Non si rimane sconfitti per sempre: recensione del romanzo “Il mio primo giorno”, di Giacobbe Scurto

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Il mio primo giorno, romanzo di Giacobbe Scurto, è fondamentalmente una testimonianza di vita reale che aveva bisogno di essere raccontata, al fine di raggiungere la pienezza del suo senso, il racconto del viaggio di due genitori, dentro di loro, in quanto individui e dentro di loro, in quanto coppia, attraverso il figlio Nathan, donato da Dio, ancor prima di essere al mondo.

Nathan è un miracolo che si compie ogni giorno, nell’amore di chi lo ha concepito, e grazie all’amore resiste, fino alla fine ed oltre la fine, come una luce che resta a illuminare e proteggere quell’amore stesso che le ha permesso di esistere.

Il mio primo giorno è la testimonianza di come quello che non abbia un senso apparente, a un certo punto, lo acquisti, attraverso l’amore, attraverso la fede e attraverso la capacità non intaccabile di sperare ancora, nonostante tutto, nonostante gli eventi, perchè non si rimane sconfitti per sempre: è questo il messaggio profondo del libro di Scurto. Nessuna sconfitta può essere definitiva se c’è l’amore che salva e che unisce.

ILARIA GRASSO

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