Incontro con la scrittrice e poetessa Daniela D’Alimonte

Daniela D'Alimonte 4

Il mio incontro per LIBERI LIBRI E NON SOLO con la scrittrice e poetessa abruzzese Daniela D’Alimonte, per parlare della sua attività letteraria, dei suoi progetti e di tanto altro.

Ciao Daniela, benvenuta sul mio blog: partiamo, innanzitutto, dal tuo amore per l’Abruzzo ti ha vista protagonista, assieme ad altri autori, dell’antologia poetica dedicata alla tragedia di Rigopiano: raccontaci di questa tua esperienza, in cui la poesia e l’arte incontrano la solidarietà…

In genere, se devo essere sincera, non riesco a scrivere poesie su un tema dato perché credo che essa sia la massima espressione della libertà umana e imporsi un argomento significherebbe perdere la libertà d’ispirazione, quell’alchimia che fa nascere i versi. In questo caso però, quando mi hanno chiesto se volessi partecipare alla antologia con un mio componimento, ho pensato a lungo a ciò che era successo a Rigopiano e il pensiero mi è andato certamente alle povere persone morte ma anche a coloro che sono rimasti all’indomani della tragedia, ai familiari, ai cari che si ritrovano da un giorno all’altro ad elaborare un lutto improvviso, insensato, impensabile. Ho pensato a cosa provasse chi resta a vivere senza la persona cara. Ed ecco che è nata la mia poesia. “Io che resto” : Forse tu mi dicevi di serbare/ il sorriso per il nero dei giorni /che sarebbero venuti,/ per coprire il pudore di una lacrima / che ha in sé tutto il pianto della terra./ Se rovisto in questi angoli di cuore / non trovo altro che affanni /e fendenti e ferite della morte./ Poi ripongo ogni domani nel suo ieri/ e mi dico che il senso è questo, del respiro./ Risistemo il viso, questa voce / e le parole nel paniere da offrire /e faccio finta di capacitarmi /in questa vita in cui mi trovo./

La poesia poi è universale ed ognuno può sentirla propria, ad esempio, in questo caso, “si resta” e si sopravvive a tante situazioni, tante volte si sopravvive anche ad un amore. L’idea della solidarietà sottesa alla pubblicazione di questo libro mi piaceva molto: tutto il ricavato della vendita è stato donato e sarà donato al gruppo della Protezione civile di Penne che nei giorni della immane tragedia si è distinto per il lavoro svolto. Ancora mi commuovo se ripenso a quanto questa gente ha lavorato e a quanto ha gioito quando sono stati estratti i bimbi vivi. Poter dare un seppur minimo contributo con una mia opera per qualificare ulteriormente il loro impegno, mi ha spinto ancora di più ad accettare questa partecipazione. Vorrei aggiungere che il libro è stato pubblicato da Solfanelli ed è stato curato da Franco Pasquale, si può acquistare in qualsiasi libreria abruzzese. È stato presentato al museo Vittoria Colonna di Pescara e sarà ripresentato in questi giorni anche in altre luoghi d’Abruzzo, compreso Farindola.

Il bisogno di poesia della società attuale, nell’epoca, appunto, che stiamo vivendo, epoca non facile, di certo…

Io vado ripetendo da un po’ di tempo a questa parte, quando me lo chiedono, che la poesia salva l’essere umano. Lo salva da questa vita nella quale è costretto a vivere e che non è quasi mai come quella che pensa di voler o dover vivere. Questa vita ci costringe a comportarci in un certo modo, a fare determinate azioni, a essere, sì, ma in funzione degli altri; quando siamo di fronte alla poesia, ad una pagina bianca da riempire siamo liberi da tutto, siamo davvero noi stessi e possiamo inventarci il mondo che vogliamo. La poesia salva anche perché nei momenti in cui si pensa di sprofondare ci tende la mano e ci aiuta a riemergere dall’abisso. Ci propone un’alternativa e un’ alternativa a questa vita ci vuole. Tuttavia la poesia deve essere vera, reale, non serve scrivere delle parole in rima oppure andare ad un certo punto a capo per pensare di aver fatto la poesia. Per scrivere la poesia ci vuole impegno e dedizione. Nei miei interventi dico sempre che alla poesia bisogna accostarsi con umiltà e con onestà, con il capo chino.

Tu e la poesia: un amore che viene da lontano…

ll mio amore per la poesia viene da lontano, da quando ero ragazza, dai miei studi, soprattutto dagli studi liceali e poi da quelli universitari; devo dire che la poesia mi folgorò al liceo: ricordo quando al terzo anno studiai per la prima volta letteratura e il primo autore incontrato fu San Francesco, la prima poesia in volgare, era il “Cantico delle creature”; fu un colpo di fulmine, un amore a prima vista, per quella poesia e per tutta la poesia in genere; sentii proprio che quella era una mia strada, che quando leggevo le poesie stavo bene e ritrovavo l’armonia con il mondo. Mi dissi che se mai avessi avuto un figlio maschio lo avrei chiamato Francesco e così ho fatto. Poi da lì è stato veramente uno studio matto e disperatissimo: tutti i poeti classici della letteratura italiana e straniera, quella francese in particolare, poi quella latina, uno studio continuato, per l’indirizzo scelto, anche all’università. Qui mi sono imbattuta negli autori più contemporanei da Caproni, Bertolucci a Penna, ed è stato nuovo amore. Infine più recentemente ho conosciuto e sono entrata in contatto con i poeti abruzzesi del calibro di Moretti, Creati e Marianacci. Ricordo con nostalgia quando anni fa il compianto Iginio Creati, uno dei nostri massimi poeti, mi spiegava alcune regole compositive per fare una buona poesia e riempiva di annotazioni i miei primi acerbi componimenti mentre sorseggiavamo un cappuccino al tavolino del bar di fronte al Porto turistico. Posso dire perciò che questo mio amore per la poesia si basa sugli studi dei poeti e della poesia in generale, sulla conoscenza delle regole della poesia, dei suoi livelli di analisi, nonché delle modalità compositive. Prima che cominciassi anch’io a scrivere poesie, le ho studiate a fondo, le ho interiorizzate, ho fatto mio questo genere letterario in tutte le possibili modalità; dopo la laurea, nella ma carriera di insegnante ho cercato anche di trasmetterle ed insegnarle ai miei alunni. Ad un certo momento la scrittura mi è venuta fuori spontanea, senza che me ne accorgessi, da un giorno all’altro ho cominciato a scrivere e poi non ho più smesso; scrivevo una riflessione, poi vi tornavo sopra lavorandovi di lima, rielaborando, e veniva fuori la poesia. La scrittura è per me legata a momenti particolari della vita e continuo ogni qualvolta sento la necessità ma sempre senza imposizione perché con l’imposizione, credo, non si scrive nulla di autentico.

Come facciamo a seguirti?

Io non sono molto “social”, come si dice oggi, soprattutto per mancanza di tempo legata al mio lavoro e poi perché per mio carattere alterno momenti di apertura e voglia di condividere i miei pensieri a momenti di introspezione in cui divento anche ritrosa. Chi mi segue su Facebook può vedere pubblicate le mie cose e le mie attività, i miei impegni letterari . Spesso mi adopero anche come promotrice di eventi culturali, di concorsi letterari, come per esempio il Premio Parco Maiella che è giunto quest’anno alla sua 20ª edizione e di cui sono uno dei direttori artistici, il Premio De Meis ed altri. Poi ho anche un blog: Blog di danieladalimonte dove si possono trovare dei miei scritti che sono più che altro poesie e riflessioni legate a istanti della vita. Non sono molto frequenti o legati al bisogno di avere una rubrica ma li annoto quando sento il bisogno di scrivere,

I tuoi prossimi impegni letterari…

Per quanto riguarda i miei prossimi impegni letterari intanto, dopo la uscita della mia prima raccolta di poesie nel 2015, ho continuato a scriverne e credo che tra quest’anno e l’anno prossimo potrò pubblicare una seconda raccolta, che nasce come tutte le mie opere con molta gestazione e sofferenza perché per me non è mai facile tirare fuori ciò che si ha dentro e poi scegliere il modo migliore per farlo. Ancora non ho pensato al titolo ma le poesie hanno una loro precisa struttura e, ancora più che nella prima raccolta, insistono sul fluire del tempo, seguendo in particolare lo scorrere dei mesi e delle stagioni. Poi continuo sempre la mia ricerca linguistica soprattutto nell’ambito della dialettologia e della toponomastica che è la disciplina nella quale mi sono specializzata nei miei anni come cultrice della materia all’Università di Lettere di Chieti e sto scrivendo un saggio sui nomi delle località della provincia di Pescara. Inoltre sto perfezionando uno studio sulla lingua del poeta abruzzese Modesto Della Porta.

Recitaci un tuo componimento…

Vi lascio una delle poesie che faranno parte della mia prossima raccolta e ha per titolo il mese in cui ci troviamo: “Aprile”

Che poi questo mio sguardo

promette il disincanto che sempre

gli appartiene

anche quando, ad Aprile,

incontro il sorriso dei tuoi occhi,

la festa dei tuoi gesti così avari.

Raccolgo la gioia che mi porta

e la decanto in attimi di tregua

e, se non sparisce ancora,

la conservo, ritagliando

il tuo viso intorno al cuore.

 

ILARIA GRASSO

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