Autobiografia di un sogno: la vita. Intervista all’avvocato/scrittore Luca Salini

Il mio incontro con l’avvocato e scrittore Luca Salini, per parlare del suo libro, dal titolo “Autobiografia di un sogno: la vita” (Editpress Edizioni), dei suoi progetti letterari per il futuro prossimo e di molto altro ancora.

Ciao Luca, grazie per aver accettato quest’intervista, parliamo del tuo libro, “Autobiografia di un sogno: la vita”: com’è nata l’esigenza di raccontare la tua vita in un libro?

Innanzitutto mi preme ringraziarti per la tua cortesia e per aver dato spazio alla mia passione per la scrittura. Apprezzo tantissimo la tua professionalità e la tua immensa competenza.

Il mio nuovo libro viene concepito il 22 maggio 2011, il giorno dopo la presentazione del primo libro. Viene concepito come idea, come pensiero in quanto gli episodi e i fatti raccontati risalgono in gran parte all’ultimo anno. Quella giornata fu davvero memorabile e ne ho raccontato i risvolti tragicomici nel primo paragrafo del primo capitolo “Quel giorno a Fontevetica”. Quel giorno capii e mi resi conto che dovevo continuare a scrivere. Anche perché la vena creativa non mi ha mai abbandonato per fortuna. Ecco spiegato il retroterra di riferimento al nuovo libro, la scintilla da cui si è sviluppata l’idea di dare un seguito al precedente volume.

Il titolo è venuto fuori in maniera forse un po’ casuale. Ho pensato a tantissime ipotesi. Alcune mi sembravano banali e poco comunicative, altre troppo eloquenti mentre io preferivo dare un titolo che andasse al di là dei temi trattati, un titolo tipo una parentesi graffa che potesse racchiudere metaforicamente il libro, un titolo “borderline” che in un certo senso potesse invogliare a leggere senza dare per scontato nulla. Incuriosire chi legge. Ecco il mio obiettivo. Di sicuro è presto per realizzare una autobiografia e mi auguro che se un giorno accadrà, sarà un giorno lontanissimo… E’ pur vero che nel libro ci sono spunti realmente accaduti e sono riportate situazioni vere, verificatesi e che mi hanno coinvolto direttamente. Questo in minima parte e quando si verifica è perché il libro contiene un invito a analizzare la vita dal particolare al generale, dal personale all’universale. E questo invito deve indurre a elaborare delle opinioni, dei pensieri, delle considerazioni sulla base di quanto scritto. Ma si tratta dell’autobiografia non di Luca Salini, ma di un sogno, un sogno che si chiama vita con tutte le sfaccettature e le varie interpretazioni. D’altronde quando si racconta un sogno parliamo sempre di frammenti di vita, di eventi vissuti dalla mente che vaga ma sempre attinenti la vita. Sogno e vita viaggiano parallelamente o forse rappresentano due facce della stessa medaglia. E il sogno della vita non si interrompe mai: per questo è bello raccontare il sogno di una vita vissuta a mille, con l’adrenalina a mille per cose naturali, senza mai fermarsi anche di fronte a montagne insormontabili e impossibili da scalare. Il titolo racchiude tutta questa commistione di elementi, basata su una serie di riflessioni su diversi aspetti della vita: si passa dallo sport alla politica, dalla cultura alla vita sociale, dall’amicizia all’amore per il proprio paese. E il salto è sempre collegato in maniera chiara e senza forzature.

Quanto, per chi scrive, è possibile distinguere la propria vita dalla scrittura, o meglio, è possibile scrivere senza mettere qualcosa di sé?

Per quanto concerne la mia esperienza devo premettere che l’attività di scrittura è una pura passione e non è fonte di guadagno. Svolgo l’attività professionale di avvocato e da qui discende la mia unica fonte di sostentamento. Nei miei primi due libri ho voluto raccontare eventi della mia vita che hanno rappresentato tappe significative e che in un certo senso hanno stimolato delle riflessioni su temi di rilevanza generale. Il secondo libro rappresenta per me qualcosa di profondamente sentito, uno spaccato di quello che la vita rappresenta da sempre: un grande dono a volte scartato troppo velocemente ed altre volte invece buttato via inopinatamente e senza riflettere. La vita va intesa anche come un patrimonio inestimabile e senza valore. Patrimonio umano ed emozionale, viscerale e spirituale, da vivere intensamente e da tramandare ai protagonisti successivi; e un patrimonio da tirare fuori all’occorrenza di fronte ad ogni situazione. Il patrimonio appunto. In tal senso il mio libro può essere inteso come un diario, un agenda piena di eventi significativi vissuti dalla comunità bisentina o da un gruppo di persone.

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Il libro è suddiviso in sei parti, ed ognuna è una parte di te: ad esempio, il sentimento, quanto conta per vivere, saper sentire?

La diatriba ragione-sentimento da sempre ingombra le menti di grossi scrittori, pensatori, filosofi e via discorrendo. La domanda che ci si pone con maggior frequenza è la seguente: di fronte a certe situazioni deve prevalere la ragione oppure il sentimento? E soprattutto certe scelte vanno fatte tenendo conto di ciò che proviene dalla mente, quindi il ragionamento ponderato e vagliato, ovvero di ciò che promana dalle sensazioni interiori dettate dal cuore? Il dilemma non è di facile soluzione e a mio avviso non troverà mai una soluzione univoca e definitiva. Ragione e sentimento vanno dosati nella giusta misura senza eccedere in un senso o nell’altro, e vanno combinati tra di loro ed utilizzati in base all’evolversi delle circostanze e tenendo conto dei casi della vita.

Se proprio devo scegliere non esito a dire che sono un convinto sostenitore della prevalenza dell’aspetto emozionale e sentimentale. E lo sarò fino a quando sarà accesa la fiammella nel mio subconscio, la fiammella che mi porta a sperare di poter raggiungere ideali, aspettative ed obiettivi di vita che a volte paiono utopia ma i realtà rappresentano gli unici motivi significativi insiti in ciascuno di noi.

Il sentimento ha ispirato ogni singola pagina della mia vita in quanto credo che “è dolce agire con sentimento e sentire i sentimenti che spingono verso certe mete”.

Tu e lo sport….

Lo sport da sempre rappresenta una componente fondamentale della mia vita. Mi riferisco in modo particolare al calcio e di seguito argomenterò questa mia predilezione. Sono un tifoso della Juventus da sempre ma, a differenza di quanto riportato nel primo libro, questa volta sono a celebrare successi e vittorie della Juventus. E’ stata dura e difficile da digerire l’addio ad Alessandro Del Piero, trattato forse con poca eleganza e rispetto pari a zero dalla società. A differenza di Totti a cui la Roma ha rinnovato il contratto a vita.

Nel capitolo dello sport troverete una parte dedicata alla Juventus più forte. L’UEFA, non Luca Salini, attraverso il magazine Champions, ha stabilito che la Juventus di Lippi è stata la più forte del mondo. E ha vinto poco rispetto alle sue potenzialità effettive. Meglio non pensare alle tre finali di Champions League perse durante l’epopea Lippi. Paulo Sousa, Dechamps. Conte e Di Livio. Il centrocampo delle meraviglie a cui si aggiungerà nel 1995 il mio giocatore preferito: Vladimir Jugovic. Secondo me il centrocampista più forte che ho mai visto giocare. Non a caso la Juventus 1996/97 vince la coppa del mondo per club con Jugovic in campo, grazie ad un fantastico gol di Del Piero.

Negli ultimi quattro anni sono stato dirigente di una società dilettantistica, la squadra del mio amato paese: il Bisenti calcio. Scrissi il capitolo relativo al Bisenti calcio dopo la barbara aggressione dei tifosi laziali ai tifosi del Tottenham che avvenne nel novembre 2012 . Proprio per mettere in evidenza che il calcio può e deve creare delle isole felici dove si gioca per divertirsi e far divertire i tifosi, avendo sempre al centro di ogni comportamento sportività e correttezza. Dentro e fuori il campo. Bisenti è un isola felice, una piccola oasi in un deserto di interessi e quattrini come il mondo del calcio di oggi.

Far parte della società sportiva per me ha rappresentato una grandissima esperienza a livello emotivo. Quando vado al campo e vedo i ragazzi allenarsi, devo dire che provo sensazioni stupende e mi assale un impeto di orgoglio. Sono stato molto legato a tutti i giocatori, che sono dei bravissimi ragazzi e sempre rispettosi nei miei confronti.

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Tu e la politica….

Per rispondere a questa domanda potrei scrivere un altro libro…

Non possono non evidenziarsi le difficoltà e le problematiche del nostro territorio. Ossia della Vallata del Fino, zona a ridosso tra le province di Teramo e Pescara. Un territorio dalle notevoli potenzialità ma obiettivamente isolato e poco considerato dalla politica che conta. Chiediamo a voce un maggior coinvolgimento della Vallata del Fino, un maggior interessamento per la Vallata del Fino. Forse nel corso degli anni siamo stati abituati troppo bene e adesso ci sentiamo un po’ decontestualizzati e abbandonati a noi stessi. Ma personalmente sono convinto che ci sono gli interpreti, i politici che sono in grado di invertire la rotta e dare veramente una mano alla nostra Vallata.

Il capitolo si apre con l’intervista realizzata all’allora Assessore Regionale Gatti nell’ambito di una rubrica dal titolo “I giovani e la politica”.

Ancora in tanti oggi mi chiedono perché alle elezioni amministrative del 2012 scorso i giovani non hanno fatto la lista e non hanno partecipato attivamente. Nel libro potete trovare la risposta nel paragrafo I giovani pronti a collaborare per progetti concreti. I giovani troppo spesso vengono accantonati dal sistema politico e avvertono sempre maggiore sfiducia nei confronti di un mondo distante e distaccato. Io credo che sarebbe opportuno dare maggiore spazio ai giovani e nel libro ho spiegato i motivi alla base del mio pensiero.

Poi un altro tema ho voluto toccare in questo capitolo. Castiglione è la regina della Vallata? Ha assunto il ruolo che un tempo, nemmeno troppo lontano, apparteneva a Bisenti? Il dibattito è aperto. E’ facile dire: Castiglione ha le Piane, una frazione ben posizionata anche geograficamente e più vicina a Pescara, e per questo è avvantaggiata. Le Piane esistevano anche 40 anni fa, ma nessuno era riuscito a creare uno sviluppo commerciale ed industriale così importante. Io credo che il politico debba saper interpretare il cambiamento determinato dal tempo e dalle modifiche socio culturali. E debba saper cavalcare l’onda prodotta da queste esigenze di cambiamento. Le Piane esistevano anche prima, ma i registi ed i fautori dello slancio economico sono stati politici lungimiranti, concreti e aperti al progresso, che negli ultimi 15 anni hanno trasformato la frazione Piane in un’ area in cui pullulano attività commerciali e industriali e vi è ricchezza. Mi riferisco ai sindaci Di Michele e Crescia.

Sempre per quanto riguarda la politica da sempre insisto, insieme a tanti altri, per la creazione di un Comune unico della Vallata che potrebbe garantire mantenimento dei costi e notevole risparmio di risorse da destinare verso altri obiettivi. Si tratta, tuttavia, di una situazione di unione a cui prima o poi si dovrà pervenire per forza anche perché i cinque paesi della Vallata non raggiungono nemmeno i 10.000 abitanti. E lo testimonia il paragrafo “L’unione fa la forza” in cui riporto il parere degli amministratori locali in merito alla proposta di unire i cinque comuni, amministratori che si sono mostrati tutti favorevoli all’idea, convinti che unire i comuni potrebbe sconfiggere una volta per tutte il campanilismo imperante.

Parliamo dell’Associazione Progetto Sviluppo Valfino, a cui dedichi un’intera sezione del libro….

Progetto Sviluppo Valfino, associazione culturale nata nel 2009 e di cui sono presidente, rappresenta un esempio di concretezza, efficacia e solidarietà. L’Associazione Progetto Sviluppo Valfino nasce con l’intento di contribuire alla crescita dell’individuo in tutte le manifestazioni della vita quotidiana. Siamo consapevoli del fatto che senza l’apporto di altri soggetti istituzionali la strada maestra sarebbe impossibile da percorrere. Pertanto da sempre intendiamo coinvolgere anche le istituzioni e le associazioni locali e non, con l’intento appunto di propagare e far giungere ad un pubblico sempre crescente la nostra passione per tutto ciò che è cultura e per tutto ciò che consente all’individuo di evolversi di pari passo con il progresso della scienza e della tecnologia.

Nel corso di questi anni abbiamo realizzato tanti eventi: convegni, manifestazioni culturali, serate dance il cui ricavato è andato in beneficenza, presentazioni di libri, dibattiti tesi a sensibilizzare su importanti tematiche sociali e tante altre iniziative. Forse la creatura più importante partorita dall’associazione è costituita dalla nascita del periodico della Vallata del Fino: mi riferisco al bimestrale Vallata Oggi, di cui Progetto Sviluppo Valfino è fondatore e editore. Il giornale esce ininterrottamente da sette anni e rappresenta un importante strumento di comunicazione per i cittadini della Vallata del Fino. A tal uopo faccio presente che la rivista è stata insignita del Premio Città Valfino nel dicembre 2015.

In questo libro spazi da un aspetto all’altro della vita, con estrema naturalezza e scorrevolezza, rendendo, pur preservando un certo stile ed una scrittura accurati, il libro accessibile a tutti: quanto lavoro e quanta ricerca hanno comportato la sua stesura…

Scrivere un libro comporta anche un notevole sacrificio, compensato solo dalla passione e dal forte desiderio di raggiungere il risultato finale. Sacrificio che mi spinge a fare delle considerazioni: innanzitutto ci vuole tantissimo tempo. Io scrivo per puro diletto, non per lavoro, e pensare di dover realizzare un libro di 200 pagine mi sembrava relativamente facile. Niente affatto, soprattutto se si prende in considerazione il tempo necessario. Io da libero professionista pesavo i miei budget sulle ore stimate di lavoro: se avessi dovuto farlo per questo, avrei strutturato una proposta davvero importante. Per realizzare la bozza ho lavorato 8 mesi, di notte e nel tempo libero, con uno sforzo di concentrazione e costanza davvero notevoli. Non è affatto uno scherzo. E io sono abituato a scrivere tanto e velocemente per lavoro. Altro aspetto è il seguente: pensare alla soddisfazione, non ai guadagni: “ah, scrivi un libro! Quanto ti pagano?” è la domanda che mi sono sentito porre da chiunque. La risposta: “nulla perché me lo pubblico io e non sarà in vendita”. Lo si fa per passione, per soddisfazione, per essere utili a qualcuno. Mica mi pagano. Inoltre bisogna chiedere una mano: all’inizio pensi di potercela fare tutto da solo e non ti spieghi tutti quei ringraziamenti che trovi negli altri libri, per correzione di bozze, consigli e altro. Quando sei a pagina 50, ti accorgi che i tuoi occhi non vedono più refusi, ripetizioni, errori di sintassi, e in un attimo realizzi: hai bisogno di una mano, anzi dieci mani. Io ho la fortuna di avere vicino persone che mi danno una mano, che mi danno consigli. In più, ho chiesto aiuto anche ad altre persone e lo continuerò a fare. Tutto questo per dire che dietro la scrittura di un libro vi è un notevole lavoro necessario anche per rendere il volume comprensibile per i lettori e fruibile da tutte le persone indistintamente.

Come e con che modalità hai incontrato la tua vita nella scrittura?

A questa domanda ho già risposto nel corso delle precedenti risposte.

C’è un momento della giornata in cui scrivere ti è più gradito?

Senza ombra di dubbio la notte, anche perché sono quasi costretto a farlo in virtù del poco tempo a disposizione durante il giorno. Il lavoro mi assorbe gran parte del tempo nelle ore diurne e, così, non mi resta che la notte per portare avanti la mia passione per la scrittura.

A quale/i progetto/i stai lavorando attualmente?

Ho ultimato di scrivere il mio terzo libro che verrà pubblicato all’anno nuovo dalla casa editrice IlViandante, che ringrazio per la fiducia accordatami. Non posso anticipare il titolo del volume, ma posso dire che gli argomenti trattati sono tutti interessanti e coinvolgenti… Per il resto dovete attendere la pubblicazione e l’uscita… Come si dice: viva l’effetto sorpresa…

Il sostegno degli amici quanto è stato importante, per Luca scrittore?

Il sostegno degli amici e delle persone care è fondamentale. E nei miei libri ho voluto rendere omaggio alle persone che da sempre mi manifestano affetto e vicinanza, dedicando dei capitolo a ciascuna di loro. Si tratta di piccoli riconoscimenti che, però, resteranno scolpiti nel cuore e nell’anima.

Siamo in chiusura, Luca: a questo punto ti chiedo di lasciare un messaggio a chi ci legge e a chi ci leggerà….

Mi rivolgo soprattutto ai più giovani e consiglio loro di agire con entusiasmo, freschezza, passione e convinzione nei propri mezzi.

ILARIA GRASSO

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