Silloge “Il fiore d’acqua”, di Alessandra Roggia: recensione

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Il fiore d’acqua nutre e salva sé stesso, nelle acque dove sorge e vive, è fiore salvifico a sé stesso, dunque, e di qui, la scelta del titolo, da parte dell’autrice, Alessandra Roggia, per questa sua intensa raccolta di liriche (Lupi Editore) che si discosta dalla sua produzione letteraria precedente: tutte le poesie sono tenute insieme da un sottile filo, quasi invisibile, ma straordinariamente forte, ovvero il desiderio di ritrovar la pace, la quiete in mezzo alle guerre che ogni esistenza impone.

Moltissime le immagini, come fotogrammi che si susseguono, l’uno dopo l’altro, presenti in questa opera, dove l’anima è pervasa di natura e viceversa; la natura è, infatti, assieme all’anima, l’altra grande protagonista di quest’opera.

Natura e anima, alla stregua di sorelle gemelle, che lottano quotidianamente, l’una affianco all’altra, nell’eterno conflitto tra il disincanto e il desiderio incessante di ritrovar l’incanto e quell’ingenuità che rende tutto nuovo ai nostri occhi, occhi che vedono sé stessi, specchiandosi nell’acqua dove sorge il fiore, il fiore d’acqua.

ILARIA GRASSO

 

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