“FARE MUSICA E’ UN FATTO POLITICO PERCHE’ E’ UN FATTO CULTURALE. DIVERSAMENTE SEI SOLO UN INTRATTENITORE.”

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Woody Guthrie aveva scritto sulla sua chitarra “questa macchina uccide i fascisti”. Joan Baez era al fianco di Martin Luther King nelle sue battaglie per i diritti civili. Pete Seeger cantava contro la guerra e per i diritti dei lavoratori. Bob Dylan si rifiutò di andare in tv perché non volevano fargli cantare “John Birch Society Blues” contro un gruppo neonazista che vedeva comunisti dappertutto. Crosby Stills Nash e Young attaccarono il governo per i quattro morti a una manifestazione studentesca in Ohio e per le cariche poliziesche contro gli studenti a Chicago, Jimi Hendrix stravolse l’inno americano per denunciare l’inutile guerra in Vietnam, gli U2 hanno celebrato il bloody sunday irlandese quando l’esercito britannico sparò sulla folla pacifica, Bob Geldof ha riunito due volte i migliori musicisti del mondo a sostegno dell’Africa affamata, Bono si è speso per l’eliminazione del debito pubblico dei paesi poveri, ed è stato fatto dai musicisti un embargo al Sudafrica razzista, per poi sostenere e celebrare la liberazione di Mandela. E qualcuno oggi se ne viene fuori che i musicisti dovrebbero fare i musicisti e non occuparsi di politica? Ma fare musica è un fatto politico perché è un fatto culturale. Diversamente sei solo un intrattenitore.

GIO’ ALAIMO

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