L’emozione in ogni passo: incontro con la scrittrice Fioly Bocca

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Il mio incontro con la scrittrice Fioly Bocca, per parlare del suo nuovo romanzo dal titolo “L’emozione in ogni passo” (Giunti Editore), del suo amore per la scrittura, dei suoi progetti letterari e di molto altro ancora.

Ciao Fioly, grazie per aver accettato quest’intervista, parliamo del tuo secondo romanzo, che arriva dopo “Ovunque tu sarai”, e che si intitola “L’emozione in ogni passo” (Giunti Editore): potremmo dire l’emozione in ogni passo, in questa storia…

Questa storia, infatti, è un passo a due, due donne, due cuori, due storie, due vite: Frida ed Alma…

Esatto. È la storia di due donne che “casualmente” si incontrano e, seppure con qualche iniziale fatica, si riconoscono come complementari e scelgono di fare un pezzo del viaggio appaiate. Impareranno a regolare il passo sull’andatura dell’altra, e che la fatica condivisa è fatica a metà.

I temi della storia: l’amicizia, l’amore, il tempo e il viaggio…

L’amicizia e l’amore sono sentimenti altrettanto significativi per la storia di ognuno; per meglio dire, l’amicizia è una forma di amore.
La vita è un viaggio attraverso il tempo e parlare di un viaggio è anche un modo di parlare, metaforicamente, di un’esistenza. Come scrive Erri De Luca: «La
vita di ognuno può starsene descritta dentro qualche cammino fatto a piedi.»

Il tempo, amico strano: per quale ragione?

Ho un rapporto molto conflittuale con il tempo –quasi sempre lo vorrei fermare- e credo sia così per molti. Il tempo ci costringe a crescere, a reinventarci; ci porta via molto, stravolge in continuazione le aspettative e l’orizzonte di ognuno.
Può essere un alleato quando dobbiamo dimenticare un dolore, un evento traumatico, come nel caso di Frida. Mettere tempo in mezzo, tra sé e la propria ferita, attutisce il colpo.

Solo gli amori finiti, sono perfetti, perché possiamo guardarli da lontano: un amore in corso d’opera è invece soggetto ad errori ed imperfezioni…

Un amore in corso è materia viva e quindi imperfetta, soggetta a mutamenti, a errori. Solo quando una cosa è finita si cristallizza in una forma; finché dura non la si può rappresentare né definire: è trasformazione.

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La geografia presente nel tuo romanzo è anche una geografia dell’anima…

Il Cammino di Santiago è un percorso che, nelle mie intenzioni, somiglia alla vita: possiamo prevedere partenza, tempi di percorrenza, soste; ma ci sarà sempre l’imprevisto che stravolgerà i nostri programmi. Possiamo perderci, incontrare una persona significativa, aver bisogno di riposare nella frescura o di ripararci da un acquazzone: non siamo soltanto noi a fare il cammino, ma anche viceversa, il cammino ci modifica intimamente. E la nostra anima non può che restituire il senso di questa trasformazione.

Frida e Alma, due donne diverse per età, storia, estrazione sociale, ma entrambe vivono di un amore interrotto, e non finito…

Sì, ma se nel secondo caso i giochi sono ancora aperti, per Frida la perdita non è rimediabile, poiché l’amato Manuel è morto. Nel tentativo di elaborare il lutto, o di restituire un senso alla propria esistenza, la donna si trasforma in spigolatrice nelle memorie altrui, per ricostruire la storia e l’immagine del marito attraverso i ricordi delle persone che hanno avuto a che fare con lui.

Quanto ti mancano i tuoi personaggi, una volta che hai finito di scrivere un romanzo?

Non troppo, per la verità; in parte perché non se ne vanno mai veramente, in parte perché quando sento di aver esaurito la storia di cui sono stati portavoce, so che mi hanno insegnato tutto quello che potevano.

I tuoi progetti letterari per il futuro prossimo…

Sto lavorando a un nuovo progetto ma è ancora ai primi passi. Troppo presto per poter dire dove mi porterà. Auguratemi buon viaggio e incrociate le dita!

Come facciamo a seguirti?

Il mio blog è www.bbodo.it.
Mi trovate anche su Facebook (Fioly Bocca) e su Instagram (fiolyb)

Siamo in chiusura, lascia un messaggio ai nostri lettori…

Il mio suggerimento –valido in primis per me stessa- è scegliere un strada e poi lasciarsi sorprendere. Bisogna essere capaci di lasciarsi sorprendere.
Grazie per essere arrivati fin qui.

ILARIA GRASSO

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