“Sotto falso nome”: la vera anima di Andrea Magno

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Il mio incontro con il poeta Andrea Magno, che si racconta in questa intervista senza filtri.

Bentrovato Andrea, grazie per aver accettato il mio invito, naturalmente parliamo della tua raccolta di liriche, dal titolo “Sotto falso nome”, edito da Rupe Mutevole: la poesia, fuga e ancora alla realtà, la poesia è senza regole e rende libero colui che la scrive e colui che la legge e la fa sua, quanto ti trovi d’accordo con questa mia affermazione?

Grazie Ilaria, un vero piacere essere qui! La poesia non ha e non può avere regole, perché la poesia è emozione che non può essere controllata e quindi è libera e senza costrizioni. Dico sempre che la poesia è “emozioni diventate parole in che le scrive, che ridiventano emozioni in chi le legge” quando questo accade è vera poesia.

La mutevolezza costante della vita ci insegna che l’unica felicità a noi concessa è quella di riuscire a catturare l’attimo, vivendolo appieno, senza pensare al prima e tantomeno al poi: la poesia è forse lo strumento più adatto per coglier questo attimo…

La poesia è attimo, è il fermo immagine dell’adesso, del momento che scappa, esattamente uguale alla fotografia, il fotografo usa la luce, il poeta le parole. Entrambi suggellano l’emozione dell’istante. Ovviamente questo accade con l’emozione che lacera, sia essa di gioia o di dolore, ma che lasci un segno nell’anima di chi scrive.

Tutti noi, quotidianamente, indossiamo maschere, maschere per preservarci, maschere per non affondare, nel mare magno della vita, e spesso agiamo sotto falso nome, come il titolo della tua raccolta, ma il poeta, tu mi insegni, è sempre a nudo, davanti al suo lettore…

Non potrebbe essere altrimenti, lo spogliarsi e mostrarsi nudi è la regola, far cadere le mille maschere. Scrivere è denudarsi, donarsi senza remore a chiunque accolga le parole. Anche perché nell’attimo in cui le emozioni diventano parole su un foglio, non appartengono più a chi le ha scritte ma a chi le legge, le fa sue e sono nuove emozioni.

Nella tua raccolta poetica affronti anche un tema a me da sempre molto caro: l’amore che prescinde dal possesso, a mio avviso, l’unica formula per l’amore vero, ma quanto è difficile riuscire ad amare senza possedere, senza dominare la nostra relazione?

[…]se ti possedessi potrei perderti […] Nel momento in cui ci accorgiamo che tentiamo di dominare e trattenere qualcuno non possiamo più parlare di amore, ma esclusivamente di possesso. Amare vuol dire donarsi, ed essere amati vuol dire ricevere in dono, quando questo non avviene stiamo parlando di altro. In realtà non è così difficile perchè quando amiamo veramente vogliamo che l’altra persona stia bene, ed è questo l’unico modo di amare in maniera vera. Le altre modalità, credo, siano patologiche con risultati funesti, che i tg riportano quasi quotidianamente. L’amore non chiede, e non essere ricambiati non dovrebbe incidere affatto sui nostri sentimenti. Ma questa ovviamente è la mia teoria! Concludo con un altro verso […]dalle prigioni si vuole fuggire[…] .

La poesia è un fanciullo che disobbedisce alle leggi imposte dalla madre: è realmente così?

La poesia è la disobbedienza in assoluto, alla poesia tutto è concesso. Ma fondamentale credo sia una disobbedienza a noi stessi, una forzatura a cui l’anima costringe la ragione, un modo per rivelarsi senza colpa. Qualche tempo fa ho scritto:

Che poi a scrivere poesia che ci vuole, prendi le parole e le metti in fila, senza nessuna colpa. Poi ognuno ci troverà la colpa che vuole. “

La poesia è la prova che le parole possono guarire le anime: cosa ne pensi?

Le parole hanno un grande potere nel bene e nel male, possono convincere, circuire, spaventare ma possono anche lenire e guarire quell’anima che viene accarezzata dalla poesia, anche perché nella poesia c’è sempre l’anima, messa a nudo, di chi scrive. Non ci sono trucchi e inganni nella poesia, il dolore è dolore e la gioia è gioia, le emozioni sono lì in bella mostra senza le mille maschere della vita, basta prenderle.

Chi trova più forza nelle parole delle poesie, chi le scrive o coloro che le leggono?

Entrambi trovano forza, sia chi scrive che chi legge anche se in maniera diversa, perché per chi scrive è un momento di liberazione, un riconoscere le emozioni e fissarle con le parole, mentre per chi legge è un accoglierle facendole sue.

Una meravigliosa prefazione di Enrico Nascimbeni, alla tua opera: un sodalizio magico, tra voi…

Lui stesso poeta, cantautore e scrittore, Enrico mi ha riconosciuto, suo il merito di avermi capito e spronato, e suo il merito della pubblicazione di questa mia raccolta di poesia, alla quale io non avevo mai pensato minimamente. Un grande piacere averlo incrociato e conosciuto, il primo che mi ha chiamato “poeta” credendoci, e l’emozione è stata tanta e magica, indimenticabile.

Progetti letterari per la vita che verrà….

Una nuova raccolta si poesie sicuramente, anche se ancora non ha una data certa. A luglio sono stato impegnato nella realizzazione di una mostra “[Re]Fusioni – Un Click di Parole” ( le grandi immagini di ventuno fotografi con le mie poesie) ed ho già in programma di ripeterla, non dico dove e quando per scaramanzia. Una collaborazione con una musicista e un altro paio di progetti a cui sto lavorando.

Grazie Ilaria per avermi ospitato e grazie ancora per questa intervista che ha permesso di raccontarmi.

ILARIA GRASSO

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