoscimenti come Miglior performance live e Roster artista rappresentante Soundreef. Viene definito su riviste di settore (Stormi, RUMORE, ExitWell) come “Uno dei profili più interessanti del panorama indie italiano” con il suo album d’esordio “Funambolo” (Noize Hills Records, 2018), una raccolta di melodie leggere e testi falsamente ironici che dipingono situazioni di vita dall’equilibrio instabile. Il suo ultimo singolo si intitola “Annabelle” (Noize Hills Records).

“Annabelle” è una canzone che parla d’amore, un amore senza tempo e senza età: ma è vero che per scriverla ti sei ispirato ad una lettera trovata in una casa in cui abitavi, addirittura del 1800?

Si! Per quanto questa cosa possa sembrare una trovata Manzoniana per avere una bella storia da raccontare dietro la canzone, è la verità.

Ti dirò di più, quando l’ho trovata ho creduto fosse un tesoro dal punto di vista monetario, ma ahimè non è stato così. Rimango povero…

In compenso ho trovato l’ispirazione per una canzone.

Quanta universalità hai colto nella storia raccontata in quella lettera e perché l’idea di scriverci un brano?

Nella lettera un certo Ennio scrive a Maddalena (divenuta poi Annabelle per una scelta metrica) elogiandola sotto ogni punto di vista. La cosa strana è che Maddalena è sposata, pertanto sono due amanti del 1800.

Per quanto tutto sia scritto con una forma “d’altri tempi”, a livello di contenuto è molto attuale.

L’amore, la paura e il desiderio sono i sentimenti attorno ai quali si sviluppa la canzone. Ho compreso che questi viaggiano nel tempo immutati ed immutabili.

Sai cosa c’è di estremamente diverso rispetto ad oggi? Il termine “amanti”.

Nell’800 ci si sposava ancora in matrimoni combinati, finendo poi per trovare l’amore VERO altrove.

Oggi l’amante è una trasgressione, il più delle volte, fine a stessa.

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Un pezzo che invita a riflettere sugli errori che purtroppo ognuno di noi compie nelle proprie relazioni…

L’errore è dietro l’angolo, nel momento in cui si sceglie di abbandonare un appiglio saldo e sicuro. Parlo di questa cosa in “Funambolo” il mio disco precedente.

Purtroppo scegliere di percorrere sentieri stretti come una fune ci espone a rischi.

Di fronte ad una scelta, sperimentiamo la paura di fallire, ma se restiamo immobili non proveremo mai la soddisfazione di aver compiuto un’impresa inizialmente impensabile.

“Annabelle” rappresenta la nostalgia per quello che poteva essere e non è stato, magari a causa proprio di un banale errore…

“Annabelle” in realtà parla di qualcosa che “è stato”, è finito, ed è tornato dopo più di duecento anni.

“Annabelle” vince sulla nostra paura più grande, quella di morire e di non lasciare nulla del nostro passaggio. Vince il tempo e lo spazio.

Cosa rappresenta la musica per te?

Per me la musica e la scrittura sono sempre state una valvola di sfogo.

Con il passare degli anni mi sono reso conto che fare musica è una grossa responsabilità.

Quello che dico attraverso i testi, veicola non solo il personaggio, ma anche la persona che sta dietro al mio progetto.

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Quali sono i tuoi progetti per il futuro prossimo?

Sicuramente suonare tanto. Nel tour “Funambolo” ho raggiunto le principali città d’Italia e cosi farò con questo.

Quest’anno ho alle spalle una produzione live molto bella, fatta da persone e tecnici che oltre a lavorare con me si occupano di artisti come Ermal Meta, Cristicchi, ecc.

Sarà uno show a 360 gradi. Non finirò mai di ringraziare queste persone e la mia etichetta, la Noize Hills Records.

Mi impegnerò a dare il massimo.

In più in cantiere c’è un disco, ma non posso ancora anticipare nulla. Manca poco comunque…

Come facciamo a seguirti?

Mi trovate su tutele piattaforme di streaming come Spotify, Apple Music, YouTube, e cosi via.

In più sono molto attivo sui social. Su Instagram come “tavo_ufficiale” e su Facebook semplicemente come “TAVO”.

Curo molto i social e grazie a Lorenzo Chiesa, un grafico che lavora anche per note multinazionali, vanto una pagina piuttosto singolare.

Lascia un messaggio a chi ci legge…

Signori, quando si fa qualcosa, artistico e non, è importante essere sempre sinceri perché l’arma più grande che tutti abbiamo, è la credibilità”.

ILARIA GRASSO

S’INTITOLA “DAVVERO” IL NUOVO SINGOLO DI BENEDETTA RAINA – INTERVISTA

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Il mio incontro con Benedetta Raina, per parlare del suo nuovo brano, dal titolo Davvero.

Benedetta Raina è una cantautrice classe 2001 di Alessandria, collocabile nel panorama musicale dell’indie-pop italiano. Fin da piccola coltiva una grande passione per la musica e nei primi anni delle superiori inizia a scrivere i primi testi e a comporre le prime vere canzoni, prima in inglese e poi, più tardi, in italiano affrontando le tematiche di un’adolescente della generazione z, in bilico tra speranza e sconforto e alla continua ricerca di conferme negli altri. Alla fine del 2018 inizia a collaborare con l’etichetta Noize Hills Records e nel 2019 pubblica “Basta”, il suo singolo di debutto. La canzone nasce proprio come il primo esperimento in italiano, come una pronta denuncia di sé, finalmente senza lo schermo di una lingua straniera. Il nuovo singolo “Davvero” (Noize Hills Records) è uscito in radio e in digitale il 13 dicembre 2019.

Davvero, un pezzo apparentemente ironico, che però offre numerosi spunti di riflessione ed invita, per certi versi, a vivere qui ed ora: come mai questa tua esigenza, considerata anche la tua giovane età?

Ora più che mai credo che bisogno vivere nel momento, il che non significa senza preoccupazioni. I temi e le difficoltà che affrontiamo durante l’adolescenza avranno poi un futuro nostalgico nella nostra mente. Insomma: stai soffrendo, sí, ma sei giovane, goditela!

Il brano si incentra anche sulle insidie che nasconde anche la più tranquilla delle quotidianità: niente di più vero, a mio avviso…

È proprio vero che nella vita sono gli aspetti negativi che ci impattano di più, ci appannano quasi la vista. Bisognerebbe trovare un sano equilibrio, che non escluda la negatività ma ne faccia tesoro per costruire un futuro più tranquillo.

Nel brano raggiungi un certo equilibrio tra serietà e leggerezza: quello che ogni esistenza, per essere autentica, dovrebbe avere…

Questo equilibrio di cui parlavo anche prima è molto difficile da raggiungere: ecco perché ho scritto la canzone. Oltre ad essere un invito per gli ascoltatori devo ammettere che sia un buon promemoria anche per me.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

In arrivo c’è un EP che uscirà prossimamente intorno ad Aprile, con tre brani inediti che si aggiungeranno a Basta e Davvero. Ci sono anche molte date live e non vedo l’ora! Il prossimo mese, l’8 Marzo in occasione della donna mi trovate a Spaghetti Unplugged a Milano.

Quale messaggio vorresti che arrivasse con la tua musica?

Molti sicuramente, ma il più importante, rivolto anche ai miei coetanei, è quello di distinguersi e farsi sentire. Con i social tutti possono condividere tutto in pochi secondi, ma è difficile farsi strada nella folla di opinioni.

Come facciamo a seguirti?

Mi trovate su Instagram e Facebook, mi chiamo sempre Benedetta Raina e beh… ovviamente Spotify! Trovate anche i video di Basta e Davvero sul canale YouTube di Noizehillsrecords.

Lascia un messaggio a chi ci segue…

Vivete tranquilli, che domani si muore. No dai. scherzo” Però il concetto è quello, bisogna sbattersene di più, che poi è proprio quello che io non faccio.

ILARIA GRASSO

INCONTRO CON ANDREA MUCCIN, IN RADIO CON “GAUCHO”

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Il mio incontro con il cantautore Andrea Muccin, in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo, dal titolo “Gaucho”.

Andrea Muccin nasce nel 1990 a Piacenza. Durante l’adolescenza si innamora della musica hip-hop e inizia a scrivere i suoi primi testi inediti. Da lì partono vari progetti con decine di singoli e video, passaggi radio e 100k visualizzazioni. Il primo disco autoprodotto “No Money One Problem” viene pubblicato nel 2011. Nel 2016 esce il secondo disco, dal titolo “Così in fretta”. Con l’avvento della trap, Andrea decide di dare spazio a quello specifico genere musicale. Nel 2017 esce “L’ultimo spettacolo”, singolo che ne anticipa altri prodotti da Prezbeat Mill Gates e mixati da Marco Zangirolami. L’ultimo inedito di Andrea Muccin, intitolato “Gaucho” (Noize Hills Records) e uscito sulle piattaforme digitali lo scorso novembre, uscito in rotazione radiofonica il prossimo 17 gennaio.

Gaucho è una specie di autoritratto, quasi un omaggio a te bambino ormai diventato uomo: quanta nostalgia di te stesso nella stesura di questo brano?

Di me stesso ben poca, ma diciamo che la nostalgia è l ultimo sentimento che si prova, diciamo che quando senti la nostalgia non sei più un ragazzo.

Non a caso hai scelto un simbolo chiave della tua infanzia, ovvero il gaucho, la famosa macchina giocattolo che fece parte in qualche modo della tua infanzia…

Ci tengo a puntualizzare che la gaucho che mi era stata regalata da un cugino ma era già non funzionante quindi la sogno ancora.

Nel videoclip diretto da Lorenzo Chiesa ci sei tu con un bambino: siete entrambi la stessa persona, è così?

Certo è stato un grande! Una bella idea coronata in un ambiente semplice senza dover strafare come tanti.

In quali progetti sei attualmente impegnato?

Be nel mio ovviamente è in gringo di don Pepaz e tango con Frio e uscirà un mio pezzo con cavehood… Dei grandi!

Come facciamo a seguirti?

Andrea Muccin ovunque…

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Che la forza sia con voi!

ILARIA GRASSO