Vodka&Inferno: intervista a Penelope Delle Colonne

penny

 

 

Penelope Delle Colonne, ama la cucina orientale, lascia fogli e disegni sparsi in giro, prega con le ginocchia supplici, butta sale dietro le spalle, ha studiato le lettere e poco i numeri. Dicono che è strana perché ha bevuto troppi caffè notturni in compagnia del vecchio Thomas Mann, della signorina Emily Dickinson e dello squattrinato Iginio Tarchetti Ugo.

Io l’ho incontrata, in questo nostro singolare tete a tete, per parlare della sua opera prima: si intitola “La morte fidanzata”, romanzo gothic horror che fa parte di quella che si preannuncia già essere una lunga saga letteraria, la saga di “Vodka&Inferno£.

 

Ciao Penelope, grazie per aver accettato questa intervista: parliamo de “La morte fidanzata”  (Milena Edizioni), quello che rappresenta il primo capitolo, in realtà, di una lunga serie, nell’ambito della saga letteraria denominata Vodka&Inferno: com’è nato questo progetto così ambizioso?

Per me scrivere è prima di tutto un gioco. Un modo per passare il tempo che amo e diventa lavoro. Vodka&Inferno è scaturito da un sogno ricorrente. Di notte, più volte, ho vagato per questa città avvolta dalla nebbia, tra le mura del Maniero, seduta in mezzo alla famiglia nera dei Mickalov. Canti di lupi e volte stellate. È venuto alla luce tutto così. Per caso. Caso è il nome di Dio quando firma i disastri che combina. Il Vodka&Inferno è un disastro di Dio.

Viktor e Frattaglia: un amore apparentemente impossibile, ma solido…. Spieghiamo il perchè….

Tutto è due, duplice, speculare. Bianco e nero. Tenebra e luce. Male e bene. Materia e spirito. Frattaglia e Viktor.

Amore e morte: solo una lettera li separa….

Eterna è la morte ed eterna è la causa delle troppe morti: l’amore.

L’ambientazione, rigorosamente gotica, è rappresentata dalla Russia e da una Venezia triste e decadente, luoghi che riflettono pienamente i fantasmi interiori dei due protagonisti…

Soroka mi torna in sogno come un cosacco sdraiato dalle viscere pendenti e le lune al posto dei denti. I laghi cullano la sua morte e solo un istante di luce, un lampo squarcia il nero del cielo, per poi tornare al buio delle menti che niente sanno e mai sapranno.

vodkainferno

Mi piace una definizione che dai dei tuoi romanzi: li chiami i tuoi “figli di carta”… Ogni romanzo è, difatti, figlio del suo autore e credo che esista una certa paura, quando finalmente si prende la decisione di consegnare il romanzo/figlio al mondo….

I miei figli di carta sono le persone che abitano il Vodka&Inferno, non il Vodka&Inferno inteso come essere pensante. Vodka&Inferno è solo un contenitore di storie. Dovevo dargli un nome e ho scelto questo. I miei figli. Al mio capezzale, si siede il gatto umano. Mio figlio di carta, padrone degli altri figli di carta, primogenito spezzato, disprezzato e mai capito. Alle 2 e trenta mi guarda dormire. Io so che è lì. Aspetta di essere sputato fuori dal mio cranio. Intanto, fermo, mi osserva, gambe accavallate, aria austera, schiena dritta, lunghe zampe di ragno, le sue dita ticchettanti sulle rotule. Aspetta.

Cosa rappresenta la scrittura per te? Sono certa che non potresti mai farne a meno….

Odio la scrittura perché attira le larve su di me. Le larve cercano le ferite, si infilano dentro, lasciano schiudere le uova dell’insicurezza. E io sto male, tanto male.
Amo la scrittura perché senza non saprei che fare, chi essere, cosa pensare.

Progetti letterari per la vita che verrà….

Cambio di giorno in giorno, di ora in ora, di minuto in minuto. Quando ho cominciato questa intervista non ero la stessa di adesso che sto scrivendo. In sostanza: non lo so.

Come facciamo a seguirti?

Di solito la stagione di caccia inizia a metà Primavera.
Lasciando da parte gli scherzi:
https://www.facebook.com/PenelopeDelleColonne
https://www.facebook.com/VodkaeInferno

Lascia un messaggio a chi ci ha appena letto e a chi ci leggerà…

Vodka&Inferno è sogno. Sogno condiviso. E io voglio condividerlo con te.

ILARIA GRASSO

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