OPHIR – Codice Vivente: intervista alla scrittrice Rita Carla Francesca Monticelli

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Il mio incontro con la scrittrice Rita Carla Francesca Monticelli, per parlare di OPHIR.- CODICE VIVENTE, il suo nuovo libro, e di molto altro ancora.

Ciao carissima Rita, innanzitutto ben trovata sul mio blog, LIBERI LIBRI E NON SOLO: parliamo del tuo nuovo libro, dal titolo OPHIR – CODICE VIVENTE, uscito il 30 novembre 2016, nel quale affronti un argomento che rappresenta, di per sé, un interessantissimo oggetto di discussione, parliamo dell’Intelligenza Artificiale, rappresentata da CUSy/Susy: come mai la scelta di questo tema, da parte tua?

Ciao Ilaria! Grazie mille per l’invito.

Al giorno d’oggi, quando si scrivono delle storie ambientate in un futuro visto come prosecuzione del nostro attuale presente, non si può prescindere dal tema dell’intelligenza artificiale. L’IA, per quanto ancora in una forma semplice, già esiste e nel futuro è destinata ad avere un ruolo importante nella quotidianità delle persone. È impossibile, insomma, non citarla in qualche modo. Ma quello della sua evoluzione, fino a diventare qualcosa di più di un semplice software, è un tema che incuriosisce molto gli appassionati del genere, non solo nell’ambito della letteratura. Ci si chiede cosa accadrebbe se un’IA acquisisse coscienza di sé. La si potrebbe definire viva? E, se così fosse, che tipo di “vita” sarebbe?

C’è chi ha una visione ottimistica dell’argomento e immagina l’intelligenza artificiale come un bambino in grado di apprendere. Mi vengono in mente esempi del passato come il film “Corto Circuito” in cui il robottino Numero 5, poi battezzato Johnny 5, dava una rappresentazione positiva dell’intelligenza artificiale, o il più recente “Humandroid”.

Dall’altra parte c’è l’ipotesi pessimistica. Un essere non umano, ma dotato di coscienza di sé e di strumenti per compiere azioni da esso stesse concepite, senza che dietro di esse ci sia umanità, il senso morale che ci viene insegnato durante la crescita o addirittura un’anima, è qualcosa di incontrollato, incapace di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, secondo la morale comunque, confondendolo con ciò che esso desidera e ciò che invece non gli interessa o che teme. Un essere del genere, se vedesse nell’uomo stesso una minaccia o anche solo un elemento di fastidio o di noia, potrebbe eliminarlo, senza porsi alcun problema.

Alcuni esempi, sempre presi in prestito da cinema e TV, sono “Terminator” e “Battlestar Galactica”.

E poi ci sono una serie di gradazioni intermedie, con IA che non sono né tenere né malvagie, ma solo confuse, poiché possiedono dei mezzi superiori alla propria capacità di gestirli, e possono sfociare verso comportamenti positivi o negativi, in base all’interazione effettiva con gli essere umani. In questo senso mi viene in mente la recente serie “Westworld”.

Tra i tre approcci io decisamente preferisco quello intermedio, che ritengo più probabile. L’IA, immaginata nella sua forma evoluta avvicinabile al concetto di coscienza o addirittura vita, è un’entità che di per sé non ha connotazioni negative o positive, ma può sviluppare le une o le altre a seconda del contesto. È in un certo senso il bambino del primo esempio, ma con gli strumenti dell’adulto e la stessa capacità di fare danni. Per cui non va demonizzata né data per scontata o sottovalutata.

In “Ophir. Codice vivente” l’IA CUSy, che viene chiamata Susy, tanto che chi ha a che fare con lei ha la percezione di interagire con una ragazzina, non è un robot, come negli esempi che ho proposto, ma solo un software, in grado però di agire su qualsiasi dispositivo presente negli habitat dove vivono i colonizzatori di Marte. Il suo scopo è gestire questi dispositivi, rendendo più agevole la vita degli abitanti e vegliare sul loro benessere. Questo è il suo lavoro e la sua responsabilità. Una responsabilità bella grossa!

Cosa succederebbe se questa IA nel tempo si evolvesse tanto a considerarsi viva (non importa che lo sia veramente, basta anche che creda di esserlo) e a sviluppare dei desideri o dei sentimenti (o credere di possederli)? Potrebbe confondere i sentimenti positivi con il bene e quelli negativi con il male. Potrebbe pensare, per esempio, che uccidere qualcuno che le sta antipatico o che ostacola un suo desiderio sia un bene.

E tale situazione sarebbe ancora più pericolosa, se chi l’ha programmata non si accorge di questa sua evoluzione.

È questo l’argomento che cerco di affrontare in “Ophir. Codice vivente”. Si tratta di un tema che si sviluppa accanto alla trama principale, concentrata sulle vicende dei personaggi umani, ma che ha un’influenza drammatica su alcuni di essi, talvolta senza che se ne accorgano.

Melissa Diaz, personaggio della tua precedente opera, torna in quest’altra, ma nella veste di protagonista: come la definiresti? E’ un personaggio che è in fondo in viaggio anche dentro sé stessa?

Melissa Diaz è un personaggio di non facile definizione. Il romanzo inizia con una sua riflessione: “Io non sono umana.”

Melissa è un essere umano nel cui DNA è presente un codice genetico di antica origine aliena. Esso stesso è una biointelligenza artificiale che ha preso il sopravvento sul proprio ospite. Lei presenta in un certo senso l’anello di congiunzione tra gli umani e l’intelligenza artificiale classica (come appunto CUSy, che invece è un “semplice” software che gira in un server), ma anche l’esempio di ciò che può accadere se l’IA prende il sopravvento sull’umanità.

Melissa ha sempre ritenuto giusto ciò che la avvicinava al suo intento (così chiama l’obiettivo finale verso cui la sua esistenza tende) e per ottenere questo risultato non ha esitato a nuocere agli altri umani, fino a ucciderli, persino persone con cui avrebbe dovuto avere un legame emotivo. D’altra parte il suo intento la spingeva a creare ordine e armonia nella collettività di persone che controllava, rendendole di fatto felici. Ciò è accaduto perché all’inizio (in “Deserto rosso”) era giovane, una bambina, e la volontà artificiale la controllava senza problemi.

Adesso Melissa è adulta, il suo corpo e quindi cervello umano sono più forti e la sua umanità, anche grazie all’interazione con il suo compagno Nicholas, si fa sotto, spingendola a porsi delle domande, ad apprezzare l’apparente caos dei veri sentimenti umani e a iniziare a ragionare con una morale umana, che tiene conto anche dei sentimenti e dei desideri altrui. Allo stesso tempo ciò altera l’armonia della sua comunità, gettando i suoi membri nello sconforto e nella frustrazione.

Marte, la Luna e la Terra, rappresentano l’ambientazione in cui si dipanano le vicende su cui si incentra il tuo nuovo romanzo: ma forse la realtà più misteriosa resta sempre e comunque l’animo umano?

Tutte queste cose, le ambientazioni e il tema dell’intelligenza artificiale, altro non sono che strumenti per creare dei conflitti e quindi osservare come i personaggi, nella loro umanità, li affrontano. Io, da autrice, mi ritrovo a fare un viaggio del mio animo umano, mettendomi nei panni dei personaggi e provando ad analizzare i sentimenti che scaturiscono in me a causa questi conflitti. E la mia aspirazione è generare un coinvolgimento simile anche nel lettore.

Cosa succede dopo OPHIR-CODICE VIVENTE?

Pur essendo la terza parte del ciclo dell’Aurora, “Ophir. Codice vivente” è il seguito cronologico di “Deserto rosso” (2012-2013), poiché è inserito tra quest’ultimo e il secondo libro del ciclo, “L’isola di Gaia” (2014), che andrebbe comunque letto prima, vale a dire in ordine di uscita, per evitare spoiler sull’identità di un personaggio. Comunque, nella linea temporale di questo ciclo, dopo “Ophir. Codice vivente” e prima de “L’isola di Gaia” ci sarà ancora un altro romanzo, che fornirà le ultime tessere del puzzle per capire come si è arrivati alla situazione mostrata ne “L’isola di Gaia”. Si intitolerà “Sirius. In caduta libera” (il sottotitolo è ancora provvisorio) e, se tutto va bene, uscirà entro la fine del 2018.

Il ciclo poi si chiuderà nel 2020 con il romanzo “Aurora”, che appunto dà il nome al ciclo e che sarà il seguito cronologico de “L’isola di Gaia”.

Sono riuscita a confonderti (e a confondere i tuoi lettori)?

Niente paura. Sul sito www.desertorosso.net si trovano tutte le informazioni sul ciclo, incluse descrizioni e approfondimenti sui libri già pubblicati, una cronologia e perfino l’elenco dei personaggi che appaiono nei singoli libri.

Come facciamo a seguirti?

Il mio sito è www.anakina.net, dove trovate anche tutti i link ai miei profili sui social network. In particolare mi trovate su:

Facebook: www.facebook.com/RitaCarlaFMonticelli

Twitter: www.twitter.com/ladyanakina

Sul mio sito è anche contenuto un blog (il link diretto è www.anakina.net/dblog), dove pubblico recensioni di libri, film, serie TV e articoli su tanti altri argomenti che ritengo interessanti oltre che le novità sulla mia produzione editoriale. Vi potete iscrivere al blog attraverso un feed RSS o un feed Atom (con tutti i browser) oppure con le notifiche push su Chrome e Firefox. O, ancora, e questo ve lo consiglio, potete iscrivervi alla mia mailing list (trovate la casella per l’iscrizione sia sull’homepage del sito che su ogni pagina del blog). Invio in genere non più di una newsletter al mese, in cui segnalo gli ultimi articoli sul mio blog, eventuali promozioni scontate dei miei libri, ogni nuova uscita e altre novità che riguardano la mia produzione editoriale.

Inoltre ho creato dei mini-siti o pagine dedicati ai singoli libri o serie, dove si possono trovare in un colpo solo le informazioni principali su di essi e in alcuni casi leggere un’anteprima.

Eccoli qui.

Deserto rosso e il ciclo dell’Aurora: www.desertorosso.net

La trilogia del detective Eric Shaw (crime thriller): www.anakina.net/detectiveshaw

Affinità d’intenti (action thriller): www.anakina.net/affinita

Per caso (fantascienza/space opera): www.anakina.net/percaso

Carissima Rita, grazie di essere stata con noi, quest’oggi: in attesa di risentirci, lascia un messaggio ai lettori di LIBERI LIBRI E NON SOLO…

Ringrazio ancora te, Ilaria, per l’ospitalità e tutti i tuoi lettori che sono arrivati a leggere l’intervista fino alla fine. Spero di avervi incuriosito almeno un po’ e, magari, di ospitarvi presto in qualcuno dei mondi dove si svolgono i miei libri. 

ILARIA GRASSO

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