“L’Inferno”: intervista allo scrittore Marco Maria Orlandi

L'inferno

Il mio incontro con lo scrittore Marco Maria Orlandi, per parlare della sua opera letteraria dal titolo “L’Inferno”, ispirata all’inferno di Dante, proiettato nei nostri tempi.

Ciao Marco, ben trovato sul mio Blog Liberi Libri e Non solo: parliamo della tua opera, intitolata “L’inferno”, una raccolta certosina di endecasillabi suddivisa in 34 canti: com’è nata questa tua esigenza e quanto studio ha comportato?

E’ nata per caso, prima di allora non mi sono mai occupato di poesia né di letteratura in genere. Sfogliando il dizionario di italiano mi sono reso conto di quanti vocaboli non si usano e, probabilmente, si ignorano. Ho cominciato ad approfondire le origini della lingua grazie anche al TLIO, database molto ben fatto. Quanto studio? Io studio poco, a parte la musica (per quanto attiene alla composizione e alla concertazione) e, per breve tempo, la neurobiologia molecolare.

Utilizzi un linguaggio in voga all’epoca di Dante: un omaggio straordinario al nostro più grande lustro letterario nel mondo…

Utilizzo vocaboli dell’italiano delle origini con intensità via via maggiore di pari passo con il procedere dei Canti, per accompagnare il graduale scollamento dei personaggi dal reale al fantastico.

Quanto tempo ha comportato la stesura di quest’opera intensa e originale, che rifugge, malgrado la sua meticolosità, da ogni intento serioso?

Sei mesi, da ottobre 2002 a marzo 2003, dedicandovi le serate dopo la giornata di lavoro.

Tu stesso hai dichiarato che il tuo intento principale, in questa opera, è far sì che il lettore dia importanza al “significante” e non al “significato” della stessa: vorrei che ci esprimessi meglio questo tuo importante concetto…

Il contenuto-significato in un componimento letterario è simile al ‘soggetto’ in un dipinto: se il soggetto dipinto è in sé ‘bello’ (una Madonna, fiori, un tramonto, dei bambini etc) non vuol dire che lo sia il dipinto. Dovrebbe essere ovvio.

Il tuo inferno, qui, è un viaggio, di memoria dantesca, appunto, di un malato all’interno di un nosocomio: come mai questa scelta?

Si è trattato di una scelta del tutto casuale…

L’autore, qui, non è da identificarsi con il protagonista: tu stesso ci tieni a precisarlo…

Nel novero di più personaggi l’inserimento di un io-narrante o io-poetante può credo contribuire a sottolineare meglio gli spazi conflittuali tra i vari personaggi. Metaforicamente parlando, è evidente che il personaggio che parla in prima persona è identificabile con il caso, il destino, fonte – nel comune pensare – di ogni evento sfortunato. Si parla del resto di ‘colpo di fortuna’, infatti che le cose vadano bene è un evento per sé eccezionale.

A quale pubblico di lettori è destinata questa tua opera?

A chi è interessato alla lingua italiana.

Cosa stai scrivendo, attualmente?

Le risposte alle tue domande…

Come facciamo a seguirti?

Devo ancora decidere se trasferirmi in Gran Canaria o in Catalogna…

Lascia un messaggio ai nostri lettori…

Secoli fa non avevano giornali TV internet, nemmeno libri telefoni CD e via dicendo. Hanno lasciato capolavori in ogni campo: forse avevano il tempo di pensare.

ILARIA GRASSO

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