Il gusto della vita: incontro con la scrittrice Luciana Ortu

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Luciana Ortu è nata e vive in Sardegna.

L’amore per la lettura è la costante della sua vita. Appassionata di archeologia, ama scoprire le storie della sua terra millenaria. Adora camminare e sentire il profumo del tempo, scoprire la magia dei siti archeologici di cui la Sardegna è ricca.

Ha corretto le bozze e collaborato alle ricerche per un saggio dedicato ai Grandi Padri, i suoi avi Nuragici. La curiosità e la voglia di documentare di persona l’hanno portata a fornire materiale a una rivista archeologica nazionale.

La passione per la scrittura è un altro punto fermo della sua vita. Finalista a concorsi letterari regionali e nazionali, ha diversi racconti pubblicati, su carta stampata e riviste online.

Nel 2009 ha curato la pubblicazione della monografia sul pittore Piero Ligas, in occasione dei suoi quarant’anni di attività.

A marzo 2013 il suo “Crocus Oniricus” è compreso in un’antologia curata dalla associazione Alba Scriptorum, nata per finanziare un Parco Letterario nel cuore della Sardegna.

Per Amarganta ha scritto il romanzo Il gusto della vita.

Io l’ho incontrata per una piacevolissima chiacchierata.

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Carissima Luciana, innanzitutto grazie per aver accettato questa mia intervista: parlami del rapporto stretto fra te, il cibo e la scrittura…

Grazie a te per questa chiacchierata! Il rapporto con il cibo… oserei dire che è vitale, dato che per funzionare il nostro motore deve alimentarsi. A parte le battute, anche se mangio in quantità adatta al mio fisico e non amo le grandi abbuffate, lo stare a tavola è un piacere. È un fatto di salute fisica e psichica, direi: quanti malumori passano se ci sediamo a tavola con gli amici per una semplice spaghettata? La scrittura è anch’essa un piacere. Mi fa stare bene, come dice Antonacci. Insomma sono cose che collego al buon vivere. 

Questo rapporto stretto trova la sua massima espressione nel tuo primo romanzo, pubblicato da Amarganta nel Giugno del 2015: si intitola “Il gusto della vita”… Come mai la scelta di un romanzo che, rimanendo in tema di cucina, unisse i tre ingredienti, l’amore, il cibo e la scrittura?

Credo, andando a ritroso nei miei primi scritti, racconti soprattutto, e un romanzo ancora inedito, che faccia parte del mio “stile” di scrittura. È il mio modo, forse, di scrivere. I miei protagonisti si ritrovano spesso a tavola, soli o in compagnia, e ho sempre fatto attenzione a quello che mettevano nel piatto. Anche se in questo romanzo la cucina trova questo spazio così ampio e dettagliato perché la mia protagonista trova la sua personale via della felicità non solo grazie all’amore del marito, come potrebbe essere ovvio, ma anche nell’atto stesso di cucinare per le persone che ama e nella condivisione del cibo in tavola. Per questo, quando ho dovuto definirlo per inviare il manoscritto alla casa editrice, ho coniato la definizione di Cooking Romance.

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Nella storia che racconti che dura per un anno, la protagonista Laura affronta un grande lutto, quello per la scomparsa del papà: la salva la cucina…

Esatto. Il gusto della vita è un romanzo particolare. È stato la mia terapia, se così vogliamo chiamarlo, per elaborare il lutto per la perdita di mio padre. Quando l’ho perso mi sono sentita improvvisamente sradicata. L’unico modo che ho trovato per rinsaldare la terra sotto i piedi è stato di tentare di tenerlo in vita ancora accanto a me, ricordandolo in tutti i modi possibili, e cucinare i piatti di quando eravamo tutti insieme felici, o quelli che a lui piacevano era il modo più immediato ed efficace. Mi dava sollievo, gioia e serenità, oltre a darmi via, via più forza. Come accennavo prima, ho sempre avuto una scrittura “sensoriale”: ho messo spesso cibi, alimenti, essenze, suggestioni aromatiche nei miei racconti, in questo romanzo, essendo il primo progetto più ampio, la cosa diventa parte determinante dell’atto del descrivere, per poi elaborare il dolore.

Nel romanzo l’altra protagonista è la tua terra, con i suoi posti e le sue meraviglie più nascoste, quelle della Sardegna: quanto è stata determinante, la tua regione, nell’ancorarti alla scrittura…

In questo romanzo è doppiamente determinante. Come accennavo poco fa, la morte di un genitore, specie se roccioso e amato come il mio, ti fa sentire sradicata. Ma è stato lui a insegnarmi l’amore per la mia terra, le sue tradizioni, i suoi profumi, i cibi, la natura in generale. Quindi parlare delle vecchie invocazioni (quella per invocare la protezione di Santa Barbara durante i temporali, per esempio) o delle vecchie storie, tradizioni, le strade di Cagliari o delle stradine dove incroci al massimo un gregge di pecore e ti ritrovi all’improvviso una chiesetta campestre (con rovine di un nuraghe a breve distanza, dato che la religione dei vincitori cancella il vecchio culto con quello nuovo facendo andare a pregare le genti dove era abituata a recarsi…) è per me naturale, è il mio mondo, quello che conosco e che amo. Ovvio che spesso i miei personaggi agiscano in questi luoghi a me cari.

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Laura sceglie ogni ingrediente che usa facendosi guidare all’emozioni: cucinare è in fondo di per sé un atto d’amore…

Certamente. La cucina di Laura, che è anche la mia, inutile negarlo, è sentimentale. Legata a doppio filo al ricordo, al cuore, al ritmo delle stagioni e non del banco dei surgelati del supermercato, perché in questo modo mi hanno “formato” i miei genitori. E questo, nel mio personalissimo percorso di elaborazione del lutto, mi ha aiutato molto. Non ho mai cucinato “distrattamente” solo per mera sopravvivenza.

Nel tuo libro traspare anche il tuo amore di sempre, quello per l’archeologia….

Sì, lo ammetto. Anche questo, se vogliamo, è un’eredità di mio padre. È stato lui a insegnarmi l’amore per le vecchie pietre. Da qui ad andare a visitare i luoghi dei nostri avi nuragici il passo è breve. Da quando è morto, parlo di mio padre come di un Babbay Mannu, ossia un Grande Padre, nella lingua dei miei antenati. Ossia non solo un nonno, un patriarca, ma un Uomo Saggio, che conosce la natura e le cose come i nostri antichi. Mi ha trasmesso con la sua vita, con l’esempio, più che con tante parole, l’amore per la terra e il valore delle radici. I monumenti megalitici sono espressione di questa terra, il mio Stargate con l’aldilà che è anche al di qua.

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I tuoi progetti letterari per il futuro prossimo…

Sto scrivendo di nuovo. Un romanzo in fase di elaborazione e uno in fase meditativa… E ho alcune idee in testa per progetti diversi da un semplice romanzo, ma è ancora presto per parlarne… ma spero di avere novità tra non molto. Se avrete la bontà di aspettarmi…

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Luciana, come facciamo a seguirti?

Per ora c’è la pagina del romanzo, su facebook (ilgustodellavita) e un blog su wordpress. Ma vi avviserò appena avrò delle news, spero… gustose!

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Lascia un messaggio a chi ci legge e a chi ci leggerà….

Spero di esser riuscita a condividere con i lettori delle emozioni, e finora dalle recensioni ricevute direi di sì. Temevo che averlo radicato così profondamente nella Sardegna più antica e lontana dal turismo da cartolina potesse rendere il romanzo poco “comprensibile” ai non sardi, ma il linguaggio dell’amore e del ricordo, della crescita personale, sono universali. Leggendo “Il gusto della vita” si viaggia attraverso la Sardegna, i suoi profumi, i suoi luoghi, e spero che chi legge ritrovi il gusto per le piccole cose di cui è fatta la vita. Di questi tempi confusi e dannati, ne abbiamo tutti un gran bisogno. E se vi viene fame… a fine libro c’è un piccolo ricettario! Quindi concludo con un beneaugurante: Buon appetito a tutti!

ILARIA GRASSO

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