Recensione: Dal Margine, di Vincenzo Di Pietro

 

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Dal Margine (Edizioni Ensemble) è il nuovo romanzo metropolitano di Vincenzo Di Pietro, lo scrittore pescarese che vive nelle Marche, il quale, dopo la parentesi de Il numero di Dio, thriller storico a sfondo religioso, torna al suo primo amore, la città e i suoi segreti, in una storia collettiva di personaggi e interpreti che si snoda tra il Piemonte con le sue Langhe, Roma e Pescara e sullo sfondo, questa volta, non troviamo la religiosità nè l’Apocalisse, ma il vortice dell’arte con i suoi colori, i colori dell’arte come i colori di Giulia, che non è una ragazza, ma “sfumatura di tinte in progressione”.

E Giulia rimette tutto in discussione, ogni cosa in gioco nella vita di Valerio Righi, il pittore che è il protagonista, personaggio omonimo del romanzo dal titolo “Senza te”, che invece è uno scrittore.

Grazie a Giulia e alla vita, che seduce nuovamente, Valerio esce dal margine a cui è volontariamente confinato, e si lascia finalmente andare a un mondo ancora inesplorato, mondo di nebbia, contorni sfumati, ma anche di colore, un mondo dove niente si cristallizza dentro ad una definizione certa poichè “L’incertezza è la condizione perfetta per incitare l’uomo a scoprire le proprie possibilità”. (Erich Fromm)

ILARIA GRASSO

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