Recensione: Era mio padre, di Claudia Saba

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Si intitola “Era mio padre” (Laura Capone Editore) primo libro di Claudia Saba, un libro denuncia, la testimonianza concreta di una ferita interiore che sanguina ancora, nonostante l’inesorabile incedere del tempo, che ha condotto la sua protagonista Sara alias Claudia dall’essere bambina all’essere donna, trasformazione che è avvenuta, però, in modo anomalo, perchè Claudia/Sara non ha ha avuto l’amore destinato ai bambini, le carezze e i giochi infantili.

Claudia/Sara ha incontrato l’orco sui suoi primissimi passi di vita ed ha avuto la sfortuna di incontrarlo nella sua casa, in suo padre, che ha agito, impunemente, per anni, grazie al supporto di una moglie complice in quanto assente: Claudia/Sara è pertanto un’orfana, nonostante i genitori vivano ancora.

Il libro si legge tutto di un fiato ed è una denuncia crudele e al tempo stesso accorata di una tragedia vissuta sulla propria pelle quotidianamente: Claudia scrive in terza persona e si cala nelle fattezze di Sara, ma non c’è confine, in realtà, tra le due figure femminili, che non sono altro che una, la stessa che vive prima il dramma di figlia violata e poi quello di moglie stuprata, vittima di un marito dispotico, una donna che arriva a perdere i figli, per poi riconquistare sè stessa, con una nuova maternità inaspettata, quando la vita le sembra finita, perduta.

“Era mio padre” nasce dalla penna, ma prima ancora, dal cuore, di Claudia Saba, con l’intento preciso di salvare altre donne e bambine da un destino crudele, di donar loro la voce per riuscire a gridare il dolore di anime ingiustamente violate, prima ancora che nel corpo.

La prefazione è affidata a Monica Cattaneo, Presidente Onorario dell’A.I.D.E. (Associazione Indipendente Donne Europee) Nettuno e il libro rappresenta, appunto, un vero e proprio manifesto per tutte le donne che portano le loro ferite interiori in silenzio, nonostante queste sanguinino ancora.

ILARIA GRASSO

 

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