S’INTITOLA “THE ROYAL TRIALS” (QUEEN EDIZIONI), IL NUOVO ROMANZO DI TATE JAMES – SEGNALAZIONE

Cover tate James

Dettagli

TITOLO: The Royal Trials – Il cercatore

AUTORE: Tate James

EDITORE: Queen Edizioni

GENERE: Fantasy

PAGINE: 300

FORMATO: Ebook – Copertina flessibile

PREZZO: 3,99 Ebook – 12.90 copertina flessibile

DATA DI PUBBLICAZIONE: 14 Maggio 2020

NB: Ebook disponibile nei vari store

Sinossi.

Una prova da superare. Una corona da trovare. Un cuore da salvare.

Nessuno ha mai detto che le Prove Reali sarebbero state facili, nemmeno per una ladra come Rybet Waise. Ma niente avrebbe potuto prepararla alle tempeste magiche, agli animali mutanti e ai perfidi dèi che si metteranno sulla sua strada.

Ma Rybet non ha tempo per le lacrime, perché solo poche ore dopo aver fatto un bagno nel sangue del principe Alexander, sarà costretta a partire per una missione. La seconda prova richiede che venga trovato un artefatto magico, la corona perduta della regina Ophelia.

Libera dai pressanti confini del palazzo reale, Rybet dovrà confrontarsi non solo con le altre concorrenti, ma anche con la terra stessa. La magia è diventata più selvaggia che mai, e gli dèi sono tornati per concludere la partita.

Il rapporto con i principi, decisi a non condividere più il cuore di Rybet, non potrà che rendere tutto più complicato per la povera ragazza dello Stagno…

Rybet farà di tutto per uscirne viva e per non farsi spezzare il cuore.

Biografia Autore.

Tate James è una scrittrice USA Today Bestseller di Fantasy, Paranormal Romance, Urban Fantasy e a volte si diletta in Romantic Suspense. È nata e cresciuta nella terra della Long White Cloud, in Nuova Zelanda, ma ora vive in Australia con il marito, i suoi figli, e un animaletto peloso.

È amante di libri, vino rosso, gatti e caffè, e non è assolutamente una persona mattiniera. 

È sarcastica, impreca molto e fa fin troppe battute sconce.

ANIMALI E’ IL NUOVO SINGOLO DI MILLE: INTERVISTA ALLA GIOVANE ARTISTA

Mille_6-

Mille, nome d’arte di Elisa Pucci, è una cantautrice nata nella provincia di Roma e milanese d’adozione. Eye-liner, frangetta e gonne a vita alta, le stesse che amava vedere indossate dalla mamma negli anni della sua giovinezza, quando con i suoi lunghi capelli rosso rame cantava Caruso di Lucio Dalla. Considerata da bambina la garibaldina di casa per il suo temperamento (alla spedizione dei Mille deve il suo nome) falsifica la firma del papà per iscriversi allo Zecchino d’Oro, partecipandovi con una canzone scritta da Memo Remigi. Qualche giorno dopo aver discusso la tesi di Laurea nelle aule di Economia de “La Sapienza” di Roma entra a far parte di una compagnia teatrale come attrice. Nello stesso periodo fonda la band Moseek di cui diventa autrice e manager per booking e comunicazione. Conquista il cuore di Skin partecipando con la band all’edizione numero 9 di xFactor; gira l’Italia facendo concerti, fa un minitour in Inghilterra e calca il palco dello Sziget Festival a Budapest. “Animali”, suo singolo d’esordio, è già disponibile sulle piattaforme digitali. 

Com’è nata l’esigenza di lanciare questo tuo primo singolo, dal titolo Animali, in questo particolare momento storico, per l’Italia e per il mondo?

Dinanzi alle emergenze tutti i pensieri vanno solo all’emergenza. E’ una reazione fisiologica, di quelle a caldo che durano giorni. Poi è necessario lasciare lo spazio adeguato alla lucidità e darsi una mano per affrontare la crisi, ci vuole un po’ di coraggio per tenere a mente il ruolo di ciascuno di noi.

Abbiamo bisogno di chi ci racconta ogni giorno i fatti che accadono nella loro drammaticità, ma allo stesso tempo c’è bisogno di bellezza e la musica in questo senso ha un ruolo importante. E’ per questo motivo che non mi sono tirata indietro nel fare in questo momento così delicato quello che faccio nella vita. Il mio primo singolo è stato pubblicato poco prima dell’inizio dell’emergenza, avevamo girato il video, eravamo tutti pronti. Darsi e dare una possibilità di gioia è sempre qualcosa di sano.

Il videoclip non a caso è stato girato proprio in questo periodo, in cui tutto è apparentemente fermo, tranne le nostre anime di animali, appunto: quelle sono sempre in movimento…

Abbiamo fatto in tempo a girare il video a febbraio, si stava delineando l’emergenza, ma non eravamo ancora in piena crisi e nessuno si aspettava che da lì a dieci giorni si sarebbe fermato tutto. Ma poi cos’è che è fermo? Noi dentro casa, col mondo fuori fermo stiamo capendo che possiamo comunque muoverci, perché possiamo inventare mille modi per impiegare questo tempo che abbiamo a disposizione, e non mi riferisco solo a chi si diletta in cucina e si scopre chef. La necessità sta portando molta virtù, in numerosi campi, nella moda, nell’arte, nella musica, per quello che riguarda l’ambiente. Stiamo capendo che quello che accade, succede nella misura in cui siamo in grado di reagire alle cose.

L’eterna lotta tra ragione ed istinto è al centro del tuo pezzo, di cui, appunto, oltre che interprete, sei anche autrice…

L’istinto è la verità più grande che possediamo. Ci vuole coraggio a dargli retta, perché quello che la ragione stabilisce con le abitudini, con i limiti, con i punti fermi, è ciò che ci permette di farci sentire al sicuro. La cosa speciale è che questa canzone ha un doppio valore per me: da una parte mette nero su bianco la malinconia di una delle più importanti storie d’amore della mia vita,e dall’altra ha rappresentato per me il modo in cui ho scardinato i limiti e il range di abitudini in cui mi davo la possibilità di scrivere in italiano.

Il tuo rapporto con il teatro e con la recitazione…

Durante le tournèè ogni sera prima di andare in scena arrivava la domanda chi me l’ha fatto fare?. Non ho mai sognato di fare l’attrice, ma è capitato, per caso e senza aspettarmi niente, era semplicemente il mio lavoro, tra i mille che ho fatto prima, durante e dopo l’università. Mi ha insegnato a tenere botta sera dopo sera, a teatro non hai scampo, se sbagli ti devi appellare alla tua capacità di improvvisazione e ai nervi saldi.

Progetti per il futuro…

Uscire di casa io e le canzoni che ho scritto, oltre Animali.

Come facciamo a seguirti?

Aprire il famoso instagram e digitare mille_ingram

Lascia un messaggio a chi ci legge…

Ogni mattina preparati come se dovessi andare ad un appuntamento importante. Chi ti guarda? Tu, ti guardi tu.

ILARIA GRASSO

INCONTRO CON LO SCRITTORE E STORICO STEFANO CONTI

conte tre

Incontro con lo scrittore Stefano Conti, laureato in Lettere Classiche a Siena e dottore di ricerca in Storia e Filosofia antica all’Università di Jena – Germania.

Già docente di Didattica del Latino alla Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento, ha tenuto corsi di Epigrafia Romana al Master Europeo in Conservazione e Gestione dei beni archeologici e storico-artistici. È poi divenuto professore di Storia Romana ed Epigrafia Latina all’Università di Siena. Dopo aver scritto libri e numerosi saggi di storia romana ed epigrafia latina, ha pubblicato un giallo storico, Io sono l’imperatore. Il romanzo si è aggiudicato il Premio speciale della giuria al Rende Book Festival e la Menzione d’Onore al Premio Letterario Residenze Gregoriane.

Bentrovato sul mio blog, parliamo oggi della tua scrittura, nella quale prediligi il genere storico e quello giallo: nel tuo romanzo Io sono l’imperatore i due generi coesistono con naturalezza, com’è nato questo progetto?

Come docente universitario di Storia Romana, mi sono appassionato alla figura dell’imperatore Giuliano detto l’Apostata. Ho pubblicato così in passato due monografie storiche su di lui, ma Giuliano per me è una figura viva, che può affascinare anche i non addetti ai lavori, se presentata nel modo giusto, magari evidenziandone gli aspetti ignoti. Ecco, quindi, l’idea di un romanzo: il mistero, ancora irrisolto, alla base della trama è la scomparsa del corpo dell’imperatore e del tesoro sepolto con lui. Si segue il protagonista tra città d’arte e siti archeologici, nel tentativo di decifrare il motivo degli sposamenti nei secoli del cadavere imperiale. L’enigma parte dall’età romana per poi svilupparsi nel Medioevo fino a giungere al Rinascimento e all’epoca contemporanea.

Francesco e Chiara sono i protagonisti, lui bancario con la passione per la storia romana e lei amante della storia dell’arte, e si trovano a vivere una avventura inaspettata ricca di colpi di scena… Cosa ti ha ispirato in parte nella stesura di questa storia?

Il protagonista principale, Francesco Speri, ha un passato da ricercatore universitario, ma fa l’impiegato di banca. Nonostante la delusione per l’ambiente universitario che l’ha illuso e poi deluso, Francesco, spinto dalla passione mai sopita per l’imperatore filosofo, si dimostrerà in grado di superare ogni difficoltà per risolvere l’enigma del corpo scomparso. Verrà aiutato da Chiara Rigoni, esperta di opere d’arte: con lei intraprende una storia d’amore delicata e tormentata.

Nel protagonista inevitabilmente mi rispecchio: oltre che nella fissazione per Giuliano, i suoi pensieri e azioni sono i miei; anche gli episodi che racconto, per ironizzare e spezzare il ritmo, sono tutti realmente accaduti (anche quelli più curiosi, come ad es. la cena muta e al buio o la ragazza che ha paura delle farfalle).

conti due

Lo stile è fluido e lineare e non induce nel lettore confusione: la storia si lascia leggere ed appassiona…

Nel mio romanzo sono mescolate storia e ironia, archeologia e mistero, arte e viaggi. Il lettore viene proiettato in una sorta di viaggio nel tempo. Può essere considerato una risposta italiana ai tanti romanzi stranieri di questo tipo, dai quali si differenzia per la fondatezza storica innanzitutto, e in secondo luogo, per il tono ironico e quotidiano della vicenda, pervasa da una sottile vena umoristica. Ecco perché alla ricerca del corpo scomparso dell’Apostata ho immaginato non un docente di iconologia religiosa o un archeologo all’Indiana Jones, ma un semplice cassiere di banca. La volontà è che il lettore si riveda nel protagonista, nelle sue debolezze e incertezze: Francesco non è un supereroe, ma uno di noi, che si trova invischiato in una ricerca più grande di lui.

Nei precedenti lavori letterari ti sei occupato molto di saggistica, sempre in ambito storico, in sintonia perfetta con il tuo primo lavoro, quello di docente universitario: come è nata, a un certo punto, l’esigenza di scrivere?

La passione per la lettura e la scrittura credo siano innate in me. Certo ci sono voluti molti anni per trasformare questo amore in un lavoro, coinvolgente e appassionante.

La storia antica ha sempre esercitato un grande fascino su di me. Negli anni ho approfondito gli studi e le ricerche, fino a decidere di dedicarmi completamente allo studio di uno specifico periodo storico, la storia romana, e a pubblicare saggi su argomenti di grande interesse relativi a quest’epoca.

Mi sono poi molto divertito a immaginare e scrivere la vicenda di “io sono l’imperatore”, dove alla mia passione per la storia ho potuto aggiungere alcuni ingredienti intriganti: una morte in circostanze misteriose, una setta pagana, i segreti della famiglia dei Medici, le vie misteriose di Istanbul e antichi codici da decifrare. La voglia era di comunicare questo piacere al lettore, trasmettendogli il mio interesse per l’archeologia, i gialli e i viaggi.

A quale progetto stai lavorando attualmente?

Fino a quando era possibile, ho girato biblioteche, licei e musei di tutta Italia per far conoscere il mio romanzo con un incontro-spettacolo interessante e coinvolgente, accompagnato da immagini, dall’interpretazione da parte di attori teatrali di letture, ma anche dall’ascolto di brani musicali e visione di spezzoni di film.

In questo periodo di sosta forzata mi sono dedicato alla stesura finale del mio nuovo romanzo, “Seguimi se vuoi”, un giallo che è una sorta di ideale seguito di “Io sono l’imperatore” e che sarà presto disponibile.

Come facciamo a seguirti?

Oltre alla mia pagina Facebook e Instagram “Stefano Conti Scrittore”, chi volesse maggiori informazioni sui miei libri (e nel caso acquistarli) l’invito è a dare un’occhiata al mio sito: http://www.stefanoconti.org.

Siamo in chiusura, grazie di essere stato con noi: lascia un messaggio ai nostri lettori…

Vi lascio con una citazione tratta da “Io sono l’imperatore”, che sia di buon auspicio per tutti:

Inseguendo questo sogno

ho ripreso a viaggiare, a fare ricerche:

ho ripreso a vivere!”.

ILARIA GRASSO

L’AMORE, L’AMICIZIA E IL DOLORE, NEL NUOVO LIBRO DI LORENZA STROPPA – INTERVISTA

stroppa tre

Incontro con la scrittrice Lorenza Stroppa, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, dal titolo “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te” (Mondadori).

Come ha preso vita la storia contenuta nel tuo nuovo romanzo, da quale esigenza è maturata?

Come accade spesso a chi scrive, la scintilla è nata leggendo, per associazione di idee. In un romanzo della scrittrice americana Erica Bauermeister, la protagonista trovava a terra, in un supermercato, un foglietto con una lista della spesa con su scritto “pane, latte, banane e una pistola”. In quel libro questo ritrovamento non serviva e non portava a nulla, era solo una svirgolata della storia. Nella mia immaginazione, a partire da questa lista, si è creato un mondo. La lista è diventata un’agenda con all’interno una to do list, e la pistola… be’ la pistola, o perlomeno la minaccia che rappresenta, si è trasformata in qualcos’altro, che qui non posso rivelare. Per formulare tutto il resto, in particolare per dare corpo alle sfumature psicologiche dei personaggi, ho attinto a ciò che c’è dentro di me, a quel lato oscuro dove si agitano le paure più inconfessate e le emozioni più forti.

Il mondo maschile e quello femminile sembrano apparentemente incomunicabili, invece nel tuo romanzo si evince l’esatto contrario: esistono punti di incontro molto forti, indispensabili per la sopravvivenza…

E’ una cosa molto strana, pensa che ho amici maschi e femmine, senza distinzione, che affermano con sicurezza che il personaggio femminile, o quello maschile, è molto più intenso e realistico dell’altro. Io ho cercato di calarmi dentro di loro al meglio, divertendomi, lo ammetto, più nei panni di Diego, che è, almeno all’apparenza, un animo più leggero e volubile di Giulia. Con Giulia non è stato facile, per via di ciò che si rimescola dentro di lei, nel suo passato. Credo che, a prescindere da codici e approcci diversi, entrambi i miei protagonisti abbiano dei demoni contro cui lottare e, quando sei in lotta, spesso ti accorgi di non essere l’unico al mondo in quella situazione. Da qui l’esigenza di trovare un punto di contatto, di comprendere come andare avanti.

Giulia è una pittrice, Diego è un editor, quindi entrambi dedicano la loro esistenza a comunicare: questa necessità di comunicare ed esprimere qualcosa li accomuna e li unisce fortemente…

Entrambi hanno qualcosa di inespresso dentro di loro e cercano il modo di comunicarlo. Di più, entrambi hanno difficoltà, anche se per Diego non sembra, a socializzare, a vivere, ad accettarsi. E i colori per Giulia, e le parole per Diego, rappresentano un codice, un filtro per leggere la realtà, per comprendere ciò che accade ma anche per capirsi. E per perdonarsi. I due percorsi in questo caso vanno in due direzioni diverse: Giulia, grazie alla pittura, ai colori, ma soprattutto grazie all’incontro con Diego, riesce ad andare dentro di sé, dove si agitano i suoi spettri; Diego grazie alle parole e all’incontro con Giulia riesce ad andare fuori di sé, a dare voce a ciò che non credeva di poter fare. Sono due consapevolezze diverse che però nascono dal loro incontro e scontro.

stroppa due

L’amicizia è un tema di grande rilevanza nella storia, sia al maschile che al femminile: si considerino Diego e Frank e, dall’altro lato, Giulia, Teresa e Rita… L’età e le differenze caratteriale e di vissuto non costituiscono una barriera ed anzi favoriscono lo scambio…

Tutti abbiamo bisogno di una voce amica. Di qualcuno che sappia ascoltare e dirti la parola giusta al momento giusto. Dalla parte di Giulia ci sono due “angeli custodi” una all’opposto dell’altra: Rita, cugina e amica, vulcanica, spumeggiante, colorata e piena di forza di vivere e l’anziana Teresa, la merlettaia di Burano, pacata, saggia, consapevole. In qualche modo riescono a tenere Giulia a galla, grazie ai loro “pesi” differenti. Diego invece è puntellato da Frank ma anche da Pietro. Frank, amico di lunga data e suo compagno di merende, è più un terreno di scambio con cui dialogare; il piccolo Pietro, bambino nerd, asociale e impertinente, è invece uno specchio per Diego, un modo per guardarsi e riflettere su se stesso.

Sono convinta che l’età non conti nelle amicizie, ci sono persone che ti entrano dentro, che tu trovi subito in sintonia con te a prescindere dall’età. Persone con cui non smetteresti mai di parlare, o che ti fermeresti ad ascoltare all’infinito. Che senti vicine anche se riesci a vederle poco. E poi ci sono le persone giuste al momento giusto, magari delle meteore, colleghi, amici che frequenti solo per poco tempo, per caso o per necessità, che però svelano lati di te che non conoscevi o sono fondamentali nella maturazione in te di alcune scelte. Magari non saranno dei punti di riferimento fissi, non diventeranno dei “migliori amici”, ma ti ricorderai sempre di loro.

Venezia non sta sullo sfondo, ma è essa stessa un personaggio della storia con i suoi mutamenti, esattamente come l’animo umano, scelta sicuramente non casuale…

La mia famiglia è Veneziana, io sono l’unica a essere nata a Pordenone, città che mio padre scelse per motivi di lavoro. Oltre ad avere dei parenti a Venezia, ci ho anche studiato, ho frequentato infatti l’Università lì per quasi cinque anni (mi sono laureata in Filologia Romanza, alla facoltà di Lettere Moderne). Mi sento molto legata a questa strana città. Oltre alla facciata da cartolina che rivolge ai turisti, c’è molto di più. E’ una città scolpita nella pietra e nell’acqua, fragile e bellissima, abbracciata dal mare che la culla o la strattona, che si dimostra gentile o invadente. E’ una città che trasuda Storia e storie, che ha ombre e riflessi vividi. Se cammini di notte per Venezia non solo senti lo sciabordio dell’acqua e i tuoi passi sui masegni, ma le voci che escono dalle case, la musica che scivola da sotto le porte, il vento che si infila tra le calli, che fa sbattere i panni al vento, che fa vibrare le sartie… Sembra quasi che la città si muova attorno a te, che ti parli. Io ho cercato di restituire questa “voce” nel libro.

Trovo che il tuo sia un libro opportuno, in questo delicato momento storico mondiale…

Quando scrivo mi pongo due obiettivi: da una parte portare il lettore con me, dentro alla storia, facendogli dimenticare per un po’ il presente, dall’altra cercare di suscitare in lui delle domande, sperare che il mio libro lo porti a fare dei paralleli, a riflettere su di sé. “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te”, anche se comincia come una normale commedia d’amore, poi vira e si trasforma in un romanzo che parla di resilienza, di accettazione di sé e del proprio dolore, dell’importanza dell’attesa. Per questo motivo si adatta forse a questo momento “sospeso” che stiamo vivendo. Strattonati come siamo da mille paure e da mille angosce forse è importante che torniamo dentro di noi, che impariamo ad ascoltarci e ad accettarci. Se noi diventiamo un punto fermo – “una briccola saldamente conficcata nel fango della laguna”, per usare le parole di Giulia – tutto intorno può esserci anche la tempesta, ma noi teniamo. Resistiamo.

Progetti per il futuro prossimo, quarantena permettendo…

In questi giorni ho trovato molto difficile scrivere. Gli scrittori hanno bisogno di energia, di stimoli, e la vita monotona e sempre uguale, per lo più bersagliata da notizie sempre più angoscianti, non rema a favore. Però sono riuscita ad andare un po’ avanti con il progetto che sto portando piano piano a termine. E’ una storia ambientata in Bretagna, terra che amo e che ho visitato più volte. Un romanzo corale, non come quello di Giulia e Diego, con diversi personaggi e storie che si intrecciano. E il mare, anzi, l’oceano, come elemento dominante. Di più, al momento, non posso dirti.

Come facciamo a seguirti?

Da qualche mese ho un sito internet, http://www.lorenzastroppa.it, che aggiornerò con nuovi progetti e nuovi libri. In più sono raggiungibile sui social, Facebook e Instagram (il mio nickname di Instagram è libristerica). Siete i benvenuti!

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Roberto Bolaño diceva che i libri sono un labirinto e un deserto. Insomma un posto dove perdersi e dove immaginare, dove portare a spasso la nostra anima inquieta. In questo tempo sospeso, sono una buona cura o perlomeno un’occasione di svago. Un saluto a distanza e buone letture!

ILARIA GRASSO

UN VIAGGIO DELL’ANIMA, IN “DA QUALCHE PARTE STARO’ FERMO AD ASPETTARE TE” (MONDADORI), ROMANZO DI LORENZA STROPPA – RECENSIONE

stroppa

Da qualche parte starò fermo ad aspettare te (Mondadori) è la storia di un viaggio interiore, quello di Giulia, la protagonista, un viaggio per ritrovare la libertà di essere se stessa, un viaggio oltre la paura di vivere, che ottenebra e arresta i battiti del cuore.

Giulia compie un viaggio il cui motore è il dolore, un dolore che sarebbe insopportabile a chiunque, anche se si provasse solo a immaginarlo.

Un viaggio, però, perché possa condurci alla destinazione, prevede l’esistenza di un compagno, qualcuno che possa quasi farci da bussola e che illumini la nostra oscurità, come una torcia dentro un tunnel buio, e la torcia è il compagno è Diego.

Diego, che di lavoro svolge editing per una casa editrice e che con l’amore non ha mai fatto i conti, preso com’è da frequentazioni superficiali e prive di coinvolgimento, entra nella vita di Giulia in un modo originale, arrivando a conoscerla in profondità ancor prima di incontrarla; Giulia ama dipingere,  è una pittrice di talento, perché nella pittura riesce a esprimersi ma non a liberarsi totalmente, poiché manca un tassello, il più importante. La sua mancanza di libertà è rappresentata nella sua incapacità assoluta ad utilizzare il rosso, il colore del sangue, nonché della passione e dell’amore

La malinconia è la miglior compagna di Giulia, sebbene non le manchino amicizie autentiche, quali si rivelano la dolcissima e saggia Teresa, non più giovane,  e la cugina Rita, un vulcano vero, persa dietro alle proprie storie, vere o presunte tali, lei che di punti fermi non ne ha, riesce ad essere un punto fermo per la giovane donna.

Prima di incontrare Giulia, la vita di Diego scorre tra il suo rapporto conflittuale con la madre, donna autoritaria che non è disposta certo a fare sconti, tanto meno a suo figlio, l’amore per il suo nipotino Pietro, e la passione per il suo lavoro, con le croci e le delizie che lo stesso implica. Anche a Diego, come a Giulia, mancano le emozioni autentiche, quelle che, probabilmente, sono destinati a ritrovare insieme.

Altra protagonista della storia è Venezia, che non si limita a fare da sfondo alla storia, ma partecipa in maniera attiva ai sentimenti dei personaggi stessi, una Venezia lontanissima da come siamo soliti concepirla, ovvero come una meta turistica, ma che qui, invece, è più vera, quotidiana con le sue gioie e con i suoi dolori, autentica.

Da qualche parte starò fermo ad aspettare te non è solo un romanzo d’amore ma è molto più: rappresenta, pagina dopo pagina, un viaggio verso la libertà, attraverso il dolore e l’abbandono della paura stessa del dolore, un viaggio che tutti dovremmo avere il coraggio di compiere, nella nostra vita, per far ritorno a quello che noi siamo.

ILARIA GRASSO

SEGNALAZIONE: “IL CIGNO NERO”, RACCOLTA DI RACCONTI DI ANTONIO MAZZIOTTA

IL CIGNO NERO_FRONTE

Il cigno nero

Antonio Mazziotta

Genere: raccolta di racconti

182 pagine

2,99 euro digitale

15 euro cartaceo

Quarta di copertina

Le note riempiono la stanza. Respiro. La musica apre una fessura dell’anima attraverso la quale si può intravvedere l’assoluto. Respiro e non provo più imbarazzo né vergogna o timore, rabbia. Oggi ho davvero poco da nascondere e forse meno da scoprire. Ascolto quelle note che sembrano venire da molto lontano mentre mi dico che di me non cambierei nulla, niente di niente, anche se potessi. A volte penso che Dio abbia creato la Musica e l’armonia degli universi nell’istante stesso in cui ha creato l’uomo. Ognuno di noi è una singola nota.

Sedici racconti straordinari nella loro ordinarietà, uomini e donne come tutti noi che si trovano ad affrontare un difficoltoso e irto percorso chiamato vita. Cigni neri ma dalle cui piume si spargono gocce d’arcobaleno.

UNO SPACCATO DI VITA CON LE SUE GIOIE E DOLORI: RECENSIONE DI “ERA L’ANNO DEI MONDIALI”, IL SECONDO ROMANZO DI JIMMY MORRONE

ERA L'ANNO DEI MONDIALI

Era l’anno dei mondiali è il secondo romanzo di Jimmy Morrone, una nuova storia, dopo Love Hate Love, in cui i protagonisti erano tre uomini, qui, invece, la protagonista assoluta è una donna e tutti gli altri personaggi girano intorno, rivestendo un’importanza differente.

Eva Benebelt è una giovane donna con un lavoro ed una relazione/convivenza fissi da anni, con un’esistenza condotta senza infamia né lode, con i sogni chiusi ancora tutti nel cassetto, ossia il desiderio inconsapevole e profondo di affermarsi, un giorno, come pittrice di successo,

Il suo fidanzato Ivan è un uomo che invece non sembra desiderare più nulla dalla vita, dopo aver perso il suo lavoro da magazziniere.

Giorgio è un ragazzo brillante, pieno di entusiasmo: lavora nel bar Lola, abitualmente frequentato da Eva. Il loro incontro avviene, però, solo dopo, in occasione di un piccolo quanto imbarazzante incidente, un incontro che risulta essere devastante, in senso buono, dal momento che provocare un vero terremoto nell’esistenza di Eva, quasi un risveglio, e la induce a trovare il coraggio necessario per cambiare la sua vita, per prima cosa lasciando Ivan, e intessendo così una nuova relazione con colui che ha acceso una inaspettata luce in mezzo al buio.

Paolino è il miglior amico di Eva, l’amico storico, impenitente scapolo che, dopo essere stato profondamente deluso negli affetti, si rifugia, al di fuori del lavoro, in un mondo virtuale, conducendo una vita social molto attiva, e impegnandosi in relazioni d’amore che di reale hanno ben poco.

Sullo sfondo, Viareggio e Livorno, un’Italia che vive la sua estate senza la propria squadra di calcio coinvolta nei Mondiali: è l’anno 2018 e il calcio sembra non avere alcun ruolo della storia, mentre forse, al contrario, è tutto, probabilmente è addirittura l’asse centrale.

La storia narrata da Morrone inizia come un romanzo, un romanzo che ci appare d’amore ma che poi, durante il proseguimento della lettura, si capisce che d’amore non è, poiché assume tinte di noir, a causa del comportamento improvvisamente persecutorio adottato da Ivan nei riguardi di Eva, delle bugie di Giorgio che probabilmente ha qualcosa da nascondere, e a causa di Paolino, l’amico benevolo di Eva che poi alla fine tanto benevolo non è, e lo scopriremo.

Una girandola di emozioni è dunque quella che ci coglie nella lettura di quest’opera, suscitando in noi interesse sempre maggiore nel proeguire, con la curiosità crescente di scoprire come andrà a finire e soprattutto quale sarà il destino dei vari personaggi.

Il linguaggio e lo stile sono fluidi, privi di errori e di refusi, per cui il libro si lascia leggere senza intoppi, non si registrano attimi di noia, la descrizione attenta di uno spaccato di vita sicuramente necessaria in questo particolare momento storico che stiamo vivendo, ovvero l’Emergenza Covid, in un paese e in un mondo in cui tutto è fermo, ma ferme non sono le nostre anime che fremono di vivere e che vivono, seppur recluse dentro quattro mura.

Un libro da leggere soprattutto oggi, dunque,  ma al tempo stesso un libro da tenere a mente soprattutto domani, quando la vita cosiddetta normale riprenderà con le sue gioie ma anche con le sue tante insidie e con le trappole da cui bisognerà trovare il modo di salvarci, in quanto donne e non solo per noi.

ILARIA GRASSO

“HO SBLOGGATO” OPERA PRIMA DELLA BLOGGER CINZIA CAPPELLI – RECENSIONE

HO SBLOGGATO

Un piccolo grande gioiello, uno spaccato di vita moderna che passa attraverso gli occhi dell’autrice , senza subire distorsioni.

La blogger pone sotto la luce del microscopio esperienze di vita vissuta, sua e qualche volta di altri, senza mai incorrere nell’errore di esprimere un facile quanto affrettato giudizio, fornendo lo spunto per numerose riflessioni.

Non mancano, nella narrazione, ingredienti vincenti quali l’ironia e l’autoironia che da sempre caratterizzano la personalità di Cinzia e il suo modo di scrivere.

Ogni capitolo pone in evidenza un aspetto particolare dell’esistenza, donando al lettore la capacita di immedesimarsi, in nome di quell’empatia che contrassegna il modo di essere dell’autrice, ossia una di quelle persone che lei stessa, in un capitolo dell’opera , definisce con l’acronimo P.A.S., ovvero persone altamente sensibili.

Consiglio pertanto la lettura di questo primo lavoro dell’autrice che, dopo anni trascorsi a leggere e a recensire con passione sincera le opere altrui, ha finalmente maturato l’esigenza di scriverne una sua: sono certa che non ne rimarrete deluse.

“ERA L’ANNO DEI MONDIALI” E’ IL SUO SECONDO ROMANZO: INCONTRO CON JIMMY MORRONE

ERA L'ANNO DEI MONDIALI

Incontro con Jimmy Morrone per parlare di Era l’anno dei mondiali, il suo secondo romanzo dopo Love Hate Love.

Jimmy Morrone è nato a Livorno nel 1979. Ha vissuto sempre e soltanto in località di mare: Bournemouth, Valencia, Zabbar e San Teodoro. Giornalista pubblicista, per anni collaboratore del quotidiano Il Tirreno, oggi si occupa di risorse umane in una grande azienda come Poste Italiane. Ciò che racconta nei suoi scritti è il frutto di esperienze personali, o del succo estratto dai racconti di amici e conoscenti, a cui di solito presta particolare attenzione. Più che parlare di se stesso, infatti, adora ascoltare gli altri.

Nel 2017 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, dal titolo Love Hate Love – un’aquila grande non è un aquilone (Bibliotheka Edizioni), un affresco corale dei giorni nostri, in parte autobiografico. Era l’anno dei mondiali (Augh Edizioni) è il suo secondo romanzo.

Com’è nato questo tuo secondo romanzo?

Ciao Ilaria, e grazie per lo spazio concesso! L’idea di continuare a scrivere dopo l’uscita del mio romanzo d’esordio Love Hate Love è maturata proprio durante le presentazioni del libro. Le domande dei lettori e l’entusiasmo che ho ricevuto durante quegli incontri, mi hanno spinto a proseguire la mia avventura letteraria. Sono sempre a caccia di idee, spunti, amo osservare il mondo che mi circonda. In quel periodo la cronaca ci proponeva di continuo casi di violenza fisica e psicologica sulle donne, uno stillicidio inaccettabile. E allora mi sono domandato? Com’è possibile che un uomo sia così crudele? Cosa c’è dietro le quinte, come si può arrivare a tormentare o persino uccidere? E allora ho preso appunti, e ho ricostruito un’ipotetica vicenda in cui una donna, a causa di una scelta del tutto normale e plausibile (lasciare il fidanzato, il compagno di una storia ormai giunta al capolinea), si troverà ben presto a rischiare la propria vita…

Perché l’idea di collocare la storia nell’anno che non ha visto l’Italia partecipare ai Mondiali?

Perché la stesura è cominciata proprio in quei giorni. E per renderla più credibile, ho immaginato che la storia di Eva, la protagonista, fosse reale, contemporanea al momento in cui stavo vivendo. In più, senza spoilerare troppo, l’assenza dell’Italia dal campionato mondiale di calcio, costituisce un elemento narrativo importante nel contesto della vicenda raccontata.

Il calcio non c’entra nulla nella storia raccontata, ma comunque si gioca una sorta di campionato, sfida, nella storia, la sfida verso sé stessi e verso la paura di oltrepassare i propri limiti, liberandosi delle proprie sovrastrutture mentali, dal timore profondo di lasciarsi andare e di essere felici: è esattamente quello che accade ad Eva Benebelt, la protagonista… perché hai scelto una donna come baricentro della storia?

Il primo romanzo era focalizzato sui punti di vista di tre personaggi maschili; in Era l’anno dei Mondiali volevo spostare il mirino, e mettere al centro lo stato d’animo, i pensieri e le azioni di una donna. Confesso che sono stato aiutato dal fatto che sia in famiglia che in ambito lavorativo sono circondato da donne! E infatti è anche a loro che dedico il libro, perché in un mondo balordo come il nostro, non dev’essere facile capire le reali intenzioni di un uomo che si approccia per la prima volta.

Giorgio Cremano: troppo perfetto per essere vero… porta con sé rivelazioni che si palesano durante la storia.

Esatto. Giorgio incarna un monito: indagate, scavate oltre, mai fidarsi delle apparenze.

Il romanzo assume a un certo punto toni da thriller, in qualche modo, per merito di Ivan che non sembra rassegnarsi alla fine della relazione con Eva…

Sì, il romanzo comincia quasi coma una fiaba, dai contorni rosa, e ben presto si tinge di giallo. Ivan in un primo momento cade in una depressione cosmica, poi però sembra destarsi per progettare desideri di vendetta che metteranno in pericolo la protagonista.

Viareggio e una primavera sullo sfondo sono prorompenti, specie in questo momento di quarantena che stiamo vivendo …

A pensarci ora… il semplice splendore di una piccola località turistica a inizio giugno, un gustoso risotto di mare mangiato in uno stabilimento balneare con il rumore delle onde in sottofondo, o una birra serale in compagnia degli amici ad ammirare le stelle… sono sicuro che quando tutto sarà finito, e torneremo a una pseudo-normalità, apprezzeremo veramente il valore di queste piccole cose.

Il viaggio interiore di Eva condurrà ad epiloghi inaspettati: è il viaggio in cui la vita ci costringe ad avventurarci tutti, prima o poi…

E’ proprio così: si comincia con un tormento interiore, ci si mette in moto, e non sappiamo mai dove andremo a finire… Eva nel romanzo dovrà far luce sui propri desideri, combattere con la volontà di mettere fine ad una storia ormai logora e priva di pathos, e la possibilità di lasciarsi andare al nuovo, un uomo appena conosciuto che sembra saper toccare perfettamente le sue corde come se la conoscesse da sempre. Una ricerca anche introspettiva, che porterà la protagonista, più che a scoprire se stessa, a fare i conti con verità nascoste e pericolose.

Quanto conta dedicarsi alla lettura in questo periodo di riflessioni e di solitudine forzata?

Molto, io personalmente sto leggendo tantissimo, ho divorato quattro romanzi in due settimane. La lettura apre la mente, è passione, è conoscenza, è stimolo a informarsi e a saperne sempre di più. Siamo soli con noi stessi, con tanto tempo a disposizione per riflettere, e questo amplifica il valore e la potenza di ciò che leggiamo. Può nascere una nuova coscienza, io me lo auguro.

C’è un terzo romanzo in divenire?

Vorrei completare un’ideale trilogia che ho in mente: in Love Hate Love sono tre personaggi maschili adulti a reggere la scena; l’affascinante trentenne Eva è la protagonista assoluta di Era l’anno dei Mondiali. Per il terzo romanzo, il progetto è quello di indagare nel mondo degli adolescenti, attraverso una nuova storia romanzata. Raccontare come vivono, i loro sogni e le loro emozioni. Perché in fondo, nei miei libri è di questo che scrivo: emozioni, stati d’animo, volontà di esplorare l’animo, cosa coviamo dentro di noi, e cosa teniamo, nascosto nel profondo, dentro di noi. Sarà una sfida ambiziosa.

Come facciamo a seguirti?

Su Facebook, attraverso la pagina Love Hate Love.

Lascia un messaggio a chi ci legge…

Vi lascio con una citazione di Ennio Flaiano, scrittore, primo vincitore del Premio Strega: “un libro sogna, il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni”.

ILARIA GRASSO

DIRETTAMENTE DA AMICI DI MARIA DE FILIPPI INCONTRO CON IL GIOVANE CANTANTE MICHELANGELO

Michelangelo amici due

Direttamente da Amici di Maria De Filippi, incontro con il giovane artista Michelangelo per parlare della sua musica e dei suoi progetti.

Michelangelo Vizzini, in arte Michelangelo, è un giovane artista di 20 anni nato ad Ostia (Roma) l’11 maggio 1999. Fin da bambino comincia a coltivare la sua grande passione per la musica: all’età di nove anni studia già pianoforte e inizia a prendere lezioni di canto. Nel 2015 è finalista Rai del Festival della Canzone di Castrocaro. Nel 2019 prende parte ad Amici di Maria de Filippi 19, dove ha modo di farsi conoscere fin da subito vincendo per cinque volte consecutive la sfida Tim, in quanto artista più votato della classe. Nonostante sembri timido e riservato, Michelangelo è in realtà un ragazzo estroverso e che fa della semplicità uno dei suoi punti di forza; è infatti molto apprezzato sui social network, soprattutto Tik Tok, dove è uno dei personaggi più ricercati dagli utenti. Il suo nuovo singolo “In due a lottare” sarà disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica a partire dal prossimo 13 marzo.

Com’è nata la tua passione per la musica e per il canto?

La musica è sempre stata parte di me, in casa si è sempre respirata quest’aria. Mia sorella in particolare quando io ero più piccolo cantava e io cercavo di emularla. Iniziai cosi a canticchiare, nel 2012 feci un provino, e partecipai al mio primo talent ‘io canto’. Lì ero a stretto contatto con la musica quotidianamente, dopo questa esperienza ho capito che quello che volevo fare nella vita era cantare.

Michelangelo amici 3

In due a lottare è il tuo nuovo singolo, una canzone sull’amore e non d amore nella quale sostieni l’importanza della condivisione e del restare fianco a fianco nei conflitti della vita…

In due a lottare parla di una relazione autentica che è quella poi raccontata nel videoclip. Questa canzone racconta in tutte le sfumature la mia storia d’amore e spero davvero che tutto questo possa essere compreso da parte dell’ascoltatore, il messaggio che voglio lasciare è quello di lottare, in tutte le situazioni ma soprattutto in amore, che la vita ha un senso se siamo in due a lottare e se le cose si vogliono in due si ottengono.

Michelangelo amici

Il video vede la regia di Falcioni: com’è nata la vostra collaborazione?

Diciamo che io avevo già una storia in mente da raccontare, Federico è stato capace di rendere reale tutto quello che pensavo. E’ stato davvero molto professionale e soprattutto ha rispecchiato perfettamente quello che volevo far trasparire della mia relazione con Emily.

Quali sono i tuoi progetti artistici per il futuro?

I progetti sono tanti ma ancora non sono concreti per via di questa brutta situazione ma ce ne saranno delle belle, non vi spoilero nulla. Per adesso spero che questo periodo passi in fretta e che si possa tornare presto alla vita di prima.

Come facciamo a seguirti?

Sono su diversi social, su Instagram mi chiamo michelangelo.vizzini su tik tok @michelangelovizz

Lascia un messaggio ai lettori di Liberi Libri e non solo…

Ciao a tutti i lettori!! Vi abbraccio forte virtualmente e speriamo di sentirci presto!

ILARIA GRASSO