LA MUSICA ERI TU: LA RAGAZZA DEL MAGLIONE, DI ROSSANA LOZZIO – RECENSIONE

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Ho avuto il piacere e la fortuna di leggere in anteprima La musica eri tu: la ragazza del maglione, di Rossana Lozzio, romanzo dai contenuti profondi affrontati in maniera delicata, e dal taglio decisamente autobiografico (io che a grandi linee conosco la storia personale dell’autrice potrei dire che è così), nel quale tutti gli amori e tutte le passioni di Roberta, la protagonista, sono tenuti in considerazione.

Il tema principale del romanzo è la passione sconfinata per Giulio Assanti, cantautore a cui Roberta dedica tutta se stessa, e al quale sente di appartenere senza che ci siano mai di fatto scambi fisici tra loro ma quelli, sappiamo tutti, non sono sempre del tutto necessari perché si possa parlare di amore vero.

E il loro amore dura fino alla fine, fino a quel 7 dicembre trascorso da Assanti sul palco, purtroppo l’ultimo.

Giulio Assanti è sempre presente nella storia come nella vita di Roberta, la ragazza del maglione, pur non facendone fisicamente parte, c’è sempre, ogni istante.

Poi abbiamo la relazione clandestina tra Roberta e lo cheff Luca Sacchi, il suo datore di lavoro, burbero e amabile, nonostante tutto, che dura da una vita e si alimenta di una quotidianità che, al contrario delle relazioni cosiddette ufficiali, non conoscono la trappola dei ricatti e dei doveri.

Poi l’amicizia, quella tra Roberta, Daniele, Micaela e Federico, valore inscindibile per poter sopravvivere ogni giorno.

E ancora, l’amore per la scrittura, e un grande maestro, lo scrittore noir Samuele Loy, che guida e consiglia Roberta, nei suoi primi passi nel mondo dell’editoria.

Roberta si mostra agli occhi del lettore come una donna concreta e sognatrice al tempo stesso, una che sogna ma, che pur sognando, ha ben impresso nella mente ciò che vuole, quello che desidera realmente.

Luca Sacchi è molto riconducibile a Carlo Cracco, almeno per il modo in cui ci appare, e la sua determinazione come anche il suo essere scontroso, esigente e puntiglioso sono i suoi veri elementi di forza, che inevitabilmente finiscono di attrarre Roberta.

Samuele Loy è invece un uomo completamente preso da se stesso e dalla sua scrittura, ma che è disposto a fare un’eccezione quando incontra Roberta, perché ne coglie le doti e l’entusiasmo.

Daniele è l’amico del cuore di Roberta che poi, proprio a causa di uno scherzo del cuore, se ne va, ma che occupa una parte importante della vita della sua grande amica: Daniele è la persona che tutte noi vorremo almeno una volta accanto, in questa esistenza.

Poi, ancora il rapporto di Roberta con la madre, la profonda ferita lasciata dalla sua prematura dipartita e l’amore di Roberta per i cani, il suo cagnolino, a testimonianza di come i nostri amici a quattro zampe sono indispensabili, come se fossero degli angeli consolatori.

Sullo sfondo sta una Milano magica, che non dimentica i suoi figli, nemmeno per un attimo, anche quando si mostra indifferente ed algida.

E tutto intorno, dopo, è solo musica, compagna indispensabile ad ogni esistenza, da quella più semplice, a quella anche più complicata.

Il romanzo, che sarà acquistabile su Amazon dall’8 marzo 2019, è già disponibile in pre-order al seguente link:

ILARIA GRASSO

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MILANO E LE DONNE IN DIALOGO CON CATERINA DELLA TORRE E LA SCRITTRICE E FILOSOFA MARIA GIOVANNA FARINA

Incontro con la scrittrice e filosofa Maria Giovanna Farina, in occasione di Donne in dialogo, l’incontro culturale e sociale che si terrò tra alcuni giorni a Milano.

Donne in dialogo è l’incontro pubblico che si terrà il 28 Febbraio 2019 alle 18 a Milano, presso l’associazione culturale ChiAmaMilano: come nasce l’esigenza di un incontro tra donne che è aperto anche agli uomini?

Nasce da una mia idea appoggiata con entusiasmo da un’altra donna: Caterina Della Torre, direttrice del portale Dol’s, acronimo di Donne on-line, uno spazio per le donne e con le donne. Il dialogo è uno strumento fondamentale del vivere civile, un poggetto di studio privilegiato: si dice sempre che bisogna dialogare per appianare i conflitti e allora facciamolo! Tutto nasce da un forte moto interiore, provo dolore ogni giorno nell’osservare tutta la violenza che ci circonda. Vigliaccamente essa colpisce i più deboli e allora dobbiamo fare qualcosa. L’incontro non si ferma al tema della violenza, ma è costruito per dialogare attorno alla donna nelle sue diverse esperienze, compreso il rapporto con l’altro sesso.

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Quanto è grande la forza delle parole, quanto è importante farle circolare?

Le parole muovono il mondo, lo sappiamo tutti che con una parola sbagliata possiamo rovinare il futuro di un bambino, possiamo mandare in prigione qualcuno, al contrario una parola buona aggiusta tutto. Ecco, dobbiamo migliorare questa società malata di protagonismo, di effimero desiderio di apparire, di indifferenza…. tutte forma di violenza. Come lo è non lasciare parlare l’altro o non ascoltarlo. Il dialogo può salvarci e per questo Donne in dialogo è una chiamata pubblica, la seconda mentre la prima si è realizzata lo scorso novembre, che desidera coinvolgere anche gli uomini. Con loro dobbiamo confrontarci senza scoraggiarci per impegnarci al fine di migliorare la nostra vita comune.

Quali sono le basi del comportamento violento di alcuni uomini?

Come ho spiegato nel mio libro Ho messo le ali (seconda edizione per Rupe Mutevole) tutto nasce dal “potere perduto” ossia le donne si sono emancipate e di conseguenza non sono più facili da sottomettere: oggi la donna sa viver da sola, non ha bisogno necessariamente di un uomo e ciò ha provocato in lui un vuoto. Egli ha perso il suo ruolo storico, direi atavico, e tu capisci quanto per molti sia destabilizzante, con ciò non giustifico la violenza, la sto solo analizzando. Solo comprendendo in pieno certi comportamenti si possono correggere gli errori e partire da questo aspetto credo sia utile alla causa.

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Il tema della violenza sulle donne ricorre spesso nei tuoi scritti: quanto è importante leggere e documentarsi, per poterla riconoscere?

È fondamentale educare i bambini fin dalla più tenera età alla conoscenza di sé e delle proprie emozioni negative per differenziarle dalle positive. Poi col tempo si impara a comprendere che si discute con le parole e non con la violenza.

Quanto è importante l’autostima, il credere in se stesse, a proteggere le donne da ogni forma di violenza?

Credere in sé stesse è il primo fondamentale strumento, è importante anche ammettere le proprie fragilità per lasciare che qualcuno ci aiuti a metterci al riparo da un violento. Fondamentale è riconoscerlo prima che lui entri nella nostra vita

Quali sono le finalità di questo incontro milanese?

A parte tutto ciò che ho già detto, il suo fine è combattere la violenza con il dialogo che è uno strumento nonviolento. Poi vorrei ricordare che non si parlerà solo di violenza ma c’è spazio per parlare delle donne e dei loro punti critici, dei rapporti con la famiglia, del lavoro… della solidarietà tra donne.

A chi è aperto questo incontro e, soprattutto, ce ne saranno altri?

È aperto a tutti e sì, il nostro intento è continuare, il titolo, Donne in dialogo, racchiude la parola “in” e quel “in” indica ciò che non ha fine perché è permanente Il dialogo non deve mai interrompersi.

Lascia un messaggio che sproni le persone a partecipare numerose…

Grazie alle tue domande credo di aver dato un quadro chiaro del nostro obiettivo, Caterina ed io vi aspettiamo in questo spazio di confronto che sarà utile a tutti e a noi comprese.

ILARIA GRASSO

“ERA UNA GIORNATA DI SOLE”, DI MARIANO BRUSTIO – RECENSIONE

Una storia di mare e di amore quella di Eugenio e di Susanne in Era una giornata di sole, il primo romanzo di Mariano Brustio, pubblicato da Calibano Editore.

Uno spaccato dell’Italia a cavallo tra gli anni 60 e 80, i progressi di allora, l’evolversi della televisione e sullo sfondo sta una Genova meravigliosa e amara come è solo la vita, se vissuta pienamente.

La prefazione dell’opera è affidata a Giancarlo De Cataldo, che pensa ad introdurci subito i due protagonisti che bastano a se stessi perché si amano con la sincerità di un sentimento puro che come tale non conosce le contaminazioni del mondo, pur facendone intrinsecamente parte.

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Ed Eugenio è un marinaio che coinvolge la sua compagna in un viaggio geografico, e non soltanto nel viaggio della vita.

Eugenio e Susanne sono appunto i due protagonisti e tutti intorno a loro stanno altri personaggi che solo alla apparenza risultano marginali, ma che, al contrario, sono parte viva della storia, in un caleidoscopio di storie personali, emozioni, gioie e di vicissitudini, come avviene in ogni singola esistenza umana, anche la più semplice.

Susanne è orfana dei genitori ed è cresciuta in un sanatorio ligure ed Eugenio rappresenta dunque la sua roccia, il vincastro a cui appoggiarsi, giorno dopo giorno, lungo il cammino incerto dell’esistere.

E il sole splende, splende sempre, pure in mezzo alle tempeste che agitano i mari che Eugenio e Susanne navigano, imperterriti, forti dell’unica forza di cui dispongono pienamente, l’amore, l’amor che vince sempre, perché l’amore è il sole che illumina e riscalda.

Mariano Brustio, classe 1959, ha collaborato alla stesura dei volumi su Fabrizio De André “E poi il futuro” – Mondadori 2001, “Belin, sei sicuro?” – Giunti 2003, come coautore al libro “Volammo Davvero” – Fondazione De André – Bur 2007 e per diversi mesi ha lavorato fianco a fianco a Fernanda Pivano durante la preparazione del volume “The Beat Goes On” – Mondadori. Storico socio fondatore della omonima Fondazione, ha curato decine di mostre itineranti su Fabrizio De André e la sua opera, dal 2000 ad oggi, spesso con il regista Pepi Morgia. Ha pubblicato suoi scritti e collaborato alla realizzazione del CD “Ed avevamo gli occhi troppo belli” ed al DVD “Ma la divisa di un altro colore” per la “editrice A”, con la quale tuttora collabora pubblicando articoli sulla rivista mensile “A”. Ha collaborato alla pubblicazione di un dossier relativo al cantautore francese Georges Brassens (A rivista n. 371) e ad un dossier relativo alle condizioni del Mar Mediterraneo (A rivista n.373). Ha collaborato alla realizzazione del DVD “Fabrizio De André in Concerto” – edito dalla Fondazione Fabrizio De André – BMG-Ricordi 2004 curandone la dettagliata discografia ufficiale. Nel 2016 ha pubblicato un suo racconto sul volume Fondazione “Nelle ferite del Tempo” (Photocity 2016), pro terremotati. Ha recensito racconti e romanzi di vari autori, non solo in ambito musicale e ne ha curato la presentazione pubblica in Italia. Vive e lavora accanto al lago Maggiore.

ILARIA GRASSO

“LIBERATI DAI VELENI DELLA MENTE”, IL NUOVO LIBRO DI ELENA GREGGIA: INCONTRO CON LA SCRITTRICE

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Il mio incontro con la scrittrice Elena Greggia per parlare del suo nuovo libro dal titolo “Liberati dai veleni della mente” (Ed. I Libri del Casato)

Il tuo nuovo libro “Liberati dai veleni della mente” nasce da quale esigenza?

Un’esigenza curiosa, che poi ha mosso un’esigenza più ampia. Lo racconto nell’Introduzione:

“Queste pagine sono nate inizialmente con l’intento di avvicinare Oriente e Occidente. Fui chiamata a esporre a un pubblico di medici occidentali facenti capo alla Institutio Santoriana Fondazione Comel e, poco dopo, a un Convegno scientifico organizzato dall’AISM (Ass. Italiana Scientifica di Metapsichica) alcuni passi di avvicinamento pratico all’insegnamento orientale adatti a occidentali. La duplice veste di ricercatrice e meditante fece sì che venissi invitata.

Sono nati scritti e incontri ma l’elemento interessante è stato che, sentendo il profumo di questo insegnamento, sia il pubblico di medici sia di neuroscienziati abbia voluto proseguire con un training pratico. Gli incontri hanno iniziato a svolgersi nella quiete della sera, seduti su un cuscino a terra, rivelando ciò che solo la pratica accompagnata da piccoli ammaestramenti può mostrare. La gioia che ha concluso le due iniziative ha stimolato la creazione di queste pagine, dove offro un fiore di racconti e aneddoti sul tema delle emozioni e della felicità”.

Quali sono, a tuo avviso, i veleni che compromettono la qualità del nostro esistere, oggigiorno?

Oggi ci sono tanti veleni, anche fisici. Anche la fretta o l’eccesso di tecnologia. In ogni caso, io parlo dei veleni radicali, secondo la visione buddista. Sono le reazioni non utili della nostra mente. In particolare brama e avversione, che sono all’origine di ogni forma di sofferenza (come ansia, tristezza, paura, confusione interiore…) Sono i reali veleni su cui abbiamo davvero azione e che ci possono condurre a sofferenza o a felicità. E’ una legge inequivocabile.

Quanto è importante liberare la propria mente e quindi la propria vita dai veleni e soprattutto quali sono i nostri strumenti a disposizione per poterlo fare?

Quanto è importante… provare per credere! Abbiamo tanti strumenti. Ogni attimo, anche ora, ci consente di accendere una luce sana o una luce (azione/parola/modo) non sana. La prima porterà felicità. La seconda sofferenza. Nel libro racconto tanti strumenti, perchè non sempre è così evidente. A volte, anche una buona musica o una passeggiata nella natura, fino a quelli più quotidiani che ciascuno può attuare in ogni istante, a quelli più radicali e profondi. Abbiamo bisogno di felicità.

Sembra, prima di tutto, necessario riuscire a prendersi una pausa per meditare: è così?

Non è esattamente così, non voglio indurre le persone a meditare: ciascuno ha una sua strada – sorride. Certo, per me quello con l’Oriente è stato un incontro epocale, che ha trasformato davvero lo stato della mia mente e la qualità della mia vita. E chi può arretrare davanti a questo?
Nel libro, tuttavia, io porto il messaggio più profondo della meditazione e questo lo possiamo attuare in tanti modi.
Una cosa comunque, sì, è certa. Abbiamo bisogno di pause… per interrompere la spirale di reattività, ignoranza, sofferenza.

Quanto è importante l’uso della gentilezza, e quanto è rivoluzionario oggi un gesto gentile?

Metta, nell’antica lingua pali. E’ una delle parole più belle. Non è una gentilezza formale e non significa che dobbiamo amare ciò che è difficile amare. Significa sviluppare un rapporto di accoglienza, di non conflitto con le condizioni, per il fatto stesso che esistono. E’ una gentilezza del cuore. E’ un cuore non nocivo, un cuore che non indulge nell’avversione. Lì si libera un’azione fresca.

Nell’introduzione tu consigli di leggere il tuo libro con piacere, secondo quello che è un principio ereditato dall’Oriente: in che misura l’Oriente muove la tua scrittura?

Sorride. La muove da cima a fondo! E muove me, da cima a fondo…

Quale vorresti che fosse il messaggio più profondo del tuo libro, destinato ai lettori?

“Un cammino semplice verso il benessere” è il titolo di uno dei capitoli. Vorrei che giungesse un messaggio di semplicità. Semplice, eppure così profondo e trasformante, è il messaggio orientale. Basta conoscere un maestro per capire la meta…e gustarla… e desiderarla.

C’è una sezione del tuo libro alla quale ti senti maggiormente legata?

“Queste pagine -racconto nei Ringraziamenti- sono nate come frutto dell’impegno fisico, intellettuale e spirituale di molte persone. Molti cuori si sono intrecciati nel corso della loro lavorazione e la parola ringraziamenti non mi pare lunga abbastanza”.

E’ libro che ha alle spalle così tante emozioni e ricordi! Così, sono legata a ogni sua parte. Dove narro del Convegno che ha mosso l’occasione di queste pagine, e poi del ritiro che abbiamo compiuto assieme. Dove racconto delle Marche, una terra che amo, o della mia piccola quotidianità. Dove riporto i numerosi racconti delle scritture, così gustosi, o gli aneddoti legati ai ritiri. O dove accompagno ai modi pratici per attuare questo insegnamento, lì dove siamo. Racconto anche la storia del Natale o la vita dei monaci certosini… Questo libro è una musica e leggendolo rivelerà i suoi diversi livelli di messaggio.

Concludiamo citando una frase da “Liberati dai veleni della mente”…

“Ci troviamo a guarire dalle malattie interiori della rabbia, paura, confusione, tristezza. E’ prezioso dedicare del tempo a questo fermarsi e contemplare, che gli insegnamenti orientali inondano da subito di pace e piacere. L’occhio della mente compie il rivoluzionario salto verso il risveglio. Ho appreso che questo può avvenire con dolcezza e facilità”.

ILARIA GRASSO

ENRICO NASCIMBENI E’ IL PIU’ GRANDE POETA ITALIANO VIVENTE

Dopo la lettura dell’ultimo libro di Enrico Nascimbeni HO SCELTO DI SBAGLIARE stampato dalla casa editrice Il leggio e anche se è un prosimetro, non posso che affermare che Nascimbeni è il più grande poeta italiano vivente. Non ha, al maschile e al femminile, eguali attualmente il suo stile limpido, avvolgente, apparentemente semplice ma filosofico e profondo. Nascimbeni ha raccolto molte eredità poetiche, da Pessoa a Montale, da Borges a Penna. Le ha messe tutte insieme ed ha creato un suo personale stile che surclassa queste vecchie e nuove generazioni di poetini che fanno il compitino. Niente da fare, Nascimbeni è il poeta che aspettavamo tutti da tempo e la sua poesia è vita vissuta sulla sua pelle e questo si capisce bene leggendo i suoi libri, da “Sognando di vivere a trecento all’ora su una macchinina a pedali” a “Generazione meno X”.

La cultura italiana da anni e anni aspettava un poeta come lui ed è arrivato. Nascimbeni scrive con una forchetta, con un cucchiaio, con un coltello e soprattutto con la semplicità che solo i grandi possiedono.

Se il padre Giulio scrisse la prima edizione della biografia di Eugenio Montale quando Montale era ancora in vita che qualcuno si affretti a scrivere quella di Enrico Nascimbeni, poeta in odore di Nobel per la Letteratura, questo dicono i rumors. E sarebbe un Nobel strameritato. Nessuno come lui sa descrivere coi sui versi e nelle sue righe il nostro disastrato mondo attuale, attingendo da quello antico.

Brindo alla nascita di un grande poeta italiano, ed era ora che ne nascesse di nuovo uno.

ALBERTO MITRINI

INCANTESIMI NARRATIVI: INCONTRO CON LO SCRITTORE GIUSEPPE GALLATO

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Il mio incontro con lo scrittore Giuseppe Gallato, per parlare della sua nuova raccolta di racconti, dal titolo “Incantesimi nelle vie della memoria” (Caravaggio Editore), un’opera fantasy, a tratti anche horror, che non disdegna di soffermarsi su un’attenta descrizione psicologica di personaggi.

Giuseppe Gallato è nato a Ragusa nel 1982. Laureato in Filosofia, docente, redattore e giornalista, ama liberare il suo estro creativo nella stesura di scritti di genere fantasy, sci-fi e horror. Vincitore di diversi concorsi, ha all’attivo oltre venti pubblicazioni in ambito letterario.

Master di giochi di ruolo, nel tempo libero si diletta a suonare il pianoforte e a comporre musica strumentale.

Ciao Giuseppe, ben trovato su LIBERI LIBRI E NON SOLO: come è nata la scelta di scrivere una raccolta di racconti, quale è di fatto la tua opera, dal titolo “Incantesimi nelle vie della memoria”?

Nel corso degli anni, da quando ho iniziato a condividere con il mondo esterno questa mia passione, i miei scritti, ho avuto la fortuna di essere stato insignito subito di diversi riconoscimenti: vincere concorsi legati al mondo del fantasy con questi racconti e, soprattutto, ricevere critiche positivo-costruttive, è stato più che motivante. Ma non è stata solo questa la ragione che mi ha portato a dare vita a “Incantesimi nelle vie della memoria”. Tutto nasce, per così dire, dai miei studi universitari: erano anni in cui oltre a studiare filosofia, mi ero avvicinato molto alle teorie sui sogni e a ciò che caratterizza l’uomo, ovvero la memoria. Da qui il desiderio di infondere alla mia scrittura, ai miei personaggi e alle mie trame significati legati al mondo onirico in tutte le sue molteplici accezioni.

Si tratta di racconti appartenenti al genere fantasy, a tratti anche horror, nei quali, però, non si disdegna di approfondire il profilo psicologico dei personaggi…

Le storie presentate in questo libro oscillano dal fantasy puro allo sci-fi, ricco di ambientazioni dark, in cui non manca una vena horror e una predilezione per temi inquietanti quali le incursioni dal mondo dell’aldilà e le lotte contro mostri emersi dallo stesso inconscio dei protagonisti. È un fantasy che io definisco “onirico”, dalle molte sfumature psicologiche e dalle tante contaminazioni filosofiche. Tuttavia, lo stile di “Incantesimi” – così come il mio stile in generale – è caratterizzato da trame intriganti, ritmi serrati e adrenalinici. L’azione, cioè, è preponderante nei miei scritti, detta legge e conduce inevitabilmente il lettore a tuffarsi in trame che si sviluppano in una terra di confine tra realtà e fantasia, sul margine sottile di quella linea astrale/onirica dove condizionamenti psicologici, esperienze di vita e paure si fondono a vari livelli. Un confine inscindibile tra due mondi, mai nettamente distinto, che spesso rischia di disorientarci, ingannarci e confonderci.

Il filo conduttore, quello che lega i racconti, l’uno all’altro, è la paura dell’ignoto, quella che del resto è la paura di ogni essere umano: non pensi di averla in qualche modo esorcizzata, grazie alla stesura di quest’opera?

Rispondo a questa domanda citando l’incipit del racconto “I Sigilli dell’Etere”: “Siamo anime in costante divenire, fatte di sangue e memoria”, una frase emblematica che getta luce su uno dei significati cardine del libro, ovvero quello relativo alla potenza della mente e al suo infinito espandersi oltre i confini imposti dalla realtà. Confini, tuttavia, che non troviamo nel sogno, dato che quando la notte spegne i riflettori della coscienza razionale, la mente è libera di condurci dove il nostro Sé più autentico, la nostra natura, può vagare per rigenerarsi. Successivamente, il passo recita: “Siamo un ineffabile viaggio, immerso nell’eterno Etere del tempo”. Già, ma questo viaggio introspettivo, questo viaggio dentro noi stessi, non è mai facile. È irto di pericoli e di insidie, in cui i protagonisti si trovano immersi nella loro stessa coscienza, nei loro desideri e nelle loro paure più profonde. E quindi… “Siamo il frutto delle passioni, dei desideri e delle volontà che al rintocco di ogni alba lottano contro un passato, un presente e un futuro che non ci appartengono.”

Incantesimi nelle vie della memoria”, insomma, offre una lettura ricca di spunti di riflessione, e tra le diverse tematiche affrontate ritroviamo la paura dell’ignoto, metaforicamente espressa dallo sconfinato orizzonte del sogno. Attraverso l’opera non cerco di esorcizzare tale paura, ma più che altro di “assimilarla”, di renderla sincrona al concetto assoluto d’identità. Una mente consapevole, proprio nei momenti di abbandono e di fragilità, è in grado di ritrovare la sua vera vocazione, e l’uomo così può sentirsi libero di essere pienamente se stesso.

Particolarmente attuale è il racconto “Rintocchi di tenebra” che evidenzia una sorta di schizofrenia dei personaggi, mettendo appunto a confronto l’immagine che ognuno ha di sé, con quella che, al contrario, è la natura autentica: una realtà che ci caratterizza un po’ tutti, oggi, soprattutto nel mondo dei social…

Le differenti dimensioni soggettive evidenziate in questo racconto si ricollegano alla natura conflittuale dei rapporti tra Io, Es e Super-Io. Da questi concetti di matrice psicologica, arrivo a trattare argomenti quali il disturbo dissociativo dell’identità, la repressione del proprio Io, il desiderio di assecondare e sfogare le proprie pulsioni inconsce, ecc.

Uno dei simboli maggiormente ricorrenti nel libro è quello dello specchio, una metafora che veicola significati ben precisi: svela l’identità a se stessa, accresce l’auto-riflessione, desta la coscienza. Ma mentre da una parte si parla di rinascita, dall’altra c’è il rischio dell’accecamento egoistico. Lo specchio ci mostra sia le passioni più pure che le pulsioni più buie. E sì, debolezze che ci caratterizzano sempre più, soprattutto nella sfera dei social. Realtà questa che abbiamo il dovere di cambiare, di migliorare… per noi stessi, per il mondo.

Realtà e illusione, combinati in una sorta di stato onirico, dominano tutta la tua opera, come metafora perfetta della vita umana: quanto ritrovi del tuo lavoro scrittorio in tale definizione?

Esatto, filo conduttore dell’opera è proprio il confine tra sogno e realtà, due sfere che non devono essere considerate come meramente appartenenti a dimensione diverse, antitetiche tra loro, ma in grado di riflettersi, di comunicare, di ricercarsi. Nella stessa introduzione del libro, infatti, scrivo che tali parabole dell’esistenza umana sono viste come due facce della stessa medaglia che si sfiorano, si sfidano senza sosta, ognuna perseguendo il proprio indipendente moto creativo. Forze che si imitano tra esaltazione e reticenza, dove l’attore umano si racconta, si plasma, si crea e si ricrea attraverso un incessante fluire di percezioni.

Quello dell’onirismo è un tema che ricorre spesso in tutta la mia produzione letteraria. Ma il sogno e i suoi infiniti meandri non fanno parte solo del mio stile… fanno proprio parte di me. D’altronde, la passione per la scrittura nasce in me contemporaneamente all’esigenza di voler studiare i fenomeni legati all’universo onirico e di comprendere quel filo sottile che lega il reale con l’irreale.

Questo principio è fortemente evidente ne “Il portatore d’anime”, forse il più drammatico tra i tuoi racconti…

Come già detto precedentemente, il fantasy descritto non è il solito fantasy. Per l’appunto, il genere è presente nelle sue molteplici declinazioni e sfumature, con storie diverse per tema trattato, ambientazione, tono della narrazione e profondità. Come nel caso del dark fantasy “Il Portatore di anime”, in cui il protagonista, Ron Grey Shar, possiede i tratti tipici dell’antieroe, un guerriero che uccide a sangue freddo per vendicare la piccola Aeryn… una storia amara sulla liberazione di un’anima intrappolata nel confine tra vita e morte, tanto simile a quello tra realtà e sogno.

In quale progetto scrittorio sei attualmente impegnato?

Sono diversi i progetti letterari in cantiere, alcuni conclusi e altri ancora in fase di stesura. Allo stato attuale sto lavorando a un romanzo di genere sci-fi/horror, che sto presentando attraverso degli episodi sulla piattaforma Edizioni Open. Tra i progetti conclusi, invece, ci sarebbe un libro epic fantasy di stampo ironico, basato sulle vicende di un gigante e un nano, due guerrieri tanto leggendari quanto rozzi e non molto inclini a prendere la vita con… saggezza. Storie che alla fine daranno vita a un’unica trama, in cui non mancheranno tanti colpi di scena.

Come facciamo a seguirti?

Attraverso la mia pagina Facebook “Giuseppe Gallato” e il mio profilo Instagram “@giuseppegallato”, in cui aggiorno costantemente i miei contatti e followers con delle stories, immagini e notizie inerenti la mia produzione letteraria. Inoltre, potete trovarmi anche su www.giuseppegallato.it, il mio personale sito web e blog dov’è possibile leggere articoli, recensioni e altre rubriche di genere.

Siamo in chiusura, Giuseppe, grazie di essere stato con noi: lascia un messaggio ai lettori di LIBERI LIBRI E NON SOLO…

Vi saluto citando le parole con cui lo scrittore Matthew Reilly conclude i ringraziamenti in ogni suo libro, una frase per me diventata emblematica: “Per chiunque conosca uno scrittore, non sottovalutate mai l’importanza del vostro incoraggiamento”.

ILARIA GRASSO

UN ROMANZO SULLE RELAZIONI E SULLA VITA “CATARINA E LA PORTA DELLA VERITA'” DI MARIA GIOVANNA FARINA E MAX BONFANTI (RUPE MUTEVOLE EDIZIONI)

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Athos e Catarina sono due mondi apparentemente lontanissimi che un bel giorno, grazie al destino o alla fortuna o, più semplicemente, a quella buona occasione che tutti aspettiamo nella vita, si incontrano, perché è Catarina a bussare alla porta di Athos, proprio quando questo più niente s’aspetta.

Inizia così la loro strana avventura insieme, il loro relazionarsi reciproco, giorno per giorno, in mezzo a mille vicissitudini e peripezie dagli stessi nemmeno lontanamente immaginate prima del momento del loro inaspettato incontro.

Il romanzo Catarina e la porta della verità della filosofa e scrittrice Maria Giovanna Farina  e del filosofo Max Bonfanti (Rupe Mutevole Edizioni) è una storia sulle relazioni che sono così indispensabili per il nostro vivere quotidiano, quelle relazioni senza le quali non ci è concesso esistere, sebbene troppe volte, per la nostra passione smodata per la solitudine, ci convinciamo che stiamo bene senza, quando in realtà non è possibile neanche la sopravvivenza, senza che esista la condivisione.

E nel romanzo di Maria Giovanna Farina e Max Bonfanti la condivisione tra Athos e Catarina inizia subito e va al di là delle loro più profonde convinzioni, instaurandosi prepotentemente, come avviene solamente nelle relazioni vere: il non poter più fare a meno dell’altro perché l’altro incarna, in un certo modo, il nostro viaggio intimo dentro quella che rappresenta la nostra vera essenza, quell’essenza troppe volte nascosta al mondo, soltanto per paura.

Non mancano nemmeno i colpi di scena, in questa storia, che è un romanzo sulle relazioni, è vero, ma che è anche una storia d’azione, con un mistero profondo da chiarire, quello che ci trattiene nella lettura fino all’ultima pagina della vicenda stessa.

Non mancano di certo i respiri di sollievo, le boccate d’aria e l’ironia, i momenti di libertà, in questo romanzo di Maria Giovanna Farina e Max Bonfanti incentrato sulla vita, in tutte le sue sfumature, una storia di cui vi consiglio fortemente la lettura.

ILARIA GRASSO